Oggi il cesto dei post propone...

Oggi il cesto dei post propone... Le stagioni della Melia

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post del 25 gennaio 2012
post del 13 maggio 2011
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post del 17 maggio 2015
post del 28 aprile 2018

domenica 29 dicembre 2019

Il fiore di muro in Castello, umile e allegro

Dedichiamo il post di oggi ad un piccolo fiorellino spontaneo che vi ho già presentato (post del 22/3/12 e del 15/4/17), presente soprattutto nel quartiere di Castello; si tratta dell'Antirrhinum majus, astruso nome scientifico per la conosciutissima Bocca di Leone.

Il quartiere di Castello è il suo quartiere di "elezione", data la forte presenza di vecchi muri e pareti rocciose, che costituiscono il suo habitat preferito; la sua allegra fioritura aiuta a dimenticare il legame di questo piccolo arbusto con il degrado urbano che spesso accompagna la sua presenza.

Ecco il primo piano di un fiorellino colto nella scarpata che collega il viale Buoncammino con il Palazzo delle Scienze; la strana forma del calice, con lobi diversi e "disordinati", gli conferisce un
aspetto mutevole a seconda di come lo si guarda.

Questa immagine, per esempio, a me sembra raffigurare un reverente animaletto a testa bassa, con le orecchie scese ed un buffo cappelletto in testa.

Possiamo dire che guardare con attenzione questi fiori sollecita la fantasia, e questo è un ulteriore elemento di valore per l'umile Bocca di Leone selvatica, e in definitiva anche per il bellissimo e trascurato quartiere che la ospita.


martedì 24 dicembre 2019

Natale sui prati di Monte Claro

Ecco un bel modo per distaccarsi piacevolmente dai riti mangerecci di questi giorni: andare per prati in campagna o, più semplicemente nei parchi cittadini, a "scarpinare".

E il parco di Monte Claro si presta particolarmente bene allo scopo, data la sua grande dimensione a l'abbondanza di prati che lo abbelliscono.




Qui a sinistra siamo all'Orto delle Palme del parco, zona già celebrata nel blog (post del 22/12/12), e si può apprezzare la bellezza del prato quest'anno, dopo la quantità di pioggia che ha fatto per tutto il mese di dicembre.

I prati così verdi sono un piacere al quale noi cagliaritani siamo poco abituati, per cui quando capita che l'acqua piovana aiuti a completare l'innaffiamento artificiale bisogna assolutamente approfittarne.


 



Ecco un altro scorcio di prato, qui accompagnato da un gruppetto di esemplari di Brahea armata, la affascinante Palma blu del Messico, che ostenta il suo bel colore grigio-azzurrino.



Ricordo che questa Palma, quando cresce in esemplari isolati, può superare i 10 metri di altezza, e presentare una fioritura strepitosa (post del 12/8/13); la sua presenza in mezzo al prato è particolarmente gradevole.


Infine, un altro bello spazio di prato alle spalle di un punto di relax, spazio contornato da alcune Washingtonie e da una Dracena draco, nostra vecchia conoscenza soprattutto per gli esemplari "monstre" dell'Orto Botanico e di viale Buoncammino (post del 10/6/11   e 11/11/14,   fra gli altri).

Insomma quest'anno possiamo fare finta di passeggiare in un parco londinese senza provare troppa invidia per i loro spazi verdi e senza muoverci dalla nostra città. E questo naturalmente non solo a Monte Claro, anche se le dimensioni di questo parco aiutano meglio a smaltire gli eccessi di cenoni quantitativamente e qualitativamente  sovradimensionati, e comunque a farci sentire meno in colpa, godendo nel contempo delle nostre bellezze verdi.

E allora..... vai con il cenone, e Buon Natale a tutti!

venerdì 20 dicembre 2019

Gli alberi della California in fiamme

E' la seconda volta che segnalo, purtroppo,  le migliaia di ettari di territorio bruciato dagli incendi in California, fra la fine dell'estate e l'autunno. L'avevo fatto nel 2016, con riferimento specifico alla Yucca californiana, lo Joshua tree (post del 28/7/16), e lo rifaccio oggi, complice una foto meravigliosa e terribile.

Ecco la foto, ripresa dall'inserto di scienze del quotidiano Repubblica.

Un tronco che brucia, il forte vento che strappa le braci, la bravura del fotografo, provocano l'effetto fuoco d'artificio tipo "bengala".

Una foto meravigliosa e terribile, dicevo, con un forte impatto emotivo legato alle sensazioni opposte che genera.


In effetti pare che la ricorrenza di incendi che mandano in fumo migliaia di ettari, anno dopo anno, nel grande stato americano, abbia fatto nascere gruppi di fotografi specializzati nello scattare le immagini più impressionanti di questi incendi, come quella che ho proposto.

La nascita addirittura di un nuovo lavoro, diventare specialisti nel riprendere la Natura che brucia, mette gli eventi californiani in primo piano nell'attenzione dei media, rispetto ad altri forse anche peggiori, come gli incendi australiani tuttora in corso. Per non parlare poi degli incendi della foresta amazzonica, causati dall'uomo in via diretta, e non come conseguenza estrema di comportamenti sbagliati proseguiti nei decenni; comunque situazioni che fanno nascere, speriamo in modo costante ed efficace, la grande voglia di cambiare il modo di comportarci nei confronti della Natura. 

sabato 14 dicembre 2019

La Sterculia che guarda tutti dall'alto in basso

Quella di oggi è un'altra puntata sulla Sterculia fuggitiva, cioè sull'unico esemplare di Sterculia diversifolia  che vive in via Cavalcanti, circondata da grandi ed ingombranti Ficus retusa.

Per le puntate precedenti vi rimando ai relativi post (15/11/1419/6/16 , 25/9/17 ), nei quali spero di aver fornito un piccolo esempio, a portata di mano ed occhi, della meravigliosa capacità di vivere, e di sopravvivere alle avversità, dei nostri verdi compagni di viaggio sulla Terra.

I Ficus, la cui invadenza viene contenuta con metodi a volte brutali, e che sono capaci di riprendersi sempre; la Sterculia, che ha reagito all'invadenza dei vicini schizzando verso l'alto a riguadagnare la luce.


Ed eccoci alla situazione attuale: i Ficus sono stati potati per l'ennesima volta, in maniera molto netta ma non brutale come in altri casi, e non tarderanno a riprendersi; la Sterculia che non si fida e continua a salire, rimpolpando le sue chiome e guardando i Ficus dall'alto in basso quasi con aria di sfida.

 


lunedì 9 dicembre 2019

Il Fico sicomoro

Abbiamo già parlato del Ficus sycomorus, stretto parente del nostro Fico, Ficus carica, ma non presente alla nostra latitudine.

E infatti ne abbiamo parlato solo a titolo di chiarimento, per cercare di superare la confusione ingenerata dal nome Sicomoro, attribuito contemporaneamente a due specie arboree senza alcuna parentela fra loro, appunto questo Fico da una parte e l'Acero di monte (soprattutto negli Stati Uniti) dall'altra (post del 13/5/12).

Oggi invece, grazie alla gentilezza di Wilma che ringrazio, vi presento in fotografia il Fico sicomoro, ad una latitudine che per lui comincia ad essere consona (anche se ancora troppo a nord), cioè quella dell'isola di Madeira, ad ovest del Marocco.

Guardate la peculiarità di questo albero, carico di  siconi, le infiorescenze carnose di cui ben conosciamo le cugine nostrane, commestibili e gustose dopo l'impollinazione e la maturazione.

I siconi dell'albero ripreso a sinistra, mi dice Wilma, sono durissimi; i motivi possono derivare dalla stagione, dalla latitudine ancora troppo alta, dalla mancata impollinazione.



Ecco a destra un particolare del tronco di questo Sicomoro, che ci mostra i fichi aggrappati al tronco.

A proposito dell'impollinazione dei siconi, rimando a quanto detto in un post dedicato al Ficus carica e ad alcuni esemplari cagliaritani (post del 13/8/17); un processo, quello che consente la maturazione dei frutti, di grande fascino, che richiede agli imenotteri preposti dalla Natura di incidere il siconio e trasportare il polline da un fiore all'altro.

Nel caso del Sicomoro, pare che nell'antico Egitto venisse praticata manualmente l'incisione del singolo frutto, per facilitare il processo; se mi posso permettere una battuta, va bene che la manodopera costava poco, ma che fatica! 



 

domenica 1 dicembre 2019

Richiamo per il Corbezzolo

I lettori più affezionati lo sanno, che ogni tanto mi capita di fare un richiamo, specie per le piante che si mettono in particolare evidenza in un determinato periodo dell'anno: l'ho fatto per la Chorisia, e la sua strepitosa fioritura di ottobre, l'ho fatto per la Dipladenia, e la sua generosa  fioritura di novembre, non posso non farlo per il Corbezzolo, Arbutus unedo, e la sua elegante fioritura di dicembre.

E il corbezzolo, come già precisato in precedenti post (p.es. post dal titolo bizzarro del 10/12/12) ha la peculiarità di proporre in esposizione il nostro tricolore nelle foglie, nei fiori e nei frutti.


Ecco qui allora il nostro modello di quest'anno, ripreso nelle campagne di Pula. Le copiose recenti piogge non sono riuscite a strappare  tutti i delicati fiorellini, piccoli orci bianchi con la pancia gonfia raccolti in grappoli penduli, che fanno da cornice alla bacca rossa e verrucosa.

Una curiosità: il nome "unedo" fu attribuito al Corbezzolo da Plinio il Vecchio, con la valutazione ingenerosa che dopo un assaggio del frutto passasse la voglia di mangiarne altri; valutazione che non mi risulta abbia riscontro pratico, anzi vale semmai il contrario, cioè il suggerimento di non esagerare!

Quindi gustiamo pure i corbezzoli, nelle campagne intorno alla città ma forse anche in qualche esemplare dei nostri parchi cittadini!