Oggi il cesto dei post propone...

Oggi il cesto dei post propone... L'Orto Botanico, varietà e stagioni

post del 10 giugno 2011 - Dracaena draco
post del 23 luglio 2011 - Fior di Loto
post del 3 novembre 2010 - Ficus magnolioides
post del 5 settembre 2012 - Taxodium distichum
post del 26 ottobre 2012

venerdì 13 maggio 2022

Gli alberi monumentali d'Italia, e l'orgoglio nostrano

 E' dal 1977 che si parla in Italia di alberi monumentali nel territorio nazionale, censiti per la prima volta nel 1982 in un migliaio di esemplari, ed andati via via crescendo fino a raggiungere attualmente la cifra di circa 4000. 

Merito dovuto in buona parte all'interesse dei cittadini ed alle loro segnalazioni, che dai Comuni passano poi alle Regioni ed  infine al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali,  che ne formalizza l'appartenenza all'elenco ufficiale e ne determina la tutela, con tutte le sue norme.

L'argomento viene affrontato dalla stampa (parte delle informazioni odierne le ho tratte da un articolo su "la Repubblica" del 9 maggio scorso) e da molti studiosi ed appassionati, fra i quali Tiziano Fratus, già citato nel blog (post del 8/7/18 e del 20/7/20), che in uno dei suoi ultimi libri tratta proprio l'argomento degli alberi millenari d'Italia.

Per fare alcuni esempi, tratti dall'articolo citato, possiamo dire che l'albero italiano più alto risulta essere un Platano a Cernobbio, di 59 metri, mentre una Sequoia in provincia di Bolzano raggiunge i 58 metri; le chiome più ampie appartengono a Ficus magnolioides siciliani (vedasi post citato del 2018). E per quanto riguarda l'età?

Qui entra in campo l'orgoglio nostrano, perché l'albero italiano più vecchio risulta essere sardo, e precisamente "S'Ozzastru" di Luras (post del 22/12/11 e del 5/1/17 ) con 4000 anni alle spalle. E non finisce qui,  perché la Sardegna vanta il primato della Regione con il maggior numero di alberi monumentali, ed esattamente 410, distaccando la seconda regione, il Friuli, che ne ha 344. E, guarda caso, le specie più diffuse fra i monumenti sono le Roverelle, Quercus pubescens , ed i Lecci, Quercus ilex ,le nostre amate Querce sarde insieme con le Sughere.


E Cagliari, direte voi?  Non si difende male pur non vantando record, se può presentare chiome dell'ampiezza del Ficus magnolioides della Darsena, ritratto qui a destra e pluritrattato nel blog assieme ai fratelli in giro per la città, o l'altezza di 40 metri della "Signora Araucaria" (post 4/2/11 ed altri).

Insomma, anche se la bellezza degli alberi non si misura solo in metri, che anzi spesso sono controproducenti, il fatto di ragionare di monumenti e metterli in fila anche per le loro dimensioni ci aiuta ad amarli e rispettarli.      

sabato 7 maggio 2022

I Callistemon in piazza, per Sant'Efisio e dintorni

E' quasi una ricorrenza annuale, quella che festeggiamo nel blog in omaggio agli Scovolini, nomignolo con il quale sono noti i Callistemon citrinus, arbusti piuttosto comuni in città che ci riempiono gli occhi in questo periodo con la loro fioritura.

Ma per il blog la ricorrenza è speciale, perché lega questi arbusti ad una piazza, e precisamente alla Piazza del Carmine. E questo per una serie di motivi: prima di tutto la piazza del Carmine è una delle poche vere piazze di Cagliari, notoriamente carente di questi spazi di aggregazione; poi perché è in pieno centro storico della città, ed è bella e regolare nella forma; ed ancora, ma non certo per ultimo, perché qui si festeggiano la festa della Liberazione, il 25 aprile, la festa del Lavoro, il primo maggio, e la festa di Sant'Efisio, con momenti di incontro e di attività di gruppo che vanno dal 30 aprile al 4 maggio, giorno del ritorno notturno del Santo da Nora. Per non dire dei momenti di aggregazione periodica per i mercatini, in giorni festivi o nel periodo natalizio

E ancora, in ragione della nostra missione, questa piazza ci piace perché è ricca di verde, ed in questo periodo anche di rosso, quando appunto i Callistemon raggiungono l'apice della loro fioritura.

Eccola qua allora la piazza, qui fotografata il 30 aprile, tirata a lucido per Sant'Efisio.

Ho parlato della piazza e del suo verde ai primordi del blog (post del 10/2/11) ed a quel post vi rimando per ricordarvi le principali piante presenti, fra alberi ed arbusti; aggiungerò a quelle soltanto una serie di piantine di Aceri giapponesi (post del 28/4/19), piantumate da qualche anno ma per le quali il giudizio è sospeso. 

E finalmente i Callistemon, che ho collegato alla piazza tante volte, e vi rimando ad una veloce ricerca per averne conto; sono loro il vero legame della piazza con il blog!

Eccolo qua, uno dei Callistemon pronto per la festa, con il suo carico di spighe rosse pendule.

Devo dire che quest'anno sono meno splendenti del solito, i colori meno brillanti e le dimensioni inferiori ad altri anni; ma insomma, non possiamo lamentarci, sono esseri viventi ed è giusto che si presentino diversamente di anno in anno. Sono non di meno bellissimi!

Comunque chi volesse godere del colore rosso fuoco di queste spighe può recarsi al giardino Vannelli (del quale ho parlato nell'ultimo post in termini critici, ma non per colpa delle piante!) ed avrà ampia soddisfazione!
 

martedì 3 maggio 2022

Un minimo di attenzione al Parco Vannelli, per favore!

Questo post ricalca, anche nel titolo, quello di sei mesi fa (post del 5/11/21) che chiedeva maggiore attenzione nella cura del parco dedicato al grande botanico Vannelli, gestore capo del verde cittadino negli anni 80 del secolo scorso.

Naturalmente la richiesta riguarda tutti i parchi cittadini, quale più quale meno, ma in particolare quelli più piccoli e più facili da gestire, soprattutto se sono posizionati in zone povere di verde su terreno libero, come è il caso del quartiere Fonsarda (ma anche del Circu de Soli, per fare un altro esempio trattato nel blog).

Se poi parliamo di un parchetto intitolato al Vannelli, al quale io sono particolarmente affezionato, e che può vantare alberi anche molto anziani, che vantano decenni di vita già prima della istituzione del parco, la richiesta è ancora più netta e pressante.

E veniamo al dunque: sei mesi fa avevo notato la mancanza di alcune etichette identificative (di cui questo parco vanta una delle poche esperienze cagliaritane) e, peggio ancora, la non corrispondenza di altre al nome delle piante alle quali erano affiancate.

Credete che le cose siano state sistemate in questi sei mesi? Vi fornisco tre esempi eclatanti che dimostrano il contrario.



Ecco un Arecastro, Syagrus romanzoffianum, spacciato per una Palma da datteri, Phoenix dactilifera.



E questa è una anziana Dracena sangue di drago, Dracaena draco, della quale vi ho parlato tante volte a partire dai vecchissimi esemplari dell'Orto Botanico; questo esemplare sfoggia la targa, pietosamente poggiata al tronco, addirittura di Oleandro! 


Infine, ultimo esempio, un rarissimo esemplare di Mahonia japonica (post del 31/12/18), che espone il cartello dell'Arecastro di cui sopra; e questo è rimasto tale e quale dalla mia citata visita di sei mesi fa, nella quale esponevo proprio questo caso.  




Allora, cari amministratori del verde cagliaritano: assodato che un cartello sbagliato aggiunge al danno di nessun cartello la beffa dell'errore pervicacemente reiterato e non corretto, volete rispondere, a noi cagliaritani a cui piacerebbe conoscere il nome (corretto!) delle piante che incontrano per strada, o almeno quando passeggiano per parchi e giardini, dicevo volete rispondere a questa semplice domanda:

"Quanto costa, in termini economici e di impegno organizzativo, inviare ogni 15 gg un giardiniere esperto a controllare la correttezza dei cartelli e sistemare, sostituire o inserire quelli assenti, o ammalorati o soprattutto quelli sbagliati?"

Non c'é valida giustificazione al non agire, né vale dire che è l'inciviltà dei visitatori che provoca simili danni: all'inciviltà si pone rimedio, magari con delle telecamere; e comunque, come ben sappiamo, inciviltà trascurata richiama altra inciviltà, in una spirale di degrado progressivo. 

La amara conclusione, sempre la solita, è che è facile fare, con i bei ritorni di popolarità (Cagliari capitale europea del verde 2024????); difficile manutenere, senza ritorni di popolarità, almeno immediati. E allora una proposta: non si inauguri più niente di nuovo per un paio di anni, e ci si dedichi, con la opportuna pubblicità, alla manutenzione dell'esistente. E' così difficile? Io sono sicuro che i cagliaritani apprezzerebbero, magari spostando di qualche anno la volontà di diventare Capitale Europea del verde.





 

martedì 26 aprile 2022

Abbiamo i Canfori in città!

Il carattere entusiastico del titolo odierno ha bisogno di una spiegazione, che vi fornisco, premettendo una breve descrizione del Canforo.

Il Canforo, o Albero della Canfora, o Canfora, nome scientifico Cinnamomum camphora , è un bellissimo e grande albero originario dell'estremo oriente, spesso utilizzato nei parchi per le sue caratteristiche decorative d'insieme, la bella foglia coriacea, le bacche scure, il particolare profumo.

E' invece molto raro vederlo in città, forse per la crescita molto lenta, forse per la supposta invadenza delle sue radici. Io ho parlato del Canforo una sola volta (post del 2/7/16), presentando l'enorme esemplare che vive nell'Orto Botanico di Pisa. In quella occasione avevo utilizzato il nome Canfora, al femminile; oggi gli preferisco il nome maschile, non per questioni sessiste (!) ma per evitare di ridurre il nome a quello di un mero "produttore di canfora", l'olio essenziale estratto dalle foglie e dai trucioli. La canfora è un prodotto di grande interesse, per carità (cura vari disturbi di salute, oltre ad essere un efficace ma desueto antitarme), ma questo albero merita ben di più!

Finita la digressione, torniamo al titolo entusiastico: deriva dalla conclusione del post citato, che dichiarava la probabile assenza di quest'albero nella nostra Isola, e la speranza di essere smentito: ebbene, mi smentisco io stesso, comunicando che abbiamo in città alcuni esemplari, almeno quelli che vivono nel bel giardinetto fra il culmine del viale Regina Elena e la via Badas (S'Avanzada), detto anche giardino Badas.




Eccolo qua, il più grande degli esemplari (forse costituito da due esemplari affiancati), fotografato dallo stradello pedonale che costituisce uno dei lati del giardino.

Si nota, nella luce serale, il colore verde vivo delle foglie, lucide, coriacee ed aromatiche, di forma e dimensioni simili a quelle del Ficus benjamina.

Nella foto particolare a destra possiamo apprezzare le foglie, che presentano caratteristiche nervature, ed i racemi fiorali, che si preparano appunto ad esporre i fiorellini color crema.

Insomma il Canforo è una essenza sempreverde assolutamente interessante, e mi complimento con chi a suo tempo ha valutato il suo inserimento nel novero del verde pubblico cittadino, uscendo dai soliti Ficus, Schinus, Celtis, Jacaranda e le altre specie più "gettonate".  

martedì 19 aprile 2022

Il Giglio mare e monti

E no, non sto parlando di un ristoratore con poca fantasia che offre piatti di pesce e carne, ma della meravigliosa piantina delle Amarillidacee che si presenta in due versioni, quella marina e quella montana: il Giglio stellato (o Pancrazio, o Giglio marino di Sardegna).

Più precisamente, riferendoci ai nomi scientifici, parliamo di Pancratium maritimum per la specie che vive sui litorali sabbiosi, e di Pancratium illyricum per la specie che vive in quota.

Vi ho già presentato questo fiore selvatico, endemico della nostra Isola, oltre che della Corsica e dell'arcipelago toscano, con riferimento particolare al Giglietto di mare (post del 12/8/17 , 6/11/17 ,  20/8/21 ).  Vi ho raccontato, fra l'altro, l'affascinante modalità attraverso la quale questa bulbosa perpetua la specie, sfruttando la vicinanza del mare con le sue correnti.




Oggi invece vi presento un esemplare montano (per il quale ringrazio Stefano, che mi ha inviato l'immagine); un Pancratium illyricum, cresciuto in una sassaia, in zona di Dorgali.  Un affascinante contrasto fra la durezza del terreno e la tenerezza e delicatezza dei fiori, evidentemente solo apparente, a fronte di una grande rusticità e capacità di adattamento.


Avevo infatti già fotografato un esemplare montano di Pancrazio, piccolo ed orgoglioso fiorellino in mezzo ai giganti del Supramonte di Urzulei (post del 11/5/16). 

Insomma, possiamo ben dire che ci troviamo di fronte ad una delle tante gemme naturali della Sardegna, da ammirare e proteggere!

 



venerdì 15 aprile 2022

Il Boccione, o la bellezza degli ultimi

Chi mi segue sa che ogni tanto vado fuori dal seminato, cioè mi occupo di verde non costituito da alberi, prima missione del blog, e nemmeno da arbusti, ma da piante erbacee, spesso spontanee; e questo avviene, di norma, in primavera, quando la Natura produce quantità e varietà immense di fiorellini, normalmente trascurati dal nostro sguardo. Sarà anche perché la loro altezza da terra è quasi sempre minima, ma il loro destino è normalmente quello di essere calpestati, ed al più apprezzati quando si presentano in grandi distese.

E sbagliamo, perché spesso la bellezza di questi "ultimi" merita grande attenzione e genera spunti di notevole interesse.

Un esempio, uno solo dato che non è il mio campo, ve lo voglio proporre: il Boccione maggiore.


Ecco un esemplare di Boccione, il cui nome scientifico, da scioglilingua, è Urospermum dalechampii. 

Un fiorellino qualsiasi, comunissimo dovunque in campagna ma anche nei centri abitati (questo lo ho fotografato nelle campagne intorno a Pula), da cui promana bellezza pur nella sua apparente semplicità. 

In realtà la sua struttura non è affatto semplice, trattandosi di una infiorescenza a capolino, costituita da decine o centinaia di piccolissimi fiorellini, ognuno dei quali ha un petalo (detto ligula) di forma rettangolare, dentellato e maculato di nero in cima.

Questa sommariamente descritta è  la struttura normale della famiglia delle Asteracee, di cui i rappresentanti tipici sono le Margherite, con la differenza che queste ultime hanno due tipi di fiori (post del 4/3/15), mentre il Boccione possiede tutti fiori ligulati.

Basta allora con le tecnicalità, godiamoci questa bellezza degli ultimi, ed utilizziamola come auspicio per tempi migliori; buona Pasqua a tutti i lettori!  


venerdì 8 aprile 2022

Il Corso pedonale ed il suo verde

Parlo del Corso Vittorio Emanuele II, chiamato  semplicemente "Corso", sia per familiarità, sia perché nella nostra città non si presta a fraintendimenti, dato che è l'unica strada denominata corso.

Il Corso, dicevamo, da quando è stato trasformato in pedonale nella prima parte, è diventato molto più gradevole da percorrere in passeggiata o per usufruire delle attività commerciali, soprattutto della grande varietà di locali per mangiare anche all'aperto.

Insomma un posto molto apprezzato dai cagliaritani e dai turisti,  con il grande valore aggiunto di una buona quantità di verde, almeno nella prima tratta.

Ecco allora un piccolo estratto del verde del Corso.


Qui vediamo uno degli esemplari di Sophora japonica, ancora in riposo invernale; non riposa certo l'edera che si è appropriata  del suo tronco e dei rami principali, occupandolo con il colore verde carico delle sue foglie.

Non credo che l'albero sia felice della invadenza dell'ospite, che potrebbe arrivare a soffocarlo; però devo dire che questo rampicante è molto gradevole, sano e con le foglie screziate di bianco, e non mi sentirei di auspicarne l'eliminazione. Speriamo che le due piante riescano a convivere in pace.



E questi a destra? Sono i frutti, raggruppati in infiorescenze ad ombrello, di una Fatsia japonica, conosciuta anche col nome di Aralia come pianta da appartamento. Questo secondo nome è giustificato dalla sua appartenenza alla famiglia delle Araliaceae, a cui appartiene anche l'edera, il cui frutto infatti assomiglia molto a questo.

Ci sono diversi begli arbusti di Fatsia lungo il Corso, nelle aiuole che separano la parte di strada accostata ai palazzi rispetto alla parte centrale; è un arbusto di cui vi ho già parlato, sempre con riferimento al Corso (post del 23/1/16 e del 24/12/17), e che fa veramente una bella figura, anche con le grandi foglie lobate.


 


Infine un bel mazzo di Strelitzie, la Strelitzia reginae, con le sue grandi foglie che abbelliscono l'aiuola ed alcuni fiori con il gambo a becco ed i colori sgargianti, da cui è derivato il nomignolo di Uccello del Paradiso.

Anche delle Strelitzie abbiamo già parlato (post del 2/4/16), citandole però come fiore domestico reciso, mentre qui hanno il ruolo più importante di pianta da giardino.  




Insomma, teniamoci caro il nostro Corso, anche per il suo verde, e partecipiamo a tenerlo pulito!  


domenica 3 aprile 2022

Un bel giardinetto con alberi interessanti

Parliamo oggi, e facciamo parlare soprattutto le immagini, del bel giardinetto, già più volte citato nel blog, formato dall'incrocio fra le vie Cagna e Curie e chiuso in alto da via Monselice. 

Un giardinetto nato negli anni 70 del secolo scorso, fortemente voluto e sponsorizzato dal grande botanico Vannelli, responsabile del verde cittadino, cagliaritano d'adozione ed abitante in zona, che certamente partecipò personalmente alla scelta delle specie arboree da mettere a dimora in questo luogo. 



Ecco una vista parziale dello spiazzo dall'alto, con una piccola Sterculia diversifolia inquadrata dai rami cadenti di una grande e sovrastante Grevillea robusta; sullo sfondo si intravede l'edicola. 




E qui a destra la grande Grevillea ripresa per intero; è accompagnata nello stesso giardino da un altro esemplare molto grande, dalla parte di via Curie.


Ecco l'intrico di radici serpentiformi di due Ficus elastica, anch'essi posizionati nella parte alta del giardino.




Il buffo tronco rigonfio di una Chorisia insignis che vive dietro l'edicola, e che ancora si gode il meritato riposo invernale.



E concludiamo con una nota di colore, data dal rosa della fioritura di un Siliquastro, Cercis siliquastrum, addossato al confine del nostro giardino, anche se appartiene agli spazi condominiali adiacenti.






Insomma, una bella macchia di verde ben inserita in un quartiere già molto dotato sotto questo aspetto, e che merita di essere percorso in lunghe ed attente passeggiate a piedi.


lunedì 28 marzo 2022

Il raro Acero si risveglia

Gli Aceri a Cagliari sono rari, molto rari: sia l'Acero negundo, del quale vi ho parlato in un paio di occasioni, sia l'Acero giapponese, Acer palmatum dissectum (post 26/4/11), sono perle rare, così come l'Acero trilobo, Acer monospessulanum. Quest'ultimo, peraltro, è invece piuttosto presente nelle nostre campagne sarde come specie indigena, soprattutto nel Marghine, nel Gennargentu e nel Goceano (post 15/10/12). 

Ma l'Acero più raro fra i rari, a Cagliari, e forse anche il più bello, è l'Acero saccarino che si trova nella parte bassa di monte Urpinu, e che abbiamo seguito nella sua crescita sin dal settembre 2012 e poi negli anni successivi.


Lo ritroviamo oggi, che comincia a risvegliarsi dall'inverno che lo ha visto completamente nudo, attrezzandosi ad emettere contemporaneamente le foglioline e le infiorescenze a corimbo, come si vede nella foto a sinistra.

Ricordo che le tenere foglioline che qui appena si vedono diventeranno le splendide grandi foglie pentalobate che ha messo su già da piccolo (post del 25/9/15), eleganti e caratteristiche.  



 Ed eccolo a figura intera a destra, ancora quasi nudo ma che già mostra le gemme e la struttura da albero adulto, come si può apprezzare anche dall'ombra proiettata sul terreno.

Una rarità ormai grande e ben sistemata in una parte del parco di per sé molto gradevole, e che merita visite ripetute per essere ammirata.

giovedì 24 marzo 2022

Abbondanza di arance in via Pergolesi

 Agli albori degli anni 2000 la via Pergolesi, arteria primaria del quartiere San Benedetto, cambiò completamente aspetto dal punto di vista del verde stradale, in quanto vennero eliminati gli esemplari residui di Pruni mezzo secchi e vennero piantumati due filari di Arance "da strada", Citrus aurantium, Arancio amaro o Melangolo.

Sicuramente un salto di qualità, completato quando le piante cominciarono a produrre frutti di grande ornamento e fecero somigliare questa strada a quelle delle città spagnole. Ma nel giro di una decina di anni ci fu un crollo, le piante cominciarono a riempirsi di cocciniglia, soffrendo ed assumendo l'aspetto decisamente brutto che molti di noi conoscono e che io stesso rilevai nel blog (post del 10/9/11), e che se non curato porta spesso alla morte dell'albero . 

Per fortuna i giardinieri comunali ci posero rimedio, e con alcuni interventi mirati raddrizzarono la situazione. E probabilmente gli interventi sono proseguiti, perché mi sembra che da allora il degrado non si sia più ripresentato.

Ed oggi la situazione è decisamente gradevole, molti alberi dei due filari sono stracarichi di frutti, che ancora resistono sull'albero prima di crollare a terra quando l'aria si riscalderà per bene.

Certo è un peccato che tutta questa frutta vada sprecata, e provochi fastidio a chi si trova a camminare sopra un'arancia spiaccicata per terra: certo non potrebbe essere usata per alimentazione diretta, ma per succhi e per l'industria profumiera forse sì.


Ma insomma, non possiamo nemmeno pretendere troppo: accontentiamoci se le piante resistono sane e cariche di frutti per lungo tempo, come quella ripresa qui a destra, e che con i suoi pomi aranciati ci fa godere anche del piacere di passeggiare lungo questa strada.


  

venerdì 18 marzo 2022

La vitalità delle Sterculie cagliaritane

La Sterculia diversifolia, albero ben presente nel verde pubblico cittadino, è stato spesso un apprezzato ospite del blog, fin dal lontano 2010 (post 1/11/10), quando avevo coniato per lei il nomignolo di "pianta dai frutti lampadario".

Un albero bello e da ammirare in ogni periodo dell'anno, di origine australiana ma perfettamente ambientato nel nostro clima, con l'unico difetto di un nome non piacevole, che fa riferimento all'odore dei fiori, peraltro non più riscontrabile negli esemplari moderni. Comunque comunico a chi volesse dimenticarsi di questo nome che i classificatori delle specie arboree gli sono venuti incontro,  riclassificando questi alberi nella famiglia delle Malvacee, nel genere Brachychiton. La nostra Sterculia diversifolia è stata pertanto rinominata Brachychiton populneus.

Ecco il grande esemplare del Terrapieno, un poco sotto e naturalmente dirimpetto alla vecchia sede dell'Unione Sarda.

Come ho detto nel titolo, la cosa che più colpisce di questi alberi è la vitalità: mediamente abbiamo alberi pubblici sempre di bell'aspetto, che non vengono neppure scalfiti dal nostro inverno e sono apprezzabili in ogni altra stagione.

Naturalmente il loro momento magico è la fioritura di fine primavera, che potete pregustare subito guardando le molte foto pubblicate nel blog.

Pensate che l'impegno energetico per la produzione della abbondantissima fioritura è tale per la pianta che proprio quello è il momento meno vitale per le foglie!

Gli esemplari forse più belli, o che comunque si fanno notare di più sono le grandi sorelle affiancate di Genneruxi (post del 2/6/20, fra gli altri).

Ma, è opportuno ricordare, la diversifolia non è l'unica specie presente a Cagliari, che anzi vanta bellissimi esemplari di Brachychiton discolor o Bidwillii. 


 

Ecco qui un esemplare cittadino molto rappresentativo di Brachychiton discolor   (alias Sterculia bidwillii) che si mostra con la sua estesa chioma dietro la croce stazionaria di piazzetta San Domenico: un bell'esemplare in una bella posizione, non c'è che dire! 

Ricordo che le foglie di questa specie sono abbastanza diverse da quelle della cugina diversifolia: in quest'ultima, dopo qualche cambiamento di forma giovanile (da cui il nome) si sistemano nella forma definitiva, ovali e con apice acuminato; nella discolor, invece, le foglie sono più grandi e decisamente lobate, in 3, 5 o 7 lobi, molto caratteristiche.





E, parlando di questa specie arborea, vi presento gli ultimi esemplari che ho scoperto, e che si aggiungono a quello appena citato ed a tanti altri, fra cui quelli del Parco Monte Claro: si tratta di tre esemplari che vegetano nel giardino dell'ospedale Binaghi, per la precisione nella zona del centro di terapia del dolore ed anti Covid.


Qui a destra, nella foto piccola, un particolare della ampia foglia lobata, tipica di questa specie; la foglia ha un bel colore verde scuro nella pagina superiore e molto più chiaro, perché ricoperto da una peluria biancastra, nella pagina inferiore.

Chiudo ricordando ancora un altro cugino dei nostri alberi odierni, e cioè il 
Brachychiton acerifolius o Albero fiamma, che fa bella mostra di sé all'Orto Botanico; ha la foglia incisa ancora più profondamente di quella del discolor, ed una fioritura così impegnativa per l'albero da essere prodotta ogni quattro anni.
     

giovedì 10 marzo 2022

In attesa che finisca l'inverno, la Chorisia.......

 La Chorisia insignis o Ceiba speciosa, se si preferisce il suo nome più recente, è come noto un albero spogliante, che riesce a liberarsi completamente delle vecchie foglie prima che finisca l'inverno.

E per fortuna, aggiungo io che sono un suo grande ammiratore, perché in questo modo può mostrarci al meglio le sue bellezze invernali, cioè i frutti pendenti e lo scheletro spinoso nel tronco e nelle branche.

Cominciamo dai frutti pendenti: eccoli qua, quelli di uno degli esemplari di via Trincea dei Razzi, dove vivono i più grandi esemplari cittadini.
 
Le grosse capsule si mostrano orgogliose, grandi, lisce e chiuse, in attesa dell'esplosione di inizio estate, che consentirà loro di spargere i semini avvolti dalla lanugine (post del 28/6/11).

Ricordo al riguardo che questo splendido albero ha fra gli altri il nome di Falso Kapok, essendo imparentato con il vero Kapok, la Ceiba pentandra, il cui cotone è utilizzato per produzioni di cuscini e sacchi a pelo. 

E passiamo alla seconda bellezza invernale, cioè le spine; non che non ci siano anche d'estate, ma è d'inverno, quando l'albero è nudo, che il loro fascino raggiunge il massimo.


E per apprezzare al meglio le spine suggerisco di ammirare l'esemplare solitario fra via Darwin e via Baccelli (post del 8/3/18), che secondo me è, dato anche il contesto, l'esemplare più bello della città.

Lo vedete qui a destra: è carico di spine, sul tronco e sui rami, che appaiono di un bel colore verde; purtroppo gli manca l'altra peculiarità dell'ingrossamento alla base (da cui i nomi comuni di Albero bottiglia e Palo borracho), forse perché è stato abituato da piccolo ad avere molta acqua, e quindi non ha avuto bisogno di costituire la riserva nel tronco.

Insomma, oggi abbiamo fatto un altro breve ed ennesimo viaggetto nel mondo di questa specie, da me prediletta; ma non sono certo il solo ad apprezzarla, se è vero che la Chorisia è addirittura venerata nell'isola di Cuba (post del 28/11/16)!  
 
  


sabato 5 marzo 2022

La piccola Magnolia, una fioritura che non si può ignorare

 Non si può fare finta di niente, anche se si è distratti, o concentrati su qualche problema: se si incontra una Magnolia soulangeana in questo periodo, il nostro sguardo e la nostra mente si volgono verso il meraviglioso spettacolo offerto dalla sua fioritura.


Eccolo qui un particolare di quello spettacolo, offerto dall'esemplare di via Baccelli, che vi ho già presentato (post del 28/3/11  e del 22/2/14).

Grandi fiori dai petali carnosi, simili a tulipani, che vengono prodotti in abbondante quantità da febbraio a tutto marzo. Il peso dei petali, unito al nostro vento, determina il veloce disfacimento di questi fiori, che per fortuna sono velocemente sostituiti da altri; comunque per terra si forma un bel tappeto di petali striati di rosa all'esterno, ma rigorosamente bianchi all'interno.

Si riconosce, dalle caratteristiche citate, la parentela della M. soulangeana o di Soulange (dal nome del giardiniere parigino che ottenne l'ibridazione all'inizio del diciannovesimo secolo) con la sorella maggiore, Magnolia grandiflora, molto presente anch'essa nella zona di via Baccelli, via Fracastoro, via Cagna, la cui fioritura è però spostata più avanti di due mesi.  

La vista d'insieme di questo alberello, che vi ho presentato nel citato post del 2014, non ve la ripresento oggi, perché è disturbata da una palina telefonica che toglie una parte significativa della bellezza dell'insieme; se fossimo in un altro paese, penso che l'amministrazione comunale potrebbe pensare di spostare il palo disturbante di qualche metro, per consentire il godimento pieno di questo spettacolo; pensiero ingenuo ed utopistico, mi rendo conto.

Comunque, per non chiudere il post senza  l'immagine di una piccola Magnolia nella sua interezza,  eccovi serviti.

Si tratta di un giovane esemplare, con splendidi fiori di tonalità più carica dell'esemplare presentato, tonalità che tende al rosso.

Qui ci troviamo a Tadasuni, il medesimo paesino del post precedente dedicato ad una Quercia, nel quale avevo già segnalato la presenza di diverse specie arboree.

La fotografia è purtroppo "sporcata" dai muretti in blocchi di calcestruzzo a vista, ma la bellezza dei fiori della piccola Magnolia ci fa perdonare, sicuramente più della palina, questo "sgarbo" visivo, .

Ricordo infine che chi volesse apprezzare un albero grande di questa specie di Magnolia può organizzare una passeggiata in via Galvani, vicino ai binari del metrotram (post del 22/2/16). 


    


lunedì 28 febbraio 2022

La Quercia e il barbecue

Sembra un accostamento azzardato, quello fra un albero ed uno strumento che normalmente utilizza gli alberi, sotto forma di carbone, per funzionare al meglio. E l'accostamento certamente non migliora se consideriamo che a volte un barbecue male utilizzato può provocare incendi boschivi.

Ma tutto questo non riguarda il post odierno, che anzi vuole presentare un caso specifico di rapporto ottimale fra un determinato albero, e precisamente una Roverella, Quercus pubescens, e l'utilizzo della cottura al barbecue quale punto di forza di una offerta di ristorazione.


Ed eccoli i due attori odierni: in primo piano la splendida Roverella secolare, attualmente ancora in fase di riposo invernale, e sullo sfondo il ristorante, preceduto da un bel patio con vista privilegiata sull'albero, del quale forse gode anche dell'ombra, nei mesi estivi.

Ci troviamo a Tadasuni, un paesino dell'Oristanese nei pressi dell'invaso del Tirso, circondato da una bella campagna e da siti archeologici di estremo interesse, quali le Domus de Janas di Prunittu.

Parlando di alberi, Tadasuni oltre alla Quercia qui eternata offre altri alberi interessanti, fra i quali diversi esemplari di Lagerstroemia indica  (post del 25/7/11, fra gli altri) in ottime condizioni (contrariamente agli esemplari cagliaritani), begli esemplari di Cycas revoluta ed altri.  

Parlando invece del ristorante, il "Brasia BBQ agricolo", già dal nome dichiara la sua predilezione per il barbecue (BBQ è la abbreviazione inglese, ormai in uso anche da noi) come metodo di cottura. E, devo dire per esperienza diretta, l'uso del barbecue e la qualità delle carni utilizzate sono veramente un valore aggiunto notevole di questo ristorante, oltre alla gentilezza del personale e, naturalmente,  all'attenzione per il benessere della Roverella (che peraltro fa parte di un piccolo e ben tenuto parco pubblico).

Torniamo allora, per concludere, alla nostra Quercia, che avevo eternato anche l'anno scorso nell'ambito di un post di più ampio respiro, dedicato ai diritti delle piante (post del 10/12/21): ho detto e fotografato che l'albero è in riposo, ma non è del tutto vero. Ai suoi piedi ci sono una grande quantità di ghiande, figlie della Roverella, che si affannano, proprio in questo periodo, per radicarsi al terreno e proseguire la specie. La Natura non si ferma mai, se non è costretta a farlo dall'uomo. 
 

domenica 20 febbraio 2022

Via Porcell, ed una nuova Euforbia

 Ho voluto inserire il nome della via nel titolo di questo post, perché mi pare che via Porcell sia una bellissima via, dal punto di vista paesaggistico, che meriti di essere percorsa da parte dei passeggiatori, sia per gli splendidi panorami che offre mentre si sale verso Buoncammino, sia per i tanti spunti offerti da alberi ed arbusti che si possono osservare.

Un tempo questa via era un viale alberato storico, adornato da grandi Pini d'Aleppo, citato in libri e mostre (post del 5/8/21). Oggi purtroppo di quel viale di pini sono rimasti, a reggere il testimone di un glorioso passato, due soli esemplari; e questi due grandi alberi non so quanto ancora resisteranno, se devo valutare il trattamento al quale sono stati sottoposti durante il recente rifacimento del manto stradale asfaltato.

Comunque percorrere questa via a piedi rimane una bella esperienza, soprattutto con i tepori primaverili; e, dopo aver goduto dei panorami verso il mare, si può volgere lo sguardo più vicino, ed ammirare appunto i Pini, gli enormi Ficus retusa, ed il giardino del quale vi parlo oggi.


Ecco uno scorcio del giardino roccioso, che incontriamo a sinistra salendo, in corrispondenza dell'ampia curva che ci condurrà all'incrocio con via Fiume.

E' un giardino bello e ben curato, frutto di una buona progettazione e dedicato soprattutto ad essenze che amano il terreno roccioso. Possiamo vedere nella foto una Crassula, che si affaccia in basso a sinistra nella foto, una Palma nana, un cespuglio di Aloe arborescens e, non visibili in foto, Yucche ed altre piante succulente.


   

Ma, tornando alla foto, che cosa è l'arbusto fiorito sullo sfondo? Zoomiamo allora sull'immagine, e lo vediamo troneggiare sul muro a secco che delimita il giardino: credo che si tratti di una Euforbia, e precisamente di una Euphorbia characias, con le grandi e vistose infiorescenze caratterizzate dal giallo vivo delle brattee che inglobano i fiorellini.

Sappiamo che le Euforbiacee sono una grande famiglia, che comprende molte specie erbacee anche infestanti: una per tutte, l'Euphorbia dendroides, comunissima nelle nostre campagne ed un tempo usata per la pesca di frodo (post del 10/3/15 , 18/3/12). Altra Euforbia piuttosto comune in città è la Euphorbia candelabrum, più volte presentata nel blog, per non dire della Euphorbia canariensis con il suo splendido ed enorme esemplare dell'Orto Botanico.

Mi fermo qui, per non annoiarvi, ma le Euforbiacee rappresentano veramente una enorme famiglia con tanti componenti degni di nota; oggi vi ho presentato un nuovo tassello, che si può facilmente ammirare in una nostra bella strada cittadina.