Oggi il cesto dei post propone...

Oggi il cesto dei post propone... Alberi rari in città

post del 23 giugno 2011 - Aberia caffra
post del 27 settembre 2012 - Acer saccharinum
post del 11 agosto 2011 - Clerodendrum trichotomum
post del 25 gennaio 2011 - Ficus religiosa
post del 20 ottobre 2011 - Paulownia tomentosa

sabato 28 gennaio 2017

Piccoli scheletri, grande fascino

Non c'è molto tempo per parlare di alberi spogli e dei loro affascinanti scheletri, nella nostra città. Fra un mese o poco più molti alberi cominceranno a gemmare, e la nudità lascerà il posto al progressivo nuovo vestito.
Allora, andiamo ad ammirarli adesso, gli scheletri dei Pioppi, delle Roverelle, dei Bagolari, con i loro rami nudi rivolti al cielo, o alla terra, come nel caso del Gelso pendulo.



Ed è lui che ho fotografato e vi presento, nella calda luce del tramonto: uno dei Gelsi bianchi penduli del parco ex-vetreria di Pirri.

Vi ho già parlato di questi alberelli, sia in versione invernale (post del 19/1/15) che estiva (post del 29/9/16); un bello spettacolo, che mi fa piacere riproporre oggi.






Ecco un'altra immagine, che inquadra i due esemplari di Gelso con alle spalle il vecchio edificio della distilleria Rocca Ancis, ristrutturato ed adibito ad uffici.

Ricordo che a questo parco, oltre all'edificio appena citato, appartiene il più noto edificio della ex-vetreria, sede di un importante centro culturale; nella ampia corte di ingresso possiamo ammirare un bel Corbezzolo.

martedì 24 gennaio 2017

Effetti della tempesta di scirocco

Il 21 gennaio di quest'anno sarà ricordato a lungo, per i danni provocati dal fortissimo vento di levante/scirocco che ha flagellato la città.

La caduta di alberi è un po' il simbolo di questo flagello, che mette in secondo piano gli altri danni: infatti lo sradicamento di un albero ha un impatto forte, che richiama le forze della natura che si combattono, da sempre.



E allora, per ricordarci di questa drammatica giornata, ho scelto un grande Pino d'Aleppo dell'Orto Botanico, che è crollato sul viale Sant'Ignazio, poco prima dell'incrocio con via Don Bosco.

Un albero molto alto, che ha distrutto una parte del muro di cinta dell'Orto e si è adagiato sulla carreggiata, occupandone un buona parte.



 Come si vede dalla foto a destra, la chioma ampia e fittissima ha sicuramente creato una forza di rovesciamento che, dall'alto dei 15 metri di altezza e dell'enorme momento flettente alla base, ha provocato il disastro.

I Pini d'Aleppo, d'altronde, sono soggetti privilegiati al rovesciamento in caso di vento forte, sia per la loro altezza, sia perché spesso sono già piegati dagli anni e dalla loro natura.

In questa occasione è venuto giù un Pino anche in viale Diaz, e possiamo ricordare anche i Pini di Monte Urpinu caduti nel 2015 (post del 3/4/15); in quel caso si trattava di maestrale, ma la sostanza non cambia.

Si dice: bisognerebbe intervenire a preventivo, ma non sempre è possibile: i Pini d'Aleppo sono tuttora tantissimi, e non è facile decidere l'effettivo stato di pericolo; a volte succede anche che quando si interviene, come allo stadio Amsicora, si alzano molte voci di protesta.

Poi c'è un'altra scelta, certamente non praticabile in questo caso, ma che voglio ricordare per terminare con un sorriso: lasciare le cose come stanno, fare affidamento sulle residue radici, e godersi il "Pino coricato", orizzontale ma vivo e vegeto, come raccontato nel post del 19/10/15.

sabato 21 gennaio 2017

Le bellezze della Maranta

Oggi parliamo, in via del tutto eccezionale, di una pianta d'appartamento, la Maranta leuconeura. 
E ne parlo, nonostante la mia ignoranza di questo genere di piante, proprio perché stimolato da una Maranta che ho in casa.

La cosa che mi ha colpito ed interessato è che le foglie di questa piantina si muovono, sono in certi momenti distese, in altri momenti erette e questa caratteristica, trattandosi di piante piccole, ha effetto sull'assetto della pianta nel suo insieme.

Questo comportamento, che non è solo della Maranta ma in lei è particolarmente evidente, deriva dai luoghi di origine e vita naturale, cioè la foresta pluviale brasiliana. Qui la vita delle piantine di sottobosco si è dovuta fortemente adattare, nei millenni dell'evoluzione, a convivere con alberi enormi, che combattono strenuamente per guadagnarsi la luce del sole, gareggiando in altezza con i vicini.

Le piantine, fra cui la Maranta, non potendo competere in altezza, hanno adottato altre strategie: si accontentano di poca luce, alcune vivono quasi al buio, e modificano il loro assetto per sfruttare compiutamente la poca luce di cui dispongono.

Questi comportamenti, inclusi nel DNA, si riproducono  anche nella vita d'appartamento; qui a sinistra la mia piantina, in un momento di piena distensione delle foglie, espone le nervature rossastre e l'affascinante aspetto di ogni singola foglia, sia nella pagina superiore che inferiore.

Ma non è solo questo il comportamento che mi ha incuriosito, ma anche la produzione dei fiorellini. Intanto, leggo che è molto raro che la Maranta di appartamento fiorisca: la mia invece ha cominciato a fiorire e non la smette più, uno o due fiorellini al giorno.

Poco evidenti ma graziosi, questi fiorellini hanno una durata breve, cadono dopo una giornata, ma vengono continuamente sostituiti da altri; ricordano la fioritura estiva dell'Ibisco, grande produzione e breve durata del singolo fiore.

Insomma questa Pianta della preghiera, come viene chiamata nei luoghi di origine per il comportamento delle sue foglie, è proprio una pianta interessante, e merita la nostra attenzione ed il nostro apprezzamento. 

lunedì 16 gennaio 2017

Cagliari ed i suoi contrasti invernali

L'inverno, temuto e desiderato, è arrivato anche da noi. A prescindere da qualsiasi considerazione sul freddo, che non è questa la sede per sviluppare, possiamo dire che per gli alberi è generalmente un bene, perché conferma i loro mutamenti legati al naturale avvicendarsi delle stagioni.

Ed allora gli alberi a foglia persistente, come per esempio il Carrubo, Ceratonia siliqua, il Leccio o i vari Ficus elastica, magnolioides, retusa, benjamina , si mettono tranquilli ad aspettare la primavera, e non mutano di molto il loro aspetto normale.

Per converso, gli alberi a foglia caduca "tradizionali", per esempio i Ginkgo biloba, la Chorisia, i Pioppi, gli Olmi terminano il loro denudamento, aiutati dal freddo e dal vento, riducono quasi a zero i processi vitali, ed aspettano anch'essi, con i loro scheletri spesso eleganti, la ripresa.

Poi c'è la terza categoria, quella dei "semi spoglianti", che tarda, non ne ha voglia, non ci crede che ci sia veramente freddo, e resiste. Esempio tipico la Jacaranda mimosaefolia, ma anche il Siliquastro o la Fitolacca.

A Cagliari c'è tutto questo, con una gamma indefinita di situazioni intermedie. 

Facciamo solo due esempi, estremi e spero significativi, ripresi oggi nel medesimo sito, il Parco della Musica.






Ecco un bellissimo Pioppo bianco, già trattato dal blog (post del 19/4/14 ed altri), al confine del parco con le scuole di piazza Giovanni. Nudo e bellissimo.
 



All'altro estremo, uno Schinus terbinthifolius, detto anche pepe rosa, con la sua chioma fitta fitta (post del 13/1/16, fra gli altri); lo Schinus t., come il suo cugino Schinus molle, è una pianta dioica, ed in questo esemplare espone orgogliosamente i fruttini, bacche aromatiche riunite a grappolo.

Più diversi e contrastanti di così!

mercoledì 11 gennaio 2017

Aiuole del Largo come immondezzai, ma perché?

Parliamo del Largo Carlo Felice e dei suoi marciapiedi rinnovati: salotto cittadino, uno dei luoghi più belli nel quale passeggiare, due filari per parte di Jacarande di varia età (post 3/10/14) comprese alcune molto vecchie, ancora piene delle belle foglioline composte, come si vede nella foto sottostante di un esemplare vicino a piazza Yenne.


Allora tutto ok, dove è il problema? Il problema c'è, ed è grande, almeno quanto sono grandi le nuove aiuole che contengono gli alberi: infatti queste grandi aiuole, almeno nel lato sinistro che sale, dove sono passato alcuni giorni fa, sono in condizioni precarie dal punto di vista del verde di contorno, e fanno proprio ribrezzo dal punto di vista della pulizia.




Ecco a destra un esempio, e non dei peggiori, di come si presentano queste aiuole: erbacce non estirpate, Palme nane in cattiva salute o morte, una cassetta da frutta e la pacciamatura, ultimo ma non ultimo, cosparsa di cicche.

Evidentemente questi "non luoghi" vengono impunemente usati come immondezzai, e raramente, per non dire mai, puliti; è probabile un conflitto di competenze fra addetti al verde pubblico ed addetti alle pulizie stradali, che determina questo risultato.

E non solo: la pulizia è oggettivamente complessa, sia per gli strumenti da utilizzare, sia per la mancanza di uno sfogo della "vasca" di contenimento.

La domanda sorge spontanea: è possibile che non si potesse immaginare una cosa di questo genere e prendere alcune contromisure in fase progettuale? Perché un intervento importante e sicuramente apprezzabile deve essere lasciato degradare in così breve tempo dopo la sua realizzazione? Il problema è quello solito: si privilegia la realizzazione, si trascura la gestione.

E naturalmente anche noi, cagliaritani e non, dobbiamo guardarci allo specchio: possiamo riuscire ad essere più civili?


giovedì 5 gennaio 2017

Gallura, Olivastri e rocce granitiche

La Gallura, splendida subregione situata nell'estremo nord della Sardegna, affascina l'amante della natura per tanti elementi caratteristici, fra i quali spiccano, soprattutto nella zona di Arzachena, gli Olivastri e le rocce, soli o in meraviglioso accostamento fra loro.

Vi presento una piccola galleria fotografica, che non si limita allo splendore degli Olivastri patriarchi di Luras, ma spazia in un territorio più vasto, che presenta innumerevoli scorci di arte naturale, forgiata dalla natura in millenni di vento, pioggia e mare.



 Olivastro e roccia all'interno della bellissima "Tenuta Pilastru" situata fra Arzachena e Bassacutena.






Splendido intrico di parti di tronco nude del più vecchio patriarca di Luras, "S'Ozzastru". Alcune datazioni arrivano ad accreditare a quest'albero quasi 4000 (!) anni di vita, ma come si vede spuntano dal tronco contorto nuovi getti, indice di persistente vitalità.



Ecco un altro dei patriarchi, età forse 2000 anni, fotografato dall'esterno, per evidenziare il tipico assetto a coppa rovesciata fino a terra della chioma di questi vecchi alberi mai potati.

Questo è uno dei motivi per i quali all'interno l'albero stenta a vegetare, a causa della mancanza di luce.



Eccolo, infatti, l'interno del patriarca della foto precedente, con vista d'insieme ed in un affascinante primo piano, che evidenzia i segni lasciati dalla lunga vita vissuta.                                                                                                                                              















Avevo già presentato questo albero, qualche anno fa (post del 22/12/11), mentre nel 2015 avevo presentato gli Olivastri Ogliastrini di S.Maria Navarrese, con i quali vi propongo un confronto fra primi della classe (post del 23/4/15)





Infine, una roccia meravigliosamente lavorata dalla natura, che poggia a terra su 3 piedi e  che si trova nel punto più alto della già citata bellissima Tenuta Pilastru.