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Oggi il cesto dei post propone... L'Orto Botanico, varietà e stagioni

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lunedì 1 marzo 2021

L'Erica, ed i primi segnali di ripresa

 L'Erica arborea è un arbusto endemico delle nostre campagne, ed uno fra i principali rappresentanti della macchia mediterranea, in compagnia del Corbezzolo, del  Mirto, del Cisto, del Lentisco, del Ginepro, della Palma nana, della Ginestra e di tanti altri. E partecipa attivamente, oltre che alla bellezza delle nostre coste, anche al tipico "profumo di Sardegna", che si sviluppa intenso quando il sole è più caldo, ma che già si comincia ad apprezzare.

Le fioriture della macchia cominciano a prepararsi con i primi segnali di ripresa, ed anzi per l'Erica possiamo dire che quest'anno i segnali sono già diventati vere e proprie esplosioni.


Direi che la fotografia a sinistra, ripresa nelle campagne della costa sud occidentale, fra Pula e Teulada, dica tutto.

Le migliaia di campanelle bianche, profumate e ricadenti nelle loro infiorescenze a grappolo ricche di fascino, ci parlano di primavera.

E, rispetto alla volta precedente in cui avevo presentato l'Erica fiorita (post del 29/3/13) siamo decisamente in anticipo, circa un mese. D'altra parte, mentre le fioriture precoci sono pericolose per le piante coltivate che temono i ritorni dell'inverno e le gelate di marzo, le piante della macchia spontanea, e l'Erica in particolare, sono così robuste da reggere qualsiasi contraccolpo invernale.

Ricordo una particolarità molto interessante di questa pianta, e cioè la formazione, in una percentuale di esemplari, di un rizoma che si sviluppa fra le radici e che è così duro e resistente alla combustione (alto contenuto in silice) da essere utilizzato per la produzione di pipe pregiate.

I rizomi hanno la forma di rigonfiamenti ovoidali e sono chiamati ciocchi, in sardo cozzina. Ricordo una vecchia espressione dei contadini, destinata a chi mancava di elasticità mentale: "Sesi unu arrogu 'e cozzina!", penso riferito alla resistenza incontrata dal piccone per eliminare i rizomi durante le attività di dissodamento del terreno. 

Questo ci dà anche una idea della difficoltà di lavorazione di questi ciocchi, che richiedono mani abili ed esperte, e tanta pazienza da parte degli artigiani che si dedicano alla produzione di pipe: quanto lavoro per passare da una cozzina ad una pregiata pipa di radica con le venature nella dovuta evidenza!

Leggo che per gli artigiani del nord Italia i ciocchi più pregiati sono quelli provenienti dalla Sardegna; spero che la cavatura e l'esportazione siano fatte con i dovuti permessi e seguendo le previste procedure.