Oggi il cesto dei post propone...

Oggi il cesto dei post propone...

Albizzia julibrissin, via Machiavelli
Catalpa bignonioides in fiore
Fiorellini di Parkinsonia aculeata
Sophora japonica, via Cugia
Sterculia diversifolia

martedì 15 maggio 2018

Da noi è presto, ma più a sud.....

Oggi presento una piantina di Cappero, Capparis spinosa, che incomincia la fioritura. E ve la presento nella sua terra di elezione, la Sicilia, ed in particolare a Cefalù.

Ecco un primo fiore sbocciato, con il fascino dei lunghi stami violacei sopra i petali bianchi; tutt'attorno si intravedono altri boccioli, quelli cioè che diventeranno, opportunamente conservati, la squisitezza culinaria che conosciamo.

Il Cappero è riconosciuto prodotto tipico siciliano, e la varietà di Pantelleria si fregia del marchio IGP.

Essendo reduce da una recente visita in Sicilia, mi sembra giusto offrirle questo riconoscimento, in attesa che anche i nostri arbusti ci offrano lo spettacolo (post del 4/7/16) de Sa Tappara Casteddaia.

La curiosità che dei Capperi mangiamo normalmente i boccioli di fiore si somma con una seconda curiosità, che non conoscevo, e cioè che, soprattutto in Sicilia, si mangiano anche i frutti, detti cucunci, trattati nello stesso modo dei fiori.  A conferma della generosità di questa umile piantina, che sa crescere in terreni impossibili senza chiedere niente.

venerdì 4 maggio 2018

Effetti di questa strana primavera

Una primavera così piovosa, e soprattutto con pioggia così concentrata come nei giorni scorsi, è difficile ricordarla, nemmeno ai tempi d'oro della Fiera.

Naturalmente, a prescindere dai prevedibili disagi, siamo tutti felici che i bacini si siano riempiti e, per quanto riguarda la nostra attenzione alla natura, che la terra respiri e viva, e le piante si preparino ad affrontare la calura estiva senza grossi affanni. Inoltre, possiamo godere per qualche giorno in più delle fioriture di campagna, che si offrono con il loro incomparabile spettacolo.

Ecco allora la Rosola, o Cisto rosa, ripreso nella zona di Is Concias, in agro di Quartucciu, come gli altri fiori di oggi.

I fiori di questo Cisto sono caratterizzati dai petali grinzosi, e sono i più grandi fra le varie specie di questa pianta, comunissima nella nostra campagna.

Se vogliamo trovare una sottospecie più rara, dobbiamo cercare quella con i fiori di tonalità violetta.



Se invece vogliamo una fioritura più comune di quella rosa, ecco il Cisto bianco, detto anche femmina per motivi che ignoro, stretto parente del congenere Cisto marino.

Questi Cisti, piante di grande rusticità, sono capaci di resistere al nostro terribile caldo estivo perdendo la gran parte delle foglie per evitare la dispersione della poca acqua che circola nella pianta (post del 31/8/14).



Infine, un'altra pianta comunissima, l'Asfodelo, Asphodelus ramosus,  che espone l'infiorescenza a pannocchia in cima al lungo asse fiorifero, detto scapo, caratteristico di questa specie.

L'Asfodelo è una pianta che normalmente  segnala un degrado del suolo per eccessivo pascolo o incendi, ma non si può negare un certo fascino, anche quando si presenta in foltissimi gruppi (post del 20/4/15). 

Insomma, un suggerimento, banale ma sentito: andate in campagna, adesso, a camminare in mezzo al verde!

martedì 1 maggio 2018

La Sophora di S.Efisio

Mi direte: a S.Efisio vengono attribuite le cose più diverse e più strane, in forma di miracoli, da quando nel 1656 bloccò la peste che imperversava in Sardegna, ma che gli venisse attribuita una Sophora non si era mai sentito.

Ebbene, lo faccio io. In fin dei conti un po' miracolato lo è questo albero, se dalla fine del 1800 è riuscito ad arrivare a noi in ottima salute, ripetendo il suo ciclo vegetale annuale pur nelle ristrettezze del luogo nel quale vive. Eh sì, perché sto parlando della Matriarca di Stampace (post del 16/2/13), la Sophora japonica di via Santa Restituta che vive a 20 metri dalla chiesetta dedicata al martire guerriero.




Eccola qui, in tutto il suo splendore primaverile, con le nuove foglioline che si affiancano  ai baccelli strozzati prodotti l'anno scorso.

E' stata drappeggiata anche lei, in onore del santo, come le finestre ed i balconi della zona; certo, il drappeggio non è grande cosa, sembra quasi un cartello che avvisa dell'ostacolo, ma bisogna sapersi accontentare.





Ecco invece i bei drappeggi che ornano i prospetti delle case di fronte alla piazzetta.

Allora, io ribadisco il suggerimento che avevo dato ai concittadini di Stampace nel post citato, e cioè quello di farsi carico della Sophora di S.Efisio come un orgoglio del quartiere, presentandola ai passanti e curandola al meglio, anche con i drappeggi per la ricorrenza del primo maggio.


sabato 28 aprile 2018

Foglie, Fiori, Frutti ....

...Città, Animali... Lo so, sembra il gioco, piuttosto comune fra i giovani studenti, che consiste nell'individuare categorie di oggetti il cui nome inizia con una certa lettera; in realtà, il titolo di oggi individua un solo oggetto, o meglio una pianta, che presenta contemporaneamente, in questo periodo, le foglie, i fiori, i frutti dell'anno scorso: la Melia azedarach .


Eccolo qui, uno dei tanti esemplari del Lazzaretto,  che espone le foglie in verde, i fiori in celeste, le drupe in giallo.

Come sapete, la Melia è un albero che io apprezzo molto, anche per queste sue capacità di presentarsi in maniera mutevole ma sempre affascinante; la sua apparizione nell blog risale ai primordi (post del 20/11/10 ) ed ha proseguito nel tempo in svariate occasioni.

Mi piace ogni tanto tornare a visitare il Lazzaretto e, fra le tante bellezze, apprezzare questa, spesso trascurata.

In realtà, la Melia non è certo l'unico albero che si presenta in primavera in questo modo, pensiamo per esempio al Siliquastro o alla Robinia; ma è uno di quelli che lo fanno meglio, non fosse altro che perché i vecchi frutti mantengono la loro bellezza fino a quando cadono, l'anno successivo alla loro produzione.

Ribadisco quindi il giudizio favorevole espresso a suo tempo sull'alberatura di questo grande parcheggio (post del  25/9/14), anche se la crescita è più lenta del previsto: una scelta comunque positiva.




E per terminare, una fotografia in campo lungo dalla quale si intravede il Lazzaretto e le sue Melie, ma soprattutto la bellezza di questi luoghi, spesso trascurata; qui ci troviamo in cima al colle dietro il vecchio borgo, dal quale si gode una vista mozzafiato, che spazia per 180°, dal lungomare Sant'Elia fino al Poetto.

lunedì 23 aprile 2018

Le rarità di Monte Urpinu sono in buona salute

Siamo nella parte bassa di Monte Urpinu, quella rappresentata idealmente dal vecchio Olmo minore sotto la chiesetta aragonese, che ha appena finito di produrre i semi e sta cominciando a fogliare.

Eccolo qui a sinistra, ancora scheletro ma con qualche picchiettatura di verde. E' una vecchia conoscenza quest'Olmo (post del 8/4/14 e precedenti ivi richiamati), ci sono affezionato ed ogni tanto lo vado a trovare.

Parto da lui perché lo considero in qualche modo il tutore delle due rarità che gli sono vicine, e che stanno venendo sù benissimo: l'Acero saccarino ed il Cipresso calvo.








Ecco a destra l'Acero saccarino (post del 25/9/15),  che nei post precedenti avevo definito arbusto, ma che ormai arbusto non è più, anzi è un bell'alberello molto frondoso, impreziosito dalla elegante foglia multilobata tipica degli Aceri.





E questo a sinistra, lui sì ancora di dimensioni arbustive, è il Cipresso calvo (post del 30/12/16) posizionato in modo che possa sfruttare l'acqua del rivolo che alimenta l'ultimo laghetto. Piccolo ma comunque sano, e da molto liberato dal tutore che lo ingabbiava, questo nipotino del grande e meraviglioso esemplare dell'Orto Botanico (post 22/12/16  e precedenti ivi richiamati).

Il grande Olmo e gli alberi rari, un motivo forte per andare a passeggiare in questa oasi verde; se poi aggiungiamo anche il ciliegio giapponese dall'altra parte del ruscelletto, il Prunus serrulata (post del 30/4/15   e precedenti ivi richiamati) che è attualmente in piena fioritura, ci possiamo ritenere davvero soddisfatti. 

giovedì 19 aprile 2018

Il bellissimo pseudo Iris primaverile

Se vi capita di andare in questi giorni per prati vicino al mare nella zona di Santa Margherita potrete incontrare, complici le abbondanti piogge, un bellissimo fiorellino, una bulbosa simile all'Iris planifolia (post 18/12/12).

In realtà non è un Iris, anche perché il periodo di fioritura è completamente diverso ed il fiore è abbastanza più piccolo.

Ho provato un riconoscimento, del quale però non sono certissimo: potrebbe trattarsi di una Moraea sisyrinchium, nome difficile da leggere e da ricordare.

Meglio allora il buffo nome italiano, Giaggiolo dei poveretti, che pare derivi dall'utilizzo che appunto i poveri facevano dei bulbi, arrostendoli come castagne.

Comunque un fiorellino da ammirare, passeggiando nella campagna rinfrancata di quest'anno, ma in fretta: infatti questi fiorellini durano aperti solo alcune ore, le più calde della giornata; inoltre, come ben sappiamo, quando arriva il caldo vero da noi nel giro di qualche giorno la nostra bella flora primaverile sparisce.

giovedì 12 aprile 2018

Alberi meravigliosi in una piazza trasandata

Torno a parlare, dopo aver lasciato colpevolmente trascorrere quasi sette anni (post del 24/9/11 e del 26/9/11), di piazza Matteotti e dei suoi splendidi alberi, con particolare riferimento ai Ficus magnolioides. 

Sono fortemente stimolato a farlo, fra l'altro, dalla lettura del bellissimo libro di Tiziano Fratus, "I giganti silenziosi", nel quale questo scrupoloso ed appassionato naturalista descrive gli alberi più grandi e significativi delle città italiane maggiormente dotate. Quando parla di Cagliari la massima importanza viene attribuita appunto ai Ficus magnolioides (o macrophilla, praticamente sinonimo) di piazza Matteotti oltre che a quelli della Darsena.


E allora, per entrare al meglio nell'argomento, ecco di che cosa parliamo: il più grande dei tre Ficus m. della piazza, con il suo straordinario tronco di più di 7 metri di circonferenza, volutamente affiancato al busto di un altro grande, Giuseppe Verdi.




Un tronco veramente spettacolare, con architettura irregolare tipica della specie, e le radici tabulari in bella evidenza, come si nota nella foto a destra.

Se pensiamo che questo albero risale più o meno al 1880, cioè ad anni in cui il grande compositore, a lui qui vicino in effigie, era ancora pienamente operativo con la creazione dei suoi eterni capolavori, non possiamo che inchinarci in segno di rispetto.

Ma il nostro comportamento,  davanti a questa grande opera della Natura, è di tutt'altro genere. Citando Fratus:  E' un capolavoro ignoto, la città pare ignorarlo, il traffico vortica indifferente al suo intorno e pochi sono gli sguardi diretti alle sue crescite ed alle sue radici estroflesse ......

Condivido in pieno questo giudizio, ma devo dire a parziale scusante della nostra distrazione che la piazza ci mette del suo: si trova in una posizione tale che viene utilizzata, come dicevo nei post del 2011, come corridoio di passaggio da pedoni che hanno fretta, esattamente il contrario di quello che servirebbe per apprezzare le meraviglie arboree che la abitano. Questo luogo dovrebbe essere destinato allo stare, non all'andare, che dovrebbe invece essere facilitato su altri percorsi (magari aerei, come ho ipotizzato in uno dei post citati!). Dovrebbe essere trasformata in giardino, come ho visto in diverse città europee, ed isolata al meglio dal traffico.

E poi, naturalmente, la piazza dovrebbe essere completamente ristrutturata, e liberata dalla condizione di trascuratezza che la opprime. Non mi dilungo su questi aspetti, che sono ben noti ai cagliaritani, né entro su questioni di proprietà o altre che hanno impedito finora di intervenire: dico solo che la vergogna di questo stato di cose è acuita dalla struggente bellezza delle piante che abitano questo spazio, che dovrebbero costituire un potente stimolo per cambiare, ed in fretta.


Mentre aspettiamo gli interventi, consoliamoci con quest'altro strepitoso tronco dell'esemplare di Ficus m. che guarda verso via Roma: da questo punto di vista il vero tronco è addirittura nascosto dalle tante radici aeree che sono scese a terra per fornire il loro supporto, statico ed alimentare, alla pianta.

Basta, vi ho annoiato abbastanza: ma non dimentichiamo, in occasione di una visita, che questa piazza non custodisce solo i 3 esemplari di Ficus m., ma anche un raro grande esemplare di Ficus bellengeri,  diversi Ficus retusa  e Palme.

venerdì 6 aprile 2018

I Ficus giganti invisibili

Sembra una contraddizione parlare di invisibilità per degli alberi, i Ficus magnolioides, che fanno del loro ingombro e impatto visivo una caratteristica peculiare della specie.

Infatti la invisibilità degli alberi di cui vi parlo oggi è dovuta non certo alle dimensioni, ma al fatto di vivere in una proprietà privata, aperta eccezionalmente quest'anno dal FAI: l'ex aeroporto militare di Elmas, gloriosa e grande struttura ai bordi dello stagno, adiacente alle piste dell'aeroporto civile.


In questi suggestivi spazi, inutilizzati ormai da vent'anni ed anche prima fortemente sottoutilizzati, si trovano palazzine, magazzini, hangar abbandonati, in condizioni di crescente degrado, in attesa che venga individuato un riutilizzo.

Chi non soffre assolutamente del degrado, ma anzi ne gode, sono due enormi Ficus, di cui un esemplare è rappresentato qui a lato.

Dotato di una grande cupola verde, densa e compatta, questo albero non sembra soffrire del silenzio e dell'assenza di umani, anzi forse lo vive come un privilegio, un ritorno alle origini di albero della foresta australiana, con il vantaggio aggiuntivo di non avere concorrenza.


Ed ecco il fratello, anch'esso enorme, dotato di radici aeree e di un tronco veramente possente; la fotografia non rende giustizia alle sue dimensioni, ma consente di lasciare in vista un simpatico residuo di quando questi spazi erano abitati, i distributori di carburante.

E, a proposito di quando questo era anche un villaggio pieno di vita, termino con una curiosità: sul cancello di uscita è appeso tuttora un cartello, un poco arrugginito ma visibile, che ricorda agli automobilisti che uscivano dalla proprietà privata di allacciare le cinture di sicurezza, rese obbligatorie in Italia nel 1988.


lunedì 2 aprile 2018

La Ginestra spinosa e la Pasquetta

E' un binomio abbastanza solido quello fra la Pasquetta, intesa come giornata di gita in campagna, e la nostra Ginestra spinosa, Calicotome spinosa  o  Spartium spinosum, o ancora  Cytisus spinosus.

E' un binomio che inciampa, come si vede, sui sinonimi, che creano un po' di confusione; la confusione si accresce se si esaminano le sottospecie zonali, cioè tipiche di determinate regioni della Sardegna. Insomma un puzzle, nel quale non sono in grado di addentrarmi, né mi sembra utile per l'obiettivo odierno, che è solo quello di augurare ai gitanti una bella giornata senza vento che consenta loro il giusto apprezzamento di questo bellissimo arbusto profumato. 


Ed ecco una Ginestra spinosa che occhieggia in questo scorcio di campagna che "si getta" sulla splendida spiaggia di Santa Margherita (più precisamente siamo un po' prima del Forte Village).

Mi pare che questa fotografia rappresenti bene anche il periodo, che esce dall'inverno,  durato quest'anno  proprio fino a ieri, ed entra nella nostra primavera, fortemente caratterizzata appunto dalla fioritura delle Ginestre (e degli Asfodeli, come si intravede nella foto).

E quindi, buona primavera a tutti, con la campagna che ha finalmente goduto di tanta acqua!

martedì 27 marzo 2018

Ma che invadenza quel Ficus!

Che i Ficus siano invadenti lo sappiamo; tutte le specie di questo genere di piante, quale più quale meno,  tendono ad occupare quanto più territorio possibile, anche a scapito delle altre piante, utilizzando i più svariati mezzi per raggiungere i loro obiettivi.

Molti di noi hanno sentito parlare dei Ficus strangolatori, nome molto evocativo che ci porta  a templi  cambogiani progressivamente inghiottiti dalle possenti radici aeree appunto di questi Ficus, parenti non lontani dei nostri Ficus magnolioides.

Ma anche i più comuni ed umili Ficus retusa , stranoti a noi tutti, si danno da fare, come quello che vi presento oggi, segnalatomi da Bruno, che ringrazio.

Siamo nel Largo Carlo Felice, vicino alla Banca d'Italia, e questo Ficus deve aver pensato: chi me lo fa fare partire da terra e faticarmi l'esistenza, quando posso cominciare a mettere radici su una Jacaranda, approfittando della comodità di una biforcazione?

E così, utilizzando probabilmente un uccello che ha trasportato il seme, l'intruso si è installato.




Eccolo, da un altro punto di vista. Ma, come farà a crescere, non essendo una pianta parassita?

No, non è parassita, ma sa essere all'occorrenza epifita, cioè sa sfruttare le altre piante per i suoi scopi, che siano per sostegno o di altro genere.

Non c'è problema dunque, se lo lasciamo fare e se ci sono le condizioni minime comincerà probabilmente a gettare radici aeree, che arrivate a terra attorcigliandosi all'albero ospite consentiranno al Ficus la progressiva vita autonoma, sempre comunque a scapito della Jacaranda, che finirà fagocitata.

Bisogna lasciarlo fare? Secondo me no, io gli impedirei di proseguire la sua azione, perché mi sembra giusto che il Largo Carlo Felice resti appannaggio delle Jacarande: vedremo.

giovedì 22 marzo 2018

Che chioma quel Ficus!

Questo post consegue logicamente al precedente, nel quale in maniera colorita (titolo: Capitozzatura, e diamoci un taglio!) stigmatizzavo l'eccesso di tagli  drastici nel verde sia pubblico che privato.

E la relazione logica è data dal fatto che oggi vi presento un albero pubblico che probabilmente non ha mai visto la motosega, ma forse giusto le forbici per spuntare qualche ramo troppo basso.

Guardate il nostro campione qui sotto

Si tratta di un Ficus retusa  che vive nei giardini di via Oslo a Genneruxi, e precisamente dove comincia il micro-boulevard dei Bagolari (post del 10/11/10  e del 3/9/15) che conduce a via Stoccolma.

Un albero notevole, con una chioma enorme, che insiste su più di 300 metri quadrati di superficie, che per la realtà cagliaritana è una dimensione veramente rara.
L'essere cresciuto in campo libero gli ha dato l'opportunità di espandersi a piacimento, anche se qualche ramo comincia a fare il solletico ad uno spazio condominiale.

Quindi un post volutamente provocatorio, che fa da contraltare a quelle povere branche nude del post precedente; in realtà, come spesso per le cose della vita, anche per gli interventi sugli alberi bisogna saper scegliere il giusto compromesso fra la furia distruttrice ed il mantenimento di situazioni insostenibili. Esemplificando, se il condominio di cui sopra dovesse chiedere l'eliminazione del "solletico", si faccia, ma senza ridurre ad un moncherino questo splendido esemplare!

giovedì 15 marzo 2018

Capitozzatura, e diamoci un taglio!

Mi scuserete per il gioco di parole del titolo, ma non se ne può proprio più di vedere alberi sfregiati, ridotti al tronco e ad un paio di biforcazioni, vittime di motoseghe senza scrupoli e criterio alcuno.

Tutti gli esperti sono concordi nel ritenere la pratica della capitozzatura una cattiva pratica, da usare solo in casi estremi; possibile che a nessuno venga in mente di utilizzare metodiche meno drastiche e rischiose per la sopravvivenza dei nostri amici verdi?

I gestori del verde pubblico si difendono opponendo da una parte motivazioni economiche, dall'altra motivazioni di robustezza di alcune specie, che non soffrirebbero questi trattamenti (come per es. i Ficus retusa e le Jacarande). Motivazioni che si possono accogliere in parte, ma che non autorizzano affatto azioni indiscriminate.

Ed i privati, il cui verde offerto al pubblico svolge un ruolo non indifferente nel migliorare il decoro urbano?  Su questo fronte la situazione è drammatica; il privato, vuoi per emulazione del pubblico, vuoi per menefreghismo, capitozza ed elimina piante con una facilità assolutamente non giustificabile.

Ho affrontato l'argomento tante volte (anche su sollecitazione di lettori come Nicola, che ringrazio), per esempio con la serie di post "Oggi ci siamo, domani chissà..." , e segnalando abbattimenti o trattamenti troppo drastici senza motivazioni apparenti.

Ecco un altro esempio, recentissimo: siamo in via San Benedetto angolo via Boito, e due splendide Melie, portatrici di grande chioma estiva e brillanti palline gialle invernali, sono state ridotte come si intravede nella foto.

Due alberi bellissimi, e godibili da tutti: possibile che nessuno scrupolo abbia colto chi ha deciso l'intervento?

E l'amministrazione pubblica ha qualche arma per limitare questi sfregi, o il pulpito dal quale opera contrasta con qualsiasi intervento moralizzatore?

Forse qualcosa si potrebbe fare facendo leva sui contributi oggi concedibili per interventi di manutenzione sui giardini privati, provando a porre qualche limite, ma forse è utopia. 

lunedì 12 marzo 2018

Un bel pezzo di parco, il Lions!

Parliamo del parco comunale CIPLA, quello situato fra via dei Donoratico e via Figari (post del 30/9/11). Un bel parco, con alberi grandi e frondosi e begli spazi verdi, ma con una vita travagliata, almeno dal punto di vista del nome e del riconoscimento da parte dei cittadini.

Il nome originario, brutto di per sé e derivante da una qualche vecchia struttura sanitaria della zona,  era ed è sconosciuto ai più; successivamente il parco ha preso il nome di Giovanni Paolo II, che credo non abbia avuto migliore fortuna come diffusione; infine, e siamo ad oggi, la parte del parco che si affaccia su via dei Donoratico è stata intestata all'associazione internazionale Lions, con apposito cartello che ne segnala il nome: Parco Lions.

Ecco uno scorcio del parco con la targa, e sullo sfondo due esemplari di Ficus retusa.

Questi alberi sono l'elemento dominante di questa parte del parco, belli, grandi e frondosi: il prato, lo spazio libero, un buon terreno profondo ed il lavoro dei giardinieri consentono loro di espandersi senza manifestare i fastidiosi effetti collaterali degli esemplari "stradali": radici affioranti ed i piccoli siconi che a migliaia si spiaccicano a terra.


Ricordo che molti di questi grandi Ficus provengono dall'espianto di via Amat, quando lì si realizzò il parcheggio interrato; l'espianto fu a lungo contestato, ma bisogna riconoscere che la continuità dell'esistenza di questi alberi è stata assicurata nel modo migliore.


Ecco a destra un altro scorcio di parco Lions, con Palme washingtonie e nane, ed in primo piano una delle aiuole di Gerbere che aggiungono una bella nota di colore ed allegria a questi spazi.

Se, come penso, gli abbellimenti e le condizioni migliorate di questa parte del parco derivano dall'apporto finanziario del nuovo "sponsor", sono da accettare di buon grado; si tratterà poi di vedere se il nuovo nome avrà migliore fortuna dei precedenti, chissà.


giovedì 8 marzo 2018

Che fascino il nudo della Chorisia!

Non c'è niente da fare, ogni tanto ci torno alla Chorisia insignis, albero simbolo e sfondo fisso  di questo blog. Non riesco a resistere, in particolare, sia allo scontato momento della fioritura, settembre ed ottobre, sia allo scheletro di fine inverno.


Ed eccomi allora ad ammirare di nuovo (post del 29/1/13)  il fascino dell'esemplare forse più fotogenico della città, quello di piazza Garau.

Qui a sinistra un dettaglio di alcune branche secondarie, rigorosamente cariche di aculei, con sullo sfondo gli Schinus molle di un condominio ai bordi della piazza.

Ricordo che le spine, che per noi sono solo un ulteriore elemento di fascino, hanno la funzione, nei paesi di origine dell'America del sud, di autoprotezione nei confronti dei mammiferi rampicanti.

Insomma, è sempre un piacere incontrare per strada, o andare a trovare, un Albero bottiglia, un Palo borracho, un Falso Kapok, per citare alcuni dei nomi comuni con cui è nota la Chorisia insignis.

In realtà anche il nome scientifico è cambiato, prima in Chorisia speciosa, poi nell'attuale Ceiba speciosa, ma io rimango affezionato al nome degli anni '80, utilizzato dal grande Vannelli, e che tuttora identifica questo albero in maniera inequivoca.





E quindi merita una fotografia tutta intera, la nostra Chorisia, inserita nella porzione di piazza Garau a lei dedicata; come si vede alla nostra manca il tipico rigonfiamento-riserva d'acqua
alla base del tronco, probabilmente non essendoci la necessità di questo ausilio studiato dalla Natura per la sopravvivenza di questa specie nei climi aridi sudamericani.

venerdì 2 marzo 2018

I Bagolari recintati

I giardini di via Oslo, a Genneruxi, sono in fase di ristrutturazione, ed i lavori sono quasi terminati.

Diversi gli interventi previsti, che sembrano abbastanza interessanti e razionali, con una eccezione importante, a mio giudizio: la destinazione ad "area cani",  con la correlata recinzione, della fascia superiore, che confina con i binari del metrotram.


Sì, perché quella fascia comprende un filare di bellissimi Bagolari, come si vede nella foto, che si accompagnano con Oleandri e, più all'interno, con Jacarande.

Era un luogo ideale per passeggiare, soprattutto d'estate, quando le grandi chiome, quasi riunite fra loro, creano una  piacevole fascia d'ombra che limita la calura, invitando alla meditazione e magari a qualche pisolino per i più anziani.

Ecco, avrei visto bene la sistemazione di alcune panchine sotto le fronde.


La decisione è stata diversa, e questo spazio è stato recintato, come si intravede nella foto a destra, per consentirne l'uso al quale è stato destinato.

Naturalmente non sarà precluso l'accesso ad alcuno, ma è ovvio che un'area cani è poco compatibile con umani che vogliano passeggiare senza cane.

Gli amici a quattro zampe mi perdoneranno, ma in questo caso parteggio per quelli a due zampe che non potranno di fatto più avvicinarsi agli amici silenziosi con una zampa sola, i Bagolari.