Oggi il cesto dei post propone...

Oggi il cesto dei post propone... Nascosti angoli verdi di città

post del 12 novembre 2012, via Caboni
post del 2 luglio 2012, via Boccaccio
post del 7 febbraio 2012, piazza Abbo
post del 31 gennaio 2012, campi sportivi ENEL
post del 7 giugno 2011, piazza Generale Basso

sabato 14 settembre 2019

Le "uova" della Cycas

E torniamo a parlare della Cycas revoluta,  pianta assolutamente peculiare ed affascinante. Tanto più affascinante in questo periodo, quando la femmina espone le sue uova, che sono in realtà semi rossastri, ben disposti tutt'attorno alla struttura fogliare.

Ecco un esemplare fornito abbondantemente di semi, ciascuno protetto da una sorta di mandorla legnosa; i semi sono sorretti dalle false foglie che fanno sembrare l'insieme un bouquet da sposa (post 24/11/17).

La Cycas qui fotografata, molto bella, si trova nel parco Vannelli, ma a Cagliari questa pianta è piuttosto diffusa, a cominciare dalla Cittadella dei Musei (post 9/7/13).

Ricordo che queste piante sono veri e propri fossili viventi, risalenti al periodo Giurassico della storia della nostra Terra, ed hanno convissuto con Dinosauri e Rettili volanti.

Inoltre le "uova" sono conseguenza di un'altra peculiarità, quella che vede separati esemplari maschili e femminili; cioè le Cycas sono piante dioiche, cosa estremamente rara su piante così antiche, le Gymnosperme, nella gran parte delle quali una sola pianta provvede alla riproduzione.

Al fascino della Cycas partecipano naturalmente anche le foglie, pennate e lunghe anche più di un metro, che la fanno assomigliare a, e spesso confondere con, le Palme del genere Phoenix. 

sabato 7 settembre 2019

Il crollo del grande Ficus retusa

Ieri mattina, complice il forte maestrale, è crollato il maestoso Ficus retusa di via Dei Giudicati, quello di fronte alla farmacia.

Era veramente un grande albero, come si vede dalla foto sotto, tratta da Google Maps.


Si vede anche, e nettamente, la sproporzione fra la dimensione del tronco e quella della chioma, fra l'altro molto fitta.

Questo è un albero che, cresciuto libero e solo, ha potuto espandersi a dismisura come i Ficus retusa sanno fare, ne abbiamo parlato tante volte.

Perché allora, mentre in tante strade e piazze della città questi alberi vengono periodicamente contenuti, a volte anche brutalmente capitozzandoli, questo esemplare è stato lasciato intonso fino a creare una obiettiva situazione di pericolo?

Certo, è senno di poi, però io sono certo che i giardinieri avessero segnalato il pericolo della sproporzione chioma-tronco. E per fortuna che non ci sono stati danni più gravi di quelli alle auto e del grande spavento di chi era dentro!


Ed ecco la situazione stamattina, il Ficus ridotto a ceppaia.

Dalle fotografie fatte subito dopo il crollo (reperibili su Internet assieme a video), si vede che l'albero si è spezzato aprendosi a livello delle branche principali, per cui non poteva essere nemmeno parzialmente salvato; bisogna ringraziare per la prontezza e la bravura dei Vigili del Fuoco e di chi altro ha contribuito allo sgombero immediato.

Però, ribadisco, resta il rammarico di questo grande spazio privato di un grande albero che, se trattato in termini di manutenzione preventiva, avrebbe potuto offrire ombra e vista gradevole ancora per tanti anni.

giovedì 5 settembre 2019

Bella piazza, anche grazie alle peculiarità di un albero

Parliamo di piazza Ravot e dei suoi alberi, con particolare riferimento ad uno di loro.

Prima di tutto, per evitare possibili fraintendimenti (e dove cavolo si trova questa piazza?), vi mostro una fotografia che evidenzia l'albero del titolo e ciò che gli sta attorno: per chi non l'avesse ancora riconosciuta, siamo in piazza Costituzione, o meglio nella sua propaggine che oggi si chiama piazza Ravot, appunto.

Qui, in un quadretto di serenità della mattina domenicale, si staglia il nostro albero odierno, vecchio e maestoso esemplare di Ficus elastica.

E quante storie, direte voi, abbiamo decine di esemplari di Ficus elastica in città, a cominciare da quello di Largo Gennari (post del 23/7/14, ed altri) e via via in giro per la città.

E avreste ragione, se non fosse che quello di oggi è uno dei pochissimi Ficus elastica "originali" presenti in città, e forse l'unico pubblico, mentre tutti quelli che conosciamo ed ammiriamo, all'aria aperta  o nei nostri appartamenti, appartengono ad una varietà orticola (indicata come tale dal maestro Vannelli), Ficus elastica var. decora, selezionata dai botanici come pianta d'appartamento ( e poi con il nostro clima scappata di casa, vedi i relativi post).

La peculiarità mi è stata fatta notare da Bruno, che ringrazio: in effetti il nostro albero odierno è abbastanza diverso dalla varietà decora, sia come dimensione delle foglie, molto più piccole e senza la colorazione rossa delle guaine, sia per l'aspetto della chioma, più alta e meno compatta, sia infine perché questo è parzialmente spogliante.

Insomma, un albero senz'altro peculiare, che merita una visita, dato anche il gradevole contesto di suoi cugini Ficus retusa, uno dei quali ha avuto anche l'onore di essere vestito da albero natalizio dei desideri alcuni anni fa (post del 14/12/16).

Direi che anche l'albero odierno possa essere definito una mascotte cittadina, attributo che ho recentemente assegnato al Carrubo  di piazza Garibaldi e ad altri più indietro nel tempo, senza nulla togliere alla mascotte cagliaritana per antonomasia, il Ficus magnolioides della Darsena! 

giovedì 29 agosto 2019

Il veleno della CO2 ed il ruolo delle piante

Voglio entrare anch'io sul tema dell'innalzamento della temperatura del pianeta, portato prepotentemente in primo piano dagli incendi della foresta amazzonica, e sul possibile ruolo delle piante.

Non ho né la competenza né la statura per parlare in prima persona del problema, per cui riporterò alcuni concetti significativi tratti da un articolo di Stefano Mancuso, professore e scienziato di fama mondiale, nonché pluripremiato scrittore e divulgatore sul tema delle piante. L'articolo è stato pubblicato il 27 agosto sul giornale "la Repubblica".


Descrizione del problema
 "
L'uso dei combustibili fossili e la deforestazione, dall'inizio della rivoluzione industriale ad oggi, hanno aumentato in maniera drammatica la concentrazione di CO2 nell'atmosfera.

La CO2 è la principale responsabile dell'effetto serra, e quindi dell'innalzamento della temperatura del pianeta e dei conseguenti enormi problemi che oggi lo affliggono.

I principali tentativi effettuati a livello mondiale per ridurre le emissioni (risoluzione ONU del 1988, Convenzioni internazionali varie, protocollo di Kyoto del 1997, accordo di Parigi 2015), sono ben lontani dall'aver prodotto i risultati sperati.

"




Vi propongo un break, come nota di speranza e di buon auspicio.

Ecco a sinistra la fotografia di una nostra mascotte verde, che si mostra a tutti e da tutti può essere goduta: il Carrubo della piazza Garibaldi pedonalizzata che, oltre ad offrirci la sua bellezza, con la fotosintesi assorbe la sua piccola quantità di CO2 dall'atmosfera.







Soluzione proposta

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Bloccare ogni ulteriore deforestazione, assumendo come presupposto che il taglio delle foreste non è compatibile con la sopravvivenza della specie umana; trattare conseguentemente la deforestazione come un crimine contro l'umanità.

Le piante, e solo loro visti i risultati dei tentativi precedenti, sono in grado di riportare la concentrazione di CO2 a livelli inoffensivi.

Alberi dovrebbero coprire ogni angolo del pianeta forestabile ma anche, e soprattutto, le nostre città. 

Le nostre città, a prescindere dai luoghi deputati (parchi, giardini, viali, aiuole ...), dovrebbero essere ricoperte di piante, secondo una semplice regola: dovunque sia possibile far vivere una pianta, quella pianta ci deve essere.

Costi irrilevanti rispetto a qualunque altra possibilità, ma impatto enorme sull'assorbimento di CO2.

" 


Utopia? Forse, ma il progresso non è, almeno in parte, la realizzazione dell'Utopia? 


  

domenica 25 agosto 2019

Schefflera, la flessibilità fatta arbusto

Oggi, adattando un modo di dire normalmente riferito agli umani, voglio vantare una caratteristica saliente della Schefflera arboricola, arbusto pluritrattato dal blog e molto presente nelle nostre case, nei nostri terrazzi e nei nostri giardini.

Ed in un giardino condominiale si trova l'arbustone, il più grande che io conosca in città, che vi presento qui a sinistra, e che mi ha spinto a scrivere questo post.

Siamo in via Pacioli, strada semisconosciuta ma che incrociamo spessissimo, ogni volta che percorriamo il primo tratto di viale Marconi verso Quartu.

Una bellissima pianta, enorme per la specie ed in ottima salute, tanto che  ha anche i frutti (vedi anche post del 17/12/15 e  del 15/7/18 ).

Ebbene, questo esemplare possiamo confrontarlo con la piantina da 50 centimetri di altezza che abbiamo in casa o magari in ufficio, per renderci conto della adattabilità, o appunto flessibilità, di questo arbusto.


La Schefflera arboricola è, secondo una definizione da me utilizzata già nel 2011 (post 3/4/11) e tante volte ripresa, una pianta "scappata di casa" ma, contrariamente ad altre specie, non ha mai rinnegato la vita d'appartamento, dove continua a trovarsi bene ed a dare soddisfazione, con la sua bella foglia composta da sette o più foglioline ovali e la elevata rusticità.

Ma si trova benissimo naturalmente in terrazzo, anche se a volte viene attaccata dalla malefica cocciniglia; e infine, se trova il posto adatto, si trova splendidamente all'esterno dove, come certificato, fruttifica e cresce a dismisura: più flessibile di così!

 


martedì 20 agosto 2019

Il buffo palloncino arancione

Vi presento oggi una piantina molto interessante, che ho avuto il piacere di incontrare nel nostro Orto Botanico, nella zona dedicata alle piante officinali.  E la ho incontrata nel suo momento migliore, quello in cui attira lo sguardo anche del visitatore più distratto: quando espone i calici, rigonfi e di colore arancio, che proteggono i frutti .

Eccoli qua, nella piantina dell'Orto Botanico, i palloncini appesi all'ascella delle foglie della Physalis alkekengi; i palloncini proteggono la maturazione  delle bacche, commestibili e pare molto gustose, oltre che ricche di effetti benefici.

Purtroppo questa bella piantina, e il suo frutto,  non mi risulta che abbiano un nome comune più facile di alchechengi; e pensare che parliamo di una Solanacea, cioè della famiglia a cui appartengono la patata, la melanzana, il peperone! 


C'è da dire peraltro che le Solanacee riservano anche altre sorprese, come per esempio il Pomo di Sodoma con i suoi pomodorini gialli (post del 12/3/15), o la Datura con le sue trombette (post del 21/10/17): la fantasia della Natura sembra che si sia veramente scatenata con queste sue creazioni!   


venerdì 16 agosto 2019

Immagini del viale Buoncammino

Riprendo il titolo del post precedente per dedicare due istantanee al viale Buoncammino, una di curiosità e l'altra di critica.


La curiosità deriva dal tappeto dei piccoli frutti, siconi peduncolati, che il Ficus magnolioides di piazza Cannas ha perduto, cedendo alla furia del maestrale dell'altra sera.



La critica riguarda invece la brusca interruzione del filare di Bagolari che corre lungo il tratto più ampio del viale, rifatto non molti anni fa (post del 8/7/15); qui il Bagolaro è spoglio e probabilmente morto, come si vede dalla foto, mentre la sua aiuola è stata occupata e soffocata dalle canne, naturalmente accompagnate dall'Ailanto.

Perché si è lasciato che questo accadesse, senza intervenire ai primi segnali? Fra l'altro, se il problema è dovuto ad infiltrazioni d'acqua, come sembra, le conseguenze potrebbero essere più gravi di quanto appaiano.

Insomma, non possiamo che ripetere la solita massima: non basta fare, bisogna anche mantenere quanto fatto! 

lunedì 12 agosto 2019

Immagini dell'Orto Botanico

Ogni tanto una scappata al nostro Orto Botanico ci sta proprio bene, magari quando l'alternativa è quella di inscatolarsi con altre migliaia di forzati per raggiungere il Poetto.

Poca gente, caldo non asfissiante e tanta ombra, fascino inconfondibile un po' decadente che induce al rilassamento ed alla meditazione; e poi, naturalmente, gli alberi ed il loro essere sempre diversi, se li sappiamo osservare.

Ecco il meraviglioso tronco di una Chorisia/Ceiba, che espone il suo caratteristico colore verde e la grande quantità di aculei.

Questo è un esemplare veramente alto per la media cagliaritana, come si può notare dalla prospettiva dell'immagine.




E, a proposito di tronco, che cosa ne dite di questo? Appartiene al maestoso esemplare di Taxodium disticum, il Cipresso calvo che troneggia alla fine del percorso interno principale. Un vero gioiello, una rarità per la nostra città, così come il suo fratellino di Monte Urpinu (post del 30/9/15 ed altri).

Si trova adesso nella fase più bella per il fogliame verde chiaro, con i minuscoli aghi piatti inseriti fitti fitti nelle foglie composte ed i frutti, piccoli galbuli sferici, che si cominciano a notare in questi giorni.




E poiché non voglio caratterizzare il post con sole immagini di tronchi, per quanto interessanti, chiudiamo veramente in bellezza con l'esplosione giallo rosa di un fiore di Nelumbo nucifera, il notissimo Fior di Loto.

Vi rimando anche al confronto con post precedenti (post 12/7/14, 17/6/1714/8/15), che ci consentono di confermare il fascino di uno spettacolo sempre uguale e sempre diverso, da un anno all'altro e da un mese all'altro, di piante e fiori.

E voglio concludere con una considerazione di carattere generale, tornando al concetto iniziale del fascino decadente: certo questo fascino è tipico degli Orti Botanici e non va certo disperso, ma l'inserimento di qualche seduta più comoda o di un piccolo punto di ristoro ad uso turistico, forse.... 

giovedì 8 agosto 2019

Indovinello su uno scorcio verde


No, non vi chiedo dove è scattata la foto, perché credo che l'abbiate individuato: siamo in viale Regina Elena, un bello scorcio di verde in primo piano e la città sottostante, con sullo sfondo il profilo della Sella del Diavolo, parzialmente nascosto da una foglia.

Vi chiedo invece, scimmiottando quanto proposto in questo periodo dai settimanali da spiaggia: quale pianta, o parte di pianta, non è presente nella fotografia fra tutte quelle che vi nomino? 

Eccoci: Pinus halepensis, Schinus molle, Fitolacca dioica, Quercus ilex, Dracaena draco, Ailanthus altissima, Maclura pomifera.

Scoperto l'intruso? Spero di sì, comunque si tratta della Quercia, che nella foto non è assolutamente presente, mentre le altre ci sono tutte, a conferma della bella varietà arborea che possiamo vantare nella nostra città.

sabato 3 agosto 2019

I figli del super prolifico Ailanto

Ne abbiamo parlato più e più volte dell'Ailanto, Ailanthus altissima, dato che è una delle piante infestanti più comuni in città; e ne abbiamo parlato soprattutto male, date le sue enormi capacità di appropriarsi del territorio, soffocando tutto quello che gli sta attorno.

L'antipatia che suscita questa pianta, soprattutto quando non si riesce a contenerla a dovere, è tale che si finisce per rallegrarsi quando è costretta a soccombere all'invadenza altrui (post del 2/7/19); purtroppo la sua invadenza è quasi sempre vincente, e quando si installa in un terreno è molto difficile eliminarla completamente (cito p.es. il post del 17/6/15). 

Questo non significa che non possa essere affascinante, con esemplari isolati che in questo periodo si riempiono di samare, riunite in grappoli di centinaia di semi (post del 4/7/11); affascinante certo, se non si considera che quelle centinaia di samare, moltiplicate per le centinaia di grappoli presenti su una pianta grande, daranno luogo facilmente a migliaia di nuovi alberelli, pronti ad installarsi ovunque, compresi spigoli sbrecciati di muri o marciapiedi, o vasi di casa nostra.


Ecco un esempio di "prole" del super prolifico Ailanto; qui siamo in zona di Su Siccu, nella zona del sottopasso di viale Ferrara.

E' un albero qualsiasi, fra i mille che avrei potuto proporre;  la zona è piuttosto trascurata e sporca, fra l'altro utilizzata dagli umani incivili come deposito di immondizia, e forse non è casuale che gli Ailanti siano qui presenti in grande quantità.
 

mercoledì 31 luglio 2019

Un altro maledetto insetto nemico delle piante

Non bastavano i tanti nemici, esseri umani compresi, che già maltrattano ed uccidono gli alberi: ora si aggiunge un nuovo maledetto coleottero, a fare compagnia al mai abbastanza vituperato Punteruolo rosso, pluritrattato nel blog (p.es. post 11/2/13). 

Solo che qui non si tratta di Palme, ma di Pini, con l'elemento peggiorativo che mentre il punteruolo predilige una sola specie di Palma (Phoenix canariensis), il nuovo coleottero, Tomicus destruens, non disdegna alcuna specie di Pino per compiere la sua opera distruttrice; sembra però prediligere le pinete litoranee, e questo peggiora ulteriormente le cose.

L'attacco si compie abbastanza in fretta, sembra che nell'arco di un anno un grande Pino sano possa essere portato a morte.

L'unico rimedio efficace pare essere l'utilizzo di esche, costituite da pezzi di tronco che fungono da attrazione per gli insetti; quando le esche, distribuite ai piedi della pineta, si riempiono di insetti, devono essere rimosse e bruciate. Per chi volesse saperne di più, vi rimando ad un interessante articolo del nostro Corpo Forestale, qui 

Aggiungo  che è coinvolta anche la pineta di Santa Margherita, in alcuni tratti della quale un recente sopralluogo del prof. Bacchetta, responsabile del nostro Orto Botanico, ha individuato diversi focolai.

Speriamo che si voglia e si possa intervenire per tempo e con le forze necessarie per impedire un altro scempio al nostro patrimonio arboreo.

sabato 27 luglio 2019

Due nuovi Platani, che bella scoperta!

Definire una bella scoperta quella di due nuovi esemplari di Platano farebbe sorridere un cittadino di qualsiasi città del nord Italia, per non dire europea: ma come, direbbe costui, siamo pieni di Platani che ornano, a centinaia, le nostre strade, parchi e boulevard, ed inondano i marciapiedi delle loro belle foglie morte durante l'autunno, e tu parli di scoperta per due "miseri" nuovi esemplari?

Sì, insisto io, perché a Cagliari il Platano è raro, molto raro: un esemplare a Genneruxi (post del 22/10/18), qualcuno in spazi privati (post del 26/12/10), un peculiare gruppetto a Pirri (post del 17/5/13), e pochi altri.

Quindi è proprio una bella scoperta quella che ho fatto, su segnalazione di Paolo che ringrazio,  dei due begli esemplari che vivono presso l'edificio Sali Scelti del Parco Regionale Molentargius Saline.

Ecco il primo esemplare, che troneggia nel giardinetto di fronte all'Infopoint; elegante, e certamente grande per il nostro metro di misura, anche se è un nano rispetto a tanti fratelli fuori dalla Sardegna (per esempio, cito l'esemplare parigino di cui al post del 20/5/14).

 
E questo è il secondo, nello spiazzo posteriore dove è la sede della Stazione Forestale; forse un po' più piccolo e tondeggiante, ma anch'esso sano e bello.


Preciso comunque che all'interno della nostra Isola i Platani non sono poi così rari, e molti paesi in quota ne sono dotati; per esempio ricordo lo splendido scheletro che ho presentato anni fa, all'ingresso del parco di Laconi (post del 5/3/12).




A sinistra, la elegante foglia palmata multilobata, molto somigliante ad una foglia di Acero e che giustifica il nome scientifico di questi alberi, Platanus acerifolia. 

Infine ricordo che il nome comune di questo albero è, pleonasticamente, Platano comune, e ci riporta a quanto dicevamo all'inizio del post.

venerdì 19 luglio 2019

Il bosco di Chorisie

Non conto più le volte che ho parlato della Chorisia insignis nel blog: l'abbiamo vista e fotografata in tutte le stagioni ed in tanti luoghi cagliaritani, ma anche all'estero, fino a Cuba (post del 28/11/16), dove la Chorisia, o Ceiba speciosa che dir si voglia,  è considerata sacra.

Allora mi sono detto, quando ho ricevuto la fotografia inviatami da Morgana, che ringrazio, ben venga una volta di più!

Eccole qui le Chorisie di Valencia che formano un boschetto. In primo piano un esemplare che rende merito al nome spagnolo di Palo borracho già citato con riferimento ad esemplari di Barcellona (post del 5/9/11), tanto per rimanere in Spagna; gli altri dietro, più piccoletti, hanno il rigonfiamento appena accennato, e sembrano quasi soldatini dietro al generale.

Ci troviamo, per la precisione, nel grande parco urbano dei Jardines del Turia appunto a Valencia, in una splendida mattinata dell'aprile scorso, e gli alberi sono ancora spogli.

Se volete vedere una immagine estiva, con gli alberi carichi di foglie, potete cercare un qualsiasi sito riferito ai citati giardini. 



La Chorisia, in conclusione, sa sempre farsi apprezzare, in ogni stagione ed in ogni luogo.

domenica 14 luglio 2019

La bellezza del Cedro

Il Cedro è un albero bello per antonomasia, sia esso del Libano, dell'Himalaya, dell'Atlante, cioè di una delle tre specie di questo genere di Pinacee.

Ovviamente l'affermazione precedente è valida nel caso di alberi sani, e questo la rende purtroppo di difficile applicazione a Cagliari, dove gli esemplari sani sono in numero modesto, dato che i Cedri non amano il nostro clima. Ho cercato comunque, nelle tante volte che vi ho presentato i Cedri cittadini, di trovare gli esemplari migliori, e vi suggerisco una ricerca nel blog se volete fare un veloce ripasso (richiamo come esempio il post del 2/7/13, relativo ad un esemplare in via Dell'Abbazia); non ho però mai nascosto che, per vedere esemplari veramente belli, bisogna attraversare il mare.


Ed è quello che faccio anche oggi, cioè attraversare il mare, presentandovi questo splendido esemplare che mi ha inviato Ilaria, che ringrazio, di un Cedro cittadino che vive in un giardinetto di Pergine Valsugana, piccola città in provincia di Trento, dove Ilaria si trovava per lavoro.

Bello, alto ed elegante, si staglia contro il tramonto, brumoso ma che pure mette in evidenza le sue possenti branche; da queste ultime mi pare di dedurre che si tratti di un Cedro del Libano, dato che le branche inferiori si dipartono dal tronco quasi orizzontali, per poi deviare verso l'alto, nel tipico assetto a candelabro (post del 23/5/12).

Che dire? Ci permettiamo un po' di invidia per il Cedro di Pergine, ma ci consoliamo pensando che i nostri tramonti, per restare alla foto, sono molto più belli e tersi dei loro!

martedì 9 luglio 2019

La pioggia dorata

Parliamo, contrariamente a quello che qualche fantasioso "birboncello" potrebbe pensare, di pioggia di fiori, che in questi giorni vede coinvolti gli esemplari di Sophora japonica, nostra vecchia conoscenza piuttosto presente in città.

Le Sofore più conosciute sono quelle di via Cugia e di via Carboni Boy, ma ne troviamo anche in piazza Repubblica, in via Fracastoro, in quasi tutti i parchi cittadini, ai Giardini Pubblici, per non dire della matriarca di Stampace  (post 1/5/18 ed altri). Insomma lo spettacolo della presenza sulla pianta e della successiva caduta delle migliaia di fiorellini bianco-gialli piacevolmente profumati, a formare tappeti circolari o passatoie, è facilmente godibile.





Ecco uno degli esemplari di piazza Repubblica, che deve ancora raggiungere il massimo della carica di fiori, nonostante abbia già cominciato a spogliarsene.













Ed ecco un particolare, con un gruppo di pannocchie  che espongono i fiorellini, la cui forza sta nel gruppo.

Colgo l'occasione per ricordare che alla fine di settembre le Sofore ci regaleranno la cascata dei baccelli appesi, piccole perle verde chiaro (post del 17/9/15


 Insomma, una pianta generosa nell'offrirci momenti di ammirazione.