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giovedì 26 gennaio 2012

Storie parallele di patriarchi morti

Capisco che il titolo è poco rassicurante, ma riguarda due alberi molto vecchi, per i quali la morte si può tramutare in un atto d'amore per la natura e per la vita; questo atto d'amore sarà posto in essere da uomini che, almeno per gli alberi di cui parliamo, non hanno responsabilità nella loro scomparsa.
 
Partiamo, per rispetto dell'età, dal più anziano: aveva circa 3600 anni il Taxodium Distichum, Cipresso di palude o Cipresso calvo, che è morto in Florida alcune settimane fa. E' stato colpito da un fulmine, ed ucciso dal conseguente incendio sviluppatosi nel tronco cavo, che lo ha lentamente corroso dall'interno.

Il Senatore, questo era il nome proprio che aveva il patriarca verde,  rivivrà però attraverso la clonazione, che consentirà di preservare e diffondere le sue caratteristiche genetiche.

Il secondo patriarca era un orgoglio nostrano, di Orroli: aveva "solo" un migliaio di anni, ed è stato abbattuto dal maestrale all'inizio di gennaio; era una splendida Roverella, Quercus Pubescens, e si chiamava Sa Matta de Arrolli, così, semplicemente: l'albero di Orroli, nient'altro.

Questo patriarca, nelle intenzioni delle popolazioni locali, rivivrà in se stesso come scultura-monumento, una volta liberato, attraverso l'intervento di specialisti restauratori, dai naturali processi di degenerazione. Mi sembra anche questo un bel modo di vivere una nuova vita, attraverso lo sguardo ed il ricordo di chi lo vorrà ammirare.

Termino con una indicazione per vedere esemplari viventi degli alberi protagonisti di questo post: per le Roverelle non avete ovviamente problemi, e le abbiamo trattate in più occasioni anche nel blog, mentre il Cipresso calvo non si trova qui da noi. Per fortuna però abbiamo un bellissimo esemplare all'Orto Botanico:


ecco un particolare di foglie e frutti, nella foto a destra, che ci consente di chiudere il post, iniziato con la morte, con una immagine di vita.