Post in evidenza

I Giardini Pubblici, fra luci ed ombre

 I Giardini Pubblici sono il parco urbano forse più noto della città, dove intere generazioni di cagliaritani sono cresciute correndo e gioc...

mercoledì 30 settembre 2015

Anche il Cipresso calvo di Monte Urpinu è cresciuto!

L'altro giorno, quando ho parlato dello splendido Acero saccarino di Monte Urpinu e della sua crescita (post del 25/9/15), ho dimenticato di citare un'altra crescita, forse ancora più interessante: quella dell'unico fratello cittadino dello splendido Taxodium distichum,  Cipresso calvo o delle paludi, dell'Orto Botanico.

Questo fratello vive a Monte Urpinu, non molto distante dall'Acero, e lo avevamo fotografato (post del 27/9/12), appunto nello stesso post dell'Acero, giovanissimo virgulto circondato da opportuna protezione, come si vede dalla foto di allora che per comodità ripropongo.

 Eccolo qui nella foto del 2012, piantato al bordo del ruscelletto per consentirgli di sviluppare le radici speciali (pneumatofori)  che gli permetteranno di captare l'ossigeno anche in presenza di elevato ristagno d'acqua.



Era poco più che una scommessa per i giardinieri di Monte Urpinu; ebbene, ora possiamo dire che la scommessa è stata vinta.

La foto di  destra lo riprende oggi: si è liberato della protezione, è ben cresciuto in altezza, e soprattutto appare molto sano, con il suo colore verde chiaro uniforme.









Guardate la bellezza delle sue foglioline, aghi appiattiti inseriti fitti fitti, in file opposte, sui rametti (da cui il "cognome" distichum).


Insomma, una bella accoppiata di rarità, il Cipresso calvo e l'Acero saccarino, altro che i soliti vecchi Pini, come scherzava il titolo del citato post del 2012!

lunedì 28 settembre 2015

Delitto, pentimento e riscatto

Questo post, a cominciare dal titolo che sembra preso pari pari da un romanzo ottocentesco, racconta una storiella del tutto inventata per quanto riguarda i sentimenti, ma basata su fatti certi ed inoppugnabili per quanto riguarda i protagonisti, che guarda caso sono gli alberi di un giardino.

I fatti si svolgono fra gli anni a cavallo del nuovo secolo e l'oggi, e riguardano il giardino privato, ma aperto alla vista di tutti, situato fra via Dante e via De Gioannis.

Delitto

Viveva in questo giardino, appartenente fino alla fine del secolo scorso all'Istituto Biochimico Sardo, una splendida Fitolacca, anziana, enorme e disordinata, come tutte le Fitolacche lasciate libere di espandersi. Era così grande che la si poteva ammirare sia da via Dante che da via De Gioannis.

Al cambiamento di proprietà e con i lavori di rinnovo, quando venne il momento di predisporre i parcheggi sotterranei, la Fitolacca venne brutalmente rottamata, senza nemmeno considerare la possibilità di lasciarla in vita, trovandole magari una nuova sistemazione.

Pentimento

Dopo aver giustiziato il grande albero, qualcosa toccò il cuore dei proprietari che, pentiti, decisero di riparare al delitto commesso, ordinando alla ditta specializzata di piantumare ben 3 esemplari di Fitolacca nel giardino rinnovato. Di questo demmo atto in un vecchio post (post del 18/10/11), che rinfreschiamo con le foto sottostanti.



Vista d'insieme delle nuove installazioni verdi in corso nel 2011



Particolare delle 3 Fitolacche appena piantate nel 2011, semplici giovani fusti con ciuffetti di foglie in cima.





Riscatto

Il pentimento e le piantumazioni hanno dato i loro frutti, ed i tronchetti del 2011 si sono trasformati in grandi alberi, come si può vedere dalla foto sottostante.


E non sono solo le Fitolacche ad abbellire il giardino, ma anche esemplari di Tipuana speciosa, Schinus molle, eleganti Strelitzie, Palme, slanciati Pini d'Aleppo residuo del vecchio giardino.

Insomma proprio un bello spazio verde, che offre pieno riscatto al delitto a suo tempo commesso, e che per avere pieno riconoscimento dovrebbe consentire il libero accesso al pubblico, naturalmente con tutte le limitazioni del caso; sarebbe un bel segno finale di pacificazione, ed un degno finale per la storiellina che vi ho raccontato.

venerdì 25 settembre 2015

Il raro arbusto di Monte Urpinu si è fatto grande

Torniamo a parlare, e con piacere, degli Aceri e della loro grande famiglia, le Aceraceae. E torniamo a parlarne nonostante che, o forse proprio perché, sono alberi molto rari in città.

Gli Aceri delle varie specie sono normalmente alberi molto belli, sia per la foglia, spesso lobata e con margini dentati,  sia per il frutto, costituito da samare doppie che paiono farfalline con ali variamente aperte. Le foglie sono caduche, e gli Aceri sono fra gli alberi che si spogliano con maggiore eleganza, dando luogo alle splendide colorazioni autunnali precedenti alla caduta delle foglie.

Cagliari, lo abbiamo detto, non è città adatta agli Aceri, tanto più è giusto dedicare attenzione ai pochi esemplari presenti. Abbiamo identificato l'Acero negundo (post del 17/5/11), l'Acero giapponese in vaso (post del 26/4/11), l'Acero campestre (post 20/6/13) e quello che sicuramente è il più raro, l'Acero saccarino (post del 27/9/12).


Ed eccolo qui il nostro protagonista odierno, l'Acer saccharinum  che vive nella parte bassa di Monte Urpinu.

Dire che si è fatto grande è forse una esagerazione, soprattutto se lo confrontiamo con il grande Olmo sullo sfondo, ma ha assunto le sembianze di un albero, e se mi ricordo il piccolo e gracile arbusto di 3 anni fa devo dire che il risultato è notevole.


Ecco a destra le grandi foglie pentalobate con l'apice molto pronunciato.

Ancora non ha fruttificato, forse è troppo giovane, ma lo aspettiamo al varco; trattandosi di una specie a rapida crescita, anche se il nostro finora non lo ha dimostrato, speriamo che diventi adulto in fretta, e che ci dia magari qualche segno autunnale di foliage, che i suoi fratelli americani e del nord Europa sanno fare così bene!

lunedì 21 settembre 2015

Ritorna la meravigliosa fioritura della Chorisia

E' un appuntamento da non mancare, tutti gli anni in questo periodo, quello della fioritura delle Chorisie, che abbelliscono vari angoli della città.

Io prediligo, come i lettori più affezionati sanno, gli alberi di via Sabotino, i più grandi e belli della città: ma naturalmente, a seconda delle preferenze e delle esigenze di contesto, si possono ammirare l'esemplare della Cittadella, quelli di via Curie, i piccoli di via Fleming (post 29/6/12), quello bellissimo della retrostante piazza Garau (post del 29/1/13), e così via.

Ma torniamo a noi, e cioè a via Sabotino

Ecco un particolare dell'albero dai fiori rosa, la cui chioma si sovrappone e si confonde con la sorella dai fiori bianchi, più grande ma meno generosa nella fioritura.

Faccio notare le numerose palline verdi, i boccioli pronti ad aprirsi e dispiegare i meravigliosi petali.



E guardate che bella struttura e ramificazione ragguardevole hanno questi alberi, è un piacere anche guardarli da sotto.




E le spine, o meglio gli aculei conici che ricoprono i rami, e che abbelliscono il blog costituendone lo sfondo?

Le ho elogiate da poco, le spine (post del 10/9/15), e mi fa piacere proporvi quelle della Chorisia nella foto a sinistra.






E infine un omaggio anche ai fiori bianchi, belli anche se forse un po' più fragili e destrutturati di quelli rosa; piccolezze, sono comunque splendidi.

giovedì 17 settembre 2015

La cascata di perle

Ieri non c'erano, oggi all'improvviso le notiamo; sono migliaia e migliaia, riempiono gli alberi ed il nostro sguardo ammirato. Sono i frutti della Sophora japonica, albero ben presente a Cagliari e del quale abbiamo parlato più volte (p.es. post del 20/9/13).

E riprendo volutamente l'immagine della cascata di perle utilizzata nel post citato, a sua volta mutuata dalla cascata di diamanti di James Bond del 1971, perché mi sembra tuttora rispondente a questo spettacolo di perle opalescenti racchiuse nei gonfi baccelli strozzati.

Oggi dedichiamo la nostra attenzione all'esemplare, maestoso, di piazza Repubblica, dove finisce via Tuveri.



Eccolo a destra nella vista d'insieme, questo esemplare che si va ad aggiungere ai tanti già citati, da via Cugia e via Carboni Boy, la matriarca di Stampace, i vari parchi, via Fracastoro e così via.

E' un vero spettacolo per la città, che appena messo a fuoco non ci abbandona più, dato che i nostri occhi lo vanno a cercare nei vari luoghi che frequentiamo, dal momento in cui lo abbiamo notato per la prima volta.

Ed allora godiamoci il mese della Sofora, a cavallo fra settembre ed ottobre, prima che la scena sia occupata, ed in che modo, dal mese della Jacaranda, che lascerà veramente poco spazio per gli altri alberi!

lunedì 14 settembre 2015

Povera Dieffenbachia!

Per la serie ogni tanto bisogna anche sorridere,  ecco che cosa ho catturato stamattina davanti all'ufficio ticket del Policlinico di Monserrato.

Si tratta di una misteriosa Dieffenbachia con il fusto ondivago, come un serpente represso; come ha fatto a diventare così? E' stata una sua scelta andare a sinistra poi a destra, nel tentativo di trovare un po' di luce, o è stata costretta? Forse mancavano tutori di lunghezza adeguata per sostenerla?
O forse si è pensato che comprimendola un po' sarebbe stata più affascinante?

Quale che sia il motivo di questo stato di cose, che credo non sapremo mai, quello che è sicuro è che strappa il sorriso, nonostante il luogo non proprio consono all'allegria; quei miseri ciuffetti di foglie, distribuiti equamente lungo il fusto, denotano una volontà di sopravvivenza che le fa onore, e la sinuosità dell'insieme ha il suo fascino. Che la sua presenza in quella posizione, paziente fra i pazienti in fila per pagare il ticket, abbia un significato preciso, legato appunto alla sopravvivenza?

Chissà; io penso solo che dovrebbe essere sostituita o, se non ci sono soldi, piuttosto eliminata, o relegata in una "stanza del sorriso", accompagnata da apposito cartello esplicativo che ne motivi lo stato preagonico, in compagnia di altre sorelle attualmente sparse per i corridoi del Policlinico. E' chiedere troppo?

domenica 13 settembre 2015

Il Giuggiolo, albero desueto

Mi sono accorto, nell'ultimo post dedicato alle spine ed alla loro bellezza, di aver citato un albero sconosciuto al blog, il Giuggiolo, Ziziphus jojoba.  Occorre una riparazione, e provvedo subito.

In realtà del Giuggiolo mi sto interessando da qualche mese, cioè da quando Riccardo, che ringrazio, me lo ha presentato, chiedendomi una identificazione.

Allora, il Giuggiolo è un albero desueto, come lo ho definito: è caduto in disuso, perlomeno in città, perlomeno come albero pubblico, un po' come il Gelso o il Fico o l'Acacia spinosa. Alberi campagnoli, che la città ha progressivamente scacciato dal suo territorio, per svariate ragioni (sporcano, sono ruspanti e poco ordinati, hanno le spine ....).

Giusto o sbagliato che sia questo abbandono (secondo me sbagliato se la causa sono le spine, come detto nel post precedente), il nostro blog non se ne vuole dimenticare, e li presenta quando li trova.


 Ecco allora un giovane esemplare di Giuggiolo, che espone con orgoglio le sue drupe, le giuggiole, ancora acerbe.

Si trova a Pula, dove credo che questi alberi siano tuttora molto presenti, e le giuggiole vengono regolarmente vendute da alcuni fruttivendoli, in quanto eduli.

Il Giuggiolo può avere un portamento arbustivo o arboreo, ed ha belle foglie lucide e coriacee su rametti verdastri zigzaganti molto caratteristici, dotati di spine.

Questo albero era così tanto noto fino a qualche decennio fa che il nome dei suoi frutti è stato sfruttato dall'industria dolciaria, che ha attribuito il nome di giuggiole a certe caramelle tonde e molli, ed ha dato luogo al modo di dire "andare in brodo di giuggiole"  oggi ancor più desueto dell'albero.

A Cagliari non mi risulta che siano più presenti Giuggioli, almeno a livello pubblico, mentre sicuramente ce ne erano sia ai Giardini Pubblici che nei giardini di via Gioia, per intenderci quelli delle Catalpe (p.es. post del 29/5/11).


Per trovare un Giuggiolo cittadino sono dovuto andare all'Orto Botanico, che per fortuna non ci tradisce mai. Non è un bellissimo esemplare, ma è comunque ben osservabile, e come si vede espone le drupe ormai mature.

Insomma un bell'alberello, che sarebbe piacevole rivedere in qualche viale o giardino cittadino.



giovedì 10 settembre 2015

Elogio delle spine




Mi scuso con Erasmo da Rotterdam per avere preso in prestito il titolo di un suo famoso saggio, provocatore e satireggiante, che elogiava la follia; il mio intento è proprio quello di provocare il pensiero comune, secondo cui tutto ciò che ci circonda deve essere fatto a misura della nostra comodità, e se così non è peggio per lui.

Le spine delle piante sono un esempio rappresentativo di questo atteggiamento fastidiosamente antropocentrico: guai se una pianta ha le spine, viene subito allontanata dal consesso degli umani, o viene privata in maniera forzosa delle spine, o si modifica il suo DNA per farla crescere senza.

Ma vi sembra un atteggiamento corretto? Guardate la bellezza delle spine di questa Acacia, per la precisione un Acacia karroo dell'Orto Botanico, stretta parente se non addirittura la medesima specie dell'albero da noi conosciuto come Acacia horrida (post 9/1/11 ed altri).  E che dire della nostra amica Chorisia insignis, sfondo fisso del nostro blog e regina di citazioni, anche come splendido scheletro spinoso (post del 29/1/13, e tanti altri)?

E naturalmente non è solo la bellezza a farci elogiare le spine, ma il loro ruolo nella esistenza della pianta, sia quello di difenderla dalla voracità degli animali, sia quello di proteggerla dall'eccessivo calore del sole.

Certo, le spine possono essere pericolose, e lo sanno bene i nostri antenati sardi che cercavano di superare le barriere di Acacie spinose per andare a rubare la frutta: ma è un'arma di difesa, non di offesa! Basta sapere che una pianta è spinosa, e trattarla con la dovuta attenzione e rispetto. Ecco, questo è ciò che manca, il rispetto dell'uomo verso la Natura, con tutte le sue caratteristiche; e basta distruggere tutto ciò che non è consono alle nostre esigenze spicciole!

Io capisco che non vogliamo una pianta spinosa dove circolano bambini molto piccoli, non consapevoli del pericolo, ma ai nostri figli e nipoti in età scolare possiamo ben insegnare a stare attenti alle spine, a rispettare le piante, a non strappare i rami, a trattare con attenzione queste nostre amiche! O dobbiamo eliminare tutto ciò che possa provocare la più piccola puntura a noi o ai nostri pargoli? Non dico di tornare al Valentino pascoliano con i "piedini provati dal rovo", ma insomma....

Ed allora, per scendere a cose pratiche della nostra città, perché è stata eliminata la bella Acacia di viale Diaz (post 4/7/14)? Perché i bellissimi arbusti di Carissa macrocarpa (post del 22/8/15) sono rari e relegati in giardini inaccessibili?  Perché sono scomparsi dalla città i Giuggioli, Ziziphus jojoba, alberi molto eleganti presenti fino ad alcuni anni fa per esempio ai Giardini Pubblici? non sarà perché solo colpevoli di avere le spine?

Potrei continuare, ma la smetto qui e concludo: stiamo attenti alle spine, ma, per favore, (ri)impariamo a conviverci!

sabato 5 settembre 2015

Alberi eccezionali, con una rarità aggiuntiva

Spero di non esagerare con la magniloquenza del titolo, ma la terna di alberi di cui parliamo oggi credo che meriti parole forti di riconoscimento.

Parliamo, per intenderci, di alberi di assoluta rarità per il nostro ambito cittadino, oltretutto se in buone condizioni come questi: una Farnia, Quercus robur, una Sughera, Quercus suber, un Tasso, Taxus baccata.

Le due Querce sono state già trattate dal blog (post del 23/10/14), dove si metteva in evidenza, oltre al resto, la peculiarità che le due Fagacee fossero a pochi metri di distanza l'una dall'altra, in via Dei Tritoni al Quartiere del Sole. Questo post faceva seguito ad un altro (post del 24/4/14), sempre però dedicato alle Querce rare cittadine.

Orbene, oggi abbiamo una new entry, una specie del tutto diversa, e cioè un Tasso, aghifoglia appartenente alle Gimnosperme, che avevo trattato nel 2011 (post del 26/8/11), considerandola non presente in città perché non adatta al nostro clima.

E invece ne abbiamo almeno una, in giardino privato come le due precedenti; visibile dalla strada, anche se seminascosta da una siepe di Piracanta, non la avrei probabilmente mai individuata, se non mi fosse stata segnalata da Marco, che ringrazio. Eccolo qua, il primo Tasso cittadino del blog.

E' un bel cespuglione, di una trentina di anni di età, sano e vitale, come si nota anche dai nuovi getti.

Una grande rarità aggiuntiva, indubbiamente, ma non è quella a cui mi riferisco nel titolo; la vera rarità, anzi unicità di questa scoperta, è che il Tasso è a sua volta a pochi metri dalla Sughera, che è a pochi metri dalla Farnia, in via dei Tritoni!

Tre specie così rare per Cagliari, tutte allineate nella stessa via, bisognerebbe estrarne dei numeri da giocare al Lotto! Solo all'Orto Botanico può ripetersi una casistica del genere, ma lì è voluto.
Nel caso di via Dei Tritoni, non credo proprio che sia voluto, a meno che, per restare nello scherzo, non si sia trattato di una gara, fra i proprietari dei villini, a chi stupiva di più con un albero raro, come gli aristocratici di S.Gimignano con l'altezza delle loro torri!





giovedì 3 settembre 2015

Che cosa succede al Boulevard dei Bagolari?

Micro-boulevard dei Bagolari, così avevo chiamato la bella strada pedonale che da via Stoccolma conduce verso i binari del metro-tram e via Oslo (post del 10/11/10).

Una bella strada appunto, ornata da un doppio filare di Bagolari che consentivano di godere, con la dovuta modestia, dello spettacolo del foliage, l'arte degli alberi di spogliarsi delle foglie in autunno (post del 9/12/10,   31/10/11,  10/12/13).

Orbene, il boulevard è malato, o meglio sono malati gli alberi che ne costituiscono l'anima. Recentemente, e ringrazio Ivan per la segnalazione, il Comune ha provveduto a tagliare almeno 5 alberi adulti, se non di più, nello slargo iniziale verso via Stoccolma ed all'interno della passeggiata, come si vede dal "buco" sulla destra della fotografia.

Che cosa sta succedendo a questi alberi, notoriamente molto robusti? Il problema è che purtroppo la moria non sembra finita, dato che diversi altri esemplari sembrano affetti da clorosi, e si assiste già da adesso alla caduta anticipata di molte foglie.

Quale avversità assale il nostro boulevard? Io non lo so, dato che capisco molto poco, per non dire niente, di malattie delle piante, ma sarei molto dispiaciuto se questa piccola perla cittadina dovesse degradare; non posso fare altro che invitare i nostri amministratori del verde ad adottare tempestivamente (sperando che lo abbiano già fatto, dato che hanno eliminato le piante morte) le necessarie azioni conservative, per salvare il salvabile.

lunedì 31 agosto 2015

La vecchia Gleditsia carica di baccelli

Eccola qui a sinistra, la  Matriarca dei Giardini Pubblici, una Gleditsia triacanthos  nostra vecchia conoscenza (post del 13/11/10  e del 18/8/13).

Anche se la fotografia non le rende giustizia, la Gleditsia è attualmente carica di frutti, ed ho piacere di smentire me stesso quando nel 2010 la dichiaravo "un vecchio e grande albero ormai piuttosto malmesso"; vecchio e grande senz'altro, malmesso non direi proprio.

Oltre a tutti gli elementi di interesse tipici del genere Gleditsia, questo particolare esemplare racchiude un segreto, dato che l'identificazione della specie Triacanthos è arbitraria. Infatti da quest'ultima la differenziano una serie di caratteristiche, trascurabili per noi profani (per esempio legume più corto, semi più pesanti......), ma determinanti per gli specialisti.

Neppure il grande Vannelli aveva sciolto l'enigma, ed auspicava che qualche cittadino armato di buona volontà portasse dei reperti della nostra pianta ai Kew Gardens di Londra per scovare la soluzione. Chissà se qualcuno lo avrà fatto in questi decenni!

Io mi rivolgo, più modestamente ma neppure tanto, ai giovanissimi studenti dell'Istituto comprensivo "Ciusa", che hanno svolto nella prima parte di quest'anno (guidati dalla Fondazione Sesco per l'ambiente) un ottimo lavoro di ricerca sulle piante monumentali che ha riguardato i Giardini Pubblici, e non solo (Operazione Quadrifoglio):  ragazzi, ora che incomincia il nuovo anno scolastico, che ne dite di risolvere lo strano caso della Gleditsia dei Giardini Pubblici?


giovedì 27 agosto 2015

Eh, signora mia, non ci sono più le mezze stagioni!

Ecco, il titolo di questo post è tratto da un ideale colloquio fra due esemplari di Jacaranda mimosaefolia. Non due qualsiasi, fra le centinaia che, pur con il caldo feroce, espongono lo splendido fogliame piumoso, ma due soggetti appartenenti ad una serie particolare. Che cosa le contraddistingue?



Direi che è immediatamente evidente: le due Jacarande sono fiorite!

Ed è proprio vero che per loro non ci sono più le mezze stagioni, e precisamente quella compresa fra la prima fioritura che anticipa le foglie, a giugno, e la seconda autunnale, a fine ottobre, ancora più bella perché si avvarrà compiutamente del contrasto di colore fra foglie e fiori.

Infatti la maggioranza delle sorelle, in questi mesi estivi, ci fa godere la bellezza del fogliame e della sottostante ombra, ed ancora non si occupa della fioritura. Basta passare in via Dante per rendersene conto, le Jacarande attendono disciplinate di procedere alla fioritura autunnale, quando verrà il momento.

In realtà non è una stranezza, o un frusto luogo comune, quello di cui stanno parlando le due signore di sopra, ma è legato alla loro origine brasiliana e quindi al clima tropicale, nel quale le stagioni sono molto più sfumate, e la fioritura si protrae per molti mesi all'anno, senza interruzioni anche se in maniera meno evidente.

Se aggiungiamo a questo la giusta esposizione al sole e magari una copiosa innaffiatura, il gioco è fatto, la Jacaranda si convince a fiorire anche in agosto!

Per completezza di informazione, diciamo che i due alberi fotografati si trovano uno ai Giardini Pubblici, l'altro, che mostra anche le capsule colore marroncino chiaro, in piazza Repubblica; quindi sono anche un po' distanti per chiacchierare fra loro delle mezze stagioni, ma agli alberi è permesso questo ed altro!

lunedì 24 agosto 2015

Lungomare del Lazzaretto, una vita stentata

E' trascorso quasi un anno dall'inaugurazione di questo tratto di lungomare, e la realtà attuale è un po' diversa rispetto agli auspici formulati allora, sia dalle autorità inauguranti che anche dal blog (post del 25/9/14).

Il nostro punto di osservazione è naturalmente quello del verde; non è certo l'unico, ma credo che sia essenziale per valutare la qualità dei luoghi pubblici.



Allora, resistono abbastanza bene le bellissime aiuole del piazzale antistante l'ingresso del Lazzaretto; a parte le povere Palme delle Canarie, sia il maestoso Olivo che i vecchi Melograni, ripresi qui a sinistra, stanno bene e si offrono alla ammirazione dei visitatori, circondati da profumate erbe aromatiche, Santolina, Elicriso e Rosmarino.

Anche le Melie del piazzale parcheggio stanno abbastanza bene, per quanto la crescita sia inferiore al previsto.






 Non si può dire lo stesso per il lungomare, dove gli alberi, praticamente tutti, appaiono sofferenti: valga come esempio questo povero Carrubo, fra l'altro soffocato dalle erbacce nella sua aiuola.

Anche il filare di  Metrosideros excelsa, che si intravede sullo sfondo della foto, non sembra godere di buona salute; e pensare che sembravano destinate ad un "grande futuro", quando ve le ho presentate nel dicembre scorso (post del 4/12/14).



Insomma la sensazione d'insieme è quella che questo bellissimo spazio stia avendo una vita stentata, e le cause che io individuo sono:

  • il mancato completamento della passeggiata verso Su Siccu, che rende monco l'intervento e meno appetibile al pubblico il sito;
  • la mancanza del posto di ristoro funzionante sul lungomare, la cui struttura comincia fra l'altro a mostrare segni di degrado;
  • la carenza di manutenzione, per gli arredi e per le piante; 
  • la mancanza, ultimo ma non ultimo, di senso civico di molti cittadini, che lasciano rifiuti e degrado.  

La strada intrapresa per rivoluzionare il rapporto fra Cagliari ed il mare è molto lunga, ed è fatta di tanti passi; per esempio il "passo" della passeggiata di Su Siccu sembra ormai compiuto positivamente.
Non possiamo dire lo stesso per il "passo" del Lazzaretto, ma guai ad abbassare la guardia! Qualcosa bisogna pur fare per evitare che il circolo vizioso costituito da:
meno presenze = meno manutenzioni = più degrado = meno presenze ....... diventi irreversibile!



sabato 22 agosto 2015

Le bellezze della Carissa

E' veramente un bell'arbusto la Carissa macrocarpa, che vi ho presentato poco meno di un anno fa (post del 1/10/14), e che si trova in un buon numero di esemplari nello scenografico giardino di S.Elia, fronte Lazzaretto.

Eccola qui a sinistra, inserita insieme ad altri arbusti, soprattutto Lentisco ed Oleandri, a formare una affascinante barriera.

Infatti questo giardino, o almeno questa parte che guarda verso il mare accompagnando la strada, è fatto per essere guardato ma non attraversato (ma per salire al vecchio borgo di S.Elia ci sono le scalette).

Forse per questo motivo è stata scelta la Carissa, dato che la sua bellezza, oltre che dalle foglie, dai fiori e dai frutti, è data dalle bellissime spine acuminate, che suggeriscono di tenersi a debita distanza.


Eccole qui le spine, che fanno da cornice all'elegante fiore bianco a cinque o sei petali: sono lunghe, e si biforcano due volte prima di terminare con le punte acuminate.

Un'altra caratteristica interessante della Carissa è che, data la provenienza dalle regioni tropicali, la fioritura non ha un momento definito, ma è episodica, e la pianta presenta fiori sparsi per molti mesi all'anno, come dimostrano anche le foto del citato post dell'ottobre scorso.



Infine i frutti rossi, che si notano in quest'altro cespuglione: simili a prugne, partecipano anche loro alla bellezza d'insieme della Carissa macrocarpa , che proprio per questo, e per la regione Sudafricana di origine, ha il nome comune di Prugna del Natal.

Questi frutti, quando perfettamente maturi, sono definiti commestibili, o addirittura molto buoni; però la precisazione del "perfettamente", unita alla velenosità del resto della pianta (come il cugino Oleandro, del resto) ed alla presenza delle temibili spine, induce a lasciar perdere, almeno da parte dei non competenti.

Insomma,per questo giardino vale il "guardare e non toccare", ma forse proprio per questo, anche se è triste ammetterlo, appare così gradevole; comunque, data anche la rarità della Carissa, è dovuto un apprezzamento ai giardinieri  che se ne occupano.

lunedì 17 agosto 2015

Le more di rovo, e la meravigliosa fauna di contorno




Agosto è il mese delle more di rovo, cioè dello squisito frutto del Rubus fruticosus, arbusto di suo abbastanza brutto ed antipatico, come abbiamo già avuto modo di notare (post del 7/8/11), se non fosse per la lucida mora.

In realtà dovremmo parlare della fine di agosto/inizio settembre per avere la giusta maturazione delle more, come si nota anche dalla foto sopra: adesso molte drupe sono rosse, ed anche quelle nere non hanno ancora il giusto grado zuccherino.

Comunque un controllo è sempre piacevole farlo, anche se il bottino sarà necessariamente modesto; inoltre si possono fare incontri decisamente interessanti, come vi voglio mostrare anche se parliamo di fauna e non di flora. Guardate questo essere sottostante.


Si tratta di un ragno, con uno splendido addome a strisce gialle e marrone. Naturalmente, data la mia ignoranza, sono andato a documentarmi, ed ho scoperto che si tratta di una femmina di Argiope bruennichi, piuttosto comune nelle nostre campagne.

E' noto come ragno vespa, per evidenti ragioni di colore e, come spesso accade in natura, il maschio è molto più piccolo e brutto della femmina.

Questo ragno predispone una tela molto ampia, nella quale esercita il suo mestiere, intrappolare, avvolgere nel bozzolo e poi con comodo mangiare insetti catturati, come si vede dalla foto sotto.


Lo stesso ragno di prima, visto dall'altra parte, sta appunto "confezionando" quella che sembra una piccola vespa, e che costituirà un suo pasto successivo.

I ragni possono non piacere, addirittura fare schifo o ribrezzo, però dobbiamo ammettere che sono uno splendido prodotto della Natura.  A proposito, leggo che questo ragno è velenoso, ma solo un po': buono a sapersi.

E gli incontri non finiscono qui, perché ho fotografato anche una farfalla non molto appariscente, ma dai colori veramente belli.

Anche in questo caso, ho avuto naturalmente bisogno di documentarmi, ed ho scoperto che dovrebbe trattarsi di un esemplare di Charaxes jasius ,  nome comune Ninfa del corbezzolo.

Ed appunto di Corbezzolo sono le foglie che vediamo sullo sfondo, mentre la farfalla è poggiata su un rametto di rovo (di cui faccio notare, en passant, le spine ad uncino). E' un esemplare piccolo, e la foto non è bella, ma si nota la varietà di colori e le codine che caratterizzano le ali.

Questa farfalla vive esclusivamente dove si trova il Corbezzolo, dato che si nutre di foglie e frutti di questa pianta; quindi dovrebbe essere abbastanza comune in Sardegna, dove l'Arbutus unedo (post del 19/12/12) è di casa.

Ne consegue un problema di coscienza, per noi amanti delle piante, dato che questo lepidottero può essere considerato un parassita, da eliminare:  ma come si fa ad odiare queste ali e questi colori?