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lunedì 28 marzo 2022

Il raro Acero si risveglia

Gli Aceri a Cagliari sono rari, molto rari: sia l'Acero negundo, del quale vi ho parlato in un paio di occasioni, sia l'Acero giapponese, Acer palmatum dissectum (post 26/4/11), sono perle rare, così come l'Acero trilobo, Acer monospessulanum. Quest'ultimo, peraltro, è invece piuttosto presente nelle nostre campagne sarde come specie indigena, soprattutto nel Marghine, nel Gennargentu e nel Goceano (post 15/10/12). 

Ma l'Acero più raro fra i rari, a Cagliari, e forse anche il più bello, è l'Acero saccarino che si trova nella parte bassa di monte Urpinu, e che abbiamo seguito nella sua crescita sin dal settembre 2012 e poi negli anni successivi.


Lo ritroviamo oggi, che comincia a risvegliarsi dall'inverno che lo ha visto completamente nudo, attrezzandosi ad emettere contemporaneamente le foglioline e le infiorescenze a corimbo, come si vede nella foto a sinistra.

Ricordo che le tenere foglioline che qui appena si vedono diventeranno le splendide grandi foglie pentalobate che ha messo su già da piccolo (post del 25/9/15), eleganti e caratteristiche.  



 Ed eccolo a figura intera a destra, ancora quasi nudo ma che già mostra le gemme e la struttura da albero adulto, come si può apprezzare anche dall'ombra proiettata sul terreno.

Una rarità ormai grande e ben sistemata in una parte del parco di per sé molto gradevole, e che merita visite ripetute per essere ammirata.

giovedì 24 marzo 2022

Abbondanza di arance in via Pergolesi

 Agli albori degli anni 2000 la via Pergolesi, arteria primaria del quartiere San Benedetto, cambiò completamente aspetto dal punto di vista del verde stradale, in quanto vennero eliminati gli esemplari residui di Pruni mezzo secchi e vennero piantumati due filari di Arance "da strada", Citrus aurantium, Arancio amaro o Melangolo.

Sicuramente un salto di qualità, completato quando le piante cominciarono a produrre frutti di grande ornamento e fecero somigliare questa strada a quelle delle città spagnole. Ma nel giro di una decina di anni ci fu un crollo, le piante cominciarono a riempirsi di cocciniglia, soffrendo ed assumendo l'aspetto decisamente brutto che molti di noi conoscono e che io stesso rilevai nel blog (post del 10/9/11), e che se non curato porta spesso alla morte dell'albero . 

Per fortuna i giardinieri comunali ci posero rimedio, e con alcuni interventi mirati raddrizzarono la situazione. E probabilmente gli interventi sono proseguiti, perché mi sembra che da allora il degrado non si sia più ripresentato.

Ed oggi la situazione è decisamente gradevole, molti alberi dei due filari sono stracarichi di frutti, che ancora resistono sull'albero prima di crollare a terra quando l'aria si riscalderà per bene.

Certo è un peccato che tutta questa frutta vada sprecata, e provochi fastidio a chi si trova a camminare sopra un'arancia spiaccicata per terra: certo non potrebbe essere usata per alimentazione diretta, ma per succhi e per l'industria profumiera forse sì.


Ma insomma, non possiamo nemmeno pretendere troppo: accontentiamoci se le piante resistono sane e cariche di frutti per lungo tempo, come quella ripresa qui a destra, e che con i suoi pomi aranciati ci fa godere anche del piacere di passeggiare lungo questa strada.


  

venerdì 18 marzo 2022

La vitalità delle Sterculie cagliaritane

La Sterculia diversifolia, albero ben presente nel verde pubblico cittadino, è stato spesso un apprezzato ospite del blog, fin dal lontano 2010 (post 1/11/10), quando avevo coniato per lei il nomignolo di "pianta dai frutti lampadario".

Un albero bello e da ammirare in ogni periodo dell'anno, di origine australiana ma perfettamente ambientato nel nostro clima, con l'unico difetto di un nome non piacevole, che fa riferimento all'odore dei fiori, peraltro non più riscontrabile negli esemplari moderni. Comunque comunico a chi volesse dimenticarsi di questo nome che i classificatori delle specie arboree gli sono venuti incontro,  riclassificando questi alberi nella famiglia delle Malvacee, nel genere Brachychiton. La nostra Sterculia diversifolia è stata pertanto rinominata Brachychiton populneus.

Ecco il grande esemplare del Terrapieno, un poco sotto e naturalmente dirimpetto alla vecchia sede dell'Unione Sarda.

Come ho detto nel titolo, la cosa che più colpisce di questi alberi è la vitalità: mediamente abbiamo alberi pubblici sempre di bell'aspetto, che non vengono neppure scalfiti dal nostro inverno e sono apprezzabili in ogni altra stagione.

Naturalmente il loro momento magico è la fioritura di fine primavera, che potete pregustare subito guardando le molte foto pubblicate nel blog.

Pensate che l'impegno energetico per la produzione della abbondantissima fioritura è tale per la pianta che proprio quello è il momento meno vitale per le foglie!

Gli esemplari forse più belli, o che comunque si fanno notare di più sono le grandi sorelle affiancate di Genneruxi (post del 2/6/20, fra gli altri).

Ma, è opportuno ricordare, la diversifolia non è l'unica specie presente a Cagliari, che anzi vanta bellissimi esemplari di Brachychiton discolor o Bidwillii. 


 

Ecco qui un esemplare cittadino molto rappresentativo di Brachychiton discolor   (alias Sterculia bidwillii) che si mostra con la sua estesa chioma dietro la croce stazionaria di piazzetta San Domenico: un bell'esemplare in una bella posizione, non c'è che dire! 

Ricordo che le foglie di questa specie sono abbastanza diverse da quelle della cugina diversifolia: in quest'ultima, dopo qualche cambiamento di forma giovanile (da cui il nome) si sistemano nella forma definitiva, ovali e con apice acuminato; nella discolor, invece, le foglie sono più grandi e decisamente lobate, in 3, 5 o 7 lobi, molto caratteristiche.





E, parlando di questa specie arborea, vi presento gli ultimi esemplari che ho scoperto, e che si aggiungono a quello appena citato ed a tanti altri, fra cui quelli del Parco Monte Claro: si tratta di tre esemplari che vegetano nel giardino dell'ospedale Binaghi, per la precisione nella zona del centro di terapia del dolore ed anti Covid.


Qui a destra, nella foto piccola, un particolare della ampia foglia lobata, tipica di questa specie; la foglia ha un bel colore verde scuro nella pagina superiore e molto più chiaro, perché ricoperto da una peluria biancastra, nella pagina inferiore.

Chiudo ricordando ancora un altro cugino dei nostri alberi odierni, e cioè il 
Brachychiton acerifolius o Albero fiamma, che fa bella mostra di sé all'Orto Botanico; ha la foglia incisa ancora più profondamente di quella del discolor, ed una fioritura così impegnativa per l'albero da essere prodotta ogni quattro anni.
     

giovedì 10 marzo 2022

In attesa che finisca l'inverno, la Chorisia.......

 La Chorisia insignis o Ceiba speciosa, se si preferisce il suo nome più recente, è come noto un albero spogliante, che riesce a liberarsi completamente delle vecchie foglie prima che finisca l'inverno.

E per fortuna, aggiungo io che sono un suo grande ammiratore, perché in questo modo può mostrarci al meglio le sue bellezze invernali, cioè i frutti pendenti e lo scheletro spinoso nel tronco e nelle branche.

Cominciamo dai frutti pendenti: eccoli qua, quelli di uno degli esemplari di via Trincea dei Razzi, dove vivono i più grandi esemplari cittadini.
 
Le grosse capsule si mostrano orgogliose, grandi, lisce e chiuse, in attesa dell'esplosione di inizio estate, che consentirà loro di spargere i semini avvolti dalla lanugine (post del 28/6/11).

Ricordo al riguardo che questo splendido albero ha fra gli altri il nome di Falso Kapok, essendo imparentato con il vero Kapok, la Ceiba pentandra, il cui cotone è utilizzato per produzioni di cuscini e sacchi a pelo. 

E passiamo alla seconda bellezza invernale, cioè le spine; non che non ci siano anche d'estate, ma è d'inverno, quando l'albero è nudo, che il loro fascino raggiunge il massimo.


E per apprezzare al meglio le spine suggerisco di ammirare l'esemplare solitario fra via Darwin e via Baccelli (post del 8/3/18), che secondo me è, dato anche il contesto, l'esemplare più bello della città.

Lo vedete qui a destra: è carico di spine, sul tronco e sui rami, che appaiono di un bel colore verde; purtroppo gli manca l'altra peculiarità dell'ingrossamento alla base (da cui i nomi comuni di Albero bottiglia e Palo borracho), forse perché è stato abituato da piccolo ad avere molta acqua, e quindi non ha avuto bisogno di costituire la riserva nel tronco.

Insomma, oggi abbiamo fatto un altro breve ed ennesimo viaggetto nel mondo di questa specie, da me prediletta; ma non sono certo il solo ad apprezzarla, se è vero che la Chorisia è addirittura venerata nell'isola di Cuba (post del 28/11/16)!  
 
  


sabato 5 marzo 2022

La piccola Magnolia, una fioritura che non si può ignorare

 Non si può fare finta di niente, anche se si è distratti, o concentrati su qualche problema: se si incontra una Magnolia soulangeana in questo periodo, il nostro sguardo e la nostra mente si volgono verso il meraviglioso spettacolo offerto dalla sua fioritura.


Eccolo qui un particolare di quello spettacolo, offerto dall'esemplare di via Baccelli, che vi ho già presentato (post del 28/3/11  e del 22/2/14).

Grandi fiori dai petali carnosi, simili a tulipani, che vengono prodotti in abbondante quantità da febbraio a tutto marzo. Il peso dei petali, unito al nostro vento, determina il veloce disfacimento di questi fiori, che per fortuna sono velocemente sostituiti da altri; comunque per terra si forma un bel tappeto di petali striati di rosa all'esterno, ma rigorosamente bianchi all'interno.

Si riconosce, dalle caratteristiche citate, la parentela della M. soulangeana o di Soulange (dal nome del giardiniere parigino che ottenne l'ibridazione all'inizio del diciannovesimo secolo) con la sorella maggiore, Magnolia grandiflora, molto presente anch'essa nella zona di via Baccelli, via Fracastoro, via Cagna, la cui fioritura è però spostata più avanti di due mesi.  

La vista d'insieme di questo alberello, che vi ho presentato nel citato post del 2014, non ve la ripresento oggi, perché è disturbata da una palina telefonica che toglie una parte significativa della bellezza dell'insieme; se fossimo in un altro paese, penso che l'amministrazione comunale potrebbe pensare di spostare il palo disturbante di qualche metro, per consentire il godimento pieno di questo spettacolo; pensiero ingenuo ed utopistico, mi rendo conto.

Comunque, per non chiudere il post senza  l'immagine di una piccola Magnolia nella sua interezza,  eccovi serviti.

Si tratta di un giovane esemplare, con splendidi fiori di tonalità più carica dell'esemplare presentato, tonalità che tende al rosso.

Qui ci troviamo a Tadasuni, il medesimo paesino del post precedente dedicato ad una Quercia, nel quale avevo già segnalato la presenza di diverse specie arboree.

La fotografia è purtroppo "sporcata" dai muretti in blocchi di calcestruzzo a vista, ma la bellezza dei fiori della piccola Magnolia ci fa perdonare, sicuramente più della palina, questo "sgarbo" visivo, .

Ricordo infine che chi volesse apprezzare un albero grande di questa specie di Magnolia può organizzare una passeggiata in via Galvani, vicino ai binari del metrotram (post del 22/2/16).