Oggi il cesto dei post propone...

Oggi il cesto dei post propone... Alberi rari in città

post del 23 giugno 2011 - Aberia caffra
post del 27 settembre 2012 - Acer saccharinum
post del 11 agosto 2011 - Clerodendrum trichotomum
post del 25 gennaio 2011 - Ficus religiosa
post del 20 ottobre 2011 - Paulownia tomentosa

lunedì 21 gennaio 2019

Il Cipresso dell'Arizona a Monte Urpinu

Nella lunga storia del blog abbiamo fatto nascere, e seguito dal lontano 2010, la famiglia delle Cupressacee, composta dal Cupressus sempervirens, Cipresso comune, dal Cupressus cashmeriana,  Cipresso del Cashmere e, per completezza, dallo splendido fratellastro Taxodium disticum, Cipresso calvo.

Mentre vi rimando agli svariati post dedicati alle specie precedenti, vi voglio presentare un nuovo membro della famiglia, il Cupressus arizonica , alcuni esemplari del quale fanno bella mostra di sé nel bel giardino basso di Monte Urpinu, proprio al confine con via Garavetti.

Ecco che cosa mi ha spinto a parlarne oggi: guardate la foto sottostante.


Che cosa è? A prima vista sembra un alveare dove centinaia di api indaffarate fanno il loro mestiere, ed invece sono le strutture riproduttive maschili di un Cipresso dell'Arizona di monte Urpinu.

Queste strutture riproduttive, i coni, si preparano e rilasciare, a fine inverno, il polline (microspore), che andrà ad incontrare le macrospore contenute negli organi riproduttivi femminili (galbuli o piccole pigne tondeggianti).



Ed eccoli i Cipressi che danno luogo a questa strana, attuale "fioritura". All'apparenza sembrano del tutto normali, ma se ci avviciniamo ad osservare scopriamo i dettagli della macrofotografia di sopra.

Molto elegante la articolazione dei rametti, di colore verde perché ricoperti dalle microfoglioline a squame strettamente addossate, che assicurano la funzione clorofilliana.
Questi ramuli hanno sezione circolare e, al termine di tantissimi di loro, ecco spuntare questa sorta di cappellino conico con le spore gialle che cominciano a gonfiarsi.

Insomma possiamo concludere che anche i Cipressi, che spesso consideriamo "noiosi", poco attraenti, buoni al più per i cimiteri, belli solo se visti in filare, hanno invece molto da offrire alla nostra attenzione ed ammirazione, se solo ci soffermiamo un attimo ad osservarli. 

mercoledì 16 gennaio 2019

Altre gemme del giardino Vannelli

Questo post si congiunge idealmente a quello che chiudeva il 2018 (post del 31/12/18), dedicato ad una gemma preziosa e rara come la Mahonia; il post terminava con un auspicio per una più ampia ricognizione alle importanti piante di questo giardino, e siamo qui per soddisfare quell'auspicio.



Ecco il foliage degli Olmi, forse l'unica specie spogliante presente nel parco; sappiamo quanto possa essere bello questo albero, Ulmus minor, e mi riferisco in particolare all'esemplare di Monte Urpinu (post del 8/4/14 ed altri).

Non mi ricordo se questi del Vannelli siano altrettanto belli in versione "vestita", e per questo li controlleremo fra qualche mese; intanto ci godiamo il tappeto di foglie nelle varie sfumature di marrone.





E queste le riconoscete? sono le buffe ramificazioni a salsiccia della Dracena draco (post 11/11/14 ed altri) che vive nel parco.

Non è grandissima, dovrebbe avere una trentina d'anni se è vero che ramifica ogni 10, ma essendo ad altezza d'uomo può essere apprezzata in tutte le sue parti.





Ed ecco una grande Yucca gloriosa (o forse Yucca elephantipes) , che avevo già fotografato (post del 1/2/16) in occasione dell'apertura del giardino.




E, per concludere in bellezza, il primo piano di uno splendido fiore di Metrosideros excelsa  (post del 4/12/14 ed altri).

A questa specie arborea abbiamo dedicato diverso spazio nel blog perché è un arbusto/albero veramente interessante, robustissimo e con una fioritura strepitosa.

In realtà, l'arbusto fotografato non risiede nel giardino Vannelli ma appena all'esterno, in via Capula; mi scuserete questa piccola forzatura, ma penso che sia ampiamente giustificata dalla bellezza  di questo bouquet di stami rossi.

martedì 8 gennaio 2019

Il Grande Fratello nudo

Oggi torniamo sul luogo del misfatto, ovvero nello slargo di via Tel Aviv a Genneruxi, dove vivevano fino a qualche anno fa due splendidi esemplari di Pioppo bianco, Populus alba, un maschio ed una femmina.

Nel post nel quale li avevo eternati (post del 1/5/11) erano stati definiti i Grandi Fratelli, con riferimento scherzoso al "reality show"; poi uno è morto di morte violenta, cioè è stato abbattuto (post 4/5/14), e ne è rimasto uno solo. Temevo che anche per lui fosse arrivata la fine, invece per fortuna è tuttora vivo e vegeto, anche se attualmente in riposo invernale.

Eccolo qua a sinistra questo scheletro, il grande fratello nudo che mostra al cielo i rami spogli.

Pensate di quante migliaia di foglie si è liberato nel giro di poche settimane, da quando è arrivato un po' di freddo: e, se guardate in basso a destra, notate emblematicamente il triciclo del Comune e l'operatore che dovrà procedere, immagino per l'ennesima volta, a ramazzare foglie morte.

Certo per l'operatore non un lavoro piacevole, anche se molto migliore rispetto alla ramazza delle scorie lasciate dagli umani del sabato sera; per noi resta la bellezza dello scheletro, con i pregi ed i difetti degli alberi a foglia caduca.

A fronte dei disagi legati alla pulizia, infatti, pensiamo ai vantaggi del lasciar passare la luce quando ce ne è più bisogno, e poi schermarla quando il sole diventa troppo.

Poi consideriamo la bellezza  intrinseca dello scheletro, da me più volte evocata (p.es. post del 7/1/14) e, naturalmente, il fascino ed il mistero di come l'albero interpreta le stagioni, e ci restituisce per ciascuna un modo di apparire diverso.

Insomma, per me i pregi superano i difetti, almeno per gli alberi che si sanno spogliare, ed il Pioppo è uno di questi; lunga vita, dunque, al Grande Fratello Pioppo di via Tel Aviv!

lunedì 31 dicembre 2018

La Mahonia, gemma del Giardino Vannelli

Una passeggiata nel giardino di via Giudice Mariano, intitolato al grande botanico Vannelli, è sempre piacevole; piccolo e molto godibile, dentro la città ma con piante importanti, anziane e da ammirare una per una, questo è uno scrigno di bellezze arboree, come lo avevo definito alla sua apertura (post del 1/2/2016).

Oggi vi presento una gemma di questo scrigno, un arbusto del quale non ho mai parlato: la Mahonia x media charity, appartenente alla famiglia delle Berberidaceae.



Ha iniziato la sua fioritura invernale, una miriade di fiorellini gialli su lunghe spighe, appariscenti e molto gradevoli.

Devo dire che non sono certo del nome che vi ho proposto, che è quello di uno dei tanti ibridi realizzati per uso commerciale, ma mi sembra abbastanza rassomigliante alle caratteristiche proposte dai vivaisti.

Un arbusto assolutamente non comune in città, anzi lo definirei senz'altro raro, e per questo tanto più apprezzabile.






E l'apprezzamento non si limita ai fiori; guardate l'eleganza delle foglie composte che vediamo nella foto a destra, dotate di spine che le fanno assomigliare a quelle dell'Agrifoglio (post 8/9/2012). 

Un arbusto da ammirare, dunque, e da usare come stimolo per una ricognizione più ampia di questo giardino.


martedì 25 dicembre 2018

Panorami cagliaritani

Uno sguardo rasserenante, che guarda lontano: questo ci vuole per chi arranca dopo l'abbuffata della vigilia e/o in preparazione della abbuffata del pranzo di Natale.

Allora, con intento di aiuto alla digestione, vi propongo due immagini di panorami cagliaritani, verso ovest e verso est, ripresi quando il sole è dall'altra parte.




Qui siamo a Buoncammino, nella affascinante piazzetta Cannas, e guardiamo ad ovest verso i monti di Capoterra; con noi ammirano il panorama i fiori della Yucca gloriosa e quelli della Aloe arborescens.

Fioriture tipiche di questo periodo, che abbelliscono molte aiuole pubbliche cittadine.


E qui siamo dall'altra parte, guardando da Genneruxi verso nordest.

E' quasi notte, il sole si è buttato dall'altra parte cedendo lo scettro del cielo alla luna, ma ancora riesce ad illuminare di rosa pallido le creste dei monti di Sinnai, evidenziando i dentini dei Sette Fratelli.

Non sono riuscito ad inquadrare un albero nell'immagine, mi perdonerete, ma mi è piaciuto l'accostamento natalizio e con il solstizio d'inverno delle foto ed ho deciso di condividerlo con voi.
Auguri a tutti.

giovedì 20 dicembre 2018

Il giardino degradato dell'ospedale Binaghi

I giardini degli ospedali sono un punto dolente del verde cagliaritano, lo sappiamo: grandi spazi, all'origine belle realizzazioni verdi, un tempo fiore all'occhiello della città (Villa Clara, Santissima Trinità, ospedale Binaghi ..), progressivamente abbandonate nella gestione ed oggi spesso incolte, cariche di erbacce, impraticabili.

Ne abbiamo parlato, con qualche dettaglio, in occasione di un post dedicato ai Pini dell'ospedale Binaghi (post del 30/12/2014) e vi rimando alle considerazioni fatte in quella sede: oggi fornisco un piccolo resoconto fotografico aggiornato, a distanza di 4 anni, che dimostra l'assunto, e cioè il progressivo degrado.



Ecco una prima immagine, per fortuna abbellita dal verde del terreno, conseguenza delle piogge di quest'anno: vediamo un Cactus in primo piano, più avanti una Yucca, Pini sullo sfondo. Si nota comunque il disordine.





Altro scorcio, sulla strada per uscire: fusti di Phoenix morte, vecchi Cipressi, Pini d'Aleppo.



Ed infine, una Robinia ed in fondo un'altra pianta grassa, molto grande e forse anche piuttosto rara.
Sullo sfondo, il grande fabbricato centrale.







Insomma, un guazzabuglio di verde confuso ed intricato, con anche piante di pregio non godibili.
Il tutto inserito in un parcheggio selvaggio e soffocante di auto.

Anche l'interno lascia a desiderare per molti aspetti, che non è qui il caso di approfondire: dirò solo che quando sono salito io i due ascensori per il pubblico erano fuori uso, e nessun cartello segnalava la situazione. Le persone aspettavano inutilmente davanti alle cabine, prima di rendersi conto di dover affrontare le scale a piedi.

Ma, c'è sempre un ma anche nelle realtà degradate, e lo vediamo dalle foto sottostanti.


Nella sala di attesa del reparto di diabetologia vive un Ficus lyrata o pandurata, una bella pianta d'appartamento con grandi foglie, il cui aspetto ha dato origine al nome scientifico, per la somiglianza con lo strumento musicale dell'antica Grecia.

Fotografia brutta e controluce, ma mi interessava mettere in evidenza una cosa: qualcuno ha meritoriamente attaccato al vaso l'etichetta con il nome della pianta, che bello!






E, per riparare alla bruttura della foto precedente, ecco un'altra immagine un po' più decente del Ficus lyrata; in una sala d'aspetto di un ospedale pubblico trovare una bella pianta, curata e con l'indicazione del nome, è una cosa più unica che rara, non credete?




giovedì 13 dicembre 2018

Le Araucarie fra i palazzi

L'Araucaria excelsa  è un albero molto trattato dal blog, perché è una pianta bella ed elegante, è piuttosto comune nella nostra città, ed è rappresentato dall'albero forse più alto di Cagliari, quello di via Giardini.

Le prime Araucarie hanno fatto la loro comparsa in città già dalla fine del secolo diciannovesimo, con esemplari pubblici nei posti più significativi della città, da piazza Matteotti alla Darsena ed al Bastione di Saint Remy; esemplari che oramai non esistono più, perché morti per malattia o colpiti dai bombardamenti, come quello del Bastione. Queste Araucarie sono però rimaste nella memoria storica e nell'affetto dei cagliaritani, anche attraverso fotografie e cartoline, e così nel secondo dopoguerra molti concittadini hanno iniziato a piantare esemplari privati nei loro giardini o negli spazi condominiali.

Possiamo dire che la città si è ripresa dalla guerra, ed è cresciuta sia nel numero che nell'altezza dei palazzi, insieme alle sue Araucarie, che oggi sono presenti in posti dove non ci si aspetterebbe di trovarle.

Ecco perché oggi vi presento una breve carrellata di Araucarie costrette fra i palazzi, o quasi addossate a facciate; non sempre un bel vivere per loro, anche se molti esemplari si sono saputi adattare.




Ecco un esemplare in via Verdi, pieno centro nel quartiere di San Benedetto: la parte bassa praticamente priva di rami, resiste con il pennacchio dove può respirare e prendere luce.




A due passi dalla precedente eccone un'altra in via Verdi, molto più grande e dotata di rami e foglie, ma anch'essa priva dei rami inferiori; in questo caso i rami sono stati probabilmente tagliati per dare aria e luce al fabbricato retrostante.





E questa, poverina? Si trova in via Cattaneo, traversa di via Sarpi, e non è nemmeno troppo vicina al palazzo retrostante; probabilmente è malata. E' uno di quei casi in cui anch'io,  contrario all'abbattimento degli alberi se non come ultima istanza, prenderei in considerazione l'eliminazione.





Ma allora, tutte le Araucarie vicino ai palazzi soffrono, perdono i rami e si imbruttiscono? Assolutamente no, e ne ho già dato prova presentando alberi splendidi, magari eliminati per l'insipienza degli umani (post del 17/12/10 ), o tuttora in ottima forma, come quello di Sant'Elia (post del 31/1/18).




E ne aggiungo un altro, per concludere, qui a destra: questo si trova all'interno di un cortile in via Pessina, ed è bellissimo e tutto sano.
Ha solo deciso, per non trovarsi troppo vicino alla parete del palazzo e soffrire il caldo estivo, di piegarsi leggermente a sinistra, e proseguire poi ad andare verso il cielo.

giovedì 6 dicembre 2018

Le palline dorate al Lazzaretto

Questo post è quasi l'ideale prosecuzione di quanto scrivevo nel 2014 (post del 25/9/14), quando il Comune stava per terminare i lavori di riqualificazione dei piazzali antistanti il Lazzaretto; in quell'occasione lodavo la scelta della Melia azedarach, albero fra i miei prediletti e pluritrattato nel blog, per abbellire l'area parcheggio, e chiudevo ipotizzando il bell'effetto che avrebbero fatto le Melie nel giro di qualche anno.


Ebbene, il bell'effetto è realtà: le tante Melie oggi, spogliate delle foglie, sono cariche dei loro frutti,  e certamente abbelliscono il parcheggio.

In realtà io speravo che nel giro di 4 anni, tanti ne sono passati, questi alberi sarebbero cresciuti un poco di più, ma già così vanno bene, e costituiscono un bel colpo d'occhio.

Godiamoci dunque le drupe natalizie delle Melie, palline gialle se non proprio dorate, che rimarranno solitarie sulle piante fino a marzo, in attesa della nascita delle nuove foglie primaverili. 

mercoledì 28 novembre 2018

Un giardino verticale nell'ingresso

Abbiamo parlato diverse volte del giardino verticale, avendo un importante riferimento cittadino nelle pareti attrezzate di piazza Maxia, realizzate ormai quasi dieci anni fa per rimarginare la ferita del rifacimento di quella piazza e delle conseguenti polemiche.

Abbiamo vissuto assieme le sue stagioni, i momenti di crisi e le fasi di "rimpolpamento" (post del 28/5/15); una realizzazione che, fra alti e bassi, possiamo comunque ritenere positiva, e che speravamo prendesse piede anche nell'edilizia privata.

In realtà non ho visto realizzazioni, complice il nostro clima, una giusta dose di diffidenza, i costi di impianto, la crisi finanziaria; fino a qualche tempo fa, quando ho visto e fotografato questo.



Siamo nella centralissima piazza Repubblica, e questo a sinistra è l'ingresso della farmacia: qui, nella parete, in occasione della ristrutturazione dei locali, è stata realizzata una aiuola verticale, ricca di piantine tipiche degli ambienti umidi, come Felci e Capelvenere.

Una realizzazione molto gradevole, che può usufruire di una buona esposizione solare: complimenti ai proprietari, che invece che sfruttare lo spazio per una vetrina pubblicitaria, hanno preferito abbellire in questo modo l'ingresso della loro farmacia.

giovedì 22 novembre 2018

Il fiore cangiante colpisce ancora

Sono un profondo ammiratore del cimitero di Bonaria, come dimostra la quantità di post che gli ho dedicato negli anni. Grande fascino d'insieme, eleganti statue che sorvegliano le sepolture, adornandole, tanto verde ben tenuto (a parte le scalinate, come da post recente del 3/10/18 ).

Quest'anno poi, con le insistenti piogge che hanno accompagnato l'autunno, ulteriore valore aggiunto del verde brillante dei prati che abbracciano le sepolture.


Ecco il grande spiazzo verde proprio subito dopo l'ingresso, con lo sfondo verde cupo del filare di Cipressi comuni.

Ma oltre al verde, proprio al centro della fotografia, intravediamo una picchiettatura di colore: che cosa è?

Si tratta del raro esemplare di Hibiscus mutabilis, del quale vi ho parlato due anni fa (post del 6/11/16), che ancora ci allieta con la sua fioritura cangiante, colpendo la fantasia del viandante.




Ecco a destra un bellissimo e delicato fiore bianco sbocciato stamattina, che diventerà prima rosa carico e poi cupo nell'arco della giornata, e così, appassito, si presenterà domattina, come i fratelli che si vedono a sinistra della foto.

Purtroppo questa bellezza non è accompagnata da altrettanta bellezza delle foglie, che anzi si presentano provate dall'avanzare dell'autunno; ma la fioritura, questa fioritura, fa passare in secondo piano tutto il resto.

sabato 17 novembre 2018

Encomio solenne per la Dipladenia

Sì, è un encomio solenne quello che si merita la bella Dipladenia, o Mandevilla che dir si voglia: un encomio per la sua capacità di rallegrare i terrazzi di tutti noi, per puro altruismo e senza chiedere quasi nulla.

Non sono un esperto di arbusti e fioriture, ma devo dire che raramente mi è capitato di avere a che fare con un rampicante così disponibile a crescere facilmente, ed in fretta, ed a produrre fiori in quantità così elevata e per un tempo così lungo.

Ecco un fiore, ripreso ieri, fra i tanti di una Dipladenia che vegeta nel mio balcone; un imbuto semplice ed elegante, con colori che vanno dal bianco al rosa al rosso.

Difficile che non dia buon esito questa pianta; si potrebbe quasi dire che sia a prova di "pollice nero", come quelli che spesso si incontrano nei terrazzi condominiali.

E' un arbusto di origine sudamericana, importato e distribuito in Italia dai vivaisti non da tantissimi anni, ma diventato ormai molto comune proprio per le sue innegabili qualità; si deve aggiungere inoltre che anche le foglie sono belle, verde intenso, lucide e piuttosto coriacee. Dicevamo che la Dipladenia è rampicante, molto poco esigente anche per questo; non disturba la struttura che la accoglie, e se si avviluppa ad un'altra pianta non tende a soffocarla. Unico difetto, se tale si può chiamare, è che non è resistente alla malefica cocciniglia, per cui con il nostro clima in estate necessita di controllo ed eventuale trattamento  per questa piaga.

Mi accorgo di aver scritto una sorta di panegirico, ma credo di poter dire che la Dipladenia meriti le  parole di apprezzamento che ho speso per lei ed il suo valore giustifichi la digressione di questo post rispetto al mio solito ambito di conoscenza.

   

giovedì 15 novembre 2018

Quanto si sta bene qui!

Chiedo scusa per la scivolata odierna verso i Social network e le loro fotografie tese ad attrarre i "like", ma non ho saputo resistere alla tenerezza di questa immagine e la voglio condividere.



Una coccinella sembra apprezzare la cuccia improvvisata, costituita dalla cupola vuota di una ghianda di Sughera; possiamo immaginare che riposi serenamente godendosi il tiepido sole del mattino autunnale, che si riflette nelle concave ed avvolgenti pareti.

Siamo nella Trexenta, in un bosco nella zona del lago Mulargia: bei panorami, bella natura, begli incontri casuali.

mercoledì 7 novembre 2018

Che strage di trombette!

Un titolo fantasioso, che deriva dal nomignolo che avevo assegnato nel 2011 (post del 22/11/11) ai fiori della Datura (Brugmansia) arborea, per presentarvi uno degli effetti, per fortuna in questo caso minimi ma spettacolari, delle recenti piogge. Guardate qua.



E' la sera del 4 novembre, e la città sta uscendo da uno dei copiosissimi temporali che stanno caratterizzando questo autunno: guardate che cosa ha combinato la pioggia battente!

Una strage di trombette, che appaiono miseramente spalmate a terra, per questo grosso arbusto che si trova in via Leoncavallo, e che avevo già eternato carico di fiori (post del 21/10/17), così potete fare il confronto.


Come dicevo, effetti di un evento per certi versi devastante, ma in questo caso minimi e che suscitano un sorriso.

domenica 4 novembre 2018

Poveri cugini di montagna!

Rubo oggi il titolo a me stesso, quando nel 2011 (post del 10/10/11)  avevo presentato per la prima volta gli Abeti ed i Larici, cioè due famiglie di alberi che con la nostra isola, e tanto più con la nostra città, hanno veramente poco a che fare.

Alberi poco conosciuti dai sardi, almeno nella vita di tutti giorni, ma molto evocativi: chiunque di noi sia stato in Continente, soprattutto se sulle Alpi o sugli Appennini, ha ben presenti le distese di Picea abies (Abete rosso) o Larix decidua (Larice spogliante), che formano splendidi boschi o ricoprono intere vallate. Immagini indimenticabili, con gli aghi appuntiti e scuri degli Abeti che si confrontano con quelli teneri e lunghi dei Larici, di colore normalmente più chiaro.

Ecco perché, con il cuore stretto, voglio ricordare anche qui la strage di queste meraviglie della Natura che si sta compiendo in questi giorni per i tifoni che stanno sconvolgendo intere aree delle montagne bellunesi, del Trentino, del Cansiglio in Veneto, della Carnia Friulana.

Non mi dilungo, dato che chiunque può, attraverso Internet, vedere con i suoi occhi le dimensioni della devastazione; dico solo che leggere di luoghi visitati da turista, Malga Ciapela, Caprile, Rocca Pietore, ma anche Agordo, Livinallongo, Sappada, Alleghe, finanche Auronzo, leggere di questi luoghi come in un bollettino di guerra, fa veramente male.

Per non dire del bosco di Paneveggio, il bosco dei violini, famoso anche perché trecento anni fa lì si recavano Stradivari e Guarnieri del Gesù per scegliere il legno degli Abeti risonanti, con i quali costruire i loro meravigliosi strumenti.

Riporto una frase dello scrittore Cognetti, vincitore di premio Strega, che mi sembra terribile e significativa:

"In questo cadere del bosco sento una specie di stanchezza, proprio come un amico che non ce la fa più e mi viene paura per come andrà a finire. Se si arrendono anche gli alberi, mi chiedo, che ne sarà di noi?"

Un dramma. Ma per non chiudere in tristezza, una immagine serena


Cosa è e dove si trova? Beh, è un Abete rosso, uno dei pochissimi in buone condizioni a Cagliari, e si trova in via Budapest, nel quartiere Genneruxi; ne ho parlato qualche anno fa (post del 7/5/14) ed è tuttora in buona salute.

Attraverso di lui, mandiamo un pensiero affettuoso alle migliaia di persone che vedono la loro economia, di turismo e di vita, vacillare per questi cataclismi ambientali. Queste zone così colpite sapranno riprendersi, ne sono certo, anche con la solidarietà: mi risulta che centinaia di persone si stiano mettendo a disposizione dei comuni più colpiti per i lavori urgenti, prima che arrivi il freddo vero e blocchi tutto. Auguri.



giovedì 1 novembre 2018

Le ghiande, simbolo di fertilità

Chi di noi abbia passeggiato nelle nostre campagne, in quest'autunno umido e piovoso, non può non averlo notato: mai come quest'anno stiamo assistendo ad una produzione tanto copiosa di ghiande.

Le nostre Querce, con le loro specie dominanti, Quercus ilexQuercus suberQuercus pubescens, ovvero nell'ordine il Leccio, la Sughera, la Roverella, stanno dando veramente il meglio di sé: le ghiande, che siano ancora sulla pianta ben inserite nella loro cupola rugosa, o che siano sparse sul terreno, pronte a tentare la prosecuzione della specie o ad immolarsi al piacere grufolante dei maiali, sono in quantità eccezionale.

Lucide e grosse, quasi gonfie, quest'anno le ghiande ci ricordano più che mai la loro storia e nobiltà millenaria, la loro sterminata distribuzione geografica, il loro utilizzo per sfamare i nostri progenitori, la loro importanza nella storia dell'arte e come simbolo di fertilità. Basti ricordare al riguardo l'utilizzo delle ghiande da parte di Michelangelo nella volta della Cappella Sistina, dove le ghiande accompagnano fra l'altro le figure umane degli "Ignudi", ed il loro aspetto dipinto ricorda inequivocabilmente l'organo sessuale maschile (d'altra parte, ghianda = glande).

Ecco allora, dopo che ci siamo elevati a livelli vertiginosi, torniamo per terra, o quasi, ed ammiriamo questo terzetto di lucide ghiande appartenenti ad una Sughera, fotografate in comune di Goni, nel Gerrei; guarda caso, in un contesto archeologico eccezionale, quello di Pranu Mutteddu e delle sue "perdas fittas".

Devo dire che raccogliere ed osservare queste ghiande risveglia antichi istinti, e fa quasi venire voglia di assaggiarle; a questo riguardo, dobbiamo ringraziare i paesi dell'interno nei quali si sta riscoprendo l'utilizzo delle ghiande in cucina, lavorandole e cucinandole come facevano i nostri avi, per produrre pane, dolci o altri alimenti. E' affascinante pensare che prima dell'avvento dell'agricoltura molte popolazioni, e non solo i sardi, si cibassero di ghiande, dagli indiani della California, ai Greci, fino ai Coreani.

Possiamo serenamente ribadire, in conclusione, che la Quercia è uno degli alberi più importanti per la storia dell'umanità, e noi dobbiamo solo essere fieri di averne tante, e così produttive come quest'anno, nella nostra Isola.