Oggi il cesto dei post propone...

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Le piante che scappano di casa

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sabato 9 dicembre 2017

Troppo spoglia la passeggiata del Bastione!

La terrazza del Bastione di S.Remy, recentemente rinnovata, soffre per la mancanza di piante: la situazione è drammatica, dopo la morte di alcune Palme, penso a causa del punteruolo rosso.

Ecco come si presenta oggi la terrazza: una Washingtonia filifera, una Palma da datteri in condizioni precarie, 5 o 6 bassi arbusti di Olivo, di cui si intravede un esemplare a sinistra della foto. Mi sembra veramente molto poco, quasi una miseria, per questo bellissimo e grande spazio!



Scaricata da Internet, foto storiche del Bastione





Certo che non era così nel passato, anche recente; guardate la foto a destra relativa ad alcuni anni fa, pescata da Internet fra le tantissime presenti, e che offre una inquadratura molto simile alla mia: molte più Palme, ma anche un secondo gruppo di Olivi, oggi scomparso.

Per non parlare di situazioni più lontane nel tempo, che vedevano la presenza, oltre alle Palme, di Querce, Pini d'Aleppo, e, prima delle distruzioni della guerra, una grande Araucaria, orgoglio dei cagliaritani di allora.

Insomma, urge un intervento di "rimpolpamento", intanto ripristinando gli alberi al centro dei circoli di panchine metalliche (perché non Schinus molle?), poi sistemando qualche bel vascone con arbusti e fioriture. Direi che questa terrazza lo merita.

martedì 5 dicembre 2017

Non è una Stella, ma una Spina, eppure sono sorelle

Si avvicina il Natale e, come ogni anno, ricompare presso i fioristi la Stella di Natale, Euphorbia pulcherrima,  una delle piante simbolo di questa ricorrenza, a partire dal nome comune.

E con questo vi ho dato un elemento risolutivo dell'indovinello che costituisce il titolo del post. Anzi due, perché ho detto che una delle sorelle si chiama Stella, e che dichiara con il suo nome Euforbia di appartenere alla stessa famiglia della sorella Spina, anche lei una Euphorbiacea.

E l'indovinello è risolto, perché la seconda sorella è la Euphorbia milii, detta comunemente Spina di Cristo.

Questa Euforbia è una pianta piuttosto comune a Cagliari, anche se meno di quanto fosse qualche decennio fa; è di aspetto gradevole, fiorisce per molti mesi all'anno, inverno compreso come si vede, e i fiori hanno normalmente un bel colore rosso, simile a quello dei fiori della sorella Stella.

E' una pianta semi succulenta, nel senso che il tronco, dotato di robuste ed acuminate spine, è succulento, mentre le foglie non lo sono; è un arbusto molto fungibile, dato che con il nostro clima si presta a vivere sia all'interno che all'esterno, se non fa troppo freddo.

La parte più gradevole, per la forma e per il colore, sono i fiori, o meglio le brattee rosse (ma esistono anche di altri colori) che circondano i fiori; questi ultimi si trovano al centro, piccoli ed insignificanti. In questo la Spina di Cristo assomiglia alla sorella Stella, anche lei con fiori piccoli e brattee grandi e belle, ed anche a tante altre specie della famiglia, per esempio la nostra selvatica Euphorbia dendroides (post del 18/3/12). Con quest'ultima, se ci fate caso, i fiori e le brattee sono anche piuttosto simili, a parte il colore, a dimostrazione della parentela.

sabato 2 dicembre 2017

Arriva il freddo, e finalmente.... si spogliano!

Eh sì, sembra un controsenso, ma sappiamo che molti alberi si proteggono in questo modo, liberandosi dalle foglie e dal rischio che il freddo possa uccidere l'intera pianta penetrando nelle parti vitali attraverso le foglie.

A Cagliari le specie di alberi spoglianti non sono molte, ed anche quelle che si spogliano lo fanno malvolentieri, traccheggiano, resistono, fino a che finalmente, quando le temperature scendono sotto i dieci gradi, come in questi giorni, procedono con qualche celerità.

E quindi assistiamo alla pioggia di foglie, per esempio per i Bagolari del viale Regina Margherita o di Buoncammino, o per i Pioppi lungo l'asse mediano, tanto per citare alberi presenti in buon numero; però è bello scoprire anche alberi singoli, o in gruppetti, che fanno il loro dovere.

Abbiamo dedicato molti post a questa attività, e richiamo al riguardo alcuni link (post del 31/10/1115/10/12, 6/11/1210/12/13 ).

Poi ci sono i semispoglianti ed i ritardatari, come le Jacarande, che ancora sono in splendida forma e rimandano il lavoro a gennaio, e nemmeno tutte lo faranno.



Ma, naturalmente, le vedette del foliage cagliaritano, che meritano l'utilizzo del sofisticato termine inglese per indicare il loro percorso di perdita delle foglie, sono loro, i Ginkgo biloba:
ecco qui i due esemplari di piazza Trento, per esempio, con le belle foglie di colore giallo canarino che persistono sulla pianta, in mostra prima di scendere a terra con eleganza; suggerisco anche di ammirare il filare di viale Trento, o i grandi esemplari di piazza Repubblica.

Insomma, come ho scritto altre volte, da noi bisogna sapersi accontentare, sia per la quantità che per la qualità del foliage, nonché per la sua distribuzione temporale.


Nel nord Italia, senza bisogno di andare a cercare i paesi nordici, la spoliazione è già finita da un pezzo; qui a destra, estremizzando ma non troppo, ecco un boschetto di Faggi sul Cansiglio, in Veneto, che comincia ad ingiallire, e non siamo nemmeno tanto in quota.
Sapete quale è la data della fotografia? E' il 2 settembre, esattamente 3 mesi prima della data odierna!

martedì 28 novembre 2017

Cure per la Vecchia Signora

La vecchia signora del titolo è l'Araucaria excelsa di Villanova, che conosciamo piuttosto bene per averla trattata più volte nel blog. D'altra parte è uno degli alberi più significativi della città, e la sua ultracentenaria presenza ha sempre affascinato cagliaritani e turisti, soprattutto quelli che transitano lungo il Terrapieno.

Sappiamo che questa Araucaria è vecchia e malata, e lo abbiamo segnalato prima nel 2011 (post del 4/2/11), poi nel 2015 (post del 15/7/15); oggi torniamo sull'argomento con una bella notizia, cioè che c'è stato l'auspicato intervento di manutenzione straordinaria.


Ho ricevuto la segnalazione dei lavori in corso da Isabella, che ringrazio, e sono andato a vedere: questa a sinistra è la situazione a lavori conclusi.

Certo, se confrontiamo la sua silhouette con quella fotografata cinque anni fa (post del 21/8/12), il confronto è impietoso: mancano molti rami, soprattutto in basso, e molti dei rami rimasti hanno perso grandi quantità di aghi.

Insomma, per farla breve ed usando un efficace termine  cagliaritano senza volerle mancare di rispetto, la vecchia signora è "spinniata", ma noi le vogliamo bene anche così, e ben venga tutto ciò che le può allungare l'esistenza!


In quest'altra fotografia di dettaglio si vedono i moncherini di alcuni dei rami potati, con il mastice verde cicatrizzante che eviterà la penetrazione di funghi e parassiti.

Si vedono anche le corde, probabilmente lasciate per futuri interventi. E' stato un lavoro sicuramente complesso e mi sembra ben fatto, data la posizione e l'altezza dell'albero, condotto con metodi e strumenti da  arrampicata.

Non so dire se l'intervento sia stato effettuato a cura del Comune, dato che l'albero era stato dichiarato esemplare monumentale (vedi post del 2011 citato)  ancorché in proprietà privata, o, come ho letto, da associazioni private riunite per sostenere lo sforzo finanziario non indifferente.

L'importante comunque, per noi cagliaritani, è che l'albero sia stato curato: non ho idea quanto ancora potrà vivere, data l'età e gli acciacchi, ma intanto gli è stata evitata una morte ingloriosa ed accelerata, che certamente non avrebbe meritato.

venerdì 24 novembre 2017

Il bouquet della Cycas sposa

Una coppia di Cycas revoluta (post 9/7/13 ed altri), chiamiamoli  con nome spagnolo Cica e Cico, decide di convolare a giuste nozze.


Eccoli nella foto di prammatica, scattata nell'aiuola di piazzetta Mafalda di Savoia in Castello, prima di recarsi al Duomo per la cerimonia.

Cica si riconosce perché espone un bellissimo bouquet, di frutti anziché di fiori, colore arancio, mentre Cico, vergognoso, si tiene un po' a distanza e non espone più il suo grosso Strobilo (foto nel post del 6/8/13), che si è seccato "dopo l'uso".

Comunque una bella coppia, non c'è che dire!


Ecco a destra un dettaglio del fascinoso bouquet della sposa, formato dalle false foglie interne che riuniscono e trattengono le drupe arancio.

In realtà, per rimanere nello scherzo, ci sarebbe un problemino: la sposa è già stata fecondata, gli ovuli si sono trasformati in drupe pronte a dare vita a tante nuove piantine. Ma questo, per fortuna, non è più un problema per la morale corrente, e Cica può portare orgogliosa il suo meraviglioso bouquet carico di numerosi potenziali discendenti. 

martedì 21 novembre 2017

Albero, arbusto o mostro biforme?

La prima distinzione che viene fatta, per distinguere una albero da un arbusto, è che l'albero ha un unico tronco, massiccio, che ramifica solo da una certa altezza in poi, mentre gli arbusti ramificano da terra con molti rami sottili.

E' una distinzione efficace anche se un po' grossolana, e che si presta a molte eccezioni; di una di queste vi voglio parlare oggi, e cioè degli alberi che si trasformano in arbusti, almeno dal punto di vista del tronco, diventando una sorta di mostro, come il centauro o l'ircocervo nel campo animale.

Questo avviene per molte specie di alberi, quando sono tagliati a ceppaia, cioè ridotti al solo tronco, subito sopra il livello del terreno: questi alberi "rinascono" mediante l'emissione di una pluralità di  polloni, appunto rami che partono dal terreno, avendo però la consistenza e spesso la capacità di riproporre l'albero in tutte le sue caratteristiche.

Esiste su questa materia una tecnica di governo dei boschi, la ceduazione, ampiamente utilizzata; essa è basata appunto sul taglio a ceppaia e sulla ricrescita pollonifera, i cosiddetti ricacci.
Ma non è di questo che parleremo: vi voglio invece presentare alcuni esemplari arborei che hanno messo in atto questa tecnica probabilmente contro il parere degli umani, che intendevano con il taglio radicale semplicemente eliminare l'albero.




Cominciamo con un Olivastro, Olea europea oleaster, che si trova in un villaggio turistico di Santa Margherita; taglio drastico a livello del terreno, dove vediamo l'erbetta, e ricrescita di quattro polloni, oggi tronchi a tutti gli effetti, che hanno riprodotto nei decenni una bellissima chioma unitaria, carica tra l'altro di olivelle nere.




 
E questa? Questa è l'Acacia saligna della Calata dei Trinitari che vi ho recentemente presentato (post del 17/10/17), mettendo in evidenza la furia cieca con la quale ha ricacciato, per non farsi uccidere; ha quasi riconquistato il suo ruolo di albero, anche se le chiome sono bassottine e disordinate.






Infine, un Ficus retusa,  albero che per ricacciare non è secondo a nessuno: anche questo si trova in Calata dei Trinitari, a Su Siccu, ed anche questo è stato già ospite del blog (post del 3/11/10).

Questo Ficus è stato piuttosto ordinato, ed ha rigettato dalla ceppaia in maniera simmetrica, tanto che la chioma non è assolutamente distinguibile da quella prodotta da un albero a tronco unico.

Se confrontate questa fotografia con quella del 2010, ripresa agli albori del blog, potete notare anche la crescita avvenuta.




Insomma, questi alberi/arbusti saranno forse dei mostri botanici, ma hanno spesso una loro gradevolezza, anche se non rispettano tutte le regole.

giovedì 16 novembre 2017

Il pomo delle dune

Ricordate il Pomo di Sodoma, il simpatico arbusto delle Solanacee che produce abbondanti pomodorini gialli, tesi e lucidi? Ve lo avevo presentato due anni fa (post del 12/3/15), in una collina antistante il mare di Geremeas.

Infatti il Solanum sodomaeum o linnaeanum, questo il suo nome scientifico, si trova soprattutto vicino alle coste, e predilige il terreno sabbioso.

E su terreno sabbioso si trova appunto l'esemplare che vi presento oggi, nell'affascinante e selvaggio retrospiaggia di Feraxi, dove vive anche il Giglietto selvatico (post del 6/11/17).

Un nome importante con rimandi biblici, quello di Pomo di Sodoma, per un arbusto invero molto umile, che però si fregia del bel pomodorino giallo, e che ama vivere in posti incontaminati e magari in mezzo alle dune, come l'esemplare odierno.



A destra un primo piano dei pomi, sorretti da un calice spinoso simile a quello dei pomodori o delle melanzane, con i quali d'altronde condivide la famiglia, quella delle Solanacee.

Peccato solo che questi pomi non solo non siano eduli, ma siano addirittura tossici; d'altro canto, non si può avere tutto, accontentiamoci della bellezza, dei pomi e del contesto!

domenica 12 novembre 2017

A proposito di sparizioni

Sì, a proposito di sparizioni di alberi, ed alla brutta abitudine di abbatterli senza porsi troppi scrupoli, anzi spesso nessuno, leggo che l'ex sede dell'ETFAS in viale Poetto è in fase di ristrutturazione per diventare un centro commerciale.

Ecco, non vorrei che i 4 piccoli e rari Eucalyptus camaldulensis, di cui 2 dal fiore rosso, facessero (o avessero già fatto?) la fine dei 4 Schinus molle dell'ex mobilificio Cao, di cui abbiamo parlato nell'ultimo post del 10 novembre.

A sinistra, per confermare che non stiamo parlando dei soliti, "banali", grandi ed invadenti Eucaliptus, per i quali l'abbattimento potrebbe anche essere giustificato, ecco un'altra foto dei fiorellini rossi, che si aggiunge a quella che avevo pubblicato a settembre (post del 10/9/17).

Insomma, qui abbiamo 4 alberi piccoletti e molto gradevoli, che non danno fastidio ma anzi abbelliscono il terreno nel quale vivono; possiamo sperare che vengano lasciati stare, per essere ammirati da chi transita verso il Poetto?   

venerdì 10 novembre 2017

Oggi ci siamo, domani......Un'altra sparizione multipla

Ricordate la mia rubrichetta, intesa come insieme di post del medesimo argomento, dedicata agli alberi cittadini che scompaiono all'improvviso per mano dell'uomo, senza motivazione apparente?

Se avete voglia di fare una carrellata, basta che cerchiate "oggi ci siamo" per vedere richiamata una serie di post dedicata a queste sparizioni. Sparizioni quasi sempre colpevolmente passate sotto silenzio, solo qualche volta portate all'attenzione dell'opinione pubblica, ma sempre a posteriori, "a babbo morto".

Anche la sparizione di oggi, pure se di grande impatto, viene portata a conoscenza del pubblico a cose fatte; parliamo degli Schinus molle di via Bacaredda, già viventi con le loro bellissime chiome nel giardino del mobilificio Marino Cao, quasi di fronte al mercato.


Per i pochi di voi che non ricordassero l'eleganza dello Schinus molle, ecco un giovane esemplare del Parco della Musica; in alternativa, avete naturalmente una gamma di post nei quali ho trattato questa pianta.

Ecco, succede che 4 splendidi esemplari di questa essenza,  con molti decenni di vita alle spalle, che vivevano subito dietro il muro del mobilificio, attenuandone la bruttezza, sono spariti, affidati alle "sapienti mani" delle motoseghe. Sogniamo per un attimo che al posto del brutto muro ci potesse essere una bella cancellata, che mostrasse i vecchi Schinus in tutta la loro bellezza; ma è solo un sogno, appunto.


La realtà è quello che resta del terreno, come si vede a destra, mentre si ripulisce in gran fretta per lasciare il posto ad un noto parco di divertimenti.

Questa volta la notizia ha avuto una buona eco sulla stampa, e si è ragionato sugli ex-alberi, dando voce alle varie parti in causa.

Ma è tutta aria fritta, se non vengono definite, e ogni volta solo promesse, regole certe per evitare misfatti.

Dicono i responsabili del taglio: erano alberi vecchi e pericolanti, ringraziateci perché evitiamo incidenti; abbiamo consultato un esperto, ci ha detto che erano da tagliare; non erano vincolati, in fin dei conti erano in proprietà privata, la proprietà stessa ci ha detto di toglierli ......... tutte motivazioni che possono essere vere, ma anche no.

Bla, bla, bla, tutte le motivazioni sono parole al vento, buone solo per riempire pagine di giornale, se non possono essere verificate e passate al vaglio di una parte terza. Allora, perché non si stabilisce che il parere dell'esperto di parte privata debba essere sottoposto ad un esperto di parte pubblica (per esempio  i botanici del Comune), prima di poter procedere all'abbattimento?

Suvvia, è chiaro che per il privato che deve spianare un terreno gli alberi sono spesso un impiccio, ed è anche comprensibile se pensiamo ai tempi che  la burocrazia può impiegare per fornire una risposta; è questo il vero motivo per cui il privato spesso si affretta a tagliare gli alberi, prima che sorgano questioni; le questioni saranno affrontate eventualmente dopo, intanto i lavori potranno andare avanti.

Tutto qui: bisogna mettere una regola, eliminare la burocrazia, ed il problema è risolto.

lunedì 6 novembre 2017

Il Giglio di mare perpetua la specie

Vi ricordate il Giglietto di mare del quale vi ho parlato nell'agosto scorso (post del 18/8/17) ?  Questo meraviglioso fiorellino bianco, dal nome impegnativo di Pancratium maritimum, è abbastanza comune da noi in Sardegna, contrariamente ad altre regioni italiane dove l'antropizzazione selvaggia lo ha distrutto, insieme alle dune ed alla vegetazione costiera, sacrificate al cemento.

Noi invece le dune le abbiamo ancora, per fortuna; pensiamo a Porto Pino nella costa occidentale o alla zona di Capo Ferrato nella costa orientale, che è quella dove vi porto oggi.

Ecco, per capire dove siamo, l'inizio della grande spiaggia di Feraxi, con sullo sfondo Capo Ferrato, ed in primo piano una piccola duna, dove comincia la zona nella quale la sabbia è colonizzata fra l'altro da Tamerici, Ginepri e, appunto, Gigli di mare.

Naturalmente la nostra bulbosa ha terminato la fioritura, per ammirare la quale vi rimando al post citato (e poco più a sud di qua, a Cala Pira), e si sta occupando adesso di perpetuare la specie.





Ecco a destra che le capsule, i frutti del Giglio, cominciano ad aprirsi mostrando i semi neri, attualmente in fase di rilascio.




Quest'altra piantina invece è più avanti con il lavoro, i semi sono tutti in mostra e molti, data la estrema leggerezza, sono sparsi sul terreno, in attesa che il vento, o il mare, li trasportino a germinare lontano.

I semi, compattati nella singola capsula globosa, sono in realtà tanti, simili a spezzature di liquirizia, ed hanno forme diverse, in funzione della necessità di stare dentro la capsula occupando tutto lo spazio disponibile.

Insomma un altro prodigio della Natura, al quale si aggiunge il fatto che il vero seme è contenuto dentro l'involucro a forma di pezzetto di liquirizia; ma questo involucro, contrariamente alla liquirizia, ha una consistenza spugnosa e leggera.

In questo modo, in aggiunta al lavoro del vento, ogni seme può galleggiare, essendo prelevato dal mare in occasione di mareggiate, e venire disseminato anche lontanissimo dalla pianta che lo ha generato; che meraviglia!

martedì 31 ottobre 2017

La Schefflera fiorita

Parliamo della Schefflera actinophylla, una delle piante da me inserite a suo tempo fra quelle che "scappano di casa" (post del 3/4/11), e cugina della più nota S. arboricola, tuttora molto utilizzata come resistente e bella pianta da interno, che non disdegna anche lei di crescere, e bene, anche all'esterno.

Ma, fra le due, la prima è ancora legata alle sue origini di albero della foresta tropicale australiana per cui, se piantata all'esterno in condizioni favorevoli, è in grado di crescere e raggiungere dimensioni assolutamente incompatibili con la vita d'appartamento.

Ecco allora i due bellissimi esemplari di Schefflera actinophylla del condominio che si trova all'inizio di via Genneruxi, proprio quelli che vi avevo già presentato nel post del 2011.

Oggi c'è una bella novità: la pianta di sinistra è fiorita, e si intravedono i grappoli di fiori rossi che si dipartono a raggiera dal ramo.



Ecco a destra un primo piano della fioritura; credo che per Cagliari sia un fatto eccezionale, meritevole di attenzione.

Sarà certamente dovuto anche alla bravura di chi cura questo giardino condominiale (che vanta anche uno splendido Olivo sul fronte di via San Benedetto),  ma di fatto queste piante stanno dimostrando di poter vivere bene nella nostra città; penso quindi che i nostri amministratori del verde pubblico potrebbero valutare l'inserimento di questa specie di Schefflera in qualche strada o piazza.

Certo, se questa pianta prendesse piede in città bisognerebbe anche trovarle un nome comune, perché quello scientifico è oggettivamente ostico; in qualche testo trovo proposto Albero ombrello, traduzione letterale del nome comune inglese, ma in Italia credo che questo nome sia molto poco conosciuto.

Ma, tornando alla ipotesi di vedere quest'albero sulle nostre strade, vi propongo questa fotografia:

non è forse gradevole questo esemplare in piena fioritura?

La fotografia è della fine di ottobre del 2013 e non è scattata in Italia, ma in Spagna, a Malaga; mi era stata inviata da Marco, che ringrazio, assieme ad altre, e dimostra la perfetta adattabilità dell'Albero ombrello al contesto urbano.

Certo, Malaga è, geograficamente, un paio di paralleli più in basso di Cagliari, ma la tropicalizzazione (purtroppo) avanza, come dimostra il post odierno, tanto vale utilizzarne gli aspetti positivi! 

giovedì 26 ottobre 2017

L'Araucaria e la nuvola rosa


Lo sappiamo che il nostro autunno è la stagione propizia per godere di spunti di cielo meravigliosi, soprattutto all'alba ed al tramonto.

Quindi io, approfittando della Araucaria e del suo vizio di andare a cercare il cielo, ho catturato una soffice nuvola rosa dell'alba, alla quale la signora sembra chiedere un passaggio per salire ancora più in alto.

Avrà ottenuto il passaggio il nostro albero? Non credo, dato anche il profilo arcigno della testa nuvolosa, sopracciglia e mento prominenti, che sembra poco propensa a condividere il suo viaggio; resta comunque la bellezza dello spettacolo.

Se poi volete raffrontare il rosa dell'alba con quello del tramonto, tendente al rosso, vi rimando all'apposito post (post del 5/2/15), sempre con l'accompagnamento della signora Araucaria. 


sabato 21 ottobre 2017

Datura o Brugmansia, comunque una bella fioritura

Ottobre e novembre sono i mesi autunnali nei quali esplode la fioritura, che certamente non passa inosservata, della Datura arborea, arbusto ben presente nel blog.

Questo grosso arbusto, tipicamente da giardino ma oggi anche da terrazzo nelle varietà colorate proposte dai vivaisti, si riempie ad ottobre di "trombette vergognose", come le avevo definite nel lontano 2011 (post del 22/11/11)  per evidenziare la caratteristica dei fiori di essere rivolti verso il basso, e di mostrarsi aperti più di notte che di giorno.




Ecco, per capirci, come si presentano in questi giorni due esemplari condominiali, uno a trombe bianche ed uno gialle, rispettivamente in via Leoncavallo ed in via dei Conversi (post 8/10/15





Come accennavo, il colore bianco dei fiori è di gran lunga il più comune per gli esemplari più anziani, quello giallo piuttosto raro.  Gli altri colori, rosa, rosso, blu, screziato, sono destinati alle ibridazioni più recenti, soprattutto da terrazzo.

Ricordo che la bellezza di questi fiori, anche se non si fanno "guardare negli occhi", è stata eternata in un quadro valutato molti milioni di dollari (post del 17/11/16). 

Una questione che può creare confusione, nell'indicare questi arbusti, è il nome del genere. Datura o Brugmansia? Ho fatto qualche ricerca, ed ho scoperto che mentre tutte le specie fino a qualche anno fa appartenevano al genere Datura, della grande famiglia delle Solanacee, successivamente è stato lasciato il nome Datura alle specie annuali ed erbacee (come la famigerata e selvatica Datura stramonium, vedi post citato del 2011), mentre alle specie arbustive è stato assegnato il genere Brugmansia.

Pare però che questa distinzione sia poco convincente, e soprattutto si presti a confusione, tanto che su Internet si trovano le indicazioni più fantasiose per distinguere i due generi, dalla posizione dei fiori (a testa in giù, a 45 gradi ..., a testa in su ....) fino alla loro maggiore o minore apertura notturna.

Io continuerò ad usare il nome di Datura arborea, per lasciare l'aggancio con lo Stramonio, Datura stramonium, pianta pericolosa ed abbastanza presente nelle nostre campagne, nota anche con il bellissimo nome dialettale di Ischida babau. Datura o Brugmansia che sia, comunque, un arbusto molto affascinante, quando fiorisce.

martedì 17 ottobre 2017

Una Acacia che si ripropone, a modo suo

Visto che parliamo di Acacie, oggi vi presento un esemplare piuttosto peculiare. Si tratta di una Acacia saligna, forse la più comune ma anche la meno gradevole fra quelle che siamo abituati a riconoscere (post del 9/1/11).

L'Acacia saligna ha un ruolo, soprattutto in campagna, come frangivento e stabilizzatore del terreno, ma non la coltiveremmo nel nostro giardino, anche perché è invadente, assume forme poco aggraziate e si fa apprezzare solo nel momento della fioritura di marzo. Infatti a Cagliari non la si vede quasi più.

Ma l'esemplare di oggi merita la nostra attenzione, perché è uno di quegli alberi che sanno rinascere da zero, come per esempio aveva fatto la Fitolacca dioica di via Sauro (post del 12/2/12).

Questo albero, che sia trova fra la Calata dei Trinitari e via Caboto a Su Siccu, era stato ridotto a ceppaia; ma non si è rassegnato a morire, ed ha cominciato a gettare polloni in tutte le direzioni, a casaccio, come si vede dalla foto a sinistra.

Possiamo quasi immaginare la furia con cui si è messo all'opera per riguadagnare il suo spazio, e possiamo dire che ci è riuscito in pieno.


Ecco come si presenta la nostra Acacia vista dall'esterno: non ha un tronco, non va verso l'alto, non ha una chioma ma un insieme di chiome disordinate, con assetto arbustivo.

Però, se confrontiamo il suo aspetto con lo squallore del terreno che la circonda, siamo quasi quasi portati a rivalutarla, rendendo onore alla sua voglia di vivere ed al macchione di verde che è riuscita a produrre.


giovedì 12 ottobre 2017

L'Acacia fiorita, adesso?

E niente, non ci sono più regole. I periodi di fioritura degli alberi, fino a qualche anno fa abbastanza ben definibili, adesso sono molto più sfumati, ed a volte proprio anomali.

Guardate questa piccola Acacia dealbata, che vive nello slargo/giardinetto di via Lione, a Genneruxi; va bene che la dealbata è la prima a fiorire, ma parliamo di febbraio (post del 18/2/16), non di ottobre!

O è molto in anticipo, o è molto in ritardo; o, semplicemente, ha deciso che c'erano le condizioni giuste, ed ha prodotto qualche fiore.

 
Certo, non è una grande fioritura, però c'è, e ci consente di apprezzare i legumi che si stanno seccando in contemporanea presenza con i capolini esplosi, ed altri che si stanno preparando ad esplodere, come si vede dalla foto a destra.

Non dovremmo più meravigliarci, visto quello che sta succedendo con i cambiamenti climatici in atto e la progressiva tropicalizzazione delle nostre regioni mediterranee; io però non ci riesco, mi meraviglio e mi preoccupo per questi segnali di cambiamento, piccoli ma significativi.

Detto questo, la fioritura è sempre una cosa meravigliosa, anche se fuori tempo, quindi ce la godiamo!