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I Giardini Pubblici, fra luci ed ombre

 I Giardini Pubblici sono il parco urbano forse più noto della città, dove intere generazioni di cagliaritani sono cresciute correndo e gioc...

giovedì 30 gennaio 2014

Uno sguardo dal ponte

In realtà non è un ponte quello da cui dobbiamo gettare lo sguardo, ma un più prosaico cavalcavia, e ci perdonerà Raf Vallone, protagonista dello storico film a cui ho rubato il titolo; parliamo del cavalcavia dell'asse mediano nel punto in cui supera la grande rotonda di via Cadello, uscendo dalla città.

Percorrendo in auto questo cavalcavia, e gettando appunto uno sguardo sulla destra, si nota una grossa e densa macchia di verde, antistante all'Idea Hotel (Motel Agip, per i non più giovanissimi); sono stato incuriosito da questa macchia, ed ho deciso di andarla a vedere da vicino.

Si tratta appunto del parcheggio del suddetto albergo, che è circondato da una quantità di piante di notevole dimensione; lo spiazzo in sè è molto trascurato e certamente poco interessante, mentre le piante meritano attenzione.

Ecco un grande esemplare, dal fogliame denso e carico, di Ficus rubiginosa, già più volte trattato nel blog; è sano e bello, nonostante la posizione poco felice, a conferma della robustezza di questa famiglia di piante.



Ma forse ancora più interessanti sono i  Ficus Benjamina, presenti in diversi esemplari di dimensioni ragguardevoli,  per essere (ex)piante d'appartamento: guardate questi sotto, uno nell'aera parcheggio ed uno che fa da cornice all'ingresso dell'albergo.

Questi alberi devono avere decenni di vita alle spalle, forse sono nati assieme al motel Agip, a metà del secolo scorso; mi risulta infatti che l'Agip curasse molto l'aspetto del verde e degli spazi di contorno ai propri motel.
Peccato che oggi il "contorno" sia ridotto così male, alberi così meriterebbero di più!

lunedì 27 gennaio 2014

I frutti del Biancospino

Ho già parlato in precedenti occasioni del modo in cui si può colorare l'inverno con le piante, e combattere la possibile tristezza indotta dagli alberi spogli; mi riferisco per esempio al Kaki con i suoi frutti arancio (post del 10/1/12 e del 13/1/14), ma anche alle drupe gialle della Melia.

Oggi aggiungiamo anche il Biancospino, Crataegus monogyna, ed i suoi piccoli pomi rossi.









Gli esemplari fotografati qui sopra sono gli stessi dei quali abbiamo già apprezzato la bellissima fioritura primaverile (post del 13/4/11), situati lungo il confine della scuola materna di Genneruxi dalla parte dei binari del metrotram.

Non è facile trovare, soprattutto in città, cespugli di Biancospino; è una pianta che, dopo aver servito l'uomo per secoli come pianta di confine, è stata a lungo maltrattata ed estirpata, e solo in questi ultimi anni si assiste ad una ripresa di considerazione per le sue qualità.
Infatti, al di là della bellezza della fioritura e dei frutti invernali, viene molto considerata come pianta medicinale, ma anche come pianta ornamentale in parchi e giardini; sembra inoltre che sia molto interessante in quanto pianta "ecologicamente" utile, come rifugio per uccelli e per la lotta biologica.

Unico problema, o comunque caratteristica, dei cespugli di Biancospino è che crescono in modo irregolare e disordinato, e non si prestano ad essere ridotti in forma squadrata; insomma dei simpatici anarchici, orgogliosi della loro libertà!
 



martedì 21 gennaio 2014

Ginepro mare e monti

Questo titolo sembra ispirato al menu di un ristorante di basso livello, povero di idee ma forse ricco di ingredienti da riciclare: naturalmente non è così, sono stato ispirato da due belle fotografie che vi voglio presentare, e che mostrano una volta di più  lo strettissimo legame fra i Ginepri e tutto il territorio della Sardegna.

Ecco allora, cominciamo dal monte.



Un meraviglioso esemplare di Ginepro rosso, Juniperus oxycedrus oxycedrus, osserva il tramonto invernale dall'alto dei monti del Gennargentu, nella zona di Montarbu. 






 Ed ecco il mare, rappresentato dalla strepitosa spiaggia del Giunco, a Villasimius.


Questo esemplare di Ginepro coccolone, Juniperus oxycedrus macrocarpa, non possiamo certo definirlo meraviglioso, ma vorrei vedere voi, crescere nella sabbia e sugli scogli, battuti da ogni vento!






Due esemplari, due ambienti opposti, assetto molto diverso: uno bello ed elegante, uno bruttino ed arruffato. Una cosa però certamente accomuna i nostri due protagonisti: come tutti i loro affini, sono estremamente frugali come esigenze di sostentamento, e se fossero umani certo non frequenterebbero ristoranti, nemmeno quello del  nostro incipit, ma come panorama ....... solo il meglio!


venerdì 17 gennaio 2014

Il triangolo di Genneruxi

A dispetto delle immagini di terrore, abissi e navi risucchiate, che il titolo di oggi può richiamare, questo post vuole al contrario accompagnare una passeggiata di completo relax e godimento del verde urbano, in una zona che di verde è particolarmente dotata, il quartiere di Genneruxi.

Più in particolare parliamo del triangolo i cui lati sono formati dalle vie Stoccolma, Berna e Costantinopoli, e che racchiude le scuole elementare e media nonchè i giardini pubblici comunemente noti come i "giardinetti di Genneruxi".

La passeggiata che vi propongo, e nella quale vi accompagno con alcune fotografie, prevede di percorrere le tre vie citate guardando gli alberi interni ed esterni al triangolo, ed incrementando il percorso, a seconda della voglia,  con alcune diversioni che partono dagli angoli.


 Ecco allora il meraviglioso Olivo dalla grande chioma nella scuola media di via Stoccolma, che, sono certo, costituisce motivo di orgoglio per alunni ed insegnanti della scuola.





A destra vediamo le due grandi Sterculie diversifolia che si trovano alla fine di via Stoccolma, incrocio via Berna; le abbiamo già apprezzate, per esempio nel post del 25/1/13. Per la loro grandezza e visibilità sono veramente un punto di riferimento di tutto il quartiere.



Da questo angolo del nostro triangolo parte volendo una brevissima diversione che ci porta a conoscere altre 3 Sterculie, molto meno esposte delle due fotografate, ma altrettanto belle, e che si trovano nel percorso pedonale che conduce in via Zagabria.

Giriamo in via Berna; notiamo che tutto il nostro percorso è accompagnato dalle Jacarande, mentre sulla sinistra apprezziamo gli esemplari arborei dello sterrato-giardino (post del 5/2/13), tutti in ottima forma.

All'angolo fra via Berna e via Costantinopoli, volendo, si può proseguire con una diversione per via Cettigne e via Galvani, per apprezzare, fra le altre piante, le Tamerici che costeggiano il nuovo parco, purtroppo tuttora chiuso.





In via Costantinopoli, sempre accompagnati dalle Jacarande, apprezziamo un simpatico Ficus retusa acconciato "a palla", ed arriviamo ad uno dei fronti dei giardinetti, nei quali conviene subito entrare anche per allontanarsi dal traffico di questa strada.





I giardinetti sono un coacervo di diverse specie di alberi e per questo più volte citati nel blog; si va dalle Jacarande ai Ficus elastica, dai Lecci alle Sterculie ad un enorme esemplare di Populus alba addossato alle scuole, fino ad un Platanus acerifolia, solo esemplare in zona. 

Ma i veri re sono indubitabilmente loro, i Carrubi; ci sono diversi esemplari, molto grandi per la specie e con splendido tronco con andamento a tortiglione, già fotografato in altra sede (post del 11/3/12).
Sono veramente belli, e sopportano con pazienza e forza le arrampicate, e a volte le intemperanze, dei tanti ragazzi che frequentano questo luogo.

E siamo arrivati alla fine della passeggiata; di fronte ai giardinetti una spianata di Pini delle Canarie, e, volendo compiere anche la diversione che compete al terzo angolo, la passeggiata nel boulevard dei Bagolari, più volte citato (p.es. post del 9/12/10)

lunedì 13 gennaio 2014

I Kaki di Gavoi

Certo, non sono i Kaki la prima cosa che ci viene in mente se pensiamo a Gavoi: penseremo forse al Festival Letterario della Sardegna, o alla bellezza del paese con le sue case di granito, o magari, più prosaicamente, alla bontà del pecorino Fiore Sardo della zona; ci possono venire in mente tante cose, non certo i Kaki.

E invece io voglio aggiungere agli elementi di richiamo, almeno durante l'inverno, i Kaki, Diospyros Kaki, alberelli completamente spogliati dal fogliame che offrono alla vista le splendide bacche arancione, quasi congelate anch'esse nel freddo che le circonda.

E' un bel modo di colorare l'inverno, come avevo già notato a Sadali in una precedente occasione (post del 10/1/12); il freddo dei paesi di montagna impedisce ai frutti di marcire ed assicura una lunga permanenza sulla pianta, per il piacere di chi passa.

Infine, una notazione di colore: nel periodo natalizio a Gavoi, come in altri paesi barbaricini, amano realizzare bei Presepi pubblici agli angoli di strade e piazze; allora i Kaki possono costituire un ottimo complemento, come peculiari alberi di Natale! 

domenica 12 gennaio 2014

I differenti frutti delle Chorisie

Mi scrive Bruno, lettore assiduo ed attento, per chiedermi un giudizio sulle Chorisie cagliaritane, ed in particolare su quelle di via Sabotino, le più belle della città e più volte citate nel blog (vedi p.es. post del 28/6/11).

Bruno ha notato, in questi giorni in cui i frutti non ancora maturi sono in evidenza sugli alberi quasi privi di foglie, differenze di forma significative, che lo portano a chiedersi, ed a chiedermi, se si possa trattare di alberi di specie diversa, e non solo di esemplari di Chorisia insignis.









Ecco due foto di Bruno che mostrano la differenza di forma (in quella di destra si intravvede anche un frutto esploso, con la lanugine ed i semi).

Ora, essendo la Chorisia uno dei miei alberi preferiti, dovrei avere la risposta immediata al quesito di Bruno; invece non ho risposta certa, nè sono riuscito a trovarla nella breve ricerca che ho svolto.

La Chorisia insignis è un albero poco citato in letteratura, probabilmente perchè il suo areale è limitato al sud Italia, in particolare Sicilia e sud Sardegna, ed è diffuso soprattutto in città. Inoltre, almeno in Sardegna ha una storia abbastanza recente (primi decenni del secolo scorso), rappresentata all'inizio da pochissimi esemplari (il primo in piazza Matteotti, ora sparito, e fra i primi quello della Cittadella) che, pensate, non arrivavano nemmeno a fruttificare (così Vannelli nel suo libro sul verde di Cagliari), a dimostrazione dei cambiamenti climatici intercorsi nell'arco di qualche decennio.

Per quanto riguarda le diverse specie, esiste una qualche confusione, dato che il nome originario è stato sostituito, ma non sempre, da quello di Ceiba speciosa (vedi post citato); alcuni mantengono il doppio nome e differenziano la insignis dalla speciosa per il colore dei fiori, bianchi nel primo caso e rosei/rossi nel secondo. Noi abbiamo documentato un esemplare con i fiori bianchi (post del 10/10/12) e diversi altri, con le più varie sfumature, ma a me sembrano appartenere alla medesima specie di albero.

Dobbiamo anche considerare che questo albero, data la bellezza dei fiori, viene molto coltivato ed ibridato, per ottenere nuove varietà da offrire al mercato; non è da escludere che anche la forma dei frutti risenta delle ibridazioni.

In definitiva il mio giudizio, anche se non suffragato da elementi scientifici, è che tutte le piante di Chorisia  cagliaritane appartengano alla medesima specie, e che le differenze di forma dei frutti rientrino nelle variazioni che molte specie presentano, così come nelle foglie e nei fiori; più in là non mi spingo.


martedì 7 gennaio 2014

Una passerella di scheletri

Chi segue il blog sa che mi piacciono molto gli alberi spoglianti, almeno quelli che si sanno spogliare e che esibiscono con orgoglio il loro assetto invernale, scheletro di tronco e rami.

Anche da questo punto di vista è una Quercia ad offrire uno degli spettacoli più belli: la Roverella, Quercus pubescens, più volte citata e fotografata nel blog (p.es. post del 2/11/12), albero profondamente connaturato con le nostre campagne.

A conferma di quanto detto, vi offro oggi una piccola passerella di scheletri di Roverelle riprese tutte in Ogliastra, nelle scenografiche campagne fra il lago dell'Alto Flumendosa e Fonni.




 Sono alberi quasi sempre isolati o in piccoli gruppi; questi ampi spazi, se da un lato ci fanno rimpiangere i tempi in cui la Sardegna era ricoperta di alberi, dall'altro lato ci emozionano, esaltando i giganti austeri e solitari.


  

Spero che le immagini rendano l'idea della bellezza di questi scheletri, ma naturalmente la cosa migliore è andare, e immergere i propri sensi e la propria mente in questa natura.

venerdì 3 gennaio 2014

Il Ginepro senza spine

Una recente passeggiata alla Cittadella dei Musei è l'occasione per presentare in foto un Ginepro che si caratterizza per una sua specificità, che lo differenzia da tutte le altre specie di Ginepro presenti nell'Isola: non ha le foglie ad ago ma a squame, quindi non punge.

Eccolo nella foto, di cui occupa tutta la parte bassa: si tratta di un bel cespuglio di una varietà ornamentale di Juniperus phoenicea, Ginepro fenicio, ricco dei suoi fruttini (galbuli) sferici blu.
Questo Ginepro è comune in Sardegna dove cresce spontaneo nelle zone vocate, ma naturalmente non in città, dove lo troviamo (spesso nelle varietà ornamentali) in giardini o in qualche rotatoria; è una pianta sempreverde con un bellissimo effetto estetico, ma ha una crescita estremamente lenta come i suoi fratelli spinosi, e questo ne limita ovviamente la diffusione.

La presenza di squame invece che di aghi è una caratteristica piuttosto singolare, e può mettere in crisi il riconoscimento fatto attraverso le foglie, di cui vi ho parlato nella apposita pagina (La grammatica degli alberi); infatti le foglie di questo Ginepro sono simili a quelle del Cipresso (ma le dimensioni dell'albero ci aiutano a distinguerli)  o a quelle della Tuia orientale, altro alberello molto comune nei giardini (ma i cui piccoli frutti, gli strobili, sono caratterizzati da punte ad uncino).

Al di là della differenza nelle foglie, comunque, questo Ginepro, che chiameremo il sig. Fenicio, ha le medesime caratteristiche degli altri fratelli sardi, i signori Coccolone e Rosso (post del 29/11/13), in particolare per quanto riguarda lo splendido legno del tronco e dei rami, duro e resistente: certamente una bella famiglia!      

martedì 24 dicembre 2013

Una bella iniziativa

Una vecchia, bella iniziativa, quella della Festa degli Alberi, che quest'anno ha ripreso vigore anche a Cagliari.

Questa festa può essere definita vecchia, sia che la si osservi con lo sguardo ampio e lontano, perché l'uomo ha sempre festeggiato gli alberi riconoscendo la loro fondamentale importanza nella evoluzione della specie umana, sia con lo sguardo stretto alla nostra realtà, perché in Italia la ricorrenza esiste formalmente fin da quando io ero bambino; correvano gli anni cinquanta del secolo scorso, ed in una giornata di novembre di ogni anno noi alunni delle scuole elementari e medie della città andavamo a Monte Urpinu a piantare un alberello, soprattutto Pini d'Aleppo.

Era una bella giornata, aspettata e desiderata almeno perché era vacanza, come la giornata dell'inaugurazione dell'anno scolastico o la celebrazione del precetto Pasquale: però questa giornata aveva qualcosa in più, era all'aria aperta e la vicinanza con la natura era più immediatamente sentita che non la appartenenza religiosa legata alla celebrazione della Messa. 

E veniamo all'oggi: dopo anni di appannamento o festeggiamenti in tono minore, a Cagliari quest'anno le cose sono state ben organizzate, ed il 30 novembre scorso sono state piantate 3000 piantine dagli alunni di alcune scuole medie cagliaritane, in un costone brullo del parco del colle S.Michele, prospiciente il piazzale parcheggio.

Ecco allora un giovanissimo Pino; il cartellino riporta il nome e la classe di appartenenza dello studente/essa che lo ha piantato. Questa identificazione fra albero e studente mi sembra una ottima idea, dato che fornisce allo studente l'orgoglio ma anche la responsabilità di aver messo a dimora una nuova vita.

Non conosco che tipo di preparazione sia stata fatta dagli insegnanti a questo evento; voglio immaginarmi che sia stato fornito un adeguato supporto di conoscenze, e che magari agli studenti sia stata attribuita anche una responsabilità gestionale, fatta forse di visite periodiche per controllare lo stato di salute della propria "creatura".


A destra una foto curiosa, con un'altra etichetta che, oltre a riportare il nome dell'alunno,  certifica il carattere sovranazionale di questo evento, sostenuto dal network Erasmus.

Mi dispiace però che le etichette non riportino anche il nome dell'albero piantato; sarebbe stato facile fornire anche queste indicazioni ed istruttivo per i ragazzi e per gli adulti.

Come sanno i lettori affezionati, quello delle etichette di riconoscimento è un mio vecchio pallino, e non perdo occasione per ribadirlo.

Fra l'altro, come si può discernere anche nella foto a sinistra, sono state piantate diverse essenze oltre ai Pini, dai Carrubi ai Cipressi ai Corbezzoli al Lentisco ed altre; che cosa costava identificarle?





Infine, dulcis in fundo, un bellissimo esemplare di Iris planifolia, fiore selvatico a cui ho già dedicato un post di stagione l'anno scorso (post del 18/12/12), definendolo regalo di Natale dei colli cagliaritani.

Non pensiate che sia una immagine fuori luogo, perchè lo ho proprio fotografato sul terreno della festa degli alberi; per questo ha pieno diritto di presenza, e mi fa piacere offrirlo anche quest'anno come augurio di Natale e segno di speranza per tempi migliori.

lunedì 16 dicembre 2013

L'attacco al cuore della città

Ormai ci siamo, il Punteruolo rosso è arrivato al cuore della città, e sta iniziando il suo implacabile sterminio anche nell' ex-salotto della ex-passeggiata di via Roma.









Ecco sopra due scatti che danno conto della situazione: si individuano immediatamente, dal fogliame scomposto e ribassato, gli esemplari di Phoenix canariensis colpiti, che presto soccomberanno.

Ho già parlato dello sconcio che rappresenta per la città, che vorrebbe essere turistica, la passeggiata asfaltata (post del 14/2/11) invasa dalle auto, puzzolente di inquinamento, e con le panchine, vuote inutilizzabili e schiacciate dalle auto, a monito della insipienza umana; come se questo non bastasse, l'opera del Punteruolo completerà il degrado di quest'area. Anche vista dal mare, o dall'alto di Castello, via Roma non sarà più caratterizzata dai filari di Palme che abbelliscono almeno la sua terza dimensione.

E, per rimanere in zona e capire che cosa ci aspetta in via Roma, ecco la situazione in via S.Giorgio, all'interno della Facoltà di  Lingue e lungo la salita.









Io capisco che la città ha tanti problemi e pochi soldi da spendere, ma è possibile che non si riesca almeno ad arginare questo fenomeno? Cittadini, come direbbe un politico di recente successo, facciamoci sentire! 






martedì 10 dicembre 2013

Il Pioppo da meditazione

Torniamo al Parco del Colle di Bonaria, al quale ho già dedicato un post (post del 10/11/11), definendolo scenografico per lo splendido ed ampio panorama che si gode dalla cima del colle.

Oggi parliamo di un altra caratteristica di questo Parco, e cioè il raccoglimento, la riservatezza. Infatti, a dispetto della modesta dimensione, il silenzio domina in questo luogo, che pure non è certo periferico; sarà la vicinanza della basilica e del cimitero, sarà la conformazione o la poca frequentazione, di fatto questo Parco è adatto alla meditazione.

 In particolare, in questo periodo, si presta bene allo scopo una panchina posizionata proprio sotto un Pioppo bianco, Populus alba (post del 1/5/11 ed altri), che è in piena attività di foliage, come si vede dal bel tappeto di foglie giallo/bianche (a seconda che siano posate a terra sulla pagina superiore o inferiore).

Il foliage, come abbiamo detto (post del 31/10/11) non è spettacolo per la nostra città, per cui bisogna accontentarsi, e questo è un bel modo per accontentarsi.



Ecco a destra un'altra immagine che rende merito all'albero in questione nella sua interezza; questo esemplare ha una forma globosa, mentre gli altri esemplari del parco presentano un assetto più colonnare.


Se la nostra meditazione non prevede uno spazio raccolto come sotto il Pioppo, ma anzi chiede ampi orizzonti visuali, anche questo ci viene offerto dal parco del Colle; basta salire in cima, fino a trovare il Pino da meditazione, già fotografato nel post citato.
Da questo punto si gode un panorama come questo.


Non so se la meditazione ne risenta, in funzione della religione o filosofia di riferimento, ma so per certo che con una vista come questa la mente si allarga ed i pensieri diventano più positivi.




sabato 7 dicembre 2013

Oggi ci siamo, domani chissà........4a puntata


 

Purtroppo sono costretto a tornare sui desaparecidos, ovvero sugli alberi che, spesso con troppa faciloneria o noncuranza, vengono affidati alla motosega e spariscono da un giorno all'altro.

La segnalazione di oggi è particolarmente sentita, perchè riguarda un albero, la Parkinsonia aculeata, bello ed abbastanza raro in città, ed alcuni esemplari, pur privati, splendidamente esposti sulla strada pubblica.

Eccoli a destra, in una delle foto accluse ad un post dell'anno scorso (post del 14/7/12); due o tre alberi con chiome sovrapposte, una bella fogliolina e, d'estate, un oceano di fiorellini gialli, come quelli fotografati sull'esemplare di viale Bonaria a cui vi rimando(post del 3/7/11).  

Ed ecco a sinistra via Sarpi oggi, con la stessa prospettiva della foto precedente: tutto eliminato.

Ho provato a chiedere le motivazioni dell'eliminazione, dato che le Parkinsonie erano distanti dal palazzo, nè mi risulta che questi alberi posseggano radici pericolose: ebbene, pare che il motivo sia che i condomini non volevano spendere per la periodica potatura necessaria per tenere liberi i marciapiedi dai rami pendenti.
Mi cascano le braccia, non so cosa dire; mi resta solo da sperare che la motivazione riferitami sia fasulla, e che ci siano altre ragioni.

Come ho già scritto (post del 5/1/13),
"un albero privato che ha una valenza estetica pubblica, nel senso che prospetta su una via e può essere goduto da tutti, non dovrebbe poter essere eliminato come si farebbe con un vecchio muro"

E ancora:
"rinnovo ai privati, condomini, amministratori del verde, giardinieri, amministratori di condominio, la preghiera: pensateci non una ma dieci volte, prima di eliminare un albero adulto, e che le ragioni siano valide ed inoppugnabili!"

Aggiungo fra i destinatari  della mia filippica di gennaio scorso le Associazioni che si occupano di rispetto e conservazione del verde: fate qualcosa perchè sia reso meno facile l'abbattimento di alberi che, ancorchè privati, rappresentano patrimonio pubblico e che, come dice quella pubblicità, non si posseggono mai completamente, ma si custodiscono e si tramandano.

venerdì 29 novembre 2013

Il Ginepro e la sabbia

Il Ginepro sardo, nelle sue varie specie presenti, ha una distribuzione geografica e di habitat ampia, dal mare ai 1000 e più metri di altitudine del Gennargentu, ma è forse il rapporto con il mare, e soprattutto con la sabbia, quello che meglio lo rappresenta; nel nostro immaginario collettivo il Ginepro, contorto e spesso disteso, e le dune di sabbia formano uno splendido binomio inseparabile.

E allora oggi vi porto, complice una bella giornata tersa in questo periodo di tempo grigio, in una zona dove la bellezza, con attori protagonisti i Ginepri e la sabbia, è di casa: la costa fra Chia e capo Spartivento.

Ecco una spiaggia verso capo Spartivento, ed alcuni alberelli di Ginepro che fanno da contorno.

Le specie di Ginepro che abitano la costa sono essenzialmente due: il Juniperus oxycedrus macrocarpa, Ginepro coccolone, ed il  Juniperus phoenicea, Ginepro fenicio.
In altro post, dedicato invece alla montagna sarda (post del 15/11/11), abbiamo citato una terza specie di Ginepro sardo, quello rosso, Juniperus oxycedrus oxycedrus.


Ma lasciamo parlare ancora le immagini: nella foto a destra il protagonista è il tronco, con le sue contorsioni; qui ci troviamo a Perda Longa, prima della spiaggia di Tuarredda.

Distinguere i Ginepri delle varie specie non è facile, ma voglio fornire due indicazioni: il "coccolone", lo dice la parola stessa, è quello con i frutti (detti anche coccole oltre che galbuli) più grossi; il "fenicio" ha le foglie a squame e non ad ago, come invece sono di norma nei Ginepri.


E ancora, Ginepri e dune di sabbia dietro la grande spiaggia di Chia; qui le piante sono essenzialmente in forma di arbusto, o alberello con il tronco suborizzontale; la zona è giustamente protetta, per preservare questo habitat dalla voracità degli umani, che fino a non molti anni fa abbattevano gli alberi senza nessun criterio per utilizzarne i tronchi.

Infine, anche se in questa foto non ci sono alberi, chiudiamo in bellezza, sempre a Chia:


Vi basta? Io spero di no, spero invece che questo post vi serva da stimolo per andare a vedere, toccare, annusare, riempirvi la mente di questa natura, e desiderare di poter continuare a viverla e lasciarla, intatta per quel che ne resta, ai nostri figli; tutto questo è molto importante, in tempi di PPR, Piano Paesaggistico Regionale.

domenica 24 novembre 2013

La Paulonia malconcia

Torno a parlare oggi della Paulonia di via Santa Gilla, unico esemplare conosciuto in città, per segnalare ancora una volta il suo stato di degrado e sofferenza. Mi fornisce l'occasione Marcella, amica del blog che ringrazio, la quale ha vissuto una brutta esperienza il giorno della buriana abbattutasi anche su Cagliari, rischiando di venire colpita da un ramo della Paulonia strappato dal vento impetuoso.

La Paulonia, Paulownia tomentosa, è una pianta fragile, che non sopporta molto gli ambienti ventosi; se aggiungiamo la potenza del vento di lunedì scorso, ed il fatto che il nostro esemplare è vecchio e in condizioni precarie come già segnalato (post del 20/10/11  e del 23/4/12), dobbiamo ringraziare che non sia successo di peggio.



Eccolo nella sua interezza; è un albero spogliante, ma in questo periodo a Cagliari le foglie degli alberi spoglianti sono ancora quasi tutte presenti, e questo acuisce gli effetti  del vento; a maggior ragione ribadisco che una buona potatura, l'eliminazione dell'edera che lo soffoca, la cura delle ferite, potrebbero rimetterlo in sesto, e restituirgli dignità e bellezza anche quando non è fiorito. 



Marcella mi comunica altresì che sono intervenuti i Vigili del Fuoco a metterlo in sicurezza; certamente questo intervento, fatto nell'urgenza dell'intervento repressivo, non sarà stato eseguito dai Vigili pensando al benessere della pianta, che fra l'altro non rientra fra i loro compiti!



Ecco a destra un dettaglio dei moncherini di alcuni rami strappati.
Che fare per salvare questa rarità ed assicurare a lei ancora molti anni di vita  ed a noi il godimento della bellezza sua e dei suoi meravigliosi fiori?

Scartando, in questi tempi di crisi, l'ipotesi che possa/voglia intervenire l'amministrazione comunale, competente sulla Paulonia trattandosi di verde pubblico, penso che potrebbero intervenire i privati, sia gruppi di cittadini che società che operano in zona.

L'albero potrebbe essere "adottato", per esempio dagli abitanti del complesso edilizio dei Fenicotteri, che, avuta l'autorizzazione comunale, potrebbero chiedere la perizia di un professionista agronomo sugli interventi da compiere, e affidarli ad una ditta specializzata: pochi soldi per una bella azione, a vantaggio di tutta la città!


Ed ecco infine la Paulonia inserita nel contesto dei Bagolari disposti a filare lungo la via Santa Gilla; il nostro esemplare spicca per dimensione, e purtroppo anche per disordine delle branche. Speriamo che si possa intervenire!

sabato 23 novembre 2013

Il ruolo degli Alberi nella difesa del suolo

Ogni parola spesa a favore degli Alberi è una parola ben spesa, per cui mi perdonerete se anch'io, nella miriade di parole di questa terribile settimana dell'alluvione sarda, dico qualcosa a favore dei nostri amici.

Sarò schematico, ma spero chiaro, utilizzando un'uguaglianza matematica cara ai geologi:

P(iovosità) =  R(uscellamento, gravità) + I(nfiltrazione) + E(vaporazione, traspirazione)

C'è poco da sbagliare: l'acqua che cade dal cielo scappa via per la legge di gravità verso il basso, se non si infiltra nel terreno o se non viene trattenuta dagli Alberi che la restituiscono poi, diluita nel tempo, in forma di evaporazione e traspirazione.

Quindi: se gli Alberi e la terra sono sostituiti da cemento e asfalto manca il fattore "E", manca il fattore "I", resta e si esalta il fattore "R", con il ruscellamento che per costrizione e mancanza di attrito si trasforma in torrente, onda, tsunami, e trascina con se tutto quello che trova.