Lo Schinus Molle, in italiano Falso Pepe e in sardo, in maniera più spiccia, Pibiri Burdu, è un bell'albero sempreverde, che deve il suo nome italiano ai frutti, piccole drupe che assomigliano a grani di pepe rosa (e come tali pare che siano stati anche utilizzati).
Ha un portamento pendente, che lo fa assomigliare al Salice Piangente (Salix Babylonica), ma con un aspetto più sano ed elegante, almeno per gli esemplari di città. Lo Schinus ha conosciuto periodi di grande diffusione a Cagliari, poi è caduto in disgrazia, ed oggi non è molto comune; troviamo comunque begli esemplari, per esempio, lungo il Viale Regina Elena. L'esemplare fotografato è posto sullo spiazzo davanti all'ingresso dei Giardini Pubblici, affiancato ad un cedro (che è quello di destra, of course!), del quale parleremo in altra occasione.
Post in evidenza
Gli orci rossi della Sterculia
E' la primavera, lo so. Non dovremmo meravigliarci delle fioriture primaverili e del loro presentarsi improvviso ed esplosivo, una speci...
lunedì 29 novembre 2010
domenica 28 novembre 2010
Le Palme
Ho preferito dedicare un post alle palme in generale, piuttosto che singole schede, perché le palme costituiscono una categoria di alberi abbastanza a sè stante, sia nella considerazione comune, sia per la classificazione sistematica (per la quale appartengono tutte, semplificando un poco, alla classe delle Angiosperme Monocotiledoni, mentre le altre piante a lamina, sempre semplificando, appartengono alle Angiosperme Dicotiledoni).
Dunque la palma è una categoria autonoma, ed è molto importante per Cagliari, che ne possiede una grande quantità; il cagliaritano però normalmente non va al di là dell’immediato riconoscimento della pianta come palma, e basta. Qui cerchiamo di fare alcuni (non molti, tranquilli) passi in più.
Cominciamo con una pianta che non è una palma, anche se lo è agli occhi del non esperto e non appassionato: la Cycas Revoluta , pianta di antichissima origine e di struttura riproduttiva peculiare, che è più vicina a quella di un pino che a quella di una palma.
La città ne accoglie molte, sia nel verde pubblico che privato; ci sono due begli esemplari, per esempio, sotto la statua di Carlo Felice in piazza Yenne. Ecco rappresentata qui a fianco una simpatica famiglia di Cycas, alla fine dei Giardini Pubblici, sulla salita che li collega a viale Buoncammino.
Parlando invece di palme vere, presento solo tre generi, per non appesantire la trattazione.
La palma nana, Chamaerops Humilis, che è l’unica che cresce spontanea in Sardegna. Ecco qui a fianco un esemplare dei Giardini Pubblici. Ha una grande foglia a ventaglio simile a quella della Washingtonia (vedi oltre), ma altezza decisamente più contenuta; gli esemplari spontanei hanno forma di cespugli, e quasi sempre il tronco è praticamente invisibile.
Le Fenix, nelle due specie Palma delle Canarie (Phoenix Canariensis) e Palma da Datteri (Phoenix Dactilifera) sono comunissime in città, soprattutto la prima. La Palma delle Canarie ha un portamento migliore, è meno alta, ha foglie più grandi e di aspetto più sano; forse per questo è stata negli anni preferita dai vivaisti e dai curatori del verde alla cugina Palma da Datteri. Le foglie sono di tipo pennato, con singoli segmenti lunghi e rigidi. Presento due esemplari a confronto, fotografati ambedue nel Cimitero di Bonaria, nell’Orto delle Palme (e dove sennò?); ma la città è piena di queste palme, pensiamo anche soltanto a via Roma ed alla sua (ex) bellissima passeggiata.


Le Washingtonie, nelle due specie Washingtonia Filifera e Washingtonia Robusta, sono anch’esse comunissime in città, con la loro foglia a ventaglio simile a quella della palma nana. Sono spesso indistinguibili, o per lo meno io non le so distinguere con certezza; so solo che la Robusta diventa più alta e slanciata, come si vede negli eleganti esemplari della foto a destra, del cimitero di S.Michele.
La Filifera, in compenso, ha un rappresentante storico presente in migliaia di fotografie turistiche della città, quello che si erge sui bastioni del Balice e che anch’io ho fotografato da piazza Yenne, nella foto a sinistra. Mi fermo qui: in estrema, e un po' scema, sintesi del post, le quattro cose da ricordare sono che la Cycas non è una palma, la palma nana è nana (!), la Phoenix ha le foglie pennate, la Washingtonia ha le foglie a ventaglio.
sabato 27 novembre 2010
L'albero dei sigari
Parliamo della Catalpa Bignonioides, detto albero dei sigari per il frutto, che è costituito da una lunga e affusolata capsula, che rimane a lungo sul ramo e lo caratterizza soprattutto in inverno. Per il resto non è una pianta molto significativa, anche se ha una bella fioritura in tarda primavera. A Cagliari è un albero abbastanza raro; segnalo gli esemplari di viale Poetto, nello slargo militare successivo a quello della Monfenera, e quelli nei giardini fra via Flavio Gioia e via Archimede, ai quali si riferisce la foto.
Come si vede, l'aspetto autunnale non è molto gradevole, e quello invernale è proprio triste, nè i "sigari" lo rallegrano; forse anche per questo non ha avuto grande sviluppo in città.
Come si vede, l'aspetto autunnale non è molto gradevole, e quello invernale è proprio triste, nè i "sigari" lo rallegrano; forse anche per questo non ha avuto grande sviluppo in città.
venerdì 26 novembre 2010
Ancora sulla Chorisia
Mi scuserete se ritorno su un albero del quale abbiamo già parlato, la Chorisia Insignis (post del 31 ottobre), ma non posso fare a meno di ribadire il suggerimento di andare a vedere gli esemplari compresi nello slargo fra via Trincea dei Razzi e via Monte Sabotino: secondo me sono i migliori della città. Ecco alcune recentissime foto dei frutti, una vista di insieme, un fiore.
Io sono sicuramente un po' fissato con le piante, ma ogni volta che passo sotto questi alberi mi chiedo come mai la gente non sia lì ferma con il naso all'insù ad ammirarle.
Invece nessuno si ferma, ed anzi temo che uno di questi giorni prenderanno me per ricoverarmi nell'apposito reparto del vicino ospedale SS.Trinità
Io sono sicuramente un po' fissato con le piante, ma ogni volta che passo sotto questi alberi mi chiedo come mai la gente non sia lì ferma con il naso all'insù ad ammirarle.
Invece nessuno si ferma, ed anzi temo che uno di questi giorni prenderanno me per ricoverarmi nell'apposito reparto del vicino ospedale SS.Trinità
mercoledì 24 novembre 2010
L'albero del destino
E' un nome assolutamente adatto, per il Clerodendro di cui parlo, quello di albero del destino, come si traduce dal greco. Infatti questa pianta, nome scientifico Clerodendrum Trichotomum, vive all'interno del Cimitero di Bonaria, a sinistra dell'ingresso inferiore. In realtà si tratta di un grosso cespuglio, del quale io non conoscevo l'esistenza fino a quando Mercedes mi ha mandato la foto (vedi post del 19 novembre); non volevo approfondire, trattandosi di un cespuglio e quindi "fuori competenza", ma poi la curiosità, e l'attrazione esercitata dalla localizzazione, hanno avuto il sopravvento.
Come ho effettuato il riconoscimento? Non voglio vantarmi, ho semplicemente chiesto al guardiano del cimitero, al quale va il mio plauso! Ecco allora due immagini, la prima mandatami da Mercedes, di settembre, e la seconda di oggi, 24 novembre.
Quelli che abbelliscono la pianta non sono fiori, ma frutti, e precisamente una bacca centrale blu scuro circondata da sepali (una sorta di foglia esterna che persiste dopo la caduta del fiore) rossi. Veramente un notevole effetto estetico!
Come ho effettuato il riconoscimento? Non voglio vantarmi, ho semplicemente chiesto al guardiano del cimitero, al quale va il mio plauso! Ecco allora due immagini, la prima mandatami da Mercedes, di settembre, e la seconda di oggi, 24 novembre.
Quelli che abbelliscono la pianta non sono fiori, ma frutti, e precisamente una bacca centrale blu scuro circondata da sepali (una sorta di foglia esterna che persiste dopo la caduta del fiore) rossi. Veramente un notevole effetto estetico!
martedì 23 novembre 2010
L'abusivo vegetale
Abusivo lo è sicuramente, l'Ailanthus Altissima, data la sua grande competitività e capacità colonizzatrice. E' invadente e robustissimo, basta un angolo di strada con qualche detrito organico e lì si piazza e cresce, partendo dai semi alati (samare) che sono prodotti in grandissima quantità ed approfittano di una città ventosa come Cagliari; in aggiunta, produce polloni (rami che si dipartono dai piedi o addirittura dalle radici) in quantità, dando luogo a campi di Ailanto sempre più consistenti, che quasi impediscono qualsiasi altra forma di verde.
Fatta questa tirata, che dimostra il mio poco trasporto per questo albero, devo anche dire che in molti casi risolve situazioni, proprio quando si vogliono sfruttare le sue caratteristiche; diciamo che è un albero che dovrebbe essere tenuto sotto controllo.
Vi segnalo, per vedere dei grandi esemplari, la salita dalla rotonda dei Giardini Pubblici verso l'Arsenale; per farmi perdonare poi del titolo, riporto questa foto delle Scalette di S.Chiara dove due esemplari, pur nella tristezza del vestito autunnale, dimostrano di non essere abusivi ma di avere un ruolo di abbellimento.
Nell'etichetta lo segnalo per il frutto, sia per la bellezza nella breve stagione di maturazione estiva, sia per la bruttezza quando, secchi, permangono sulla pianta.
Fatta questa tirata, che dimostra il mio poco trasporto per questo albero, devo anche dire che in molti casi risolve situazioni, proprio quando si vogliono sfruttare le sue caratteristiche; diciamo che è un albero che dovrebbe essere tenuto sotto controllo.
Vi segnalo, per vedere dei grandi esemplari, la salita dalla rotonda dei Giardini Pubblici verso l'Arsenale; per farmi perdonare poi del titolo, riporto questa foto delle Scalette di S.Chiara dove due esemplari, pur nella tristezza del vestito autunnale, dimostrano di non essere abusivi ma di avere un ruolo di abbellimento.
Nell'etichetta lo segnalo per il frutto, sia per la bellezza nella breve stagione di maturazione estiva, sia per la bruttezza quando, secchi, permangono sulla pianta.
domenica 21 novembre 2010
Risposta a una proposta
Renato mi scrive che apprezza il blog, e di questo lo ringrazio, e mi propone di inserire foto che inquadrino le piante nel contesto ambientale cittadino, al fine di fornire ulteriori stimoli ai lettori per andare a godere personalmente delle piante e degli angoli proposti.
E' una proposta molto interessante, che faccio mia, pur con tutte le comprensibili difficoltà: diciamo che cercherò di fare un lavoro di affiancamento, a volte più specifico sull'albero altre sullo scorcio ambientale.
E per fare seguire alle parole i fatti, offro a Renato ed a tutti i lettori le foto di un patriarca di Cagliari, una vecchissima Sophora Japonica (si veda anche il post del 17 novembre 2010) che vegeta, credo da più di un secolo, a fianco alla chiesa di S.Restituta, nella omonima via di Stampace.
E' emozionante ammirare questo grande vecchio albero in spazi così ristretti e suggestivi.
E, visto che siamo in zona, propongo un'altra foto, diciamo così spiritosa, ripresa nella attigua bella piazzetta di S.Efisio: fa riferimento a quanto affermato nel post sui Ficus del 3 novembre, e chiede di immaginare che cosa potebbero diventare i due "esserini" ritratti, se trapiantati in piena terra .
E' una proposta molto interessante, che faccio mia, pur con tutte le comprensibili difficoltà: diciamo che cercherò di fare un lavoro di affiancamento, a volte più specifico sull'albero altre sullo scorcio ambientale.
E per fare seguire alle parole i fatti, offro a Renato ed a tutti i lettori le foto di un patriarca di Cagliari, una vecchissima Sophora Japonica (si veda anche il post del 17 novembre 2010) che vegeta, credo da più di un secolo, a fianco alla chiesa di S.Restituta, nella omonima via di Stampace.
E' emozionante ammirare questo grande vecchio albero in spazi così ristretti e suggestivi.
E, visto che siamo in zona, propongo un'altra foto, diciamo così spiritosa, ripresa nella attigua bella piazzetta di S.Efisio: fa riferimento a quanto affermato nel post sui Ficus del 3 novembre, e chiede di immaginare che cosa potebbero diventare i due "esserini" ritratti, se trapiantati in piena terra .
venerdì 19 novembre 2010
Risposta a un quesito
Ricevo una mail da Mercedes, che mi manda due fotografie e mi chiede di procedere all’identificazione. L’invio di fotografie può essere d’aiuto, ma non è detto che sia sufficiente: infatti le foto inviate per posta hanno una bassa risoluzione, se le ingrandisco a video “sgranano”, e senza dettagli e senza una foglia in mano il mio lavoro si fa duro.
Ribadisco che la cosa migliore è quella di segnalarmi la posizione precisa dell’albero di interesse, magari aggiungendo una foto; in questo modo io posso andare a vederlo, “toccare con mano”, e le speranze di identificazione corretta aumentano di molto.
Sulle richieste specifiche, la prima foto, che riporto qui sotto, riguarda un cespuglio fiorito di Callistemon Citrinus, detto anche scovolino dal nome comune inglese di bottle brush. E' molto apprezzato, come dice il nome, per la bellezza dei fiori.
A Cagliari è presente in molti giardini ma anche, per esempio, in una bordura pubblica dove via Dante sfocia in piazza Repubblica, presso la UPIM. E’ un cespuglio, e come tale non rientra nelle mie competenze, ma dato che lo conosco non ho difficoltà a rispondere.
L’altra pianta, invece, non riesco a identificarla per quanto detto sopra, e chiedo a Mercedes di segnalarmi la posizione.
mercoledì 17 novembre 2010
Il baccello strozzato
La leguminosa Sophora Japonica, a cui fa riferimento questo post, si caratterizza per un frutto peculiare, un baccello compresso fra un seme e l'altro, che gli fa assumere un aspetto bizzarro, come di un tratto di collana, e rende la pianta facilmente riconoscibile. E' una pianta molto piacevole che orna, per esempio, tutta via Cugia.
D'estate offre altresì una bella fioritura di fiorellini bianchi, con conseguente suggestivo tappeto a terra.
D'estate offre altresì una bella fioritura di fiorellini bianchi, con conseguente suggestivo tappeto a terra.
martedì 16 novembre 2010
Bella succulenta
No, non mi sono riconvertito alla gastronomia: il titolo non si riferisce ad una bistecca al sangue, ma ad una pianta grassa (appunto, succulenta). Detto che di piante grasse so pochissimo, questa che vi presento mi ha colpito per la sua peculiarità, dato che non la avevo mai vista nè sentita nominare prima di ora: è bella ed è visibile a tutti, basta andare in via S.Mauro, nel quartiere Villanova. In realtà sono due esemplari, sistemati in vaso in due balconcini al primo piano di una casa. Guardate la foto sotto, non è una pianta particolare?
La ho identificata come Pachipodium Lamerei, o Palma del Madagascar; oltre alla stranezza del tronco, ricoperto di spine e con forma a bottiglia, posso dire che fa dei bellissimi fiori bianchi, e pare che questo sia una rarità per un esemplare in vaso. Questo conferma le peculiarità del nostro clima, di cui ho già parlato in precedenti post.
La ho identificata come Pachipodium Lamerei, o Palma del Madagascar; oltre alla stranezza del tronco, ricoperto di spine e con forma a bottiglia, posso dire che fa dei bellissimi fiori bianchi, e pare che questo sia una rarità per un esemplare in vaso. Questo conferma le peculiarità del nostro clima, di cui ho già parlato in precedenti post.
domenica 14 novembre 2010
L'eleganza del pioppo
N.d.A: i contenuti di questo post sono stati aggiornati con post del 25/1/2011
Sono stato molto indeciso se scrivere questo post dedicato al pioppo, per due motivi: non è una pianta particolarmente significativa per la nostra città e poi perchè, motivazione egoistica, è una pianta che può esporre a pessime figure i non specialisti. Infatti il pioppo appartiene ad una famiglia con molte specie, sottospecie, varietà, ibridi e mutazioni; inoltre, o forse proprio per questo, presenta foglie diverse nella stessa pianta (eterofillìa). Cioè a dire un ginepraio, per chi come me non ha tutti gli strumenti di analisi.
Direte: e allora? Allora, non ho resistito a tessere le lodi di un pioppo bellissimo (credo di poter affermare almeno con una certa sicurezza che si tratta di un pioppo!) che si trova in via S.Lucifero, nel bel giardino di fronte alla chiesa.
E' una pianta molto grande, almeno per gli standard cagliaritani, con una elegantissima foglia lucida triangolare ad apice acuminato, con nervatura in evidenza e lungo picciolo. Il margine è liscio con leggere ondulazioni, ma non seghettato come la normale foglia del pioppo. Lo avevo classificato, tempo fa, come Populus Canadensis, ma temo di sbagliarmi.
Come vedete, è molto diverso come portamento dai pioppi che siamo abituati a vedere ai bordi delle strade o in campagna, spesso usati come frangivento o protezione dal rumore (mi riferisco p.es. alla bella e recente piantumazione ai bordi dell'asse mediano), che hanno una crescita ordinata ed una forma piramidale; il nostro esemplare ha invece un cappello molto espanso, quasi tondeggiante.
Sarò ben lieto di accogliere le indicazioni di qualcuno più esperto di me, e mi scuso se non ho saputo resistere, anche nel dubbio, a presentare questa meravigliosa pianta.
Sono stato molto indeciso se scrivere questo post dedicato al pioppo, per due motivi: non è una pianta particolarmente significativa per la nostra città e poi perchè, motivazione egoistica, è una pianta che può esporre a pessime figure i non specialisti. Infatti il pioppo appartiene ad una famiglia con molte specie, sottospecie, varietà, ibridi e mutazioni; inoltre, o forse proprio per questo, presenta foglie diverse nella stessa pianta (eterofillìa). Cioè a dire un ginepraio, per chi come me non ha tutti gli strumenti di analisi.
Direte: e allora? Allora, non ho resistito a tessere le lodi di un pioppo bellissimo (credo di poter affermare almeno con una certa sicurezza che si tratta di un pioppo!) che si trova in via S.Lucifero, nel bel giardino di fronte alla chiesa.
E' una pianta molto grande, almeno per gli standard cagliaritani, con una elegantissima foglia lucida triangolare ad apice acuminato, con nervatura in evidenza e lungo picciolo. Il margine è liscio con leggere ondulazioni, ma non seghettato come la normale foglia del pioppo. Lo avevo classificato, tempo fa, come Populus Canadensis, ma temo di sbagliarmi.
Come vedete, è molto diverso come portamento dai pioppi che siamo abituati a vedere ai bordi delle strade o in campagna, spesso usati come frangivento o protezione dal rumore (mi riferisco p.es. alla bella e recente piantumazione ai bordi dell'asse mediano), che hanno una crescita ordinata ed una forma piramidale; il nostro esemplare ha invece un cappello molto espanso, quasi tondeggiante.
Sarò ben lieto di accogliere le indicazioni di qualcuno più esperto di me, e mi scuso se non ho saputo resistere, anche nel dubbio, a presentare questa meravigliosa pianta.
sabato 13 novembre 2010
L'albero dal grande baccello
Il titolo già dichiara quale è la caratteristica saliente di quest'albero: è il suo frutto, che è un legume o baccello lungo anche 40 centimetri, spesso contorto, simile, anche se molto più grande, al ben più noto legume del carrubo (Ceratonia Siliqua). Stiamo parlando della Gleditsia Triacanthos, nome comune Spino di Giuda, dovuto al fatto che è dotato di grosse spine.
Il baccello, dicevamo, è caratteristico per la sua grandezza e persistenza sulla pianta; quest'ultima, carica fino all'inverno di questi scuri legumi anche se già priva di fogliame, assume un aspetto affascinante.
I legumi caduti, che non si aprono (tecnicamente indeiscenti) e durano a lungo, possono essere raccolti ed utilizzati per la loro valenza estetica.
Non è un albero molto comune a Cagliari; l'esemplare più gradevole lo ho trovato in Piazza delle Muse, bella piazza alberata a cui si accede da via Piero della Francesca, quartiere Mulinu Becciu; ci sono alcuni esemplari anche a Genneruxi, nel giardinetto di via Lione, da cui è tratta la fotografia seguente, che spero metta in evidenza i legumi.
L'ultima Gleditsia che merita di essere citata è quella dei Giardini Pubblici, che è un vecchio e grande albero ormai piuttosto malmesso, vicino alla Pinacoteca: è probabilmente un ibrido, dato che ha caratteristiche un po' diverse da quelle classiche della specie, e come tali già evidenziate dal prof. Vannelli. Merita comunque di esser visto, sia perchè si tratta di un Patriarca, sia perchè ci "costringe" a percorrere tutti i Giardini Pubblici, ed è un piacere per la vista. Eccolo ritratto qui sotto.
Il baccello, dicevamo, è caratteristico per la sua grandezza e persistenza sulla pianta; quest'ultima, carica fino all'inverno di questi scuri legumi anche se già priva di fogliame, assume un aspetto affascinante.
I legumi caduti, che non si aprono (tecnicamente indeiscenti) e durano a lungo, possono essere raccolti ed utilizzati per la loro valenza estetica.
Non è un albero molto comune a Cagliari; l'esemplare più gradevole lo ho trovato in Piazza delle Muse, bella piazza alberata a cui si accede da via Piero della Francesca, quartiere Mulinu Becciu; ci sono alcuni esemplari anche a Genneruxi, nel giardinetto di via Lione, da cui è tratta la fotografia seguente, che spero metta in evidenza i legumi.
L'ultima Gleditsia che merita di essere citata è quella dei Giardini Pubblici, che è un vecchio e grande albero ormai piuttosto malmesso, vicino alla Pinacoteca: è probabilmente un ibrido, dato che ha caratteristiche un po' diverse da quelle classiche della specie, e come tali già evidenziate dal prof. Vannelli. Merita comunque di esser visto, sia perchè si tratta di un Patriarca, sia perchè ci "costringe" a percorrere tutti i Giardini Pubblici, ed è un piacere per la vista. Eccolo ritratto qui sotto.
venerdì 12 novembre 2010
La tenerezza della Parkinsonia
Si, è un alberello che fa tenerezza la Parkinsonia Aculeata, per le foglie composte formate da minutissime foglioline di un bel verde chiaro; attenzione però agli aculei, indicati nel nome e presenti di fatto, che non fanno tenerezza affatto!
Si tratta, ancora una volta, di una pianta negletta, in quanto non citata nei testi che elencano le piante italiane, dato che, apprezzando solo il clima subtropicale, non vive nel centro e nord Italia. Da noi invece si trova benissimo, e d'estate ci gratifica con un fioritura gialla strepitosa. Vedere per credere, per esempio nel giardino del Banco di Sardegna in viale Bonaria. Perde le foglie, ma data la mitezza del nostro clima ancora adesso non ha cominciato a spogliarsi, e addirittura si permette di emettere qua e là qualche fiore, a metà novembre! Suggerisco al riguardo di visionare gli esemplari di via Sarpi, vicino all'edicola, che sono di verde privato ma molto evidenti anche per chi passa in macchina lungo la via. In discesa, dovendosi fermare al semaforo, è una bella (e non pericolosa!) distrazione.
Si tratta, ancora una volta, di una pianta negletta, in quanto non citata nei testi che elencano le piante italiane, dato che, apprezzando solo il clima subtropicale, non vive nel centro e nord Italia. Da noi invece si trova benissimo, e d'estate ci gratifica con un fioritura gialla strepitosa. Vedere per credere, per esempio nel giardino del Banco di Sardegna in viale Bonaria. Perde le foglie, ma data la mitezza del nostro clima ancora adesso non ha cominciato a spogliarsi, e addirittura si permette di emettere qua e là qualche fiore, a metà novembre! Suggerisco al riguardo di visionare gli esemplari di via Sarpi, vicino all'edicola, che sono di verde privato ma molto evidenti anche per chi passa in macchina lungo la via. In discesa, dovendosi fermare al semaforo, è una bella (e non pericolosa!) distrazione.
mercoledì 10 novembre 2010
La pianta dell'ammiraglio
E' una storia piuttosto nota a Cagliari quella che dà origine al titolo di questo post, ma vale la pena di ripeterla, dato che è una bella storia e riguarda una bella e soprattutto gloriosa pianta, con una vita di un secolo e mezzo.
Parliamo della Prosopis Torquata che si trova nel Parco della Rimembranza, fra via Sonnino e via S.Lucifero.
Dunque pare che questa pianta, originaria dell'America meridionale, sia stata donata alla città dall'ammiraglio di una nave inglese, che aveva trovato riparo nel porto in seguito ad un fortunale. Tale nave trasportava un gruppo di piante esotiche, e tra queste fu scelta la piantina che oggi è il glorioso Vecchio del parco. L'albero è ormai un po' acciaccato, il tronco sostenuto da un ponteggio in verità bruttino, però è tuttora vegeto e continua a produrre i suoi piccoli legumi a mezzaluna color marrone chiaro, che quando cadono possono essere raccolti ed utilizzati per la loro valenza estetica.
La Prosopis merita una passeggiata di gradimento: nella foto a sinistra, vista d'insieme, e faccio notare il tronco tortuoso, a destra particolare dei legumi e del grazioso minuscolo fogliame.
Alle spalle della Prosopis si trova il giardino di S.Lucifero con altre belle piante, che meritano una chiacchierata autonoma in altra occasione.
Parliamo della Prosopis Torquata che si trova nel Parco della Rimembranza, fra via Sonnino e via S.Lucifero.
Dunque pare che questa pianta, originaria dell'America meridionale, sia stata donata alla città dall'ammiraglio di una nave inglese, che aveva trovato riparo nel porto in seguito ad un fortunale. Tale nave trasportava un gruppo di piante esotiche, e tra queste fu scelta la piantina che oggi è il glorioso Vecchio del parco. L'albero è ormai un po' acciaccato, il tronco sostenuto da un ponteggio in verità bruttino, però è tuttora vegeto e continua a produrre i suoi piccoli legumi a mezzaluna color marrone chiaro, che quando cadono possono essere raccolti ed utilizzati per la loro valenza estetica.
La Prosopis merita una passeggiata di gradimento: nella foto a sinistra, vista d'insieme, e faccio notare il tronco tortuoso, a destra particolare dei legumi e del grazioso minuscolo fogliame.Alle spalle della Prosopis si trova il giardino di S.Lucifero con altre belle piante, che meritano una chiacchierata autonoma in altra occasione.
Il micro-boulevard dei Bagolari
Tutti abbiamo in mente splendide immagini di passeggiate autunnali parigine (o londinesi o newyorkesi o......) sopra un tappeto di foglie di platano o di altro grande albero spogliante: le abbiamo viste in qualche film, o create nella nostra mente leggendo un libro, e qualcuno di noi le ha anche vissute in prima persona. A Cagliari questa situazione non la possiamo vivere, vuoi per l'assenza di boulevard, vuoi per il nostro clima (troppo caldo, la caduta delle foglie è più diluita nel tempo e quindi meno "efficace"), vuoi perché non abbiamo alberi maestosi, vuoi per altre ragioni che non so, comunque non la possiamo vivere.
Però, se ci accontentiamo e sappiamo cercare, qualche bel quadretto autunnale c'è anche da noi. Io ve ne propongo uno che conosco e frequento, e lo propongo perchè non credo che sia molto conosciuto, se non dagli abitanti del quartiere di Genneruxi: si tratta del micro-boulevard pedonale che, dallo slargo a destra del semaforo fra via Stoccolma e via Costantinopoli, conduce verso i binari del treno, in via Oslo. Questa strada è delimitata da due filari di Bagolari, Celtis Australis, piuttosto grandi, che in novembre organizzano appunto lo spettacolo, nel loro piccolo, del tappeto di foglie. Vale la pena di andarlo a vedere.
In città ci sono diverse altre piantagioni di Bagolari, e cito per esempio i filari di viale Regina Margherita e viale Buoncammino; questo albero si imbruttisce un po' in piena estate, perchè le foglie e le drupe (piccoli frutti tondi, che pare siano eduli, ma non mi assumo alcuna responsabilità!) si oscurano ed intristiscono, ma la nuova fogliazione primaverile apre il cuore.
Però, se ci accontentiamo e sappiamo cercare, qualche bel quadretto autunnale c'è anche da noi. Io ve ne propongo uno che conosco e frequento, e lo propongo perchè non credo che sia molto conosciuto, se non dagli abitanti del quartiere di Genneruxi: si tratta del micro-boulevard pedonale che, dallo slargo a destra del semaforo fra via Stoccolma e via Costantinopoli, conduce verso i binari del treno, in via Oslo. Questa strada è delimitata da due filari di Bagolari, Celtis Australis, piuttosto grandi, che in novembre organizzano appunto lo spettacolo, nel loro piccolo, del tappeto di foglie. Vale la pena di andarlo a vedere.
In città ci sono diverse altre piantagioni di Bagolari, e cito per esempio i filari di viale Regina Margherita e viale Buoncammino; questo albero si imbruttisce un po' in piena estate, perchè le foglie e le drupe (piccoli frutti tondi, che pare siano eduli, ma non mi assumo alcuna responsabilità!) si oscurano ed intristiscono, ma la nuova fogliazione primaverile apre il cuore.
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