Oggi il cesto dei post propone...

Oggi il cesto dei post propone... L'Orto Botanico, varietà e stagioni

post del 10 giugno 2011 - Dracaena draco
post del 23 luglio 2011 - Fior di Loto
post del 3 novembre 2010 - Ficus magnolioides
post del 5 settembre 2012 - Taxodium distichum
post del 26 ottobre 2012

mercoledì 7 aprile 2021

La giovanissima Chorisia, figlia di ...

 No, non le conto più le volte che ho parlato della Chorisia insignis, alias Ceiba speciosa, da quando nel lontano 2010 ho cominciato a pubblicare questo blog: un numero veramente significativo di volte, dal 2010 (post 31/10/10)  al 2020 (post del 28/7/20), per un albero che merita sicuramente tanta attenzione.

E proprio dal post del 2020 voglio partire, per dedicare alla Chorisia un altro capitolo della sua storia infinita, dato che la piantina che vi presento oggi ha un rapporto speciale con quella presentata nel 2020.


 Ecco il tenero virgulto di oggi, in vaso nel terrazzo di casa mia: sarà alta forse 40 cm questa piantina, ma le foglie composte sono inconfondibili, ed il piccolo tronco di meno di un centimetro di diametro presenta già le sue spinette alla base.

Ed il rapporto di questa pianta con quella del 2020, che vive al Parco della Musica, è davvero molto speciale, dato che questa è sua figlia, nata da un seme avvolto nella lanugine che avevo raccolto in quella occasione.

Avevo scritto che i semini della Chorisia posseggono grande facilità di attecchimento, ed oggi lo posso confermare, con la testimonianza di questa piantina che si erge piena di vita, e per il momento resiste all'attacco primaverile della malefica cocciniglia, per l'orgoglio del suo padre adottivo. 

sabato 3 aprile 2021

La farfalla di Pasqua

Né uovo né colomba, ché sarebbero troppo banali, ma una farfalla è quella con cui vi faccio gli auguri di Pasqua; e precisamente una Orchide farfalla (dal nome scientifico originariamente attribuito da Linneo), che ho fotografato nelle campagne di Pula, a Santa Margherita.


Il nome scientifico attuale di questo fiorellino, nome impegnativo ma più bello del nome italiano, è Anacamptis papilionacea grandiflora, varietà che pare cresca solo in Sicilia e Sardegna.

Vi avevo già presentato questo bellissimo fiorellino nel 2012 (post del 10/4/12), insieme ad altri due rappresentanti dell'affascinante mondo selvatico dei campi in primavera.

Bellissimo l'accostamento di colori in questo esemplare (i colori sono piuttosto variabili) fra il rosa carico dei petali ed il celestino del labello, il petalo modificato che funge da richiamo per gli insetti impollinatori.


Insomma un minuscolo ma meraviglioso spettacolo, questi fiorellini spontanei! 


sabato 27 marzo 2021

Almeno i cani ne godono, della spianata sopraelevata

 E no, non c'è niente da fare: il cosiddetto giardino pensile, fra le vie Manzoni e Carducci, non rientra fra le aree "verdi" della città destinate ad una riqualificazione: squallido era e squallido rimane, a parte la buona idea del suo parziale utilizzo come area cani.

Un'occasione sprecata, l'avevo definita nel 2011, quando questo grande spiazzo, da alcuni anni in qua intitolato a Pier Paolo Pasolini, aveva preso il posto, a furore di popolo, di un ulteriore piano parcheggio. 

Ne ho parlato diverse volte, perché ogni volta che ci passo mi assale la rabbia e mi viene voglia di scriverne (post del 12/4/11, 18/9/1117/1/13, 22/12/14, 18/6/20  ), e per fortuna che non abito nei dintorni, sennò avrei fatto una lagna settimanale!

Ma vi sembra che questo sia il massimo che si è riusciti a produrre per un quartiere affamato di verde come quello di San Benedetto, a cominciare dalle decine e decine di appartamenti che si affacciano sullo spiazzo?
Abbiamo detto nel titolo che i cani ne godono; e gli umani, compresi quelli che accompagnano i cani? Nemmeno uno straccio di ombra, un minimo di abbellimento, un abbozzo di terza dimensione?

Non voglio ripetermi sulle cose che si potrebbero fare per migliorare questa situazione, tutto quello che mi viene in mente lo ho già detto nei post precedenti; aggiungo solo un attributo a questo luogo squallido, e cioè desolato. 


domenica 21 marzo 2021

Gli Ulivi e i Tulipani, a Turri

Un accostamento a dir poco strano, quello fra Ulivi e Tulipani; accostamento che diventa straordinario se ci aggiungiamo il paesino di Turri, piccolo e sconosciuto comune della Marmilla, nella provincia del Medio Campidano.

Eppure, sappiamo che a volte gli accostamenti più incredibili danno luogo a bellissime realtà, e questo è uno di quei casi: il piccolo comune sconosciuto, dotato però di meravigliosi ed ultracentenari Ulivi, decide alcuni anni fa di impiantare un vivaio di tulipani, e lo fa diventare una sorta di mostra mercato, con un'area espositiva ed un'altra area dove il pubblico può scegliere e raccogliere in autonomia queste meravigliose fioriture.


Nella foto vediamo uno scorcio dell'area espositiva in primo piano, e sullo sfondo la collina in cima alla quale sono organizzati i filari per la raccolta autonoma; le due zone sono collegate da uno stradello che consente di ammirare alcuni dei meravigliosi Ulivi che abitano il comune di Turri.



Ecco, sulla cima della collina, i filari con i tulipani multicolori, e le persone che li colgono sistemandoli, con il loro bulbo, negli appositi cestini; i fiori saranno acquisiti, ad un modesto prezzo unitario, e potranno abbellire la casa di ogni visitatore.


Ed ecco i possenti ed affascinanti tronchi di due dei patriarchi che abitano nel paese di Turri; la scritta sul tronco indica il proprietario dell'albero. 

Pare infatti, secondo la tradizione, che la proprietà fosse stata originariamente attribuita dai Pisani alla famiglia che si fosse presa cura, innestandoli,  degli Olivastri presenti su questi terreni. 

Una storia intrigante ed interessante, che ricorda quella di S'Ortu Mannu a Villamassargia (post del 16/1/12); anche lì Ulivi pluricentenari, appartenenti a famiglie indicate con apposite targhette sui tronchi (suggerimento per il sindaco di Turri, per sostituire le scritte con la vernice, che la bellezza di questi tronchi non merita!).

Belle storie, che riguardano vecchissimi e meravigliosi alberi; qui a Turri, la peculiarità degli estremi che si toccano, Ulivi "eterni" e fiori bellissimi ma destinati di norma ad una vita di qualche giorno in vaso.

Insomma, questa iniziativa "Tulipani in Sardegna" è veramente lodevole, e merita apprezzamento e successo. 

    
 

   

lunedì 15 marzo 2021

I Pini di Buoncammino

I Pini di viale Giussani, strada sottostante e parallela al viale Buoncammino, sono stati sostituiti con altri giovani esemplari della medesima specie, Pinus halepensis.

La sostituzione è avvenuta in seguito all'abbattimento degli esemplari ritenuti pericolanti e pericolosi, che erano stati eliminati nel settembre dello scorso anno, con un intervento che aveva suscitato molto clamore e molte critiche, compreso un blocco lavori ordinato dalla Sovrintendenza.

Ne avevamo parlato nel blog (post del 15/9/20) allargando il discorso a tutta la zona, e provando ad analizzare le ragioni dell'abbattimento e della conservazione senza pregiudizi.


Adesso che la sostituzione dei 10 Pini è stata effettuata, come si vede dalla foto a sinistra, possiamo formulare qualche ulteriore considerazione.

L'intervento è stato di tipo meramente conservativo, nel senso che è stato limitato alla sostituzione della singola pianta, senza per esempio ripristinare il perimetro di contenimento; l'effetto è abbastanza sgradevole, ma può darsi che i lavori debbano essere ancora completati.

D'altronde, come abbiamo detto nel post citato, gli spazi sono quelli che sono, non certamente adeguati ad alberi destinati negli anni a crescere in altezza di molti metri, spesso perdendo l'assetto verticale, e dotandosi di radici possenti e superficiali.



E allora, perché si è insistito con i Pini d'Aleppo? Beh, prima di tutto perché il viale è costituito da questi Pini, dei quali permangono molti esemplari; lo si nota da questa foto, dove il nuovo esemplare appena si intravede rispetto al nonno che gli sta alle spalle. Inoltre, l'utilizzo di altre essenze avrebbe creato un miscuglio, di discutibile valenza estetica.

Pare che anche la Sovrintendenza abbia dato indicazioni molto precise al riguardo, e non si può darle torto; inoltre, prima che i nuovi esemplari diano problemi passeranno molti anni. 



Insomma, parliamoci chiaro: sappiamo tutti che la dimensione di questo marciapiede è assolutamente non compatibile con Pini d'Aleppo anziani, che lo occupano quasi completamente, come si vede da quest'altra foto; peraltro, e meno di adottare soluzioni drastiche che nessuno vuole, ci conviene convivere con qualche problema di transito pedonale, e tenerci questa bella alberata di Pini, giovani o anziani che siano.

Per il viale Buoncammino le valutazioni da farsi sono abbastanza diverse, e vi rimando se volete al post citato; spero che l'amministrazione del verde pubblico cittadino si farà carico del problema in maniera adeguata, e che la parte politica saprà raccordare le esigenze tecniche con quelle della storia cittadina di questo bellissimo viale. 

 


 

 


martedì 9 marzo 2021

Le bellezze di piazza Maxia

Ne abbiamo parlato ripetutamente, di questa piazza situata in posizione strategica, dove via Scano termina fra via Pessina e via Della Pineta; a partire dal 2011 (post del 15/8/11), a sito fresco di rifacimento e polemiche, e poi negli anni successivi, molte altre volte.

Abbiamo  concentrato la nostra attenzione sul giardino verticale, sui suoi momenti  di alta o bassa valenza estetica, e sui Mirabolani, che abbiamo seguito nella loro crescita.


Diventati grandi, questi alberi sono usciti dal "fosso", e si fanno ammirare da tutte le prospettive.

E quest'anno i Mirabolani, Prunus cerasifera var. Pissardii,  hanno anche loro anticipato lo spettacolo della fioritura, che sta in questi giorni terminando, lasciando lo spazio alle giovani foglioline color ruggine, belle anche loro.  

Insomma, ormai che siamo lontani dalle polemiche per la sistemazione di questa piazza, possiamo concentrarci sulle sue bellezze, a cominciare dallo spettacolo unico dalla fioritura dei Pruni. 

lunedì 1 marzo 2021

L'Erica, ed i primi segnali di ripresa

 L'Erica arborea è un arbusto endemico delle nostre campagne, ed uno fra i principali rappresentanti della macchia mediterranea, in compagnia del Corbezzolo, del  Mirto, del Cisto, del Lentisco, del Ginepro, della Palma nana, della Ginestra e di tanti altri. E partecipa attivamente, oltre che alla bellezza delle nostre coste, anche al tipico "profumo di Sardegna", che si sviluppa intenso quando il sole è più caldo, ma che già si comincia ad apprezzare.

Le fioriture della macchia cominciano a prepararsi con i primi segnali di ripresa, ed anzi per l'Erica possiamo dire che quest'anno i segnali sono già diventati vere e proprie esplosioni.


Direi che la fotografia a sinistra, ripresa nelle campagne della costa sud occidentale, fra Pula e Teulada, dica tutto.

Le migliaia di campanelle bianche, profumate e ricadenti nelle loro infiorescenze a grappolo ricche di fascino, ci parlano di primavera.

E, rispetto alla volta precedente in cui avevo presentato l'Erica fiorita (post del 29/3/13) siamo decisamente in anticipo, circa un mese. D'altra parte, mentre le fioriture precoci sono pericolose per le piante coltivate che temono i ritorni dell'inverno e le gelate di marzo, le piante della macchia spontanea, e l'Erica in particolare, sono così robuste da reggere qualsiasi contraccolpo invernale.

Ricordo una particolarità molto interessante di questa pianta, e cioè la formazione, in una percentuale di esemplari, di un rizoma che si sviluppa fra le radici e che è così duro e resistente alla combustione (alto contenuto in silice) da essere utilizzato per la produzione di pipe pregiate.

I rizomi hanno la forma di rigonfiamenti ovoidali e sono chiamati ciocchi, in sardo cozzina. Ricordo una vecchia espressione dei contadini, destinata a chi mancava di elasticità mentale: "Sesi unu arrogu 'e cozzina!", penso riferito alla resistenza incontrata dal piccone per eliminare i rizomi durante le attività di dissodamento del terreno. 

Questo ci dà anche una idea della difficoltà di lavorazione di questi ciocchi, che richiedono mani abili ed esperte, e tanta pazienza da parte degli artigiani che si dedicano alla produzione di pipe: quanto lavoro per passare da una cozzina ad una pregiata pipa di radica con le venature nella dovuta evidenza!

Leggo che per gli artigiani del nord Italia i ciocchi più pregiati sono quelli provenienti dalla Sardegna; spero che la cavatura e l'esportazione siano fatte con i dovuti permessi e seguendo le previste procedure.    

lunedì 22 febbraio 2021

Il Ginepro, re del nostro mare e dei nostri monti

Il titolo del post è sicuramente magniloquente, ma non credo molto lontano dal vero, se pensiamo allo stretto rapporto di bellezza che lega il Ginepro con la sabbia e gli scogli delle nostre coste, ma anche con gli anfratti ed i tacchi delle nostre alture.

Per convincersi basta sfogliare le prime pagine del libro "Attaccati alle radici" di Spanu e Caravano, che dedicano storie avvincenti ed immagini straordinarie ad alberi della Sardegna, e per primi ai Ginepri. E sfogliando questo libro mi è venuta voglia di rivedere i post che abbiamo dedicato ai Ginepri nel nostro blog, a partire dal 2011, e proporvi i link se avete voglia di fare un giro per immagini e racconti (post del  15/11/11,  29/11/13,  3/1/14,   21/1/14,  11/5/16 ).

Ricordiamo che i Ginepri appartengono essenzialmente a 3 specie, due più "marine" ed una più "montana": il Ginepro coccolone dai grossi frutti  ed il Ginepro fenicio con le squame al posto degli aghi sembrano preferire il mare, il Ginepro rosso con il colore del tronco più marcato sembra preferire la montagna; è una distinzione molto semplificata, ma spero che aiuti.


I Ginepri possono essere profondamente diversi fra loro, con posture che vanno dal prostrato raso terra al maestoso e possente, alto molti metri; ma, se mi posso permettere un controsenso, sono comunque belli, anche se sono brutti e storti.



E sono belli anche se sono in prigione, come questo vecchio esemplare, residuo di tante altre presenze in zona, ora solitario e racchiuso dietro la recinzione del Forte Village, ma comunque ad un passo dal mare ed apprezzabile dalla spiaggia. Tiene duro, con la sua proverbiale resistenza; e tanto ci basta.

 

lunedì 15 febbraio 2021

Allineati e coperti!

L'espressione militaresca "allineati e coperti!",  di solito utilizzata dal comandante di un gruppo di soldati, è quella che mi è venuta in mente scorgendo casualmente un folto gruppo di piantine allineate appunto sopra una grondaia di via Scarlatti, traversa di via Palestrina.

La grondaia, accumulando detriti vari di origine organica, ha preparato un letto adeguato per la crescita di queste piantine, come avevo già segnalato in una precedente occasione (post 20/3/14).

Naturalmente non conosco il nome di queste piantine, ma credo che questa informazione non rivesta alcun interesse; ho solo voluto proporvi una foto curiosa, che dimostra una volta di più la capacità degli organismi vegetali di sfruttare qualsiasi opportunità per moltiplicarsi.

Non conosciamo il nome delle piantine, ma sappiamo per certo che conquistando quello spazio una cosa la hanno ottenuta: hanno trasformato la grondaia da manufatto per convogliare acqua piovana a nursery!


giovedì 11 febbraio 2021

L'enorme Ficus nascosto in centro città

E' difficile pensare che un Ficus magnolioides, o macrophilla, specie se con tanti decenni di vita alle spalle, possa nascondersi alla vista in città. Pensiamo soltanto a quelli della Darsena, o di piazza Matteotti, ma anche di piazza Trento o dell'Orto Botanico, tutti trattati e fotografati dal blog: basta passare in zona, ed è impossibile non vederli.

Non così per l'esemplare che vi presento oggi: bisogna proprio volerlo scoprire.

E allora, riconoscete dove siamo?  L'enorme Ficus (forse affiancato da un fratello), si accompagna nella fotografia con un Cipresso comune, sulla sinistra, e sulla destra con una Euphorbia candelabrum, un grande esemplare che sembra veramente minuscolo sotto la chioma del Ficus.

Per aiutarvi vi dico che la gran parte dei cagliaritani frequenta la zona per rifornirsi di generi alimentari: indovinato?
Ve lo dico io: siamo in via Bacaredda, quasi di fronte al mercato di San Benedetto, nella zona dove insisteva il notissimo mobilificio di Marino Cao. Il Ficus è piuttosto lontano dalla strada, dato che sembra far parte del giardino di una villa che si affaccia in via San Giovanni, ed è confinante con la Villa Vivaldi Pasqua (post del 29/5/13). Tutt'attorno si estende il grande terreno per il quale dopo alterne vicissitudini (ci era stato installato anche un parco giochi), non si conosce ancora la destinazione.

Io spero che questa zona possa diventare di uso pubblico, e che si possa arrivare ad ammirare da vicino e magari toccare questo enorme Ficus nascosto, cosa che recentemente ci è stata proibita per i fratelli di piazza Matteotti (post 20/7/20), rinchiusi momentaneamente (?) in una sorta di acquario, e pertanto inavvicinabili.   
 


giovedì 4 febbraio 2021

La storica famiglia nella rotonda

 Merita di essere riproposta, la storica famiglia di Palme che vi avevo proposto alcuni anni fa (post del 14/5/15). E lo merita perché si tratta di un insieme veramente peculiare, probabilmente unico nel panorama del verde cittadino.

Eccola qua, l'intera famiglia che vive stretta stretta all'interno della piccola rotonda che caratterizza questa zona del porto, compresa fra il molo Ichnusa ed il molo Capitaneria.

Avevo classificato queste Palme, nel post citato, come Washingtonia robusta; oggi tenderei a riclassificarle come Washingtonia filifera, tenuto conto dell'altezza e del diametro del fusto.

Peraltro, come ho considerato anche recentemente (post del 21/1/21), la classificazione delle Palme non è sempre cosa semplice, e  gli ibridi la complicano ulteriormente.


Rimando chi volesse un confronto visivo ai precedenti post in cui ho presentato la specie "robusta" (via Don bosco, via San Saturnino...), ed aggiungo questo nuovo esemplare che vi presento oggi, in via Mercalli. Non dovrebbero esserci ulteriori dubbi.


Ma torniamo alla storica famiglia del porto: come è possibile che tanti esemplari adulti, sicuramente più di 10, stiano tutti nella stessa aiuola? Non è stato sicuramente un giardiniere a piantarli tutti, ma penso che il capostipite si sia organizzato da solo, riproducendosi nel corso dei decenni, ed i vari membri si siano via via adattati al poco spazio disponibile.

Quello che è certo è che le Washingtonie filifere non temono l'acqua salmastra, come dimostrano anche i giovani esemplari lungo la passeggiata di Su Siccu, cresciuti in mezzo ai massi frangiflutti (vedi post del 27/3/17).

In conclusione, credo che questa storica famiglia di Palme meriti la nostra attenzione e simpatia; suggerisco altresì ai manutentori del verde una periodica ripulitura dalle foglie morte, per mantenere intatto il fascino di questa storica famiglia.  


 


lunedì 25 gennaio 2021

La piazza a due piani e l'Eriocefalo

 Nel quartiere di Montemixi si trova uno spazio assolutamente peculiare, quasi sconosciuto ma meritevole di notorietà: la piazza Pizzorno, la cui peculiarità è quella di essere organizzata come un giardino su due piani. Il giardino di piano terra occupa la parte esterna dello spazio, di forma ovoidale, ed è delimitato  verso l'interno dalle possenti mura  del bunker della seconda guerra mondiale; la copertura di questo bunker costituisce invece il giardino del primo piano, di forma quadrata.

Abbiamo parlato di recente (post del 20/10/20) della sistemazione del giardino di piano terra, frutto di una intesa fra pubblico e privato, mentre più indietro nel tempo abbiamo parlato del giardino sul tetto, come sede di un arbusto molto raro per la nostra città, L'Eriocephalus africanus (post del 4/1/18). 

E proprio l'Eriocefalo vi voglio ripresentare oggi, dato che siamo nel periodo della sua fioritura invernale, la cui bellezza e rarità meritano una riproposizione fotografica.


Ecco un mazzetto di fiori, organizzati in gruppo (capolino) di colore marrone e giallo, che si completano come in tutte le Asteracee con i luminosi petali (le ligule) bianchi.


Si intravedono anche le foglie, così simili a quelle del rosmarino da fare definire questa pianta anche rosmarino selvatico.



  

Quest'altra foto dà conto invece del fatto che il nettare dei fiori di Eriocefalo è molto apprezzato dalle farfalle. E non solo dalle farfalle, dato che da questi fiori vengono estratti olii essenziali  utilizzati in erboristeria e fitoterapia.

Un'ultima curiosità sull'origine del nome, che si potrebbe tradurre "testa di lana" con riferimento alla lanugine prodotta dai frutti.

giovedì 21 gennaio 2021

Al Parco di Bonaria, un dubbio e due certezze

 Cominciamo dal dubbio, come è giusto che sia: a quale specie appartengono le tre Palme sorelle con le foglie a ventaglio, o palmate che dir si voglia, che si ergono a destra dell'ingresso del parco di Bonaria?

Vi rimando per una analisi comparata ai vari post dedicati a queste piante (post del 28/11/10,  28/11/12, 21/2/17, 2/7/14, solo per citarne alcuni), e vi propongo una nuova analisi semplificata ma efficace, almeno fino ad un certo punto.

Andando per esclusione,  il che ci serve anche come ripasso, possiamo dire che le tre sorelle non appartengono al genere Phoenix, a cui invece appartiene l'esemplare basso a sinistra nella foto: le foglie sono molto diverse, si aprono come detto a ventaglio, mentre le Phoenix, canariensis e dactilifera, hanno le foglie pennate.

Fra le Palme a ventaglio escludiamo le nostre Chamaerops humilis, per varie ragioni ma, prima fra tutte, l'altezza (il nome comune di Palma nana vorrà dire qualcosa...).

Ci resta quindi il genere Washingtonia, e direi la specie robusta, che si caratterizza per la maggiore altezza e snellezza del fusto rispetto alla filifera. E se invece si trattasse di Trachicarpi, che vi ho presentato nel post del 2014? Anche loro hanno caratteristiche simili, ed il discernimento fra le varie specie di Palme, ed i loro vari cloni, è a volte molto difficile; è una ipotesi poco probabile, ma non da scartare.

Finita la disamina del dubbio botanico, veniamo alle certezze. La prima certezza è il fascino di questo piccolo parco, con le sue Palme, i suoi Ficus e le loro radici affioranti, i vecchi Pini. L'altra certezza, incontrovertibile, è la bellezza del panorama che si gode dal punto più alto del parco, di cui vi ho già parlato (post del 10/11/11, post del 11/2/16).


Quale vista è più bella, quella verso il mare, o quella verso Castello?

Non voglio proporre ulteriori dubbi; ognuno, con una visita, può scegliere il suo panorama, o anche non sceglierlo, lasciando che lo sguardo spazi per tutta l'ampiezza del panorama: il piacere è comunque assicurato.



martedì 12 gennaio 2021

Araucarie cagliaritane

 Mi è mancata la fantasia per inventare un titolo meno banale di questo da dedicare all'Araucaria excelsa, ma oramai ho speso negli anni tutti gli attributi per qualificare i nostri esemplari cittadini, presi per sé o per la bellezza del contesto nel quale sono inseriti: dalla qualifica di signora, a partire naturalmente dalla grande signora di Villanova, all'Araucaria piccola, a quella curiosa, a quella che amoreggia con la Luna, all'altra che viceversa si confronta con una nuvoletta rosa dell'alba, e così via. 

Lascio a chi avesse voglia di farsi un giro fotografico nel blog il gusto di cercare i vari post dedicati a quest'albero, uno dei capisaldi della nostra flora cittadina; oggi voglio aggiungere semplicemente alcune foto, frutto di una passeggiata mattutina.



Ecco l'esemplare che non ti aspetti, incastrato fra le palazzine di via Marini all'incrocio con via Scano, in quella zona che alla nascita, negli anni 50 del secolo scorso, si chiamò Città Giardino.

Direi che questa Araucaria merita pienamente di appartenere alla Città Giardino, anche se è inserita in una aiuolina circondata da asfalto e palazzi: è sana, alta e bella, e tanto ci basta. Qui non è il contesto che la valorizza, ma è lei che valorizza il contesto.







Se invece vogliamo contesto di abbellimento, basta salire per esempio in viale Regina Elena, e dalla passeggiata di Terrapieno ammiriamo questo esemplare folto ed alto, che sembra volersi confrontare con la torre di San Pancrazio ed il resto del nostro splendido skyline di Castello.




E, pressappoco dallo stesso punto, basta ruotare di 180° ed eccola, la grande signora di Villanova, che guarda dal suo sito privilegiato le nuvolette, il Monte Urpinu e la Sella del Diavolo!

Certo, non è in buone condizioni, come abbiamo già notato (post del 15/7/15), e l'intervento di manutenzione straordinaria di qualche anno fa (post del 28/11/17), se le ha meritoriamente restituito vita e sicurezza, non è riuscito a migliorarne l'estetica ormai compromessa; ma oggi ci accontentiamo che la vecchia signora sia ancora viva e ci faccia ancora compagnia.  


 

mercoledì 6 gennaio 2021

Un nuovo, simpaticissimo arbusto

 L'altro giorno, passeggiando per il Parco della Musica, ho notato un arbusto a me sconosciuto. O meglio, è lui che si è fatto notare da me, per la sua simpatia.

Si tratta di una serie di piante a fogliame fitto, e dotate di copiosa fioritura, che abbelliscono le aiuole di Palme Arecastrum lungo uno dei vialetti che attraversano il parco.

Ho fatto le mie ricerche, ed ho scoperto che dovrebbe trattarsi di  Grevillea rosmarinifolia, cioè il genere al quale appartiene la ben conosciuta Grevillea robusta, tante volte trattata nel blog (p.es. post  23/5/16).

Il "cognome" invece, ovvero la specie, fa esplicito riferimento alla somiglianza delle foglie aghiformi con quelle del Rosmarino.

Parliamo di piante, come tante che vivono bene nella nostra città, di origine australiana, dove sono comunissime in parchi e giardini.


Nella foto a destra vediamo i caratteristici fiori tubulosi, ancora allegri anche se in fase di sfioritura.

La forma particolare dei fiori è una caratteristica della famiglia delle Grevillee, e ricordo gli spazzolini della "robusta" citata in precedenza, ma anche le infiorescenze della cugina Banksia (post del 28/2/15).

Comunque, senza entrare troppo nelle tecnicalità, questi arbusti sono proprio simpatici da seguire ed apprezzare, anche per la somiglianza con il nostro Rosmarino, del quale però non hanno il profumo.  

  


sabato 2 gennaio 2021

Il Carrubo ai tempi del Coronavirus

 Nell'aprile dell'anno scorso, all'epoca del primo confinamento da Coronavirus, avevo pubblicato alcuni post retrospettivi, dedicati alle fioriture arboree primaverili.

Avevamo cominciato con la Tamerice (post del 2/4/20), e proseguito poi con l'Ippocastano, la Robinia, il Gelso, il Salice piangente.

Questi post mi sono venuti in mente adesso che siamo in un nuovo periodo di confinamento, che ci colpisce nel pieno delle festività di fine anno, e che richiede a tutti grandi doti di resistenza e pazienza, nella speranza che queste doti vengano premiate, con l'aiuto del vaccino, dalla fine dell'incubo pandemico.

E allora, quale albero meglio del Carrubo, Ceratonia siliqua, può rappresentare le doti citate?  E' un albero endemico nelle nostre campagne isolane, e ben presente anche in città, del quale abbiamo tessuto le lodi tante volte, a partire dal 2010 (post 2/12/10); è dotato di grande pazienza nell'aspettare che d'estate passi la siccità ed il caldo asfissiante, ha grande capacità di adattamento e resistenza all'inquinamento. 

Confido che un richiamo ad inizio anno, come per il vaccino, ci porti fortuna per superare gli attuali difficili frangenti.


Ecco l'esemplare di piazza Garibaldi, piccolo ma orgoglioso davanti al muro dei Ficus retusa che si stagliano sullo sfondo; appare ancora più piccolo essendo reduce da una recente potatura, non so quanto necessaria.

Si confronta, alla sua destra, con l'albero di Natale artificiale sistemato dall'amministrazione comunale; lascio a voi, magari dopo un controllo da vicino, le valutazioni sulla rispettiva valenza estetica.




E questo a destra, ripreso da vicino e dal basso, è il più grande fra i Carrubi presenti in piazza Islanda, a Genneruxi.

Lo ho già presentato in passato (fra gli altri, segnalo il post dedicato al racconto dei tronchi, 22/2/18), ma non mi stanco di apprezzarlo, con il suo tronco e le branche principali avvitate su se stesse per aumentare la resistenza agli eventi atmosferici; e resiste bene, e con grande pazienza, anche ai giochi irruenti dei ragazzi della vicina scuola media. 

Amici Carrubi, specialisti in silenziose battaglie vinte, aiutateci nella nostra e portateci fortuna!