Oggi il cesto dei post propone...

Oggi il cesto dei post propone... Alberi in fiore, seconda serie

post del 18 luglio 2011 - Acacia Horrida
post del 3 maggio 2011 - Bauhinia
post del 10 ottobre 2012 - Chorisia
post del 17 giugno 2011 - Erythrina
post del 8 aprile 2011, Ippocastano

lunedì 22 febbraio 2021

Il Ginepro, re del nostro mare e dei nostri monti

Il titolo del post è sicuramente magniloquente, ma non credo molto lontano dal vero, se pensiamo allo stretto rapporto di bellezza che lega il Ginepro con la sabbia e gli scogli delle nostre coste, ma anche con gli anfratti ed i tacchi delle nostre alture.

Per convincersi basta sfogliare le prime pagine del libro "Attaccati alle radici" di Spanu e Caravano, che dedicano storie avvincenti ed immagini straordinarie ad alberi della Sardegna, e per primi ai Ginepri. E sfogliando questo libro mi è venuta voglia di rivedere i post che abbiamo dedicato ai Ginepri nel nostro blog, a partire dal 2011, e proporvi i link se avete voglia di fare un giro per immagini e racconti (post del  15/11/11,  29/11/13,  3/1/14,   21/1/14,  11/5/16 ).

Ricordiamo che i Ginepri appartengono essenzialmente a 3 specie, due più "marine" ed una più "montana": il Ginepro coccolone dai grossi frutti  ed il Ginepro fenicio con le squame al posto degli aghi sembrano preferire il mare, il Ginepro rosso con il colore del tronco più marcato sembra preferire la montagna; è una distinzione molto semplificata, ma spero che aiuti.


I Ginepri possono essere profondamente diversi fra loro, con posture che vanno dal prostrato raso terra al maestoso e possente, alto molti metri; ma, se mi posso permettere un controsenso, sono comunque belli, anche se sono brutti e storti.



E sono belli anche se sono in prigione, come questo vecchio esemplare, residuo di tante altre presenze in zona, ora solitario e racchiuso dietro la recinzione del Forte Village, ma comunque ad un passo dal mare ed apprezzabile dalla spiaggia. Tiene duro, con la sua proverbiale resistenza; e tanto ci basta.

 

lunedì 15 febbraio 2021

Allineati e coperti!

L'espressione militaresca "allineati e coperti!",  di solito utilizzata dal comandante di un gruppo di soldati, è quella che mi è venuta in mente scorgendo casualmente un folto gruppo di piantine allineate appunto sopra una grondaia di via Scarlatti, traversa di via Palestrina.

La grondaia, accumulando detriti vari di origine organica, ha preparato un letto adeguato per la crescita di queste piantine, come avevo già segnalato in una precedente occasione (post 20/3/14).

Naturalmente non conosco il nome di queste piantine, ma credo che questa informazione non rivesta alcun interesse; ho solo voluto proporvi una foto curiosa, che dimostra una volta di più la capacità degli organismi vegetali di sfruttare qualsiasi opportunità per moltiplicarsi.

Non conosciamo il nome delle piantine, ma sappiamo per certo che conquistando quello spazio una cosa la hanno ottenuta: hanno trasformato la grondaia da manufatto per convogliare acqua piovana a nursery!


giovedì 11 febbraio 2021

L'enorme Ficus nascosto in centro città

E' difficile pensare che un Ficus magnolioides, o macrophilla, specie se con tanti decenni di vita alle spalle, possa nascondersi alla vista in città. Pensiamo soltanto a quelli della Darsena, o di piazza Matteotti, ma anche di piazza Trento o dell'Orto Botanico, tutti trattati e fotografati dal blog: basta passare in zona, ed è impossibile non vederli.

Non così per l'esemplare che vi presento oggi: bisogna proprio volerlo scoprire.

E allora, riconoscete dove siamo?  L'enorme Ficus (forse affiancato da un fratello), si accompagna nella fotografia con un Cipresso comune, sulla sinistra, e sulla destra con una Euphorbia candelabrum, un grande esemplare che sembra veramente minuscolo sotto la chioma del Ficus.

Per aiutarvi vi dico che la gran parte dei cagliaritani frequenta la zona per rifornirsi di generi alimentari: indovinato?
Ve lo dico io: siamo in via Bacaredda, quasi di fronte al mercato di San Benedetto, nella zona dove insisteva il notissimo mobilificio di Marino Cao. Il Ficus è piuttosto lontano dalla strada, dato che sembra far parte del giardino di una villa che si affaccia in via San Giovanni, ed è confinante con la Villa Vivaldi Pasqua (post del 29/5/13). Tutt'attorno si estende il grande terreno per il quale dopo alterne vicissitudini (ci era stato installato anche un parco giochi), non si conosce ancora la destinazione.

Io spero che questa zona possa diventare di uso pubblico, e che si possa arrivare ad ammirare da vicino e magari toccare questo enorme Ficus nascosto, cosa che recentemente ci è stata proibita per i fratelli di piazza Matteotti (post 20/7/20), rinchiusi momentaneamente (?) in una sorta di acquario, e pertanto inavvicinabili.   
 


giovedì 4 febbraio 2021

La storica famiglia nella rotonda

 Merita di essere riproposta, la storica famiglia di Palme che vi avevo proposto alcuni anni fa (post del 14/5/15). E lo merita perché si tratta di un insieme veramente peculiare, probabilmente unico nel panorama del verde cittadino.

Eccola qua, l'intera famiglia che vive stretta stretta all'interno della piccola rotonda che caratterizza questa zona del porto, compresa fra il molo Ichnusa ed il molo Capitaneria.

Avevo classificato queste Palme, nel post citato, come Washingtonia robusta; oggi tenderei a riclassificarle come Washingtonia filifera, tenuto conto dell'altezza e del diametro del fusto.

Peraltro, come ho considerato anche recentemente (post del 21/1/21), la classificazione delle Palme non è sempre cosa semplice, e  gli ibridi la complicano ulteriormente.


Rimando chi volesse un confronto visivo ai precedenti post in cui ho presentato la specie "robusta" (via Don bosco, via San Saturnino...), ed aggiungo questo nuovo esemplare che vi presento oggi, in via Mercalli. Non dovrebbero esserci ulteriori dubbi.


Ma torniamo alla storica famiglia del porto: come è possibile che tanti esemplari adulti, sicuramente più di 10, stiano tutti nella stessa aiuola? Non è stato sicuramente un giardiniere a piantarli tutti, ma penso che il capostipite si sia organizzato da solo, riproducendosi nel corso dei decenni, ed i vari membri si siano via via adattati al poco spazio disponibile.

Quello che è certo è che le Washingtonie filifere non temono l'acqua salmastra, come dimostrano anche i giovani esemplari lungo la passeggiata di Su Siccu, cresciuti in mezzo ai massi frangiflutti (vedi post del 27/3/17).

In conclusione, credo che questa storica famiglia di Palme meriti la nostra attenzione e simpatia; suggerisco altresì ai manutentori del verde una periodica ripulitura dalle foglie morte, per mantenere intatto il fascino di questa storica famiglia.  


 


lunedì 25 gennaio 2021

La piazza a due piani e l'Eriocefalo

 Nel quartiere di Montemixi si trova uno spazio assolutamente peculiare, quasi sconosciuto ma meritevole di notorietà: la piazza Pizzorno, la cui peculiarità è quella di essere organizzata come un giardino su due piani. Il giardino di piano terra occupa la parte esterna dello spazio, di forma ovoidale, ed è delimitato  verso l'interno dalle possenti mura  del bunker della seconda guerra mondiale; la copertura di questo bunker costituisce invece il giardino del primo piano, di forma quadrata.

Abbiamo parlato di recente (post del 20/10/20) della sistemazione del giardino di piano terra, frutto di una intesa fra pubblico e privato, mentre più indietro nel tempo abbiamo parlato del giardino sul tetto, come sede di un arbusto molto raro per la nostra città, L'Eriocephalus africanus (post del 4/1/18). 

E proprio l'Eriocefalo vi voglio ripresentare oggi, dato che siamo nel periodo della sua fioritura invernale, la cui bellezza e rarità meritano una riproposizione fotografica.


Ecco un mazzetto di fiori, organizzati in gruppo (capolino) di colore marrone e giallo, che si completano come in tutte le Asteracee con i luminosi petali (le ligule) bianchi.


Si intravedono anche le foglie, così simili a quelle del rosmarino da fare definire questa pianta anche rosmarino selvatico.



  

Quest'altra foto dà conto invece del fatto che il nettare dei fiori di Eriocefalo è molto apprezzato dalle farfalle. E non solo dalle farfalle, dato che da questi fiori vengono estratti olii essenziali  utilizzati in erboristeria e fitoterapia.

Un'ultima curiosità sull'origine del nome, che si potrebbe tradurre "testa di lana" con riferimento alla lanugine prodotta dai frutti.

giovedì 21 gennaio 2021

Al Parco di Bonaria, un dubbio e due certezze

 Cominciamo dal dubbio, come è giusto che sia: a quale specie appartengono le tre Palme sorelle con le foglie a ventaglio, o palmate che dir si voglia, che si ergono a destra dell'ingresso del parco di Bonaria?

Vi rimando per una analisi comparata ai vari post dedicati a queste piante (post del 28/11/10,  28/11/12, 21/2/17, 2/7/14, solo per citarne alcuni), e vi propongo una nuova analisi semplificata ma efficace, almeno fino ad un certo punto.

Andando per esclusione,  il che ci serve anche come ripasso, possiamo dire che le tre sorelle non appartengono al genere Phoenix, a cui invece appartiene l'esemplare basso a sinistra nella foto: le foglie sono molto diverse, si aprono come detto a ventaglio, mentre le Phoenix, canariensis e dactilifera, hanno le foglie pennate.

Fra le Palme a ventaglio escludiamo le nostre Chamaerops humilis, per varie ragioni ma, prima fra tutte, l'altezza (il nome comune di Palma nana vorrà dire qualcosa...).

Ci resta quindi il genere Washingtonia, e direi la specie robusta, che si caratterizza per la maggiore altezza e snellezza del fusto rispetto alla filifera. E se invece si trattasse di Trachicarpi, che vi ho presentato nel post del 2014? Anche loro hanno caratteristiche simili, ed il discernimento fra le varie specie di Palme, ed i loro vari cloni, è a volte molto difficile; è una ipotesi poco probabile, ma non da scartare.

Finita la disamina del dubbio botanico, veniamo alle certezze. La prima certezza è il fascino di questo piccolo parco, con le sue Palme, i suoi Ficus e le loro radici affioranti, i vecchi Pini. L'altra certezza, incontrovertibile, è la bellezza del panorama che si gode dal punto più alto del parco, di cui vi ho già parlato (post del 10/11/11, post del 11/2/16).


Quale vista è più bella, quella verso il mare, o quella verso Castello?

Non voglio proporre ulteriori dubbi; ognuno, con una visita, può scegliere il suo panorama, o anche non sceglierlo, lasciando che lo sguardo spazi per tutta l'ampiezza del panorama: il piacere è comunque assicurato.



martedì 12 gennaio 2021

Araucarie cagliaritane

 Mi è mancata la fantasia per inventare un titolo meno banale di questo da dedicare all'Araucaria excelsa, ma oramai ho speso negli anni tutti gli attributi per qualificare i nostri esemplari cittadini, presi per sé o per la bellezza del contesto nel quale sono inseriti: dalla qualifica di signora, a partire naturalmente dalla grande signora di Villanova, all'Araucaria piccola, a quella curiosa, a quella che amoreggia con la Luna, all'altra che viceversa si confronta con una nuvoletta rosa dell'alba, e così via. 

Lascio a chi avesse voglia di farsi un giro fotografico nel blog il gusto di cercare i vari post dedicati a quest'albero, uno dei capisaldi della nostra flora cittadina; oggi voglio aggiungere semplicemente alcune foto, frutto di una passeggiata mattutina.



Ecco l'esemplare che non ti aspetti, incastrato fra le palazzine di via Marini all'incrocio con via Scano, in quella zona che alla nascita, negli anni 50 del secolo scorso, si chiamò Città Giardino.

Direi che questa Araucaria merita pienamente di appartenere alla Città Giardino, anche se è inserita in una aiuolina circondata da asfalto e palazzi: è sana, alta e bella, e tanto ci basta. Qui non è il contesto che la valorizza, ma è lei che valorizza il contesto.







Se invece vogliamo contesto di abbellimento, basta salire per esempio in viale Regina Elena, e dalla passeggiata di Terrapieno ammiriamo questo esemplare folto ed alto, che sembra volersi confrontare con la torre di San Pancrazio ed il resto del nostro splendido skyline di Castello.




E, pressappoco dallo stesso punto, basta ruotare di 180° ed eccola, la grande signora di Villanova, che guarda dal suo sito privilegiato le nuvolette, il Monte Urpinu e la Sella del Diavolo!

Certo, non è in buone condizioni, come abbiamo già notato (post del 15/7/15), e l'intervento di manutenzione straordinaria di qualche anno fa (post del 28/11/17), se le ha meritoriamente restituito vita e sicurezza, non è riuscito a migliorarne l'estetica ormai compromessa; ma oggi ci accontentiamo che la vecchia signora sia ancora viva e ci faccia ancora compagnia.  


 

mercoledì 6 gennaio 2021

Un nuovo, simpaticissimo arbusto

 L'altro giorno, passeggiando per il Parco della Musica, ho notato un arbusto a me sconosciuto. O meglio, è lui che si è fatto notare da me, per la sua simpatia.

Si tratta di una serie di piante a fogliame fitto, e dotate di copiosa fioritura, che abbelliscono le aiuole di Palme Arecastrum lungo uno dei vialetti che attraversano il parco.

Ho fatto le mie ricerche, ed ho scoperto che dovrebbe trattarsi di  Grevillea rosmarinifolia, cioè il genere al quale appartiene la ben conosciuta Grevillea robusta, tante volte trattata nel blog (p.es. post  23/5/16).

Il "cognome" invece, ovvero la specie, fa esplicito riferimento alla somiglianza delle foglie aghiformi con quelle del Rosmarino.

Parliamo di piante, come tante che vivono bene nella nostra città, di origine australiana, dove sono comunissime in parchi e giardini.


Nella foto a destra vediamo i caratteristici fiori tubulosi, ancora allegri anche se in fase di sfioritura.

La forma particolare dei fiori è una caratteristica della famiglia delle Grevillee, e ricordo gli spazzolini della "robusta" citata in precedenza, ma anche le infiorescenze della cugina Banksia (post del 28/2/15).

Comunque, senza entrare troppo nelle tecnicalità, questi arbusti sono proprio simpatici da seguire ed apprezzare, anche per la somiglianza con il nostro Rosmarino, del quale però non hanno il profumo.  

  


sabato 2 gennaio 2021

Il Carrubo ai tempi del Coronavirus

 Nell'aprile dell'anno scorso, all'epoca del primo confinamento da Coronavirus, avevo pubblicato alcuni post retrospettivi, dedicati alle fioriture arboree primaverili.

Avevamo cominciato con la Tamerice (post del 2/4/20), e proseguito poi con l'Ippocastano, la Robinia, il Gelso, il Salice piangente.

Questi post mi sono venuti in mente adesso che siamo in un nuovo periodo di confinamento, che ci colpisce nel pieno delle festività di fine anno, e che richiede a tutti grandi doti di resistenza e pazienza, nella speranza che queste doti vengano premiate, con l'aiuto del vaccino, dalla fine dell'incubo pandemico.

E allora, quale albero meglio del Carrubo, Ceratonia siliqua, può rappresentare le doti citate?  E' un albero endemico nelle nostre campagne isolane, e ben presente anche in città, del quale abbiamo tessuto le lodi tante volte, a partire dal 2010 (post 2/12/10); è dotato di grande pazienza nell'aspettare che d'estate passi la siccità ed il caldo asfissiante, ha grande capacità di adattamento e resistenza all'inquinamento. 

Confido che un richiamo ad inizio anno, come per il vaccino, ci porti fortuna per superare gli attuali difficili frangenti.


Ecco l'esemplare di piazza Garibaldi, piccolo ma orgoglioso davanti al muro dei Ficus retusa che si stagliano sullo sfondo; appare ancora più piccolo essendo reduce da una recente potatura, non so quanto necessaria.

Si confronta, alla sua destra, con l'albero di Natale artificiale sistemato dall'amministrazione comunale; lascio a voi, magari dopo un controllo da vicino, le valutazioni sulla rispettiva valenza estetica.




E questo a destra, ripreso da vicino e dal basso, è il più grande fra i Carrubi presenti in piazza Islanda, a Genneruxi.

Lo ho già presentato in passato (fra gli altri, segnalo il post dedicato al racconto dei tronchi, 22/2/18), ma non mi stanco di apprezzarlo, con il suo tronco e le branche principali avvitate su se stesse per aumentare la resistenza agli eventi atmosferici; e resiste bene, e con grande pazienza, anche ai giochi irruenti dei ragazzi della vicina scuola media. 

Amici Carrubi, specialisti in silenziose battaglie vinte, aiutateci nella nostra e portateci fortuna! 
  
    

domenica 27 dicembre 2020

I Larici più antichi d'Europa, o no?

Oggi vi porto in Slovenia, paese veramente poco conosciuto anche se confinante con l'Italia, e precisamente con il Friuli-Venezia Giulia. 

E vi ci porto per due motivi, tra loro strettamente correlati: perché la Slovenia è riconosciuto come uno dei paesi più rispettosi dell'ambiente al mondo, e perché, in quest'ambito, nel suo territorio vivono i Larici citati (la Repubblica, 8 dicembre 2020) come i più antichi d'Europa. Siamo nella zona montana di Kranjska Gora, nelle alpi Giulie; nome forse noto per gli sport invernali ma, dal nostro punto di vista, appunto per la presenza di maestosi e millenari Larici.

Ecco di che cosa stiamo parlando, tradotto in immagini attraverso due fotografie tratte dal bel sito Internet alpinauta.com; maestosi alberi nella valle Mala Pisnica, contornati da altrettanto maestose montagne.

Il Larix decidua, praticamente assente nella nostra Isola, è tipico albero alpino ed appenninico, caratterizzato dagli aghi lunghi e penduli (in contrasto con quelli del cugino Abete), che cadono d'inverno (post del 10/10/11). 

Un albero che può avere vita lunghissima, come dimostrano i Larici millenari della val d'Ultimo in Alto Adige (post del 7/6/15).  

Ed allora, seguendo il titolo del post odierno, quali sono i Larici più vecchi, quelli di Mala Pisnica o quelli della val d'Ultimo? Potrei cavarmela, da politico, sostenendo che i nostri sono pochi ma più anziani, e quelli sloveni molti ma meno anziani; la verità è che non lo so, né tutto sommato mi interessa. Alberi più vecchi di mille anni, come quelli oggi a confronto, ci fanno comunque rimanere a bocca aperta per la meraviglia, dovunque essi si trovino.

giovedì 24 dicembre 2020

L'albero di Natale della nuova Zelanda abbellisce anche il nostro Natale

 Parliamo della Metrosideros excelsa, l'albero che riempie di fiori rossi il Natale neozelandese (post del 7/1/15); questa generosa pianta ha deciso che, in fin dei conti, un poco di rosso natalizio lo può concedere anche a noi, che pure abbiamo cominciato l'inverno.


E non ha tante pretese, per concederci la sua bella produzione rossa: le basta l'arbusto di una banale, ma ben tenuta e ricca di varietà, aiuola spartitraffico, e precisamente quella dell'incrocio semaforico fra il viale Cimitero ed il viale Bonaria.

Avevamo conosciuto questa specie arborea nel 2014, con gli alberelli del Lazzaretto e del Poetto (post del 4/12/14), e siamo arrivati ai grandi alberi, con l'esemplare di via Tempio (post del 24/7/16).

Insomma, abbiamo scoperto che questa pianta sa assumere le più svariate dimensioni, e sa fiorire nelle opposte stagioni; grandi capacità di adattamento, non c'è che dire!



Tornando all'esemplare odierno, vi propongo un'altra immagine, che mostra la presenza di tanti boccioli; per dire che questa fioritura non è un fatto casuale, ma che il nostro arbusto intende proseguire ancora a produrre i suoi meravigliosi mazzetti di stami rossi.

Insomma, quest'anno anche noi, sperando che i neozelandesi non si offendano, possiamo farci augurare il Buon Natale  dai fiori rossi della Metrosideros excelsa!

lunedì 14 dicembre 2020

L'Acero saccarino si spoglia

 E finalmente, potremmo aggiungere! Arrivati a metà dicembre, dopo qualche giornata di freddo, l'Acero saccarino di Monte Urpinu ha deciso di procedere con il suo foliage.

Ecco qua il nostro campione che ha quasi assunto il colore giallo per tutte le foglie, comprese quelle già cadute, che giacciono copiose a terra.

Sappiamo che gli Aceri sono fra gli alberi che meglio interpretano l'affascinante momento del foliage, insieme ai Ginkgo biloba per quanto riguarda Cagliari.

Questo Acero poi è una rarità cagliaritana, e lo abbiamo seguito sin da piccolo (post del 27/9/1225/9/1514/11/1523/4/18)  sia per la sua rarità, sia per il piacevole contesto nel quale è inserito.

Certo, il nostro foliage è piccola, piccolissima cosa rispetto agli spettacoli che offre, con uno sfasamento in anticipo di almeno due mesi, il nord Europa, per non dire il Canada; lo abbiamo detto tante volte, ma forse proprio per  la nostra rarità dobbiamo goderci questo piccolo spettacolo, sia per le specie citate ma anche per i Pioppi o i Tigli o le Roverelle.

Quindi, buone passeggiate di fine autunno, sperando che la pioggia decida di darci un poco di tregua!


martedì 8 dicembre 2020

Le Melie addobbate per Natale

L'addobbo non è molto ricco di palline, festoni e luci colorate;  anzi è proprio costituito da un unico tipo di pallina, per la quale in compenso la Natura, che si è preoccupata di predisporre l'addobbo, non ha lesinato sulla quantità: una piccola drupa dorata, lucida e brillante per la pioggia, appesa in migliaia di esemplari che connotano in questo periodo ogni esemplare di Melia azedarach.


Quello che vi presento è una sorta di albero di Natale orizzontale, per così dire, che si estende lungo tutto il lato del liceo Dettori che confina con la via Amat, costituito da molte Melie prive di foglie ma cariche di frutti. 

La Melia azedarach è uno degli alberi preferiti dal blog sin dall'origine (primo post del 2/11/10); trattata in seguito tante altre volte, in varie stagioni e luoghi, compresa via Amat (post del 25/1/12).

Questa fotografia, notturna ed un poco sfuocata causa pioggia, restituisce comunque il fascino di questo spettacolo, che la pioggia esalta e le luci artificiali illuminano in maniera adeguata (il che non avviene spesso!).   

Merita una passeggiata di apprezzamento. 

mercoledì 2 dicembre 2020

Il Ficus rampicante

 L'ultima volta che ho presentato un nuovo Ficus presente a Cagliari, l'elegante Ficus maclellandii, avevo titolato "Un altro Ficus, ancora!" (post del 15/10/18), per evidenziare la quantità di specie di questa famiglia presenti nella nostra città, al di là di quelle più conosciute.

Ebbene, oggi ne abbiamo ancora un altro, il Ficus rampicante, nome scientifico Ficus pumila.


Ecco un tratto della poderosa spalliera che copre una recinzione in via Curie, partendo dall'angolo con via Monselice.

Un "piccolo" Ficus, almeno così viene definito dalle pubblicazioni specializzate, e certamente lo è se confrontato con gli enormi alberi che conosciamo; non lo è affatto se lo confrontiamo, da arbusto quale è, con gli altri arbusti da siepe, anzi è un gigante in grado di ricoprire perfettamente, come in questo caso, una recinzione metallica.

Questo Ficus è dotato di radici avventizie nella parte bassa, con le quali si attacca e prende lo slancio verso l'alto; i rami più alti sono privi di radici avventizie, per cui questa pianta può essere utilizzata, in ambito domestico, anche come ricadente.





Pianta sempreverde, il Ficus pumila ha belle foglie ovali di verde intenso, e produce grossi frutti, attualmente presenti in quantità nell'esemplare di via Curie. I siconi, come si vede dalla foto, sono a forma di pera con umbone nella parte bassa, e sono caratterizzati da sfumature viola nel colore della buccia.

Insomma una pianta interessante, e stranamente rara a Cagliari, a meno che non pesi la giusta considerazione che i frutti cadendo possono sporcare i marciapiedi.


A proposito dei frutti, che in realtà sono infiorescenze che si trasformano in frutti solo dopo l'eventuale impollinazione, ecco a sinistra una sezione, che mostra l'aspetto peculiare del rivestimento interno a forma di uovo di colore marrone e con tutti i fiorellini accalcati nella parte bassa.

Questo Ficus raro di via Curie si va ad aggiungere ad altre peculiarità arboree di questa strada, dagli alberi della scuola elementare (post del 8/3/15)  a quelli del giardinetto all'angolo di via Cagna. Una grande ricchezza verde, impiantata negli anni 70/80 del secolo scorso, quando in zona viveva, guarda caso, il grande botanico Siro Vannelli.




 

giovedì 26 novembre 2020

I lavori a Su Siccu e gli alberi

 Sta per terminare la prima fase dei lavori di riqualificazione nella Calata dei Trinitari, il tratto di Su Siccu che comprende le società sportive (Lega Navale, Rari Nantes, Aquila, Canottieri); entro l'anno sarà ripristinato il traffico automobilistico, dopo qualche mese sarà inaugurata la passeggiata pedonale, in continuità con quella già esistente. Un altro bel passo per migliorare il rapporto della nostra città con il mare. 

I lavori vanno avanti da diversi mesi e sono stati molto impegnativi, con grandi scavi, sottoservizi, varie opere in calcestruzzo: e gli alberi, ci chiediamo, come escono da questi mesi di sconquassi?


Cominciamo da chi, almeno apparentemente, non ha sofferto per niente: gli esemplari di Pinus canariensis dell'Aquila, che vi ho già presentato (post 21/11/15), e che si stagliano alti e belli, ai margini della nuova spianata di cemento.
Forse avranno perso qualche radice, ma niente che li possa impensierire.


Un po' più preoccupante la situazione dei Ficus retusa, che si sono trovati in mezzo ad una tempesta di scavi, pozzetti, muri di cemento, riduzione significativa del loro pane radicale, come si nota dalla foto. 

Supereranno questa prova? Io credo di sì; la loro proverbiale resistenza e capacità di sopportare le peggiori sevizie, caratteristiche delle quali abbiamo più volte parlato, avranno ragione del terremoto al quale sono stati sottoposti. 

Sopravvivranno, regalandoci ancora la loro ombra; purtroppo la caduta dei piccoli frutti imbratterà prematuramente il nuovo basolato e gli arredi urbani in pietra bianca, a meno che non si sia pensato a come evitare il problema lasciando opportuni spazi liberi sotto le chiome.

L'unico Ficus che potrebbe essere, volutamente, sacrificato, è quello anarchico che ha deciso di crescere dalla parte del mare (post del 3/11/10 e del 21/11/17), e la cui presenza è probabilmente incompatibile con la realizzazione della passeggiata. Staremo a vedere, ma la perdita di un solo esemplare credo che potrebbe essere messa in conto senza disturbarci troppo.