Oggi il cesto dei post propone...

Oggi il cesto dei post propone... Alberi in fiore, seconda serie

post del 18 luglio 2011 - Acacia Horrida
post del 3 maggio 2011 - Bauhinia
post del 10 ottobre 2012 - Chorisia
post del 17 giugno 2011 - Erythrina
post del 8 aprile 2011, Ippocastano

mercoledì 2 dicembre 2020

Il Ficus rampicante

 L'ultima volta che ho presentato un nuovo Ficus presente a Cagliari, l'elegante Ficus maclellandii, avevo titolato "Un altro Ficus, ancora!" (post del 15/10/18), per evidenziare la quantità di specie di questa famiglia presenti nella nostra città, al di là di quelle più conosciute.

Ebbene, oggi ne abbiamo ancora un altro, il Ficus rampicante, nome scientifico Ficus pumila.


Ecco un tratto della poderosa spalliera che copre una recinzione in via Curie, partendo dall'angolo con via Monselice.

Un "piccolo" Ficus, almeno così viene definito dalle pubblicazioni specializzate, e certamente lo è se confrontato con gli enormi alberi che conosciamo; non lo è affatto se lo confrontiamo, da arbusto quale è, con gli altri arbusti da siepe, anzi è un gigante in grado di ricoprire perfettamente, come in questo caso, una recinzione metallica.

Questo Ficus è dotato di radici avventizie nella parte bassa, con le quali si attacca e prende lo slancio verso l'alto; i rami più alti sono privi di radici avventizie, per cui questa pianta può essere utilizzata, in ambito domestico, anche come ricadente.





Pianta sempreverde, il Ficus pumila ha belle foglie ovali di verde intenso, e produce grossi frutti, attualmente presenti in quantità nell'esemplare di via Curie. I siconi, come si vede dalla foto, sono a forma di pera con umbone nella parte bassa, e sono caratterizzati da sfumature viola nel colore della buccia.

Insomma una pianta interessante, e stranamente rara a Cagliari, a meno che non pesi la giusta considerazione che i frutti cadendo possono sporcare i marciapiedi.


A proposito dei frutti, che in realtà sono infiorescenze che si trasformano in frutti solo dopo l'eventuale impollinazione, ecco a sinistra una sezione, che mostra l'aspetto peculiare del rivestimento interno a forma di uovo di colore marrone e con tutti i fiorellini accalcati nella parte bassa.

Questo Ficus raro di via Curie si va ad aggiungere ad altre peculiarità arboree di questa strada, dagli alberi della scuola elementare (post del 8/3/15)  a quelli del giardinetto all'angolo di via Cagna. Una grande ricchezza verde, impiantata negli anni 70/80 del secolo scorso, quando in zona viveva, guarda caso, il grande botanico Siro Vannelli.




 

giovedì 26 novembre 2020

I lavori a Su Siccu e gli alberi

 Sta per terminare la prima fase dei lavori di riqualificazione nella Calata dei Trinitari, il tratto di Su Siccu che comprende le società sportive (Lega Navale, Rari Nantes, Aquila, Canottieri); entro l'anno sarà ripristinato il traffico automobilistico, dopo qualche mese sarà inaugurata la passeggiata pedonale, in continuità con quella già esistente. Un altro bel passo per migliorare il rapporto della nostra città con il mare. 

I lavori vanno avanti da diversi mesi e sono stati molto impegnativi, con grandi scavi, sottoservizi, varie opere in calcestruzzo: e gli alberi, ci chiediamo, come escono da questi mesi di sconquassi?


Cominciamo da chi, almeno apparentemente, non ha sofferto per niente: gli esemplari di Pinus canariensis dell'Aquila, che vi ho già presentato (post 21/11/15), e che si stagliano alti e belli, ai margini della nuova spianata di cemento.
Forse avranno perso qualche radice, ma niente che li possa impensierire.


Un po' più preoccupante la situazione dei Ficus retusa, che si sono trovati in mezzo ad una tempesta di scavi, pozzetti, muri di cemento, riduzione significativa del loro pane radicale, come si nota dalla foto. 

Supereranno questa prova? Io credo di sì; la loro proverbiale resistenza e capacità di sopportare le peggiori sevizie, caratteristiche delle quali abbiamo più volte parlato, avranno ragione del terremoto al quale sono stati sottoposti. 

Sopravvivranno, regalandoci ancora la loro ombra; purtroppo la caduta dei piccoli frutti imbratterà prematuramente il nuovo basolato e gli arredi urbani in pietra bianca, a meno che non si sia pensato a come evitare il problema lasciando opportuni spazi liberi sotto le chiome.

L'unico Ficus che potrebbe essere, volutamente, sacrificato, è quello anarchico che ha deciso di crescere dalla parte del mare (post del 3/11/10 e del 21/11/17), e la cui presenza è probabilmente incompatibile con la realizzazione della passeggiata. Staremo a vedere, ma la perdita di un solo esemplare credo che potrebbe essere messa in conto senza disturbarci troppo. 




mercoledì 18 novembre 2020

L'esplosione gialla

 Chi passa in via Dei Conversi in questo periodo, a piedi, in bicicletta o anche in macchina, difficilmente non viene attratto da due alberi di colore giallo oro, che soprattutto di mattina risplendono luminosi. Siamo nel tratto basso della via, quello dove recentemente ho segnalato la probabile presenza di piante di Stramonio (post del 4/10/20).  

In realtà non sono alberi gialli, ma è la strepitosa fioritura di un arbusto rampicante molto comune anche se dal nome sconosciuto, il Senecio angulatus, che si è impadronito con la sua invadenza di due alberi, utilizzandoli come supporto di elevazione. 

Il nome Senecio indica un genere di piante che comprende centinaia di specie, essenzialmente arbustive e per questo non trattate nel blog, a parte una digressione per la Senecio cineraria (post del 24/5/11); oggi però non potevo non presentarvi questa attrazione.

Il Senecio rampicante,  dicevamo, è una pianta molto comune, e bisogna dire che non gode di grande fama: bruttina quando non è fiorita, invadente e fastidiosa, si infila dappertutto con i suoi rami e le sue foglie carnose, soffocando la vegetazione circostante; insomma, non ne avremmo certamente parlato se non ci fossimo imbattuti, in questa stagione nella quale le fioriture sono poche, in uno spettacolo come questo.

Ecco a destra un particolare della fioritura, con i fiorellini stellati a 5 petali riuniti in corimbi, per attirare meglio gli insetti impollinatori.

Si vedono anche i fusti succulenti violacei e le foglie grasse a margine dentato.

In definitiva, se non l'avete già apprezzato, vi suggerisco di passare in via Dei Conversi con il sole mattutino per apprezzare questo spettacolo; in questo caso il Senecio rampicante merita la nostra ammirazione. 

   
 

venerdì 13 novembre 2020

Autunno verde a Terramaini

Lo so, il verde non è il colore tipico dell'autunno, ma se fate un giro in questi giorni nel parco di Terramaini capite il perché del titolo di questo post. Sarà il freddo che non arriva, saranno le tante specie di alberi sempreverdi presenti,  sarà la composizione e la alternanza fra alberi e prati, ma il verde è il colore tuttora dominante.

Il parco è bello e ben tenuto, le persone ci vanno volentieri, gli alberi si trovano bene e lo dimostrano crescendo; basta scorrere le fotografie che accompagnano il primo dei tanti post dedicati a questo spazio (post del 11/1/11) per rendersene conto; giovani virgulti che fanno tenerezza se confrontati con la situazione odierna, come si può riscontrare con una piacevole passeggiata. Ad ulteriore conferma, ecco alcune foto attuali.


     


Prato e gruppetto di Washingtonia filifera.



Dal boschetto di Schinus molle si traguarda il grande prato.




Una Parkinsonia aculeata, fiorita!





Il viale dei Ficus rubiginosa, dal tronco liscio e sottile rispetto alla grande chioma semisferica.






Ed infine, ma giusto per volerlo trovare e per non dire che sto imbrogliando, il colore autunnale di un arbusto di Melograno.




sabato 7 novembre 2020

Un peculiare arbusto, il Rhus laevigata

E' sempre un piacere classificare una nuova pianta da aggiungere al mazzo di quelle inserite nel blog: oggi è successo, e sono qui a presentarla.

Si tratta del Rhus laevigata, un grosso arbusto del quale vediamo un esemplare rappresentativo, con molti decenni di vita, che si trova nel giardinetto di  via Anfiteatro, vicino al Palazzo delle Scienze.

Devo ringraziare Marella che mi ha segnalato questo esemplare e mi ha fatto riprendere una identificazione che già avevo in sospeso, da quando avevo notato un altro esemplare, allora per me sconosciuto, ai Giardini Pubblici.


La peculiarità di questo arbusto sono le foglie tripartite a 3 lobi lanceolati, con quello centrale più lungo degli altri due. 

Nella foto a destra si notano le foglie ed anche le piccole drupe, che ci indirizzano verso la famiglia di appartenenza: quella delle Anacardiacee, la stessa famiglia del nostro comune Lentisco e del pistacchio.

Sul nome di questo arbusto regna un po' di confusione anche nei testi specialistici, che lo classificano anche come Searsia laevigata; allo stesso modo l'arbusto in questione non possiede un nome comune univocamente individuato, anche se è spesso citato come Sommaco.


 Abbiamo parlato dell'esemplare di Rhus in via Anfiteatro e di quello dei Giardini Pubblici, ma questo arbusto/alberello si trova anche con alcuni esemplari all'Orto Botanico; nella foto a sinistra è ripreso uno di questi, che ci mostra un'altra peculiarità, oltre alla forma della foglia: la pluralità dei fusti che si dipartono dall'unico ceppo.

Questa è una caratteristica tipica degli arbusti, ma che qui si nota in maniera particolare, anche se non riguarda tutti gli esemplari.

Insomma un arbusto interessante, che vale la pena di conoscere e riconoscere. 
 

martedì 3 novembre 2020

Voi avete il balcone? Io no!

 Ma non per questo rinuncerò a coltivare i fiori, per il mio piacere e per quello di chi passa di sotto!


Questo è il pensiero di questa signora affacciata alla finestra, quando incontra gli sguardi stupiti ed ammirati di chi passeggia per strada.

Ecco, non ho resistito a proporvi questa immagine, da me scattata tanti anni fa a San Sebastian, nella Spagna del nord ovest, quando l'altro giorno sfogliavo un vecchio album di fotografie: mi pare che rappresenti bene che cosa si può ottenere con la risolutezza, per raggiungere i propri obiettivi, anche quando le condizioni al contorno consiglierebbero di lasciar perdere.

Ma possiamo inventare anche una storia attualizzata, consona ai tristi giorni che stiamo vivendo: la signora è stata bloccata in casa dal lockdown avendo superato, secondo qualcuno, l'età per considerarsi uguale agli altri esseri umani, ed ha reagito così.
 
Mi circondo di colori, verde, rosa, rosso e fucsia, per non pensare troppo alla cretineria di quei politici che mi vogliono tenere chiusa dentro. 


venerdì 30 ottobre 2020

Il foliage nello Yorkshire, quest'anno

 Sappiamo che la nostra Sardegna non è terra adatta al foliage, se non in determinate aree molto delimitate, per esempio nel Goceano o nelle Barbagie; d'altronde abbiamo già tante bellezze naturali, pretendere anche questa alla pari di paesi del nord Europa o del nord America sarebbe forse troppo.  

Se poi mettiamo a fuoco Cagliari, le cose sono ancora più difficili, e dobbiamo accontentarci di sprazzi di foliage, che vanno dalla vite canadese, adesso (post del 6/11/12), fino ai bellissimi Ginkgo, a dicembre (post 2/12/17), passando per i gradevoli ingiallimenti sporadici delle Melie, delle Sofore e di qualche altra essenza.

Insomma, data la premessa, per godere del vero foliage dobbiamo salire di latitudine, come ho fatto l'anno scorso (post 8/11/19 e del  20/11/19), e come sono in grado di ribadire quest'anno, grazie alla gentilezza di Erica e Marco, che ringrazio, che mi hanno inviato alcune fotografie scattate pochi giorni fa.




Qui siamo in un bosco vicino ad Harrogate, città dello Yorkshire; non ho certezze sugli alberi coinvolti nel foliage, potrebbero essere Farnie o Faggi. 




Qui siamo nell'Arboretum di Thorp Perrow, grande parco nel nord della regione, e l'albero che scolora è forse un Faggio.




Beh, almeno su questo non ci sono dubbi: è un giovane Acero giapponese, ancora vestito di un rosso incredibile mentre in terra comincia a formarsi lo splendido tappeto di foglie.




Certo, dal vivo è un'altra cosa, ma anche così qualche piccolo godimento lo si può provare, che dite?



domenica 25 ottobre 2020

L'Araucaria e la luna

 Non conto più le volte che ho parlato dell'Araucaria excelsa, uno degli alberi più caratteristici della nostra città, anche se non fra i più numerosi; la signora Araucaria, come l'avevo appellata agli albori del blog, nel 2010.

Il fatto che la signora Araucaria sia alta, e quindi più visibile delle altre specie arboree che popolano le nostre strade, piazze e giardini privati, fa sembrare questo albero più presente di quanto non sia effettivamente, e consentono di apprezzare al meglio la sua slanciata forma piramidale.

La bellezza e l'altezza, unite forse ad un poco di vanità, consentono all'Araucaria di essere utilizzata spesso come soggetto fotografico che si staglia isolato nel cielo, magari solo in compagnia di nuvole o di uccelli in volo.

L'alba ed il tramonto sono naturalmente i momenti migliori per cogliere al meglio questi alberi, ed anche io mi sono esercitato in tal senso (post del 14/1/18,  post del 26/10/17,  post del 5/2/15).

Mi mancava l'Araucaria di notte, e sono qui per sanare questa mancanza.

Eccola, questa vanitosa, che si fa addirittura illuminare da un quarto di luna che occhieggia da dietro i suoi palchi, e le fornisce una luce opalina che la circonda, esaltandone il profilo.

A destra, si allontana rispettosamente la nuvoletta che prima copriva l'immagine, mentre proprio sopra l'Araucaria, se guardiamo bene, si notano due stelline che completano la scena.

Signora Araucaria, grazie di esistere!



   

martedì 20 ottobre 2020

Una bella intesa fra pubblico e privato, a favore del verde

Parliamo della sistemazione a verde, con annessi giochi per bambini, di una parte della piazza Pizzorno, quartiere di Monte Mixi, nel tratto di fronte al viale Diaz; e ne parliamo perché questa sistemazione rappresenta una bella intesa fra pubblico e privato, di quelle senza secondi fini.

Si tratta di un privato che ha investito dei soldi, accordandosi con l'assessorato comunale competente, per un intervento sul verde pubblico, migliorando e completando questo giardinetto.


Un abbellimento offerto alla città, in cambio di un cartello di dedica che vediamo nella foto, di fianco al cancelletto di ingresso che si apre su via Monte Mixi.

A prescindere da questo la piazza Pizzorno, nella quale il giardinetto è inserito, costituisce una bella zona a verde della città, poco conosciuta dai non residenti in zona, ma meritevole di una visita.

Tutta la piazza è impostata attorno al bunker della seconda guerra mondiale, e si sviluppa anche sul tetto del bunker medesimo con un altro giardinetto molto piacevole, del quale vi ho parlato per segnalare la presenza di un interessante arbusto di origine africana, l'Eriocefalo (post del 4/1/18).



Tornando al giardinetto inferiore, ecco un'altra immagine che ci mostra, oltre ai giochi per bambini, alcuni begli esemplari di Palma nana, la nostra Chamaerops humilis, ed altre piante.

Salendo lungo il sentierino che corre parallelo alla via Monte Mixi, e che collega la parte bassa con quella alta, siamo ancora accompagnati dal verde, in una passeggiata che si conferma meritevole di essere conosciuta.



  

giovedì 15 ottobre 2020

Le Galle della Quercia inglese

 Le galle sono piccole costruzioni che le Querce realizzano fra i rami per ospitare le larve di una famiglia di insetti, i cinipidi; queste casette consentono agli insetti di compiere il loro ciclo vitale, ed alla Quercia di non essere danneggiata nel suo apparato fogliare. 

Abbiamo parlato di questa realizzazione della Natura in un post nel quale potete trovare qualche informazione  in più (post del 13/2/12); una storia affascinante, anche perché le galle hanno conformazioni  e colori diversi, a seconda della specie di Quercia e di insetti che devono utilizzare queste casette.

Guardate quanto è piacevole questa immagine, che riprende un terzetto di galle sferiche, di un bel colore rosso granato, sviluppate da una Quercia inglese, Quercus robur, nome comune Farnia.

Sappiamo che la Farnia è rarissima a Cagliari, e per fortuna abbiamo un bellissimo esemplare all'EXMA , del quale abbiamo parlato più volte.

Tornando al terzetto odierno, esso appartiene all'esemplare di Quercia inglese che vi ho già presentato, con le sue ghiande, l'anno scorso (post del 9/10/19). 

Ma naturalmente anche le altre Querce, e segnatamente le nostre Roverelle, Quercus pubescens, producono galle, e ne abbiamo presentato alcune sia nel post del 2012 citato che in un altro dell'anno successivo (post del 5/9/13 ), dove assumono forme diverse e sono dotate di piccole protuberanze morbide. 

Insomma, un aspetto della vita degli alberi sicuramente minuto, ma di grande interesse a volerlo osservare e conoscere.   

   

 
    

venerdì 9 ottobre 2020

L'autunno della Gleditsia

 L'autunno avanza, ed entriamo nel periodo del foliage, il trascolorare delle foglie, che passano dal verde a svariati colori e sfumature, dal rosso all'ocra ed al giallo, creando spettacoli meravigliosi.

Ne abbiamo parlato spesso, dal 2011 (post del 31/10/11) e nel corso degli anni successivi, fino alla presentazione dello scorso anno del foliage  nel nord dell'Inghilterra (post del 8/11/19   e del 20/11/19).

Abbiamo anche detto che a Cagliari non possiamo godere di questo spettacolo, per questioni di clima e di specie arboree, o che per lo meno non si manifesta in maniera diffusa; ma, sapendo guardare ed avendo la pazienza di aspettare i diversi momenti dello spettacolo, qualche soddisfazione ce la possiamo togliere anche qui (post del 6/11/12  e del 2/12/17,  per esempio).

Ed è seguendo questa logica (occhio vigile e momenti di osservazione differenziati fra ottobre e dicembre) che oggi vi presento un foliage che non è un foliage, dato che parliamo di frutti, ma che segue lo stesso criterio ed è di grande fascino: il lento trascolorare dei legumi della Gleditsia triacanthos, nome comune Spinacristi, nome inglese Honey locust.



Eccoli qua i legumi della nostra amica Gleditsia di piazza delle Muse (post del 6/7/20  e relativi rimandi ai post precedenti) mentre stanno cambiando il colore della livrea, da quello estivo ambrato al marrone scuro invernale.



E cosa ne dite di questa splendida e lunga falce? Guardate quanti semi contiene, che ne rigonfiano leggermente il baccello. I coloni americani utilizzavano i semi tostati, nei periodi di povertà, per ottenere un succedaneo del caffè; d'altronde, da noi non si tostavano forse le ghiande anche per ottenerne bevande?  




E completiamo questa piccola carrellata con una natura morta, un baccello bicolore che, lasciato ad essiccare in un contenitore casalingo, si offrirà al nostro sguardo, giorno dopo giorno, con il progressivo passaggio dal biondo al bruno.



domenica 4 ottobre 2020

Lo Stramonio in città?

 Erba del diavolo, Erba delle streghe, Ischida babau in sardo, sono solo alcuni dei nomi comuni con i quali è nota la Datura stramonium, più semplicemente lo Stramonio.

Questi nomi dicono tutto della pianta di cui parliamo, conosciuta come una delle potenzialmente più velenose del mondo vegetale. Dico "potenzialmente" perché i componenti di quest'erba, foglie e semi, hanno avuto nel passato un utilizzo terapeutico, nelle giuste dosi: peccato che le giuste dosi siano molto difficili da ottenere, e varino da una pianta all'altra.

L'utilizzo terapeutico è stato pertanto abbandonato, almeno a livello ufficiale; pare infatti che a livello di medicina empirica, e soprattutto in America centrale, l'utilizzo dello Stramonio permanga, per sfruttare le sue proprietà narcotiche ed anestetiche.

Poi c'è l'utilizzo volontario, come allucinogeno, in rituali magico-spirituali, e addirittura per provocarsi la morte.

Abbiamo già parlato ripetutamente dello Stramonio nel blog, data la sua somiglianza estrema con la cugina Datura arborea, oggi rinominata Brugmansia arborea, pianta ornamentale da giardino e terrazzo molto apprezzata per i grandi fiori a trombetta (trombette da me definite vergognose perché rivolte verso il basso). 

Queste due specie hanno effettivamente grandissima somiglianza, ed infatti le ho trattate quasi sempre assieme (post del 22/11/1121/10/1717/11/168/10/15), anche se alcune differenze significative ci sono: lo Stramonio è pianta erbacea, bassa, mentre la Datura-Brugmansia arborea  assume portamento da alberello; inoltre i fiori dello Stramonio sono più piccoli, e normalmente rivolti verso l'alto.

Ed ecco la pianta di oggi, che giustifica il titolo: alla fine di via dei Conversi e quasi dirimpetto rispetto allo svincolo per l'asse mediano, vivono alcuni cespugli di Stramonio, che si affacciano sul marciapiede.

Il punto interrogativo del titolo deriva dal fatto che sono  ragionevolmente, ma non del tutto, certo che si tratti di questa specie, data appunto la citata somiglianza con la specie "buona".


Ecco a destra un piccolo frutto a riccio spinoso (e per fortuna!), che contiene i famigerati semi con i loro veleni (alcaloidi come atropina, scopolamina...) e, sotto, un'altra immagine della fioritura in corso.






Infine, perché si possa apprezzare la differenza, ecco la foto di un fiore pendente di una Datura- Brugmansia  arborea che vive in un giardino di via Leoncavallo,  foto che si aggiunge a tutte quelle che ho presentato nei post citati in precedenza.



In definitiva, sarebbe opportuno che i giardinieri comunali facessero una verifica, e valutassero se sia il caso di eliminare questi arbusti di via dei Conversi, almeno quelli aggettanti sul marciapiede che è piuttosto frequentato dai runner,  anche bambini. 



    

sabato 26 settembre 2020

Scilla, messaggera dell'autunno

Come l'allodola, per il più grande poeta inglese, è la messaggera del mattino, così possiamo considerare (si parva licet ... ) la Scilla come messaggera dell'autunno, almeno dalle nostre parti.

In effetti la Scilla marittima, nome scientifico Charybdis maritima, era considerata dai nostri antenati, che conoscevano e rispettavano i ritmi della Natura, un indicatore preciso della fine dell'estate e dell'inizio dell'autunno, con la sua bellissima fioritura.


E la fioritura di questa piantina è di grande evidenza, non fosse per altro che perché è l'unica cosa appariscente, come possiamo notare dalla fotografia, ripresa nelle campagne di Santa Margherita di Pula. Quello che si vede è un sottile fusto, lo scapo, che si erge liscio da terra per molte decine di centimetri, fino a molto oltre un metro, e poi esplode in una bellissima infiorescenza bianca.

Avevamo già parlato di questa strana pianta erbacea (post del 5/9/16) per un esemplare casalingo ottenuto  da bulbo, dato che la Scilla è una bulbosa, appartenente alla sterminata famiglia delle Liliacee. 

Alle Liliacee appartengono specie che, contrariamente alla nostra Scilla, sono conosciutissime, basti citare l'aglio e la cipolla, l'asparago o l'asfodelo; comunque una famiglia dalla vita molto complicata, alla quale i botanici dedicano approfondite ricerche, e che vede molte specie talvolta cambiare allocazione.

Ma torniamo alla nostra strana piantina, la Scilla, attualmente in piena fioritura; ecco un dettaglio dell'infiorescenza, con i bei fiorellini già in parte esplosi.

La stranezza di questa fioritura è che noi vediamo solo il fiore: non esistono foglie, che nasceranno molto più avanti, e non si vede il bulbo, anche se molto grosso, perché quasi completamente sottoterra.

La Scilla marittima è comune nella nostra isola, soprattutto lungo i litorali; vicino a Cagliari, basta andare lungo la S.S. 195 in questo periodo per notare i lunghi scapi fioriti, quasi al bordo della strada.

Un'ultima notazione: il bulbo, detto anche cipollone marino, è urticante, quindi attenzione nel maneggiarlo.

domenica 20 settembre 2020

Che bella chioma!

 Eh no, purtroppo non ci riferiamo ai lunghi e setosi capelli di una ragazza, nemmeno a quelli della regina Berenice, divenuti poi una costellazione secondo la mitologia greca; molto più modestamente ci riferiamo alla chioma di un albero, e precisamente ad uno dei due Ficus rubiginosa  che fanno da sentinella allo stabilimento balneare del Lido, albero già oggetto della nostra attenzione ai primordi del blog (post del 3/11/10). 




Ecco una immagine del 2010, che si affianca a quella pubblicata nel post citato, e che già mette in evidenza la bellezza della chioma.



Ed ecco una immagine odierna: il diametro della chioma è aumentato ed anche la sua compattezza, soprattutto se la si osserva non dal basso ma da pari a pari, salendo al primo piano dello stabilimento.


Questo dettaglio a sinistra mette in evidenza la densità dell'apparato fogliare, veramente impenetrabile; non so se nemmeno gli storni riescano a fare il loro nido in questa compattezza, o preferiscano i più comodi Ficus retusa.



Infine, una foto dal dettaglio ancora più spinto evidenzia la produzione in corso dei piccoli siconi, come si chiamano tecnicamente i frutti di tutta la famiglia dei Ficus. Una ulteriore dimostrazione dello stato di salute di quest'albero, nonostante la qualità del terreno sottostante non sia certamente ottimale.

Insomma, abbiamo celebrato i dieci anni da quando vi ho presentato questo particolare albero, e più in generale la sua specie che, ricordo, è molto ben rappresentata al parco di Terramaini (post del 13/2/14 e del   11/3/19, fra gli altri)



     

martedì 15 settembre 2020

Le ragioni del sì e del no (...all'abbattimento dei Pini)

 Ho creduto di dover precisare, con l'inserimento fra parentesi nel titolo, che qui non parliamo del referendum di domenica prossima, argomento gettonatissimo in questi giorni sui giornali e sui social media.

Parliamo invece dell'abbattimento o meno dei Pini d'Aleppo di viale Buoncammino e delle strade limitrofe, in particolare del sottostante e parallelo viale Giussani.

Però, a pensarci, i due argomenti hanno un importante punto in comune: in ambedue i casi, se mettiamo da parte i pregiudizi e l'appartenenza ad una fazione politica, ci sono ragioni del sì e del no altrettanto valide.

E allora? Io vedo solo due strade: o si prende posizione appoggiandosi alla fazione di appartenenza, o, con maggiore fatica e spirito di autonomia, si esaminano le ragioni e si decide.

Usciamo allora dal parallelo politico, che potrebbe condurci chissà dove, e parliamo dei Pini d'Aleppo.

Un Pino così, per esempio, non ha senso salvarlo, ammesso che sia tecnicamente possibile.

Ha sicuramente perso molte radici, ha sollevato l'asfalto ed il terreno sottostante, è opportuno eliminarlo. Qui siamo nella terrazza finale del viale Buoncammino verso piazza D'Armi, che oggi si chiama piazza Marongiu Pernis.


Qui siamo invece in viale Giussani, dove è stato effettuato il grosso dell'intervento di eliminazione dei vecchi Pini; attualmente il lavoro è fermo per l'intervento della Sovrintendenza.

Anche questo intervento ha valide ragioni per il sì all'abbattimento, dati gli spazi praticamente inesistenti nei quali erano confinati gli alberi, per non dire degli spazi  pedonali, oltre alla vecchiaia ed alle probabili malattie.


Tutt'altro discorso occorre fare per il viale Buoncammino, forse la passeggiata più bella e cara ai cagliaritani da varie generazioni: qui le ragioni del no, a cominciare dall'attaccamento dei cagliaritani, devono assolutamente avere il loro peso, a costo di esaminare puntigliosamente, albero per albero, che cosa si può fare per salvarlo.

Forse bisognerà allargare le singole aiuole, sollevare la sede stradale, sostenere i tronchi piegati, insomma mettere in atto tutte le azioni opportune per salvare la maggiore quantità possibile di questi Pini. 

Sarà un percorso lungo ed anche costoso, ma questo è uno dei casi nei quali la politica deve assumersi la responsabilità di certe scelte, senza basarsi esclusivamente sul parere dei tecnici, ed astenendosi dall'usarlo come paravento o motivo di urgenza che non ammette il confronto fra le ragioni del sì e del no. 

Avevo già accennato a questo problema nei  precedenti post dedicati ai lavori del viale Buoncammino  (post del 16/2/15  e del 19/10/15), dove paventavo la perdita di diversi esemplari: ebbene, temo che ci sarà, ma in questa passeggiata dovrà essere ragionata pianta per pianta.

Infine, anche per stemperare la tensione di queste scelte, concludo con una proposta provocatoria.
 
Vi ricordate il "Pino coricato" (post del 19/10/15), di cui vedete una immagine a destra?  Invece che destinarlo a sicura ed immediata eliminazione, come viene immediato pensare, perché non lo si lascia vivere trasformandolo in un gioco per i bambini, magari nell'ambito di un più vasto percorso ludico formativo, potendo questo Pino offrire anche una bella chioma, viva, a portata di occhi, mani e fantasia di bambino?

Si potrebbe fare con poca spesa ed un poco di immaginazione, e consentirebbe anche di superare l'attuale utilizzo dell'albero come deposito di panni stesi e di rifiuti vari da parte delle persone attualmente accampate in questi spazi ed in quelli degli adiacenti attrezzi ginnici.
Certo, è una provocazione, però, a volte .....