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giovedì 15 marzo 2018

Capitozzatura, e diamoci un taglio!

Mi scuserete per il gioco di parole del titolo, ma non se ne può proprio più di vedere alberi sfregiati, ridotti al tronco e ad un paio di biforcazioni, vittime di motoseghe senza scrupoli e criterio alcuno.

Tutti gli esperti sono concordi nel ritenere la pratica della capitozzatura una cattiva pratica, da usare solo in casi estremi; possibile che a nessuno venga in mente di utilizzare metodiche meno drastiche e rischiose per la sopravvivenza dei nostri amici verdi?

I gestori del verde pubblico si difendono opponendo da una parte motivazioni economiche, dall'altra motivazioni di robustezza di alcune specie, che non soffrirebbero questi trattamenti (come per es. i Ficus retusa e le Jacarande). Motivazioni che si possono accogliere in parte, ma che non autorizzano affatto azioni indiscriminate.

Ed i privati, il cui verde offerto al pubblico svolge un ruolo non indifferente nel migliorare il decoro urbano?  Su questo fronte la situazione è drammatica; il privato, vuoi per emulazione del pubblico, vuoi per menefreghismo, capitozza ed elimina piante con una facilità assolutamente non giustificabile.

Ho affrontato l'argomento tante volte (anche su sollecitazione di lettori come Nicola, che ringrazio), per esempio con la serie di post "Oggi ci siamo, domani chissà..." , e segnalando abbattimenti o trattamenti troppo drastici senza motivazioni apparenti.

Ecco un altro esempio, recentissimo: siamo in via San Benedetto angolo via Boito, e due splendide Melie, portatrici di grande chioma estiva e brillanti palline gialle invernali, sono state ridotte come si intravede nella foto.

Due alberi bellissimi, e godibili da tutti: possibile che nessuno scrupolo abbia colto chi ha deciso l'intervento?

E l'amministrazione pubblica ha qualche arma per limitare questi sfregi, o il pulpito dal quale opera contrasta con qualsiasi intervento moralizzatore?

Forse qualcosa si potrebbe fare facendo leva sui contributi oggi concedibili per interventi di manutenzione sui giardini privati, provando a porre qualche limite, ma forse è utopia.