Oggi il cesto dei post propone...

Oggi il cesto dei post propone... Nascosti angoli verdi di città

post del 12 novembre 2012, via Caboni
post del 2 luglio 2012, via Boccaccio
post del 7 febbraio 2012, piazza Abbo
post del 31 gennaio 2012, campi sportivi ENEL
post del 7 giugno 2011, piazza Generale Basso

giovedì 2 aprile 2020

La Tamerice ai tempi del Coronavirus

Che cosa centra la Tamarix gallica, nome comune Tamerice, con il Covid 19, nome comune Coronavirus, il terribile virus che sta stravolgendo la nostra vita?
Nulla, per fortuna, non c'è nessuna attinenza fra il virus e la Tamerice, e più in generale fra il virus e le piante; se un legame vogliamo trovare, è di opposizione, nel senso che aprile è il mese della rinascita arborea e delle fioriture primaverili, mentre aprile 2020 verrà ricordato come mese della morte di tanti esseri umani e del gravissimo stress al quale è sottoposta l'intera società, a livello mondiale.

Intanto gli alberi fioriscono, e naturalmente anche quelli cagliaritani, portando un po' di risarcimento alle pene di questo periodo;  ma ogni fioritura può essere attualmente goduta, in costanza dello stretto confinamento al quale siamo tenuti,  solo da chi ha la ventura di avere alberi fioriti vicino a casa, da ammirare in occasione delle brevi camminate consentite o, per i più fortunati, anche dalla finestra.

Fatte queste elucubrazioni, che vi prometto di non riproporre nei prossimi post, ho pensato, essendo anch'io ovviamente confinato a casa e non potendo dunque andare a caccia di nuovi spunti, di recuperare dal grande cesto dei post qualche pianta trattata nell'aprile degli anni scorsi durante il suo periodo di fioritura, e riproporvi fotografie e posizionamento cittadino; in questo modo chi si troverà quella pianta, o un'altra della stessa specie, nel raggio d'azione della sua sgambata giornaliera, potrà riconoscerla ed ammirarla; per gli altri si tratterà, spero, di una piccola carrellata di ripasso.

Ecco allora una delle Tamerici che vivono davanti al palazzo della Regione, in viale Trento, fotografata nell'aprile del 2011; un vero e proprio albero, con molti decenni di vita alle spalle, così come le sorelle che le stanno attorno.

Ricordo che le Tamerici hanno caratteristiche assolutamente peculiari, con le foglioline squamiformi protette dalla perdita d'acqua e ghiandole che consentono di essudare il sale, caratteristiche che giustificano la loro vita in condizioni molto difficili per le piante, quali quelle delle nostre coste sabbiose.




Tornando agli esemplari cagliaritani "in cattività",  questa è una splendida fioritura rosa di aprile 2014 di una Tamerice del parco di Monte Claro (attualmente chiuso, mi dispiace), che vi ripresento per evidenziare l'alternativa della fioritura rosa.







E l'immagine di questo splendido alberello fiorito, di un rosa diverso dal precedente, è dell'aprile 2015; l'alberello si trova all'interno del circolo bocciofilo di via Darwin, e spero che sia sopravvissuto al disgraziato incendio del settembre 2019.





Questo è il filare di Tamerici della via del Sale, all'interno del parco delle Saline, ripreso e postato in edizione invernale nel gennaio di quest'anno; spero che almeno gli abitanti di Medau Su Cramu se lo possano godere fiorito in questo periodo.

Ricordo infine i tanti esemplari di Tamerice nello spartitraffico della via Lungo Saline, al Poetto, alternati a Lagunarie ed Oleandri.





                                                                                                                               












venerdì 27 marzo 2020

Vecchi tronchi di Carrubo

Il Carrubo, Ceratonia siliqua, è una vecchia conoscenza del blog, dato che lo ho presentato ormai nel lontano 2010 (post 2/12/10), e l'aggettivo splendido che gli avevo attribuito dichiarava già da allora il mio apprezzamento per questo albero.

Un albero sempreverde originario del bacino del mediterraneo orientale, coltivato da 4000 anni, endemico nella nostra isola e ben presente anche in città, dove abbiamo molti esemplari notevoli e caratterizzanti, a cominciare dal campione di piazza Garibaldi.

Una pianta piena di pregi, il Carrubo: ne abbiamo parlato più volte, e fra i pregi spicca la bellezza del tronco, che negli esemplari più anziani si presenta spesso in forma di tortiglione, fortemente avvitato su se stesso (post del 11/3/12).





Allora, approfittando del recente alleggerimento delle chiome effettuato per proteggerli dai topi e dai danni da loro provocati (post del 9/4/16), possiamo apprezzare al meglio gli esemplari di piazza Islanda, che oramai si possono definire anziani, alcuni dei quali presentano la caratteristica dell'avvitamento.

Questo è l'esemplare che guarda via Stoccolma, forse il più grande, amico di generazioni di studenti delle vicine scuole.
 









Facendo il giro della piazza, ecco altri due Carrubi che fanno a gara a chi si attorciglia meglio su se stesso.

Se facciamo il confronto fra questi tronchi e quello del post precedente, appartenente al Pioppo che vive nella stessa piazza, possiamo notare le notevoli differenze; fra queste, certamente la tortuosità e la superficie rugosa dei Carrubi rendono più difficile, se non impossibile, il lavoro di eventuali intagliatori!


venerdì 20 marzo 2020

Vecchio Pioppo paziente e giovani studenti incisori

Oggi vi propongo un breve racconto, che ha come personaggi il vecchio Pioppo bianco di piazza Islanda, a Genneruxi, ed un numero imprecisato di studenti delle adiacenti scuole medie. Questi ultimi, nel corso di diversi anni, hanno pensato bene di incidere il loro pensiero sulla corteccia chiara del tronco, confidando sulla pazienza del vecchio albero e sulla pochezza del danno arrecato.



Eccoli qui i segni lasciati dagli studenti/studentesse: si va dagli apprezzamenti fisici, Luca BONO, Riccardo BONO, ai segni di disprezzo, tipo Aldo gay, e via con simili basiche espressioni del pensiero.

E gli anni sono passati, il Pioppo è cresciuto e questi segni si trovano oggi a qualche metro di altezza. Inoltre il Pioppo ha messo in atto anche una forma di difesa passiva dalle scritte, sviluppando una corteccia basale scura e rugosa, in pratica non utilizzabile per le incisioni.




La foto primaverile qui a destra (di alcuni anni fa), consente di apprezzare la dimensione dell'albero e di riconoscere la corteccia scura alla base del tronco fino a circa 1,5 metri di altezza.

Insomma il vecchio Pioppo sembra aver perdonato i ragazzini per le loro incisioni, dato che ha provveduto a conservarle portandole in alto,  ma ha nel contempo provveduto a proteggere meglio il suo tronco ad altezza di braccio umano e coltellino.

martedì 17 marzo 2020

La fioritura del Biancospino

Il Biancospino, Crataegus monogyna, è un arbusto spontaneo molto comune nelle nostre campagne, ed invece piuttosto raro in città, per motivi poco comprensibili date le sue molteplici virtù non solo estetiche.

Ho presentato questo arbusto molti anni fa (post del 13/4/11), nel periodo di  piena, splendida fioritura,  e poi lo ho riproposto per vantare la bellezza dei piccoli pomi rossi, che allietano la vista durante il periodo autunno-inverno (post del 27/1/14  e del 15/10/15).

Mi accorgo che, a conferma di quanto dicevo sulla sua rarità cittadina, ho sempre fotografato le stesse piante, cioè quelle al confine della scuola materna di Genneruxi, lungo i binari del metrotram.

   
Ed anche la foto di oggi, che certifica l'inizio della fioritura precoce di quest'anno, in presenza di un piccolo frutto rosso dell'anno scorso, appartiene ad uno di quegli arbusti.

C'è da chiedersi se la presenza di ramoscelli spinosi (le brocche care al poeta Pascoli ed al suo Valentino) sia ragione sufficiente per non far apprezzare questo arbusto e la sua delicatissima ed abbondante fioritura bianca.

E, come dicevamo, non è solo la fioritura ad essere apprezzabile, ma anche la fruttificazione, la robustezza di questa pianta, il fatto che costituisca rifugio molto amato dagli uccellini, le notevoli virtù medicinali.

Come se non bastasse, il Biancospino costituisce un ottimo portainnesto per alberi da frutto della sua stessa famiglia, quella delle Rosaceae, per cui dalla sua robustezza possono derivare anche mele e pere.

Insomma un arbusto di grande interesse il Biancospino, che ci piacerebbe vedere di più in giro.

mercoledì 11 marzo 2020

La nostra Peonia, Arrosa de monti

Oggi andiamo nelle splendide zone interne della Sardegna, per ammirare una gemma della flora nostrana: la Peonia, Paeonia morisii.

E' una pianta piuttosto famosa, di cui siamo orgogliosi, ma anche abbastanza rara ed endemica solo in limitate zone montuose. Fiorisce in aprile, ma quest'anno, come tante altre specie, ha deciso di anticipare.


Ecco un fiore che sboccia , in una foto che ho rubato all'amico Renato, grande camminatore delle nostre campagne.

Questa piantina è stata fotografata nelle campagne di Gairo Taquisara, appunto un tacco calcareo di Ogliastra con meravigliosi e scenografici sentieri, spesso con vista su Perda Liana.





E proprio nella zona di Perda Liana, ma diversi anni fa, avevo fotografato questo esemplare, ancora fiorito nei primi giorni di maggio.

Come si vede, i fiori delle due piante in foto hanno colori piuttosto diversi, uno porpora e l'altro rosa chiaro, come da caratteristica tipica di questa pianta.

La nostra Peonia era in passato utilizzata come pianta medicinale (anche se i semi sono tossici) e con poteri magici, dato che poteva tenere lontani spiriti e demoni.

Insomma, come dicevamo, una pianta che oltre che bella ci rende orgogliosi di averla fra le nostre montagne.

sabato 7 marzo 2020

La Crassula in fiore

Oggi vi presento una pianta succulenta, o grassa come si usa dire per l'aspetto che normalmente hanno le foglie di queste piante. Il termine più preciso di succulenta si riferisce invece alla capacità di trattenere i liquidi, per utilizzarli poi alla bisogna, soprattutto nelle zone aride.

Le piante succulente sono poco trattate nel blog, perché rappresentano un mondo particolare che richiede competenze specifiche, che io non ho: però non ho mancato di presentarvi piante comuni da noi, come l'Agave americana, o particolarmente interessanti, come l'Agave attenuata, la Beaucarnea recurvata o anche il Pachipodium lamerei.

Quella di oggi appartiene al gruppo delle succulente comuni, e probabilmente non l'avrei neppure notata se non mi fossi imbattuto in un grande arbusto fiorito, che vedete a fianco.

Si tratta di una Crassula ovata, nota con il nome comune di Albero di giada, che ho incontrato nel parco CIPLA, quello di via Dei Donoratico (post del 30/9/11), la cui parte anteriore ha preso recentemente il nome di parco Lions (post del 12/3/18).

Non è un parco molto frequentato ma ha degli scorci gradevoli, qualche notevole pianta di alto fusto (Ficus retusa, Cipressi, Fitolacca...) e poi consente simpatici incontri, come quello odierno della Crassula.


La Crassula ovata ha una gradevole ed abbondante fioritura, tanti fiorellini bianco-rosa stellati riuniti in infiorescenze, come si vede nel primo piano a destra.

Questa pianta succulenta è molto resistente e si accontenta veramente di poco; questo però significa che spesso viene posizionata in vaso in luoghi oggettivamente difficili, come gli androni dei palazzi senza alcuna luce, ed abbandonata a se stessa o maltrattata, tanto da finire per vivacchiare brutta e malata ed essere vissuta come pianta di scarto.

Bene, adesso sappiamo che non sempre è così, può essere una pianta gradevole e dare delle buone soddisfazioni estetiche, pur rimanendo una pianta rustica e di poche pretese. 

martedì 3 marzo 2020

Che simpatico il Pungitopo!

In questi giorni i topi sono stati sulla bocca di tutti, citati quasi sempre a sproposito.  Io li richiamo invece in maniera appropriata, per lo meno per la missione del blog, come componente del nome comune del Ruscus aculeatus, detto appunto Pungitopo per l'antico uso di circondare con i loro steli i recipienti contenenti le provviste alimentari, al fine di dissuadere dall'assalto con gli apici acuminati i topi .

Oggi i fusti eretti del Pungitopo sono utilizzati come pianta ornamentale, o come fiori recisi come decoro, soprattutto durante il periodo natalizio. E' infatti in questo periodo che maturano le bacche, sferiche e rosse, di grande effetto estetico.


Ecco una bacca che si affaccia fra le foglie di questo esemplare, ripreso in campagna nella zona del lago Omodeo.

A prescindere dalla valenza estetica, il Ruscus aculeatus
possiede caratteristiche piuttosto curiose, che vale la pena di citare. Infatti quelle che appaiono foglie spinose sono in realtà fusti modificati, detti cladodi, che svolgono la funzione clorofilliana, simili in questo alle pale del Fico d'India.

Inoltre il fiore prima, la bacca poi, nascono in mezzo alla simil-foglia, e sembrano perle rosse miracolosamente cadute e trattenute al centro della foglia.

Insomma, ulteriori elementi di fascino che ci spingono ad utilizzare i Pungitopo per realizzare decorazioni in vaso; va ricordato al riguardo, per correttezza, che l'arbusto spontaneo è specie arborea protetta, e non deve essere estirpato dal sottobosco nel quale cresce.

mercoledì 26 febbraio 2020

La pineta di Su Siccu, ridotta nel numero e rinata nella qualità

Ho fatto di recente una passeggiata a Su Siccu,  percorso pedonale sistemato non tanti anni fa ma  ormai un classico per i cagliaritani, compreso fra il molo di Bonaria ed il molo Ichnusa.

Un percorso veramente piacevole, che consente di apprezzare una volta di più la bellezza del nostro mare, in una zona un tempo molto degradata ed oggi pienamente recuperata. Ma io ho apprezzato non solo il mare ma anche la pineta, che si estende da via Caboto fino al liceo Alberti.

Qui il recupero è stato veramente eclatante, almeno per i cagliaritani un po' "datati" come me, che ricordano lo stato pietoso nel quale versava la pineta, sporca, con il terreno duro come la pietra,  gli alberi rinsecchiti  pronti per l'eliminazione e, non da ultimo, una fama di frequentazione non certo positiva.

Io stesso, agli albori del blog (post del 10/12/10), dichiaravo smantellato l'insediamento di Pinus pinea di viale Colombo, dopo decenni di "sopravvivenza stentata e malaticcia".


Bene, oggi ho il piacere di smentire completamente le mie asserzioni di 10 anni fa, e segnalare che i Pini sono in ottime condizioni, compatibilmente con la posizione e la vicinanza del traffico automobilistico.

La fotografia qui a fianco dà conto di quanto detto; chioma densa di colore verde carico, seccume della parte inferiore non dominante, prato decente tutto attorno. 

La riduzione del numero di esemplari, con l'eliminazione di tutti quelli in condizioni critiche, ha sicuramente contribuito alla ripresa, unitamente agli altri interventi sul terreno; va dunque dato atto alla amministrazione del verde pubblico di aver perseguito ed ottenuto la rinascita di questo sito.


E a proposito di Pini e del post del 2010, aggiungo una curiosità: in quello stesso post parlavo dell'impianto pubblico di Pinus pinea in via Verdi; lì l'esito è stato opposto rispetto a Su Siccu, dato che dopo  la caduta di un grosso esemplare (post del 9/5/13) e l'evidente pericolosità degli altri, si è proceduto all'eliminazione totale di quell'impianto, sostituito con alberi di arance, Citrus aurantium. 

venerdì 21 febbraio 2020

I ricchi ed i poveri, fra inverno e primavera

Nessuna preoccupazione, non sono cascami del recente Festival di Sanremo quelli che mi animano oggi, ma il confronto fra due fioriture, una tipicamente invernale, l'altra che anticipa la primavera.

Cominciamo dai fiori ricchi, quelli delle Camelie. Un genere di piante arbustive che comprende moltissime specie, caratterizzate da fiori bellissimi e ricchi di petali dai colori sgargianti, di grande effetto.  Un fiore ricco anche perché citato in letteratura, addirittura già dal titolo del romanzo di Dumas "La signora delle camelie".

Eccolo qua il fiore ricco: si tratta di una particolare specie di Camelia, la Camelia sasanqua che, oltre a produrre fiori belli come le tante sorelle, ha la peculiarità di fiorire d'inverno.

Infatti l'unica altra volta in cui ho citato questa fioritura eravamo, come adesso, in febbraio, e la fioritura era quasi alla fine (post del 22/2/13).

Leggo che la coltivazione di questa Camelia è piuttosto difficile, ma l'arbusto che ho fotografato si trova nei giardini Sgaravatti sulla statale per Pula, luogo che è garanzia del saper fare nel campo della coltivazione di piante e fiori per arredare giardini.
Saper fare e saper proporre, dato che anche una passeggiata solo per guardare è un piacere per gli occhi.

Non aggiungo altro sulle camelie perché non è il mio campo, ma naturalmente Internet è ricco di informazioni, per chi volesse approfondire.


E i fiori poveri?  Beh, per quelli non abbiamo bisogno di andare in vivaio, ma ci basta affacciarci in qualsiasi ambiente di campagna: parliamo dell'Asfodelo,  Asphodelus ramosus, comunissimo arbusto primaverile. Lo ho definito povero perché è una pianta erbacea spontanea, che predilige luoghi degradati, ai margini dei boschi o delle coltivazioni.

Quest'anno, forse a causa dei cambiamenti climatici in corso, la sua fioritura è in netto anticipo; pensate che i precedenti post in cui ho parlato di questa erbacea fiorita sono di aprile e maggio (post del 20/4/15  e del 4/5/18 ).

Invece, come vedete dalla foto ripresa nelle campagne di Pula, la sua fioritura sta già esplodendo, senza nemmeno aspettare la completa crescita dello scapo, il lungo asse fiorifero caratteristico della specie.

E proprio dalla lavorazione delle fibre dello scapo i nostri nonni, poveri di mezzi ma ricchi di manualità, producevano i tipici canestri, le corbulas, sia per uso domestico che per incrementare i miseri introiti delle lavorazioni agricole.

Quindi certamente un fiore povero, quello dell'Asfodelo, ma non privo  di fascino e delicatezza, ed anche lui citato in letteratura da più scrittori.

martedì 18 febbraio 2020

Ficus di piazza Garibaldi, di nuovo?

E' possibile che i Ficus retusa di piazza Garibaldi facciano nuovamente parlare di sé, a distanza di due anni dalla inaugurazione della piazza rinnovata, e dopo le infinite polemiche che hanno accompagnato il rinnovo?

Sì che è possibile, anzi è probabile, alla luce di quanto vediamo nella foto a sinistra.

A parte il fatto che il prato verde è completamente scomparso, e questo lo si poteva mettere in conto, vediamo che il terreno ha un inquietante rigonfiamento, che non è difficile attribuire alle radici che premono.

E in effetti ci sono già delle radici affioranti, certamente non presenti quando la piazza pedonale è stata inaugurata; infine il cartello giallo che chiede attenzione per la presenza di radici superficiali.

Se è vero, come diceva Agatha Christie, che 3 indizi fanno una prova, temo che possiamo accusare i Ficus di essere colpevoli di preparare la fuga dell'apparato radicale dal recinto attuale,  per debordare sulla superficie pavimentata, con le conseguenze del caso.

Se osserviamo anche gli esiti degli interventi sperimentali di contenimento effettuati in viale Merello (post del 27/5/19), non possiamo che concludere che con i Ficus retusa  si possono vincere le battaglie (e quella di piazza Garibaldi rinnovata è una bella battaglia vinta), ma la guerra è sempre in corso.

Bisogna metterlo in conto, se si vogliono evitare interventi "cruenti" quali quelli paventati recentemente per viale Trieste, e salvaguardare il nostro amato verde.


lunedì 10 febbraio 2020

Gli affusolati Cipressi di Terramaini

Mi è venuta voglia di parlarvi di nuovo del Cipresso comune, Cupressus sempervirens, per la bellezza di alcuni esemplari che ho visto al parco di Terramaini, ma che possiamo apprezzare in tutti i parchi cittadini, oltre che naturalmente nei Cimiteri.

Parliamo solo di Parchi e Cimiteri perché solo nei grandi spazi questi alberi sanno dare il meglio di sé, non certo quando sono costretti in  anguste aiuole stradali, nelle quali soffrono e si ammalano (cancro del Cipresso), risultando alla fine brutti ed "antipatici". Se aggiungiamo che l'antipatia deriva anche dal "pregiudizio cimiteriale" (post del 4/12/10), capite che la loro bellezza può facilmente sfuggirci, e che meritano una rivalutazione.

Ecco allora un giovane esemplare del Parco, ancora molto compatto nel suo andamento colonnare, fusto dritto e ramificato fino dalla base.

E' probabilmente un esemplare coetaneo con il parco di Terramaini, quindi una ventina di anni, pochissimi per un albero che può vivere molti secoli.

Giovane e carico di vitalità, come si può dedurre dalla centinaia di galbuli sferici (le strutture riproduttive femminili) che picchiettano tutta la chioma, emanando un gradevole odore di resina.

Certo, un esemplare singolo non ha il fascino dei tanti, incolonnati ma liberi e fieri, della campagna toscana (post del 11/6/16), ma vale comunque la pena di ammirarlo; per ammirare invece esemplari anziani, che hanno perso l'andamento colonnare ma non certo il fascino, possiamo andare, superando il pregiudizio di cui sopra, al Cimitero di San Michele, dove vegetano enormi esemplari, sani e veramente notevoli (vedi post citato del 2010).


Ecco, spero di aver restituito un po' della dignità che meritano a questi nostri compagni di strada.








martedì 4 febbraio 2020

La piccola Chorisia e i suoi tanti pendagli

Come da tradizione, ogni tanto parlo della Chorisia insignis, l'albero bottiglia che rappresenta il blog come sfondo fisso e che ci accompagna con i suoi post sino dal 2010.

Il nostro bersaglio odierno è uno dei piccoli esemplari che allietano il confine dello spazio verde fra via Darwin e via Fleming, per intenderci quello del fallito tentativo di realizzare un parcheggio inerbito (post conclusivo del 16/4/15 , dopo altri precedenti).





Guardate che simpatico questo alberello, carico dei grossi pendagli a forma di pera, i frutti che contengono i semi inglobati nella lanugine bianca che si mostrerà fra qualche mese (post del 28/6/11). 




In quest'altra foto, alcuni pendagli che spiccano in primo piano sui rami completamente privi di foglie e fiori.

Ma, se guardate con attenzione, in basso si notano alcuni piccoli fiori; non sono del nostro esemplare carico di frutti, ma di quello della Chorisia a fianco. Questo è un segnale della mutevolezza del nostro clima, e degli scompensi che genera, fra gli altri, nei comportamenti dei nostri amici verdi, anche in esemplari affiancati.

venerdì 31 gennaio 2020

Scorci invernali (?) di campagna cittadina

Il punto interrogativo del titolo fa riferimento alla differenza fra come dovrebbe presentarsi la campagna in pieno inverno e come invece si presenta in questi giorni, almeno quest'anno.

Forse non c'è da rallegrarsi, dato il tema incombente dei cambiamenti climatici, ma in campagna sembra che stia esplodendo la primavera, come dimostrano le foto che vi presento. Per fortuna che alcune fioriture sono tipicamente invernali, sennò dovremmo veramente preoccuparci. Comunque ci consoliamo godendo di questa bellezza che sa offrire la nostra campagna, anche in piena città.

 


Pini d'Aleppo, Succiose (post del 25/3/11), Mandorlo in fiore, distesa di verde, primi asfodeli che addirittura tentano una fioritura (post del 4/5/18),  straccetti di nuvole di vapore che si sciolgono .



Distesa di verde, Pini, Carrubi, cespugli di Lentisco, sole mattutino.







Un Iris planifolia un po' ritardatario (post del 18/12/12), ma lo perdoniamo volentieri. 







Avete capito dove ho scattato queste foto di campagna cittadina?  Sul "cocuzzolo" della Cittadella della Salute, dove, terminati i padiglioni, la Cittadella si connette con la biblioteca provinciale della ex Villa Clara, e con il sottostante parco. A conferma che a volte basta veramente poco, anche in termini di distanza da casa, per godere la natura al meglio.

martedì 28 gennaio 2020

Ginkgo biloba, il segreto dell'immortalità

Esistono gli alberi immortali?  Sì, a leggere diverse ricerche pubblicate su riviste internazionali, che avrebbero dimostrato che, semplificando al massimo, alcune specie di alberi non sono "progettate per morire". Traggo lo spunto da un articolo pubblicato su "la Repubblica" il 23 gennaio scorso.

Una materia di grande fascino, che rende sempre attuale la scoperta di nuovi alberi plurimillenari in giro per il mondo. Naturalmente anche questi alberi scompaiono, ma per cause diverse dall'età, per esempio per crolli dovuti alla mole, alla siccità, al fulmine, come capitato non molti anni fa ad un Cipresso calvo in Florida (post del 26/1/12).

E, fra gli alberi immortali, c'è anche, anzi soprattutto, il Ginkgo biloba ,  fossile vivente e specie a noi ben nota e ben presente in città, pluritrattata nel blog.


Ecco gli esemplari di piazza Repubblica ormai completamente spogli, ma che già stanno gettando le nuove gemme; forse gli esemplari più rappresentativi della città, anche se sono dei ragazzini, con la loro ottantina di anni di età! Uno degli esemplari italiani più anziani si trova all'Orto botanico di Padova, e vanta circa 270 anni; tantissimi, ma sempre pochi, se è vero che questi alberi potrebbero tranquillamente superare i mille anni.

Ma insomma, quale è questo segreto?  Pare che il codice genetico del "procambio", una struttura di cellule fra corteccia e tronco, sia profondamente diverso da quello delle foglie, ed in questa struttura i geni dell'invecchiamento siano messi in condizione di non lavorare. Il ciclo vegetale si svolge regolarmente, seguendo le stagioni, ma la struttura del tronco e delle radici rimane sempre giovane.

Una sorta di miracolo vegetale, sperimentato sui Ginkgo ma che potrebbe riguardare anche le altre specie millenarie, quali il  Cipresso calvo (Taxodium distichum), il Ginepro californiano (Juniperus californica), le Sequoie, il Pino loricato, senza dimenticare i nostri Olivastri!





mercoledì 22 gennaio 2020

La Betulla e la signora dagli occhi azzurri

Il titolo è strano e intrigante, tanto più se lo riferiamo a quando sono accaduti i fatti, e cioè circa 5700 anni fa. Ci racconta infatti il domenicale del Sole 24 ore che una signora, vissuta appunto in quel lontano secolo, aveva deciso di farsi una gomma da masticare con un pezzo di corteccia di Betulla, Betula pendula.

Ebbene, questa gomma, trovata ai nostri giorni in un'isoletta danese ed affidata ai curiosi genetisti dell'università di Copenaghen, ha consentito di scoprire diverse cose su chi la aveva masticata. Era una donna, aveva gli occhi azzurri, ed aveva già mangiato anatra e nocciole prima di dedicarsi al dessert arboreo.

Una storia obiettivamente interessante, che consente una volta di più di confermare le cose eccezionali che si possono fare con l'analisi del DNA, addirittura partendo, come in questo caso, dai residui lasciati con la masticazione di una scorza d'albero!


E a me questa storia consente anche di presentarvi la Betulla che, non essendo presente in Sardegna, non era stata mai trattata nel blog.

Ecco a sinistra un grande esemplare, ripreso lo scorso autunno in un parco dello Yorkshire. E' un albero molto comune nel nord Europa, con tronco diritto e sottile e corteccia bianca e liscia.

Ha un assetto pendulo e foglie a punta sottilmente seghettate, con pagina inferiore più chiara. Il suo portamento elegante la fa apprezzare in parchi e giardini, dove la troviamo spesso nel nord Italia.

Tornando alla nostra signora di diversi millenni fa ed alla sua gomma americana, leggo in un testo specializzato che la corteccia della Betulla contiene sostanze oleose disinfettanti e balsamiche.

Vuoi vedere che la signora, che secondo il DNA soffriva anche di mal di denti, sapeva già come curarsi ciucciando la corteccia dopo il suo lauto pasto, altro che noi moderni con i nostri dentifrici e collutori!