Oggi il cesto dei post propone...

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Le piante che scappano di casa

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La grammatica degli alberi

Premessa

Ho già detto che questo non è un manuale degli alberi o un trattato di botanica : non è fra gli obiettivi del blog, e comunque non avrei le competenze per farlo. Però, se vogliamo imparare a conoscere ed a riconoscere gli alberi, ad apprezzarli ed a godere della loro presenza, qualche approfondimento lo dobbiamo fare, cioè dobbiamo costruire un contesto che ci consenta un progressivo miglioramento nelle nostre capacità di riconoscimento.

Bene, questo faremo qui, con approccio "dal basso": cominciamo con il guardare gli alberi, ci facciamo sorgere delle domande, ci attrezziamo per dare risposte e le incaselliamo via via in un paradigma mentale complessivo; è esattamente quello che facciamo se vogliamo andare a cercare funghi senza avere conoscenze pregresse, o se vogliamo godere dell'arte pittorica moderna senza averla studiata a scuola.

In definitiva, io fornirò in queste pagine di grammatica alcune informazioni, che hanno costituito il mio percorso di approfondimento per il riconoscimento degli alberi, e che  ciascuno potrà utilizzare secondo la propria sensibilità, o non utilizzare affatto: l'importante per me è fornire qualche stimolo, qualche ipotesi di approfondimento, qualche aggancio con l'infinito mare di Internet.

Non dimentichiamo che gli alberi offrono un grandissimo vantaggio, e scusatemi se dico una banalità: li abbiamo sotto casa, e sono lì che ci aspettano con pazienza, non scappano eppure sono vivi, e ci offrono immagini di sè continuamente diverse!

La grammatica si svilupperà per argomenti, che tratterò di mia iniziativa o su proposta. 




Il riconoscimento degli alberi attraverso le foglie/1 (nov 2010)

Il riconoscimento degli alberi, con l'approccio dal basso di cui ho parlato,  passa attraverso  un poco di pazienza e molta curiosità. Se poi per alcuni passasse d'ora in poi anche attraverso questo blog ne sarei felice.
Fra le varie parti dell'albero, la foglia è sicuramente l'elemento più importante ai fini del riconoscimento, almeno per noi non specialisti. Fra l'altro una foglia può essere facilemente recuperata anche ai piedi di un albero spoglio, mentre per esempio questo è molto più difficile per i frutti.
Detto questo, e detto anche che esistono tomi e tomi che trattano l'argomento,  io penso di fornire a più riprese delle indicazioni di facile ed immediato utilizzo, anche se per molti saranno scontate.

Le tre principali categorie delle foglie usano come primo elemento di macro-discernimento la forma, e cioè:

A -  a lamina, o  espansa  (esempio: i Ficus)
B - ad ago, appunto aghifoglia (esempio: i Pini)
C - a squame (esempio: i Cipressi)



Al di sotto di queste macrocategorie si sviluppa una gerarchia che, precisando sempre meglio le varie caratteristiche della foglia, porta ad individuare in maniera univoca la pianta da cui la foglia proviene.
E' necessario dunque imparare i nomi delle caratteristiche morfologiche della foglia, in modo da poterli usare come chiavi di riconoscimento.
Allora, focalizzando in questa prima puntata l'attenzione sulle foglie a lamina, abbiamo le principali caratteristiche:

- lamina singola o multipla/composta, a seconda che la foglia sia costituita da un pezzo unico (es. leccio), oppure sia costituita da più pezzi che si dipartono dallo stesso punto (foglia palmata/settata es. ippocastano) oppure da più punti lungo uno stelo (foglia pennata composta da tante foglioline, es. carrubo);

- margine della foglia, intero (es. leccio), dentato (es. tiglio), a lobi (es. roverella);

- rapporto fra lunghezza e larghezza della foglia, che la fa definire lunga (es. oleandro) o larga (es.pioppo).

Ci sono poi tante altre caratteristiche della foglia, come l'apice, la base, il picciolo, la consistenza, la presenza di peluria, eccetera, ma quelle che ho dettagliato sono sufficienti almeno per due obiettivi: dire con certezza a quale pianta la foglia in questione non appartiene (una foglia pennata non potrà mai essere di un leccio!), ed esprimersi in maniera appropriata per chiedere a chi ne sa più di noi di aiutarci nel riconoscimento. E' solo l'inizio, ma vi assicuro che è tantissimo!

Riprendiamo un esempio già utilizzato e di una pianta molto nota, cioè il Carrubo, Ceratonia Siliqua. Diremo che la foglia del carrubo è a lamina, composta, pennata, dove ogni foglia comprende da 6 a 12 foglioline inserite nello stelo in maniera simmetrica (foglia paripennata). Se volete verificare "de visu", guardate uno dei tanti carrubi che abbelliscono la città, per esempio in Piazza Garibaldi o in Largo Gennari; se non vi accontentate dello sguardo, staccate delicatamente una foglia (non si dovrebbe, ma per la scienza....).
Direi che per questa puntata è sufficiente così; riprenderemo l'argomento per gli altri tipi di foglie, gli aghi e le squame.
Qui trovate una tavola riassuntiva sui tipi di foglia a lamina.



Il riconoscimento degli alberi attraverso le foglie/2 (dic. 2010)

Nella prima puntata di questo argomento abbiamo affrontato il riconoscimento degli alberi con le foglie a lamina (latifoglie); affrontiamo adesso, secondo lo stesso criterio, il riconoscimento delle aghifoglie.
Il riconoscimento di un’aghifoglia è per un certo verso più semplice, dato che non sussistono una serie di elementi di diversità , quali il margine fogliare, l’apice, il picciolo, etc.; per converso, il minor numero di elementi può non consentire l’identificazione univoca dell’albero, che in quel caso richiederà l’analisi di altre componenti, quali tipicamente la pigna (il cono), il portamento della pianta, il tronco, ……

Comunque, dato il taglio divulgativo di questa trattazione, noi ci accontenteremo di saper distinguere ( con l'aiuto delle informazioni  contenute nei post dedicati ed in queste note) alcune specie, e segnatamente quelle più comuni a Cagliari, senza complicarci la vita.
Occorre anche dire, per consolarci di eventuali difficoltà, che il riconoscimento delle aghifoglie è spesso problematico anche per gli esperti, date le differenze a volte modestissime ed il grande numero di ibridi.

Detto questo, i due elementi fondamentali di distinzione sono:

a – la lunghezza degli aghi. Qui è abbastanza semplice individuare due macrocategorie, e cioè gli alberi con aghi corti (per es. l’Abete), di lunghezza mediamente inferiore ad alcuni centimetri, e gli alberi con aghi lunghi (tutti i Pini), con aghi di lunghezza mediamente superiore ai 10 centimetri. Come vedete, la differenza è tale che non si dovrebbe sbagliare fra queste due categorie.

b- l’inserimento dell’ago nel ramo, se singolo (p.es. ancora l’Abete) o multiplo (p.es. il Cedro, o i Pini). In caso di inserimento multiplo, è importante conoscere il numero degli aghi per ogni mazzetto.

Anche per le aghifoglie ho predisposto la tavola riassuntiva (clicca qui), nella quale sono elencati una serie di alberi appartenenti ad ogni tipologia.
 





La necessità e i vantaggi del nome scientifico (nov. 2010)

Tante volte mi è capitato, con gli amici, di essere preso in giro perchè chiamo gli alberi, quando mi chiedono informazioni, con il nome scientifico latino: per le persone che non frequentano le piante, questo modo di chiamare gli alberi appare come un vezzo o un inutile sfoggio di cultura. In realtà è una necessità, se si vuole essere precisi o se le circostanze lo richiedono: dire per esempio che una pianta è un Ficus è già qualcosa, ma in molti casi non è sufficiente, dato che all’interno del nome ficus sono comprese centinaia di specie diverse.


E con il ficus ho già usato una parte del nome scientifico; altre volte non uso neppure quella, per esempio quando dico che una certa pianta è un noce, usando il nome italiano di uso comune per indicare la pianta che ci fornisce le noci che mangiamo.  Ragionamento simile quando  usiamo il nome sardo, con la complicazione che la stessa pianta ha nomi anche molto diversi nei vari dialetti sardi.

Allora, è chiaro che non chiederò al fruttivendolo 1 kg di “endocarpi di Juglans Regia” (anche perché potrei averne conseguenze sgradevoli), ma se voglio essere certo di individuare in maniera specifica quell’albero, in mezzo alle varie specie di noce, dovrò usare il nome scientifico, appunto Juglans Regia.
E, naturalmente, non dimentichiamo che con il nome scientifico ci facciamo capire in ogni parte del mondo, e questo è un vantaggio enorme, al quale si può aggiungere l’orgoglio per l’uso della lingua latina.
L’individuazione delle piante con il nome scientifico binomiale è stata inventata da Linneo, che ha studiato un sistema tassonomico all’interno del quale una pianta viene identificata univocamente con l’indicazione del genere (Juglans per il genere Juglandaceae) e della specie (Regia che p.es. è diversa dal Nigra, noce americano).  In realtà la classificazione originaria è stata più volte revisionata, e lo è tuttora, ma il genere e la specie sono ben saldi nella loro chiarezza e lo rimarranno ancora per molto tempo.

Non mi sembra il caso qui di approfondire una materia amplissima come questa; bastano questi cenni, spero, per motivare la necessità di conoscere il nome scientifico. Fra l’altro, tutti i testi sono impostati sul nome scientifico, anche se naturalmente ci sono le chiavi di passaggio al nome comune italiano e, per i testi editi in Sardegna, ai nomi sardi.

In definitiva, è opportuno che conosciamo il nome comune italiano, quando c’è, perché andrà bene nella maggior parte dei casi, ma è bene che affianchiamo al nome comune anche il nome scientifico, da usare quando il nome comune “cade in difetto”;  in molti casi, senza che appaia un vezzo, saremo costretti ad usare il nome scientifico per intero, per esempio per distinguere i vari Ficus, che non hanno un nome comune (Ficus Retusa è cosa ben diversa da Ficus Elastica); in altri casi, usiamo come nome comune il nome tratto dal genere (Tiglio per Tilia Europaea, rischiando però di chiamare con lo stesso nome due o più specie), o tratto dalla specie (Leccio per Quercus Ilex , Rovere per Quercus Robur, Roverella per Quercus Pubescens) che è un nome comune efficace a rappresentare una determinata pianta, ma che per moltissime piante non è applicabile.

Come vedete, i nomi degli alberi sono un bel guazzabuglio, e questo conferma l’assunto che è meglio conoscere anche il nome scientifico, per ancorarsi a qualche certezza.