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Che nostalgia per le Palme di Terrapieno!

Terrapieno, la nostra bellissima passeggiata lungo il viale Regina Elena, è uno dei luoghi cagliaritani dove il crollo delle Palme delle Can...

domenica 12 aprile 2026

Si poteva salvare questo Schinus?

 Sì, secondo me si poteva salvare il grande Schinus molle che viveva nel piazzale di fronte al parco Vannelli, fra via Giudice Chiano e via Giudice Mariano: bisognava solo intervenire per tempo per proteggerlo adeguatamente o, una volta verificatosi il parziale sradicamento, intervenire con il raddrizzamento e con un sostegno adeguato al peso della chioma. Purtroppo non è stata fatta ne l'una cosa né l'altra, e l'albero è finito nelle grinfie della motosega.


Ecco una foto scattata a febbraio di quest'anno, dopo che il parziale sradicamento era avvenuto: il tronco era sorretto da un sostegno assolutamente inadeguato, ed in questa fase si doveva intervenire con il raddrizzamento (previa eventuale sfoltitura della chioma) e l'inserimento di un sostegno adeguato.

Ma, in realtà, era già mancato l'intervento preventivo di protezione, che avrebbe evitato questa situazione; purtroppo gli Schinus molle, a fronte di una crescita generosa nella quantità di rami e veloce nel tempo (si pensi per esempio agli esemplari  della piazza prospiciente  via dei Giudicati), hanno la caratteristica di avere un tronco sottile in relazione alla chioma, e quindi possono essere a rischio in ragione dell'esposizione al vento, soprattutto al maestrale. Ma questo i nostri giardinieri comunali lo sanno bene.

Tornando al nostro esemplare del parco Vannelli, non essendoci stata la protezione preventiva si doveva intervenire con il raddrizzamento ed il sostegno adeguato.


E invece questa a destra è la situazione odierna, dopo l'intervento della motosega.

Si può obiettare: l'intervento di salvataggio sarebbe costato molto di più, e l'esito sarebbe stato incerto; lo so, ma comunque secondo me si doveva tentare.
Si può solo sperare che per il futuro si lavori di più sugli interventi di protezione preventivi, almeno per gli esemplari più esposti.



sabato 4 aprile 2026

Passeggiata primaverile all'inizio di Terrapieno

 E sottolineo primaverile, dato che finalmente, con due settimane di ritardo e tante piogge, la primavera si è manifestata, e con lei il cielo limpido e la voglia di uscire a passeggio: e allora, che cosa c'è di meglio di una passeggiata verde a Terrapieno?

Cominciamo dal Giardino sotto le Mura e da quello che per me, assieme alla grande Fitolacca dioica alla base dell'ascensore, ne costituisce l'albero più rappresentativo: il vecchissimo Carrubo, Ceratonia siliqua, che si presenta alla nostra ammirazione con il bastone della vecchiaia che sorregge il glorioso tronco, avvitato, vuoto e spigoloso.


 



Ecco una immagine d'insieme che ce lo mostra piegato, ma con la chioma ancora in forma, e nella foto sotto un dettaglio del tronco con i segni dell'età.

                                             
                                              

Un albero che merita di essere ammirato con calma, magari seduti su una delle panchine che lo affiancano.




Qui siamo dirimpetto al Giardino sotto le Mura, in piazza Endrich, appunto all'inizio di Terrapieno. 
Si vede, contornato dalle fronde del grande Ficus magnolioides, il globo di un lampione, dal quale spunta, che cosa? una Felce, che non ha trovato di meglio per sistemarsi che un pertugio fra il globo e la struttura di sostegno.
Una foto buffa, che dimostra ancora una volta che non esiste niente che possa fermare un seme che ha deciso di germinare! Ringrazio Maria Bonaria, che mi ha segnalato questa situazione. 



E queste qui a destra, sempre in piazza Endrich e con lo sfondo del filare di Ficus retusa,  sono alcune delle Washingtonie che sostituiscono le precedenti Phoenix uccise dal malefico punteruolo rosso, come a suo tempo segnalato (post del 11/10/15). 

Come si vede, e senza nemmeno passeggiare molto, abbiamo trovato alcuni spunti di interesse sul verde di questa bellissima parte della città; basta fermarsi, guardare ed apprezzare!   

domenica 22 marzo 2026

Un arbusto di origine australiana, dalla bellissima fioritura

 Quando presento un arbusto sono sempre a disagio, perché le mie conoscenze riguardano soprattutto gli alberi, e per riconoscere e descrivere un arbusto, dopo averlo visto e fotografato in città, devo spesso ricorrere ai testi specialistici o ad Internet.

E così ho fatto oggi, per l'arbusto che vi presento: la Grevillea johnsonii


Eccolo qui, nel pieno della sua fioritura di fine inverno. E' un arbusto di origine australiana, come tutte le piante di questa famiglia, a cominciare dalla Grevillea robusta, pluritrattata nel blog, per proseguire con la Grevillea rosmarinifolia (post del 6/1/21).

E' una grande famiglia, quella delle Proteaceae, a cui appartengono le  Grevillee, famiglia che comprende piante molto diverse,  dai piccoli arbusti ai grandi alberi; diverse ma spesso con fiori piuttosto simili, raccolti in forma di spazzolini, con petali avvolti su se stessi e con lunghi stami in evidenza, a formare un insieme molto piacevole.

Le foglie dell'arbusto che vi presento oggi sono molto lunghe e sottili, tanto da somigliare ad aghi di Pino.

Questo elegante arbusto fiorito, insieme ad alcuni altri esemplari, si trova in via Piero della Francesca, all'ingresso del Centro commerciale; sicuramente vale la pena andare ad ammirarlo, e magari procurarselo per il proprio giardino o terrazzo.

sabato 14 marzo 2026

Gli Olivi, ed un giardino bucolico

 L'Olivo, Olea europaea sativa, rappresenta, con i suoi cugini Olivastro e Fillirea, un caposaldo della flora sarda (post del 22/12/11), al quale ci sentiamo affezionati, sia per gli esemplari cittadini (vedi p.es. post del 11/3/12  o del 15/11/12), che per gli innumerevoli esemplari delle nostre campagne; un albero che ci accompagna lungo la nostra esistenza, tramandatoci dai nostri avi e che, si spera, lasceremo in eredità ai nostri discendenti.

Fatta questa premessa, mi sembra doveroso presentare una scoperta recente; un giardino pubblico di Olivi rigogliosi, in un contesto bucolico di prato verde, complici le piogge che ci hanno accompagnato questo inverno.

L'immagine fotografica è caratterizzata, sullo sfondo, da una semplice ed elegante torre campanaria, che fornisce ulteriore valore al contorno di alberi.

Dove si trova questo bel giardino? Non è facile riconoscere il luogo, per chi non frequenta l'hinterland cagliaritano, anche se la torre potrebbe aiutare: ci troviamo a Settimo San Pietro, ed il campanile appartiene alla parrocchiale del paese, appunto San Pietro Apostolo, risalente al quindicesimo secolo. 
  

giovedì 5 marzo 2026

Un'altra orecchia d'elefante

 In realtà il nome comune di orecchia di elefante viene attribuito in maniera indifferenziata ad una intera famiglia di piante succulente, le crassulacee, appunto caratterizzate dalle  grandi, grasse e caratteristiche foglie verdi, qualche volta bordate di rosso o arancio, come la specie che vi presento oggi.

Ecco perché il titolo del post odierno parla di un'altra orecchia di elefante, dato che la prima la avevo presentata una decina di anni fa (post del 17/12/16).     


Ed eccolo qui il bell'esemplare che si prepara a fiorire: si tratta della Kalanchoe tetraphylla, anch'essa proveniente dal Madagascar come quella del post citato (Kalanchoe beharensis).

Come si vede, anche se i fiori non sono ancora sbocciati, il fogliame ha un aspetto molto gradevole ed ornamentale, che giustifica una buona diffusione, sia in giardino che in terrazzo.

L'esemplare fotografato si trova lungo il perimetro esterno della terrazza del ristorante della società sportiva Rari Nantes, ma esemplari della famiglia vivono naturalmente anche nello splendido comparto dell'Orto Botanico dedicato alle succulente  (post del 30/1/24, ed altri). 




lunedì 23 febbraio 2026

Una nuova Palma, nel povero parco Vannelli

 Cominciamo con il giustificare l'attributo di "povero": il parco Vannelli  di via Giudice Chiano continua a soffrire di un degrado progressivo, del quale ho più volte parlato (p.es. vedi post del 3/5/22), purtroppo inutilmente.

L'erba alta non tagliata, i rami caduti non portati via, lo spesso e soffocante tappeto di aghi sotto al grande esemplare di Pinus pinea, per non dire dei cartelli erroneamente posizionati o abbandonati per terra, sono solo alcuni degli aspetti di degrado da me recentemente rilevati, a conferma di una perdurante mancanza di manutenzione che si trascina negli anni.

Mi sono stancato di parlarne e mi fermo qui con la critica; per fortuna che le piante presenti, anche non comuni, continuano ad esercitare il loro fascino ed a giustificare una visita.

Ed allora oggi vi presento una pianta nuova per il blog, che vedete nella foto sottostante.


Si tratta della Palma del Mekong, grande fiume del sud est asiatico del quale questa palma è originaria; il nome scientifico Phoenix roebelenii, é spesso italianizzato in  Palma robellina, o ancora Palma da datteri  nana o pigmea.

Assomiglia molto, almeno come foglia, alla comune Palma da datteri,  solo che è molto più piccola, non superando i 2-3 metri di altezza.

Al Parco sono presenti due esemplari, ed in questo caso il cartello corretto è ancora presente, per chi la volesse apprezzare.

Trovo che sia un alberello molto simpatico, con il tronco sottile e le belle foglie pennate, che può trovare una ottima sistemazione in un giardino anche piccolo o in una terrazza di dimensione adeguata.

sabato 14 febbraio 2026

Pieno inverno, tanta pioggia, ma la Aloe arborescens....

 ......se ne fa un baffo, per concludere il non detto del titolo.

Riprendiamo identicamente il titolo del post precedente, dedicato alla Acacia dealbata, per attribuirlo anche alla pianta odierna, l'Aloe arborescens, dato che le condizioni meteorologiche sono le stesse, cioè una schifezza, e la voglia, quella di fiorire comunque in questo periodo dell'anno, è la medesima.

Anzi, possiamo considerare che per la Aloe la voglia di fiorire è anche maggiore, tanto che, oltre che in questo periodo di elezione, fiorisce spesso in altri momenti, come per esempio in primavera avanzata (post del 4/5/19).

Ecco allora un esemplare di Aloe arborescens che espone un racemo fiorito, e ne prepara un altro, circondata da altri esemplari che preparano anch'essi la fioritura.

E non ci troviamo in un giardino ben curato o in un parco, ma nel parcheggio-sterrato, purtroppo in condizioni penose, dell'Ospedale Binaghi di via Is Guadazzonis.

Peraltro questa specie di Aloe è ricchissima di proprietà benefiche (antiossidanti, antimicotiche, antiinfiammatorie....), tanto da essere definita pianta medicinale, ed essere oggetto di coltivazione per la produzione dei suoi derivati; ha quindi tutti i diritti di crescere in questi spazi!

Ma a noi interessano soprattutto gli aspetti estetici, e per questi la ho presentata altre volte (post del 18/2/14,  del 5/2/22  , fra gli altri), per il suo aspetto veramente gradevole. 


    

domenica 1 febbraio 2026

Pieno inverno, tanta pioggia, ma la Acacia dealbata.....

......se ne fa un baffo, per concludere il non detto del titolo. 

Eh sì, perché l'Acacia dealbata ha la meravigliosa abitudine di fiorire a gennaio, almeno con il nostro clima.

Eccolo qui, l'esemplare che ho "catturato" quest'anno; si trova in via Giusti, traversa di via Castiglione.

Le foglie piumose ed i racemi carichi di capolini color giallo limone non possono non attirare lo sguardo e l'ammirazione dei passanti, tanto più in questo periodo, grigio per definizione!

Già dal 2011 (post del 9/1/11) avevo classificato le tre principali specie di Mimosa presenti sul nostro territorio, e definito il periodo di fioritura di ciascuna, dato che per questi alberi la fioritura rappresenta una vera e propria trasfigurazione; 



passano da una condizione di oggettiva mediocrità estetica a questa condizione di splendore, che ripaga dell'attesa!

Ricordo che l'aspetto cotonoso delle infiorescenze è determinato dalla grande quantità di stami che si sviluppano tutt'attorno al capolino sferico; la loro bellezza è rafforzata da quella della foglia composta, formata da decine di foglioline piccolissime e anch'esse piumose.


sabato 24 gennaio 2026

Le grandi Sterculie e l'apparato radicale strabordante

 Parliamo oggi di un albero molto conosciuto ed apprezzato dal blog, la Sterculia diversifolia (attualmente riclassificata  in Brachychiton populneus), qui identificato dal lontanissimo 2010 (post del 1/11/10), e successivamente riproposto in tante occasioni e per tanti esemplari sparsi in giro per la città.

E non parliamo di un esemplare qualsiasi fra i tanti, ma delle due "sorellone" di Genneruxi, erette a simbolo di questa specie arborea nell'ambito cittadino (post del 2/6/20, fra gli altri).

Due grandi alberi affiancati, che con le loro enormi chiome sempreverdi sono in grado di riparare dal caldo estivo ma anche dalla pioggia invernale chiunque stazioni nel giardinetto sottostante, dotato di panchine. La posizione è strategica, fra la fine di via Stoccolma e via Berna, ed oltre che da sotto se ne può godere la vista anche da lontano.


Insomma, tutto molto bello, se non fosse che la dimensione di queste due sorelle richiede un apparato radicale adeguato, e le conseguenze sono quelle che si notano dalla foto qui a fianco.

Il dissesto degli spazi pubblici cittadini è elevato, e presenta priorità certamente maggiori di questa; voglio però sperare che anche a questa sia dedicata la giusta attenzione, eliminando i pericoli connessi al dissesto della pavimentazione con una adeguata aiuola rialzata, che salvaguardi questi due bellissimi alberi oltre che, naturalmente, la sicurezza di chi transita o staziona a godere delle due grandi sorelle. 
    

mercoledì 14 gennaio 2026

Piccoli Schinus crescono

Non è originale il titolo di oggi, dato che lo avevo già utilizzato per le Tipuane del Parco della Musica (post del 2/10/13), ma mi pare che si attagli particolarmente agli alberi di cui vi parlo oggi, cioè il lungo filare di Schinus molle che vegeta e cresce nella Calata dei Trinitari, a Su Siccu. Lo Schinus molle, o Falso pepe, è un albero che conosciamo praticamente dalle origini del blog (post del 29/11/10), primo post seguito poi da tantissimi  altri, che lo hanno classificato come un albero oramai importante nel verde cittadino, molto gradevole alla vista e che vanta esemplari notevoli in giro per la città.

Dicevo di questo filare, vicino al mare; sono tanti, sono belli ed ormai grandi, e crescono veramente in fretta, tanto che i giardinieri devono spesso intervenire per tagliare i rami cadenti, e consentire il passaggio delle persone sotto le fitte chiome.



Ecco il particolare di un esemplare che prepara una delle diverse fioriture annuali, dalle pannocchie ascellari che predispone in grande quantità. E' piacevole passare sotto questi alberi e farsi accarezzare dai rami cadenti, e sentire il leggero odore pungente che emana il fogliame. 

In modo simile risulta "peposo" il sapore delle piccole drupe rossastre (post del 8/12/10), che venivano usate come succedaneo del pepe, e tuttora pare abbiano un utilizzo gastronomico di nicchia.

Insomma, un albero interessante, che richiede un'unica precauzione importante, e cioè quella di sorreggere il tronco con robusti tutori, soprattutto per gli esemplari giovani, data la compattezza della chioma ed il fatto di essere sempreverde.

giovedì 1 gennaio 2026

Auguri di buon Anno 2026

 Non sono abituato agli eccessi, ma anche la mancanza completa di un riferimento alle feste in corso, ed in particolare al passaggio al nuovo anno, mi è sembrata una inadempienza, nei confronti degli affezionati lettori di questo blog.

E allora oggi cerco di rimediare, avendo trovato su Internet un filmato che fa al caso nostro, perché riguarda la "finta" morte di un albero e la sua resurrezione, appena la stagione lo consente. Si parte dunque da uno scheletro e dal simbolismo della prossima fine. Il finto scheletro, che per me è invece un elemento di grande fascino, come sanno i frequentatori del blog (post del 5/2/12 e del 26/11/14, per esempio) è funzionale a rappresentare la morte del 2025; si arriva poi alla rinascita, ed all'ottimismo che dobbiamo avere per l'anno che nasce, nonostante i segnali negativi che accompagnano questa nascita.

Tanti auguri a tutti i lettori!


Per chi non riuscisse ad aprire il video da qui, fornisco qui sotto l'indirizzo Web

https://www.facebook.com/watch/?v=887493360326940
  

lunedì 29 dicembre 2025

La Fillirea, altra essenza tipica della flora sarda

 Nell'ultimo post, presentando alcune bellezze del parco di Terramaini (post del 21/12/25), ho parlato del Ginepro coccolone e dei suoi fratelli, nobili essenze della flora endemica isolana. 

Nel predisporre il post, mi sono accorto di non aver mai presentano una fotografia di un'altra pianta endemica del nostro suolo, la Fillirea, che pure avevo citato parlando di un bel trio nostrano della famiglia delle Oleacee (post del 20/12/11).

Eccomi allora a rimediare alla mancanza.


E' ripreso a sinistra un arbustone di Phillyrea angustifolia, cioè a foglia stretta, che vegeta nelle campagne di Teulada. 

Questa Fillirea, comunissima nelle nostre campagne dal livello del mare fino ai 600 metri di altitudine, produce come frutto una drupa sferica, nera a maturazione decembrina, come possiamo vedere dall'esemplare in foto.

Esiste poi una sorella, la Phillyrea latifolia, che però predilige altitudini un po' maggiori, fino ad oltre mille metri, e che può avere anche un portamento arboreo, fino a 10 metri.

Si tratta di arbusti diffusi in tutto il bacino del Mediterraneo, nel Nord Africa, nella Grecia, nell'Albania.

Fra i tanti nomi sardi con cui è conosciuta la Fillirea c'è anche Aladerru, cioè Alaterno, altra pianta endemica che però appartiene ad un'altra famiglia, e, nome più comune nel nostro sud, Arrideli.

E, a proposito di Arrideli, o meglio S'Arrideli, terminiamo con una domanda destinata ai cagliaritani più "datati", come me: vi ricorda qualcosa di Cagliari questo nome, S'Arrideli? 

Esatto, era il nome di una rosticceria vicino a piazza San Benedetto, famosissima fornitrice di polli arrosto, provenienti dalla omonima azienda agricola situata forse in comune di Terralba, in esercizio fra gli anni 50 e 60 del secolo scorso. Veramente ottimi, soprattutto per noi ragazzini del dopoguerra! 


  

domenica 21 dicembre 2025

Fra le tante bellezze del parco di Terramaini..........

 Vi presento due piante diverse dal solito, che forse non ci si aspetterebbe di trovare in un parco come Terramaini, ma che consolidano questo parco come uno dei fiori all'occhiello del verde cagliaritano. 

Vi rimando pertanto ai tanti post dedicati negli anni a questo luogo  se volete "ripassare" alcune delle specie arboree presenti, dai Ficus rubiginosa agli Schinus molle, dalle Lagerstroemia indica agli Ulivi, per non dire dei prati, e mi permetto di aggiungerne altre due, molto meno frequentate dal blog, anche se presenti.



Ecco una Dasylirion serratifolium con la sua lunga infiorescenza (post del 25/11/19), che sembra voler penetrare nella chioma di una Jacaranda.

Originaria del Messico, ora ben acclimatata anche da noi, ha foglie molto eleganti ed una bella fioritura, come si può vedere qui e meglio ancora nel post richiamato.  

E questo a destra, così arruffato e disordinato, è un Ginepro coccolone, Juniperus oxycedrus macrocarpa, che espone le sue "coccole aulenti", come avrebbe detto D'Annunzio nella sua famosa poesia.

E questa specie arbustiva non abbiamo bisogno di importarla dal Messico, dato che è un endemismo della nostra Isola, insieme con i fratelli Ginepro rosso e Ginepro fenicio (post del 29/11/13  e 21/1/14, fra gli altri). 

Legno molto ricercato per la sua bellezza e le sue caratteristiche, oggi il Ginepro è pianta protetta ed il suo utilizzo strettamente regolamentato a livello regionale. 


E, in conclusione,  rinnovo per l'ennesima volta la preghiera ai nostri amministratori del verde pubblico di predisporre le targhette di riconoscimento sulle piante, a cominciare dai parchi, come servizio per la cittadinanza.  

 

 


lunedì 8 dicembre 2025

Aveva voglia di crescere ........

 ...... E la ha pienamente soddisfatta, la sua voglia di crescere. Guardate qui sotto.


Si tratta di un esemplare straordinario di Dracena sangue di drago, Dracaena draco, che prima di decidersi a sviluppare una chioma di foglie e fiori ha sviluppato un fusto di molti metri, forse una decina.

Appare molto strano che il fusto solitario non si sia ramificato, anche se questo avviene dopo molti anni di vita; a meno che non si tratti  di un esemplare giovane, e questo sarebbe ancora più strano, data l'altezza!

Come che sia, è così peculiare questa pianta che non potevo non presentarvela, dopo aver ringraziato Stefano che mi ha mandato la fotografia: naturalmente non siamo in Sardegna né tantomeno a Cagliari, ma a latitudini molto inferiori, e precisamente nell'isola di Madera, in piano oceano atlantico.


E questa isola, di fronte al Marocco, non è troppo distante da Tenerife, dove vivono gli esemplari più grandi e più anziani del mondo.
La Dracena draco è presente anche a Cagliari, e ne abbiamo parlato tante volte, a partire dal 2011 (post del 10/6/11); anche da noi ci sono bellissimi esemplari, a partire da quelli dell'Orto Botanico, ma certamente non a fusto singolo e così alto; direi che quello in foto merita di essere apprezzato!


giovedì 27 novembre 2025

La fioritura invernale dell'Eriocefalo

 Che cosa c'è di meglio, in queste giornate parainvernali, o addirittura nettamente invernali anche se siamo ancora a novembre, che godere di una fioritura rara ed affasciante? 

A Cagliari è possibile, per esempio facendo due passi fino a piazza Pizzorno, a Montemixi, e salendo sul tetto del fortino, dove vivono una bella quantità di arbusti di Eriocephalus africanus, detto anche Rosmarino selvatico.


Ecco un arbusto che ha cominciato a produrre i corimbi di fiorellini, eleganti mazzetti per una fioritura che andrà avanti per almeno altri due mesi, in pieno periodo invernale, come si desume dai precedenti post dedicati a questo arbusto (post del 4/1/18  e del 25/1/21) 

Gli arbusti contornano praticamente tutta la piazzetta di forma quadrata, che, anche per il posizionamento sul tetto del fortino, ha un aspetto assolutamente peculiare.

Bisogna volerci andare dato che, se non si abita in zona, difficilmente si arriva qui se non per volontà esplicita; però vi assicuro che vale la pena, soprattutto in questo periodo.



 Ecco un altro arbusto di Eriocefalo, in un altro angolo della piazza, con sullo sfondo una Washingtonia filifera. 

L'Eriocefalo, come vi avevo detto presentandolo nei precedenti post citati, proviene dal Sud Africa, dove è comunissimo; appartiene alla famiglia delle Asteracee ed ha le foglie molto simili a quelle del Rosmarino, anche se più grassottelle. 

Il nettare dei fiori è utilizzato in erboristeria, e le farfalle ne sono attirate; insomma ha tante doti, e c'è da chiedersi come mai sia così raro in città. Comunque, proprio perché raro, vale la pena di andare a fargli visita, sul fortino di Montemixi.