Oggi il cesto dei post propone...

Oggi il cesto dei post propone... Alberi in fiore, seconda serie

post del 18 luglio 2011 - Acacia Horrida
post del 3 maggio 2011 - Bauhinia
post del 10 ottobre 2012 - Chorisia
post del 17 giugno 2011 - Erythrina
post del 8 aprile 2011, Ippocastano

martedì 28 luglio 2020

I batuffoli della Chorisia

La Chorisia insignis, nome storico che si affianca al più recente Ceiba speciosa , offre continuamente spunti per la nostra attenzione ed ammirazione, colti negli svariati post che le abbiamo dedicato: sia il tronco spinoso e spesso rigonfio, siano i meravigliosi fiori, siano le foglie composte, siano i frutti capsulari, buffi ed a forma di pera, sia la lanugine che abbraccia e protegge i semi, in attesa di affidarli al vento. 


Oggi ci concentriamo proprio sui frutti, o meglio su quello che resta dopo che le pareti della "pera" si sono aperte e sono cadute a terra: i batuffoli di cotone, che restano ancora appesi al sostegno legnoso del frutto, e vengono lentamente rilasciati con il loro prezioso contenuto.

Ci dà l'occasione di ammirare questo spettacolo uno degli esemplari del Parco della Musica, che vediamo nella foto a sinistra con sullo sfondo la torre del T hotel.

Vi avevo già presentato questo spettacolo nel 2011 (post del 28/6/11) , con foto riferite ai gloriosi esemplari di via Sabotino ed a quelli di via Curie; oggi aggiungiamo nel paniere anche questo del Parco, meritevole per la sua generosità nella produzione di fiori e frutti.






I batuffoli cotonosi sono morbidissimi, tanto che questi alberi hanno fra gli altri il nome comune di Falso Kapok (Ceiba pentandra), cioè  dell'albero la cui lanugine veniva/viene utilizzata per la produzione di cuscini.

Se vi capita di toccare la peluria, che in questi giorni si distacca dall'albero in piccoli fiocchi, vi renderete conto di quanto sia soffice, come si evince anche dalla foto a destra; inoltre i semini scuri possiedono grande facilità di attecchimento, per chi volesse cimentarsi.

lunedì 20 luglio 2020

La sistemazione di piazza Matteotti, mah....

Prima di tutto, sgombriamo il campo dagli equivoci: la sistemazione di piazza Matteotti appena terminata (sistemazione per la messa in sicurezza provvisoria, questa la dizione ufficiale completa), è un'opera meritoria, dopo anni di abbandono e vergogna per la città.

In un post del 2018 avevo definito, benevolmente, la piazza trasandata (post del 12/4/18), poi nei mesi successivi la cosa era ulteriormente peggiorata, fino alla chiusura. Una vergogna, dicevo, alla quale si è posto rimedio, e di questo va dato atto alla attuale amministrazione della nostra città.

Detto questo, il lavoro che è stato fatto presenta una serie di criticità, dal mio punto di vista di appassionato di alberi, che della valorizzazione verde di piazza Matteotti si è occupato già dal 2011 (post del 24/9/11 e del 26/9/11).

Parlavo allora della necessità di recuperare il senso dello stare nella piazza, allora come oggi prevaricato dal senso del passare.  Invitare le persone a sostare nella piazza e godersi quegli splendidi alberi,  creando percorsi separati per chi doveva solo attraversarla, diversi da quelli dedicati a chi voleva gustarla dall'interno, invitando cittadini e turisti a farlo.

Nel post del 26 settembre del 2011 arrivavo a proporre, in uno slancio di fantasia progettuale, un percorso aereo per superare la piazza in fretta, lasciando lo spazio interno ai pedoni stanziali, e comode panchine per gustare il trascorrere del tempo all'ombra dei Ficus secolari.

Oggi la situazione è quella che si coglie dalla foto a fianco: una spianata di sassolini bianchi, nessuna panchina, ed evidentemente nessuna volontà di facilitare l'accesso pedonale.

Insomma la piazza è stata racchiusa con una recinzione metallica, per fortuna bassa e non offensiva, ma comunque tale da circoscrivere gli spazi in una sorta di acquario.

Sono stati realizzati marciapiedi all'esterno della recinzione ed un corridoio di attraversamento:  senz'altro utili e gradevoli, ma che in tutta evidenza privilegiano chi deve attraversare, andare oltre, trascurando chi vorrebbe fermarsi.

Esattamente il contrario di quanto auspicato non tanto da me, ma da persone di valore di ieri quali Siro Vannelli nel suo libro sul verde di cagliari, e di oggi, quali Tiziano Fratus nel suo libro "I Giganti Silenziosi".

Naturalmente niente di irreparabile, se c'è la volontà; basta (ri)mettere un po' di panchine, e fare come nei parchi cittadini: aprire la recinzione durante le ore del giorno, e chiudere la notte, onde evitare presenze indesiderate ed atti di vandalismo.



C'è poi la questione dei sassolini, che tutto ricoprono: il prof. Bacchetta, responsabile dell'Orto Botanico ha già criticato questa scelta da un punto di vista tecnico. Io mi permetto una aggiunta di tipo estetico: le radici tabulari dei Ficus magnolioides/macrophilla sono una delle cose più belle di questi giganti verdi, e noi le andiamo a nascondere quasi completamente!





Infine, segnalo un errore (o uno scambio di lapidi) nell'individuazione del nome di uno dei Ficus, e precisamente quello all'angolo fra la stazione delle corriere e la stazione ferroviaria: quello non è un Ficus macrophilla, come indicato nella lapide, ma un Ficus bellengeri o bellingeri o watkinsiana  (post 23/10/11)
Un meraviglioso esemplare di una specie rara per Cagliari, con le foglie più  acute e lanceolate del macrophilla; questo è probabilmente l'esemplare più grande della città, anche se di età molto inferiore ai cugini, dato che forse risale "solo" alla metà del secolo scorso; un altro esemplare, ma non così bello, lo troviamo all'Orto Botanico.

Insomma, io spero che la piazza sia recuperata anche per starci dentro, e non solo per essere guardata da fuori.

giovedì 16 luglio 2020

I tricocchi dell'Euforbia esplodono

Abbiamo già parlato di questa interessante succulenta, la Euphorbia candelabrum, piuttosto presente in città e che si fa notare per le dimensioni ragguardevoli che riesce a raggiungere.

Una pianta che può diventare imponente, ed affascinante nello svilupparsi dei suoi rami a forma di candelabro, soprattutto quando ha lo spazio per crescere in maniera armoniosa. Inoltre gli esemplari adulti presentano una fioritura ed una fruttificazione peculiari, con frutti legnosi a tre lobi, detti tricocchi, caratteristici di molte euforbiacee.

Vi avevo presentato i tricocchi dell'Euforbia alcuni anni fa (post del 30/4/16), dopo aver presentato la pianta ed i fiorellini  (post 3/3/16); oggi vi presento la terza fase, quella dello spargimento dei semi.




Ecco l'esemplare di via Leoncavallo, ripreso alcuni giorni fa, quando è cominciata la "esplosione" dei frutti: succede infatti che, quando arrivano le condizioni giuste di maturazione legate a data, temperatura, umidità atmosferica, i fruttini letteralmente scoppiano, separando i tre lobi legnosi e lanciando lontano i semi, a fini riproduttivi.



Ecco a destra una immagine ravvicinata dei frutti, nella quale si può notare la forma caratteristica, che facilita la dispersione del contenuto quando le tensioni interne determinano l'esplosione.

Ho avuto modo di assistere ad alcune di queste esplosioni, uno schiocco secco improvviso a cui segue la caduta delle parti legnose e la dispersione dei semi.

Uno dei tanti affascinanti spettacoli che la Natura ci offre, per chi la sa osservare. 

venerdì 10 luglio 2020

Non ti scordar di me

Non so da dove derivi il nome comune della Myosotis, erba annuale dal bellissimo fiorellino azzurro; su Internet ci sono diverse spiegazioni, tutte piuttosto fantasiose, romantiche ed incerte, ma certamente riconducibili alla tenerezza che suscita questo fiore di inizio estate.

E' una piantina che viene coltivata, ma che cresce anche spontanea con il giusto clima, che purtroppo non è  quello sardo, anche se è cugina della Borragine, che invece è molto comune da noi.

Quello che è certo è che questi fiorellini, e segnatamente la specie Myosotis alpestris, si trovano in abbondanza nei prati alpini, dove ho fotografato quelli che vi propongo oggi.


Siamo in Alto Adige, nella Valle Aurina, ed in questo periodo queste splendide macchie di celeste, insieme a quelle rosse del Rododendro, sono abbondanti in tantissimi prati.

Come sapete, questo blog non si occupa normalmente di piante erbacee, per scelta e per incompetenza mia; ma oggi non ho saputo resistere, credo che questi fiori meritino uno strappo alla regola.


lunedì 6 luglio 2020

Lo Spino di Giuda solitario

Lo Spino di Giuda è uno degli alberi che, seguendo la tradizione cristiana, ha preso il nome comune dal tradimento più famoso citato nel Vangelo, appunto quello di Giuda. E il riferimento alle spine è dovuto al fatto che questo albero, dal nome scientifico Gleditsia triacanthos, è dotato di robuste spine, spesso riunite in gruppi di tre (da cui triacanthos).



La Gleditsia è un albero non molto comune a Cagliari, ma ben rappresentato in posti caratteristici, fra cui i Giardini Pubblici che vantano l'esemplare più antico in città e citato già ai primordi del blog (post 13/11/10), e l'esemplare per me più bello che vegeta in piazza delle Muse a Mulinu Becciu, trattato più volte dal blog (post del 18/8/13   e 5/2/12, fra gli altri).

Eccolo a sinistra, elegante e solitario, con la sua lunga foglia composta ed i frutti, quest'anno non in grande quantità e qui poco evidenti.




Ma ci sono eccome, i frutti, e li vediamo nella foto da vicino qui a destra, dove notiamo anche il bel colore estivo ambrato, che virerà progressivamente verso il marrone scuro.

Insomma una pianta gradevole e ben posizionata, che merita ogni tanto una visita, magari a completamento di una visita al non lontano Circu de Soli, di cui abbiamo parlato nel post precedente.