Pagine

sabato 27 febbraio 2016

Il fascino verde di via Stretta

Già al naturale è una stradina di grande fascino, la via Stretta di Castello, incastonata dietro il bastione di S.Croce, in prosecuzione di via Corte d'Appello; se poi ci aggiungiamo un po' di verde ai margini delle abitazioni che vi si affacciano, diventa un gioiellino.






















Certo le piantine non sono tutte in condizioni splendide, ma di luce solare ne arriva poca e, comunque, l'importante è la voglia di abbellire.

Già in una precedente occasione avevamo parlato del verde privato messo a disposizione del pubblico, in via Piccioni nel quartiere di Villanova (post del 23/10/15); che bello se queste realtà urbane si moltiplicassero!





E, sempre a proposito di bellezza in via Stretta, anche se non si tratta di verde,guardate questo cortiletto, il cancello, la veranda chiusa in legno: un piacere per gli occhi!




giovedì 25 febbraio 2016

Gli Ulivi arcobaleno

Ecco, oggi mi posso permettere un titolo di piena attualità per presentarvi, udite udite, gli Ulivi con il tronco colorato!

Eccoli qua, in bella mostra (si fa per dire), in via Piscina Matzeu, subito dopo la rotatoria di Mediaworld.

E, siccome le disgrazie non vengono mai sole, non si tratta di normali Ulivi, ma di macro-bonsai, come li avevo definiti quando ve li ho presentati (post del 10/2/15); chiome ridotte a piattelli, e nemmeno troppo sfalsati, per evidenziare ancora di più il tronco colorato.

Inoltre, mentre nell'intervento di cui al post citato ci potevano essere buone giustificazioni per la riduzione a bonsai, come la luce per gli appartamenti di piano terra e l'evidenza degli splendidi tronchi, qui non c'è niente di tutto questo: qui, almeno per me, c'è solo bruttezza.

E mi scuso con le famiglie arcobaleno, realtà presente e viva ad onta di ciò che pensano i nostri governanti bacchettoni, per l'accostamento con questa realtà botanica ridotta a macchietta.




lunedì 22 febbraio 2016

Un'altra Magnolia rosa!

Quando vi ho parlato della Magnolia soulangeana (post del 28/3/11  e del 22/2/14), cugina della molto più nota e presente Magnolia grandiflora, ho evidenziato la strepitosa fioritura rosa, che attrae anche uno sguardo distratto; se ne incontrate una per strada, fra febbraio e marzo, non potete non notarla, come è capitato a me.

A Cagliari, fino ad ora, conoscevamo un solo esemplare, quello di via Baccelli; oggi ho piacere di presentarvene un altro, ancora più bello: si trova in via Galvani, per la precisione in un giardino al numero civico 39.

Come si vede, è nel pieno della fioritura, e l'assenza di foglie la rende ancora più attraente.

Questo esemplare è anche piuttosto grande: ha un assetto arboreo, contrariamente a quello di via Baccelli e a quello di Decimo, presentati nei post citati, che appaiono piuttosto dei grossi arbusti.

Rispetto alla cugina Grandiflora, questa Magnolia offre il meglio di sé adesso, ma nei restanti periodi dell'anno cede lo scettro, dato che la Grandiflora ha foglie persistenti e molto belle, che compensano abbondantemente il limitato numero di fiori prodotti.

Resta da chiedersi come mai la nostra città ospiti un numero così esiguo di questi bellissimi alberi; le spiegazioni che vengono in mente, cioè l'odio per i nostri terreni calcarei e per l'eccessivo vento, non appaiono sufficienti.

venerdì 19 febbraio 2016

Auguri!


Eh sì, dobbiamo proprio fare gli auguri al Comune di Cagliari per i lavori di sistemazione di piazza Garibaldi, almeno a giudicare da quello che si comincia a vedere.

L'inizio dei lavori, rappresentato dalla foto a sinistra, ha messo in evidenza la complessità dell'intervento, che, ricordiamolo, parte dal presupposto di non eliminare alcuno dei 33 Ficus retusa; questo è un elemento di difficoltà in più, anche per la movimentazione dei mezzi meccanici. 

Qui, più ancora che in piazza Gramsci o in viale Merello, sembra di vedere un campo di battaglia dopo un bombardamento: lastre di asfalto, lastre di granito, grandi massi, panchine, ma soprattutto radici affioranti dappertutto.

Gli unici che appaiono disinteressati sono proprio i Ficus; non li preoccupa il caos sotto le loro chiome, né qualche radice che dovranno comunque sacrificare; la loro proverbiale resistenza uscirà vincitrice anche da questo sconquasso. A noi non resta che aspettare fiduciosi che questa bella piazza venga restituita alla città.

giovedì 18 febbraio 2016

Acacia dealbata e non solo, a Selargius

Febbraio è il mese della fioritura della prima delle Acacie, la dealbata. Le altre seguiranno, la Saligna già comincia ed esploderà a marzo, per la Horrida dovremo aspettare luglio (post del 9/1/11).

Ne abbiamo parlato diverse volte di queste fioriture, ed è un bell'appuntamento annuale, data la loro bellezza, fascino e grazia; non per niente le Mimose sono simbolicamente utilizzate come accostamento ad alcune virtù femminili.

L'anno scorso vi ho presentato l'ingresso del Cimitero di Selargius, al quale si accede attraverso un giardino molto gradevole (post del 9/2/14); vale la pena di farci un salto, anche se forse ormai le Mimose staranno sfiorendo. Io fisso il momento attraverso un piccolo reportage fotografico, che vi offro di seguito.
Acacia dealbata, particolare dei capolini esplosi

Gruppo di Acacia dealbata













Fitolacca dioica, ramificazioni
                               
Mandorlo in fiore e Cipressi

domenica 14 febbraio 2016

La Vitalba, affascinante arbusto infestante

La Vitalba, arbusto spontaneo delle zone interne della nostra Isola, gode di una brutta fama, anche se appartiene ad una famiglia di piante ornamentali, le Clematidi, molto apprezzate per ornare pergolati e verande.

La brutta fama di questo arbusto deriva dalla sua invadenza, che lo porta a soffocare gli alberi ai quali si appoggia. Il suo nome scientifico è Clematis vitalba, che rimanda alle piante rampicanti ed alla vite con i suoi viticci, così come fanno alcuni suoi nomi in sardo (Bidighinzu, Vitichingiu).

Mi ha indotto a parlare di questa pianta Maria Letizia, che ringrazio, la quale mi invia questa foto ripresa nella zona di Belvì.

La stranezza del suo assetto invernale è dovuta all'aspetto lanuginoso, che arriva a formare larghi strati compatti.

La lanugine è formata dall'intreccio degli stili (prolungamento dell'ovario) che fuoriescono dai frutti, acheni che si intravedono in nero nella fotografia. Di fatto ogni seme ha attaccata questa coda piumosa, che ha lo scopo di facilitare la diffusione anemofila e che lo fa assomigliare ad un enorme spermatozoo: insomma, diverso il mezzo di trasporto, identico lo scopo!

Non so però se la Natura abbia considerato che questi semi, prima di riuscire a volare via, si intrecciano fra loro, persistendo a volte anche per mesi sulla pianta e dando luogo allo strato compatto di lanugine, soffocante per le altre piante e difficile da valicare per umani ed animali.

La Vitalba è una pianta medicinale, anche se non credo che venga più utilizzata per medicamenti, mentre è sicuramente tossica, dato che il contatto prolungato provoca vesciche sulla pelle. Come ultima curiosità riporto il nome comune inglese di Traveler's joy , dove probabilmente con humor inglese si fa riferimento alla difficoltà di superare camminando un cespuglio di Vitalba.

In definitiva una pianta sicuramente affascinante, ma altrettanto sicuramente piuttosto antipatica!

giovedì 11 febbraio 2016

La sentinella di Bonaria

Il titolo odierno è una citazione di me stesso, di un titolo che risale alle origini del blog; infatti, nel lontano 2010 (post del 31/10/10) definivo sentinella la Fitolacca di Porta Cristina, data la sua posizione strategica prima dell'ingresso in Castello.

La sentinella di oggi ha invece più il ruolo di una vedetta, come quelle antincendio dei Forestali: si trova infatti nel punto più alto del Colle di Bonaria, dal quale domina tutto il relativo Parco (post del 10/11/11), ma estende lo sguardo anche su un panorama vastissimo e meraviglioso.



Eccola qua, la sentinella: è un bellissimo Pino d'Aleppo che si erge alto e dritto, ad onta delle tendenze devianti di molti suoi fratelli, come si conviene al ruolo.

Serio e concentrato nel suo compito, si direbbe, ma senza negare uno sguardo protettivo ai due giovani abbracciati ai suoi piedi, seduti in faccia al panorama.



Ed a proposito di panorama, siccome la foto del Pino non rende merito al panorama medesimo, ci facciamo perdonare con un'altra foto, presa da poco distante, che invece mi pare efficace, compreso il tocco d'artista del Fico d'India, Opuntia ficus-indica.

A dimostrazione che anche le piante più umili, come appunto il Fico d'India, possono portare bellezza, con le loro pale (tecnicamente cladodi) spinose ramificate le une sulle altre, che si affacciano dal muretto e ci offrono la meravigliosa skyline di Castello.

domenica 7 febbraio 2016

Mandorlo cittadino in fiore

Il Mandorlo, Prunus amygdalus, offre un bellissimo spettacolo di sé, quando fiorisce; tanto più da apprezzare se la fioritura avviene in città, in quanto spettacolo raro. Infatti il Mandorlo in città è una specie cosiddetta relitta, cioè sopravvissuta alla progressiva urbanizzazione delle zone periferiche, al pari di altre specie, quali il Gelso ma anche l'Olivo o il Giuggiolo.

Avevo già esternato queste considerazioni per un Mandorlo del Quartiere del Sole (post del 28/2/12), e le ripropongo oggi per un altro esemplare, grande e sano, che tantissimi di noi avranno ammirato.


Eccolo qui. Si tratta di un albero che non può sfuggire a chi transiti in auto in via Dei Conversi; si trova subito dopo la rotatoria con la quale questa via si separa da via Dell'Abbazia.

Come si vede dalla foto, questo bell'esemplare aggetta proprio sulla strada, mentre sullo sfondo, per inquadrare ancora meglio la posizione, si nota il filare  di Ficus retusa vicino alla rotatoria.

E questo è quello che vediamo se ci avviciniamo un po': fiorellini bianchi e rosa leggermente profumati, residuo di mandorle dell'anno scorso, i primi ciuffetti di foglie che fanno capolino.

Quanto durerà questo albero? Temo non molto, visti i precedenti; forse bisognerebbe costituire un registro delle specie arboree che in città stanno scomparendo, individuare i principali esemplari e mettere per loro qualche vincolo in più, almeno per evitare che l'espianto sia vissuto con noncuranza, eliminazione del vecchiume ....

Chissà; intanto godiamocelo, quando passiamo in auto, bicicletta o anche a piedi, durante il nostro jogging mattutino.

giovedì 4 febbraio 2016

Le Felci, ed il loro antico fascino

Non è facile parlare di Felci, ed infatti finora non ne avevamo parlato, ma un incontro che ho fatto recentemente con delle piccole Felci, nel grazioso borgo di S.Gregorio sulla S.S. 125, mi ha convinto a farlo.

E' qui infatti che ho fotografato un gruppo di giovani Felci cariche di sporangi nella pagina inferiore delle foglie, costituiti dalle piccole pastiglie gialle che si vedono in foto.

Andiamo con ordine, e diciamo due cose sulle Felci e sul loro antico fascino. Le Felci sono fra le prime piante vascolari comparse sulla terra, che si sono  dotate di un sistema di vasi di trasporto dell'acqua, cosa che ha consentito loro di differenziarsi e sollevarsi rispetto ad alghe e muschi.

Un passo fondamentale dell'evoluzione, ma comunque molto antecedente a quelli compiuti dalle Piante vascolari più evolute,  prima le Gimnosperme (una per tutte, il Pino) poi le Angiosperme (una per tutte, la Quercia).

Allora, il sistema riproduttivo delle Felci prevede che all'interno delle pastiglie gialle stiano le spore che, una volta rilasciate al vento e complice l'umido del terreno, possano avviare il ciclo riproduttivo.

L'umido, o addirittura la presenza di acqua, è dunque un requisito essenziale per la riproduzione di questi organismi, ed è uno degli elementi che li differenzia da quelli più evoluti, che possono prescindere completamente dall'acqua per avviare il ciclo riproduttivo.


I pochissimi e semplificati elementi che ho citato giustificano già il fascino di queste piante, presenti sulla Terra da 320 milioni di anni, molti milioni di anni prima che comparissero le prime conifere; a questo fascino dobbiamo poi aggiungere la bellezza intrinseca delle foglie che, nate arrotolate e poi svoltesi lentamente, si caricano della loro progenie con la meravigliosa struttura che vediamo nella foglia essiccata della foto a destra.

Un altro miracolo che ci offre la Natura dalla notte dei tempi, da apprezzare e preservare; speriamo solo che la siccità perdurante quest'anno non comprometta lo svolgimento di questo meraviglioso ciclo vitale!

lunedì 1 febbraio 2016

Lo scrigno è stato aperto

Nell'estate del 2014, quando ho parlato dei nuovi spazi verdi del quartiere Fonsarda (post del 11/8/14), citavo come uno scrigno il giardino degli uffici provinciali, in fase di risistemazione per l'apertura al pubblico, prevista entro il 2014.

In realtà è trascorso un anno e mezzo da allora, ma finalmente lo scrigno è stato aperto al pubblico sabato scorso, ed ha mantenuto le sue promesse, mettendo in mostra tutti i suoi gioielli.

Stiamo parlando del giardino Vannelli, che si apre su via Giudice Mariano, avendo come proscenio una delle spianate sistemate appunto nel 2014; nella foto a sinistra notiamo, al di là di un bellissimo Olivo, la simpatica staccionata leggera che dà respiro agli spazi interni, e la targa di dedica del giardino al grande botanico Siro Vannelli.

L'intitolazione a Vannelli di uno spazio come questo, oggettivamente bello e ricco di piante importanti, rende finalmente giustizia, dopo tanti anni dalla scomparsa, ad un uomo che, come dice la dedica, ha trasmesso a tanti l'amore per la natura e la flora, catalogando e raccontando, fra le tante sue attività, gli alberi della nostra città, non sua di nascita ma certamente di adozione.

Un'altra grande novità di questo giardino è l'inserimento dei cartelli di identificazione delle piante presenti, o almeno di molte di loro: quante volte ho scritto e pregato che questo venisse fatto, e finalmente si comincia!

Manca il cartello di questa bellissima ed anziana Agave a destra (a proposito, perché non inserire nei cartelli anche la data approssimativa di piantumazione?), che potrebbe essere una Agave attenuata.


E, sempre per dare un'idea dell'anzianità di molte piante presenti, guardate la Yucca gloriosa qui a lato; chissà quanti decenni di vita avrà alle spalle.

Certamente il valore aggiunto di questo piccolo parco è quello di avere alberi anche molto anziani: trovarseli di fronte all'improvviso, non avendone mai immaginato l'esistenza, fa un certo effetto, ed accresce l'orgoglio di possedere questo scrigno.

Fra gli altri, sono presenti alcuni anziani Olmi, ora spogli, ma vedrete in primavera! e Schinus, e Parkinsonie, e una vecchia Melaleuca, e tanti altri ancora.


Da notare in particolare diverse Palme anche piuttosto rare, come questo simpatico gruppetto di Phoenix roebelenii, che si aggiungono a esemplari di Brahea, Syagrus, Livinstona e naturalmente Palme nane.

Insomma, in estrema sintesi, una cosa bella, da tenerci cara.