I piccioni sono ben conosciuti da tutti, e non hanno bisogno di alcuna presentazione. I Bagolari invece sono molto meno conosciuti, anche se rappresentano una specie arborea piuttosto presente a Cagliari, della quale abbiamo parlato più volte anche sul blog, da quelli del boulevard di Genneruxi a quelli del viale Buoncammino (post del 3/9/15 e 8/7/15 , fra gli altri).
Oggi vi porto in un'altra zona molto "frequentata" dal Bagolaro, Celtis australis, e cioè il parco di Monte Urpinu dalla parte di via Vidal.
Ecco una bella infilata di Bagolari che costeggia il campetto di gioco, purtroppo abbandonato, sul lato sinistro del parco, verso la chiesa dei Santi Giorgio e Caterina, che si intravede sullo sfondo.
Una zona poco conosciuta e piuttosto gradevole per passeggiare.
Ma il sito del nostro interesse odierno è quello più a monte, a destra rispetto al locale di ristoro, dove oltre ai Bagolari e ad un bel prato ci sono bellissimi Olivi residuo dello storico oliveto di Monte Urpinu.
Orbene, direte voi, che cosa c'entrano i piccioni?
C'entrano eccome, dato che in questo sito, dove si trova anche un laghetto, è stanziale un gruppo di piccioni, che in questo periodo si nutrono delle piccole e dolci drupe mature dei Bagolari, le cirixedde.
E' veramente buffo vedere questi pennuti, che notoriamente non amano stare sugli alberi, industriarsi per ingoiare i fruttini, stando in equilibrio precario, con sbattere di ali e dispendio di energie, sui rami.
Io non amo i piccioni, e mi infastidisco quando ci stanno fra i piedi nelle strade e nelle piazze, aspettando magari le briciole che qualcuno gli butta; devo dire però che in questo caso risultano quasi simpatici, anche perché il pasto se lo guadagnano!
Post in evidenza
Che nostalgia per le Palme di Terrapieno!
Terrapieno, la nostra bellissima passeggiata lungo il viale Regina Elena, è uno dei luoghi cagliaritani dove il crollo delle Palme delle Can...
venerdì 30 ottobre 2015
martedì 27 ottobre 2015
Bellezze del Parco, prima dell'evento
I giorni prima dell'evento "Orti, Arti e Giardini", che si è tenuto con grande successo sabato e domenica scorsi, il Parco della Musica ha vissuto le fasi preparatorie, di ordine, pulizia ed abbellimento.
Con la complicità del tiepido autunno, e senza ancora la folla dell'evento, si è presentato in splendida forma, come dimostrano le fotografie che vi propongo.
Chorisia insignis, ultimi scampoli di fioritura ancora in grado di meravigliarci.

Scorcio di prato ed una Tipuana speciosa, carica di eleganti semi alati verde chiaro.

Rami di Bougainvillea mini thai, protesi verso il cielo sopra un letto di Lantana camara, inquadrano sullo sfondo il Teatro Lirico.
Questo scenario di contorno ha offerto le migliori premesse per il successo dell'evento dello scorso fine settimana; ora tocca a noi visitatori del Parco, anche come riconoscimento del buon lavoro svolto dall'amministrazione del verde pubblico, collaborare affinché ordine e pulizia si mantengano a lungo nel tempo.
Con la complicità del tiepido autunno, e senza ancora la folla dell'evento, si è presentato in splendida forma, come dimostrano le fotografie che vi propongo.
Chorisia insignis, ultimi scampoli di fioritura ancora in grado di meravigliarci.

Scorcio di prato ed una Tipuana speciosa, carica di eleganti semi alati verde chiaro.

Rami di Bougainvillea mini thai, protesi verso il cielo sopra un letto di Lantana camara, inquadrano sullo sfondo il Teatro Lirico.
Questo scenario di contorno ha offerto le migliori premesse per il successo dell'evento dello scorso fine settimana; ora tocca a noi visitatori del Parco, anche come riconoscimento del buon lavoro svolto dall'amministrazione del verde pubblico, collaborare affinché ordine e pulizia si mantengano a lungo nel tempo.
venerdì 23 ottobre 2015
Via Piccioni, il verde privato che si offre al pubblico
Siamo nel cuore del quartiere Villanova, nella zona semi-pedonalizzata. Una zona, approssimativamente compresa fra via Sulis e piazza S.Domenico, che negli ultimi anni ha migliorato di molto la sua valenza estetica, sia per il rifacimento di strade e sottoservizi, sia per il recupero e miglioramento di molte abitazioni ed attività artigiane, sia infine per la nascita di diverse nuove attività commerciali, anche di qualità.
La via Piccioni, compresa fra piazza San Giacomo e via S.Giovanni, si distingue in particolare per la quantità di verde che fiancheggia ed adorna la facciata delle case.
Guardate che bello spettacolo: molti Ficus, benjamina ed elastica, Yucche, Felci e tanto altro, una bella varietà ed in buone condizioni di salute.
Ed ancora Ibiscus rosa sinensis, Euphorbia milii, Schefflera arborea ......
Proprio un bel vedere, in una strada pulita ed ordinata. E' uno di quei casi, purtroppo non numerosi, in cui il pubblico ed il privato si uniscono per dare luogo ad un risultato ottimale.
Il pubblico ha sistemato servizi e strade, e non credo che chieda a questi cittadini di pagare per l'utilizzo del suolo pubblico; il privato acquista, sistema e accudisce piante e fiori, rendendoli fruibili per il godimento di tutti.
Insomma, un circolo virtuoso, che speriamo continui a produrre ed incrementare questa bellezza verde che si aggiunge, per esempio, a quella della vicina piazzetta di via S.Domenico ed ai suoi alberi (post del 11/12/10)
La via Piccioni, compresa fra piazza San Giacomo e via S.Giovanni, si distingue in particolare per la quantità di verde che fiancheggia ed adorna la facciata delle case.
Guardate che bello spettacolo: molti Ficus, benjamina ed elastica, Yucche, Felci e tanto altro, una bella varietà ed in buone condizioni di salute.
Ed ancora Ibiscus rosa sinensis, Euphorbia milii, Schefflera arborea ......
Proprio un bel vedere, in una strada pulita ed ordinata. E' uno di quei casi, purtroppo non numerosi, in cui il pubblico ed il privato si uniscono per dare luogo ad un risultato ottimale.
Il pubblico ha sistemato servizi e strade, e non credo che chieda a questi cittadini di pagare per l'utilizzo del suolo pubblico; il privato acquista, sistema e accudisce piante e fiori, rendendoli fruibili per il godimento di tutti.
Insomma, un circolo virtuoso, che speriamo continui a produrre ed incrementare questa bellezza verde che si aggiunge, per esempio, a quella della vicina piazzetta di via S.Domenico ed ai suoi alberi (post del 11/12/10)
lunedì 19 ottobre 2015
Il Pino coricato
Il Pino d'Aleppo, Pinus halepensis, è un albero molto comune a Cagliari (post del 6/12/10), ed è fra quelli che connotano maggiormente la nostra città, per il numero di presenze e per i luoghi dove vive: strade e luoghi ampi, in grado di contenere la sua mole ed il suo rapporto non ottimale con l'assetto verticale.
Viale Diaz, viale Cimitero, Terrapieno, via Porcell, viale Buoncammino, viale Fra' Ignazio sono alcune delle strade che ospitano filari di Pino d'Aleppo, e che nella mente dei cagliaritani sono in rapporto indissolubile con questi alberi.
Oggi vi presento un esemplare speciale, molto speciale, di questa specie: eccolo qua sotto.
Molti di voi sicuramente lo conosceranno: si trova a Buoncammino, nel tratto finale che chiude il viale pedonale, mentre la strada si tuffa verso piazza D'Armi ed il tratto pedonale si allarga in una scenografica terrazza.
Questo Pino è crollato, o si è semplicemente adagiato a causa del vento, ed è stato lasciato lì, non costituendo più un pericolo, ma anzi un divertimento per i bambini ed un elemento di interesse per tutti, nella sua diversità.
E' stato dotato di una piccola forcella di sostegno lungo il tronco, ed è tuttora vivo e vegeto; la sua chioma ad altezza d'uomo ci permette una vicinanza con gli aghi e le pigne normalmente non consentita, senza per questo sminuire il rispetto dovuto a questo essere vivente.
Ho voluto presentare questo Pino anche perché temo che non avrà vita lunga; il terzo ambito di interventi di sistemazione di Buoncammino, dopo quelli in via di completamento (post del 16/2/15), prevede appunto di affrontare questa parte del viale, e temo che avremo molte perdite fra i vecchi Pini, acciaccati dall'età e spesso pericolosamente piegati.
Ma proprio questo Pino, il Pino coricato, che certamente dovrà essere eliminato per poter intervenire sulla pavimentazione, ci lascerà un maggiore rimpianto, proprio per la sua diversità; ci consolerà il pensiero che ha vissuto due vite, una verticale ed una orizzontale!
Viale Diaz, viale Cimitero, Terrapieno, via Porcell, viale Buoncammino, viale Fra' Ignazio sono alcune delle strade che ospitano filari di Pino d'Aleppo, e che nella mente dei cagliaritani sono in rapporto indissolubile con questi alberi.
Oggi vi presento un esemplare speciale, molto speciale, di questa specie: eccolo qua sotto.
Molti di voi sicuramente lo conosceranno: si trova a Buoncammino, nel tratto finale che chiude il viale pedonale, mentre la strada si tuffa verso piazza D'Armi ed il tratto pedonale si allarga in una scenografica terrazza.
Questo Pino è crollato, o si è semplicemente adagiato a causa del vento, ed è stato lasciato lì, non costituendo più un pericolo, ma anzi un divertimento per i bambini ed un elemento di interesse per tutti, nella sua diversità.
E' stato dotato di una piccola forcella di sostegno lungo il tronco, ed è tuttora vivo e vegeto; la sua chioma ad altezza d'uomo ci permette una vicinanza con gli aghi e le pigne normalmente non consentita, senza per questo sminuire il rispetto dovuto a questo essere vivente.
Ho voluto presentare questo Pino anche perché temo che non avrà vita lunga; il terzo ambito di interventi di sistemazione di Buoncammino, dopo quelli in via di completamento (post del 16/2/15), prevede appunto di affrontare questa parte del viale, e temo che avremo molte perdite fra i vecchi Pini, acciaccati dall'età e spesso pericolosamente piegati.
Ma proprio questo Pino, il Pino coricato, che certamente dovrà essere eliminato per poter intervenire sulla pavimentazione, ci lascerà un maggiore rimpianto, proprio per la sua diversità; ci consolerà il pensiero che ha vissuto due vite, una verticale ed una orizzontale!
giovedì 15 ottobre 2015
Rosso fuoco autunno-inverno
Partiamo subito con una fotografia, per sgombrare il campo dagli equivoci: non parliamo di una collezione di alta moda, ma di un solo abito rosso, firmato dal Biancospino, Crataegus monogyna, che si drappeggia così, con innumerevoli drupe rosse, per la stagione autunno-inverno.
Uno spettacolo molto affascinante ma purtroppo raro in città, quello offerto dagli arbusti della scuola materna di Genneruxi dal lato del metrotram; una fruttificazione che dura a lungo, giustificando il titolo, se è vero che l'anno scorso la avevo fotografata in pieno inverno (post del 27/1/14).
La sua rarità cittadina è erroneamente motivata dalla crescita irregolare e disordinata e dalla presenza delle spine, motivazioni che io contesto nettamente: la crescita irregolare è un pregio, se l'arbusto è opportunamente posizionato, e per quanto riguarda le spine ho espresso il mio pensiero in un recente post (post del 10/9/15).
Insomma il Biancospino è un arbusto che dovrebbe essere assolutamente riconsiderato per il verde pubblico: perché dobbiamo privarci della bellezza di questi piccoli pomi, che permangono a rallegrarci a lungo, anche dopo la caduta delle foglie?
E che cosa dire del soffice tappeto di fiorellini bianchi rappresentato dalla fioritura primaverile (post del 13/4/11)?
Ricordo infine, come ultimo elemento di riconsiderazione, che questi arbusti sono ritenuti oggi molto importanti da un punto di vista ecologico.
Quindi, complimenti alla scuola materna di Genneruxi, che mantiene in buona salute questo gruppetto di rari e valorosi arbusti!
domenica 11 ottobre 2015
La disfatta delle Palme all'inizio del Terrapieno
Lo slargo Enrico Endrich, affascinante ed ampio spazio in viale Regina Elena che prelude alla passeggiata del Terrapieno, è stato uno dei terreni nei quali la nostra amministrazione pubblica del verde ha tentato di contrastare l'attacco del Punteruolo rosso.
Sembrava che la battaglia potesse essere vinta, e ne avevamo dato conto con un post che prendeva bonariamente in giro le Palme che tentavano la rinascita (post del 6/9/14); invece questa battaglia è stata persa, e recentemente il Comune ha dovuto transennare la piazza per il pericolo costituito dalle Palme moribonde, in attesa di procedere alla loro eliminazione.
Iniziamo un breve e triste resoconto fotografico della situazione con una Palma collassata ed un'altra, molto più grande, che perde foglie e pezzi di capitello che si vedono sparsi per terra, con pericolo per i passanti.
Guardate questo fusto cariato in più punti, che minaccia di crollare.
E purtroppo non sono solo le Palme delle Canarie a soffrire, ma anche alcune Palme da datteri, normalmente non colpite dal Punteruolo.

Le due foto sotto mostrano una bellissima Palma da datteri, fra l'altro in piena maturazione dei frutti, con una grave ferita verticale nel tronco, come si vede nel particolare a destra, che probabilmente decreterà anche la sua morte.
Insomma, una grande tristezza. A questo punto auspichiamo solo che si faccia in fretta a fare quello che si deve fare, per restituire dignità ed accesso a questa piazza, che resta bellissima con i suoi Ficus magnolioides e retusa,con la vista su Castello e con il contorno di piazza Marghinotti e di Terrapieno.
A proposito di piazza Marghinotti, poiché non vogliamo finire in mestizia, mi piace terminare con una immagine allegra e colorata di questa piazza, ripresa nell'agosto scorso proprio dallo slargo Endrich.
Sembrava che la battaglia potesse essere vinta, e ne avevamo dato conto con un post che prendeva bonariamente in giro le Palme che tentavano la rinascita (post del 6/9/14); invece questa battaglia è stata persa, e recentemente il Comune ha dovuto transennare la piazza per il pericolo costituito dalle Palme moribonde, in attesa di procedere alla loro eliminazione.
Iniziamo un breve e triste resoconto fotografico della situazione con una Palma collassata ed un'altra, molto più grande, che perde foglie e pezzi di capitello che si vedono sparsi per terra, con pericolo per i passanti.
Guardate questo fusto cariato in più punti, che minaccia di crollare.
E purtroppo non sono solo le Palme delle Canarie a soffrire, ma anche alcune Palme da datteri, normalmente non colpite dal Punteruolo.

Le due foto sotto mostrano una bellissima Palma da datteri, fra l'altro in piena maturazione dei frutti, con una grave ferita verticale nel tronco, come si vede nel particolare a destra, che probabilmente decreterà anche la sua morte.Insomma, una grande tristezza. A questo punto auspichiamo solo che si faccia in fretta a fare quello che si deve fare, per restituire dignità ed accesso a questa piazza, che resta bellissima con i suoi Ficus magnolioides e retusa,con la vista su Castello e con il contorno di piazza Marghinotti e di Terrapieno.
A proposito di piazza Marghinotti, poiché non vogliamo finire in mestizia, mi piace terminare con una immagine allegra e colorata di questa piazza, ripresa nell'agosto scorso proprio dallo slargo Endrich.
giovedì 8 ottobre 2015
La trombetta vergognosa si tinge di giallo
Sono rimasto affezionato al nomignolo di trombetta vergognosa che avevo attribuito, 4 anni fa, al fiore della Datura arborea (post del 22/11/11), e che ripropongo oggi per un nuovo esemplare che vi voglio presentare.
Il nomignolo, buffo ed anche un po' ridicolo, rappresenta bene la postura del fiore in questione, che sembra che si vergogni, dato che si presenta rivolto verso il basso, a volte si apre solo di notte, e comunque la sua apertura dura poco.
Ma quando i fiori si aprono sono comunque un bello spettacolo, come vediamo nella foto che ritrae l'esemplare odierno, che si trova in via Dei Conversi.
La Datura arborea (rinominata da qualche anno dai botanici Brugmansia arborea) è un arbusto piuttosto grande, come si vede dal nostro esemplare che supera i tre metri, e cattura immediatamente lo sguardo degli automobilisti che passano in via Dei Conversi; l'insieme dei suoi fiori, in questo caso nella ibridazione gialla, più rara rispetto al normale bianco, è veramente attraente.
Nel primo piano a destra possiamo apprezzare, oltre alla bellezza del fiore, le sue particolarità, la corolla a tubo ed i petali uniti a formare la tromba, con il vezzo dei sottili lembi (tecnicamente lacinie) finali.
La Datura arborea è considerata la cugina buona del famigerato Stramonio, pianta erbacea spontanea anche in Sardegna, più piccola ma molto velenosa in tutte le sue parti per la presenza di alcaloidi, quali atropina e scopolamina.
Al riguardo, parlano chiaro due dei nomi comuni di questa pianta, in italiano "erba del diavolo o delle streghe", e in sardo, bellissimo, "ischida babau".
Sarà anche la cugina buona, la nostra Datura arborea, ma sarà comunque opportuno trattarla con la dovuta attenzione nei giardini, soprattutto in presenza di bambini e animali domestici.
Il nomignolo, buffo ed anche un po' ridicolo, rappresenta bene la postura del fiore in questione, che sembra che si vergogni, dato che si presenta rivolto verso il basso, a volte si apre solo di notte, e comunque la sua apertura dura poco.
Ma quando i fiori si aprono sono comunque un bello spettacolo, come vediamo nella foto che ritrae l'esemplare odierno, che si trova in via Dei Conversi.
La Datura arborea (rinominata da qualche anno dai botanici Brugmansia arborea) è un arbusto piuttosto grande, come si vede dal nostro esemplare che supera i tre metri, e cattura immediatamente lo sguardo degli automobilisti che passano in via Dei Conversi; l'insieme dei suoi fiori, in questo caso nella ibridazione gialla, più rara rispetto al normale bianco, è veramente attraente.
Nel primo piano a destra possiamo apprezzare, oltre alla bellezza del fiore, le sue particolarità, la corolla a tubo ed i petali uniti a formare la tromba, con il vezzo dei sottili lembi (tecnicamente lacinie) finali.
La Datura arborea è considerata la cugina buona del famigerato Stramonio, pianta erbacea spontanea anche in Sardegna, più piccola ma molto velenosa in tutte le sue parti per la presenza di alcaloidi, quali atropina e scopolamina.
Al riguardo, parlano chiaro due dei nomi comuni di questa pianta, in italiano "erba del diavolo o delle streghe", e in sardo, bellissimo, "ischida babau".
Sarà anche la cugina buona, la nostra Datura arborea, ma sarà comunque opportuno trattarla con la dovuta attenzione nei giardini, soprattutto in presenza di bambini e animali domestici.
lunedì 5 ottobre 2015
Oggi ci siamo, domani chissà........6a puntata
Un'altra puntata di un triste rosario, i cui grani sono gli alberi abbattuti dall'oggi al domani, senza che sia riscontrabile una valida motivazione, ma anzi spesso per motivazioni banali.
Parliamo di alberi privati, naturalmente, ma che hanno un importante impatto visivo pubblico: questi alberi non sono manufatti, per i quali pure ci vuole un permesso, ma molto di più, e non si può agire con leggerezza, come ho già scritto in una precedente puntata (post del 7/12/13).
Abbiamo infilato nel rosario Araucarie, Parkinsonie, Grevillee, Pioppi, ed oggi tocca ai Platani.
Parliamo dunque dei tre esemplari di Platanus acerifolia di via Mameli.
Ecco due dei tre esemplari, presenti in un giardinetto all'angolo fra via Mameli e via Carloforte, fotografati e descritti nel 2012 (post del 28/5/12).
Non molto grandi, ma alberi belli e sani, tanto più apprezzabili in una strada che certo non brilla per la disponibilità di verde.
Inoltre, alberi assolutamente poco presenti a Cagliari, e come tali da preservare con ancora maggiore attenzione.
Ebbene, questa è la situazione, fotografata alcuni giorni fa da via Carloforte, di uno degli esemplari, mentre quello più vicino all'angolo è stato ridotto a ceppaia. Perché? Quali misfatti avevano compiuto? Quali interventi nel giardinetto impedivano? Forse è meglio non saperlo.
Ecco, simbolicamente, quello che rimane dopo l'intervento della motosega: una foglia ed un riccio appesi all'inferriata.
Parliamo di alberi privati, naturalmente, ma che hanno un importante impatto visivo pubblico: questi alberi non sono manufatti, per i quali pure ci vuole un permesso, ma molto di più, e non si può agire con leggerezza, come ho già scritto in una precedente puntata (post del 7/12/13).
Abbiamo infilato nel rosario Araucarie, Parkinsonie, Grevillee, Pioppi, ed oggi tocca ai Platani.
Parliamo dunque dei tre esemplari di Platanus acerifolia di via Mameli.
Ecco due dei tre esemplari, presenti in un giardinetto all'angolo fra via Mameli e via Carloforte, fotografati e descritti nel 2012 (post del 28/5/12).
Non molto grandi, ma alberi belli e sani, tanto più apprezzabili in una strada che certo non brilla per la disponibilità di verde.
Inoltre, alberi assolutamente poco presenti a Cagliari, e come tali da preservare con ancora maggiore attenzione.
Ebbene, questa è la situazione, fotografata alcuni giorni fa da via Carloforte, di uno degli esemplari, mentre quello più vicino all'angolo è stato ridotto a ceppaia. Perché? Quali misfatti avevano compiuto? Quali interventi nel giardinetto impedivano? Forse è meglio non saperlo.
Ecco, simbolicamente, quello che rimane dopo l'intervento della motosega: una foglia ed un riccio appesi all'inferriata.
mercoledì 30 settembre 2015
Anche il Cipresso calvo di Monte Urpinu è cresciuto!
L'altro giorno, quando ho parlato dello splendido Acero saccarino di Monte Urpinu e della sua crescita (post del 25/9/15), ho dimenticato di citare un'altra crescita, forse ancora più interessante: quella dell'unico fratello cittadino dello splendido Taxodium distichum, Cipresso calvo o delle paludi, dell'Orto Botanico.
Questo fratello vive a Monte Urpinu, non molto distante dall'Acero, e lo avevamo fotografato (post del 27/9/12), appunto nello stesso post dell'Acero, giovanissimo virgulto circondato da opportuna protezione, come si vede dalla foto di allora che per comodità ripropongo.
Eccolo qui nella foto del 2012, piantato al bordo del ruscelletto per consentirgli di sviluppare le radici speciali (pneumatofori) che gli permetteranno di captare l'ossigeno anche in presenza di elevato ristagno d'acqua.
Era poco più che una scommessa per i giardinieri di Monte Urpinu; ebbene, ora possiamo dire che la scommessa è stata vinta.
La foto di destra lo riprende oggi: si è liberato della protezione, è ben cresciuto in altezza, e soprattutto appare molto sano, con il suo colore verde chiaro uniforme.
Guardate la bellezza delle sue foglioline, aghi appiattiti inseriti fitti fitti, in file opposte, sui rametti (da cui il "cognome" distichum).
Insomma, una bella accoppiata di rarità, il Cipresso calvo e l'Acero saccarino, altro che i soliti vecchi Pini, come scherzava il titolo del citato post del 2012!
Questo fratello vive a Monte Urpinu, non molto distante dall'Acero, e lo avevamo fotografato (post del 27/9/12), appunto nello stesso post dell'Acero, giovanissimo virgulto circondato da opportuna protezione, come si vede dalla foto di allora che per comodità ripropongo.
Eccolo qui nella foto del 2012, piantato al bordo del ruscelletto per consentirgli di sviluppare le radici speciali (pneumatofori) che gli permetteranno di captare l'ossigeno anche in presenza di elevato ristagno d'acqua.
Era poco più che una scommessa per i giardinieri di Monte Urpinu; ebbene, ora possiamo dire che la scommessa è stata vinta.
Guardate la bellezza delle sue foglioline, aghi appiattiti inseriti fitti fitti, in file opposte, sui rametti (da cui il "cognome" distichum).
Insomma, una bella accoppiata di rarità, il Cipresso calvo e l'Acero saccarino, altro che i soliti vecchi Pini, come scherzava il titolo del citato post del 2012!
lunedì 28 settembre 2015
Delitto, pentimento e riscatto
Questo post, a cominciare dal titolo che sembra preso pari pari da un romanzo ottocentesco, racconta una storiella del tutto inventata per quanto riguarda i sentimenti, ma basata su fatti certi ed inoppugnabili per quanto riguarda i protagonisti, che guarda caso sono gli alberi di un giardino.
I fatti si svolgono fra gli anni a cavallo del nuovo secolo e l'oggi, e riguardano il giardino privato, ma aperto alla vista di tutti, situato fra via Dante e via De Gioannis.
Delitto
Viveva in questo giardino, appartenente fino alla fine del secolo scorso all'Istituto Biochimico Sardo, una splendida Fitolacca, anziana, enorme e disordinata, come tutte le Fitolacche lasciate libere di espandersi. Era così grande che la si poteva ammirare sia da via Dante che da via De Gioannis.
Al cambiamento di proprietà e con i lavori di rinnovo, quando venne il momento di predisporre i parcheggi sotterranei, la Fitolacca venne brutalmente rottamata, senza nemmeno considerare la possibilità di lasciarla in vita, trovandole magari una nuova sistemazione.
Pentimento
Dopo aver giustiziato il grande albero, qualcosa toccò il cuore dei proprietari che, pentiti, decisero di riparare al delitto commesso, ordinando alla ditta specializzata di piantumare ben 3 esemplari di Fitolacca nel giardino rinnovato. Di questo demmo atto in un vecchio post (post del 18/10/11), che rinfreschiamo con le foto sottostanti.
Vista d'insieme delle nuove installazioni verdi in corso nel 2011
Particolare delle 3 Fitolacche appena piantate nel 2011, semplici giovani fusti con ciuffetti di foglie in cima.
Riscatto
Il pentimento e le piantumazioni hanno dato i loro frutti, ed i tronchetti del 2011 si sono trasformati in grandi alberi, come si può vedere dalla foto sottostante.
E non sono solo le Fitolacche ad abbellire il giardino, ma anche esemplari di Tipuana speciosa, Schinus molle, eleganti Strelitzie, Palme, slanciati Pini d'Aleppo residuo del vecchio giardino.
Insomma proprio un bello spazio verde, che offre pieno riscatto al delitto a suo tempo commesso, e che per avere pieno riconoscimento dovrebbe consentire il libero accesso al pubblico, naturalmente con tutte le limitazioni del caso; sarebbe un bel segno finale di pacificazione, ed un degno finale per la storiellina che vi ho raccontato.
I fatti si svolgono fra gli anni a cavallo del nuovo secolo e l'oggi, e riguardano il giardino privato, ma aperto alla vista di tutti, situato fra via Dante e via De Gioannis.
Delitto
Viveva in questo giardino, appartenente fino alla fine del secolo scorso all'Istituto Biochimico Sardo, una splendida Fitolacca, anziana, enorme e disordinata, come tutte le Fitolacche lasciate libere di espandersi. Era così grande che la si poteva ammirare sia da via Dante che da via De Gioannis.
Al cambiamento di proprietà e con i lavori di rinnovo, quando venne il momento di predisporre i parcheggi sotterranei, la Fitolacca venne brutalmente rottamata, senza nemmeno considerare la possibilità di lasciarla in vita, trovandole magari una nuova sistemazione.
Pentimento
Dopo aver giustiziato il grande albero, qualcosa toccò il cuore dei proprietari che, pentiti, decisero di riparare al delitto commesso, ordinando alla ditta specializzata di piantumare ben 3 esemplari di Fitolacca nel giardino rinnovato. Di questo demmo atto in un vecchio post (post del 18/10/11), che rinfreschiamo con le foto sottostanti.
Vista d'insieme delle nuove installazioni verdi in corso nel 2011
Particolare delle 3 Fitolacche appena piantate nel 2011, semplici giovani fusti con ciuffetti di foglie in cima.
Riscatto
Il pentimento e le piantumazioni hanno dato i loro frutti, ed i tronchetti del 2011 si sono trasformati in grandi alberi, come si può vedere dalla foto sottostante.
E non sono solo le Fitolacche ad abbellire il giardino, ma anche esemplari di Tipuana speciosa, Schinus molle, eleganti Strelitzie, Palme, slanciati Pini d'Aleppo residuo del vecchio giardino.
Insomma proprio un bello spazio verde, che offre pieno riscatto al delitto a suo tempo commesso, e che per avere pieno riconoscimento dovrebbe consentire il libero accesso al pubblico, naturalmente con tutte le limitazioni del caso; sarebbe un bel segno finale di pacificazione, ed un degno finale per la storiellina che vi ho raccontato.
venerdì 25 settembre 2015
Il raro arbusto di Monte Urpinu si è fatto grande
Torniamo a parlare, e con piacere, degli Aceri e della loro grande famiglia, le Aceraceae. E torniamo a parlarne nonostante che, o forse proprio perché, sono alberi molto rari in città.
Gli Aceri delle varie specie sono normalmente alberi molto belli, sia per la foglia, spesso lobata e con margini dentati, sia per il frutto, costituito da samare doppie che paiono farfalline con ali variamente aperte. Le foglie sono caduche, e gli Aceri sono fra gli alberi che si spogliano con maggiore eleganza, dando luogo alle splendide colorazioni autunnali precedenti alla caduta delle foglie.
Cagliari, lo abbiamo detto, non è città adatta agli Aceri, tanto più è giusto dedicare attenzione ai pochi esemplari presenti. Abbiamo identificato l'Acero negundo (post del 17/5/11), l'Acero giapponese in vaso (post del 26/4/11), l'Acero campestre (post 20/6/13) e quello che sicuramente è il più raro, l'Acero saccarino (post del 27/9/12).
Ed eccolo qui il nostro protagonista odierno, l'Acer saccharinum che vive nella parte bassa di Monte Urpinu.
Dire che si è fatto grande è forse una esagerazione, soprattutto se lo confrontiamo con il grande Olmo sullo sfondo, ma ha assunto le sembianze di un albero, e se mi ricordo il piccolo e gracile arbusto di 3 anni fa devo dire che il risultato è notevole.
Ecco a destra le grandi foglie pentalobate con l'apice molto pronunciato.
Ancora non ha fruttificato, forse è troppo giovane, ma lo aspettiamo al varco; trattandosi di una specie a rapida crescita, anche se il nostro finora non lo ha dimostrato, speriamo che diventi adulto in fretta, e che ci dia magari qualche segno autunnale di foliage, che i suoi fratelli americani e del nord Europa sanno fare così bene!
Gli Aceri delle varie specie sono normalmente alberi molto belli, sia per la foglia, spesso lobata e con margini dentati, sia per il frutto, costituito da samare doppie che paiono farfalline con ali variamente aperte. Le foglie sono caduche, e gli Aceri sono fra gli alberi che si spogliano con maggiore eleganza, dando luogo alle splendide colorazioni autunnali precedenti alla caduta delle foglie.
Cagliari, lo abbiamo detto, non è città adatta agli Aceri, tanto più è giusto dedicare attenzione ai pochi esemplari presenti. Abbiamo identificato l'Acero negundo (post del 17/5/11), l'Acero giapponese in vaso (post del 26/4/11), l'Acero campestre (post 20/6/13) e quello che sicuramente è il più raro, l'Acero saccarino (post del 27/9/12).
Ed eccolo qui il nostro protagonista odierno, l'Acer saccharinum che vive nella parte bassa di Monte Urpinu.
Dire che si è fatto grande è forse una esagerazione, soprattutto se lo confrontiamo con il grande Olmo sullo sfondo, ma ha assunto le sembianze di un albero, e se mi ricordo il piccolo e gracile arbusto di 3 anni fa devo dire che il risultato è notevole.
Ecco a destra le grandi foglie pentalobate con l'apice molto pronunciato.
Ancora non ha fruttificato, forse è troppo giovane, ma lo aspettiamo al varco; trattandosi di una specie a rapida crescita, anche se il nostro finora non lo ha dimostrato, speriamo che diventi adulto in fretta, e che ci dia magari qualche segno autunnale di foliage, che i suoi fratelli americani e del nord Europa sanno fare così bene!
lunedì 21 settembre 2015
Ritorna la meravigliosa fioritura della Chorisia
E' un appuntamento da non mancare, tutti gli anni in questo periodo, quello della fioritura delle Chorisie, che abbelliscono vari angoli della città.
Io prediligo, come i lettori più affezionati sanno, gli alberi di via Sabotino, i più grandi e belli della città: ma naturalmente, a seconda delle preferenze e delle esigenze di contesto, si possono ammirare l'esemplare della Cittadella, quelli di via Curie, i piccoli di via Fleming (post 29/6/12), quello bellissimo della retrostante piazza Garau (post del 29/1/13), e così via.
Ma torniamo a noi, e cioè a via Sabotino
Ecco un particolare dell'albero dai fiori rosa, la cui chioma si sovrappone e si confonde con la sorella dai fiori bianchi, più grande ma meno generosa nella fioritura.
Faccio notare le numerose palline verdi, i boccioli pronti ad aprirsi e dispiegare i meravigliosi petali.
E guardate che bella struttura e ramificazione ragguardevole hanno questi alberi, è un piacere anche guardarli da sotto.
E le spine, o meglio gli aculei conici che ricoprono i rami, e che abbelliscono il blog costituendone lo sfondo?
Le ho elogiate da poco, le spine (post del 10/9/15), e mi fa piacere proporvi quelle della Chorisia nella foto a sinistra.
E infine un omaggio anche ai fiori bianchi, belli anche se forse un po' più fragili e destrutturati di quelli rosa; piccolezze, sono comunque splendidi.
Io prediligo, come i lettori più affezionati sanno, gli alberi di via Sabotino, i più grandi e belli della città: ma naturalmente, a seconda delle preferenze e delle esigenze di contesto, si possono ammirare l'esemplare della Cittadella, quelli di via Curie, i piccoli di via Fleming (post 29/6/12), quello bellissimo della retrostante piazza Garau (post del 29/1/13), e così via.
Ma torniamo a noi, e cioè a via Sabotino
Ecco un particolare dell'albero dai fiori rosa, la cui chioma si sovrappone e si confonde con la sorella dai fiori bianchi, più grande ma meno generosa nella fioritura.
Faccio notare le numerose palline verdi, i boccioli pronti ad aprirsi e dispiegare i meravigliosi petali.
E guardate che bella struttura e ramificazione ragguardevole hanno questi alberi, è un piacere anche guardarli da sotto.
E le spine, o meglio gli aculei conici che ricoprono i rami, e che abbelliscono il blog costituendone lo sfondo?
Le ho elogiate da poco, le spine (post del 10/9/15), e mi fa piacere proporvi quelle della Chorisia nella foto a sinistra.
E infine un omaggio anche ai fiori bianchi, belli anche se forse un po' più fragili e destrutturati di quelli rosa; piccolezze, sono comunque splendidi.
giovedì 17 settembre 2015
La cascata di perle
Ieri non c'erano, oggi all'improvviso le notiamo; sono migliaia e migliaia, riempiono gli alberi ed il nostro sguardo ammirato. Sono i frutti della Sophora japonica, albero ben presente a Cagliari e del quale abbiamo parlato più volte (p.es. post del 20/9/13).
E riprendo volutamente l'immagine della cascata di perle utilizzata nel post citato, a sua volta mutuata dalla cascata di diamanti di James Bond del 1971, perché mi sembra tuttora rispondente a questo spettacolo di perle opalescenti racchiuse nei gonfi baccelli strozzati.
Oggi dedichiamo la nostra attenzione all'esemplare, maestoso, di piazza Repubblica, dove finisce via Tuveri.
Eccolo a destra nella vista d'insieme, questo esemplare che si va ad aggiungere ai tanti già citati, da via Cugia e via Carboni Boy, la matriarca di Stampace, i vari parchi, via Fracastoro e così via.
E' un vero spettacolo per la città, che appena messo a fuoco non ci abbandona più, dato che i nostri occhi lo vanno a cercare nei vari luoghi che frequentiamo, dal momento in cui lo abbiamo notato per la prima volta.
Ed allora godiamoci il mese della Sofora, a cavallo fra settembre ed ottobre, prima che la scena sia occupata, ed in che modo, dal mese della Jacaranda, che lascerà veramente poco spazio per gli altri alberi!
E riprendo volutamente l'immagine della cascata di perle utilizzata nel post citato, a sua volta mutuata dalla cascata di diamanti di James Bond del 1971, perché mi sembra tuttora rispondente a questo spettacolo di perle opalescenti racchiuse nei gonfi baccelli strozzati.
Oggi dedichiamo la nostra attenzione all'esemplare, maestoso, di piazza Repubblica, dove finisce via Tuveri.
Eccolo a destra nella vista d'insieme, questo esemplare che si va ad aggiungere ai tanti già citati, da via Cugia e via Carboni Boy, la matriarca di Stampace, i vari parchi, via Fracastoro e così via.
E' un vero spettacolo per la città, che appena messo a fuoco non ci abbandona più, dato che i nostri occhi lo vanno a cercare nei vari luoghi che frequentiamo, dal momento in cui lo abbiamo notato per la prima volta.
Ed allora godiamoci il mese della Sofora, a cavallo fra settembre ed ottobre, prima che la scena sia occupata, ed in che modo, dal mese della Jacaranda, che lascerà veramente poco spazio per gli altri alberi!
lunedì 14 settembre 2015
Povera Dieffenbachia!
Per la serie ogni tanto bisogna anche sorridere, ecco che cosa ho catturato stamattina davanti all'ufficio ticket del Policlinico di Monserrato.
Si tratta di una misteriosa Dieffenbachia con il fusto ondivago, come un serpente represso; come ha fatto a diventare così? E' stata una sua scelta andare a sinistra poi a destra, nel tentativo di trovare un po' di luce, o è stata costretta? Forse mancavano tutori di lunghezza adeguata per sostenerla?
O forse si è pensato che comprimendola un po' sarebbe stata più affascinante?
Quale che sia il motivo di questo stato di cose, che credo non sapremo mai, quello che è sicuro è che strappa il sorriso, nonostante il luogo non proprio consono all'allegria; quei miseri ciuffetti di foglie, distribuiti equamente lungo il fusto, denotano una volontà di sopravvivenza che le fa onore, e la sinuosità dell'insieme ha il suo fascino. Che la sua presenza in quella posizione, paziente fra i pazienti in fila per pagare il ticket, abbia un significato preciso, legato appunto alla sopravvivenza?
Chissà; io penso solo che dovrebbe essere sostituita o, se non ci sono soldi, piuttosto eliminata, o relegata in una "stanza del sorriso", accompagnata da apposito cartello esplicativo che ne motivi lo stato preagonico, in compagnia di altre sorelle attualmente sparse per i corridoi del Policlinico. E' chiedere troppo?
Si tratta di una misteriosa Dieffenbachia con il fusto ondivago, come un serpente represso; come ha fatto a diventare così? E' stata una sua scelta andare a sinistra poi a destra, nel tentativo di trovare un po' di luce, o è stata costretta? Forse mancavano tutori di lunghezza adeguata per sostenerla?
O forse si è pensato che comprimendola un po' sarebbe stata più affascinante?
Quale che sia il motivo di questo stato di cose, che credo non sapremo mai, quello che è sicuro è che strappa il sorriso, nonostante il luogo non proprio consono all'allegria; quei miseri ciuffetti di foglie, distribuiti equamente lungo il fusto, denotano una volontà di sopravvivenza che le fa onore, e la sinuosità dell'insieme ha il suo fascino. Che la sua presenza in quella posizione, paziente fra i pazienti in fila per pagare il ticket, abbia un significato preciso, legato appunto alla sopravvivenza?
Chissà; io penso solo che dovrebbe essere sostituita o, se non ci sono soldi, piuttosto eliminata, o relegata in una "stanza del sorriso", accompagnata da apposito cartello esplicativo che ne motivi lo stato preagonico, in compagnia di altre sorelle attualmente sparse per i corridoi del Policlinico. E' chiedere troppo?
domenica 13 settembre 2015
Il Giuggiolo, albero desueto
Mi sono accorto, nell'ultimo post dedicato alle spine ed alla loro bellezza, di aver citato un albero sconosciuto al blog, il Giuggiolo, Ziziphus jojoba. Occorre una riparazione, e provvedo subito.
In realtà del Giuggiolo mi sto interessando da qualche mese, cioè da quando Riccardo, che ringrazio, me lo ha presentato, chiedendomi una identificazione.
Allora, il Giuggiolo è un albero desueto, come lo ho definito: è caduto in disuso, perlomeno in città, perlomeno come albero pubblico, un po' come il Gelso o il Fico o l'Acacia spinosa. Alberi campagnoli, che la città ha progressivamente scacciato dal suo territorio, per svariate ragioni (sporcano, sono ruspanti e poco ordinati, hanno le spine ....).
Giusto o sbagliato che sia questo abbandono (secondo me sbagliato se la causa sono le spine, come detto nel post precedente), il nostro blog non se ne vuole dimenticare, e li presenta quando li trova.
Ecco allora un giovane esemplare di Giuggiolo, che espone con orgoglio le sue drupe, le giuggiole, ancora acerbe.
Si trova a Pula, dove credo che questi alberi siano tuttora molto presenti, e le giuggiole vengono regolarmente vendute da alcuni fruttivendoli, in quanto eduli.
Il Giuggiolo può avere un portamento arbustivo o arboreo, ed ha belle foglie lucide e coriacee su rametti verdastri zigzaganti molto caratteristici, dotati di spine.
Questo albero era così tanto noto fino a qualche decennio fa che il nome dei suoi frutti è stato sfruttato dall'industria dolciaria, che ha attribuito il nome di giuggiole a certe caramelle tonde e molli, ed ha dato luogo al modo di dire "andare in brodo di giuggiole" oggi ancor più desueto dell'albero.
A Cagliari non mi risulta che siano più presenti Giuggioli, almeno a livello pubblico, mentre sicuramente ce ne erano sia ai Giardini Pubblici che nei giardini di via Gioia, per intenderci quelli delle Catalpe (p.es. post del 29/5/11).
Per trovare un Giuggiolo cittadino sono dovuto andare all'Orto Botanico, che per fortuna non ci tradisce mai. Non è un bellissimo esemplare, ma è comunque ben osservabile, e come si vede espone le drupe ormai mature.
Insomma un bell'alberello, che sarebbe piacevole rivedere in qualche viale o giardino cittadino.
In realtà del Giuggiolo mi sto interessando da qualche mese, cioè da quando Riccardo, che ringrazio, me lo ha presentato, chiedendomi una identificazione.
Allora, il Giuggiolo è un albero desueto, come lo ho definito: è caduto in disuso, perlomeno in città, perlomeno come albero pubblico, un po' come il Gelso o il Fico o l'Acacia spinosa. Alberi campagnoli, che la città ha progressivamente scacciato dal suo territorio, per svariate ragioni (sporcano, sono ruspanti e poco ordinati, hanno le spine ....).
Giusto o sbagliato che sia questo abbandono (secondo me sbagliato se la causa sono le spine, come detto nel post precedente), il nostro blog non se ne vuole dimenticare, e li presenta quando li trova.
Ecco allora un giovane esemplare di Giuggiolo, che espone con orgoglio le sue drupe, le giuggiole, ancora acerbe.
Si trova a Pula, dove credo che questi alberi siano tuttora molto presenti, e le giuggiole vengono regolarmente vendute da alcuni fruttivendoli, in quanto eduli.
Il Giuggiolo può avere un portamento arbustivo o arboreo, ed ha belle foglie lucide e coriacee su rametti verdastri zigzaganti molto caratteristici, dotati di spine.
Questo albero era così tanto noto fino a qualche decennio fa che il nome dei suoi frutti è stato sfruttato dall'industria dolciaria, che ha attribuito il nome di giuggiole a certe caramelle tonde e molli, ed ha dato luogo al modo di dire "andare in brodo di giuggiole" oggi ancor più desueto dell'albero.
A Cagliari non mi risulta che siano più presenti Giuggioli, almeno a livello pubblico, mentre sicuramente ce ne erano sia ai Giardini Pubblici che nei giardini di via Gioia, per intenderci quelli delle Catalpe (p.es. post del 29/5/11).
Per trovare un Giuggiolo cittadino sono dovuto andare all'Orto Botanico, che per fortuna non ci tradisce mai. Non è un bellissimo esemplare, ma è comunque ben osservabile, e come si vede espone le drupe ormai mature.
Insomma un bell'alberello, che sarebbe piacevole rivedere in qualche viale o giardino cittadino.
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