Oggi il cesto dei post propone...

Oggi il cesto dei post propone...

Albizzia julibrissin, via Machiavelli
Catalpa bignonioides in fiore
Fiorellini di Parkinsonia aculeata
Sophora japonica, via Cugia
Sterculia diversifolia

giovedì 20 settembre 2018

Eugenia, un nuovo gradevolissimo arbusto

Oggi vi presento un alberello di grande fascino, inspiegabilmente assente nel nostro verde urbano. Si tratta della Eugenia myrtifolia o paniculata, originaria dell'Australia e, come dice il nome, parente del nostro Mirto.

Eccola qua a sinistra, fotografata carica di  bacche nel giardino di una bella locanda di Oliena.

La elegante foglia coriacea verde scuro completa la bellezza delle bacche, che sono anche commestibili; in più, in primavera, la Eugenia produce dei fiorellini color panna, di buona valenza estetica e con gli stami a ciuffo, simili appunto a quelli del Mirto.


In quest'altra foto, che riprende una porzione più ampia della Eugenia, si nota la quantità di bacche, ed il bel colore rossastro delle giovani foglioline.

Insomma, proprio una bella scoperta, anche se il vero nome scientifico, Syzygium paniculatum, è difficile e non le rende merito, e lo cito solo per completezza.

Più interessante, come curiosità, è sapere che la nostra Eugenia è stretta parente della pianta che produce i comuni chiodi di garofano (Syzygium aromaticum).

Insomma, benvenuta fra noi Eugenia myrtifolia, e speriamo di conoscere presto tue sorelle cagliaritane!

venerdì 14 settembre 2018

Quattro Palme e due Leoni

Il titolo del post odierno nasce dalla inquadratura della fotografia sottostante, che ha al centro dell'immagine la porta cinquecentesca di accesso sud al Castello, cioè la porta dei due Leoni.


Eccola qua, e le teste dei leoni sono quelle sopra l'arco, che nella foto appaiono come bugnature.

Ma, naturalmente, il nostro interesse per la foto riguarda le piante,  e nella fattispecie il fatto peculiare che l'immagine racchiude 4 specie diverse di Palme.

Partendo dalla più vicina, troviamo una Cycas revoluta, l'elegante fossile vivente (post del 9/7/13 e diversi altri) che si trova bene in città e che infatti è oramai molto presente.

In realtà, è opportuna la precisazione, la Cycas non è una Palma, ma una antichissima Gymnosperma, parente casomai del Ginkgo e delle conifere piuttosto che delle Palme; ma, data la somiglianza con le Palme, mi scuserete se la associo qui al quartetto.


Segue poi una Washingtonia filifera, al centro della aiuola spartitraffico di via Mazzini (spartitraffico?  ma quale traffico? via Mazzini è chiusa alle auto ormai da molti, troppi mesi, e gli abitanti di Castello sono costretti a fastidiosi e lunghi giri); la Washingtonia, dicevamo, con appesa la vestaglietta di foglie morte che, tutto sommato, non la imbruttisce.

Più in fondo, proprio allo spigolo della porta, si intravede una Chamaerops humilis, la nostra Palma nana o di San Pietro.

Infine, ancora più in fondo ed in alto sulla passeggiata del Bastione, notiamo una Phoenix dactilifera,
una delle poche piante che residuano al Bastione, dopo la moria delle Palme delle Canarie causata dal punteruolo rosso. Approfitto per ribadire quanto già espresso (post del 9/12/17), e cioè che la terrazza del Bastione necessita assolutamente di altre piante e fioriture.

venerdì 7 settembre 2018

La Maclura pomifera fa il suo dovere annuale

La Maclura pomifera, o albero dal pomo rugoso, è stata una delle prime piante che ho presentato nel blog (post del 30/10/10), soprattutto per mettere in evidenza il buffo frutto (in realtà un sorosio,  tipo di infruttescenza); la ho presentata anche successivamente, ma sempre mettendo in evidenza il frutto, e non presentando mai una pianta nel suo insieme.

Oggi voglio recuperare questa mancanza, dato che mi sembra che questa pianta ormai rara in città lo meriti.

Eccolo qui a sinistra, uno degli esemplari sul bordo della passeggiata di Terrapieno. E' uno degli alberelli che residuano di una siepe continua che era stata impiantata molti decenni fa, probabilmente per provare il suo adattamento al nostro clima come sostituto del Gelso, per l'allevamento dei bachi da seta.

Infatti la Maclura è stretto parente del Gelso, appartenendo alla stessa famiglia delle Moracee ma, contrariamente a quest'ultimo, non subisce l'attacco della cocciniglia, che invece stava distruggendo i Gelsi locali.

Il tentativo di sostituzione, a quanto risulta, non riuscì, anche perché nel mentre venne a cadere del tutto l'allevamento dei bachi da seta; ecco perché restano solo pochi esemplari, oltre naturalmente ad alcuni grossi alberi che si possono vedere sul sentiero principale dell'Orto Botanico.


Mi risulta anche che esistano alcuni residui di siepi in campagna, utilizzate come limite di proprietà per sfruttare come barriera le grosse spine.
Una pianta decisamente poco appariscente, se non fosse che continua a farsi apprezzare per la particolarità dei frutti, anche se non commestibili.


Eccoli allora alcuni frutti che occhieggiano nella folta chioma dell'esemplare fotografato in viale Regina Elena; sono come si vede un po' nascosti, ma forse resisteranno appesi fino alla perdita delle foglie, ed allora saranno sicuramente visibili.

Insomma una pianta del passato, che però ci racconta un pezzo della affascinante storia dell'allevamento dei bachi da seta, che aveva interessato anche il nostro glorioso Istituto Agrario (post del 17/4/12); merita quindi di essere ricordata, al di là del buffo pomo rugoso, che pure costituisce tuttora il suo elemento di attrazione.

sabato 1 settembre 2018

La Annona, albero da frutto tropicale, a Cagliari

La Annona cherimola, nome italiano, pochissimo noto, Cirimoia, è un albero originario dell'America del sud, dove il suo frutto è conosciutissimo e consumato come una prelibatezza, con un gusto fra ananas e mango.

In Europa è coltivato solo nella Spagna del sud e, in Italia, in Sicilia. Ne avevamo parlato nel blog nel 2011 (post del 22/5/11), quasi casualmente e su richiesta, senza riportare alcuna fotografia dato che a me non risultava presente a Cagliari.

Oggi aggiorno con piacere la mia posizione, e vi presento un esemplare cittadino di questo gradevole albero, segnalatomi da Paolo, che ringrazio.

Si tratta di un esemplare facilmente individuabile, se si riconosce la fotografia a lato: siamo alla fermata "Largo Gennari" del metrotram, e l'albero è quello sulla destra che sporge sul marciapiede.

E' un albero piuttosto grande, sicuramente con qualche decennio di vita alle spalle, ed attualmente espone i particolari frutti quasi sferici,  che sono caratterizzati da un reticolato di segni in rilievo, come cicatrici, che formano delle figure geometriche.

Ecco una foto ravvicinata dell'albero in questione: il frutto non è qui particolarmente evidente, in compenso si notano le ampie foglie costolute.


Non  mi risulta che i frutti di questo albero in particolare arrivino a piena maturazione, anche se ormai il nostro clima lo consente, magari con qualche accortezza o in qualche zona con il microclima giusto; mi risulta infatti che esista un coltivatore, credo nelle campagne di Uta o Capoterra, che produce e commercia, fra vari frutti tropicali, anche quelli dell'Annona.

Inoltre, ho visto che Sgaravatti ha messo in vendita, anche se credo per un periodo limitato, diverse qualità di alberi da frutto tropicale, compreso l'oggetto del nostro interesse odierno ; segno che stanno nascendo nuove possibilità di coltivazione di frutta esotica, dai gusti nuovi e profumati.

Concludo con una valutazione personale, forse un po' sciovinista: ottimi i mango, gli avocado, la papaya, il litchi e, appunto, la Annona; ma le nostre pesche di pasta gialla, o le nostre albicocche ben coltivate, tanto per citare due frutti nostrani, non temono alcun confronto!

domenica 26 agosto 2018

L'albero della manna

Non è la manna della Bibbia quella di cui parliamo oggi, anche se c'è chi sostiene che anche quella fosse di origine vegetale, e precisamente provenisse da una Tamerice, anziché direttamente dal cielo; parliamo invece della manna secreta da un albero, l'Orniello.

L'Orniello, nome comune del Fraxinus ornus, è un albero presente in Sardegna, assieme al fratello della specie angustifolia, soprattutto nel centro nord; ne avevo parlato nel 2012 (post del 15/10/12) presentando alcuni begli esemplari della Foresta Burgos in fase di foliage. 

Questa essenza è invece molto rara a Cagliari, anche se recentemente ho scoperto un buon numero di esemplari nei giardini del Brotzu (post del  9/10/17), con le loro affascinanti samare alate.

Ma siccome oggi parliamo di manna, e della sua estrazione, vi porto in Sicilia, nelle Madonie, e precisamente nel paese di Castelbuono.

Ho scattato la foto a sinistra proprio a Castelbuono, questa primavera, e gli alberi di questo slargo sono proprio Ornielli.

Castelbuono è uno dei due paesi siciliani, assieme a Pollina, che praticano ancora, o meglio hanno ripreso a praticare, l'arte dell'estrazione della manna dall'Orniello. E sono non solo gli unici in Sicilia, ma anche in Italia e forse nel mondo a praticare quest'arte.

In estrema sintesi, l'operazione avviene così: proprio in questo periodo, mediante incisioni praticate con grande attenzione nel tronco con una roncola apposita, il "mannaruolu", si provoca la fuoriuscita della manna, liquido dolciastro che si solidifica in piccole stalattiti bianche, dette cannoli. Da questi si ottiene la manna di prima scelta, la più pregiata e costosa, a cui seguono quella a pezzi e quella raccolta da terra.

Un processo delicato quello dell'estrazione, che si tramanda da generazioni e che deve essere praticato con grande maestria, per evitare di danneggiare la pianta. Un processo ed una serie di abilità che ricordano quelle che noi conosciamo molto bene,  relativamente all'estrazione del sughero dalla Quercus suber. 

La manna viene usata come dolcificante per torte, biscotti, dessert ed anche panettoni, e per qualche ricetta salata.  Ha anche importanti usi da parte dell'industria farmaceutica e cosmetica, anche se credo che sempre più spesso in questo campo venga sostituita da altri prodotti più economici.


E torniamo per concludere ad un'altra immagine dell'albero che ci dona la manna, sempre fotografato a Castelbuono;vi faccio notare i semi alati dalla forma oblunga, ancora nella presentazione primaverile. Interessante il confronto con i semi fotografati ad ottobre nel post del Brotzu citato in precedenza.

Insomma un albero interessante il Frassino: di gradevole aspetto, sia in fase vegetativa che quando si spoglia, e possibile generatore di reddito; mi chiedo come mai da noi sia così poco diffuso.

martedì 21 agosto 2018

Il rosso e il nero

Sgombriamo subito il campo da equivoci: non intendo parlarvi del bel romanzo di Stendhal né, tanto meno, dei rossoneri del pallone; il titolo del post di oggi è solo la prima cosa che mi è venuta in mente guardando la foto sottostante, che ho scattato nelle campagne di Burcei.






Parliamo dunque di rovi, Rubus fruticosus, e delle loro meravigliose drupe composte, le more, già presentate in precedenti post (post del 7/8/115/9/13,  17/8/15). Nascono gialle, poi virano al rosso, come si vede dalla foto, ed infine assumono il meraviglioso colore nero lucido.





Un frutto di stagione, le more, con quest'anno una particolarità in più: il tempo piovoso che ci ha accompagnato dalla primavera avanzata fino ad oggi ha determinato un anticipo di maturazione, ed un contrasto più netto fra nero e rosso, come si vede anche dalla spalliera a destra.

Purtroppo anticipo di maturazione non significa maggiore bontà; i rovi sono abituati al nostro clima siccitoso, e quest'anno non hanno espresso, o espresso ancora, il meglio della dolcezza e del gusto delle more. Insomma, il sapore è un po' "annacquato".

Peraltro questo effetto lo abbiamo vissuto anche con la frutta coltivata, per esempio le Pesche, che ad inizio stagione erano insipide e facili alla marcescenza.

Insomma, non siamo mai contenti, ma io confido che all'inizio di settembre avremo le more gustose che il nostro clima "normale" ci sa fornire!

domenica 12 agosto 2018

Parco CIPLA, un altro segnale di ripresa

Siamo nel grande parco fra via dei Donoratico e via Figari, l'ex parco CIPLA, che oggi dovrebbe essere distinto in parco Lions e parco Giovanni Paolo II.

Ne abbiamo parlato nel lontano 2011 (post del 30/9/11) e, molto più recentemente (post del 12/3/18)  per segnalare la positiva risistemazione di una parte del parco, attribuita anche come nome ai Lions.

Oggi voglio segnalare un altro bel segnale di ripresa, che riguarda la rimessa in esercizio del locale ristorante-bar posto in cima della collinetta che divide i due lati del parco.

Ecco una foto al tramonto, che evidenzia la piacevole terrazza che affaccia sul laghetto.

Il laghetto è stato ripulito, e non ho visto animali acquatici che possano riprodurre lo sgradevole effetto Monte Urpinu, dovuto all'eccesso di queste presenze.

Resta il problema dell'utilizzo di questa grande piscina di acqua bassa; penso che sarebbe molto bello vedere bambini con canoe o piccoli pedalò, o barchette radiocomandate, chissà.

Intanto noi, come deformazione professionale, apprezziamo il verde del parco e, nella fattispecie, gli enormi cespugli di Oleandro fioriti che si intravedono sullo sfondo.

giovedì 9 agosto 2018

Un altro Fico ficchetto

Nel 2015, giocando un po' sulle parole ed in particolare sui termini dialettali, avevo attribuito l'epiteto di ficchetto a quegli esemplari di Fico selvatico che sono capaci di crescere nei posti più incredibili, quasi per dimostrare la loro bravura nel mettersi in mostra.

Avevo colto questi esemplari alla Cittadella dei Musei (post del 13/8/12), sul lungomare di Su Siccu (post del 10/5/15), perfino sulla Torre dell'Elefante (post del 8/4/15), ed oggi ve ne propongo un altro, fra i tanti che ci sono in giro per la città.

Eccolo qui, in via Agostino di Castelvì, traversa di via Dei Conversi; si trova, per ora, a fianco dell'edicola, ma se continua così fra poco si troverà "al posto" dell'edicola, dato il modo in cui sta crescendo.

Non so se l'edicolante sia più contento del fedele compagno verde o più infastidito dell'ospite invadente; sicuramente il titolo di ficchetto si attaglia perfettamente anche a questo esemplare.

Certamente si ripropone in questo caso, come già segnalato altre volte, il problema dell'eliminazione delle piante invadenti dal suolo pubblico, al di là della simpatia che possono trasmettere.

domenica 5 agosto 2018

La bellezza di una foglia

Il compito della foglia, lo ricordiamo più o meno dagli studi scolastici, è quello di svolgere il processo fotosintetico, in uno con i processi di respirazione e traspirazione, assicurando la sopravvivenza della pianta.

Già questo è un miracolo per noi non specialisti della materia, che ci limitiamo a prenderne atto ed apprezziamo soprattutto il valore estetico delle foglie, prese nel loro insieme. Ma le foglie meritano spesso di essere apprezzate anche singolarmente, come nel caso di quella che vi presento oggi.

 Si tratta della foglia di una pianta d'appartamento, della quale vi ho già parlato, pur nella mia ignoranza specifica della materia, l'anno scorso (post del 21/1/17), e cioè una Maranta leuconeura di varietà Erythroneura.

La bellezza di questa foglia non ha bisogno di grandi descrizioni: sfondo di un bel verde intenso, la nervatura centrale giallina ed irregolare con accenno di nervature laterali secondarie, mentre le nervature principali, alternate, si diramano arcuate verso il lembo della foglia evidenziate da un meraviglioso colore rosso.

La pagina inferiore della foglia è anch'essa affascinante, di colore ruggine, e riproduce in modo sfumato il disegno superiore.

In definitiva, l'attenzione alle foglie delle piante che ci circondano, dentro e fuori di casa, non è mai tempo sprecato.

martedì 31 luglio 2018

Chi vincerà nel corpo a corpo?

Ecco un altro quesito in linea con lo spirito enigmistico del precedente post, dedicato a un intruso.

Qui gli intrusi sono due, o uno solo, o nessuno dei due: si tratta di due alberi possenti che si stanno sfidando con il tronco e fino all'ultima radice, avvinghiati in una sorta di corpo a corpo.

Eccoli qua: si tratta di un Ficus retusa e di una Fitolacca dioica, che vivono all'Orto Botanico, all'interno della cava romana.

Dall'immagine si deduce che il vincitore potrebbe essere la Fitolacca, che sembra stia avviluppando il tronco del Ficus con il suo piedone invadente; però non sottovaluterei il Ficus, appartenente ad una famiglia che sa certamente farsi valere, come ben sappiamo anche nel nostro ambito cittadino, e che annovera fra i suoi membri il famigerato Ficus strangolatore.

Insomma non possiamo dire oggi chi vincerà questa sfida, anche perché l'eventuale vincitore potrà essere dichiarato fra molti, molti anni; pertanto ci conviene, nell'attesa, optare per una onorevole convivenza e goderci questa ennesima curiosità offerta dal nostro Orto Botanico.



sabato 28 luglio 2018

Scopri l'intruso

Siamo nel pieno dell'estate, e un po' di spirito enigmistico ci sta bene. Ecco allora per voi un quesito.


Questa a sinistra è l'immagine di una  piccola parte dello splendido ed enorme esemplare di Euphorbia canariensis  che vive nel nostro Orto Botanico, a ridosso con il muro dell'Anfiteatro romano.

E dico una piccola parte del nostro campione di pianta succulenta, dato che la superficie complessiva coperta da questo intrico fittissimo di fusti colonnari è superiore ai 100 metri quadri, e fa classificare questa Euforbia come il più grande d'Europa.

Ebbene, avete scoperto l'intruso, magari dopo aver cliccato sull'immagine per ingrandirla?  Dai è facile, nel centro dell'immagine spunta un maledetto ramo di Ailanto, che nella sua invadenza è riuscito a germinare e crescere in un ambiente certamente non favorevole.

Speriamo che i giardinieri dell'Orto intervengano in fretta per eliminare l'intruso, prima che combini guai seri; ma come? Temo che si possa intervenire solo dall'alto, dato l'assetto impenetrabile dei fusti affiancati; sono comunque convinto che il modo si troverà, l'intruso deve sparire da lì!

lunedì 23 luglio 2018

Scorci estivi al Parco della Musica

Una bella realtà verde in pieno centro il Parco della Musica, realtà sempre più amata da cagliaritani e non, tanto più ora che è stata arricchita con un punto di ristoro, che ne accresce l'attrazione. Tantissime persone passeggiano volentieri in questi spazi ricchi di alberi ma anche, cosa non comune nei parchi, di una grande varietà di arbusti e fioriture.

Entriamo appunto nel parco con uno scorcio arbustivo, siepi di Convolvolo e di Olivagno, e sullo sfondo begli Oleandri fioriti.

Ancora più indietro nella foto, alberi e poi la silhouette  del T-Hotel.

Il tutto ben tenuto e pulito, cosa tanto più apprezzabile essendo stato fotografato di domenica sera.


Le specie di alberi sono tante, a cominciare dalle Tipuane di cui abbiamo seguito la crescita  (post del 20/11/11  e del 2/10/13 ), e che oggi sono alberi belli grandi e buoni fornitori di ombra.

In questo periodo stanno producendo gli eleganti frutti,
con i semi alati che vediamo nella foto a destra e che costituiscono una caratteristica peculiare di questa essenza.

Questi alberi affascinanti delimitano soprattutto lo stradello principale, che per questo motivo avevo denominato il Viale delle Tipuane (post del 22/6/15).

Ma ci sono poi tante altre essenze importanti, dalla Fitolacca dioica alla Chorisia insignis, senza dimenticare gli imponenti Pioppi bianchi al confine con le scuole.


E molte Palme, come questi Arecastri  a sinistra che sovrastano le Tamerici lungo lo specchio d'acqua.

Insomma confermo il giudizio positivo, anche se non posso prescindere da una notazione critica: l'ampio piazzale lastricato, che occupa la parte adiacente al Teatro Lirico, è molto macchiato, e la situazione peggiora con il tempo.

Difficile ed oneroso ripulire i lastroni, specie se le macchie sono dovute a residui di cibo o bevande gasate; forse si dovrebbe provvedere a limitare l'utilizzo di questi spazi per i picnic, lasciando che siano i parchi più grandi (Monte Urpinu, Terramaini, Monte Claro...) a soddisfare anche questa esigenza. Le dotazioni di panche, tavolini e grandi spazi erbosi dei parchi grandi si prestano sicuramente meglio, e con impatto molto inferiore, a questo tipo di utilizzo.

Insomma, il picnic in mezzo al verde è sicuramente una bella cosa, però negli spazi adatti. 

mercoledì 18 luglio 2018

La parata delle Chorisie grassottelle

Dal 2010 ad oggi, non credo che sia trascorso un anno senza che io abbia dedicato almeno un post alla Chorisia insignis, albero prediletto e sfondo del blog.

Credo di aver presentato quest'albero in tutte le stagioni, nudo, fiorito, con i buffi frutti, con esemplari piccoli come quello del Poetto (post del 14/9/17) fino ad esemplari molto grandi come quelli di via Sabotino (post del 26/11/10, solo per citarne uno fra i tanti), passando per i tanti altri esemplari che abbelliscono la nostra città.

Però quello che manca ai nostri esemplari è la pancia, il tipico rigonfiamento che ha dato luogo ai nomi comuni di albero bottiglia  o palo borracho per gli spagnoli; o meglio il rigonfiamento c'è, ma è modesto forse perché, e per fortuna, il nostro clima non è così siccitoso o così caldo da richiedere grandi pance.




E allora noi superiamo questa carenza recandoci all'Orto Botanico di Palermo, dove c'è una bellissima parata di Chorisie grassottelle che potete ammirare qui a sinistra.

Non si può dire che questi alberi, nonostante le spine, non ispirino simpatia ed allegria; guardate la botticella qui sotto!


E, a proposito di esemplari grassottelli, ve ne ricordo un altro, fotografato a Barcellona (post del 5/9/11).
In quel post, e non è certo l'unica volta, lamentavo l'assenza di etichette di riconoscimento per le nostre piante; approfitto del richiamo per ripresentare l'istanza ai nostri amministratori del verde: mettete in cantiere un progetto per la dotazione di etichette nel verde pubblico, che dopo il buon avvio del parco Vannelli  si è nuovamente fermato!

domenica 15 luglio 2018

I frutti della Schefflera fuggitiva

La Schefflera arboricola, nostra compagna di salotto da decenni, da quando fu introdotta dai vivaisti come pianta d'appartamento, è stata a buon diritto inserita nel blog fra le piante che scappano di casa, insieme ai più comuni Ficus.

Ne abbiamo parlato spesso di queste specie arboree che, complice il nostro clima sempre più tropicale, si adattano alla vita da esterno, in maniera a volte brillantissima. Esempi clamorosi nei Ficus elastica e nei Ficus benjamina, nella Monstera deliciosa ma anche nelle Schefflere, sia della specie più grande Schefflera actinophilla  (post del 3/4/11  e del 31/10/17), sia nella specie odierna, la arboricola (post del 17/12/15  e del 4/7/18) di gran lunga la più comune come pianta d'appartamento.

L'esemplare che vi presento oggi, molto elegante, si trova in via Monteverdi, al confine di un giardino privato; forse è la somma di più esemplari, e comunque le foglie sono parzialmente variegate, ma soprattutto espone orgogliosamente la sua fruttificazione.

Un evento molto raro, la fruttificazione di questa specie (che infatti ho eternato nei due post citati), ed assolutamente non prevedibile negli esemplari d'appartamento.


E invece, dato che il progetto di fuga è andato a buon fine, le piante di Schefflera all'esterno si permettono anche di fiorire e fruttificare, con belle pannocchie di bacche che virano dal verde al giallo all'arancio carico, come si nota anche nella foto a destra.

Una apparente stranezza di queste piante è la loro capacità di fruttificare in periodi diversi (in dicembre quella di uno dei post citati), ma che si spiega con la loro origine tropicale.

Un arbusto di qualità insomma, affascinante all'interno con la sua bella foglia digitata composta da sette o più foglioline ovali, con la sua longevità, con la sua modesta soggezione a malattie, ma ancora più affascinante all'esterno, dove sa diventare molto più grande ed è capace di offrirci anche lo spettacolo della fruttificazione.




domenica 8 luglio 2018

La meraviglia delle radici aeree, siciliane e nostrane!

Questo post, dedicato alla meraviglia delle radici aeree del re dei Ficus, il Ficus magnolioides o macrophilla, è sconsigliato a chiunque abbia uno di questi Ficus (ma anche uno dei suoi cugini, Ficus retusa o elastica) negli immediati paraggi della propria abitazione; queste persone, infatti, vivranno probabilmente le radici aeree, e le radici in generale dei Ficus, come una iattura, un incubo, una maledizione.

Sì, perché dobbiamo sgombrare il campo da ogni equivoco: i Ficus sono prepotenti, e il terreno che gli serve per prosperare se lo prendono, senza chiedere permesso, e le loro vittime sono muretti, cancellate, recinzioni in genere; soccombono solo davanti alla motosega.

Se però riusciamo ad estraniarci da questo problema siamo in grado di apprezzare e meravigliarci per il loro modo di procedere, ingrandirsi, sostenersi.

E dove andare per apprezzare al meglio questo modo di procedere? Ma a Palermo naturalmente, ed in particolare nel suo Orto Botanico, a cui appartengono tutte le fotografie di questo post, che ho scattato nel mese di maggio.

Il Ficus patriarca, con le sue radici colonnari delle quali vediamo un piccolo scorcio, costituisce un bosco che insiste su circa 1.200 metri quadri e si sostiene su un'ottantina di colonne, come ci racconta Tiziano Fratus nel suo libro dedicato agli alberi monumento delle città italiane.

 
Guardate quest'altro "particolare", che ci mostra come uno dei rami principali si sostiene via via che procede nella crescita.

Le radici aeree cominciano a svilupparsi filiformi, sono sottili e puntano al terreno; quando lo raggiungono si ingrossano, si raggruppano ed assumono l'assetto colonnare.



Ed ecco una immagine in campo lungo, che non è affatto una vista d'insieme, credo impossibile da ottenere; rappresenta comunque molte delle radici aeree ed anche alcune delle alte radici tabulari, la cui conformazione risponde sempre allo scopo di assicurare l'adeguato sostegno agli enormi rami.

Questo Ficus magnolioides palermitano, che risale agli anni attorno al 1850, è un esemplare unico ed irripetibile, anche perché ha avuto campo libero per espandersi a piacere; ma, come sappiamo, anche Cagliari vanta esemplari meravigliosi ed enormi, dei quali abbiamo spesso parlato, da quelli del nostro Orto Botanico (p.es post del 26/8/12)  a quelli di piazza Matteotti (post del 12/4/18), ed a quelli della Darsena  (post del 26/8/12), e tanti altri.

E concludiamo, ancora con una immagine dei "viadotti"  di sostegno; notiamo che le colonne non si limitano a penetrare nel terreno, ma si dotano di loro radici tabulari per migliorare il sostegno e contrastare l'instabilità trasversale.

Insomma, un miracolo di ingegneria ed architettura; chissà se Gaudì si sarà ispirato a queste meraviglie per progettare le sue, di meraviglie!