Oggi il cesto dei post propone...

Oggi il cesto dei post propone... Alberi in fiore, seconda serie

post del 18 luglio 2011 - Acacia Horrida
post del 3 maggio 2011 - Bauhinia
post del 10 ottobre 2012 - Chorisia
post del 17 giugno 2011 - Erythrina
post del 8 aprile 2011, Ippocastano

martedì 20 ottobre 2020

Una bella intesa fra pubblico e privato, a favore del verde

Parliamo della sistemazione a verde, con annessi giochi per bambini, di una parte della piazza Pizzorno, quartiere di Monte Mixi, nel tratto di fronte al viale Diaz; e ne parliamo perché questa sistemazione rappresenta una bella intesa fra pubblico e privato, di quelle senza secondi fini.

Si tratta di un privato che ha investito dei soldi, accordandosi con l'assessorato comunale competente, per un intervento sul verde pubblico, migliorando e completando questo giardinetto.


Un abbellimento offerto alla città, in cambio di un cartello di dedica che vediamo nella foto, di fianco al cancelletto di ingresso che si apre su via Monte Mixi.

A prescindere da questo la piazza Pizzorno, nella quale il giardinetto è inserito, costituisce una bella zona a verde della città, poco conosciuta dai non residenti in zona, ma meritevole di una visita.

Tutta la piazza è impostata attorno al bunker della seconda guerra mondiale, e si sviluppa anche sul tetto del bunker medesimo con un altro giardinetto molto piacevole, del quale vi ho parlato per segnalare la presenza di un interessante arbusto di origine africana, l'Eriocefalo (post del 4/1/18).



Tornando al giardinetto inferiore, ecco un'altra immagine che ci mostra, oltre ai giochi per bambini, alcuni begli esemplari di Palma nana, la nostra Chamaerops humilis, ed altre piante.

Salendo lungo il sentierino che corre parallelo alla via Monte Mixi, e che collega la parte bassa con quella alta, siamo ancora accompagnati dal verde, in una passeggiata che si conferma meritevole di essere conosciuta.



  

giovedì 15 ottobre 2020

Le Galle della Quercia inglese

 Le galle sono piccole costruzioni che le Querce realizzano fra i rami per ospitare le larve di una famiglia di insetti, i cinipidi; queste casette consentono agli insetti di compiere il loro ciclo vitale, ed alla Quercia di non essere danneggiata nel suo apparato fogliare. 

Abbiamo parlato di questa realizzazione della Natura in un post nel quale potete trovare qualche informazione  in più (post del 13/2/12); una storia affascinante, anche perché le galle hanno conformazioni  e colori diversi, a seconda della specie di Quercia e di insetti che devono utilizzare queste casette.

Guardate quanto è piacevole questa immagine, che riprende un terzetto di galle sferiche, di un bel colore rosso granato, sviluppate da una Quercia inglese, Quercus robur, nome comune Farnia.

Sappiamo che la Farnia è rarissima a Cagliari, e per fortuna abbiamo un bellissimo esemplare all'EXMA , del quale abbiamo parlato più volte.

Tornando al terzetto odierno, esso appartiene all'esemplare di Quercia inglese che vi ho già presentato, con le sue ghiande, l'anno scorso (post del 9/10/19). 

Ma naturalmente anche le altre Querce, e segnatamente le nostre Roverelle, Quercus pubescens, producono galle, e ne abbiamo presentato alcune sia nel post del 2012 citato che in un altro dell'anno successivo (post del 5/9/13 ), dove assumono forme diverse e sono dotate di piccole protuberanze morbide. 

Insomma, un aspetto della vita degli alberi sicuramente minuto, ma di grande interesse a volerlo osservare e conoscere.   

   

 
    

venerdì 9 ottobre 2020

L'autunno della Gleditsia

 L'autunno avanza, ed entriamo nel periodo del foliage, il trascolorare delle foglie, che passano dal verde a svariati colori e sfumature, dal rosso all'ocra ed al giallo, creando spettacoli meravigliosi.

Ne abbiamo parlato spesso, dal 2011 (post del 31/10/11) e nel corso degli anni successivi, fino alla presentazione dello scorso anno del foliage  nel nord dell'Inghilterra (post del 8/11/19   e del 20/11/19).

Abbiamo anche detto che a Cagliari non possiamo godere di questo spettacolo, per questioni di clima e di specie arboree, o che per lo meno non si manifesta in maniera diffusa; ma, sapendo guardare ed avendo la pazienza di aspettare i diversi momenti dello spettacolo, qualche soddisfazione ce la possiamo togliere anche qui (post del 6/11/12  e del 2/12/17,  per esempio).

Ed è seguendo questa logica (occhio vigile e momenti di osservazione differenziati fra ottobre e dicembre) che oggi vi presento un foliage che non è un foliage, dato che parliamo di frutti, ma che segue lo stesso criterio ed è di grande fascino: il lento trascolorare dei legumi della Gleditsia triacanthos, nome comune Spinacristi, nome inglese Honey locust.



Eccoli qua i legumi della nostra amica Gleditsia di piazza delle Muse (post del 6/7/20  e relativi rimandi ai post precedenti) mentre stanno cambiando il colore della livrea, da quello estivo ambrato al marrone scuro invernale.



E cosa ne dite di questa splendida e lunga falce? Guardate quanti semi contiene, che ne rigonfiano leggermente il baccello. I coloni americani utilizzavano i semi tostati, nei periodi di povertà, per ottenere un succedaneo del caffè; d'altronde, da noi non si tostavano forse le ghiande anche per ottenerne bevande?  




E completiamo questa piccola carrellata con una natura morta, un baccello bicolore che, lasciato ad essiccare in un contenitore casalingo, si offrirà al nostro sguardo, giorno dopo giorno, con il progressivo passaggio dal biondo al bruno.



domenica 4 ottobre 2020

Lo Stramonio in città?

 Erba del diavolo, Erba delle streghe, Ischida babau in sardo, sono solo alcuni dei nomi comuni con i quali è nota la Datura stramonium, più semplicemente lo Stramonio.

Questi nomi dicono tutto della pianta di cui parliamo, conosciuta come una delle potenzialmente più velenose del mondo vegetale. Dico "potenzialmente" perché i componenti di quest'erba, foglie e semi, hanno avuto nel passato un utilizzo terapeutico, nelle giuste dosi: peccato che le giuste dosi siano molto difficili da ottenere, e varino da una pianta all'altra.

L'utilizzo terapeutico è stato pertanto abbandonato, almeno a livello ufficiale; pare infatti che a livello di medicina empirica, e soprattutto in America centrale, l'utilizzo dello Stramonio permanga, per sfruttare le sue proprietà narcotiche ed anestetiche.

Poi c'è l'utilizzo volontario, come allucinogeno, in rituali magico-spirituali, e addirittura per provocarsi la morte.

Abbiamo già parlato ripetutamente dello Stramonio nel blog, data la sua somiglianza estrema con la cugina Datura arborea, oggi rinominata Brugmansia arborea, pianta ornamentale da giardino e terrazzo molto apprezzata per i grandi fiori a trombetta (trombette da me definite vergognose perché rivolte verso il basso). 

Queste due specie hanno effettivamente grandissima somiglianza, ed infatti le ho trattate quasi sempre assieme (post del 22/11/1121/10/1717/11/168/10/15), anche se alcune differenze significative ci sono: lo Stramonio è pianta erbacea, bassa, mentre la Datura-Brugmansia arborea  assume portamento da alberello; inoltre i fiori dello Stramonio sono più piccoli, e normalmente rivolti verso l'alto.

Ed ecco la pianta di oggi, che giustifica il titolo: alla fine di via dei Conversi e quasi dirimpetto rispetto allo svincolo per l'asse mediano, vivono alcuni cespugli di Stramonio, che si affacciano sul marciapiede.

Il punto interrogativo del titolo deriva dal fatto che sono  ragionevolmente, ma non del tutto, certo che si tratti di questa specie, data appunto la citata somiglianza con la specie "buona".


Ecco a destra un piccolo frutto a riccio spinoso (e per fortuna!), che contiene i famigerati semi con i loro veleni (alcaloidi come atropina, scopolamina...) e, sotto, un'altra immagine della fioritura in corso.






Infine, perché si possa apprezzare la differenza, ecco la foto di un fiore pendente di una Datura- Brugmansia  arborea che vive in un giardino di via Leoncavallo,  foto che si aggiunge a tutte quelle che ho presentato nei post citati in precedenza.



In definitiva, sarebbe opportuno che i giardinieri comunali facessero una verifica, e valutassero se sia il caso di eliminare questi arbusti di via dei Conversi, almeno quelli aggettanti sul marciapiede che è piuttosto frequentato dai runner,  anche bambini. 



    

sabato 26 settembre 2020

Scilla, messaggera dell'autunno

Come l'allodola, per il più grande poeta inglese, è la messaggera del mattino, così possiamo considerare (si parva licet ... ) la Scilla come messaggera dell'autunno, almeno dalle nostre parti.

In effetti la Scilla marittima, nome scientifico Charybdis maritima, era considerata dai nostri antenati, che conoscevano e rispettavano i ritmi della Natura, un indicatore preciso della fine dell'estate e dell'inizio dell'autunno, con la sua bellissima fioritura.


E la fioritura di questa piantina è di grande evidenza, non fosse per altro che perché è l'unica cosa appariscente, come possiamo notare dalla fotografia, ripresa nelle campagne di Santa Margherita di Pula. Quello che si vede è un sottile fusto, lo scapo, che si erge liscio da terra per molte decine di centimetri, fino a molto oltre un metro, e poi esplode in una bellissima infiorescenza bianca.

Avevamo già parlato di questa strana pianta erbacea (post del 5/9/16) per un esemplare casalingo ottenuto  da bulbo, dato che la Scilla è una bulbosa, appartenente alla sterminata famiglia delle Liliacee. 

Alle Liliacee appartengono specie che, contrariamente alla nostra Scilla, sono conosciutissime, basti citare l'aglio e la cipolla, l'asparago o l'asfodelo; comunque una famiglia dalla vita molto complicata, alla quale i botanici dedicano approfondite ricerche, e che vede molte specie talvolta cambiare allocazione.

Ma torniamo alla nostra strana piantina, la Scilla, attualmente in piena fioritura; ecco un dettaglio dell'infiorescenza, con i bei fiorellini già in parte esplosi.

La stranezza di questa fioritura è che noi vediamo solo il fiore: non esistono foglie, che nasceranno molto più avanti, e non si vede il bulbo, anche se molto grosso, perché quasi completamente sottoterra.

La Scilla marittima è comune nella nostra isola, soprattutto lungo i litorali; vicino a Cagliari, basta andare lungo la S.S. 195 in questo periodo per notare i lunghi scapi fioriti, quasi al bordo della strada.

Un'ultima notazione: il bulbo, detto anche cipollone marino, è urticante, quindi attenzione nel maneggiarlo.

domenica 20 settembre 2020

Che bella chioma!

 Eh no, purtroppo non ci riferiamo ai lunghi e setosi capelli di una ragazza, nemmeno a quelli della regina Berenice, divenuti poi una costellazione secondo la mitologia greca; molto più modestamente ci riferiamo alla chioma di un albero, e precisamente ad uno dei due Ficus rubiginosa  che fanno da sentinella allo stabilimento balneare del Lido, albero già oggetto della nostra attenzione ai primordi del blog (post del 3/11/10). 




Ecco una immagine del 2010, che si affianca a quella pubblicata nel post citato, e che già mette in evidenza la bellezza della chioma.



Ed ecco una immagine odierna: il diametro della chioma è aumentato ed anche la sua compattezza, soprattutto se la si osserva non dal basso ma da pari a pari, salendo al primo piano dello stabilimento.


Questo dettaglio a sinistra mette in evidenza la densità dell'apparato fogliare, veramente impenetrabile; non so se nemmeno gli storni riescano a fare il loro nido in questa compattezza, o preferiscano i più comodi Ficus retusa.



Infine, una foto dal dettaglio ancora più spinto evidenzia la produzione in corso dei piccoli siconi, come si chiamano tecnicamente i frutti di tutta la famiglia dei Ficus. Una ulteriore dimostrazione dello stato di salute di quest'albero, nonostante la qualità del terreno sottostante non sia certamente ottimale.

Insomma, abbiamo celebrato i dieci anni da quando vi ho presentato questo particolare albero, e più in generale la sua specie che, ricordo, è molto ben rappresentata al parco di Terramaini (post del 13/2/14 e del   11/3/19, fra gli altri)



     

martedì 15 settembre 2020

Le ragioni del sì e del no (...all'abbattimento dei Pini)

 Ho creduto di dover precisare, con l'inserimento fra parentesi nel titolo, che qui non parliamo del referendum di domenica prossima, argomento gettonatissimo in questi giorni sui giornali e sui social media.

Parliamo invece dell'abbattimento o meno dei Pini d'Aleppo di viale Buoncammino e delle strade limitrofe, in particolare del sottostante e parallelo viale Giussani.

Però, a pensarci, i due argomenti hanno un importante punto in comune: in ambedue i casi, se mettiamo da parte i pregiudizi e l'appartenenza ad una fazione politica, ci sono ragioni del sì e del no altrettanto valide.

E allora? Io vedo solo due strade: o si prende posizione appoggiandosi alla fazione di appartenenza, o, con maggiore fatica e spirito di autonomia, si esaminano le ragioni e si decide.

Usciamo allora dal parallelo politico, che potrebbe condurci chissà dove, e parliamo dei Pini d'Aleppo.

Un Pino così, per esempio, non ha senso salvarlo, ammesso che sia tecnicamente possibile.

Ha sicuramente perso molte radici, ha sollevato l'asfalto ed il terreno sottostante, è opportuno eliminarlo. Qui siamo nella terrazza finale del viale Buoncammino verso piazza D'Armi, che oggi si chiama piazza Marongiu Pernis.


Qui siamo invece in viale Giussani, dove è stato effettuato il grosso dell'intervento di eliminazione dei vecchi Pini; attualmente il lavoro è fermo per l'intervento della Sovrintendenza.

Anche questo intervento ha valide ragioni per il sì all'abbattimento, dati gli spazi praticamente inesistenti nei quali erano confinati gli alberi, per non dire degli spazi  pedonali, oltre alla vecchiaia ed alle probabili malattie.


Tutt'altro discorso occorre fare per il viale Buoncammino, forse la passeggiata più bella e cara ai cagliaritani da varie generazioni: qui le ragioni del no, a cominciare dall'attaccamento dei cagliaritani, devono assolutamente avere il loro peso, a costo di esaminare puntigliosamente, albero per albero, che cosa si può fare per salvarlo.

Forse bisognerà allargare le singole aiuole, sollevare la sede stradale, sostenere i tronchi piegati, insomma mettere in atto tutte le azioni opportune per salvare la maggiore quantità possibile di questi Pini. 

Sarà un percorso lungo ed anche costoso, ma questo è uno dei casi nei quali la politica deve assumersi la responsabilità di certe scelte, senza basarsi esclusivamente sul parere dei tecnici, ed astenendosi dall'usarlo come paravento o motivo di urgenza che non ammette il confronto fra le ragioni del sì e del no. 

Avevo già accennato a questo problema nei  precedenti post dedicati ai lavori del viale Buoncammino  (post del 16/2/15  e del 19/10/15), dove paventavo la perdita di diversi esemplari: ebbene, temo che ci sarà, ma in questa passeggiata dovrà essere ragionata pianta per pianta.

Infine, anche per stemperare la tensione di queste scelte, concludo con una proposta provocatoria.
 
Vi ricordate il "Pino coricato" (post del 19/10/15), di cui vedete una immagine a destra?  Invece che destinarlo a sicura ed immediata eliminazione, come viene immediato pensare, perché non lo si lascia vivere trasformandolo in un gioco per i bambini, magari nell'ambito di un più vasto percorso ludico formativo, potendo questo Pino offrire anche una bella chioma, viva, a portata di occhi, mani e fantasia di bambino?

Si potrebbe fare con poca spesa ed un poco di immaginazione, e consentirebbe anche di superare l'attuale utilizzo dell'albero come deposito di panni stesi e di rifiuti vari da parte delle persone attualmente accampate in questi spazi ed in quelli degli adiacenti attrezzi ginnici.
Certo, è una provocazione, però, a volte .....


 

domenica 13 settembre 2020

Altri due begli esemplari di Thevetia peruviana

Ne abbiamo parlato di recente, della Thevetia peruviana e del raro esemplare pubblico di Genneruxi (post del 19/8/20). Ma ne parliamo ancora, e volentieri, perché vi voglio presentare due nuovi begli alberelli di questa specie, che vivono in spazi privati ma sono perfettamente visibili dalla strada.

E ringrazio Alberto per avermi segnalato queste Thevetiae, che ci consentono di costituire un piccolo drappello con la nostra amica di Genneruxi.

Ecco il nuovo esemplare che si trova in via Bolzano, di fronte all'ingresso della Fiera in viale Diaz; abbastanza alto, come si nota dal confronto con la recinzione del condominio nel quale vive.

E' fiorita ed ho notato anche qualche frutto, peculiare nella sua conformazione (post del 14/10/14).






E questo a destra è l'altro esemplare, in una delle foto inviatemi da Alberto; si trova in via Pasteur, di fronte al market, ed attualmente, rispetto alla fotografia, risulta un poco soffocato dalle piante adiacenti.



Meno visibile del primo, quindi, ma con una peculiarità in più: è una varietà con i fiori di uno splendido color pesca, come si vede dalla foto a sinistra.

Comunque sia, diamo il benvenuto nel blog a questi due gradevoli alberelli.


 


  

martedì 8 settembre 2020

S.Gregorio ed i Glicini, un connubio perfetto

 Abbiamo già parlato di S.Gregorio, il piccolo borgo collinare immerso nel verde sulla vecchia S.S. 125, creato ed abitato dai nostri bisnonni per la villeggiatura estiva (post del 19/9/14).  

Oggi il borgo è molto poco abitato ed un poco decadente, ma mantiene inalterato il fascino del silenzio fra le vecchie proprietà, il  fascino di scorci molto piacevoli, e soprattutto quello del verde in tutti i periodi dell'anno.

Fra le tante piante che vivono nel borgo, e partecipano in maniera essenziale a definirne la bellezza, un ruolo primario è ricoperto dal Glicine, la Wisteria sinensis. La presenza di questi rampicanti è veramente notevole, in termini di quantità ed impatto estetico; quasi non c'è stradello, parete o cancello che non sia nobilitato dal Glicine, che qui sembra trovarsi veramente bene.

Ecco a sinistra un esempio fra i tanti: in piena vegetazione estiva, con addirittura un gruppetto di fiori, ed una cascata di legumi che produrranno i semi piatti, neri e lucidi.

Ho avuto modo di vivere e di raccontare qui una storia di riproduzione di questo rampicante (post del 18/7/16   e del 13/8/16), sempre con inizio a S.Gregorio, a conferma del connubio fra rampicante e luogo.

Naturalmente il momento più bello del Glicine è quello della fioritura, ma io ritengo che questo non sia da meno; ci si aspetterebbe, passeggiando per le viuzze, di trovare all'improvviso pittori intenti ad eternare, con cavalletto e tavolozza, i tanti scorci che stimolano la fantasia ed il senso estetico. 

Sì, quando il caldo feroce comincia a cedere, una passeggiata fra i Glicini di S.Gregorio è decisamente rilassante ed appagante.   

giovedì 3 settembre 2020

Alla farfalla piacciono le more

 Le more di rovo, Rubus fruticosus (post del 7/8/11), sono uno squisito frutto che la natura ci propone in questo periodo, fra la fine di agosto e l'inizio di settembre. I frutti grandi e maturi prediligono le zone collinari e montuose, per cui nel cagliaritano non sono facili da trovare, ed inoltre, pur essendo questi arbusti molto rustici, risentono anche loro della siccità.

In definitiva, senza farla lunga, anche quest'anno sarà una annata grama, almeno nelle nostre zone. Ma non per tutti: c'è un animaletto che si gode la produzione, per quanto modesta, ed è una farfalla, la Ninfa del Corbezzolo.

Ecco un esemplare, che sta finendo di succhiare il nettare di una drupa matura.

Questa farfalla dai bellissimi colori, soprattutto nella parte ventrale, ha il nome scientifico di Charaxes jasius  e la ho già presentata fotografandola sempre nella stessa zona di quella odierna, cioè nelle campagne di Burcei (post del 17/8/15).

E' fondamentale la presenza delle piante di Corbezzolo, Arbutus unedo, dato che questo lepidottero utilizza le foglie del Corbezzolo per deporre le uova e per la crescita del bruco, che le foglie se le mangia con avidità. 

E intanto, mentre mettono in funzione il loro complesso e meraviglioso ciclo riproduttivo,  le farfalle adulte si godono il nettare zuccherino delle more e, immagino, di qualsiasi frutto maturo si trovi nei dintorni.

Al riguardo è corretto dire, come ho già osservato nel post citato, che questo insetto non è certo amico delle piante che frequenta, e soprattutto del Corbezzolo, ed immagino che sia considerato molto nocivo dai coltivatori di alberi da frutto; cionondimeno, come si fa a non ammirarlo?  



sabato 29 agosto 2020

La pacchia delle Jacarande

In uno dei tanti post che ho dedicato alla Jacaranda mimosaefolia, onnipresente e bella compagna di strada cagliaritana, avevo rovesciato un comune modo di dire pessimista, invitando tutti a prepararsi al meglio, e cioè ad ammirare la fioritura autunnale di questo albero (post del 11/9/14).  

 Ed oggi, seguendo lo stesso principio, tolgo la locuzione "è finita", che normalmente accompagna la pacchia, da quella che stanno vivendo le Jacarande, verdissime e cariche di foglie, incuranti del feroce caldo estivo che intristisce tanti altri alberi (pensiamo ai Lecci, agli Olmi, agli Ippocastani, ai Tigli, alle Catalpe....).


Ecco un esempio che rappresenta bene la pacchia estiva di questi alberi: un esemplare veramente grande per la specie, che vegeta in via Firenze, una delle tante strade cagliaritane dedicate alla Jacaranda. 

Un grumo di verde compatto, di forma sferica, che si gode il sole della calda  mattina di fine agosto.

E non è solo via Firenze, naturalmente: via Milano, via Dante, largo Carlo Felice ed altre decine di strade cagliaritane godono di questa situazione, è raro vedere una Jacaranda deperita in questa stagione. Addirittura molti esemplari fioriscono anche adesso, senza aspettare ottobre!



 Uno dei motivi per cui queste piante reggono tanto bene il caldo può essere la forma della foglia, composta e bipennata, con tantissime piccole foglioline. Una suddivisione così spinta della foglia probabilmente facilita il trasporto della linfa rispetto alle foglie a lamina singola, come quelle degli alberi citati in precedenza per la loro sofferenza estiva.

Sia come sia, e certamente anche per la sua origine tropicale, la Jacaranda è in agosto un piacere per la vista; da non dimenticare poi il suo contributo alla limitazione del calore assorbito da asfalto e pareti dei palazzi, e l'assorbimento di CO2 che questi alberi assicurano. 

sabato 22 agosto 2020

Piccoli animali all'Orto Botanico

 L'Orto Botanico ha riaperto, evviva! Dopo mesi e mesi di chiusura per il lockdown, ed i successivi necessari adeguamenti  legati alle norme di sicurezza anti-Covid, ha riaperto questa settimana. 

Forse si poteva riuscire a riaprirlo un po' prima, ma va bene così, in tempo per soddisfare i turisti che hanno ripreso ad arrivare, e che lo apprezzano tantissimo, ed i cagliaritani, che lo apprezzano meno di quanto meriterebbe.

Naturalmente ci sono andato, e ho trovato il nostro Orto in ottime condizioni, sia per quanto riguarda la struttura che gli alberi. Il fascino immutato, anzi forse accresciuto. Un luogo magico, che non disvela immediatamente tutte le sue bellezze, ma chiede al visitatore impegno ed attenzione per scoprirle. Insomma ci vuole un po'  di spirito pionieristico, che sarà ripagato abbondantemente, lasciando la sensazione che noi, proprio noi, siamo quelli che per primi percorriamo determinati spazi o scopriamo certi scorci o certe piante. 

I protagonisti sono naturalmente gli alberi, ma non di alberi vi voglio parlare oggi: ne abbiamo parlato tante volte, ed una semplice ricerca nel blog vi consentirà di riconoscere i Fior di Loto, le Ninfee, le Sterculie, i Ficus, le Monstere, le Araucarie, i Papiri, i Tassi, i Cipressi calvi, e via così. Inoltre durante le visite sarete aiutati dalle etichette (non tutte facilmente riferibili alla pianta corretta, purtroppo, dato il sovrapporsi di più piante) che potrete anche fotografare per successivi approfondimenti nel blog o nei vari siti Internet.

Invece oggi vi presento un paio di animali, che ho fotografato durante la visita: sì perché una delle caratteristiche positive del nostro Orto è che la Natura è per quanto possibile lasciata libera di esprimersi in tutte le sue forme, non troppo intralciata o forzata per adeguarsi ai nostri desideri. Le fotografie che vi offro confermano l'assunto.



Ecco una ranocchia che riposa serenamente su un ramo di una Torreya californica, albero che ha una spiccata somiglianza con il nostro Tasso, Taxus baccata; infatti appartengono alla stessa famiglia, quella delle Taxacee   





  

E a destra una lucertola prende il sole del mattino, sopra quella che sembra una roccia ma che in realtà è il vecchio tronco di una pianta succulenta, e precisamente un Cereus hidmannianus.


Se volete completare il bestiario potete ripassare un post di qualche anno fa (post del 14/8/15) , nel quale fra fiori e frutti avevo inserito la fotografia di un uccellino, poco spaventato dalla mia presenza.

Insomma, una visita periodica all'Orto Botanico è un bel modo per estraniarsi dalla città, pur rimanendo in città.

mercoledì 19 agosto 2020

La nostra amica Thevetia di Genneruxi

 E' una nostra amica, la Thevetia peruviana di via Cettigne, a Genneruxi, perché l'abbiamo adottata come esemplare pubblico di riferimento cagliaritano; di fatto è uno dei rari esemplari pubblici, è molto ben visibile, ha una bella forma a palla, quindi merita di esserci amica.

L'ho presentata al blog nel 2014 (post del 14/7/14    e del 14/10/14) , mettendo in evidenza rispettivamente la bellezza dei fiori e dei frutti, e ne ho ancora parlato relativamente al mio esemplare in vaso, nato proprio da un seme recuperato in via Cettigne.



Ed eccola qua fotografata oggi, in piena forma dopo essere stata brutalmente capitozzata alcuni anni fa; la fioritura non è molto abbondante, ma comunque la Thevetia fa la sua figura con le lunghe e affusolate foglie lucide e l'assetto sferico.

Ricordo che questo arbusto è noto anche con il nome comune di Oleandro giallo, del quale è parente ed altrettanto velenoso, ma molto, molto meno comune nel verde pubblico. 

Ed è parente anche del Frangipani, del quale, guarda caso, abbiamo parlato nel post precedente.


Ecco un'altra immagine, ripresa dall'interno del porticato, che ci da conto della dimensione e facilita la comprensione del posizionamento nella strada.

Tornando alla velenosità come possibile causa del mancato uso nel verde pubblico della Thevetia, così come del Frangipani, non si capisce allora l'abbondanza dell'Oleandro. Rinnovo dunque ai gestori del verde pubblico l'invito a diversificare gli arbusti che vengono via via piantati negli appositi spazi.



venerdì 14 agosto 2020

Il fiore estivo della Plumeria

 La Plumeria rubra, Frangipani, è un arbusto/alberello molto gradevole alla vista, e soprattutto portatore estivo di splendidi fiori dotati di un dolce profumo.

Poco presente a Cagliari, soprattutto nel settore pubblico, ma credo piuttosto noto ed amorevolmente coltivato in giardini privati. E in un giardino condominiale avevo fotografato l'unico esemplare cagliaritano che vi ho presentato (post 8/9/16), mentre un altro l'avevo fotografato a Pula (post del 30/5/18). Poi più niente, data la dichiarata ed inspiegabile rarità.


E per questo che non mi sono fatto scappare un nuovo arbusto di Plumeria, che ho incontrato casualmente l'altro giorno.


Siamo in via Mascagni, piccola e gradevole via nel quartiere dei compositori dietro via Palestrina; l'arbusto in questione è in una proprietà privata, ma perfettamente godibile dalla strada. I bei fiori rosa con il cuore giallo sono in alto, non raggiungibili per godere del profumo; però si può approfittare di quelli caduti, che mantengono a lungo sia l'aspetto di porcellana che il profumo, dolce ed inebriante.

La Plumeria è a foglia caduca, e tarda a mettere le nuove foglie, fino a giugno; però poi esplode in gran fretta, prima con la foliazione poi con la fioritura, che è anche piuttosto durevole.

Nel post citato vi raccontavo una possibile origine del curioso nome comune Frangipani, nobile famiglia di profumieri del XII secolo; ho trovato anche un'altra possibile origine, quella che fa riferimento alla densità e colore della linfa bianca che la Plumeria produce; questa linfa richiama l'aspetto di un budino detto appunto, per motivi comprensibili, frangipane. 

L'area geografica di origine di questo alberello è l'America centrale con il suo clima tropicale, e sembra trovarsi abbastanza bene da noi; non si capisce pertanto la presenza così modesta, date le sue doti.

      

lunedì 10 agosto 2020

Povero Libano, patria storica dei Cedri!

E' proprio un paese martoriato il Libano, colpito dalla recente mostruosa esplosione e sempre in mezzo alla - o a rischio di - guerra civile. Un paese piccolo, molto più piccolo di quanto spesso si immagini (meno della metà della superficie della Sardegna!), ma colpito da una quantità innumerevole di disgrazie, con una appartenenza religiosa estremamente diversificata ed un miscuglio inestricabile fra l'aspetto confessionale e la rappresentanza politica dei cittadini. E poi, economia disastrata ed estremo divario fra ricchi e poveri, c'è bisogno di dire altro?

No, non c'è bisogno, anche perché non è questa la sede e non sarei comunque capace di sviluppare una analisi politica, che si trova peraltro su molti giornali; voglio parlare invece del Cedro del Libano, Cedrus Libani, meraviglioso albero che prende il nome da questo piccolo Stato.

Bandiera del Libano, da Internet
Bandiera del Libano, da Internet

In effetti il Libano è uno dei pochi Stati che si fregiano di una specie arborea nella loro bandiera; mi vengono in mente il Canada e il Belize, mentre molti altri Stati hanno un albero come emblema, anche se non presente nella bandiera (penso alla Betulla per la Russia, il Ciliegio ed il Ginkgo per il Giappone, il Fico strangolatore per l'India etc.).

Purtroppo il Cedro del Libano si è estremamente ridotto nel numero, secolo dopo secolo, anche nel paese che gli dà il nome; oggi dell'immensa foresta di Cedri che ricopriva la catena montuosa libanese rimane solo una enclave nella foresta dei Cedri di Dio, patrimonio dell'umanità dell'Unesco; alberi anche enormi, oggi finalmente rigorosamente protetti.


Comunque, alberi che crescono bene in quota ed hanno bisogno di grandi spazi, quindi praticamente assenti a Cagliari; anche se qualche esemplare lo abbiamo trovato, per esempio in via Mercalli, riportato insieme ad una buffa foto del glorioso esemplare del parco di Laconi (post 23/5/12). Quest'ultimo è ripreso anche nella foto qui a destra; qualche esemplare in più abbiamo in città per le altre specie di Cedro, quello dell'Atlante e quello Himalaiano (post del 20/12/10).


Resta il fatto che per godere pienamente di queste meraviglie della natura, della loro grandezza e della potenza che emanano, bisogna attraversare il mare ed andare nei parchi del centro nord Italia, o addirittura di altre nazioni come Francia ed Inghilterra. 

Ecco di seguito tre esemplari da me fotografati negli anni scorsi.


    


Un grande campione fotografato nel 2015 nel parco della provincia, a Treviso; come si vede, è il contesto di verde e gli ampi spazi che consentono a questo albero di mostrarsi in tutta la sua bellezza.





E questo è un Cedro in un giardino pubblico di Stresa, sul lago Maggiore, fotografato nel 2014; anche qui conta il contesto, in questo caso di siepi, fontane e vialetti.



Infine, questa meraviglia fotografata nell'ottobre 2019 nel parco di Castle Howard, a nord-est di York, in Inghilterra.

Il Cedro sembra quasi levitare su un prato rasato in maniera impeccabile, mentre si intravede sullo sfondo la residenza nobiliare del '700 fulcro dello splendido parco, sempre per parlare dell'importanza del contesto.





Insomma, spero di aver dato un piccolo contributo confermativo della bellezza del Cedro del Libano, e dedico questo post a quel povero paese del Medio Oriente, augurandogli di uscire presto dalla tragedia nella quale è precipitato.