Oggi il cesto dei post propone...

Oggi il cesto dei post propone... Nascosti angoli verdi di città

post del 12 novembre 2012, via Caboni
post del 2 luglio 2012, via Boccaccio
post del 7 febbraio 2012, piazza Abbo
post del 31 gennaio 2012, campi sportivi ENEL
post del 7 giugno 2011, piazza Generale Basso

venerdì 21 febbraio 2020

I ricchi ed i poveri, fra inverno e primavera

Nessuna preoccupazione, non sono cascami del recente Festival di Sanremo quelli che mi animano oggi, ma il confronto fra due fioriture, una tipicamente invernale, l'altra che anticipa la primavera.

Cominciamo dai fiori ricchi, quelli delle Camelie. Un genere di piante arbustive che comprende moltissime specie, caratterizzate da fiori bellissimi e ricchi di petali dai colori sgargianti, di grande effetto.  Un fiore ricco anche perché citato in letteratura, addirittura già dal titolo del romanzo di Dumas "La signora delle camelie".

Eccolo qua il fiore ricco: si tratta di una particolare specie di Camelia, la Camelia sasanqua che, oltre a produrre fiori belli come le tante sorelle, ha la peculiarità di fiorire d'inverno.

Infatti l'unica altra volta in cui ho citato questa fioritura eravamo, come adesso, in febbraio, e la fioritura era quasi alla fine (post del 22/2/13).

Leggo che la coltivazione di questa Camelia è piuttosto difficile, ma l'arbusto che ho fotografato si trova nei giardini Sgaravatti sulla statale per Pula, luogo che è garanzia del saper fare nel campo della coltivazione di piante e fiori per arredare giardini.
Saper fare e saper proporre, dato che anche una passeggiata solo per guardare è un piacere per gli occhi.

Non aggiungo altro sulle camelie perché non è il mio campo, ma naturalmente Internet è ricco di informazioni, per chi volesse approfondire.


E i fiori poveri?  Beh, per quelli non abbiamo bisogno di andare in vivaio, ma ci basta affacciarci in qualsiasi ambiente di campagna: parliamo dell'Asfodelo,  Asphodelus ramosus, comunissimo arbusto primaverile. Lo ho definito povero perché è una pianta erbacea spontanea, che predilige luoghi degradati, ai margini dei boschi o delle coltivazioni.

Quest'anno, forse a causa dei cambiamenti climatici in corso, la sua fioritura è in netto anticipo; pensate che i precedenti post in cui ho parlato di questa erbacea fiorita sono di aprile e maggio (post del 20/4/15  e del 4/5/18 ).

Invece, come vedete dalla foto ripresa nelle campagne di Pula, la sua fioritura sta già esplodendo, senza nemmeno aspettare la completa crescita dello scapo, il lungo asse fiorifero caratteristico della specie.

E proprio dalla lavorazione delle fibre dello scapo i nostri nonni, poveri di mezzi ma ricchi di manualità, producevano i tipici canestri, le corbulas, sia per uso domestico che per incrementare i miseri introiti delle lavorazioni agricole.

Quindi certamente un fiore povero, quello dell'Asfodelo, ma non privo  di fascino e delicatezza, ed anche lui citato in letteratura da più scrittori.

martedì 18 febbraio 2020

Ficus di piazza Garibaldi, di nuovo?

E' possibile che i Ficus retusa di piazza Garibaldi facciano nuovamente parlare di sé, a distanza di due anni dalla inaugurazione della piazza rinnovata, e dopo le infinite polemiche che hanno accompagnato il rinnovo?

Sì che è possibile, anzi è probabile, alla luce di quanto vediamo nella foto a sinistra.

A parte il fatto che il prato verde è completamente scomparso, e questo lo si poteva mettere in conto, vediamo che il terreno ha un inquietante rigonfiamento, che non è difficile attribuire alle radici che premono.

E in effetti ci sono già delle radici affioranti, certamente non presenti quando la piazza pedonale è stata inaugurata; infine il cartello giallo che chiede attenzione per la presenza di radici superficiali.

Se è vero, come diceva Agatha Christie, che 3 indizi fanno una prova, temo che possiamo accusare i Ficus di essere colpevoli di preparare la fuga dell'apparato radicale dal recinto attuale,  per debordare sulla superficie pavimentata, con le conseguenze del caso.

Se osserviamo anche gli esiti degli interventi sperimentali di contenimento effettuati in viale Merello (post del 27/5/19), non possiamo che concludere che con i Ficus retusa  si possono vincere le battaglie (e quella di piazza Garibaldi rinnovata è una bella battaglia vinta), ma la guerra è sempre in corso.

Bisogna metterlo in conto, se si vogliono evitare interventi "cruenti" quali quelli paventati recentemente per viale Trieste, e salvaguardare il nostro amato verde.


lunedì 10 febbraio 2020

Gli affusolati Cipressi di Terramaini

Mi è venuta voglia di parlarvi di nuovo del Cipresso comune, Cupressus sempervirens, per la bellezza di alcuni esemplari che ho visto al parco di Terramaini, ma che possiamo apprezzare in tutti i parchi cittadini, oltre che naturalmente nei Cimiteri.

Parliamo solo di Parchi e Cimiteri perché solo nei grandi spazi questi alberi sanno dare il meglio di sé, non certo quando sono costretti in  anguste aiuole stradali, nelle quali soffrono e si ammalano (cancro del Cipresso), risultando alla fine brutti ed "antipatici". Se aggiungiamo che l'antipatia deriva anche dal "pregiudizio cimiteriale" (post del 4/12/10), capite che la loro bellezza può facilmente sfuggirci, e che meritano una rivalutazione.

Ecco allora un giovane esemplare del Parco, ancora molto compatto nel suo andamento colonnare, fusto dritto e ramificato fino dalla base.

E' probabilmente un esemplare coetaneo con il parco di Terramaini, quindi una ventina di anni, pochissimi per un albero che può vivere molti secoli.

Giovane e carico di vitalità, come si può dedurre dalla centinaia di galbuli sferici (le strutture riproduttive femminili) che picchiettano tutta la chioma, emanando un gradevole odore di resina.

Certo, un esemplare singolo non ha il fascino dei tanti, incolonnati ma liberi e fieri, della campagna toscana (post del 11/6/16), ma vale comunque la pena di ammirarlo; per ammirare invece esemplari anziani, che hanno perso l'andamento colonnare ma non certo il fascino, possiamo andare, superando il pregiudizio di cui sopra, al Cimitero di San Michele, dove vegetano enormi esemplari, sani e veramente notevoli (vedi post citato del 2010).


Ecco, spero di aver restituito un po' della dignità che meritano a questi nostri compagni di strada.








martedì 4 febbraio 2020

La piccola Chorisia e i suoi tanti pendagli

Come da tradizione, ogni tanto parlo della Chorisia insignis, l'albero bottiglia che rappresenta il blog come sfondo fisso e che ci accompagna con i suoi post sino dal 2010.

Il nostro bersaglio odierno è uno dei piccoli esemplari che allietano il confine dello spazio verde fra via Darwin e via Fleming, per intenderci quello del fallito tentativo di realizzare un parcheggio inerbito (post conclusivo del 16/4/15 , dopo altri precedenti).





Guardate che simpatico questo alberello, carico dei grossi pendagli a forma di pera, i frutti che contengono i semi inglobati nella lanugine bianca che si mostrerà fra qualche mese (post del 28/6/11). 




In quest'altra foto, alcuni pendagli che spiccano in primo piano sui rami completamente privi di foglie e fiori.

Ma, se guardate con attenzione, in basso si notano alcuni piccoli fiori; non sono del nostro esemplare carico di frutti, ma di quello della Chorisia a fianco. Questo è un segnale della mutevolezza del nostro clima, e degli scompensi che genera, fra gli altri, nei comportamenti dei nostri amici verdi, anche in esemplari affiancati.

venerdì 31 gennaio 2020

Scorci invernali (?) di campagna cittadina

Il punto interrogativo del titolo fa riferimento alla differenza fra come dovrebbe presentarsi la campagna in pieno inverno e come invece si presenta in questi giorni, almeno quest'anno.

Forse non c'è da rallegrarsi, dato il tema incombente dei cambiamenti climatici, ma in campagna sembra che stia esplodendo la primavera, come dimostrano le foto che vi presento. Per fortuna che alcune fioriture sono tipicamente invernali, sennò dovremmo veramente preoccuparci. Comunque ci consoliamo godendo di questa bellezza che sa offrire la nostra campagna, anche in piena città.

 


Pini d'Aleppo, Succiose (post del 25/3/11), Mandorlo in fiore, distesa di verde, primi asfodeli che addirittura tentano una fioritura (post del 4/5/18),  straccetti di nuvole di vapore che si sciolgono .



Distesa di verde, Pini, Carrubi, cespugli di Lentisco, sole mattutino.







Un Iris planifolia un po' ritardatario (post del 18/12/12), ma lo perdoniamo volentieri. 







Avete capito dove ho scattato queste foto di campagna cittadina?  Sul "cocuzzolo" della Cittadella della Salute, dove, terminati i padiglioni, la Cittadella si connette con la biblioteca provinciale della ex Villa Clara, e con il sottostante parco. A conferma che a volte basta veramente poco, anche in termini di distanza da casa, per godere la natura al meglio.

martedì 28 gennaio 2020

Ginkgo biloba, il segreto dell'immortalità

Esistono gli alberi immortali?  Sì, a leggere diverse ricerche pubblicate su riviste internazionali, che avrebbero dimostrato che, semplificando al massimo, alcune specie di alberi non sono "progettate per morire". Traggo lo spunto da un articolo pubblicato su "la Repubblica" il 23 gennaio scorso.

Una materia di grande fascino, che rende sempre attuale la scoperta di nuovi alberi plurimillenari in giro per il mondo. Naturalmente anche questi alberi scompaiono, ma per cause diverse dall'età, per esempio per crolli dovuti alla mole, alla siccità, al fulmine, come capitato non molti anni fa ad un Cipresso calvo in Florida (post del 26/1/12).

E, fra gli alberi immortali, c'è anche, anzi soprattutto, il Ginkgo biloba ,  fossile vivente e specie a noi ben nota e ben presente in città, pluritrattata nel blog.


Ecco gli esemplari di piazza Repubblica ormai completamente spogli, ma che già stanno gettando le nuove gemme; forse gli esemplari più rappresentativi della città, anche se sono dei ragazzini, con la loro ottantina di anni di età! Uno degli esemplari italiani più anziani si trova all'Orto botanico di Padova, e vanta circa 270 anni; tantissimi, ma sempre pochi, se è vero che questi alberi potrebbero tranquillamente superare i mille anni.

Ma insomma, quale è questo segreto?  Pare che il codice genetico del "procambio", una struttura di cellule fra corteccia e tronco, sia profondamente diverso da quello delle foglie, ed in questa struttura i geni dell'invecchiamento siano messi in condizione di non lavorare. Il ciclo vegetale si svolge regolarmente, seguendo le stagioni, ma la struttura del tronco e delle radici rimane sempre giovane.

Una sorta di miracolo vegetale, sperimentato sui Ginkgo ma che potrebbe riguardare anche le altre specie millenarie, quali il  Cipresso calvo (Taxodium distichum), il Ginepro californiano (Juniperus californica), le Sequoie, il Pino loricato, senza dimenticare i nostri Olivastri!





mercoledì 22 gennaio 2020

La Betulla e la signora dagli occhi azzurri

Il titolo è strano e intrigante, tanto più se lo riferiamo a quando sono accaduti i fatti, e cioè circa 5700 anni fa. Ci racconta infatti il domenicale del Sole 24 ore che una signora, vissuta appunto in quel lontano secolo, aveva deciso di farsi una gomma da masticare con un pezzo di corteccia di Betulla, Betula pendula.

Ebbene, questa gomma, trovata ai nostri giorni in un'isoletta danese ed affidata ai curiosi genetisti dell'università di Copenaghen, ha consentito di scoprire diverse cose su chi la aveva masticata. Era una donna, aveva gli occhi azzurri, ed aveva già mangiato anatra e nocciole prima di dedicarsi al dessert arboreo.

Una storia obiettivamente interessante, che consente una volta di più di confermare le cose eccezionali che si possono fare con l'analisi del DNA, addirittura partendo, come in questo caso, dai residui lasciati con la masticazione di una scorza d'albero!


E a me questa storia consente anche di presentarvi la Betulla che, non essendo presente in Sardegna, non era stata mai trattata nel blog.

Ecco a sinistra un grande esemplare, ripreso lo scorso autunno in un parco dello Yorkshire. E' un albero molto comune nel nord Europa, con tronco diritto e sottile e corteccia bianca e liscia.

Ha un assetto pendulo e foglie a punta sottilmente seghettate, con pagina inferiore più chiara. Il suo portamento elegante la fa apprezzare in parchi e giardini, dove la troviamo spesso nel nord Italia.

Tornando alla nostra signora di diversi millenni fa ed alla sua gomma americana, leggo in un testo specializzato che la corteccia della Betulla contiene sostanze oleose disinfettanti e balsamiche.

Vuoi vedere che la signora, che secondo il DNA soffriva anche di mal di denti, sapeva già come curarsi ciucciando la corteccia dopo il suo lauto pasto, altro che noi moderni con i nostri dentifrici e collutori!

giovedì 16 gennaio 2020

Le Tamerici del Parco

La nostra comune Tamerice, Tamarix gallica, è un arbusto/alberello che si trascina nel tempo una connotazione negativa, di pianta sgraziata e disordinata e spesso, ma non certo per colpa sua, ricettacolo di spazzatura umana intorno alle nostre meravigliose spiagge.

Abbiamo qui già dimostrato, credo, che questa connotazione negativa è spesso errata, un pregiudizio da superare, e che la Tamerice sa essere un alberello molto gradevole o addirittura bello, nel periodo di fioritura. Vi rimando per esempio agli esemplari del palazzo della Regione (post del 17/4/11), ai bellissimi esemplari dai fiori bianchi di Terramaini (post del 23/4/19), o all'albero solitario, di grande fascino, del Circolo bocciofilo (post del 16/4/15), sempre che sia sopravvissuto al disgraziato incendio che ha colpito il circolo nel settembre scorso. 



Fatta questa doverosa premessa, andiamo oggi ad apprezzare il lunghissimo filare di Tamerici che caratterizza la via del Sale, il sentiero che all'interno del parco delle Saline conduce all'idrovora del Rollone.

Questo sentiero è molto frequentato dai cagliaritani amanti delle passeggiate, a piedi o in bicicletta, e si snoda costeggiando il canale navigabile, a sinistra il quartiere di Medau su Cramu, a destra le caselle salanti e lo splendido panorama del Poetto.





Ecco appunto, dietro allo scheletro di una Tamerice in assetto invernale, lo sfondo della Sella e del litorale, sul quale si innalzano appena i profili delle Araucarie.

Speriamo che queste Tamerici, sia in forma di arbusto che di alberello, abbiano una buona riuscita, crescano e contribuiscano fra l'altro a fornire un riparo ai passeggiatori nella nostra lunghissima bella stagione.

giovedì 9 gennaio 2020

Bel verde e bel panorama della città



Capita, nelle prime ore di una bella mattinata invernale, di cogliere in una unica immagine una bella macchia di verde urbano ed una ampia vista del nostro panorama dal viale Buoncammino verso il mare.

Le fronde di un Ficus magnolioides in alto, alcuni fusti fiorali di Agave americana nello sfondo, verde brillante attorno ai gradini che scendono verso il Palazzo delle Scienze, tutto questo contribuisce ad esaltare questo scorcio di panorama della nostra bella città.

Mi piace condividere questa bellezza con voi, ed aiuta a bilanciare il precedente post dedicato alla bruttezza di una manutenzione non fatta.  

sabato 4 gennaio 2020

E allora, le piccole manutenzioni al Circu de Soli?

Una delle idee più belle realizzate a Cagliari nel comparto del verde pubblico è stata, nel 2016, il Circu de Soli a Mulinu Becciu (post del 8/3/16) , del quale abbiamo tessuto ampie lodi sia per la varietà di essenze anche rare, sia per gli ottimi cartelli di segnalazione e di aiuto all'identificazione delle specie arboree presenti.

Poi siamo passati alle critiche, a causa della mancanza di manutenzione della cartellonistica (post del 12/2/19).

Credete che sia successo qualcosa nel tempo trascorso? Ecco le foto scattate ieri.


Fogli semi strappati, scritte illeggibili perché cotte dal sole,
addirittura la tavola sinottica generale scomparsa; ed è passato quasi un anno da quando avevo rilevato il degrado.

Qui non è questione di spesa e di mancanza di budget, dato che stiamo parlando di cifre sicuramente modeste; è un problema di consolidata mentalità dei politici (quello che conta e porta voti sono le cose nuove fatte, non la loro manutenzione) e di burocrazia, che rende difficile il piccolo intervento quasi come una grande opera.

Però il cittadino non può, non deve farsene una ragione e rassegnarsi; guai se smette di protestare! E pensare che una delle ragioni poste a base di questa bella ed innovativa realizzazione era proprio quella di guidare il cittadino verso una migliore conoscenza e rispetto delle specie arboree e delle loro peculiarità: e allora, come si possono giustificare i nostri amministratori del verde?


mercoledì 1 gennaio 2020

La bellezza del plebeo

Il plebeo in questione è il Ricinus communis, appunto il comune Ricino, e l'attributo plebeo lo ho copiato da un precedente post (post del 22/11/16) nel quale mettevo in evidenza la bellezza che può assumere questo arbusto, nonostante il suo carattere infestante e la sua presenza in terreni incolti e periferici.

Ed è appunto la sua bellezza che mi spinge oggi a presentare un cespuglione di Ricino, che vive all'Orto dei Cappuccini.


Eccolo qua, addossato alla parete rocciosa che affianca l'ingresso superiore del parco, ingresso normalmente chiuso.

Come si vede, è molto fitto ed omogeneo con le sue grandi foglie palmate, e l'accostamento con la roccia calcarea lo valorizza.

E se lo guardiamo più da vicino possiamo apprezzarne anche le infiorescenze.



Alla base dell'infiorescenza notiamo i piccoli ed insignificanti fiori maschili, vicino alla giovane fogliolina.


E ho scritto alla base del'infiorescenza perché questa specie arborea, essendo monoica, ha la particolarità che i fiori maschili sono appunto alla base dell'infiorescenza, mentre nella parte terminale si trovano i fiori femminili, che daranno poi luogo alle capsule fruttifere.





Eccoli i fiori femminili in preparazione, di forma attualmente sferica e ricoperti di piccole spine. A maturazione completa assumeranno un colorito rossastro molto appariscente e gradevole, come si apprezza nella fotografia del post del 2016 citato.


E, più avanti, saranno molto belli da vedere anche i semi rossi e lucidi, liberati dall'apertura delle capsule spinose; da vedere ma, meglio, da non toccare, data la velenosità (post del 18/11/11)

domenica 29 dicembre 2019

Il fiore di muro in Castello, umile e allegro

Dedichiamo il post di oggi ad un piccolo fiorellino spontaneo che vi ho già presentato (post del 22/3/12 e del 15/4/17), presente soprattutto nel quartiere di Castello; si tratta dell'Antirrhinum majus, astruso nome scientifico per la conosciutissima Bocca di Leone.

Il quartiere di Castello è il suo quartiere di "elezione", data la forte presenza di vecchi muri e pareti rocciose, che costituiscono il suo habitat preferito; la sua allegra fioritura aiuta a dimenticare il legame di questo piccolo arbusto con il degrado urbano che spesso accompagna la sua presenza.

Ecco il primo piano di un fiorellino colto nella scarpata che collega il viale Buoncammino con il Palazzo delle Scienze; la strana forma del calice, con lobi diversi e "disordinati", gli conferisce un
aspetto mutevole a seconda di come lo si guarda.

Questa immagine, per esempio, a me sembra raffigurare un reverente animaletto a testa bassa, con le orecchie scese ed un buffo cappelletto in testa.

Possiamo dire che guardare con attenzione questi fiori sollecita la fantasia, e questo è un ulteriore elemento di valore per l'umile Bocca di Leone selvatica, e in definitiva anche per il bellissimo e trascurato quartiere che la ospita.


martedì 24 dicembre 2019

Natale sui prati di Monte Claro

Ecco un bel modo per distaccarsi piacevolmente dai riti mangerecci di questi giorni: andare per prati in campagna o, più semplicemente nei parchi cittadini, a "scarpinare".

E il parco di Monte Claro si presta particolarmente bene allo scopo, data la sua grande dimensione a l'abbondanza di prati che lo abbelliscono.




Qui a sinistra siamo all'Orto delle Palme del parco, zona già celebrata nel blog (post del 22/12/12), e si può apprezzare la bellezza del prato quest'anno, dopo la quantità di pioggia che ha fatto per tutto il mese di dicembre.

I prati così verdi sono un piacere al quale noi cagliaritani siamo poco abituati, per cui quando capita che l'acqua piovana aiuti a completare l'innaffiamento artificiale bisogna assolutamente approfittarne.


 



Ecco un altro scorcio di prato, qui accompagnato da un gruppetto di esemplari di Brahea armata, la affascinante Palma blu del Messico, che ostenta il suo bel colore grigio-azzurrino.



Ricordo che questa Palma, quando cresce in esemplari isolati, può superare i 10 metri di altezza, e presentare una fioritura strepitosa (post del 12/8/13); la sua presenza in mezzo al prato è particolarmente gradevole.


Infine, un altro bello spazio di prato alle spalle di un punto di relax, spazio contornato da alcune Washingtonie e da una Dracena draco, nostra vecchia conoscenza soprattutto per gli esemplari "monstre" dell'Orto Botanico e di viale Buoncammino (post del 10/6/11   e 11/11/14,   fra gli altri).

Insomma quest'anno possiamo fare finta di passeggiare in un parco londinese senza provare troppa invidia per i loro spazi verdi e senza muoverci dalla nostra città. E questo naturalmente non solo a Monte Claro, anche se le dimensioni di questo parco aiutano meglio a smaltire gli eccessi di cenoni quantitativamente e qualitativamente  sovradimensionati, e comunque a farci sentire meno in colpa, godendo nel contempo delle nostre bellezze verdi.

E allora..... vai con il cenone, e Buon Natale a tutti!

venerdì 20 dicembre 2019

Gli alberi della California in fiamme

E' la seconda volta che segnalo, purtroppo,  le migliaia di ettari di territorio bruciato dagli incendi in California, fra la fine dell'estate e l'autunno. L'avevo fatto nel 2016, con riferimento specifico alla Yucca californiana, lo Joshua tree (post del 28/7/16), e lo rifaccio oggi, complice una foto meravigliosa e terribile.

Ecco la foto, ripresa dall'inserto di scienze del quotidiano Repubblica.

Un tronco che brucia, il forte vento che strappa le braci, la bravura del fotografo, provocano l'effetto fuoco d'artificio tipo "bengala".

Una foto meravigliosa e terribile, dicevo, con un forte impatto emotivo legato alle sensazioni opposte che genera.


In effetti pare che la ricorrenza di incendi che mandano in fumo migliaia di ettari, anno dopo anno, nel grande stato americano, abbia fatto nascere gruppi di fotografi specializzati nello scattare le immagini più impressionanti di questi incendi, come quella che ho proposto.

La nascita addirittura di un nuovo lavoro, diventare specialisti nel riprendere la Natura che brucia, mette gli eventi californiani in primo piano nell'attenzione dei media, rispetto ad altri forse anche peggiori, come gli incendi australiani tuttora in corso. Per non parlare poi degli incendi della foresta amazzonica, causati dall'uomo in via diretta, e non come conseguenza estrema di comportamenti sbagliati proseguiti nei decenni; comunque situazioni che fanno nascere, speriamo in modo costante ed efficace, la grande voglia di cambiare il modo di comportarci nei confronti della Natura. 

sabato 14 dicembre 2019

La Sterculia che guarda tutti dall'alto in basso

Quella di oggi è un'altra puntata sulla Sterculia fuggitiva, cioè sull'unico esemplare di Sterculia diversifolia  che vive in via Cavalcanti, circondata da grandi ed ingombranti Ficus retusa.

Per le puntate precedenti vi rimando ai relativi post (15/11/1419/6/16 , 25/9/17 ), nei quali spero di aver fornito un piccolo esempio, a portata di mano ed occhi, della meravigliosa capacità di vivere, e di sopravvivere alle avversità, dei nostri verdi compagni di viaggio sulla Terra.

I Ficus, la cui invadenza viene contenuta con metodi a volte brutali, e che sono capaci di riprendersi sempre; la Sterculia, che ha reagito all'invadenza dei vicini schizzando verso l'alto a riguadagnare la luce.


Ed eccoci alla situazione attuale: i Ficus sono stati potati per l'ennesima volta, in maniera molto netta ma non brutale come in altri casi, e non tarderanno a riprendersi; la Sterculia che non si fida e continua a salire, rimpolpando le sue chiome e guardando i Ficus dall'alto in basso quasi con aria di sfida.