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Lo strapiombo ed i suoi abitanti

Non è uno strapiombo qualsiasi quello di cui parliamo oggi, ma uno strapiombo speciale, per gli amanti dei panorami cagliaritani: è la cadut...

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domenica 12 aprile 2026

Si poteva salvare questo Schinus?

 Sì, secondo me si poteva salvare il grande Schinus molle che viveva nel piazzale di fronte al parco Vannelli, fra via Giudice Chiano e via Giudice Mariano: bisognava solo intervenire per tempo per proteggerlo adeguatamente o, una volta verificatosi il parziale sradicamento, intervenire con il raddrizzamento e con un sostegno adeguato al peso della chioma. Purtroppo non è stata fatta né l'una cosa né l'altra, e l'albero è finito nelle grinfie della motosega.


Ecco una foto scattata a febbraio di quest'anno, dopo che il parziale sradicamento era avvenuto: il tronco era sorretto da un sostegno assolutamente inadeguato, ed in questa fase si doveva intervenire con il raddrizzamento (previa eventuale sfoltitura della chioma) e l'inserimento di un sostegno adeguato.

Ma, in realtà, era già mancato l'intervento preventivo di protezione, che avrebbe evitato questa situazione; purtroppo gli Schinus molle, a fronte di una crescita generosa nella quantità di rami e veloce nel tempo (si pensi per esempio agli esemplari  della piazza prospiciente  via dei Giudicati), hanno la caratteristica di avere un tronco sottile in relazione alla chioma, e quindi possono essere a rischio in ragione dell'esposizione al vento, soprattutto al maestrale. Ma questo i nostri giardinieri comunali lo sanno bene.

Tornando al nostro esemplare del parco Vannelli, non essendoci stata la protezione preventiva si doveva intervenire con il raddrizzamento ed il sostegno adeguato.


E invece questa a destra è la situazione odierna, dopo l'intervento della motosega.

Si può obiettare: l'intervento di salvataggio sarebbe costato molto di più, e l'esito sarebbe stato incerto; lo so, ma comunque secondo me si doveva tentare.
Si può solo sperare che per il futuro si lavori di più sugli interventi di protezione preventivi, almeno per gli esemplari più esposti.



sabato 4 aprile 2026

Passeggiata primaverile all'inizio di Terrapieno

 E sottolineo primaverile, dato che finalmente, con due settimane di ritardo e tante piogge, la primavera si è manifestata, e con lei il cielo limpido e la voglia di uscire a passeggio: e allora, che cosa c'è di meglio di una passeggiata verde a Terrapieno?

Cominciamo dal Giardino sotto le Mura e da quello che per me, assieme alla grande Fitolacca dioica alla base dell'ascensore, ne costituisce l'albero più rappresentativo: il vecchissimo Carrubo, Ceratonia siliqua, che si presenta alla nostra ammirazione con il bastone della vecchiaia che sorregge il glorioso tronco, avvitato, vuoto e spigoloso.


 



Ecco una immagine d'insieme che ce lo mostra piegato, ma con la chioma ancora in forma, e nella foto sotto un dettaglio del tronco con i segni dell'età.

                                             
                                              

Un albero che merita di essere ammirato con calma, magari seduti su una delle panchine che lo affiancano.




Qui siamo dirimpetto al Giardino sotto le Mura, in piazza Endrich, appunto all'inizio di Terrapieno. 
Si vede, contornato dalle fronde del grande Ficus magnolioides, il globo di un lampione, dal quale spunta, che cosa? una Felce, che non ha trovato di meglio per sistemarsi che un pertugio fra il globo e la struttura di sostegno.
Una foto buffa, che dimostra ancora una volta che non esiste niente che possa fermare un seme che ha deciso di germinare! Ringrazio Maria Bonaria, che mi ha segnalato questa situazione. 



E queste qui a destra, sempre in piazza Endrich e con lo sfondo del filare di Ficus retusa,  sono alcune delle Washingtonie che sostituiscono le precedenti Phoenix uccise dal malefico punteruolo rosso, come a suo tempo segnalato (post del 11/10/15). 

Come si vede, e senza nemmeno passeggiare molto, abbiamo trovato alcuni spunti di interesse sul verde di questa bellissima parte della città; basta fermarsi, guardare ed apprezzare!   

sabato 14 marzo 2026

Gli Olivi, ed un giardino bucolico

 L'Olivo, Olea europaea sativa, rappresenta, con i suoi cugini Olivastro e Fillirea, un caposaldo della flora sarda (post del 22/12/11), al quale ci sentiamo affezionati, sia per gli esemplari cittadini (vedi p.es. post del 11/3/12  o del 15/11/12), che per gli innumerevoli esemplari delle nostre campagne; un albero che ci accompagna lungo la nostra esistenza, tramandatoci dai nostri avi e che, si spera, lasceremo in eredità ai nostri discendenti.

Fatta questa premessa, mi sembra doveroso presentare una scoperta recente; un giardino pubblico di Olivi rigogliosi, in un contesto bucolico di prato verde, complici le piogge che ci hanno accompagnato questo inverno.

L'immagine fotografica è caratterizzata, sullo sfondo, da una semplice ed elegante torre campanaria, che fornisce ulteriore valore al contorno di alberi.

Dove si trova questo bel giardino? Non è facile riconoscere il luogo, per chi non frequenta l'hinterland cagliaritano, anche se la torre potrebbe aiutare: ci troviamo a Settimo San Pietro, ed il campanile appartiene alla parrocchiale del paese, appunto San Pietro Apostolo, risalente al quindicesimo secolo. 
  

lunedì 23 febbraio 2026

Una nuova Palma, nel povero parco Vannelli

 Cominciamo con il giustificare l'attributo di "povero": il parco Vannelli  di via Giudice Chiano continua a soffrire di un degrado progressivo, del quale ho più volte parlato (p.es. vedi post del 3/5/22), purtroppo inutilmente.

L'erba alta non tagliata, i rami caduti non portati via, lo spesso e soffocante tappeto di aghi sotto al grande esemplare di Pinus pinea, per non dire dei cartelli erroneamente posizionati o abbandonati per terra, sono solo alcuni degli aspetti di degrado da me recentemente rilevati, a conferma di una perdurante mancanza di manutenzione che si trascina negli anni.

Mi sono stancato di parlarne e mi fermo qui con la critica; per fortuna che le piante presenti, anche non comuni, continuano ad esercitare il loro fascino ed a giustificare una visita.

Ed allora oggi vi presento una pianta nuova per il blog, che vedete nella foto sottostante.


Si tratta della Palma del Mekong, grande fiume del sud est asiatico del quale questa palma è originaria; il nome scientifico Phoenix roebelenii, é spesso italianizzato in  Palma robellina, o ancora Palma da datteri  nana o pigmea.

Assomiglia molto, almeno come foglia, alla comune Palma da datteri,  solo che è molto più piccola, non superando i 2-3 metri di altezza.

Al Parco sono presenti due esemplari, ed in questo caso il cartello corretto è ancora presente, per chi la volesse apprezzare.

Trovo che sia un alberello molto simpatico, con il tronco sottile e le belle foglie pennate, che può trovare una ottima sistemazione in un giardino anche piccolo o in una terrazza di dimensione adeguata.

sabato 24 gennaio 2026

Le grandi Sterculie e l'apparato radicale strabordante

 Parliamo oggi di un albero molto conosciuto ed apprezzato dal blog, la Sterculia diversifolia (attualmente riclassificata  in Brachychiton populneus), qui identificato dal lontanissimo 2010 (post del 1/11/10), e successivamente riproposto in tante occasioni e per tanti esemplari sparsi in giro per la città.

E non parliamo di un esemplare qualsiasi fra i tanti, ma delle due "sorellone" di Genneruxi, erette a simbolo di questa specie arborea nell'ambito cittadino (post del 2/6/20, fra gli altri).

Due grandi alberi affiancati, che con le loro enormi chiome sempreverdi sono in grado di riparare dal caldo estivo ma anche dalla pioggia invernale chiunque stazioni nel giardinetto sottostante, dotato di panchine. La posizione è strategica, fra la fine di via Stoccolma e via Berna, ed oltre che da sotto se ne può godere la vista anche da lontano.


Insomma, tutto molto bello, se non fosse che la dimensione di queste due sorelle richiede un apparato radicale adeguato, e le conseguenze sono quelle che si notano dalla foto qui a fianco.

Il dissesto degli spazi pubblici cittadini è elevato, e presenta priorità certamente maggiori di questa; voglio però sperare che anche a questa sia dedicata la giusta attenzione, eliminando i pericoli connessi al dissesto della pavimentazione con una adeguata aiuola rialzata, che salvaguardi questi due bellissimi alberi oltre che, naturalmente, la sicurezza di chi transita o staziona a godere delle due grandi sorelle. 
    

giovedì 1 gennaio 2026

Auguri di buon Anno 2026

 Non sono abituato agli eccessi, ma anche la mancanza completa di un riferimento alle feste in corso, ed in particolare al passaggio al nuovo anno, mi è sembrata una inadempienza, nei confronti degli affezionati lettori di questo blog.

E allora oggi cerco di rimediare, avendo trovato su Internet un filmato che fa al caso nostro, perché riguarda la "finta" morte di un albero e la sua resurrezione, appena la stagione lo consente. Si parte dunque da uno scheletro e dal simbolismo della prossima fine. Il finto scheletro, che per me è invece un elemento di grande fascino, come sanno i frequentatori del blog (post del 5/2/12 e del 26/11/14, per esempio) è funzionale a rappresentare la morte del 2025; si arriva poi alla rinascita, ed all'ottimismo che dobbiamo avere per l'anno che nasce, nonostante i segnali negativi che accompagnano questa nascita.

Tanti auguri a tutti i lettori!


Per chi non riuscisse ad aprire il video da qui, fornisco qui sotto l'indirizzo Web

https://www.facebook.com/watch/?v=887493360326940
  

lunedì 29 dicembre 2025

La Fillirea, altra essenza tipica della flora sarda

 Nell'ultimo post, presentando alcune bellezze del parco di Terramaini (post del 21/12/25), ho parlato del Ginepro coccolone e dei suoi fratelli, nobili essenze della flora endemica isolana. 

Nel predisporre il post, mi sono accorto di non aver mai presentano una fotografia di un'altra pianta endemica del nostro suolo, la Fillirea, che pure avevo citato parlando di un bel trio nostrano della famiglia delle Oleacee (post del 20/12/11).

Eccomi allora a rimediare alla mancanza.


E' ripreso a sinistra un arbustone di Phillyrea angustifolia, cioè a foglia stretta, che vegeta nelle campagne di Teulada. 

Questa Fillirea, comunissima nelle nostre campagne dal livello del mare fino ai 600 metri di altitudine, produce come frutto una drupa sferica, nera a maturazione decembrina, come possiamo vedere dall'esemplare in foto.

Esiste poi una sorella, la Phillyrea latifolia, che però predilige altitudini un po' maggiori, fino ad oltre mille metri, e che può avere anche un portamento arboreo, fino a 10 metri.

Si tratta di arbusti diffusi in tutto il bacino del Mediterraneo, nel Nord Africa, nella Grecia, nell'Albania.

Fra i tanti nomi sardi con cui è conosciuta la Fillirea c'è anche Aladerru, cioè Alaterno, altra pianta endemica che però appartiene ad un'altra famiglia, e, nome più comune nel nostro sud, Arrideli.

E, a proposito di Arrideli, o meglio S'Arrideli, terminiamo con una domanda destinata ai cagliaritani più "datati", come me: vi ricorda qualcosa di Cagliari questo nome, S'Arrideli? 

Esatto, era il nome di una rosticceria vicino a piazza San Benedetto, famosissima fornitrice di polli arrosto, provenienti dalla omonima azienda agricola situata forse in comune di Terralba, in esercizio fra gli anni 50 e 60 del secolo scorso. Veramente ottimi, soprattutto per noi ragazzini del dopoguerra! 


  

giovedì 20 novembre 2025

La Festa dell'Autunno ed il Parco ben tenuto

Sabato e domenica scorsi si è tenuta nel parco della ex vetreria di Pirri, vecchia e stimata conoscenza del blog (post del 19/12/1126/10/22,   3/12/22,  ed altri), una due giorni denominata Festa dell'Autunno, dedicata alla sensibilizzazione di adulti e bambini sull'importanza del verde urbano.

Devo dire che la scelta della localizzazione è stata molto azzeccata, sia perché questo piccolo parco è molto ben tenuto, come notato nelle nostre visite passate, sia per la presenza di alcuni grandi esemplari di alberi veramente notevoli, oltre ai due "piccoli" ma molto affascinati Gelsi penduli, Morus alba pendula.

Un paio di esempi, per confermare il giudizio positivo:



Un maestoso Ficus retusa, chioma fittissima e sana






Un frondoso Leccio, Quercus ilex





Uno dei magnifici Carrubi, Ceratonia siliqua, la cui ottima salute, come quella degli altri fratelli nel parco, ci rasserena rispetto a quanto detto nel post precedente sulla sofferenza di tanti altri esemplari cittadini.



Infine, uno scorcio di una delle relazioni tenute domenica mattina, dagli esperti del Corpo Forestale, sulla tutela degli alberi monumentali della Sardegna, argomento di grande interesse e motivo di orgoglio per noi isolani.


In conclusione, una bella iniziativa organizzata dalla Municipalità di Pirri e dall'Assessorato al verde pubblico cittadino, e nella giusta location, per dirla all'inglese; speriamo che la vista di questi alberi così sani, in particolare dei Carrubi, abbia fatto nascere in chi di  dovere il desiderio di curare i tanti esemplari cittadini gravemente malati! 

domenica 12 ottobre 2025

La Fonsarda ed i suoi Schinus molle

Questo scritto è l'ideale prosecuzione di due post di una decina di anni fa (post del 11/8/14  e del 4/4/17 ), dedicati al verde del quartiere Fonsarda, allora di fresca inaugurazione, ma soprattutto allo Schinus molle, attore protagonista di questo spicchio di realtà urbana.

Oggi sono tornato in questi luoghi, e voglio dare conto del fatto che gli Schinus, giovani virgulti nelle foto dei post citati, hanno mantenuto e superato le promesse fatte allora.


Qui siamo nello spiazzo che si affaccia su via dei Donoratico, e guardate che cosa sono diventati, come dimensione a maestosità, questi due fratelli! 

L'effetto "spianata di cemento" della piazza  (che oggi si chiama Corona del Logu), di cui parlavo allora,  resta, ma è abbastanza smorzato da queste meritorie essenze.




Qui siamo in via Giudice Mariano, nel grande spiazzo aperto del parco Vannelli, ed ancora vediamo grandi esemplari del nostro primattore odierno.




Qui infine siamo dalla parte di via dei Giudicati (in quella che oggi si chiama piazza Carta de Logu), e la situazione è simile, anzi meglio: diversi Schinus, ben distribuiti e tutti molto belli.

Insomma, possiamo affermare in conclusione che, con l'apertura del parco Vannelli e delle piazze di cui abbiamo parlato, oltre ad alcuni spiazzi minori, non si può più dire che la Fonsarda sia un quartiere di soli palazzoni e senza verde; ed una buona fetta di merito va sicuramente attribuita alla generosità degli Schinus molle. 

  

giovedì 2 ottobre 2025

Ennesimo omaggio alla reginetta del blog

E quale momento è migliore, per festeggiare la reginetta del blog, se non il suo periodo di fioritura cagliaritana, fra settembre ed ottobre?

Sto parlando, ovviamente, della Chorisia insignis, più "modernamente" Ceiba speciosa, albero prediletto e sfondo fisso del blog, con le sue spine. Un albero presentato, non mi vergogno di dirlo, in "tutte le salse", d'estate e d'inverno, con i frutti ed i batuffoli di ovatta, nuda con le sue spine, nella nostra città ed all'estero (Cuba e Spagna), addirittura con un piccolo figlio nato da seme raccolto e piantato da me (post 7/4/21).   

E allora festeggiamo, con un paio di fiori!




Questo è di uno degli esemplari del Parco della Musica.
Faccio notare alcuni boccioli sferici nella parte alta della foto.

Ricordo alcuni dei luoghi cagliaritani rallegrati da questa pianta, tutti oggetto della nostra attenzione negli anni: via Sabotino, la Cittadella dei Musei, piazza Garau, via Curie, via Fleming, via dell'Abbazia.




E a proposito di via dell'Abbazia, ecco un esemplare appena sbocciato, ed ancora un po' stropicciato, con colori simili (ma non uguali!) al precedente.

Siamo all'ingresso della passeggiata pedonale che corre lungo i binari del metrotram, e l'albero che ha prodotto questo fiore, così delicato, ha un tronco grosso, rigonfio e carico di spine. Fa parte della bellezza di questa pianta!




giovedì 25 settembre 2025

Una scoperta inaspettata, dove non ti aspetti


E no, non mi  sono riconvertito all'Ikebana, arte giapponese di composizione floreale, o più in generale alla realizzazione di bouquet di fiori; è una attività bellissima, ma credo di non essere proprio portato.

Il fatto è che mi sono ritrovato con questa bella composizione formata essenzialmente da rose di diversa specie, gialle e rosa, ma con l'aggiunta di alcuni rametti ricoperti di piccole bacche bianche sferiche, molto graziose.

Mi sono detto: io quei rametti li conosco! Qualcuno di voi li ha forse riconosciuti? Se sì, complimenti per lo spirito di osservazione e per la competenza! 

Anch'io ci sono riuscito, pur con qualche difficoltà, e dopo un poco di arzigogoli mentali: certo che li conosco, e li ho anche classificati nel blog, nel lontano 2014 (post del 21/10/14). 

Sono rametti di Symphoricarpos albus, nome comune italiano Sinforina. Non avrei mai immaginato che i fruttini di un arbusto spontaneo, come quello da me fotografato a Villanova Strisaili, potessero essere utilizzati per abbellimenti floreali, insieme con le rose, e invece.....
 

martedì 16 settembre 2025

La nuova casa della Palma di Goethe

 Molti anni fa, e precisamente 11 anni (post del 6/10/14), vi avevo presentato l'antichissimo esemplare di Palma nana, Chamaerops humilis  che vive nell'Orto Botanico di Padova, orgoglio della città patavina e non solo, con i suoi 400 e più anni di esistenza.

Mi ha riportato alla mente il post citato un articolo che ho colto sul quotidiano on line La Repubblica.it, alcuni giorni fa.

L'articolo, molto interessante, è centrato sulle caratteristiche straordinarie di questa pianta, nota anche come Palma di Goethe, evidenziate attraverso analisi del suo DNA, che hanno forse dimostrato come questa specie di Palma sia stata in grado di sopravvivere fino ad oggi, dopo la sua comparsa sulla Terra risalente a 65 milioni di anni fa.   

Per gli approfondimenti vi rimando all'articolo, che non dovrebbe essere difficile reperire su Internet, mentre vi voglio aggiornare su un argomento molto più terra-terra, che però a me sta molto a cuore: la nuova casa che è stata costruita attorno a questo splendido esemplare arboreo, consentendo una visione d'insieme impossibile quando ero stato a visitarla.


Eccola qui, la nuova casa che amplifica al massimo la superficie vetrata, nella fotografia sempre ripresa dall'articolo citato; immagino che siano stati ripristinati i tiranti che sostengono i fusti, per evitare l'assetto prostrato che queste piante hanno in natura, nelle regioni dove sono endemiche (fra cui la Sardegna, naturalmente).

Insomma, un bel lavoro che sicuramente anche Goethe avrebbe apprezzato, anche se la sua teoria di questa pianta come pianta madre assoluta, origine del regno vegetale, fu poi smentita.

In ultimo, faccio notare in foto anche la presenza della vasca di Victoria amazonica o Ninfea gigante, altra pianta straordinaria per le sue caratteristiche (post 23/7/11) .   

giovedì 4 settembre 2025

L'Orto Botanico, ed una bella sorpresa

 Era da un po' che non andavo all'Orto Botanico, e che non vi presentavo qualche immagine delle tante bellezze che racchiude. E allora, complice la giornata più fresca rispetto alla forte calura dei giorni scorsi, oggi ho deciso di fargli visita, ed ho avuto una bella sorpresa, della quale vi parlerò fra poco.

Prima però, per metterci in sintonia con il bello, vi presento un fiorellino veramente degno di essere apprezzato, eccolo qui.


Si tratta di un fiore di  Commelina erecta, che cresce in un vaso di  Bambù, Bambusa vulgaris.  

Due grandi petali di colore azzurro intenso, raro in natura e noto come blu di Capri, ed un petalo inferiore bianco;  i due petali azzurri sono incrociati in modo da attirare gli insetti riproduttori verso gli stami.

Notiamo che sopra il fiore aperto ce ne è un altro, che ancora deve schiudersi. 

Questo fiorellino ha il nome comune di Erba miseria, ma direi che non è certo misero un fiore che può vantare questo colore! 

Ed ecco ora la sorpresa, assolutamente piacevole: i cartelli esplicativi.



Eccone uno, dedicato ad una singola pianta, e precisamente alla nostra vecchia ed apprezzata conoscenza della Chorisia insignis, oggi Ceiba speciosa, nota come albero bottiglia, o albero botte.

Insomma i gestori dell'Orto hanno deciso che oltre al cartellino che compete a tutte le piante, a determinate piante spetti anche una scheda, sintetica ma completa, bilingue, completa di fotografie: ottimo lavoro!



Ma non solo a singole piante, cartelli esplicativi sono dedicati anche a famiglie, come in questo caso per le piante succulente, di cui l'Orto botanico ha una ricca e ben curata collezione, con esemplati anche rari come quello qui sotto.


 


 Si tratta dell'Agave della Regina Vittoria, una simpatica palla, quasi una enorme pigna, che vi avevo già presentato paragonandola ad un carciofo (post del 30/1/24)    



Ed altri cartelli esplicativi sono dedicati ad argomenti di carattere più generale, come la presenza delle specie aliene ed i comportamenti da tenere nei loro confronti, per evitare l'invasività.


Insomma, un ottimo lavoro di accrescimento dei contenuti culturali  dedicati ai frequentatori, che possono anche approfondire gli argomenti attraverso la lettura dei QR code.

Non posso che augurarmi una volta di più che gli amministratori del verde del Comune di Cagliari intraprendano per i nostri bei parchi e giardini questa strada virtuosa delle indicazioni dedicate alla conoscenza delle piante, al riconoscimento ed al rispetto come nostre compagne di vita.

Cosa ne dice, Assessora al verde del Comune, di arricchire la rinnovata passeggiata di via Roma, il bosco orizzontale, con questo valore aggiunto? 

martedì 19 agosto 2025

I Giardini Pubblici sempre molto belli, però ........

 Eh sì, i Giardini Pubblici sono e restano un fiore all'occhiello della città, un luogo molto piacevole dove passeggiare ed ammirare le varie specie arboree presenti.


Per esempio, ecco qui a sinistra un esemplare di Brahea armata in piena fioritura. Questa Palma, comunemente nota come Palma blu del Messico (post del 12/8/13), è la sorellina di quella fotografata nel post citato, che vive nei giardini Sgaravatti sulla statale per Pula, e che è molto più alta di questa.

Ma il nostro esemplare cittadino, bassottino per essere una Palma, ha il vantaggio di rendere godibili da vicino i piccoli fiori ed i piccoli datteri già presenti; e poi, datele ancora qualche anno e vedrete!




 E questa a destra, vi ricordate di che cosa si tratta? Ma certo, è il vecchio Carrubo molestato dalla scultura, ai quali abbiamo dedicato diversi post (fra i quali quello riassuntivo del 17/2/22). Il Carrubo sta benino e la chioma appare in  buona salute, compatibilmente con le ferite del tronco.

E la scultura, chiederete voi? E' sempre lì per terra, ed è stata dotata di un buffo cartello che recita: "Vietato sedersi o arrampicarsi sulle opere d'arte". Allora, ammesso e non concesso che "il molestatore" sia mai stato un'opera d'arte, certamente non lo è oggi, atterrato ed infagottato in un telo di plastica! 

Comunque, a parte queste divagazioni, ribadisco che questi Giardini sono ben tenuti, e abitati da Palme anche rare, come da foto precedente, enormi Iacarande, eleganti Palme nane, Magnolie, Lecci, Ficus di varie specie, e naturalmente prati verdi e fioriture. Il tutto accompagnato da alcuni cartelli di riconoscimento, molto apprezzabili e da me apprezzati (post del 18/1/24).

Ma veniamo purtroppo al però di cui al titolo: a che cosa si riferisce?


Si riferisce ai due splendidi Ficus magnolioides/macrophilla, recintati, con una recinzione "meno" provvisoria di quella originale (post del 10/3/24), il che non autorizza a formulare pensieri positivi. 

I due Ficus sono, loro sì, un'opera d'arte: un meraviglioso intrico di rami bassi e serpentiformi, lunghissimi e casuali nel loro andare: non possono essere recintati! Era bello passeggiare sotto gli enormi rami, accarezzarli e seguirne il contorno. E i bambini? Immagino i loro commenti e le richieste alle mamme: perché non posso giocare lì sotto?

Insomma, ribadisco quanto già espresso nel post del 2024: mettere in sicurezza i rami, esporre cartelli di attenzione e responsabilità, eventualmente impedire l'accesso a qualche piccola zona, ma per il resto, riaprire questa meraviglia al più presto!


   

sabato 5 luglio 2025

Le Tuie ed i Parrocchetti

Mi accorgo che abbiamo parlato pochissimo, pur nella lunga vita del blog, della Tuia orientale, Thuja orientalis, conifera con le foglie a squame ed i frutti, gli strobili, caratterizzati da punte ad uncino. La trovo citata, di sfuggita, in un post del 2014 (post del 3/1/14), dedicato peraltro ad un Ginepro.

E' effettivamente un albero che non reputo molto interessante, anche se è presente in moltissimi giardini, soprattutto condominiali. Pianta robusta, a lenta crescita, la Tuia è effettivamente una pianta che non necessita di cure, e questo spiega la sua presenza nei giardini.

Ed anche oggi non parlo della Tuia in quanto tale, ma come comoda mangiatoia dei voracissimi Parrocchetti, pappagallini ormai presenti dappertutto nella nostra città. 

Allora, scusandomi per la pessima qualità dell'immagine, ho voluto presentare un gruppo di parrocchetti che banchettano, facendo scempio degli strobili, sopra una Tuia condominiale di via Monteverdi.

Anche per chi non ascolta il chiasso che fanno questi uccellini, e non guarda la pianta ed il traffico di ali e becchi che si svolge intorno, la scena è individuata dalla grande quantità di scarti, rametti e frutti, che formano un tappeto sotto la Tuia, tanto più evidente se si tratta di un marciapiede.

Avevo notato una scena simile, ma allora riguardava gli Ippocastani, nella spianata dell'Ippodromo ad Istanbul (post del 20/4/12), ed anche allora ero stato colpito, anche materialmente, dalla pioggia di scarti del banchetto.

Possiamo quindi ribadire (vedi post del 22/12/12)  la considerazione che sarebbe opportuno trovare il modo per ridurre la consistenza numerica delle colonie di Parrocchetti, se non vogliamo che la loro voracità diventi una pratica distruttiva pesante per il nostro verde!     



domenica 15 giugno 2025

Contenimento radici in viale Merello: a che punto siamo?

 Brevissimo riassunto delle puntate precedenti: stante la situazione di sfacelo dei marciapiedi di viale Merello, dovuta all'affioramento delle radici dei Ficus retusa, nel 2015 il Comune effettuò un esperimento su un tratto di marciapiede, dirimpetto e più in basso rispetto all'Orto dei Cappuccini, con l'impiego di una miscela di inerti naturali che dovevano ottenere il risultato di non fare affiorare più le radici. 

Trattammo l'argomento in un post successivo (post del 27/5/19), parlando di un fallimento, almeno a giudicare dalle foto.


E una foto attuale, riportata qui a fianco, conferma la situazione, anche se forse le spaccature sono limitate alla zona più vicina al tronco.

Comunque, concludendo il post del 2019 lasciavamo aperta la speranza, dato che nel mentre si era proceduto con una diversa sistemazione per alcuni altri Ficus, situati vicino all'ingresso dell'Orto dei Cappuccini: attorno ai Ficus "cavia" era stata rifatta l'aiuola, lasciando libero uno spazio ben più ampio intorno al tronco, ricoperto poi fino al livello del piano di calpestio con sassolini bianchi.



E il risultato, questa volta, sembra positivo, come si vede nella foto ripresa i giorni scorsi, dopo diversi anni dall'intervento. 

Certo il marciapiede si riduce, per lasciare spazio all'aiuola, ma credo che i frequentatori del viale pagherebbero volentieri questo prezzo in cambio di un marciapiede sano; sono sicuro inoltre che questa sistemazione farebbe piacere anche a tutti i Ficus di questa splendida via, funestata dal  pluridecennale problema fin qui irrisolto! 


sabato 8 febbraio 2025

Il verde della via Roma rinnovata

E' stato recentemente aperto al pubblico - ed era ora - il primo tratto della nuova via Roma, che ci mostra finalmente i primi esiti del progetto bosco orizzontale "Boeri" del quale tanto si è parlato e discusso. 

Il tratto aperto è quello che va da piazza Ingrao (quella degli splendidi Ficus magnolioides, per intenderci) a via Dei Mille; non molto, ma quanto basta per esprimere un giudizio. Possiamo dire innanzitutto che qualsiasi progetto che restituisse alla fruizione pedonale la vecchia "promenade" di via Roma, al posto dell'orrendo parcheggio auto su asfalto con il quale abbiamo a lungo convissuto (post del 14/8/17 ed altri), non poteva che essere accolto positivamente, e così lo accogliamo noi, con un sospiro di sollievo.


E questa prima immagine ci dice che la passeggiata è gradevole, anche se il Leccio, di cui vediamo uno dei filari, non sembra una essenza appropriata, dati gli esiti precedenti in altre zone cittadine, come avevamo segnalato dal lontano 2010 (post del 4/11/10) e successivamente (post del 27/10/13): il Leccio, Quercus ilex, è una pianta che ha bisogno di essere libera per crescere bene, e non di essere costretta in aiuola, anche se realizzata con criteri moderni. 

Inoltre, anche nel caso specifico come in quello di S.Elia, il substrato salmastro non aiuta questa pianta a vivere bene.

Fatta questa prima ed essenziale considerazione critica, per la quale non resta che sperare in un corretto innaffiamento e cure adeguate per una crescita non stentata, vediamo gli aspetti positivi.


La pavimentazione è piacevole, anche con tratti di diversa composizione, sia granigliato che basolato, e le aiuole sono belle, molte di loro anche circondate da sedute illuminate.

In questa fotografia notiamo anche, con grande piacere, la presenza di diverse Palme Phoenix canariensis, salvate dal punteruolo rosso, e che rappresentano la continuità dalla vecchia alla nuova via Roma. La guerra contro l'insetto malefico non è vinta, come dimostrano alcuni altri esemplari tuttora sotto attacco ed in condizioni precarie, ma va combattuta fino in fondo, fino alla vittoria.

Sulla destra della fotografia, diversi tronchi massicci che dovrebbero appartenere a Siliquastri, Cercis siliquastrum, anche questa specie ben conosciuta  in via Roma. Se sono Siliquastri, sarebbe interessante conoscerne la provenienza, perché sembrano esemplari molto più grossi di quelli preesistenti. Speriamo che riescano a fiorire già dalla prossima primavera!

Nella zona iniziale della passeggiata, quella dove sono stati installati alcuni giochi, troviamo poi alcuni esemplari di Melia azedarach, che appare una buona scelta (vedi piazzale del Lazzaretto a S.Elia).

Ci sono poi, e non potrebbero mancare, diversi esemplari di Jacaranda, Jacaranda mimosaefolia, che rappresentano la continuità con i bellissimi doppi filari del Largo Carlo Felice.

 
Il verde arbustivo ed il prato appaiono invece ridotti rispetto alle aspettative, ma forse gli spazi non consentivano superfici maggiori; ci sono comunque molte varietà dalle quali aspettarsi buoni risultati di crescita ed abbellimento, come il Mirto, la Phillyrea, la Lavanda, il Rosmarino nostrano e quello Grevillea dai fiori rossi, il Timo, l'Elicriso e tanti altri.

Naturalmente, parlando di aiuole e spazi orizzontali, è fondamentale il senso civico dei frequentatori, la voglia e l'orgoglio di tenere puliti questi spazi; la situazione di altre vie cittadine non ci consente grandi speranze in questo senso, ma bisogna crederci, e adoperarci tutti per mantenere ed incrementare la bellezza di uno dei luoghi più iconici della città, per noi cittadini e per gli ospiti. 



  

lunedì 30 dicembre 2024

Il nostro Lentisco e le sue drupe

 Mi permetto di definire "nostro" il Lentisco, Pistacia lentiscus, perché se c'è un arbusto sardo per antonomasia questo è lui, data la sua  estrema diffusione sul nostro territorio e la sua disponibilità a farsi addomesticare, passando dalla campagna al giardino, al terrazzo e perfino al vaso!

Con queste credenziali è giusto quindi tributargli gli onori dovuti e soprattutto in questo periodo, quando espone i frutti, rosse piccole drupe invernali, che diventeranno nere a fine stagione.

La pianta qui fotografata vive nell'Equity park, uno degli ultimi spazi verdi pubblici/privati aperti a Cagliari (post del 12/11/23), ma, ripeto, il Lentisco si trova dappertutto, e più o meno tutti lo conosciamo.

Non mi dilungo in dettagli su questo arbusto, per i quali vi rimando a post precedenti, sia riguardanti la sua presenza in campagna (post del 15/11/21), sia la sua "domesticabilità" (post del 15/11/22), quando viene usato come siepe a formare un labirinto.

Sappiamo inoltre che le foglie ricche di potassio migliorano il terreno facilitandone l'umificazione, cioè la formazione dell'humus, e che la sua notevole capacità pollonifera lo colloca fra le piante più resistenti al fuoco, capaci di rinascere dopo gli incendi. 

Il Lentisco appartiene ad una famiglia piuttosto nota, alla quale fanno capo tra le tante specie anche il Terebinto, Pistacia terebinthus, la pianta del pistacchio, Pistacia vera, il falso pepe, Schinus molle, la pianta degli Anacardi, Anacardium occidentale, che dà il nome alla famiglia, quella delle Anacardiacee. Che bella famiglia!   


domenica 8 dicembre 2024

La Fatsia ed il mercatino di Natale

 La Fatsia japonica, nota anche come Aralia in quanto appartenente alla famiglia delle Araliacee, è una di quelle piante che vivono bene sia in appartamento che all'esterno, come altre che abbiamo anche definito "scappate di casa" (post del 23/1/16). 

E' una bella pianta, che può raggiungere all'esterno dimensioni di arbusto anche piuttosto notevoli, con grandi foglie palmate e la bella particolarità di fiorire in autunno avanzato e fruttificare in pieno inverno, fino ad inizio primavera (post del 8/4/22). 

Nel verde pubblico di Cagliari la Fatsia è molto poco utilizzata, ma un impiego ben riuscito è quello del primo tratto del Corso Vittorio Emanuele; qui la fioritura del mese di dicembre collima con la presenza del mercatino di Natale con le sue casette in  legno, e costituisce un ottimo incentivo per una visita che metta insieme le due cose (post 24/12/17).


Ed eccoli allora gli stand del mercatino di quest'anno che, devo dire, presentano un ottimo livello qualitativo dei prodotti artigianali offerti.

Prodotti gastronomici, naturalmente, ma anche realizzazioni artigianali di elevata manualità e di buona fattura. 

Nella fotografia, e come poteva mancare!, svetta sullo sfondo la Washingtonia filifera del bastione del Balice, uno dei simboli verdi della nostra città. 
       

Ed ecco la protagonista verde del post, una delle Fatsie fiorite nelle aiuole che fiancheggiano il viale ed il suo mercatino.

Spiccano i grappoli dei fiorellini bianco-crema, che lasceranno poi il posto alle bacche nere, che abbiamo visto e fotografato nel post citato di aprile 2022.

Dicevamo che la Fatsia-Aralia appartiene alla famiglia delle Araliacee, a cui appartiene anche l'Edera e più di altre 250 specie di piante di origine tropicale e presenti soprattutto in queste fasce climatiche; sono spesso caratterizzate dalla grandezza delle foglie, che possono superare di molto i 50 cm di diametro, come la Tetrapanax (post del 26/6/17).

Spero con queste poche note di aver fornito uno stimolo anche ai più pigri per fare una visita comune alle Fatsie ed al mercatino del Corso!
  


lunedì 25 novembre 2024

La via dei veleni

 Tranquilli, non vi voglio parlare di uno sceneggiato televisivo, anche se il titolo del post potrebbe farlo credere; non si tratta di veleni metaforici, di rapporti umani compromessi, ma di veleni veri e propri che si trovano ai bordi di una via cittadina.

Siamo infatti in via Dei Conversi, dove vivono due delle piante contenenti semi fra i più velenosi del mondo vegetale: lo Stramonio ed il Ricino.


Ecco a sinistra un arbusto di Stramonio, Datura stramonium, con i frutti spinosi, capsule globose contenenti i semi velenosi (in realtà tutte le parti della pianta sono velenose, in varia misura).

I nomi comuni di questa pianta, erba del diavolo, erba delle streghe, ma anche Ischida babbau in sardo, non danno adito a dubbi sulla sua velenosità. 

Per saperne di più, vi rimando a precedenti post (p.es. post del 4/10/20) o ad Internet, dove molto è detto sugli usi per rituali magici e sulle proprietà allucinogene.

Per fortuna che la presenza di spine funge da dissuasore, e dovrebbe evitare contatti incauti  da parte di sprovveduti o bambini!



A destra invece ho fotografato uno dei tanti arbusti di Ricino, Ricinus communis, con le sue belle foglie e le altrettanto belle spighe di frutti, anch'esse capsule spinose contenenti 3 semi.

Anche del Ricino abbiamo parlato più volte, trattandosi fra l'altro di una specie invasiva, come tale molto più presente dello Stramonio in via Dei Conversi. (p.es. post del 12/2/11) ed in altre zone degradate della città.

Le intossicazioni provocate dall'olio di Ricino sono ben note per il terribile uso fatto dell'olio estratto dai suoi semi, ed anche il nome in campidanese, cagamengia, è abbastanza esplicativo.

Insomma due arbusti, lo Stramonio ed il Ricino, che i nostri giardinieri farebbero bene a tenere a bada, eliminandoli almeno dai posti più facilmente raggiungibili, per esempio dal bordo strada di via Dei Conversi.