Oggi il cesto dei post propone...

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L'arte di spogliarsi

martedì 21 febbraio 2017

Le Palme grattacielo

La specie di Palma a cui oggi ho affibbiato il nomignolo del titolo è la Washingtonia robusta, che è alta in sé, ma tanto più appare alta in relazione al modesto diametro del fusto.

Proprio per le sue caratteristiche, alta, snella, chioma compatta, spesso non la notiamo proprio, ed è un peccato; infatti è una pianta affascinante, anche se non la suggerirei per sfruttarne l'ombra estiva!


Per capire di che cosa stiamo parlando, ecco due esemplari in agro di Sardara, che svettano rivaleggiando in altezza con grandi Eucaliptus, 15 metri o forse più; sono queste due Palme che mi hanno fatto venire in mente di parlarvene.

Come si vede, il fusto è veramente sottile ma resistentissimo, e forse da questo deriva il "cognome" di questa specie, cioè robusta.

Ne abbiamo parlato già nel blog, sin dal lontano 2010 (post 28/11/10), e poi per presentarvi altri caratteristici esemplari cittadini, come quelli di viale Buoncammino o la storica famiglia del porto (post del 27/12/15 e del 14/5/15), ma mi sono accorto di non aver mai messo in evidenza il suo fascino, e riparo oggi.


Guardate questo esemplare in via Don Bosco, che spunta improvviso da un giardino e punta verso il cielo; è proprio un bel vedere.

Il fusto di queste Palme non è sempre così pulito come nelle foto odierne, perché spesso conserva, fino ad una certa altezza a partire dall'alto, i residui dei piccioli delle vecchie foglie, altro elemento di stranezza e di fascino.

In definitiva, quando per strada incontriamo un sorta di tubo vegetale che si alza dritto verso il cielo, ricordiamoci di sollevare lo sguardo ed apprezzare l'insieme.  






 


mercoledì 15 febbraio 2017

Gli alberi del Brotzu

Non ci sono più gli ospedali di una volta, potremmo dire usando un luogo comune, per segnalare la rottura dello stretto rapporto urbanistico fra la struttura ospedaliera ed il verde, rapporto che vigeva nella prima parte del secolo scorso.

I grandi e vecchi ospedali di Cagliari, il S.Giovanni di Dio, il Santissima Trinità, il Binaghi, per non dire di Villa Clara, furono realizzati in una logica di connubio imprescindibile fra strutture murarie ed aree verdi. Ne abbiamo parlato più volte (vedi post 30/12/14, ed altre varie citazioni e rimandi), anche per segnalare purtroppo lo stato di degrado di queste aree, dove esistenti: troppo ampi gli spazi da gestire, troppo modesti i budget disponibili, troppo invadenti le auto, troppo ridotta la sensibilità al problema, ecco i "troppo" che non consentono di gestire in maniera decente, negli anni 2000, le aree verdi degli ospedali.

In molti casi queste aree sono diventate un disordinato deposito di auto parcheggiate, e gli alberi un impiccio da sopportare, sperando nella loro definitiva eliminazione.

Finita la premessa piagnisteo, mi metto gli occhiali rosa per presentarvi il verde del più grande ospedale della Sardegna, il Brotzu; anche qui, naturalmente, l'effetto dominante è la distesa di auto parcheggiate, però ci sono anche alcune oasi verdi e molti alberi notevoli.

Superato il parcheggio esterno, tutto lamiere a parte alcuni filari di Schinus terebinthifolius, avvicinandoci all'ingresso principale la situazione migliora; come vediamo in foto, abbiamo discreti esemplari di Carrubo ed una Melaleuca armillaris, (post 23/1/12,     8/5/12),  albero che qui si presenta con molti esemplari notevoli.



Ecco un prato rubato alle auto, con panchine e giochi per bimbi; qui vivono Lecci e Carrubi e addirittura, sotto un grande Carrubo, c'è un apprezzabile tavolo da pic-nic.



Vi dicevo della quantità di belle Melaleuche; qui, come rappresentante, vi presento questo possente tronco di uno degli esemplari più grandi. Vale la pena di andare a vedere questi alberi, veramente belli con le loro foglioline fitte, la chioma ampia e, a maggio, le piacevoli infiorescenze bianche.

Una scelta a suo tempo veramente azzeccata, anche perché queste piante, ad altezza d'uomo, consentono un buon riparo e ristoro dalle calure estive.




E ancora un altro spazio verde un po' spostato a sinistra rispetto all'ingresso, con un filare di Cipressi in ottime condizioni.

Da questa parte si possono notare anche molti enormi Pioppi bianchi, Aceri, Robinie, Casuarine ed altre specie.

Insomma, c'è anche molto di bello in questo verde di ospedale, la cui scoperta compensa in parte la tetraggine con cui abbiamo cominciato il post.




martedì 14 febbraio 2017

Preavviso di primavera

Ecco un inconfondibile preavviso della primavera, umile e bellissimo: una famigliola di Crochi che si è appena affacciata sul terreno sassoso.

Siamo in agro di Pula, e questa bulbosa, probabilmente Romulea bulbocodium, si presenta in migliaia di esemplari, con il suo bel colore lilla, sulle spianate incolte vicino al mare.

E' interessante notare le foglie a filamento che si spargono sul terreno, non avendo capacità di sostenersi.

Benvenuti fiorellini spontanei!

venerdì 10 febbraio 2017

Che buone queste bacche!

Il titolo del post odierno rappresenta il pensiero che pensiamo stia formulando l'uccelletto della foto, colto mentre si accinge appunto ad ingoiare una bacca dello Schinus terebinthifolius che ha scelto come desco.

E, a giudicare dalla foto, sembra essere un desco piuttosto ricco, anche se poco vario!

E dove ho colto questa istantanea? In qualche parco silenzioso e ben curato, prati immensi alternati ad alberelli carichi di frutti? O magari in campagna, dove il ruolo del desco potrebbe essere ben sostenuto dal Lentisco, somigliante e stretto parente dello Schinus citato?

Sbagliato, cari amici, perché siamo in mezzo ad un affollatissimo parcheggio, stracolmo di auto e di persone, e precisamente nel parcheggio esterno dell'Ospedale Brotzu, nel pieno di una mattina feriale: bello pensare che in tale luogo ci sia qualcuno che, nel totale disinteresse per la ricerca di un parcheggio, si occupi di qualcosa di molto più importante, riempirsi la pancia di rosee e ghiotte bacche!

lunedì 6 febbraio 2017

La spina bifida

Tranquilli, lungi da me voler parlare della temibile malformazione che prende questo nome, spina bifida: mi voglio solo riferire alla bellissima spina che caratterizza la Carissa macrocarpa, arbusto del quale abbiamo parlato già alcune volte (post del 1/10/14, 22/8/15, 15/3/16).

Eccola qua, la spina biforcuta in primo piano, con il colore roseo che diventa giallo avvicinandosi alle punte acuminate. E le spine sono spesso più complesse, nel senso che hanno una doppia biforcazione, quasi come corna di cervidi.

L'arbusto che ho qui fotografato si trova ad Arzachena, ma è poco importante, dato che per ammirarli facilmente ne abbiamo individuato anche in città, attraverso i post citati.  Purtroppo sono pochi rispetto alla loro bellezza: ricordo infatti che la Carissa ha bella foglia, bei fiori bianchi profumati, un bel frutto simile ad una prugna, rosso e lucido, ed un bell'aspetto di insieme, insomma ha tutto per piacere.

Tornando alle spine ed alla loro bellezza, ricordo che avevo fatto un elogio delle spine (post del 10/9/15), e mi ero fortemente lamentato della cattiva abitudine urbana di eliminare tutte le piante con le spine. Ebbene, confermo tutto, anzi lo rafforzo: lasciate stare le piante con le spine, e che le persone (a parte i bambini piccoli, naturalmente) sappiano che devono prestare attenzione e portare rispetto alle piante spinose!

giovedì 2 febbraio 2017

Le etichette, quanta fatica!

Le etichette di riconoscimento degli alberi, un piccolo intervento che darebbe un grande valore aggiunto all'interesse per le piante, apportando cultura e civiltà.

Ne abbiamo parlato in più occasioni (p.es. post del 6/12/11), lamentando la esiguità dei luoghi caratterizzati storicamente dalle etichette (Orto Botanico e Parco dell'Autonomia Regionale), ma gioendo per i segnali positivi, come quello del parco Vannelli o del Circu de Soli di Mulinu Becciu (post 8/3/16).
La situazione però resta stagnante, ed anche nel parco Vannelli, dopo l'inaugurazione e le prime etichette, non è seguito il completamento, né la sistemazione di alcune etichette sbagliate.

Insomma, la nuova pratica non decolla, o per lo meno decolla solo sulle cose nuove, mentre non decolla come miglioramento di quelle esistenti, per lo meno con un piano di etichettatura degli alberi nei parchi.

Tante città sono più avanti di noi, per esempio Barcellona (post 5/9/11), ed oggi ne cito un'altra, dall'altra parte del mondo: si tratta di Nelson, in Nuova Zelanda, per la quale ho ricevuto alcune fotografie da Randi, che ringrazio.

Ecco due etichette, relative ad una Metrosideros robusta, albero molto comune nell'isola, e a una Sequoiadendron giganteum: piccole ma efficaci, indicano che quell'albero fa parte del patrimonio comune, e che quindi deve essere massimamente rispettato.

Come si vede, non c'è bisogno di grandi cose, bastano piccole etichette di facile realizzazione affisse con un chiodo, se solo lo si vuole fare.

 E l'etichetta può essere ancora più semplice, come quella che vediamo a sinistra, che pure è un poco scassata: un pezzo di plastica, il nome scientifico e quello comune, la provenienza.

Come si nota, si bada alla sostanza, l'importante e trasmettere l'informazione.

Faccio notare una curiosità: il nome scientifico Cupressus sempervirens è uguale in tutto il mondo, mentre il nostro nome italiano, Cipresso comune, in Nuova Zelanda diventa Cipresso italiano, forse per la quantità di questi Cipressi in regioni italiane molto note nel mondo, come la Toscana.
In definitiva segnalo, una volta di più, l'opportunità di usare il nome scientifico, per essere certi di non sbagliare albero: usiamolo, a cominciare dalle etichette!

sabato 28 gennaio 2017

Piccoli scheletri, grande fascino

Non c'è molto tempo per parlare di alberi spogli e dei loro affascinanti scheletri, nella nostra città. Fra un mese o poco più molti alberi cominceranno a gemmare, e la nudità lascerà il posto al progressivo nuovo vestito.
Allora, andiamo ad ammirarli adesso, gli scheletri dei Pioppi, delle Roverelle, dei Bagolari, con i loro rami nudi rivolti al cielo, o alla terra, come nel caso del Gelso pendulo.



Ed è lui che ho fotografato e vi presento, nella calda luce del tramonto: uno dei Gelsi bianchi penduli del parco ex-vetreria di Pirri.

Vi ho già parlato di questi alberelli, sia in versione invernale (post del 19/1/15) che estiva (post del 29/9/16); un bello spettacolo, che mi fa piacere riproporre oggi.






Ecco un'altra immagine, che inquadra i due esemplari di Gelso con alle spalle il vecchio edificio della distilleria Rocca Ancis, ristrutturato ed adibito ad uffici.

Ricordo che a questo parco, oltre all'edificio appena citato, appartiene il più noto edificio della ex-vetreria, sede di un importante centro culturale; nella ampia corte di ingresso possiamo ammirare un bel Corbezzolo.

martedì 24 gennaio 2017

Effetti della tempesta di scirocco

Il 21 gennaio di quest'anno sarà ricordato a lungo, per i danni provocati dal fortissimo vento di levante/scirocco che ha flagellato la città.

La caduta di alberi è un po' il simbolo di questo flagello, che mette in secondo piano gli altri danni: infatti lo sradicamento di un albero ha un impatto forte, che richiama le forze della natura che si combattono, da sempre.



E allora, per ricordarci di questa drammatica giornata, ho scelto un grande Pino d'Aleppo dell'Orto Botanico, che è crollato sul viale Sant'Ignazio, poco prima dell'incrocio con via Don Bosco.

Un albero molto alto, che ha distrutto una parte del muro di cinta dell'Orto e si è adagiato sulla carreggiata, occupandone un buona parte.



 Come si vede dalla foto a destra, la chioma ampia e fittissima ha sicuramente creato una forza di rovesciamento che, dall'alto dei 15 metri di altezza e dell'enorme momento flettente alla base, ha provocato il disastro.

I Pini d'Aleppo, d'altronde, sono soggetti privilegiati al rovesciamento in caso di vento forte, sia per la loro altezza, sia perché spesso sono già piegati dagli anni e dalla loro natura.

In questa occasione è venuto giù un Pino anche in viale Diaz, e possiamo ricordare anche i Pini di Monte Urpinu caduti nel 2015 (post del 3/4/15); in quel caso si trattava di maestrale, ma la sostanza non cambia.

Si dice: bisognerebbe intervenire a preventivo, ma non sempre è possibile: i Pini d'Aleppo sono tuttora tantissimi, e non è facile decidere l'effettivo stato di pericolo; a volte succede anche che quando si interviene, come allo stadio Amsicora, si alzano molte voci di protesta.

Poi c'è un'altra scelta, certamente non praticabile in questo caso, ma che voglio ricordare per terminare con un sorriso: lasciare le cose come stanno, fare affidamento sulle residue radici, e godersi il "Pino coricato", orizzontale ma vivo e vegeto, come raccontato nel post del 19/10/15.

sabato 21 gennaio 2017

Le bellezze della Maranta

Oggi parliamo, in via del tutto eccezionale, di una pianta d'appartamento, la Maranta leuconeura. 
E ne parlo, nonostante la mia ignoranza di questo genere di piante, proprio perché stimolato da una Maranta che ho in casa.

La cosa che mi ha colpito ed interessato è che le foglie di questa piantina si muovono, sono in certi momenti distese, in altri momenti erette e questa caratteristica, trattandosi di piante piccole, ha effetto sull'assetto della pianta nel suo insieme.

Questo comportamento, che non è solo della Maranta ma in lei è particolarmente evidente, deriva dai luoghi di origine e vita naturale, cioè la foresta pluviale brasiliana. Qui la vita delle piantine di sottobosco si è dovuta fortemente adattare, nei millenni dell'evoluzione, a convivere con alberi enormi, che combattono strenuamente per guadagnarsi la luce del sole, gareggiando in altezza con i vicini.

Le piantine, fra cui la Maranta, non potendo competere in altezza, hanno adottato altre strategie: si accontentano di poca luce, alcune vivono quasi al buio, e modificano il loro assetto per sfruttare compiutamente la poca luce di cui dispongono.

Questi comportamenti, inclusi nel DNA, si riproducono  anche nella vita d'appartamento; qui a sinistra la mia piantina, in un momento di piena distensione delle foglie, espone le nervature rossastre e l'affascinante aspetto di ogni singola foglia, sia nella pagina superiore che inferiore.

Ma non è solo questo il comportamento che mi ha incuriosito, ma anche la produzione dei fiorellini. Intanto, leggo che è molto raro che la Maranta di appartamento fiorisca: la mia invece ha cominciato a fiorire e non la smette più, uno o due fiorellini al giorno.

Poco evidenti ma graziosi, questi fiorellini hanno una durata breve, cadono dopo una giornata, ma vengono continuamente sostituiti da altri; ricordano la fioritura estiva dell'Ibisco, grande produzione e breve durata del singolo fiore.

Insomma questa Pianta della preghiera, come viene chiamata nei luoghi di origine per il comportamento delle sue foglie, è proprio una pianta interessante, e merita la nostra attenzione ed il nostro apprezzamento. 

lunedì 16 gennaio 2017

Cagliari ed i suoi contrasti invernali

L'inverno, temuto e desiderato, è arrivato anche da noi. A prescindere da qualsiasi considerazione sul freddo, che non è questa la sede per sviluppare, possiamo dire che per gli alberi è generalmente un bene, perché conferma i loro mutamenti legati al naturale avvicendarsi delle stagioni.

Ed allora gli alberi a foglia persistente, come per esempio il Carrubo, Ceratonia siliqua, il Leccio o i vari Ficus elastica, magnolioides, retusa, benjamina , si mettono tranquilli ad aspettare la primavera, e non mutano di molto il loro aspetto normale.

Per converso, gli alberi a foglia caduca "tradizionali", per esempio i Ginkgo biloba, la Chorisia, i Pioppi, gli Olmi terminano il loro denudamento, aiutati dal freddo e dal vento, riducono quasi a zero i processi vitali, ed aspettano anch'essi, con i loro scheletri spesso eleganti, la ripresa.

Poi c'è la terza categoria, quella dei "semi spoglianti", che tarda, non ne ha voglia, non ci crede che ci sia veramente freddo, e resiste. Esempio tipico la Jacaranda mimosaefolia, ma anche il Siliquastro o la Fitolacca.

A Cagliari c'è tutto questo, con una gamma indefinita di situazioni intermedie. 

Facciamo solo due esempi, estremi e spero significativi, ripresi oggi nel medesimo sito, il Parco della Musica.






Ecco un bellissimo Pioppo bianco, già trattato dal blog (post del 19/4/14 ed altri), al confine del parco con le scuole di piazza Giovanni. Nudo e bellissimo.
 



All'altro estremo, uno Schinus terbinthifolius, detto anche pepe rosa, con la sua chioma fitta fitta (post del 13/1/16, fra gli altri); lo Schinus t., come il suo cugino Schinus molle, è una pianta dioica, ed in questo esemplare espone orgogliosamente i fruttini, bacche aromatiche riunite a grappolo.

Più diversi e contrastanti di così!

mercoledì 11 gennaio 2017

Aiuole del Largo come immondezzai, ma perché?

Parliamo del Largo Carlo Felice e dei suoi marciapiedi rinnovati: salotto cittadino, uno dei luoghi più belli nel quale passeggiare, due filari per parte di Jacarande di varia età (post 3/10/14) comprese alcune molto vecchie, ancora piene delle belle foglioline composte, come si vede nella foto sottostante di un esemplare vicino a piazza Yenne.


Allora tutto ok, dove è il problema? Il problema c'è, ed è grande, almeno quanto sono grandi le nuove aiuole che contengono gli alberi: infatti queste grandi aiuole, almeno nel lato sinistro che sale, dove sono passato alcuni giorni fa, sono in condizioni precarie dal punto di vista del verde di contorno, e fanno proprio ribrezzo dal punto di vista della pulizia.




Ecco a destra un esempio, e non dei peggiori, di come si presentano queste aiuole: erbacce non estirpate, Palme nane in cattiva salute o morte, una cassetta da frutta e la pacciamatura, ultimo ma non ultimo, cosparsa di cicche.

Evidentemente questi "non luoghi" vengono impunemente usati come immondezzai, e raramente, per non dire mai, puliti; è probabile un conflitto di competenze fra addetti al verde pubblico ed addetti alle pulizie stradali, che determina questo risultato.

E non solo: la pulizia è oggettivamente complessa, sia per gli strumenti da utilizzare, sia per la mancanza di uno sfogo della "vasca" di contenimento.

La domanda sorge spontanea: è possibile che non si potesse immaginare una cosa di questo genere e prendere alcune contromisure in fase progettuale? Perché un intervento importante e sicuramente apprezzabile deve essere lasciato degradare in così breve tempo dopo la sua realizzazione? Il problema è quello solito: si privilegia la realizzazione, si trascura la gestione.

E naturalmente anche noi, cagliaritani e non, dobbiamo guardarci allo specchio: possiamo riuscire ad essere più civili?


giovedì 5 gennaio 2017

Gallura, Olivastri e rocce granitiche

La Gallura, splendida subregione situata nell'estremo nord della Sardegna, affascina l'amante della natura per tanti elementi caratteristici, fra i quali spiccano, soprattutto nella zona di Arzachena, gli Olivastri e le rocce, soli o in meraviglioso accostamento fra loro.

Vi presento una piccola galleria fotografica, che non si limita allo splendore degli Olivastri patriarchi di Luras, ma spazia in un territorio più vasto, che presenta innumerevoli scorci di arte naturale, forgiata dalla natura in millenni di vento, pioggia e mare.



 Olivastro e roccia all'interno della bellissima "Tenuta Pilastru" situata fra Arzachena e Bassacutena.






Splendido intrico di parti di tronco nude del più vecchio patriarca di Luras, "S'Ozzastru". Alcune datazioni arrivano ad accreditare a quest'albero quasi 4000 (!) anni di vita, ma come si vede spuntano dal tronco contorto nuovi getti, indice di persistente vitalità.



Ecco un altro dei patriarchi, età forse 2000 anni, fotografato dall'esterno, per evidenziare il tipico assetto a coppa rovesciata fino a terra della chioma di questi vecchi alberi mai potati.

Questo è uno dei motivi per i quali all'interno l'albero stenta a vegetare, a causa della mancanza di luce.



Eccolo, infatti, l'interno del patriarca della foto precedente, con vista d'insieme ed in un affascinante primo piano, che evidenzia i segni lasciati dalla lunga vita vissuta.                                                                                                                                              















Avevo già presentato questo albero, qualche anno fa (post del 22/12/11), mentre nel 2015 avevo presentato gli Olivastri Ogliastrini di S.Maria Navarrese, con i quali vi propongo un confronto fra primi della classe (post del 23/4/15)





Infine, una roccia meravigliosamente lavorata dalla natura, che poggia a terra su 3 piedi e  che si trova nel punto più alto della già citata bellissima Tenuta Pilastru.





venerdì 30 dicembre 2016

Ed anche il piccolo di Monte Urpinu ....



Eh sì, anche il Cipresso calvo di Monte Urpinu"nipotino" del maestoso esemplare di cui abbiamo parlato alcuni giorni fa (post del 22/12/16),  si predispone a perdere le foglie, passando per l'affascinante trascolorazione rugginosa come il nonno.

Questo giovane esemplare di Taxodium distichum è stato oggetto della nostra attenzione fin da quando era proprio piccolo (post 27/9/12), e poi da giovincello in pieno rigoglio di fine estate (post del 30/9/15).

Adesso ce lo godiamo, ancora cresciuto e sano, mentre si predispone a passare l'inverno, circondato da alberi sempreverdi che acuiscono il piacevole contrasto.


mercoledì 28 dicembre 2016

Manutenzione verde straordinaria a Genneruxi

Siamo in piazza Islanda, a Genneruxi, in uno dei luoghi più noti e caratteristici del quartiere, molto frequentato ed apprezzato dai ragazzi delle vicine scuole e dai loro nonni.

Questa piazza è dotata di diversi alberi interessanti (post del 17/1/14) e, fra gli altri, di splendidi esemplari di Carrubo, Ceratonia siliqua. E forse proprio dalla loro situazione precaria, causata dai topi (post del 9/4/16), è nata l'esigenza di un intervento importante, che è stato recentemente realizzato.


I Carrubi sono stati alleggeriti in maniera significativa, senza però stravolgere il loro assetto, come si vede nella foto a sinistra.




Solo in qualche caso l'intervento è stato più radicale, per le piante più compromesse di via Costantinopoli, come si vede nella foto in controluce a destra.

Insomma un intervento impegnativo, ed a forte rischio di polemiche, anche se a me sembra che sia stato impostato con razionalità e senza stravolgimenti.




E poi, per chi avesse difficoltà ad approvare l'intervento, suggerisco di provare a guardare il bicchiere mezzo pieno, e non solo perché è stata resa più difficile la vita ai malefici topi.

Possiamo infatti ammirare lo splendore del tronco e delle branche principali, per il modo in cui vengono evidenziati dall'eliminazione dei rami più bassi; andamento a tortiglione, piccoli anfratti, contorsioni e rughe, che meraviglia!

giovedì 22 dicembre 2016

Il Cipresso diventa calvo

Per dare conto del suo nome comune, Cipresso calvo delle paludi, lo splendido esemplare di Taxodium distichum dell'Orto Botanico (post del 26/1/12, 5/9/12, 30/9/15 ) sta perdendo le sue chiome, e lo sta facendo con bellezza ed eleganza.

Come si vede nella foto a sinistra, le foglioline composte, sottili e tenere, cambiano colore assumendo un bell'aspetto rugginoso, e si apprestano a cadere; il contrasto con il verde mantenuto ancora da una parte delle foglie costituisce un ulteriore elemento di fascino.

L'attributo di calvo attribuito a quest'albero serviva proprio a differenziarlo dagli altri Cipressi, normalmente a foglia persistente; in realtà il Taxodium appartiene ad un'altra famiglia rispetto ai Cipressi, appunto quella delle Taxodiaceae, alla quale appartiene anche la Sequoia.


Ecco un altro scatto della capigliatura piegata, anche per effetto delle recenti piogge, che si prepara a cadere.

Naturalmente non è con un paio di fotografie che è possibile rendere l'idea della bellezza di questo spettacolo e di questo albero, anche perché gli spazi sono angusti rispetto alle dimensioni. Uno sguardo ai precedenti post citati può aiutare, ma naturalmente il suggerimento è quello di andarlo a vedere, questo Cipresso sulla via della calvizie; ritengo che il processo durerà ancora diversi giorni, forse qualche settimana.