Oggi il cesto dei post propone...

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Alberi in fiore, seconda serie

giovedì 22 settembre 2016

Fioritura autunnale: ci stanno provando gusto!

Il primo albero che ci viene in mente è la Jacaranda mimosaefolia, certo. L'abbiamo sempre apprezzata, e celebrata, per la sua doppia fioritura, quella primaverile prima di mettere le foglie e quella autunnale, in ottobre.

Ma non è più sola, la Jacaranda, ad avere questa abitudine, e comunque ad aver allungato il suo periodo di fioritura (si veda anche quanto detto nel post del 27/8/15); ci stanno provando altri alberi, in città.

La Sophora japonica, per esempio, oltre all'esplosione di luglio ha ripreso a fiorire, in diversi esemplari cittadini; meno, magari solo nella parte più alta della chioma, ma comunque in maniera evidente.

E che dire della splendida Erythrina cristagalli, la signora in rosso per intenderci (post del 5/6/14) ?



La foto è di alcuni giorni fa, e riprende l'esemplare del parco Vannelli, ma anche quella di via Boccaccio è fiorita.

Fra l'altro, questa fioritura non può proprio passare inosservata; anche gli esemplari pubblici, per esempio quelli dei giardinetti spartitraffico (p.es. post del 2/6/12) ci stanno provando, anche se con fiori pallidi e stentati.





Ed anche l'Albizzia julibrissin, Acacia di Costantinopoli, non si accontenta più della fioritura di fine giugno (post del 28/6/15).

Insomma, che cosa sta succedendo? Niente di particolare, direi, sono gli effetti della tropicalizzazione del nostro clima che, alla lunga, determinano questa realtà. Tutti gli alberi di origine sub-tropicale, per non dire gli arbusti, si predispongono ad una doppia fioritura, di inizio e fine stagione, o anche ad una fioritura continua durante la lunga stagione "estiva" che va da marzo ad ottobre, con temperature elevate e precipitazioni modeste.

E' una cosa apprezzabile questo fenomeno? Io non ne sono convinto, preferisco la fioritura classica unica del nostro clima temperato (con l'eccezione della Jacaranda, of course!), che quando arriva esplode e ci ripaga dell'attesa; inoltre apprezzo molto gli alberi che esprimono la loro bellezza con le foglie, o anche con il solo scheletro invernale. Però naturalmente queste sono valutazioni soggettive.

Restano, oggettivi, i cambiamenti climatici e la minore piovosità, concentrata e deleteria, come da recentissima dimostrazione notturna; direi che di questi possiamo solo lamentarci.  

sabato 17 settembre 2016

Trattamenti drastici su Pini di Pescara e nostre Jacarande

Che cosa mai tiene assieme, vi starete chiedendo,  le piante citate nel titolo, così diverse fra loro e soprattutto separate dal Tirreno?

Provo a rispondere, partendo dai fatti di Pescara, oggi riportati su molti giornali e dei quali ho sentito parlare anche su Radio 3: il sindaco di questa città è sotto accusa perché intende estirpare 121 Pini (forse Pini d'Aleppo, ma questo non viene, colpevolmente, precisato) dichiarati pericolosi. E' il trattamento drastico per eccellenza, cioè l'eliminazione, che sta dando luogo a proteste anche molto pesanti, blocchi stradali, interventi di personaggi importanti, etc.

Per le Jacarande cagliaritane il trattamento, per quanto drastico come lo avevo definito all'inizio di agosto (post del 5/8/16), è stato di tutt'altra natura, essendo consistito nella capitozzatura primaverile degli alberi di via Dante, e sta dando tutt'altro esito, cioè la veloce ripresa dei nostri alberi e addirittura la loro fioritura autunnale, ancorché anche questo intervento fosse stato accolto da vivaci e reiterate proteste.

Primo punto in comune, quindi, le proteste per gli interventi dell'amministrazione pubblica sugli alberi, ed in questo Cagliari non è seconda a nessuno (piazza Garibaldi, viale Regina Elena, rotatoria di viale Trento, solo per fare alcuni esempi).

Secondo punto in comune, importantissimo, Cagliari è città carica di Pini, e non tutti godono di buona salute. Il caso Pescara potrebbe riproporsi da noi a breve, se pensiamo ai Pini di viale Diaz (alcuni già abbattuti in zona stadio Amsicora, per es.) o a quelli di viale Buoncammino, zona vecchie carceri.

Terzo punto in comune, la pericolosità di certi alberi, per assetto, vecchiaia o malattia. A Pescara la pericolosità è stata certificata, ma questa è un'arma a doppio taglio, perché consente di pararsi le spalle senza farsi troppe domande, e viene spesso sbandierata come baluardo contro qualsiasi contestazione. Meglio operare con buon senso e controlli preventivi, ed agire senza bisogno di certificati in quei casi mirati dove il buon senso e la pratica dei tecnici consigliano l'intervento. Voglio dire che in viale Buoncammino, per esempio, per alcuni Pini d'Aleppo non è necessario alcun certificato per affermare che sono pericolosi, che sono arrivati alla fine del ciclo di vita, e che la situazione di tronco e radici non lascia scampo.

E le Jacarande, albero simbolo della nostra città, non sono purtroppo esenti dal problema pericolosità, dato che le loro fronde dense e persistenti fino all'inverno le espongono alle nostre maestralate, magari in presenza di forti piogge come in questi giorni, e non possono purtroppo ridurre la superficie esposta al vento per difendersi, come si fa su una barca a vela!

    

Guardate per esempio questa Jacaranda di via Pessina, a fianco del Palazzo di Giustizia: io mi auguro che viva serena altri cent'anni, ma non posso non notare quanto il tronco sia piegato sulla sinistra, e la grande parte della densa chioma sia posizionata a sinistra del tronco, peggiorando la situazione.

Ecco, questo albero ed altri in situazione simile meriterebbero un monitoraggio con una certa frequenza.

La smetto qui, anche se l'argomento è di grande interesse e si presta a tante osservazioni, ma voglio terminare con un suggerimento, se mi posso permettere, al sindaco di Pescara ed ai tanti altri che impugnano l'arma del "Ne ripianteremo il doppio di quelli che togliamo!". Eccolo:

Evitate di usare questa motivazione, o vogliamo confrontare un virgulto, per esempio di giovane Pino da 50 cm di altezza, con un esemplare grande e che ha accompagnato la nostra vita, quella dei nostri padri e dei nostri nonni, magari per più di 100 anni? Ma per favore!  

giovedì 15 settembre 2016

Il Sorbo degli uccellatori

Ha un nome comune molto caratteristico e significativo, il nuovo albero del quale vi parlo oggi. In realtà il Sorbo degli uccellatori, Sorbus aucuparia il suo nome scientifico, si porta appresso questo nome per il suo diffuso utilizzo, spero ormai desueto, nell'attirare gli uccelletti, ghiotti dei suoi frutti, a portata di fucile o di trappola predisposta dagli uccellatori.

Per capire di che cosa stiamo parlando, vi presento subito un esemplare cespuglioso ornamentale, fotografato a Dobbiaco in Alto Adige all'inizio di settembre.

La bellezza di questo albero è data soprattutto dalla fruttificazione di fine estate, costituita da infruttescenze a grappolo di piccoli pomi dal colore arancio-rossastro; un impatto estetico veramente notevole, che fa sì che questi Sorbi siano i prediletti di molti splendidi paesini dell'Alto Adige per le loro alberature stradali.

Purtroppo questo albero non è presente da noi, o è raro, dato che predilige quote collinari e vegeta bene fino quasi ai 2000 metri di altitudine.


Ecco a destra un altro esemplare stradale, con i frutti più rossi e l'assetto da alberello, come si desume dal fusto eretto. Un vero spettacolo di colore, fra l'altro persistente nei mesi autunnali, che si aggiunge, nei paesini dell'Alto Adige, al colore delle fioriture sui balconi.

Ma, se questo albero svolge un ruolo importante nel caratterizzare la bellezza dei paesi altoatesini, non dobbiamo dimenticare che è un albero spontaneo, che cresce bene ai margini di boschi e foreste.

E infatti, nel grande numero di passeggiate ed escursioni che si possono fare in Alto Adige, è facilissimo incontrare questo Sorbo, a rallegrare il cammino e formare contrasto rosso rispetto ai pur meravigliosi colori verdi di Abeti e Larici.




Ecco il particolare di un ramo di Sorbo spontaneo, che si gode il terreno umido e fresco al bordo del meraviglioso lago di Braies, vicino a San Candido: un bello spettacolo, non c'è che dire!



giovedì 8 settembre 2016

La Plumeria, una gradita novità!

E' da diverso tempo che dovevo parlare di questo arbusto/alberello, stimolato da alcuni amici del blog che ne posseggono esemplari nel loro terrazzo o giardino.

La Plumeria rubra, il cui nome rimanda ai fiori rossi, anche se la sottospecie più comune ha i fiori bianchi, è appunto nota per gli eleganti e profumati fiori; li ho potuti apprezzare personalmente, in esemplare di terrazzo, ma aspettavo un esemplare facilmente visibile da tutti per presentarvelo rispettando lo spirito del blog.

Ed il momento è arrivato, grazie alla segnalazione di Vanja, che ringrazio: si tratta di un esemplare piuttosto grande, che si trova in un cortile condominiale di via Lombardia, ai numeri civici 20-24. Dunque un esemplare privato, ma ben visibile dall'esterno: eccolo qui.

Un bell'alberello, sano, con le lunghe foglie lanceolate e le nervature in evidenza, che denotano qualche rassomiglianza con il Nespolo (post del 25/11/12).

La Plumeria è di origine centroamericana, dunque fascia tropicale e subtropicale; in Italia si trova abbondantemente in Sicilia, dove è nota con il nome Pomelia o Frangipani (pare dal cognome di una famiglia di profumieri italiani).

Infatti la sua vera bellezza sono i fiori, come dicevamo eleganti e profumati, di cui è dotato anche il nostro esemplare, come possiamo notare dalla foto a destra.

Purtroppo la foto non è bene a fuoco, dato che i fiori (forse gli ultimi della annata) sono in alto, ma ci consente di apprezzare le caratteristiche, 5 petali bianchi sfumati al centro di giallo.

In questo incontro non ho potuto apprezzare il profumo, che è bellissimo e si esprime soprattutto la mattina; inoltre i fiori hanno consistenza di porcellana e sono sodi. La loro bellezza continua ad esprimersi anche dopo la caduta o il taglio, tanto è vero che sono famosi gli intrecci composti dalle fioraie delle Hawaii.

Insomma, un altro grande regalo della Natura, che meriterebbe una maggiore diffusione in luoghi pubblici, anche se pare che la Plumeria sia piuttosto fragile di radici e quindi poco propensa a reggere le nostre maestralate. Qualche cautela allora, ma proviamoci!

lunedì 5 settembre 2016

Una strana pianta erbacea selvatica



Eccola qui la strana pianta erbacea, o meglio quello che finora è cresciuto: una infiorescenza al termine di un lungo fusto violaceo, tecnicamente uno scapo fiorifero.

Mi chiede l'identificazione, mandandomi la foto, Andrea; per fortuna, di fronte alle mie difficoltà (acuite dalla presenza nello stesso vaso di un cavolo, del tutto estraneo all'infiorescenza), lo stesso Andrea mi ha riscritto, proponendomi lui stesso una identificazione che mi sembra assolutamente corretta.

Si tratta dunque di una Scilla marittima, nome scientifico Drimia maritima o ancora Urginea maritima, detta anche comunemente cipolla marina, dato che è una bulbacea appartenente alla famiglia delle Liliacee..

Pensate che il bulbo è stato prelevato dalla nostra isola di Molara, praticamente in riva al mare.

Leggo da Wikipedia, al quale rimando chi volesse approfondire, che dopo lo scapo florale (simile al comune Asfodelo, che appartiene infatti alla stessa famiglia) il bulbo emetterà le foglie in forma di rosetta basale.

Dai miei testi traggo invece che è una pianta abbastanza conosciuta nella Sardegna tradizionale, ed il suo bulbo veniva largamente utilizzato nella medicina popolare e magica, spesso dopo trattamenti di essiccamento, arrostimento o bolliture varie.

Quello che è certo è che il bulbo, allo stato naturale, è velenoso, per cui consiglio senz'altro ad Andrea di rinunciare al consumo del cavolo che cresce a fianco della sua Scilla; meglio un cavolo in meno ed una Scilla ( fra l'altro certamente pianta rara "in cattività")  in più, a vantaggio della salute e dell'estetica!

venerdì 26 agosto 2016

Chorisie: incomincia lo spettacolo!

Beh, direi che quest'anno siamo decisamente in anticipo, con lo spettacolo di fioritura delle Chorisie.

Normalmente bisogna aspettare settembre (post del 21/9/15) o ottobre (post del 10/10/12) per assistere a questa meraviglia, mentre quest'anno già ci siamo.


Eccola qui, la Chorisia insignis di piazza Garau (dietro l'hotel Caesar's), ripresa stamattina.

La sua posizione privilegiata, in splendido isolamento, ha forse facilitato la fioritura anticipata, che ci consente di apprezzare contemporaneamente la verde e compatta chioma.

E' possibile che per gli altri esemplari cittadini (via Curie, via Sabotino, la Cittadella.....) dobbiamo aspettare ancora, ma la diluizione temporale costituisce un pregio ed un vantaggio per i guardoni degli alberi.


 

Un primo piano della fioritura, fiori esplosi e simpatici boccioli sferici, completa lo spettacolo.

Se poi vi piacciono i contrasti, vi rimando al post del 29/1/13, nel quale possiamo ammirare l'eleganza dello scheletro spinoso di questa regina in assetto invernale.

mercoledì 24 agosto 2016

La rara fruttificazione del Ficus benjamina

Il Ficus benjamina, lo sappiamo, è una delle piante scappate di casa, come le abbiamo definite ai primordi del blog (post del 3/11/10), quelle piante che hanno sceso i gradini per occupare con successo la terra piena e vivere di vita autonoma (p.es. post del 5/2/13).

Tutto questo però lo hanno fatto senza rinnegare l'appartamento, o il vaso per strada davanti all'ingresso del negozio, dove sanno comunque offrire ottime prestazioni; da questo punto di vista questo Ficus è una pianta benemerita, si accontenta di poco e sa essere veramente bella, con le sue foglie lucide a punta.

Quella che è rara è la fruttificazione: esclusa per gli esemplari casalinghi, comunque difficile da vedere per quelli liberi.


Io ho trovato recentemente i frutti in un esemplare semilibero, molto bello, che si trova ad aggettare proprio sopra la fermata del pullman di via Mameli, posta a ridosso del bel giardino delle Magnolie (post del 17/10/14).

Ecco a sinistra un rametto che espone una coppia di piccoli siconi, in tutto simili, come funzione se non come aspetto, a quelli eduli del Ficus carica: si nota il forellino destinato all'impollinazione, ed il colore rossastro che diventerà nero a maturazione avvenuta.

lunedì 22 agosto 2016

Una grande Duranta, quasi un albero

La Duranta repens (o plumieri per altre fonti) è un arbusto di aspetto molto gradevole, che dà il meglio di sé con la fioritura estiva e con l'esposizione dei fruttini gialli autunnali.

Ne abbiamo già parlato, sia presentando il grande cespuglio di via Barone Rossi (post del 11/10/13), sia con riferimento ai parchi cittadini, che cominciano ad esserne abbastanza dotati.

Oggi vi presento un altro esemplare pubblico, che si fa notare per le sue dimensioni eccezionali: è quello che si trova nel bel giardino posto fra via Dell'Abbazia e via Stoccolma, giardino dal quale si accede al boulevard dei Bagolari (post del 10/11/10 e 3/9/15).



Questa Duranta ha certamente la morfologia di un arbusto, ramificato dalla base, ma le dimensioni di un alberello, alto forse 4 metri e con bella chioma espansa.

La fase della fioritura è ancora in pieno svolgimento, ma a questa cominciano ad aggiungersi i frutti gialli a palloncino, che forniscono ulteriore fascino all'insieme.




E poiché i racemi dei fiorellini sono poco evidenti nella foto precedente, ecco il primo piano di un racemo che comincia a fiorire, con la grazia del fiorellino color lilla sbocciato, ed i petali dal bordo bianco leggermente frastagliato.

venerdì 19 agosto 2016

Il molestatore ha vinto

Non preoccupatevi, non è un molestatore umano quello di cui si parla, ma una scultura in calcestruzzo a cui avevo dato questo epiteto (post del 22/10/13), vedendola pesantemente appoggiata ad un povero ed innocente Carrubo dei Giardini Pubblici.

Ebbene, il molestatore, invece che essere spostato se non rimosso del tutto, è stato lasciato agire indisturbato ed ora, come mi segnala Bruno che ringrazio, il Carrubo ha iniziato a cedere alla sua prepotenza.

Ecco la situazione: il Carrubo ha iniziato a piegarsi, ed alcune radici sono in vista, mentre sotto al molestatore è stato inserito un brutto cavalletto per cercare di rallentarne l'azione.

Il tutto condito con la interdizione dell'area, divenuta pericolosa per i bambini.

Ora io dico: possibile che non si potesse prevedere quello che sta succedendo, se non all'atto dell'installazione del triangolo almeno quando ne è stata fatta la manutenzione, nel luglio 2013 (si veda la foto del post citato)?

Perché finiamo per intervenire sempre a posteriori, per cercare di salvare il salvabile (anche se qui mi pare che ci sia poco da salvare, fra molestatore e molestato)?

E, volendo chiudere in maniera propositiva, ci saranno problemi di natura contrattuale con lo scultore Staccioli, per procedere magari a tagliare un pezzo di "naso" alla scultura (o renderlo morbido ed inoffensivo) e sistemare un supporto definitivo più consono all'estetica ed alla sicurezza del luogo?

Basta, è meglio che mi fermi qui.

sabato 13 agosto 2016

Due produzioni interne

Io non sono un bravo coltivatore di piante, anzi le mie piante da terrazzo producono generalmente risultati piuttosto modesti; tanto meno ho capacità nella riproduzione, per seme o per talea.

Questa è certamente una limitazione, che mi costringe a negarmi, con un punta di invidia, agli amici lettori che mi raccontano dei loro successi o insuccessi nel campo, chiedendomi pareri; peraltro questa limitazione non genera conflitti con la passione per le piante, e mi accontento.

Ma, forse proprio per questo, mi fa piacere presentarvi due "produzioni interne", cioè la germinazione di due semi che ho piantato in vaso.

Questa a sinistra è la produzione più recente, e si tratta di una neonata piantina di Glicine, Wisteria sinensis. 

Conosciamo la sua storia, perché il seme era contenuto in uno dei legumi prelevati da un Glicine di S.Gregorio, l'inverno scorso, e poi lasciati a fare mostra di sé come natura morta fino alla loro esplosione (post 18/7/16).

Ho piantato alcuni dei semi, ed ecco il risultato: una tenerissima piantina con le prime piccole foglie composte, mentre in basso le due cotiledoni, terminata la loro funzione di nutrimento dell'embrione, si preparano a seccarsi.



La seconda produzione è invece più anziana, perché il seme è stato piantato due anni fa, dopo averlo prelevato dall'esemplare di Thevetia peruviana di via Cettigne (post del 14/10/14) ed aver aspettato che la mandorla si aprisse.


In questo caso non solo è nata la nuova piantina, ma ha recentemente addirittura prodotto alcuni fiori, uno dei quali è ripreso nella foto a destra, durante la fase di apertura.

Ricordo che questa Thevetia, nota anche come Oleandro giallo, è molto velenosa in tutte le sue parti, per cui deve essere prestata la massima attenzione nel coltivarla in case dove vivono bambini o animali. Detto questo ed adottate le opportune cautele, è una pianta bella, elegante anche per la foglia lunga e sottile; inoltre, deve essere robustissima, se è stata capace di crescere nel mio terrazzo!

mercoledì 10 agosto 2016

Che bello il Ficus religiosa che si rinnova!

Abbiamo parlato più volte del Ficus religiosa, della sua bellezza, della sua sacralità, della sua rarità per Cagliari; ed abbiamo parlato anche della sua particolare caratteristica, che è quella di perdere un po' di foglie d'estate (post del 28/7/13), sostituendole subito dopo con nuovi getti.

Questo comportamento non viene adottato tutti gli anni e da tutti i Ficus, ma sembra dipendere dalle caratteristiche della singola stagione estiva e dall'esposizione della pianta.

Ma, al di là del comportamento peculiare (gli alberi di solito perdono le foglie per difendersi dall'inverno, non dall'estate), si fa notare soprattutto la bellezza delle nuove foglie che, all'eleganza intrinseca della forma aggiungono la trasparenza ed il colore rosso.

 Ecco il Ficus religiosa della scuola di via Venezia, che si è aggiunto recentemente nel nostro portafoglio (post 8/3/15) all'esemplare "storico" di via San Lucifero; dal colore sembra che la muta di questo esemplare sia quest'anno molto ampia, per lo meno nella parte alta, naturalmente più esposta al caldo.

Purtroppo questo bel giardino scolastico non è normalmente accessibile al pubblico, anche se meriterebbe di esserlo, e la fotografia è ripresa da via Curie.




Ecco allora il "nostro" esemplare di via San Lucifero, con un dettaglio di foglie di rinnovo, nelle varie sfumature di colore.

Come si può notare, le nuove foglie si mescolano con quelle che persistono sulla pianta, tanto che più che di albero spogliante possiamo parlare di albero che effettua una parziale sostituzione, in questo caso abbastanza modesta, del suo fogliame.






E, per concludere in bellezza, ecco il primo piano di una foglia in tutto il suo splendore, ivi comprese le nervature ed il lungo apice.

Il colore, che ho banalizzato come rosso, assomiglia più al Castagno o alla Terra di Siena, comunque delicato e bellissimo. E pensare che ricorda più il colore tipicamente autunnale delle foglie che si preparano a morire, mentre è il colore estivo della nuova vita; che spettacolo!

venerdì 5 agosto 2016

La ripresa veloce

Eh no, mi dispiace, non stiamo parlando della situazione economica italiana, che arranca in mezzo alle difficoltà; parliamo piuttosto, e così ci consoliamo, delle Jacarande, e precisamente di quelle che da piazza San Benedetto ci accompagnano lungo lo spartitraffico fino a piazza Giovanni XXIII.

E parliamo di loro perché la primavera scorsa sono state oggetto di una capitozzatura, o se preferite una potatura drastica, che ha naturalmente generato uno strascico di polemiche.

Il lavoro, originato dalla necessità di dare luce alla strada ed alle abitazioni, ma anche da ragioni di sicurezza, è stato come detto piuttosto drastico, forse anche per evitare di dover ripetere troppo spesso questi interventi programmati.

Comunque questi alberi, che come sappiamo sono ormai i beniamini della città, data la loro numerosità e la splendida fioritura, non si sono offesi, ed hanno reagito da par loro.

La ripresa è in atto, come dimostra l'esemplare di sinistra che è situato subito dopo la piazza San Benedetto, e che anzi è indietro rispetto a molti fratelli successivi lungo il viale.

Al termine delle branche nude crescono i grossi ciuffi di nuove foglie,  e possiamo scommettere che nel giro di due/tre mesi anche queste Jacarande saranno pronte ad offrirci la seconda fioritura, avendo saltato solo quella primaverile.

Certo le chiome non saranno subito grandi come quelle che eravamo abituati ad ammirare (p.es. post del 24/8/13), ma comunque offriranno fogliame fresco ed abbondante, e magari fiori dai colori ancora più brillanti.
Non dimentichiamoci, visto che cominciano le Olimpiadi, che questi alberi hanno origini brasiliane, e che qui rappresentano bene il carattere e la voglia di vivere di quel meraviglioso popolo!



martedì 2 agosto 2016

Terramaini

Voglio lasciare anch'io un piccolo segno di quella che è stata la terribile giornata di ieri per il nostro amato parco di Terramaini.

Ho scelto una foto simbolica, scattata da Alberto M. Melis e postata su Facebook: un Vigile del Fuoco che si riposa, durante l'intervento di spegnimento dell'incendio.

Siamo lungo la strada che collega i due parcheggi; alla nettezza ed al gradevole verde del giovane Tiglio in primo piano fa da contraltare, sullo sfondo, il verde grigio del parco, sporcato dal fumo che lo opprime.

Non credo che servano altre parole.


lunedì 1 agosto 2016

le Bauhinie, fra speranze e timori

La Bauhinia è un genere di piante di origine tropicale, della famiglia delle Leguminose (Fabacee), genere noto generalmente per la bellezza dei fiori.
Ne abbiamo parlato da subito nel blog, con riferimento ai due esemplari di Bauhinia variegata posti alla fine di viale Colombo, che abbiamo trattato in più occasioni, fino a presentarne la fioritura parallela, bianca e rosa (post del 19/5/15 ma anche nell'attuale slide show in testata).

Piante assolutamente ed inspiegabilmente rare a Cagliari, però con due belle speranze.

La prima è la Bauhinia candida  (in realtà una sottospecie della variegata ) che ho scoperto all'Orto Botanico, e che presenta attualmente una fioritura di una bellezza che non ha bisogno di commenti.

Faccio notare anche la particolarissima ed elegante foglia, composta da due lobi separati da una profonda incisione;


le foglie, chiuse quando sono piccole, si aprono e si chiudono a seconda della luce come le pagine di un libro.

A desta una vista d'insieme dell'alberello dell'Orto Botanico.

La seconda speranza, per questi alberi, è che finalmente sono stati piantati alcuni nuovi esemplari pubblici, e precisamente nella piazza Circu de Soli di Mulinu Becciu, di cui abbiamo parlato recentemente (post 8/3/16).

Ma ci sono anche timori per questi alberi, indotti proprio dagli esemplari storici di viale Colombo; sono sofferenti, soprattutto quello con i fiori bianchi, che risulta tuttora praticamente privo di foglie, ed anche la sorella non sta benissimo. Intendiamoci, potrebbe essere solo un problema di mancanza di acqua e cure, ed anche di inquinamento, data la posizione; sarebbe il caso che i giardinieri comunali dedicassero loro un riguardo speciale, e mettessero in atto tutte le azioni necessarie per la loro ripresa.

Certo, la posizione non è bellissima per una passeggiata a piedi, ma la coppia è estremamente visibile per gli automobilisti, ed i tanti cagliaritani che hanno ammirato la loro fioritura anche solo passando in auto sono certamente affezionati a loro.

giovedì 28 luglio 2016

Le Yucche della California in fiamme

Oggi andiamo non solo fuori città, ma addirittura ci spostiamo nel continente americano, anche se l'argomento, il fuoco che distrugge la Natura, ci è molto vicino.

Parliamo delle migliaia di ettari di vegetazione che il fuoco si sta mangiando in California, dopo essere esploso alcuni giorni fa per cause ancora da chiarire (mentre da noi le cause sono spesso, purtroppo, l'unica cosa certa).

Traggo lo spunto da una fotografia molto impressionante, che riprende una Yucca in preda alle fiamme. Eccola qui.

E' stata pubblicata ieri su Repubblica, ed è del fotografo McNew che lavora per l'Agenzia Getty Images, di cui vi consiglio una visita al sito.

Questa Yucca, nome scientifico Yucca brevifolia, non è una pianta qualsiasi, ma una pianta endemica e caratteristica di queste zone del sud-ovest degli Stati uniti, tanto da aver dato il nome ad un parco nazionale, il Parco nazionale del Joshua tree, dal suo nome comune americano.

La Yucca brevifolia è parente stretta della nostra Yucca gloriosa (post 11/12/14), pur avendo la foglia molto più corta (come dice il nome, brevità motivata da esigenze climatiche) e dimensioni maggiori, ma neanche poi tanto, se pensiamo per esempio all'esemplare del parco Vannelli (post del 1/2/16).

Alcuni dei lettori, diciamo fra quelli giovani ma non più giovanissimi, si staranno chiedendo: ma io questo nome, Joshua tree, lo conosco, perché? Ma certo che lo conoscete, ed avete amato le canzoni che conteneva, perché Joshua tree è il titolo di un famosissimo album degli U2.



Ed eccolo lo Joshua tree rappresentato nella copertina dell'album, omaggio della band agli Stati Uniti.

Guardate che forma particolare, che fascino, un po' come hanno molti nostri Olivastri; e pensare che c'è qualche "essere umano" che provvede a distruggerne con il fuoco grandi quantità, ogni anno!