Nel mese di ottobre 2016 avevo segnalato (post del 14/10/16) l'entrata, fra i soci dell'Associazione Parchi e Giardini d'Italia (APGI), del giardino del Lantana Resort di Pula, definito "giardino informale" nel sito dell'associazione (www.apgi.it).
Ero andato a visitarlo, ed avevo riscontrato la bellezza, la cura nella gestione, la ricchezza di specie arboree anche rare; alcuni scorci del giardino li avevo pubblicati nel post citato, e qui aggiungo, per interrompere la monotonia della scrittura, una Plumeria rubra , una rarità da noi(post 8/9/16), fiorita.
La meritoria Associazione organizza, con modalità specifiche per ciascun giardino facente parte dell'Associazione, visite guidate nel corso del prossimo fine settimana.
Naturalmente, mentre per i giardini normalmente frequentabili questa è solo una occasione in più per conoscere o approfondire i tesori verdi di ciò che è sempre accessibile, (penso per esempio all'Orto Botanico o a Monte Urpinu), per i giardini privati è invece una occasione assolutamente peculiare, non ripetibile se non in tempi lunghi.
Insomma, un po' come è stato per l'iniziativa del FAI e l'apertura eccezionale dell'aeroporto militare di Elmas (post del 6/4/18), ma specializzata per i tesori verdi; ecco perché questa dell'APGI mi sembra una grande opportunità.
Chi fosse interessato alla visita guidata, prevista in vari orari per domenica 3, al giardino del Lantana Resort, può prendere contatti direttamente con la struttura, per email o telefonici, secondo quanto indicato nel sito dell'APGI.
Post in evidenza
Che bella chioma!
Eh no, purtroppo non ci riferiamo ai lunghi e setosi capelli di una ragazza, nemmeno a quelli della regina Berenice, divenuti poi una coste...
mercoledì 30 maggio 2018
Il giardino informale del Lantana Resort apre al pubblico
martedì 29 maggio 2018
Terramaini, incomincia lo spettacolo!
Ed incomincia alla grande, complice l'inverno piovoso, il grande caldo che tarda ad arrivare, la cura con la quale questo grande parco continua ad essere tenuto.
Già prima di entrare, veniamo accolti dai graziosissimi Tigli , Tilia europaea (post del 16/5/12) che, non avendo ancora cominciato a soffrire per il grande caldo, si presentano con il loro abito migliore.
Carichi di giovani foglie, aggraziati nella forma, fioriti e con le brattee chiare in bella evidenza, questi Tigli costituiscono sicuramente uno spettacolo da ammirare.
Dentro ci perdiamo nell'enorme (per i parametri cagliaritani) verdissimo prato, che quasi ci trasporta in qualche parco inglese.
E questi? Sono i fiori di una Grevillea robusta (post del 30/5/11), affascinanti spazzole di colore arancio.
E questo è solo un assaggio; ci sono le Strelitzie giganti fiorite all'ingresso, ed aspettiamo la Cesalpinia, l'Agapanto, l'Albizzia, la Duranta, la Parkinsonia ........e tante altre, per allietarci durante tutta l'estate.
Unica notazione critica, non riguardante le piante: ho visto bambini correre in bicicletta come forsennati, mettendo a rischio la propria e l'altrui incolumità, o usare gli attrezzi ginnici per adulti come giochi, con il rischio concreto di farsi molto male. Si potrebbe ipotizzare un guardiano-ronda che, con apposita pettorina di riconoscimento, svolga un servizio di supervisione e, all'occorrenza, di bonario richiamo ai pargoli iperattivi?
Già prima di entrare, veniamo accolti dai graziosissimi Tigli , Tilia europaea (post del 16/5/12) che, non avendo ancora cominciato a soffrire per il grande caldo, si presentano con il loro abito migliore.
Carichi di giovani foglie, aggraziati nella forma, fioriti e con le brattee chiare in bella evidenza, questi Tigli costituiscono sicuramente uno spettacolo da ammirare.
Dentro ci perdiamo nell'enorme (per i parametri cagliaritani) verdissimo prato, che quasi ci trasporta in qualche parco inglese.
E questi? Sono i fiori di una Grevillea robusta (post del 30/5/11), affascinanti spazzole di colore arancio.
E questo è solo un assaggio; ci sono le Strelitzie giganti fiorite all'ingresso, ed aspettiamo la Cesalpinia, l'Agapanto, l'Albizzia, la Duranta, la Parkinsonia ........e tante altre, per allietarci durante tutta l'estate.
Unica notazione critica, non riguardante le piante: ho visto bambini correre in bicicletta come forsennati, mettendo a rischio la propria e l'altrui incolumità, o usare gli attrezzi ginnici per adulti come giochi, con il rischio concreto di farsi molto male. Si potrebbe ipotizzare un guardiano-ronda che, con apposita pettorina di riconoscimento, svolga un servizio di supervisione e, all'occorrenza, di bonario richiamo ai pargoli iperattivi?
martedì 22 maggio 2018
Il giardino rinnovato è aperto al pubblico!
Il giardino di cui parlo è quello all'angolo fra via Dante e via De Gioannis, dove un tempo sorgeva l'Istituto Biochimico Sardo, ed oggi sorge una bella struttura destinata ad uffici ed attività commerciali.
Me ne ero occupato in due occasioni, con riferimento naturalmente al giardino; la prima per stigmatizzare l'eliminazione di una splendida Fitolacca dioica (post del 18/6/11), la seconda per rovesciare il giudizio, almeno parzialmente (post del 18/10/11), essendo stato realizzato nel mentre un giardino molto bello, che comprendeva fra l'altro, guarda un po', una nuova Fitolacca dioica (indice di pentimento?)
E veniamo ad oggi, a distanza di quasi sette anni: il punto negativo rimasto, e cioè di poter godere del giardino solo da lontano essendo escluso l'accesso a quest'area salvo che per gli uffici, è superato; infatti è stato aperto di recente un bistrot che consente a chiunque di noi, anche solo per prendere un aperitivo, di godere da vicino di questi spazi verdi.
Ecco allora una immagine dall'interno, con lo sfondo del Tribunale dei Minori, nella quale notiamo un Olivo, una Palma nana e, naturalmente, la nuova regina Fitolacca, che in questi anni si è allargata da par suo.
Qui a destra una vasca con Papiri, della quale ignoravo fino a ieri che esistesse, mentre sullo sfondo svetta una vecchia Palma da datteri.
Sulla sinistra si intravedono alcuni esemplari di Tipuana speciosa, già piuttosto grandi, e poi nel giardino ci sono Oleandri, Strelitzie, Lantane ed altre specie.
Se è vero che in questi fabbricati sarà anche aperto un market, e che saranno resi disponibili parcheggi interrati, possiamo concludere che l'accessibilità al pubblico sarà a breve completa, e per quanto riguarda il giardino il mio giudizio critico di tanti anni fa sarà definitivamente cancellato!
Me ne ero occupato in due occasioni, con riferimento naturalmente al giardino; la prima per stigmatizzare l'eliminazione di una splendida Fitolacca dioica (post del 18/6/11), la seconda per rovesciare il giudizio, almeno parzialmente (post del 18/10/11), essendo stato realizzato nel mentre un giardino molto bello, che comprendeva fra l'altro, guarda un po', una nuova Fitolacca dioica (indice di pentimento?)
E veniamo ad oggi, a distanza di quasi sette anni: il punto negativo rimasto, e cioè di poter godere del giardino solo da lontano essendo escluso l'accesso a quest'area salvo che per gli uffici, è superato; infatti è stato aperto di recente un bistrot che consente a chiunque di noi, anche solo per prendere un aperitivo, di godere da vicino di questi spazi verdi.
Ecco allora una immagine dall'interno, con lo sfondo del Tribunale dei Minori, nella quale notiamo un Olivo, una Palma nana e, naturalmente, la nuova regina Fitolacca, che in questi anni si è allargata da par suo.
Qui a destra una vasca con Papiri, della quale ignoravo fino a ieri che esistesse, mentre sullo sfondo svetta una vecchia Palma da datteri.
Sulla sinistra si intravedono alcuni esemplari di Tipuana speciosa, già piuttosto grandi, e poi nel giardino ci sono Oleandri, Strelitzie, Lantane ed altre specie.
Se è vero che in questi fabbricati sarà anche aperto un market, e che saranno resi disponibili parcheggi interrati, possiamo concludere che l'accessibilità al pubblico sarà a breve completa, e per quanto riguarda il giardino il mio giudizio critico di tanti anni fa sarà definitivamente cancellato!
martedì 15 maggio 2018
Da noi è presto, ma più a sud.....
Oggi presento una piantina di Cappero, Capparis spinosa, che incomincia la fioritura. E ve la presento nella sua terra di elezione, la Sicilia, ed in particolare a Cefalù.
Ecco un primo fiore sbocciato, con il fascino dei lunghi stami violacei sopra i petali bianchi; tutt'attorno si intravedono altri boccioli, quelli cioè che diventeranno, opportunamente conservati, la squisitezza culinaria che conosciamo.
Il Cappero è riconosciuto prodotto tipico siciliano, e la varietà di Pantelleria si fregia del marchio IGP.
Essendo reduce da una recente visita in Sicilia, mi sembra giusto offrirle questo riconoscimento, in attesa che anche i nostri arbusti ci offrano lo spettacolo (post del 4/7/16) de Sa Tappara Casteddaia.
La curiosità che dei Capperi mangiamo normalmente i boccioli di fiore si somma con una seconda curiosità, che non conoscevo, e cioè che, soprattutto in Sicilia, si mangiano anche i frutti, detti cucunci, trattati nello stesso modo dei fiori. A conferma della generosità di questa umile piantina, che sa crescere in terreni impossibili senza chiedere niente.
Ecco un primo fiore sbocciato, con il fascino dei lunghi stami violacei sopra i petali bianchi; tutt'attorno si intravedono altri boccioli, quelli cioè che diventeranno, opportunamente conservati, la squisitezza culinaria che conosciamo.
Il Cappero è riconosciuto prodotto tipico siciliano, e la varietà di Pantelleria si fregia del marchio IGP.
Essendo reduce da una recente visita in Sicilia, mi sembra giusto offrirle questo riconoscimento, in attesa che anche i nostri arbusti ci offrano lo spettacolo (post del 4/7/16) de Sa Tappara Casteddaia.
La curiosità che dei Capperi mangiamo normalmente i boccioli di fiore si somma con una seconda curiosità, che non conoscevo, e cioè che, soprattutto in Sicilia, si mangiano anche i frutti, detti cucunci, trattati nello stesso modo dei fiori. A conferma della generosità di questa umile piantina, che sa crescere in terreni impossibili senza chiedere niente.
venerdì 4 maggio 2018
Effetti di questa strana primavera
Una primavera così piovosa, e soprattutto con pioggia così concentrata come nei giorni scorsi, è difficile ricordarla, nemmeno ai tempi d'oro della Fiera.
Naturalmente, a prescindere dai prevedibili disagi, siamo tutti felici che i bacini si siano riempiti e, per quanto riguarda la nostra attenzione alla natura, che la terra respiri e viva, e le piante si preparino ad affrontare la calura estiva senza grossi affanni. Inoltre, possiamo godere per qualche giorno in più delle fioriture di campagna, che si offrono con il loro incomparabile spettacolo.
Ecco allora la Rosola, o Cisto rosa, ripreso nella zona di Is Concias, in agro di Quartucciu, come gli altri fiori di oggi.
I fiori di questo Cisto sono caratterizzati dai petali grinzosi, e sono i più grandi fra le varie specie di questa pianta, comunissima nella nostra campagna.
Se vogliamo trovare una sottospecie più rara, dobbiamo cercare quella con i fiori di tonalità violetta.
Se invece vogliamo una fioritura più comune di quella rosa, ecco il Cisto bianco, detto anche femmina per motivi che ignoro, stretto parente del congenere Cisto marino.
Questi Cisti, piante di grande rusticità, sono capaci di resistere al nostro terribile caldo estivo perdendo la gran parte delle foglie per evitare la dispersione della poca acqua che circola nella pianta (post del 31/8/14).
Infine, un'altra pianta comunissima, l'Asfodelo, Asphodelus ramosus, che espone l'infiorescenza a pannocchia in cima al lungo asse fiorifero, detto scapo, caratteristico di questa specie.
L'Asfodelo è una pianta che normalmente segnala un degrado del suolo per eccessivo pascolo o incendi, ma non si può negare un certo fascino, anche quando si presenta in foltissimi gruppi (post del 20/4/15).
Insomma, un suggerimento, banale ma sentito: andate in campagna, adesso, a camminare in mezzo al verde!
Naturalmente, a prescindere dai prevedibili disagi, siamo tutti felici che i bacini si siano riempiti e, per quanto riguarda la nostra attenzione alla natura, che la terra respiri e viva, e le piante si preparino ad affrontare la calura estiva senza grossi affanni. Inoltre, possiamo godere per qualche giorno in più delle fioriture di campagna, che si offrono con il loro incomparabile spettacolo.
Ecco allora la Rosola, o Cisto rosa, ripreso nella zona di Is Concias, in agro di Quartucciu, come gli altri fiori di oggi.
I fiori di questo Cisto sono caratterizzati dai petali grinzosi, e sono i più grandi fra le varie specie di questa pianta, comunissima nella nostra campagna.
Se vogliamo trovare una sottospecie più rara, dobbiamo cercare quella con i fiori di tonalità violetta.
Se invece vogliamo una fioritura più comune di quella rosa, ecco il Cisto bianco, detto anche femmina per motivi che ignoro, stretto parente del congenere Cisto marino.
Questi Cisti, piante di grande rusticità, sono capaci di resistere al nostro terribile caldo estivo perdendo la gran parte delle foglie per evitare la dispersione della poca acqua che circola nella pianta (post del 31/8/14).
Infine, un'altra pianta comunissima, l'Asfodelo, Asphodelus ramosus, che espone l'infiorescenza a pannocchia in cima al lungo asse fiorifero, detto scapo, caratteristico di questa specie.
L'Asfodelo è una pianta che normalmente segnala un degrado del suolo per eccessivo pascolo o incendi, ma non si può negare un certo fascino, anche quando si presenta in foltissimi gruppi (post del 20/4/15).
Insomma, un suggerimento, banale ma sentito: andate in campagna, adesso, a camminare in mezzo al verde!
martedì 1 maggio 2018
La Sophora di S.Efisio
Mi direte: a S.Efisio vengono attribuite le cose più diverse e più strane, in forma di miracoli, da quando nel 1656 bloccò la peste che imperversava in Sardegna, ma che gli venisse attribuita una Sophora non si era mai sentito.
Ebbene, lo faccio io. In fin dei conti un po' miracolato lo è questo albero, se dalla fine del 1800 è riuscito ad arrivare a noi in ottima salute, ripetendo il suo ciclo vegetale annuale pur nelle ristrettezze del luogo nel quale vive. Eh sì, perché sto parlando della Matriarca di Stampace (post del 16/2/13), la Sophora japonica di via Santa Restituta che vive a 20 metri dalla chiesetta dedicata al martire guerriero.
Eccola qui, in tutto il suo splendore primaverile, con le nuove foglioline che si affiancano ai baccelli strozzati prodotti l'anno scorso.
E' stata drappeggiata anche lei, in onore del santo, come le finestre ed i balconi della zona; certo, il drappeggio non è grande cosa, sembra quasi un cartello che avvisa dell'ostacolo, ma bisogna sapersi accontentare.
Ecco invece i bei drappeggi che ornano i prospetti delle case di fronte alla piazzetta.
Allora, io ribadisco il suggerimento che avevo dato ai concittadini di Stampace nel post citato, e cioè quello di farsi carico della Sophora di S.Efisio come un orgoglio del quartiere, presentandola ai passanti e curandola al meglio, anche con i drappeggi per la ricorrenza del primo maggio.
Ebbene, lo faccio io. In fin dei conti un po' miracolato lo è questo albero, se dalla fine del 1800 è riuscito ad arrivare a noi in ottima salute, ripetendo il suo ciclo vegetale annuale pur nelle ristrettezze del luogo nel quale vive. Eh sì, perché sto parlando della Matriarca di Stampace (post del 16/2/13), la Sophora japonica di via Santa Restituta che vive a 20 metri dalla chiesetta dedicata al martire guerriero.
Eccola qui, in tutto il suo splendore primaverile, con le nuove foglioline che si affiancano ai baccelli strozzati prodotti l'anno scorso.
E' stata drappeggiata anche lei, in onore del santo, come le finestre ed i balconi della zona; certo, il drappeggio non è grande cosa, sembra quasi un cartello che avvisa dell'ostacolo, ma bisogna sapersi accontentare.
Ecco invece i bei drappeggi che ornano i prospetti delle case di fronte alla piazzetta.
Allora, io ribadisco il suggerimento che avevo dato ai concittadini di Stampace nel post citato, e cioè quello di farsi carico della Sophora di S.Efisio come un orgoglio del quartiere, presentandola ai passanti e curandola al meglio, anche con i drappeggi per la ricorrenza del primo maggio.
sabato 28 aprile 2018
Foglie, Fiori, Frutti ....
...Città, Animali... Lo so, sembra il gioco, piuttosto comune fra i giovani studenti, che consiste nell'individuare categorie di oggetti il cui nome inizia con una certa lettera; in realtà, il titolo di oggi individua un solo oggetto, o meglio una pianta, che presenta contemporaneamente, in questo periodo, le foglie, i fiori, i frutti dell'anno scorso: la Melia azedarach .
Eccolo qui, uno dei tanti esemplari del Lazzaretto, che espone le foglie in verde, i fiori in celeste, le drupe in giallo.
Come sapete, la Melia è un albero che io apprezzo molto, anche per queste sue capacità di presentarsi in maniera mutevole ma sempre affascinante; la sua apparizione nell blog risale ai primordi (post del 20/11/10 ) ed ha proseguito nel tempo in svariate occasioni.
Mi piace ogni tanto tornare a visitare il Lazzaretto e, fra le tante bellezze, apprezzare questa, spesso trascurata.
In realtà, la Melia non è certo l'unico albero che si presenta in primavera in questo modo, pensiamo per esempio al Siliquastro o alla Robinia; ma è uno di quelli che lo fanno meglio, non fosse altro che perché i vecchi frutti mantengono la loro bellezza fino a quando cadono, l'anno successivo alla loro produzione.
Ribadisco quindi il giudizio favorevole espresso a suo tempo sull'alberatura di questo grande parcheggio (post del 25/9/14), anche se la crescita è più lenta del previsto: una scelta comunque positiva.
E per terminare, una fotografia in campo lungo dalla quale si intravede il Lazzaretto e le sue Melie, ma soprattutto la bellezza di questi luoghi, spesso trascurata; qui ci troviamo in cima al colle dietro il vecchio borgo, dal quale si gode una vista mozzafiato, che spazia per 180°, dal lungomare Sant'Elia fino al Poetto.
Eccolo qui, uno dei tanti esemplari del Lazzaretto, che espone le foglie in verde, i fiori in celeste, le drupe in giallo.
Come sapete, la Melia è un albero che io apprezzo molto, anche per queste sue capacità di presentarsi in maniera mutevole ma sempre affascinante; la sua apparizione nell blog risale ai primordi (post del 20/11/10 ) ed ha proseguito nel tempo in svariate occasioni.
Mi piace ogni tanto tornare a visitare il Lazzaretto e, fra le tante bellezze, apprezzare questa, spesso trascurata.
In realtà, la Melia non è certo l'unico albero che si presenta in primavera in questo modo, pensiamo per esempio al Siliquastro o alla Robinia; ma è uno di quelli che lo fanno meglio, non fosse altro che perché i vecchi frutti mantengono la loro bellezza fino a quando cadono, l'anno successivo alla loro produzione.
Ribadisco quindi il giudizio favorevole espresso a suo tempo sull'alberatura di questo grande parcheggio (post del 25/9/14), anche se la crescita è più lenta del previsto: una scelta comunque positiva.
E per terminare, una fotografia in campo lungo dalla quale si intravede il Lazzaretto e le sue Melie, ma soprattutto la bellezza di questi luoghi, spesso trascurata; qui ci troviamo in cima al colle dietro il vecchio borgo, dal quale si gode una vista mozzafiato, che spazia per 180°, dal lungomare Sant'Elia fino al Poetto.
lunedì 23 aprile 2018
Le rarità di Monte Urpinu sono in buona salute
Siamo nella parte bassa di Monte Urpinu, quella rappresentata idealmente dal vecchio Olmo minore sotto la chiesetta aragonese, che ha appena finito di produrre i semi e sta cominciando a fogliare.
Eccolo qui a sinistra, ancora scheletro ma con qualche picchiettatura di verde. E' una vecchia conoscenza quest'Olmo (post del 8/4/14 e precedenti ivi richiamati), ci sono affezionato ed ogni tanto lo vado a trovare.
Parto da lui perché lo considero in qualche modo il tutore delle due rarità che gli sono vicine, e che stanno venendo sù benissimo: l'Acero saccarino ed il Cipresso calvo.
Ecco a destra l'Acero saccarino (post del 25/9/15), che nei post precedenti avevo definito arbusto, ma che ormai arbusto non è più, anzi è un bell'alberello molto frondoso, impreziosito dalla elegante foglia multilobata tipica degli Aceri.
E questo a sinistra, lui sì ancora di dimensioni arbustive, è il Cipresso calvo (post del 30/12/16) posizionato in modo che possa sfruttare l'acqua del rivolo che alimenta l'ultimo laghetto. Piccolo ma comunque sano, e da molto liberato dal tutore che lo ingabbiava, questo nipotino del grande e meraviglioso esemplare dell'Orto Botanico (post 22/12/16 e precedenti ivi richiamati).
Il grande Olmo e gli alberi rari, un motivo forte per andare a passeggiare in questa oasi verde; se poi aggiungiamo anche il ciliegio giapponese dall'altra parte del ruscelletto, il Prunus serrulata (post del 30/4/15 e precedenti ivi richiamati) che è attualmente in piena fioritura, ci possiamo ritenere davvero soddisfatti.
Eccolo qui a sinistra, ancora scheletro ma con qualche picchiettatura di verde. E' una vecchia conoscenza quest'Olmo (post del 8/4/14 e precedenti ivi richiamati), ci sono affezionato ed ogni tanto lo vado a trovare.
Parto da lui perché lo considero in qualche modo il tutore delle due rarità che gli sono vicine, e che stanno venendo sù benissimo: l'Acero saccarino ed il Cipresso calvo.
Ecco a destra l'Acero saccarino (post del 25/9/15), che nei post precedenti avevo definito arbusto, ma che ormai arbusto non è più, anzi è un bell'alberello molto frondoso, impreziosito dalla elegante foglia multilobata tipica degli Aceri.
E questo a sinistra, lui sì ancora di dimensioni arbustive, è il Cipresso calvo (post del 30/12/16) posizionato in modo che possa sfruttare l'acqua del rivolo che alimenta l'ultimo laghetto. Piccolo ma comunque sano, e da molto liberato dal tutore che lo ingabbiava, questo nipotino del grande e meraviglioso esemplare dell'Orto Botanico (post 22/12/16 e precedenti ivi richiamati).
Il grande Olmo e gli alberi rari, un motivo forte per andare a passeggiare in questa oasi verde; se poi aggiungiamo anche il ciliegio giapponese dall'altra parte del ruscelletto, il Prunus serrulata (post del 30/4/15 e precedenti ivi richiamati) che è attualmente in piena fioritura, ci possiamo ritenere davvero soddisfatti.
giovedì 19 aprile 2018
Il bellissimo pseudo Iris primaverile
Se vi capita di andare in questi giorni per prati vicino al mare nella zona di Santa Margherita potrete incontrare, complici le abbondanti piogge, un bellissimo fiorellino, una bulbosa simile all'Iris planifolia (post 18/12/12).
In realtà non è un Iris, anche perché il periodo di fioritura è completamente diverso ed il fiore è abbastanza più piccolo.
Ho provato un riconoscimento, del quale però non sono certissimo: potrebbe trattarsi di una Moraea sisyrinchium, nome difficile da leggere e da ricordare.
Meglio allora il buffo nome italiano, Giaggiolo dei poveretti, che pare derivi dall'utilizzo che appunto i poveri facevano dei bulbi, arrostendoli come castagne.
Comunque un fiorellino da ammirare, passeggiando nella campagna rinfrancata di quest'anno, ma in fretta: infatti questi fiorellini durano aperti solo alcune ore, le più calde della giornata; inoltre, come ben sappiamo, quando arriva il caldo vero da noi nel giro di qualche giorno la nostra bella flora primaverile sparisce.
In realtà non è un Iris, anche perché il periodo di fioritura è completamente diverso ed il fiore è abbastanza più piccolo.
Ho provato un riconoscimento, del quale però non sono certissimo: potrebbe trattarsi di una Moraea sisyrinchium, nome difficile da leggere e da ricordare.
Meglio allora il buffo nome italiano, Giaggiolo dei poveretti, che pare derivi dall'utilizzo che appunto i poveri facevano dei bulbi, arrostendoli come castagne.
Comunque un fiorellino da ammirare, passeggiando nella campagna rinfrancata di quest'anno, ma in fretta: infatti questi fiorellini durano aperti solo alcune ore, le più calde della giornata; inoltre, come ben sappiamo, quando arriva il caldo vero da noi nel giro di qualche giorno la nostra bella flora primaverile sparisce.
giovedì 12 aprile 2018
Alberi meravigliosi in una piazza trasandata
Torno a parlare, dopo aver lasciato colpevolmente trascorrere quasi sette anni (post del 24/9/11 e del 26/9/11), di piazza Matteotti e dei suoi splendidi alberi, con particolare riferimento ai Ficus magnolioides.
Sono fortemente stimolato a farlo, fra l'altro, dalla lettura del bellissimo libro di Tiziano Fratus, "I giganti silenziosi", nel quale questo scrupoloso ed appassionato naturalista descrive gli alberi più grandi e significativi delle città italiane maggiormente dotate. Quando parla di Cagliari la massima importanza viene attribuita appunto ai Ficus magnolioides (o macrophilla, praticamente sinonimo) di piazza Matteotti oltre che a quelli della Darsena.
E allora, per entrare al meglio nell'argomento, ecco di che cosa parliamo: il più grande dei tre Ficus m. della piazza, con il suo straordinario tronco di più di 7 metri di circonferenza, volutamente affiancato al busto di un altro grande, Giuseppe Verdi.
Un tronco veramente spettacolare, con architettura irregolare tipica della specie, e le radici tabulari in bella evidenza, come si nota nella foto a destra.
Se pensiamo che questo albero risale più o meno al 1880, cioè ad anni in cui il grande compositore, a lui qui vicino in effigie, era ancora pienamente operativo con la creazione dei suoi eterni capolavori, non possiamo che inchinarci in segno di rispetto.
Ma il nostro comportamento, davanti a questa grande opera della Natura, è di tutt'altro genere. Citando Fratus: E' un capolavoro ignoto, la città pare ignorarlo, il traffico vortica indifferente al suo intorno e pochi sono gli sguardi diretti alle sue crescite ed alle sue radici estroflesse ......
Condivido in pieno questo giudizio, ma devo dire a parziale scusante della nostra distrazione che la piazza ci mette del suo: si trova in una posizione tale che viene utilizzata, come dicevo nei post del 2011, come corridoio di passaggio da pedoni che hanno fretta, esattamente il contrario di quello che servirebbe per apprezzare le meraviglie arboree che la abitano. Questo luogo dovrebbe essere destinato allo stare, non all'andare, che dovrebbe invece essere facilitato su altri percorsi (magari aerei, come ho ipotizzato in uno dei post citati!). Dovrebbe essere trasformata in giardino, come ho visto in diverse città europee, ed isolata al meglio dal traffico.
E poi, naturalmente, la piazza dovrebbe essere completamente ristrutturata, e liberata dalla condizione di trascuratezza che la opprime. Non mi dilungo su questi aspetti, che sono ben noti ai cagliaritani, né entro su questioni di proprietà o altre che hanno impedito finora di intervenire: dico solo che la vergogna di questo stato di cose è acuita dalla struggente bellezza delle piante che abitano questo spazio, che dovrebbero costituire un potente stimolo per cambiare, ed in fretta.
Mentre aspettiamo gli interventi, consoliamoci con quest'altro strepitoso tronco dell'esemplare di Ficus m. che guarda verso via Roma: da questo punto di vista il vero tronco è addirittura nascosto dalle tante radici aeree che sono scese a terra per fornire il loro supporto, statico ed alimentare, alla pianta.
Basta, vi ho annoiato abbastanza: ma non dimentichiamo, in occasione di una visita, che questa piazza non custodisce solo i 3 esemplari di Ficus m., ma anche un raro grande esemplare di Ficus bellengeri, diversi Ficus retusa e Palme.
Sono fortemente stimolato a farlo, fra l'altro, dalla lettura del bellissimo libro di Tiziano Fratus, "I giganti silenziosi", nel quale questo scrupoloso ed appassionato naturalista descrive gli alberi più grandi e significativi delle città italiane maggiormente dotate. Quando parla di Cagliari la massima importanza viene attribuita appunto ai Ficus magnolioides (o macrophilla, praticamente sinonimo) di piazza Matteotti oltre che a quelli della Darsena.
E allora, per entrare al meglio nell'argomento, ecco di che cosa parliamo: il più grande dei tre Ficus m. della piazza, con il suo straordinario tronco di più di 7 metri di circonferenza, volutamente affiancato al busto di un altro grande, Giuseppe Verdi.
Un tronco veramente spettacolare, con architettura irregolare tipica della specie, e le radici tabulari in bella evidenza, come si nota nella foto a destra.
Se pensiamo che questo albero risale più o meno al 1880, cioè ad anni in cui il grande compositore, a lui qui vicino in effigie, era ancora pienamente operativo con la creazione dei suoi eterni capolavori, non possiamo che inchinarci in segno di rispetto.
Ma il nostro comportamento, davanti a questa grande opera della Natura, è di tutt'altro genere. Citando Fratus: E' un capolavoro ignoto, la città pare ignorarlo, il traffico vortica indifferente al suo intorno e pochi sono gli sguardi diretti alle sue crescite ed alle sue radici estroflesse ......
Condivido in pieno questo giudizio, ma devo dire a parziale scusante della nostra distrazione che la piazza ci mette del suo: si trova in una posizione tale che viene utilizzata, come dicevo nei post del 2011, come corridoio di passaggio da pedoni che hanno fretta, esattamente il contrario di quello che servirebbe per apprezzare le meraviglie arboree che la abitano. Questo luogo dovrebbe essere destinato allo stare, non all'andare, che dovrebbe invece essere facilitato su altri percorsi (magari aerei, come ho ipotizzato in uno dei post citati!). Dovrebbe essere trasformata in giardino, come ho visto in diverse città europee, ed isolata al meglio dal traffico.
E poi, naturalmente, la piazza dovrebbe essere completamente ristrutturata, e liberata dalla condizione di trascuratezza che la opprime. Non mi dilungo su questi aspetti, che sono ben noti ai cagliaritani, né entro su questioni di proprietà o altre che hanno impedito finora di intervenire: dico solo che la vergogna di questo stato di cose è acuita dalla struggente bellezza delle piante che abitano questo spazio, che dovrebbero costituire un potente stimolo per cambiare, ed in fretta.
Mentre aspettiamo gli interventi, consoliamoci con quest'altro strepitoso tronco dell'esemplare di Ficus m. che guarda verso via Roma: da questo punto di vista il vero tronco è addirittura nascosto dalle tante radici aeree che sono scese a terra per fornire il loro supporto, statico ed alimentare, alla pianta.
Basta, vi ho annoiato abbastanza: ma non dimentichiamo, in occasione di una visita, che questa piazza non custodisce solo i 3 esemplari di Ficus m., ma anche un raro grande esemplare di Ficus bellengeri, diversi Ficus retusa e Palme.
venerdì 6 aprile 2018
I Ficus giganti invisibili
Sembra una contraddizione parlare di invisibilità per degli alberi, i Ficus magnolioides, che fanno del loro ingombro e impatto visivo una caratteristica peculiare della specie.
Infatti la invisibilità degli alberi di cui vi parlo oggi è dovuta non certo alle dimensioni, ma al fatto di vivere in una proprietà privata, aperta eccezionalmente quest'anno dal FAI: l'ex aeroporto militare di Elmas, gloriosa e grande struttura ai bordi dello stagno, adiacente alle piste dell'aeroporto civile.
In questi suggestivi spazi, inutilizzati ormai da vent'anni ed anche prima fortemente sottoutilizzati, si trovano palazzine, magazzini, hangar abbandonati, in condizioni di crescente degrado, in attesa che venga individuato un riutilizzo.
Chi non soffre assolutamente del degrado, ma anzi ne gode, sono due enormi Ficus, di cui un esemplare è rappresentato qui a lato.
Dotato di una grande cupola verde, densa e compatta, questo albero non sembra soffrire del silenzio e dell'assenza di umani, anzi forse lo vive come un privilegio, un ritorno alle origini di albero della foresta australiana, con il vantaggio aggiuntivo di non avere concorrenza.
Ed ecco il fratello, anch'esso enorme, dotato di radici aeree e di un tronco veramente possente; la fotografia non rende giustizia alle sue dimensioni, ma consente di lasciare in vista un simpatico residuo di quando questi spazi erano abitati, i distributori di carburante.
E, a proposito di quando questo era anche un villaggio pieno di vita, termino con una curiosità: sul cancello di uscita è appeso tuttora un cartello, un poco arrugginito ma visibile, che ricorda agli automobilisti che uscivano dalla proprietà privata di allacciare le cinture di sicurezza, rese obbligatorie in Italia nel 1988.
Infatti la invisibilità degli alberi di cui vi parlo oggi è dovuta non certo alle dimensioni, ma al fatto di vivere in una proprietà privata, aperta eccezionalmente quest'anno dal FAI: l'ex aeroporto militare di Elmas, gloriosa e grande struttura ai bordi dello stagno, adiacente alle piste dell'aeroporto civile.
In questi suggestivi spazi, inutilizzati ormai da vent'anni ed anche prima fortemente sottoutilizzati, si trovano palazzine, magazzini, hangar abbandonati, in condizioni di crescente degrado, in attesa che venga individuato un riutilizzo.
Chi non soffre assolutamente del degrado, ma anzi ne gode, sono due enormi Ficus, di cui un esemplare è rappresentato qui a lato.
Dotato di una grande cupola verde, densa e compatta, questo albero non sembra soffrire del silenzio e dell'assenza di umani, anzi forse lo vive come un privilegio, un ritorno alle origini di albero della foresta australiana, con il vantaggio aggiuntivo di non avere concorrenza.
Ed ecco il fratello, anch'esso enorme, dotato di radici aeree e di un tronco veramente possente; la fotografia non rende giustizia alle sue dimensioni, ma consente di lasciare in vista un simpatico residuo di quando questi spazi erano abitati, i distributori di carburante.
E, a proposito di quando questo era anche un villaggio pieno di vita, termino con una curiosità: sul cancello di uscita è appeso tuttora un cartello, un poco arrugginito ma visibile, che ricorda agli automobilisti che uscivano dalla proprietà privata di allacciare le cinture di sicurezza, rese obbligatorie in Italia nel 1988.
lunedì 2 aprile 2018
La Ginestra spinosa e la Pasquetta
E' un binomio abbastanza solido quello fra la Pasquetta, intesa come giornata di gita in campagna, e la nostra Ginestra spinosa, Calicotome spinosa o Spartium spinosum, o ancora Cytisus spinosus.
E' un binomio che inciampa, come si vede, sui sinonimi, che creano un po' di confusione; la confusione si accresce se si esaminano le sottospecie zonali, cioè tipiche di determinate regioni della Sardegna. Insomma un puzzle, nel quale non sono in grado di addentrarmi, né mi sembra utile per l'obiettivo odierno, che è solo quello di augurare ai gitanti una bella giornata senza vento che consenta loro il giusto apprezzamento di questo bellissimo arbusto profumato.
Ed ecco una Ginestra spinosa che occhieggia in questo scorcio di campagna che "si getta" sulla splendida spiaggia di Santa Margherita (più precisamente siamo un po' prima del Forte Village).
Mi pare che questa fotografia rappresenti bene anche il periodo, che esce dall'inverno, durato quest'anno proprio fino a ieri, ed entra nella nostra primavera, fortemente caratterizzata appunto dalla fioritura delle Ginestre (e degli Asfodeli, come si intravede nella foto).
E quindi, buona primavera a tutti, con la campagna che ha finalmente goduto di tanta acqua!
E' un binomio che inciampa, come si vede, sui sinonimi, che creano un po' di confusione; la confusione si accresce se si esaminano le sottospecie zonali, cioè tipiche di determinate regioni della Sardegna. Insomma un puzzle, nel quale non sono in grado di addentrarmi, né mi sembra utile per l'obiettivo odierno, che è solo quello di augurare ai gitanti una bella giornata senza vento che consenta loro il giusto apprezzamento di questo bellissimo arbusto profumato.
Ed ecco una Ginestra spinosa che occhieggia in questo scorcio di campagna che "si getta" sulla splendida spiaggia di Santa Margherita (più precisamente siamo un po' prima del Forte Village).
Mi pare che questa fotografia rappresenti bene anche il periodo, che esce dall'inverno, durato quest'anno proprio fino a ieri, ed entra nella nostra primavera, fortemente caratterizzata appunto dalla fioritura delle Ginestre (e degli Asfodeli, come si intravede nella foto).
E quindi, buona primavera a tutti, con la campagna che ha finalmente goduto di tanta acqua!
martedì 27 marzo 2018
Ma che invadenza quel Ficus!
Che i Ficus siano invadenti lo sappiamo; tutte le specie di questo genere di piante, quale più quale meno, tendono ad occupare quanto più territorio possibile, anche a scapito delle altre piante, utilizzando i più svariati mezzi per raggiungere i loro obiettivi.
Molti di noi hanno sentito parlare dei Ficus strangolatori, nome molto evocativo che ci porta a templi cambogiani progressivamente inghiottiti dalle possenti radici aeree appunto di questi Ficus, parenti non lontani dei nostri Ficus magnolioides.
Ma anche i più comuni ed umili Ficus retusa , stranoti a noi tutti, si danno da fare, come quello che vi presento oggi, segnalatomi da Bruno, che ringrazio.
Siamo nel Largo Carlo Felice, vicino alla Banca d'Italia, e questo Ficus deve aver pensato: chi me lo fa fare partire da terra e faticarmi l'esistenza, quando posso cominciare a mettere radici su una Jacaranda, approfittando della comodità di una biforcazione?
E così, utilizzando probabilmente un uccello che ha trasportato il seme, l'intruso si è installato.
Eccolo, da un altro punto di vista. Ma, come farà a crescere, non essendo una pianta parassita?
No, non è parassita, ma sa essere all'occorrenza epifita, cioè sa sfruttare le altre piante per i suoi scopi, che siano per sostegno o di altro genere.
Non c'è problema dunque, se lo lasciamo fare e se ci sono le condizioni minime comincerà probabilmente a gettare radici aeree, che arrivate a terra attorcigliandosi all'albero ospite consentiranno al Ficus la progressiva vita autonoma, sempre comunque a scapito della Jacaranda, che finirà fagocitata.
Bisogna lasciarlo fare? Secondo me no, io gli impedirei di proseguire la sua azione, perché mi sembra giusto che il Largo Carlo Felice resti appannaggio delle Jacarande: vedremo.
Molti di noi hanno sentito parlare dei Ficus strangolatori, nome molto evocativo che ci porta a templi cambogiani progressivamente inghiottiti dalle possenti radici aeree appunto di questi Ficus, parenti non lontani dei nostri Ficus magnolioides.
Ma anche i più comuni ed umili Ficus retusa , stranoti a noi tutti, si danno da fare, come quello che vi presento oggi, segnalatomi da Bruno, che ringrazio.
Siamo nel Largo Carlo Felice, vicino alla Banca d'Italia, e questo Ficus deve aver pensato: chi me lo fa fare partire da terra e faticarmi l'esistenza, quando posso cominciare a mettere radici su una Jacaranda, approfittando della comodità di una biforcazione?
E così, utilizzando probabilmente un uccello che ha trasportato il seme, l'intruso si è installato.
Eccolo, da un altro punto di vista. Ma, come farà a crescere, non essendo una pianta parassita?
No, non è parassita, ma sa essere all'occorrenza epifita, cioè sa sfruttare le altre piante per i suoi scopi, che siano per sostegno o di altro genere.
Non c'è problema dunque, se lo lasciamo fare e se ci sono le condizioni minime comincerà probabilmente a gettare radici aeree, che arrivate a terra attorcigliandosi all'albero ospite consentiranno al Ficus la progressiva vita autonoma, sempre comunque a scapito della Jacaranda, che finirà fagocitata.
Bisogna lasciarlo fare? Secondo me no, io gli impedirei di proseguire la sua azione, perché mi sembra giusto che il Largo Carlo Felice resti appannaggio delle Jacarande: vedremo.
giovedì 22 marzo 2018
Che chioma quel Ficus!
Questo post consegue logicamente al precedente, nel quale in maniera colorita (titolo: Capitozzatura, e diamoci un taglio!) stigmatizzavo l'eccesso di tagli drastici nel verde sia pubblico che privato.
E la relazione logica è data dal fatto che oggi vi presento un albero pubblico che probabilmente non ha mai visto la motosega, ma forse giusto le forbici per spuntare qualche ramo troppo basso.
Guardate il nostro campione qui sotto
Si tratta di un Ficus retusa che vive nei giardini di via Oslo a Genneruxi, e precisamente dove comincia il micro-boulevard dei Bagolari (post del 10/11/10 e del 3/9/15) che conduce a via Stoccolma.
Un albero notevole, con una chioma enorme, che insiste su più di 300 metri quadrati di superficie, che per la realtà cagliaritana è una dimensione veramente rara.
L'essere cresciuto in campo libero gli ha dato l'opportunità di espandersi a piacimento, anche se qualche ramo comincia a fare il solletico ad uno spazio condominiale.
Quindi un post volutamente provocatorio, che fa da contraltare a quelle povere branche nude del post precedente; in realtà, come spesso per le cose della vita, anche per gli interventi sugli alberi bisogna saper scegliere il giusto compromesso fra la furia distruttrice ed il mantenimento di situazioni insostenibili. Esemplificando, se il condominio di cui sopra dovesse chiedere l'eliminazione del "solletico", si faccia, ma senza ridurre ad un moncherino questo splendido esemplare!
E la relazione logica è data dal fatto che oggi vi presento un albero pubblico che probabilmente non ha mai visto la motosega, ma forse giusto le forbici per spuntare qualche ramo troppo basso.
Guardate il nostro campione qui sotto
Si tratta di un Ficus retusa che vive nei giardini di via Oslo a Genneruxi, e precisamente dove comincia il micro-boulevard dei Bagolari (post del 10/11/10 e del 3/9/15) che conduce a via Stoccolma.
Un albero notevole, con una chioma enorme, che insiste su più di 300 metri quadrati di superficie, che per la realtà cagliaritana è una dimensione veramente rara.
L'essere cresciuto in campo libero gli ha dato l'opportunità di espandersi a piacimento, anche se qualche ramo comincia a fare il solletico ad uno spazio condominiale.
Quindi un post volutamente provocatorio, che fa da contraltare a quelle povere branche nude del post precedente; in realtà, come spesso per le cose della vita, anche per gli interventi sugli alberi bisogna saper scegliere il giusto compromesso fra la furia distruttrice ed il mantenimento di situazioni insostenibili. Esemplificando, se il condominio di cui sopra dovesse chiedere l'eliminazione del "solletico", si faccia, ma senza ridurre ad un moncherino questo splendido esemplare!
giovedì 15 marzo 2018
Capitozzatura, e diamoci un taglio!
Mi scuserete per il gioco di parole del titolo, ma non se ne può proprio più di vedere alberi sfregiati, ridotti al tronco e ad un paio di biforcazioni, vittime di motoseghe senza scrupoli e criterio alcuno.
Tutti gli esperti sono concordi nel ritenere la pratica della capitozzatura una cattiva pratica, da usare solo in casi estremi; possibile che a nessuno venga in mente di utilizzare metodiche meno drastiche e rischiose per la sopravvivenza dei nostri amici verdi?
I gestori del verde pubblico si difendono opponendo da una parte motivazioni economiche, dall'altra motivazioni di robustezza di alcune specie, che non soffrirebbero questi trattamenti (come per es. i Ficus retusa e le Jacarande). Motivazioni che si possono accogliere in parte, ma che non autorizzano affatto azioni indiscriminate.
Ed i privati, il cui verde offerto al pubblico svolge un ruolo non indifferente nel migliorare il decoro urbano? Su questo fronte la situazione è drammatica; il privato, vuoi per emulazione del pubblico, vuoi per menefreghismo, capitozza ed elimina piante con una facilità assolutamente non giustificabile.
Ho affrontato l'argomento tante volte (anche su sollecitazione di lettori come Nicola, che ringrazio), per esempio con la serie di post "Oggi ci siamo, domani chissà..." , e segnalando abbattimenti o trattamenti troppo drastici senza motivazioni apparenti.
Ecco un altro esempio, recentissimo: siamo in via San Benedetto angolo via Boito, e due splendide Melie, portatrici di grande chioma estiva e brillanti palline gialle invernali, sono state ridotte come si intravede nella foto.
Due alberi bellissimi, e godibili da tutti: possibile che nessuno scrupolo abbia colto chi ha deciso l'intervento?
E l'amministrazione pubblica ha qualche arma per limitare questi sfregi, o il pulpito dal quale opera contrasta con qualsiasi intervento moralizzatore?
Forse qualcosa si potrebbe fare facendo leva sui contributi oggi concedibili per interventi di manutenzione sui giardini privati, provando a porre qualche limite, ma forse è utopia.
Tutti gli esperti sono concordi nel ritenere la pratica della capitozzatura una cattiva pratica, da usare solo in casi estremi; possibile che a nessuno venga in mente di utilizzare metodiche meno drastiche e rischiose per la sopravvivenza dei nostri amici verdi?
I gestori del verde pubblico si difendono opponendo da una parte motivazioni economiche, dall'altra motivazioni di robustezza di alcune specie, che non soffrirebbero questi trattamenti (come per es. i Ficus retusa e le Jacarande). Motivazioni che si possono accogliere in parte, ma che non autorizzano affatto azioni indiscriminate.
Ed i privati, il cui verde offerto al pubblico svolge un ruolo non indifferente nel migliorare il decoro urbano? Su questo fronte la situazione è drammatica; il privato, vuoi per emulazione del pubblico, vuoi per menefreghismo, capitozza ed elimina piante con una facilità assolutamente non giustificabile.
Ho affrontato l'argomento tante volte (anche su sollecitazione di lettori come Nicola, che ringrazio), per esempio con la serie di post "Oggi ci siamo, domani chissà..." , e segnalando abbattimenti o trattamenti troppo drastici senza motivazioni apparenti.
Ecco un altro esempio, recentissimo: siamo in via San Benedetto angolo via Boito, e due splendide Melie, portatrici di grande chioma estiva e brillanti palline gialle invernali, sono state ridotte come si intravede nella foto.
Due alberi bellissimi, e godibili da tutti: possibile che nessuno scrupolo abbia colto chi ha deciso l'intervento?
E l'amministrazione pubblica ha qualche arma per limitare questi sfregi, o il pulpito dal quale opera contrasta con qualsiasi intervento moralizzatore?
Forse qualcosa si potrebbe fare facendo leva sui contributi oggi concedibili per interventi di manutenzione sui giardini privati, provando a porre qualche limite, ma forse è utopia.
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