Oggi il cesto dei post propone...

Oggi il cesto dei post propone...

Albizzia julibrissin, via Machiavelli
Catalpa bignonioides in fiore
Fiorellini di Parkinsonia aculeata
Sophora japonica, via Cugia
Sterculia diversifolia

lunedì 22 ottobre 2018

Il Platano solitario

Rubo il titolo, almeno come assonanza, al passero leopardiano, per riproporvi un albero praticamente assente in città, e poco presente in generale nella nostra isola, se non come albero di filare stradale in alcuni paesi in quota: il Platano comune.

Come dichiara il suo nome, è un albero molto presente in diverse regioni italiane, soprattutto al nord, di grande bellezza e longevità, in grado di formare meravigliosi boulevard e di offrire in questo periodo grandi spettacoli di foliage.

Avevamo classificato il Platano comune per l'esemplare di piazza Islanda a Genneruxi, agli albori di vita del blog (post del 1/11/10), a cui erano seguite poche altre segnalazioni. Insomma il Platanus acerifolia , che è il suo nome scientifico, è proprio merce rara a Cagliari.


Ed è per questo che vi ripropongo l'esemplare di piazza Islanda: solitario appunto, un po' soffocato in mezzo ai "locali" Carrubi, non bellissimo, ma non più esile come lo avevo definito nel post citato.

Anzi, come si vede dalla foto, è stato capace, seguendo la sua indole, di crescere al di sopra di tutti gli altri alberi che lo circondano.

Insomma, possiamo considerarlo una sorta di mascotte, da tenere nella dovuta considerazione e rispetto data la rarità.

lunedì 15 ottobre 2018

Un altro Ficus, ancora!

Credo che con quello che vi presento oggi abbiamo superato la decina di specie diverse di Ficus trattati dal blog che vivono, e bene, a Cagliari. D'altra parte non c'è da meravigliarsi, se pensiamo che la grande famiglia delle Moracee,  alla quale appartengono i Ficus, comprende circa 1000 specie, diffuse nelle zone tropicali e subtropicali e, per estensione progressiva, nelle zone temperate (ex) come la nostra.

Parliamo di un Ficus a foglia lunga, abbastanza somigliante a quella dell'Oleandro.

Ecco un giovane esemplare che si trova in via Berna, nel giardino-sterrato di Genneruxi (post del 5/2/2013),  zona ricca di arbusti ed alberi notevoli ed in buone condizioni, ma mancante purtroppo dei requisiti minimi per essere chiamata giardino.

L'identificazione di questa specie risulta abbastanza problematica, dato che le vengono attribuiti almeno due nomi scientifici, Ficus binnendijkii o Ficus maclellandii, o ancora Ficus longifolia; credo che il secondo sia quello più corretto.
Purtroppo non sono riuscito a trovare un nome comune per questa bella pianta, che come il cugino Ficus benjamina vive bene all'interno dei nostri appartamenti, ma ancora meglio all'aperto; così come il benjamina si presenta in forma arbustiva, ma non disdegna all'occasione di diventare un vero e proprio albero.




Guardate per esempio l'esemplare a destra, ed il suo tronco; è un alberello, che vive in simbiosi con un grande Ficus benjamina nel cortile parcheggio della palestra Athlon, in via De Gioannis.

Qui, a prescindere dalla  frequentazione per svolgere attività atletiche, si può entrare ad ammirare il nostro Ficus maclellandii oltre, come dicevo, a due enormi esemplari, per la specie, di benjamina.






Tornando all'esemplare pubblico di via Berna, ecco a sinistra un particolare delle eleganti foglie e di una coppia di piccoli siconi, le infiorescenze tipiche di tutte le specie di Ficus.


lunedì 8 ottobre 2018

Il richiamo annuale per la Chorisia

No, non parliamo di un richiamo vaccinale, che è pure argomento ampiamente dibattuto, ma di una mia pulsione a ricordare, praticamente ogni anno, la fioritura delle Chorisie (anzi, siamo già in ritardo!), in particolare dei campioni fra via Sabotino e via Trincea dei razzi.






Eccone due, a fiori rosa ed a fiori bianchi, che si godono il sole di fine serata. Vale veramente la pena di andare ad ammirarle.




E queste sono le altre, ambedue a fiori rosa. Faccio notare che queste, ancorché si trovino a pochi metri dalle sorelle della precedente foto, hanno fogliame molto più rado, e sono tutte dedicate alla produzione dei fiori.

Vedrete comunque che più avanti, quando si sarà diradata la copertura floreale, riprenderà anche la produzione di foglie:  stranezze legate alla origine di questi alberi, ed agli effetti dei cambiamenti climatici.

mercoledì 3 ottobre 2018

La situazione al Cimitero di Bonaria

Ordine e disordine, rinascita e degrado, contrasti verdi, questi ed altri termini ho utilizzato negli anni per descrivere la situazione del Cimitero di Bonaria, un posto comunque da me molto amato per il grande fascino che emana (post del 2/5/125/11/1321/8/142/8/15 ed altri ancora).

E siamo ancora lì, nella mia vista odierna il termine che viene in mente è contrasto.



Nella parte pianeggiante, qui a sinistra l'ingresso verso l'Orto delle Palme, la situazione è ordinata, pulita, i lavori in corso sono ben circoscritti.

Queste Palme, molto belle, sono da datteri, Phoenix dactilifera, e sono sane e seguite dai tecnici comunali, per evitare che il malefico punteruolo rosso decida di attaccarle, dopo aver decimato le Palme delle Canarie. Sono in bella compagnia con altre specie di Palme e soprattutto con le Palme nane, in un gradevole miscuglio.

La situazione cambia completamente se si affrontano i terrazzamenti: portatori di grande bellezza per la struttura architettonica e per gli orizzonti panoramici che aprono via via dietro di sé, ma sempre più in preda al verde selvaggio, come si vede dalle foto.

C'è di tutto: Ailanti, Fichi, Capperi, ma anche Bignonie, Belle di notte, Robinie; un miscuglio incredibile, fra alberi ed arbusti, nati da semi volanti o piantati appositamente decenni fa.

Certo, i terrazzamenti risultano tuttora transennati, ma ospitano ancora molte tombe, e le persone, almeno le più aitanti, ancora cercano di andarci a loro rischio e pericolo; in certi casi però, come dalla prima foto sottostante, il percorso è proprio impedito da un muro di Robinie, assolutamente impenetrabile.

Insomma, come ho già detto, una situazione per certi versi interessante e ricca di fascino, ma che esclude definitivamente la visita ai defunti ancora presenti in loco ed assolutamente improponibile nel lungo periodo, senza almeno un progetto di intervento da esporre chiaramente ai cittadini.


domenica 30 settembre 2018

Fine estate delle rarità di Monte Urpinu

Questo post è una ideale prosecuzione di quello della primavera corsa (post del 23/4/18), e vuole dare conto della crescita e del buono stato di salute, in attesa che inizi lo spoglio invernale, dei nostri rari amici verdi di Monte Urpinu basso.




Ecco l'Acero saccarino, Acer saccharinum, ormai un albero, che espone orgoglioso le sue fronde e la grande foglia pentalobata.

Abbiamo seguito la sua crescita dal 2012 (27/9/12 e poi 25/9/15),  all'inizio un po' stentata ma che ora procede bene; l'aspettiamo in autunno avanzato, quando perderà le foglie trascolorate, con begli effetti di foliage.




Ed ecco l'altra rarità, della quale abbiamo seguito la crescita in parallelo con l'Acero: l'elegante Taxodium distichum, il Cipresso di palude che vive, come si confà alla sua natura, con le radici a bagno del ruscelletto  che convoglia l'acqua di scarico dei serbatoi in cima al colle.

Questo nipotino dello splendido esemplare dell'Orto Botanico, più volte presentato nel nostro blog, ha oramai anche lui un ruolo autonomo, e si fa strada fra gli alberi che lo circondano.


La sua giovane età è segnalata dal verde chiaro delle eleganti foglioline, appiattite e quasi aghiformi,  inserite ordinatamente su due file opposte (in modo distico, da cui il nome) nei rametti.

Come si vede anche ad occhio nudo, da parte di non esperti, queste due rarità di Monte Urpinu non hanno nessun grado di parentela fra loro; l'unica cosa che le accomuna, in questa loro posizione cagliaritana, oltre alla vicinanza è la rarità, per cui mi fa piacere continuare a proporle assieme e seguire il loro sviluppo nel nostro bel parco cittadino.

martedì 25 settembre 2018

La meraviglia del bosco primigenio di Montes

"La foresta di Montes ospita una lecceta d'alto fusto plurisecolare unica nel bacino del Mediterraneo per estensione, fisionomia, caratteristiche ecologiche e paesaggistiche."

Questo è il modo in cui il sito di Sardegna Foreste descrive i Lecci di Montes, sul Supramonte di Orgosolo, nella premessa della scheda dedicata alle bellezze di questa zona, che comprendono anche il monte Novo San Giovanni, Funtana Bona e tanto altro.

Noi ci limitiamo qui ai Lecci che, in quantità enorme, si offrono alla vista ed al contatto con il visitatore, nella loro bellezza antica.

Ecco una immagine bucolica, con i cavalli al pascolo brado ed alcuni Lecci di sfondo.

Avevamo già parlato di questi Lecci, in una sorta di reportage fotografico della zona pubblicato alcuni anni fa (post del 29/10/14), ma ritornarci è un piacere, per me e spero anche per voi.

Tornando all'immagine, ed a questi spazi condivisi fra alberi ed animali, è molto bello da vedersi, ma non possiamo nasconderci che il pascolo risulta alquanto invadente nei confronti delle piante, non tanto per il pareggiamento delle chiome in alto, quanto per la brucatura dei nuovi germogli, che ritardano il rinnovamento del bosco e della vegetazione circostante.

A prescindere dalla citata criticità, a cui si potrebbe far fronte con un regolazione del numero di capi al pascolo brado, torniamo alla bellezza ed alla maestosità di Lecci come quelli qui a destra, dove si nota nettamente il pareggiamento delle chiome.

La quantità di Lecci domina di gran lunga questi bellissimi spazi, anche se troviamo ogni tanto esemplari di Roverella (Leccio = Quercus ilex; Roverella = Quercus pubescens), che però qui sembrano riconoscere il dominio dei fratelli, e sono meno imponenti di come si presentano in altre zone.




Infine, quasi a smentire ciò che dicevo sul sottobosco brucato dal pascolo, ecco una famiglia di mazze di tamburo, Macrolepiota procera, non prelevata né da quadrupedi né da bipedi, chissà perché.
 

giovedì 20 settembre 2018

Eugenia, un nuovo gradevolissimo arbusto

Oggi vi presento un alberello di grande fascino, inspiegabilmente assente nel nostro verde urbano. Si tratta della Eugenia myrtifolia o paniculata, originaria dell'Australia e, come dice il nome, parente del nostro Mirto.

Eccola qua a sinistra, fotografata carica di  bacche nel giardino di una bella locanda di Oliena.

La elegante foglia coriacea verde scuro completa la bellezza delle bacche, che sono anche commestibili; in più, in primavera, la Eugenia produce dei fiorellini color panna, di buona valenza estetica e con gli stami a ciuffo, simili appunto a quelli del Mirto.


In quest'altra foto, che riprende una porzione più ampia della Eugenia, si nota la quantità di bacche, ed il bel colore rossastro delle giovani foglioline.

Insomma, proprio una bella scoperta, anche se il vero nome scientifico, Syzygium paniculatum, è difficile e non le rende merito, e lo cito solo per completezza.

Più interessante, come curiosità, è sapere che la nostra Eugenia è stretta parente della pianta che produce i comuni chiodi di garofano (Syzygium aromaticum).

Insomma, benvenuta fra noi Eugenia myrtifolia, e speriamo di conoscere presto tue sorelle cagliaritane!

venerdì 14 settembre 2018

Quattro Palme e due Leoni

Il titolo del post odierno nasce dalla inquadratura della fotografia sottostante, che ha al centro dell'immagine la porta cinquecentesca di accesso sud al Castello, cioè la porta dei due Leoni.


Eccola qua, e le teste dei leoni sono quelle sopra l'arco, che nella foto appaiono come bugnature.

Ma, naturalmente, il nostro interesse per la foto riguarda le piante,  e nella fattispecie il fatto peculiare che l'immagine racchiude 4 specie diverse di Palme.

Partendo dalla più vicina, troviamo una Cycas revoluta, l'elegante fossile vivente (post del 9/7/13 e diversi altri) che si trova bene in città e che infatti è oramai molto presente.

In realtà, è opportuna la precisazione, la Cycas non è una Palma, ma una antichissima Gymnosperma, parente casomai del Ginkgo e delle conifere piuttosto che delle Palme; ma, data la somiglianza con le Palme, mi scuserete se la associo qui al quartetto.


Segue poi una Washingtonia filifera, al centro della aiuola spartitraffico di via Mazzini (spartitraffico?  ma quale traffico? via Mazzini è chiusa alle auto ormai da molti, troppi mesi, e gli abitanti di Castello sono costretti a fastidiosi e lunghi giri); la Washingtonia, dicevamo, con appesa la vestaglietta di foglie morte che, tutto sommato, non la imbruttisce.

Più in fondo, proprio allo spigolo della porta, si intravede una Chamaerops humilis, la nostra Palma nana o di San Pietro.

Infine, ancora più in fondo ed in alto sulla passeggiata del Bastione, notiamo una Phoenix dactilifera,
una delle poche piante che residuano al Bastione, dopo la moria delle Palme delle Canarie causata dal punteruolo rosso. Approfitto per ribadire quanto già espresso (post del 9/12/17), e cioè che la terrazza del Bastione necessita assolutamente di altre piante e fioriture.

venerdì 7 settembre 2018

La Maclura pomifera fa il suo dovere annuale

La Maclura pomifera, o albero dal pomo rugoso, è stata una delle prime piante che ho presentato nel blog (post del 30/10/10), soprattutto per mettere in evidenza il buffo frutto (in realtà un sorosio,  tipo di infruttescenza); la ho presentata anche successivamente, ma sempre mettendo in evidenza il frutto, e non presentando mai una pianta nel suo insieme.

Oggi voglio recuperare questa mancanza, dato che mi sembra che questa pianta ormai rara in città lo meriti.

Eccolo qui a sinistra, uno degli esemplari sul bordo della passeggiata di Terrapieno. E' uno degli alberelli che residuano di una siepe continua che era stata impiantata molti decenni fa, probabilmente per provare il suo adattamento al nostro clima come sostituto del Gelso, per l'allevamento dei bachi da seta.

Infatti la Maclura è stretto parente del Gelso, appartenendo alla stessa famiglia delle Moracee ma, contrariamente a quest'ultimo, non subisce l'attacco della cocciniglia, che invece stava distruggendo i Gelsi locali.

Il tentativo di sostituzione, a quanto risulta, non riuscì, anche perché nel mentre venne a cadere del tutto l'allevamento dei bachi da seta; ecco perché restano solo pochi esemplari, oltre naturalmente ad alcuni grossi alberi che si possono vedere sul sentiero principale dell'Orto Botanico.


Mi risulta anche che esistano alcuni residui di siepi in campagna, utilizzate come limite di proprietà per sfruttare come barriera le grosse spine.
Una pianta decisamente poco appariscente, se non fosse che continua a farsi apprezzare per la particolarità dei frutti, anche se non commestibili.


Eccoli allora alcuni frutti che occhieggiano nella folta chioma dell'esemplare fotografato in viale Regina Elena; sono come si vede un po' nascosti, ma forse resisteranno appesi fino alla perdita delle foglie, ed allora saranno sicuramente visibili.

Insomma una pianta del passato, che però ci racconta un pezzo della affascinante storia dell'allevamento dei bachi da seta, che aveva interessato anche il nostro glorioso Istituto Agrario (post del 17/4/12); merita quindi di essere ricordata, al di là del buffo pomo rugoso, che pure costituisce tuttora il suo elemento di attrazione.

sabato 1 settembre 2018

La Annona, albero da frutto tropicale, a Cagliari

La Annona cherimola, nome italiano, pochissimo noto, Cirimoia, è un albero originario dell'America del sud, dove il suo frutto è conosciutissimo e consumato come una prelibatezza, con un gusto fra ananas e mango.

In Europa è coltivato solo nella Spagna del sud e, in Italia, in Sicilia. Ne avevamo parlato nel blog nel 2011 (post del 22/5/11), quasi casualmente e su richiesta, senza riportare alcuna fotografia dato che a me non risultava presente a Cagliari.

Oggi aggiorno con piacere la mia posizione, e vi presento un esemplare cittadino di questo gradevole albero, segnalatomi da Paolo, che ringrazio.

Si tratta di un esemplare facilmente individuabile, se si riconosce la fotografia a lato: siamo alla fermata "Largo Gennari" del metrotram, e l'albero è quello sulla destra che sporge sul marciapiede.

E' un albero piuttosto grande, sicuramente con qualche decennio di vita alle spalle, ed attualmente espone i particolari frutti quasi sferici,  che sono caratterizzati da un reticolato di segni in rilievo, come cicatrici, che formano delle figure geometriche.

Ecco una foto ravvicinata dell'albero in questione: il frutto non è qui particolarmente evidente, in compenso si notano le ampie foglie costolute.


Non  mi risulta che i frutti di questo albero in particolare arrivino a piena maturazione, anche se ormai il nostro clima lo consente, magari con qualche accortezza o in qualche zona con il microclima giusto; mi risulta infatti che esista un coltivatore, credo nelle campagne di Uta o Capoterra, che produce e commercia, fra vari frutti tropicali, anche quelli dell'Annona.

Inoltre, ho visto che Sgaravatti ha messo in vendita, anche se credo per un periodo limitato, diverse qualità di alberi da frutto tropicale, compreso l'oggetto del nostro interesse odierno ; segno che stanno nascendo nuove possibilità di coltivazione di frutta esotica, dai gusti nuovi e profumati.

Concludo con una valutazione personale, forse un po' sciovinista: ottimi i mango, gli avocado, la papaya, il litchi e, appunto, la Annona; ma le nostre pesche di pasta gialla, o le nostre albicocche ben coltivate, tanto per citare due frutti nostrani, non temono alcun confronto!

domenica 26 agosto 2018

L'albero della manna

Non è la manna della Bibbia quella di cui parliamo oggi, anche se c'è chi sostiene che anche quella fosse di origine vegetale, e precisamente provenisse da una Tamerice, anziché direttamente dal cielo; parliamo invece della manna secreta da un albero, l'Orniello.

L'Orniello, nome comune del Fraxinus ornus, è un albero presente in Sardegna, assieme al fratello della specie angustifolia, soprattutto nel centro nord; ne avevo parlato nel 2012 (post del 15/10/12) presentando alcuni begli esemplari della Foresta Burgos in fase di foliage. 

Questa essenza è invece molto rara a Cagliari, anche se recentemente ho scoperto un buon numero di esemplari nei giardini del Brotzu (post del  9/10/17), con le loro affascinanti samare alate.

Ma siccome oggi parliamo di manna, e della sua estrazione, vi porto in Sicilia, nelle Madonie, e precisamente nel paese di Castelbuono.

Ho scattato la foto a sinistra proprio a Castelbuono, questa primavera, e gli alberi di questo slargo sono proprio Ornielli.

Castelbuono è uno dei due paesi siciliani, assieme a Pollina, che praticano ancora, o meglio hanno ripreso a praticare, l'arte dell'estrazione della manna dall'Orniello. E sono non solo gli unici in Sicilia, ma anche in Italia e forse nel mondo a praticare quest'arte.

In estrema sintesi, l'operazione avviene così: proprio in questo periodo, mediante incisioni praticate con grande attenzione nel tronco con una roncola apposita, il "mannaruolu", si provoca la fuoriuscita della manna, liquido dolciastro che si solidifica in piccole stalattiti bianche, dette cannoli. Da questi si ottiene la manna di prima scelta, la più pregiata e costosa, a cui seguono quella a pezzi e quella raccolta da terra.

Un processo delicato quello dell'estrazione, che si tramanda da generazioni e che deve essere praticato con grande maestria, per evitare di danneggiare la pianta. Un processo ed una serie di abilità che ricordano quelle che noi conosciamo molto bene,  relativamente all'estrazione del sughero dalla Quercus suber. 

La manna viene usata come dolcificante per torte, biscotti, dessert ed anche panettoni, e per qualche ricetta salata.  Ha anche importanti usi da parte dell'industria farmaceutica e cosmetica, anche se credo che sempre più spesso in questo campo venga sostituita da altri prodotti più economici.


E torniamo per concludere ad un'altra immagine dell'albero che ci dona la manna, sempre fotografato a Castelbuono;vi faccio notare i semi alati dalla forma oblunga, ancora nella presentazione primaverile. Interessante il confronto con i semi fotografati ad ottobre nel post del Brotzu citato in precedenza.

Insomma un albero interessante il Frassino: di gradevole aspetto, sia in fase vegetativa che quando si spoglia, e possibile generatore di reddito; mi chiedo come mai da noi sia così poco diffuso.

martedì 21 agosto 2018

Il rosso e il nero

Sgombriamo subito il campo da equivoci: non intendo parlarvi del bel romanzo di Stendhal né, tanto meno, dei rossoneri del pallone; il titolo del post di oggi è solo la prima cosa che mi è venuta in mente guardando la foto sottostante, che ho scattato nelle campagne di Burcei.






Parliamo dunque di rovi, Rubus fruticosus, e delle loro meravigliose drupe composte, le more, già presentate in precedenti post (post del 7/8/115/9/13,  17/8/15). Nascono gialle, poi virano al rosso, come si vede dalla foto, ed infine assumono il meraviglioso colore nero lucido.





Un frutto di stagione, le more, con quest'anno una particolarità in più: il tempo piovoso che ci ha accompagnato dalla primavera avanzata fino ad oggi ha determinato un anticipo di maturazione, ed un contrasto più netto fra nero e rosso, come si vede anche dalla spalliera a destra.

Purtroppo anticipo di maturazione non significa maggiore bontà; i rovi sono abituati al nostro clima siccitoso, e quest'anno non hanno espresso, o espresso ancora, il meglio della dolcezza e del gusto delle more. Insomma, il sapore è un po' "annacquato".

Peraltro questo effetto lo abbiamo vissuto anche con la frutta coltivata, per esempio le Pesche, che ad inizio stagione erano insipide e facili alla marcescenza.

Insomma, non siamo mai contenti, ma io confido che all'inizio di settembre avremo le more gustose che il nostro clima "normale" ci sa fornire!

domenica 12 agosto 2018

Parco CIPLA, un altro segnale di ripresa

Siamo nel grande parco fra via dei Donoratico e via Figari, l'ex parco CIPLA, che oggi dovrebbe essere distinto in parco Lions e parco Giovanni Paolo II.

Ne abbiamo parlato nel lontano 2011 (post del 30/9/11) e, molto più recentemente (post del 12/3/18)  per segnalare la positiva risistemazione di una parte del parco, attribuita anche come nome ai Lions.

Oggi voglio segnalare un altro bel segnale di ripresa, che riguarda la rimessa in esercizio del locale ristorante-bar posto in cima della collinetta che divide i due lati del parco.

Ecco una foto al tramonto, che evidenzia la piacevole terrazza che affaccia sul laghetto.

Il laghetto è stato ripulito, e non ho visto animali acquatici che possano riprodurre lo sgradevole effetto Monte Urpinu, dovuto all'eccesso di queste presenze.

Resta il problema dell'utilizzo di questa grande piscina di acqua bassa; penso che sarebbe molto bello vedere bambini con canoe o piccoli pedalò, o barchette radiocomandate, chissà.

Intanto noi, come deformazione professionale, apprezziamo il verde del parco e, nella fattispecie, gli enormi cespugli di Oleandro fioriti che si intravedono sullo sfondo.

giovedì 9 agosto 2018

Un altro Fico ficchetto

Nel 2015, giocando un po' sulle parole ed in particolare sui termini dialettali, avevo attribuito l'epiteto di ficchetto a quegli esemplari di Fico selvatico che sono capaci di crescere nei posti più incredibili, quasi per dimostrare la loro bravura nel mettersi in mostra.

Avevo colto questi esemplari alla Cittadella dei Musei (post del 13/8/12), sul lungomare di Su Siccu (post del 10/5/15), perfino sulla Torre dell'Elefante (post del 8/4/15), ed oggi ve ne propongo un altro, fra i tanti che ci sono in giro per la città.

Eccolo qui, in via Agostino di Castelvì, traversa di via Dei Conversi; si trova, per ora, a fianco dell'edicola, ma se continua così fra poco si troverà "al posto" dell'edicola, dato il modo in cui sta crescendo.

Non so se l'edicolante sia più contento del fedele compagno verde o più infastidito dell'ospite invadente; sicuramente il titolo di ficchetto si attaglia perfettamente anche a questo esemplare.

Certamente si ripropone in questo caso, come già segnalato altre volte, il problema dell'eliminazione delle piante invadenti dal suolo pubblico, al di là della simpatia che possono trasmettere.

domenica 5 agosto 2018

La bellezza di una foglia

Il compito della foglia, lo ricordiamo più o meno dagli studi scolastici, è quello di svolgere il processo fotosintetico, in uno con i processi di respirazione e traspirazione, assicurando la sopravvivenza della pianta.

Già questo è un miracolo per noi non specialisti della materia, che ci limitiamo a prenderne atto ed apprezziamo soprattutto il valore estetico delle foglie, prese nel loro insieme. Ma le foglie meritano spesso di essere apprezzate anche singolarmente, come nel caso di quella che vi presento oggi.

 Si tratta della foglia di una pianta d'appartamento, della quale vi ho già parlato, pur nella mia ignoranza specifica della materia, l'anno scorso (post del 21/1/17), e cioè una Maranta leuconeura di varietà Erythroneura.

La bellezza di questa foglia non ha bisogno di grandi descrizioni: sfondo di un bel verde intenso, la nervatura centrale giallina ed irregolare con accenno di nervature laterali secondarie, mentre le nervature principali, alternate, si diramano arcuate verso il lembo della foglia evidenziate da un meraviglioso colore rosso.

La pagina inferiore della foglia è anch'essa affascinante, di colore ruggine, e riproduce in modo sfumato il disegno superiore.

In definitiva, l'attenzione alle foglie delle piante che ci circondano, dentro e fuori di casa, non è mai tempo sprecato.