Oggi il cesto dei post propone...

Oggi il cesto dei post propone... L'Orto Botanico, varietà e stagioni

post del 10 giugno 2011 - Dracaena draco
post del 23 luglio 2011 - Fior di Loto
post del 3 novembre 2010 - Ficus magnolioides
post del 5 settembre 2012 - Taxodium distichum
post del 26 ottobre 2012

sabato 22 gennaio 2022

Il Pino è brutto, ma il contorno.......

 


In realtà il Pino è decisamente brutto, un povero e sbilenco ciuffetto di aghi che a malapena si regge sospeso; ma mi serviva una scusa "verde" per condividere con voi una spiaggia meravigliosa ed uno splendido tramonto nostrano..... 

domenica 16 gennaio 2022

Il raro Kaki cittadino ed i suoi frutti invernali

 E' un albero molto raro in città il Kaki, Diospyros kaki, detto anche Diospiromentre è abbastanza presente nei paesi dell'interno, soprattutto in quelli in quota. E' questa differenza trova una spiegazione plausibile nel fatto che il periodo più bello di questa pianta è il pieno inverno, quando l'albero si spoglia e rimane nudo ma carico dei frutti sferici di colore arancio, che gli conferiscono un fascino irresistibile.

I frutti rimangono a lungo sulla pianta solo in presenza di temperature basse, riscontrabili in paesi dell'interno come Sadali o Gavoi (post del 10/1/12  e del 13/1/14), mentre le più alte temperature cittadine portano ad un più veloce deperimento.

Detto questo, anche in città il Kaki sa offrire un bello spettacolo, come avevamo visto nel periodo autunnale (post del 8/10/12), quando i frutti ancora verdi si accompagnano con le belle foglie. 

Rimaneva sospesa, per il Kaki cittadino, la verifica della resistenza sull'albero dei frutti maturi; oggi possiamo fare questa verifica, con un altro esemplare di questo alberello che ho incontrato i giorni scorsi, in via Tommaseo.


Devo dire che anche il Kaki cittadino se la cava bene, come dimostra la foto; complici i giorni di maestrale e di freddo, molti frutti invernali fanno la loro bella figura, anche se alcuni cominciano a mostrare segni di cedimento.

In definitiva possiamo dire che è apprezzabile anche a Cagliari il raro albero di Kaki, ma che per godere appieno del suo fascino invernale dobbiamo salire in quota.  

 

domenica 9 gennaio 2022

La piccola Araucaria mascotte di Marina Piccola

C'è una Araucaria excelsa a Marina Piccola, della quale vi ho parlato alcuni anni fa (post del 10/12/16): è l'unico esemplare del porticciolo, ma è anche l'avamposto della numerosa famiglia di suoi simili che abita da decenni il nostro splendido lungomare del Poetto, che proprio da Marina Piccola comincia.


Questa Araucaria non è alta, e non può vantare la simmetria dei rami e l'andamento piramidale tipico delle sue sorelle; e allora, perché ho deciso di assegnarle l'attributo di mascotte per tutta la comunità verde del porticciolo?

Innanzitutto è posizionata strategicamente all'ingresso del porticciolo, e poi è un esemplare femmina e carico di coni (i frutti, detti tecnicamente strobili), che mostra orgogliosamente ai passanti, ben visibili e non troppo in alto; insomma, è generosa e simpatica e quindi merita l'attributo, già peraltro da me assegnato in precedenza ad altre piante senza badare alla bellezza (p.es. il Ginkgo di piazza Giovanni XXIII, il Carrubo di piazza Garibaldi, il Ficus elastica di piazza Costituzione, il Platano di piazza Islanda, la Fitolacca del parco Cipla ........).

 

 
Ecco allora, fra i tanti presenti attualmente, uno strobilo del nostro campione, in posizione eretta in mezzo ai rametti con le foglie squamose; come si vede, anche i rametti hanno un assetto un poco disordinato, non propongono la simmetria tipica delle Araucarie.

Comunque, se volete apprezzare esemplari grandi e di bell'aspetto, e dato che la nostra mascotte odierna non è gelosa, vi rimando ai tanti trattati nel blog, anche sfruttando i vantaggi offerti dalla loro altezza (per es. post del 26/10/175/2/1520/10/20 ), altezza che offre a chi guarda l'albero il valore aggiunto di cielo, nuvole, luna. 

 


  

sabato 1 gennaio 2022

Il Corbezzolo, fra mare e campagna

E' un arbusto molto comune in tutta la nostra Isola, il Corbezzolo, Arbutus unedo. Componente tipico della nostra macchia mediterranea, molto utilizzato dai nostri avi per svariati utilizzi, sia nella medicina popolare che per usi legati alle attività agricole (per esempio per il sostegno delle viti, data la robustezza dei suoi tronchi).

E naturalmente venivano e vengono tuttora utilizzati anche i suoi frutti rossi, appunto i corbezzoli, sia per essere gustati tali e quali, sia per produrre marmellate o liquori; e non piace solo agli umani, ma anche alle api che producono con il corbezzolo il prelibato miele amaro. E le sue foglie sono utilizzate anche da una specie di farfalla (post del 3/9/20) che ci cresce la sua prole.

E quindi dobbiamo ricordarlo ogni tanto, questo arbusto così comune e pure dotato di tanti pregi.

La presenza del Corbezzolo, dicevamo, è quasi ovunque, anche nei terreni vicino al mare, come nel caso della fotografia a fianco, ripresa a pochi metri da una splendida spiaggia di Santa Margherita di Pula.

Si vede un solo frutto in questa foto, per non distogliere l'attenzione dai bellissimi fiori, piccoli orci cerosi con la pancia gonfia, riuniti in gruppi e mollemente penzolanti a testa in giù.

Si potrebbe dire tanto di questo bellissimo arbusto, citando anche la sua resistenza al fuoco, la capacità di ricrescita ed il servizio di consolidamento dei terreni, ma non voglio annoiarvi e vi rimando ai post precedenti, compreso quello citato sopra.





Mi sembra però corretto, avendo parlato di una splendida spiaggia a pochi metri del Corbezzolo fotografato, rafforzare il giudizio con una fotografia di spiaggia e mare al tramonto.

Si conferma una volta di più  che il nostro inverno sa offrire grandi occasioni per apprezzare la natura anche a due passi dalla città, fra mare e campagna.


lunedì 27 dicembre 2021

I bouquet della Schefflera

La Schefflera arboricola è una delle piante da me definite "scappate di casa", una brigata che comprende, oltre alla suddetta, i Ficus elastica e benjamina, la Fatsia japonica, la Monstera deliciosa .... 

Tutte piante che sono nate e continuano ad essere vendute ed a vivere decorosamene come piante d'appartamento ma che sono state capaci, in climi sub tropicali come il nostro, di adattarsi a vivere anche all'esterno, dimostrando altresì capacità di sviluppo notevoli; basti pensare ai Ficus, che raggiungono dimensioni da albero con tronchi poderosi e chiome amplissime.

E hanno dimostrato non solo capacità di sviluppo dimensionali, ma anche di completamento del ciclo vitale, producendo fiori e frutti che invece sono rarissimi nella vita d'appartamento.

E questo succede soprattutto alla Schefflera, che in qualche caso di vita esterna non solo produce frutti, ma addirittura lo fa sia in estate che in inverno, in prossimità dei solstizi.

Ed ecco la dimostrazione dell'assunto, con la bella Schefflera di via Monteverdi, che vi ho già presentato in versione estiva (post del 15/7/18), qui invece ripresa alcuni giorni fa con i suoi bouquet invernali.

Ho definito bouquet le pannocchie di fruttini, in realtà piccole bacche accostate l'una all'altra, per l'accoppiamento di colori che le singole bacche presentano, a seconda del grado di maturazione, colori che vanno dal verde al giallo all'arancio al rosso, fino al nero.


 
Ed ecco il dettaglio di una pannocchia e di alcuni dei colori che i fruttini assumono; purtroppo nella fotografia i colori sono un poco impastati, ma posso assicurare che l'insieme è veramente gradevole, e ricorda appunto un bouquet da sposa.

Ricordo, per completezza, di aver già presentato un altro enorme esemplare cagliaritano, in via Pacioli (post del 25/8/19), ed uno in piena fruttificazione invernale nel paese di Collinas (post del 17/12/15).

Insomma, se avete una Schefflera in salotto che vi da poche soddisfazioni, sapete che potete offrirle una seconda opportunità, lasciandola scappare all'aperto!


lunedì 20 dicembre 2021

A volte anche in un centro commerciale, un Viburno.....

 Lo scopo per cui si va in un centro commerciale è quello di comprare, o di guardare le merci esposte, o di incontrare gli amici e passeggiare all'interno del centro medesimo.

Ma talvolta, e per fortuna aggiungo io, si può andare in un centro commerciale anche per guardare ed apprezzare non un oggetto fatto da mani o da macchine, ma un prodotto della natura.

E questo è quello che è capitato a me, al centro commerciale Le Vele, e precisamente nello spiazzo che collega la zona cinema multisala con la zona propriamente commerciale.

Sono stato colpito dalla bellezza delle grosse vasche cariche di piante, ed in particolare da alcuni arbusti in bella vista, che stanno per fiorire.

Eccone qua uno, che mostra orgoglioso i corimbi terminali rosei carichi di boccioli, che si preparano ad esplodere con la bella e vistosa fioritura invernale. 

Si tratta di un Viburnum tinus (post del 6/3/11) , Viburno o Lentaggine in italiano, Meliana in campidanese; è un arbusto dalle tante qualità, a cominciare dalla bellezza dei fiori, già gradevoli quando sono in boccio, come in foto.

E' poi una pianta che cresce spontanea nella nostra Sardegna, e le sue bacche blu metallico sono molto gradite dagli uccelli.

La fioritura ha una lunga durata, se è vero che comincia adesso e può andare avanti fino a marzo o ad aprile, come dimostrano le foto del post citato. I fiorellini sono bianchi, soffusi di rosa quando sbocciano, e vedere insieme, vicini, boccioli e fiori aperti, con le varie sfumature di colore, è un vero godimento per gli occhi.  

Insomma, il suggerimento è che ciascuno di noi, anche durante la caccia frenetica all'ultimo regalo di Natale, si lasci distrarre dalla bellezza naturale che, a volte, si può trovare anche nel perimetro di un centro commerciale. 


  

martedì 14 dicembre 2021

Arriva l'inverno, e lo splendido oro dei Ginkgo

 E' irresistibile. Non si riesce a resistere ad un moto di emozione per un Ginkgo biloba che si veste d'oro, tanto più quando è illuminato dal sole. E quest'anno, che il sole si è fatto attendere a lungo, preceduto da tanti giorni di pioggia, l'emozione è ancora maggiore, e ci consola della mancanza di un vero e proprio foliage nella nostra città.

Per fortuna che la presenza di questi alberi a Cagliari sta aumentando, a cominciare dai giovani esemplari di piazza Giovanni XXIII.



Eccolo allora quello che è il capostipite dei Ginkgo di piazza Giovanni, già eternato nel blog, tanti anni fa (post del 9/12/10); non è cresciuto molto da allora, ma sappiamo che questi alberi hanno una crescita molto lenta, che ne impreziosisce il valore.

Ebbene, questo esemplare per quanto piccolino ha il ruolo di capostipite, dopo che da qualche anno sono stati piantati dietro di lui diversi altri esemplari  (post del 14/6/19), che appaiono in buona salute.

Una scelta giusta da parte dei giardinieri comunali, che hanno sostituito vecchi alberi, Pini e Jacarande, arrivati a fine vita. 




E naturalmente, parlando di Ginkgo, non possiamo trascurare i due fratelli di piazza Repubblica, gli esemplari più rappresentativi e probabilmente più grandi della città, tante volte trattati dal blog anche in relazione alla loro età (post del 28/1/20).

Pensate che ci accompagnano da un'ottantina di anni, tanti per noi ma pochissimi per loro, che possono vivere centinaia di anni.

Quindi lunga vita ai Ginkgo ed agli umani loro compagni di esistenza, soprattutto a quelli che sanno apprezzare e rispettare questi meravigliosi esseri viventi! 

venerdì 10 dicembre 2021

I diritti delle piante, a cominciare dalle Querce

Il post odierno prende lo spunto da un articolo che ho letto recentemente, scritto da Alessandra Viola, valente e nota giornalista specializzata in tematiche ambientali, riguardanti in particolare le piante ed i loro diritti, riconosciuti ma  soprattutto negati.

L'articolo della Viola prende lo spunto dalla notizia che per la ricostruzione del tetto della cattedrale parigina di Notre Dame, distrutto da un incendio nel 2019, saranno abbattute circa 2000 Querce sane, alcune con oltre due secoli di vita.

La domanda in estrema sintesi è: come è possibile che la volontà di ricostruire utilizzando materiali originari, nel caso specifico il legno di Quercia, debba passare sopra alla sopravvivenza di 2000 esseri viventi, tanto più se dotati del valore intrinseco di vecchie Querce? Non era possibile valutare l'utilizzo di materiali alternativi, anche per non negare la rivoluzione verde, tanto sbandierata da molti governi europei, a cominciare da quello francese?

Per capire le dimensioni del danno di cui stiamo parlando, vi voglio presentare alcune Querce delle quali vi ho raccontato nel corso degli anni, in vari post a loro dedicati. Ricordo altresì che la Quercia è uno degli alberi al quale è riconosciuto un rapporto strettissimo e plurimillenario con gli esseri umani (post del 24/4/14, fra gli altri). Ecco il piccolo reportage fotografico.


Particolare di una Quercia da sughero, Quercus suber, fotografata sul monte Linas nel dicembre del 2011. Anche quell'anno doveva essere piovuto molto, per consentire alle felci di trovare un incavo arboreo adatto a vivere. 




E questa a destra è una Farnia, Quercus robur, e precisamente l'esemplare dell'Exma (post del 2/8/13, fra gli altri); una specie di Quercia molto rara in Sardegna ed a Cagliari, e invece molto comune in tutta Europa. E' probabilmente la specie di albero che sarà utilizzata per la ricostruzione del tetto di Notre-Dame. 


Ed allora eccola un'altra Farnia meravigliosa, nel pieno del foliage autunnale; naturalmente questa non è sarda, ma vive nel nord dell'Inghilterra, e precisamente ai bordi del lago Windermere.
  



Questo a destra è invece l'affascinante scheletro di una nostra Roverella, Quercus pubescens, parente stretto della Farnia e, questa sì, molto comune (nonostante le razzie dell'ottocento) nelle nostre belle campagne. Vive a Tadasuni, nell'oristanese, e qui è ripresa in febbraio, in pieno riposo vegetativo.




E, per finire con una immagine dolce e quasi natalizia, tre galle disposte simmetricamente quasi a simulare un fiore, in questa Farnia.
In realtà queste simpatiche palline aiutano la Quercia a proteggersi da insetti che potrebbero essere pericolosi (post del 15/10/20).




Adesso che, spero, avrete apprezzato queste immagini e la bellezza degli alberi, chiedetevi quanto è corretto che l'uomo abbatta 2000 Querce per ripristinare un soffitto, per quanto di una meravigliosa cattedrale nel cuore parigino. Io concordo con la giornalista Viola, e con la sua convinzione della assoluta necessità di promuovere una Dichiarazione universale dei diritti delle piante.

Pensate che le piante costituiscono più dell'80% di ciò che è vivo nel nostro Pianeta, e che, inutile ricordarlo, senza le piante l'uomo non potrebbe sopravvivere, semplicemente.
Considerare le piante come meri oggetti, al più risorse, delle quali disporre in maniera assoluta da parte di chi ne ha la proprietà, non può più essere considerato un assioma, addirittura declinato nei sistemi giuridici che regolano diritti e doveri negli stati.

La pianta è una nostra compagna di vita, si custodisce e si tramanda, non si tradisce abbattendola, se non per validi e riconosciuti motivi; dovrebbe avere dei diritti ben individuati come già è avvenuto per altri ecosistemi della Natura (fiumi, foreste.....). Anche io, nel mio piccolissimo ambito, avevo esposto il problema della protezione di alberi cittadini di interesse generale, anche se viventi in proprietà private (post del 7/12/13, fra gli altri).

Bene, mi fermo qui anche se ci sarebbe tanto da dire; spero di aver offerto uno stimolo  di riflessione anche per problematiche che ci riguardano da vicino, come per esempio gli alberi di viale Trieste. Ricordiamoci sempre che non si può banalmente giustificare l'abbattimento di un albero, magari con 100 anni di vita ed una chioma enorme, dicendo che tanto se ne mette un altro: non stiamo parlando di oggetti qualsiasi, porca miseria!  
    

giovedì 2 dicembre 2021

Ulivi e Melograni, all'Orto dei Cappuccini

 Sfruttando una mattinata di sole, cosa rara in questo autunno cagliaritano super piovoso, ho voluto fare un giro all'Orto dei Cappuccini (post del 4/6/16), per vivere il fascino di questo luogo. Purtroppo mancava il silenzio, dato che si sta procedendo al consolidamento della parete calcarea accompagnato dal "canto" dei martelli pneumatici, ma per il resto il fascino di cui vi avevo parlato nel 2016 c'è ancora tutto.



E partiamo allora da uno scrigno che si è aperto, una piccola melagrana  che mostra i suoi succosi arilli rossi che proteggono il semino bianco.

Ci sono tanti alberelli di Melograno, Punica granatum,  in questo giardino: nel post citato sostenevo che la sola presenza di queste piante meritava una passeggiata, in periodo di piena fioritura; confermo quel giudizio, e lo estendo al periodo di fruttificazione, che dall'inizio dell'autunno perdura fino ad ora.



E che dire allora del grande vecchio Ulivo che si staglia sullo sfondo dell'ampio prato? Una meraviglia della Natura, che fra l'altro aiuta a proteggere i visitatori dalla vista delle palazzine retrostanti. 

Sono tanti gli Ulivi che valorizzano questo luogo, molti certamente molto anziani, immagino pluricentenari; la loro bellezza spesso non è data dalla chioma, ma dal bellissimo tronco segnato dai decenni, e che resiste a vivere, magari con pochi rami  ma con tanta gloria per la lunga vita trascorsa ad offrire compagnia a molte generazioni di umani.



Questo esemplare, che si trova vicino all'ingresso dell'Orto, è costituito da un vecchio tronco che ha saputo ridiventare albero, probabilmente aiutato da mani sapienti di giardiniere, fino a riproporre una chioma costituita dai rami che si dipartono dal residuo di una precedente vita.

Sembra che offra la sua protezione, se non l'ombra peraltro non richiesta in questi giorni, ai due umani che meditano e leggono seduti in panchina, sfruttando il tepore del sole.

E, al di là degli aspetti poetici delle piante che vi ho presentato e delle tante altre presenti in questo luogo, l'Orto mantiene la sua funzione originaria, con gli spazi dedicati alla coltivazione di erbe aromatiche e piante orticole. 

Ribadisco dunque il fascino di questo luogo, nel quale alle piante si aggiungono molte vestigia del passato, che per ora si intravedono soltanto, ma che sono in fase di sistemazione per una prossima disponibilità pubblica.


venerdì 26 novembre 2021

Un nuovo ed interessante anziano ospite di fronte al parco Vannelli

 Recentemente (post del 5/11/21) ho espresso alcune critiche sulla gestione spicciola del parco Vannelli. 

Pur non avendo motivo per ritirare tali critiche (la situazione è rimasta ad oggi assolutamente inalterata), vi voglio comunicare una buona notizia: nell'ampio prato di fronte al parco, spazio gradevole e ormai ben dotato di alberi, fra cui diverse Lagerstroemie (post del 6/8/17), è stato trapiantato un vecchio Schinus molle.


Eccolo qui, circondato dalla recinzione di sicurezza, in attesa che le radici riprendano a fare il loro mestiere ancorandolo alla sua nuova sede.

Lo Schinus molle è un albero molto trattato nel blog, che io apprezzo sia per il gradevole aspetto e le piccole bacche rosse, ma anche per la velocità di crescita: basti vedere le dimensioni che hanno acquisito alcuni esemplari delle recenti piazze del quartiere (post del 4/4/17).

Se tanto mi da tanto questo scheletro, sicuramente di un albero piuttosto anziano data la dimensione del tronco, potrà facilmente trasformarsi in una splendida realtà verde, dalla ampia chioma ricadente.

Se qualcuno si chiedesse come ho fatto ad individuare che si tratta di uno Schinus molle, potrei farmi grosso dicendogli che lo ho riconosciuto dal tronco e dalla corteccia, ma non sarebbe la verità, per lo meno non tutta.

 


In realtà lo ho riconosciuto da alcuni rametti residui, che sono stati correttamente lasciati attaccati alle branche per facilitare la ripresa vegetativa; lo si può notare dalla foto accanto, la quale evidenzia anche i tutori che devono tenere dritta la pianta in questa prima fase di adattamento.

Auguri allora al nuovo gradito inquilino, un giovanissimo anziano che speriamo si possa rendere autonomo ed emettere nuovi getti in breve tempo!


sabato 20 novembre 2021

Un altro Patriarca urbano

Sì, lo so che il termine Patriarca per gli alberi è un poco abusato, ma è il primo appellativo che mi è venuto in mente guardando con attenzione l'albero che vi presento oggi, che si va ad aggiungere ad una serie di fratelli già presentati: parlo del Ficus magnolioides (o macrophilla) che troneggia subito dopo  l'ingresso inferiore del parco di Bonaria, occupando con la proiezione della sua enorme chioma anche tutta la carreggiata del viale omonimo che scende dalla chiesa.



Non ho provato nemmeno a fotografarlo intero, forse si può fare solo dall'alto, ma ve lo mostro dal basso, come può apprezzarlo chiunque di noi si trovi ad entrare in questo piccolo parco di grande fascino (post 4/10/19, fra gli altri).

E poi, anche l'intrico di radici affioranti dal terreno, che si incrociano con le radici avventizie ricadenti dall'alto, è un bel vedere. Al riguardo, noto che per fortuna questo albero è stato lasciato abbastanza libero di espandersi e di mostrarsi da vicino in tutte le sue parti, contrariamente alla "clausura" ed alla copertura di sassolini imposta ai fratelli di piazza Matteotti (post del 20/7/20 e precedenti), cha ancora grida vendetta.






Allora, approfittando della libertà lasciata a questo Ficus di provvedere alle sue necessità, ecco una immagine che mostra il percorso di una grossa radice aerea, di cui l'albero si è dotato per sostenersi e provvedere al meglio al trasporto della linfa.

Al riguardo un altro fratello che merita di essere ricordato è quello di piazza Matteotti che guarda verso via Roma, addirittura circondato dalle radici aeree (post del 12/4/18).




Naturalmente, quando avrete finito di apprezzare il Patriarca da terra, lasciatevi il tempo per salire in cima al parco, ed apprezzare la città dal cielo, con scorci come questo!

 

 


lunedì 15 novembre 2021

Il Lentisco ed i suoi frutti

 Il Lentisco, Pistacia lentiscus, è una essenza comune in Sardegna, anzi comunissima, forse la pianta più presente fra quelle che costituiscono la nostra tipica macchia mediterranea bassa, costituita anche da Mirto, Cisto, Fillirea.

Una pianta presente ovunque in campagna, ma anche nei parchi cittadini cagliaritani e perfino nei giardini privati, dato che è di aspetto gradevole e molto rustica, sopportando perfino potature e squadrature a siepe. 

Però, nonostante sia così presente, o forse proprio per questo, la "consideriamo" poco, facendo così un torto anche ai nostri avi, che la hanno apprezzata ed utilizzata nei secoli in tantissimi modi.

E allora, mettiamoci un poco di rimedio.


Ecco un ramo di Lentisco nelle campagne di Pula, con le drupe rosse attaccate ai rami con brevi peduncoli; diventeranno nere a maturazione completa.

Le drupe assomigliano a quelle dello Schinus molle con il quale esiste in effetti una parentela (post 8/12/10), dato che appartengono alla stessa famiglia, quella delle Anacardiacee, alla quale appartiene anche il Terebinto, nonché la pianta dei pistacchi, Pistacia vera, e quella degli anacardi, Anacardium occidentale. Come si vede, una famiglia piuttosto interessante, anche da un punto di vista alimentare.

Ed in effetti anche il nostro Lentisco ha avuto un uso alimentare con produzione di olio per aromatizzare e condire, olio che si trova in commercio anche oggi, e di un mastice che veniva utilizzato alla stregua di gomma americana.

Molto usato anche in medicina popolare, per curare le ferite, per il mal di denti, addirittura per "igienizzare" i piedi! Con i rametti poi, che hanno la caratteristica di essere molto flessibili (da cui uno dei nomi sardi di Moddizzi) si producevano cesti ed altri prodotti. Insomma, come dicevo, i nostri avi, avendo a disposizione questo arbusto fuori dall'uscio di casa in quantità infinita, hanno imparato a sfruttarne tutte le possibilità.

In definitiva, anche per noi contemporanei  un compagno di vita da rispettare ed anche da apprezzare, soprattutto quando fruttifica!      


martedì 9 novembre 2021

Continua a piovere, e fra le conseguenze .....

Cominciano a spuntare i funghi, anche se per la vera produzione nei boschi bisognerà aspettare qualche bella giornata di sole. 

Ma alcune specie hanno fretta, e vengono fuori anche senza il sole. Purtroppo sono normalmente le specie peggiori dal punto di vista della commestibilità, e magari sono anche funghi dannosi per le specie arboree di cui sono parassiti.

Propongo come esempio un gruppo di funghi, che credo essere Clitocybe olearia (il cui nome già crea l'accoppiamento con la pianta), che è cresciuto ai piedi di un Olivo del Parco Vannelli. 

Gli Olivi di questo parco, come ho accennato nel post precedente (post del 5/11/21), sono malati ed in cattive condizioni, e questo non fa eccezione, anche se non credo che sotto questo aspetto il fungo parassita abbia grandi responsabilità. 

Comunque i funghi in questione sono tossici, e pertanto di nessun interesse per l'essere umano, se non per la valenza estetica della macchia di colore e per il tocco di atmosfera campagnola che portano con sé anche in piena città.


venerdì 5 novembre 2021

Maggiore attenzione nella cura del Parco Vannelli, per favore!

Il Parco Vannelli richiede maggiore attenzione gestionale da parte degli addetti, questo è certo; non solo lui, ma lui in modo particolare, dato che è piccolo e gli interventi sono più facili, e poi per il rispetto dovuto dalla città (e da me!) al grande botanico di cui porta il nome.

Si dirà: i fondi sono pochi, e non si riesce a stare dietro a tutte le necessità, ma io ribatto: qui non si tratta di fondi ma di piccoli interventi praticamente gratuiti. Ho parlato infatti di semplice attenzione da parte di un giardiniere, e non di grandi manutenzioni.

Esemplifico con due casi che mi sono balzati agli occhi in una recente visita.


Si intravede qui il bel cespuglio della Mahonia japonica del quale vi ho già parlato (post del 31/12/18), pianta con belle foglie e bellissimi fiori, tanto più apprezzabile in quanto abbastanza rara; ebbene, dal cartello posto davanti viene definita come Syagrus romanzoffiana, un tipo di Palma del quale vi ho parlato (post del 18/1/16), con il quale la Mahonia non è minimamente parente.

Ora, io non so se sia un errore o lo scherzo di un buontempone che ha sostituito il cartello, ma so per certo che un giardiniere addetto potrebbe rimettere le cose a posto in quattro e quattr'otto, o no?





Per rimettere a posto l'umore, godiamoci allora la bella Mahonia che, anche con il nome sbagliato, si sta preparando alla fioritura; per godere delle sue spighe cariche di fiorellini gialli segnatevi una visita a dicembre.





Ecco adesso il secondo caso di attenzione mancata, che vi propongo qui sotto.


Siamo nell'area didattica, che nelle intenzioni dei progettisti doveva servire a far conoscere soprattutto ai più giovani alcune delle piante aromatiche più comuni in Sardegna.

Il progetto è fallito quasi subito, e negli anni le piantine aromatiche sono progressivamente scomparse; ma allora, mi chiedo, perché non far sparire anche i relativi cartelli (quelli in foto sono dedicati a Elicriso e Santolina) che oggi indicano il nulla? Mi pare anche una questione di rispetto nei confronti del frequentatore interessato a queste essenze; e poi: quanto costa un intervento di eliminazione di questi inutili cartelli?

Insomma, è solo un problema di attenzione, non di costi: certo se parlassimo degli Olmi e degli Ulivi che nel parco sono in cattive condizioni, sarebbe anche un problema di manutenzioni e cure lunghe e costose, e infatti di questo oggi non vi parlo, e mi limito alle segnalazioni fatte, piccole ma con una loro importanza.




 


  


lunedì 1 novembre 2021

Una Beaucarnea fiorita!

 E se lo merita il punto esclamativo la fioritura che vi presento oggi, dato che la Beaucarnea recurvata (già Nolina recurvata) fiorisce molto raramente, e  la fioritura si presenta soprattutto in piante anziane e coltivate all'interno.

Invece il nostro esemplare fiorito si trova all'esterno, in un giardino privato di via Sanna Randaccio 79, accostato alla recinzione verso la strada.


Purtroppo la posizione impedisce di godere appieno la bellezza di questa pianta, che si trova stranamente in vaso pur essendo molto grande, sicuramente di altezza superiore ai due metri.

Ricordo che la Beaucarnea coltivata all'aperto è rappresentata dall'esemplare pubblico del giardinetto del Banco di Sardegna in viale Bonaria (post del 17/1/11 e del 2/6/21 ), probabilmente il più anziano e grande della città.

Naturalmente ci sono begli esemplari nel reparto delle succulente all'Orto Botanico (post 18/3/14), e pochi altri se ne vedono in giro; peccato, perché si tratta di una pianta molto elegante, con il suo piede rigonfio ed i ciuffi di foglie dal portamento a cascata.


Ma torniamo all'esemplare scoperto oggi ed alla sua infiorescenza, che vediamo in primo piano a destra: è costituita da una pannocchia di piccoli fiori dal colore giallo, che si erge al di sopra delle foglie.

Ricordo che la Beaucarnea, di solito di piccole dimensioni, è molto conosciuta come pianta da interno, ed è appellata con il nome comune di mangiafumo, per la sua caratteristica di assorbire il fumo senza soffrirne. La sua vita all'esterno è fra l'altro limitata dal fatto che teme il freddo, e non sopporta temperature a lungo inferiori ai 7 °C; una condizione certamente poco frequente a Cagliari, e della quale comunque il nostro esemplare odierno si è negli anni bellamente infischiato, crescendo bello e sano.