Oggi il cesto dei post propone...

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Le piante che scappano di casa

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venerdì 16 febbraio 2018

La morte e la vita

Chiedo scusa per il titolo magniloquente, ma mi sembra efficace per commentare la fotografia che vi propongo oggi.

Che cosa c'è che rappresenti meglio la morte di queste vecchie carcasse di semi d'Acero, vecchie, strappate e macerate dagli agenti atmosferici, buttate dal vento in un angolo nascosto, che le ha fatte casualmente sfuggire alla ramazza?

Siamo a Torino, e questa foto me la ha mandata Marco, che ringrazio; non so nulla di più di quello che si vede dalla foto, e cioè una sorta di mummie vegetali finite addirittura sopra un pavimento di gomma a bolli, non esattamente uno sfondo degno di un seme, elemento anatomico nato per la riproduzione.

Eppure, eppure: queste carcasse, magari cadute dalla pianta anni fa, hanno deciso di provare comunque a fare il loro mestiere, assicurare la prosecuzione della specie per l'Acero che le ha generate. I semi, lo sappiamo, sono pazienti e non si spaventano certo per le avversità atmosferiche dell'inverno torinese; anzi i semi di Acero hanno bisogno del freddo per germinare.

Insomma, le prospettive di trasformarsi in piantine non sono certamente rosee, dato il contesto; ma chi ci impedisce di pensare che magari il vento possa ancora trasportare una di queste carcasse in un luogo adatto dove la radichetta embrionale, penetrando nel terreno ...... 

venerdì 9 febbraio 2018

Il Mandorlo che festeggia il Carnevale

Il Mandorlo, Prunus amygdalus, esplode in questo periodo nella sua meravigliosa fioritura, che non manca di meravigliarci ogni anno.

La sua presenza ormai rara in città non fa che accrescere il fascino di questa presenza relitta,  residuo della progressiva urbanizzazione avvenuta nel secolo scorso.

Abbiamo già segnalato alcuni esemplari cittadini (post del 28/2/12  e del 7/2/16 ), belli ma in pieno contesto urbanizzato, via Scirocco e via dei Conversi; oggi, su segnalazione di Claudia, che ringrazio,
abbiamo un esemplare in un contesto che gli rende pienamente merito, la via Giardini Pubblici, elegante sentiero pedonale che collega i Giardini con il viale Buoncammino.






Ecco il Mandorlo, che quasi si getta dalla scarpatina sul sentiero per farsi ammirare al meglio.







E siccome siamo in pieno Carnevale, il nostro festeggia a modo suo, riempiendo il sentiero degli splendidi coriandoli bianchi che produce a getto continuo.





Per rendere omaggio a cotanta bellezza, concludiamo con un primo piano della fioritura.

Se potete, andate a vedere questo Mandorlo ed i suoi coriandoli, è uno spettacolo che merita!

martedì 6 febbraio 2018

Un interessante connubio

Il connubio di cui parliamo oggi è quello fra piante aventi una funzione esclusivamente ornamentale e piante in grado di offrire i propri frutti al consumo dei cittadini.  L'unione fra due funzioni così diverse del giardino, quella estetica e quella commestibile, non è comunemente adottata, tanto meno in città, ma è esattamente quello che la nostra amministrazione comunale del verde sta cominciando a realizzare.

Il primo esempio importante è stato quello dell'Orto dei Cappuccini (post del 4/6/16), dove sono in produzione per il consumo agrumi e prodotti propriamente orticoli, quali fragole, melanzane, cetrioli, il tutto integrato con prati e meravigliosi alberi di grande valenza estetica.

E questa filosofia viene ripresa nel giardino fra  via Biasi e via Salvator Rosa, attualmente in fase di completamento.



Ecco uno scorcio che riprende, al di là della parte "vecchia" qui rappresentata da una siepe di Pitosforo e da un Carrubo, la parte nuova, con i filari di agrumi circondati da giovani Olivi.

Ed un'altra realizzazione che risponde a questa filosofia è stata avviata nel quartiere di Sant'Elia, nell'ambito del recupero verde che interessa tutto il quartiere.





Tornando a via Biasi, a destra un'altra immagine del  connubio, che fa già prevedere un insieme piuttosto gradevole, con le piante da frutto accentrate e, tutt'attorno, stradelli, prato, panchine, Carrubi e tante Palme nane.

Gli Olivi, che fanno parte delle nuove piantumazioni, possono rappresentare una sorta di trait d'union fra la funzione estetica e quella commestibile. 



Infine, ancora protette dalla rete di protezione del cantiere, le piantine di arance e limoni cominciano la loro nuova vita.

Naturalmente, poiché ogni medaglia ha il suo rovescio, le piante da frutto richiedono una manutenzione molto più assidua rispetto, per esempio, ad un Carrubo. Le piante da frutto sono soggette a diverse malattie che non solo le rendono improduttive di frutti eduli, ma che ne azzerano la valenza estetica, rendendole decisamente brutte.

Molti di voi ricorderanno le condizioni degli Aranci di via Pergolesi qualche anno fa (post del 10/9/11), condizioni poi parzialmente sanate, ed è esperienza comune incontrare questi alberi da frutto carichi non di frutti succosi ma di cocciniglia, con le foglie nere ed appiccicose.

Insomma, la solita raccomandazione finale agli amministratori del verde: bravi a fare, ma ancora più bravi  dovete essere a gestire ed a mantenere la qualità di quanto realizzato.

mercoledì 31 gennaio 2018

E, a proposito di Araucaria.....

Visto che le Araucarie cagliaritane hanno avuto anche l'onore delle cronache televisive nazionali, con la nostra campionessa di Villanova (post del 28/11/17  ed altri precedenti) raccontata nella puntata di sabato scorso della trasmissione Rai 3 "Le parole della settimana", ve ne presento un'altra interessante.

E' anche questo un bel campione di Araucaria excelsa, che abbellisce uno dei palazzoni di Sant'Elia, nella zona di piazza Pigafetta.

Dritta come un fuso, simmetrica e sana dal primo all'ultimo piano dei palchi fogliari, si erge a fare concorrenza agli 11 piani fuori terra del palazzo retrostante.

Direi che è arrivata al nono piano, con il beneficio dell'errore di parallasse, e credo che, se le danno il tempo, riuscirà a raggiungere e superare il palazzo.

L'Araucaria è uno dei pochi alberi di alto fusto che si possono permettere di crescere molto in altezza a fianco di facciate urbane, senza risentire troppo della vicinanza e senza dare troppo fastidio con i suoi rami.

Un buon esempio di convivenza possibile; speriamo solo che la convivenza non finisca come vi avevo raccontato qualche anno fa (post del 7/6/12)!
 

giovedì 25 gennaio 2018

Il Drago di Buoncammino

Ed è anche un grande drago, quello di cui parliamo oggi, la Dracaena draco del viale Buoncammino.
Forse è l'esemplare più grande della città, dopo i due dell'Orto botanico (post del 10/6/11).

Abbiamo già parlato anche di questo esemplare, indicandolo come drago in agguato sul viale Buoncammino (post del 11/11/14), pronto ad assaltare il passante ignaro.

E allora, per evitare questo rischio, noi oggi arriviamo a sorprenderlo dal basso.

Infatti, come pochi sanno, al viale Buoncammino si può arrivare, a piedi, proseguendo la via Ospedale lungo il ripido sentiero-scalinata che si inerpica dal piazzale del palazzo delle Scienze, come si vede dalla foto a sinistra: la sagoma della torre di san Pancrazio, dove sembra finire la scalinata, e del Ficus magnolioides a sinistra, ci indicano dove sbucheremo.


Ed eccoci in vista del drago, in fondo allo stradello che conduce alla biblioteca militare, e con in alto gli scheletri dei Bagolari del viale.

Si vede la chioma fitta delle foglie lanceolate che formano un ombrello compatto, mentre da qui si intravede appena il tronco, per godere del quale bisogna avvicinarsi, e come si diceva sorprendere il drago dal basso.




Ed eccoci proprio sotto l'albero, ad ammirare i grassi fusti e le loro ramificazioni successive; se è vero che ogni ramificazione impiega  più di10 anni a formarsi, anche questo esemplare non è più giovanissimo.


O meglio, non è giovanissimo per il nostro metro di misura, ma lo è per il suo, che misura in secoli la vita di queste piante, fino ad arrivare al millennio nelle isole Canarie, dove questa Dracena è endemica!

Comunque, giovane o meno, il nostro esemplare è perfettamente in grado di produrre frutti, come si vede dalla foto; le drupe sono carnose e diventano arancioni a maturazione.

Ricordo infine che il nome drago deriva dalla resina che il tronco della pianta secerne quando viene inciso; questa resina ossidandosi diventa rossastra, originando il nome di sangue di drago, a cui venivano attribuite proprietà magiche. Inoltre veniva utilizzata come base per preparare mordenti per colorare il legno.

Una pianta di fascino ed interesse insomma, con tante storie da raccontare.

sabato 20 gennaio 2018

La Palma, la luce, la villa

C'era una volta, tanti anni fa, una piccola Palma, precisamente una Washingtonia robusta, che viveva a Cagliari al centro del giardino di una bella villa dell'inizio del '900, in stile Liberty, la villa Atzeri. La villa ed il suo giardino si aprivano sulla via San Saturnino, in una posizione molto suggestiva ma purtroppo privata quasi completamente della carezza dei raggi solari; infatti le piante del giardino stentavano a crescere, ed apparivano piccole e malaticce.

Ecco, ho voluto cominciare come una favola, naturalmente a lieto fine,  la storia di questa villa, abbandonata per tanti anni al degrado e poi risorta e trasformata in un accogliente struttura di coworking, dove idee ed attività diverse possono incontrarsi al meglio.

Ma la storia della villa è oggi solo di contorno, come è giusto che sia, rispetto alla storia della Palma ed al problema della mancanza di luce.

Allora, noi umani abbiamo oggi tutte le tecnologie e gli strumenti che ci siamo inventati per supplire alla mancanza di luce naturale; l'illuminazione artificiale a toni caldi della finestra centrale in fotografia conferma quanto detto.

Le piante invece usano un metodo molto più semplice ma efficace, anche se spesso richiede tempi lunghissimi: la luce se la vanno a prendere dove c'è, crescendo in altezza.


E la nostra Washingtonia è la dimostrazione di quanto detto: è partita verso l'alto e via, sempre più su, come si vede anche dalla foto a destra, fino a dove c'è luce solare quanta se ne vuole. In realtà è una caratteristica di queste Palme quella di crescere molto in altezza, a prescindere, ma questa aveva un motivo in più, ed ha esercitato al meglio le sue capacità.

E con il vento, che a quell'altezza ed in campo libero non fa sconti,  come se la cava?  Egregiamente, data la flessibilità del fusto.
Insomma, quando c'è da farsi strada per vivere al meglio, la Washingtonia robusta ha poco da imparare!

domenica 14 gennaio 2018

Prima del sole, un'Araucaria curiosa .....

Il mese di gennaio è forse quello nel quale è maggiore la possibilità di godere, nella nostra città, di strepitose albe ed altrettanto strepitosi tramonti. Un inseguimento di colori, sfumature, accostamenti che solo un poeta, forse, saprebbe descrivere.

Siccome io non sono un poeta, lascio ad una immagine il tentativo di spiegare quello che è possibile ammirare in questi momenti magici.

E' l'alba di oggi 14 gennaio, ed un nuvolone minaccioso sembra infastidire il rosa dei primi raggi che il sole, prima di sorgere, comincia a mandare. Sullo sfondo, innocue nuvolette bianche tolgono credibilità al nuvolone.

Di vedetta, come spesso accade data la loro altezza, una Araucaria excelsa  si gode lo spettacolo e decide di partecipare alla composizione dell'immagine.

Non è la prima volta che le Araucarie si prendono un ruolo da comprimario in fotografie che celebrano la bellezza dell'alba o del tramonto (post del 5/2/15 e del 26/10/17 ). D'altronde: sono alte, cercano il cielo, sono belle, curiose ed anche un poco vanitose, perché non fare comparire anche loro nelle nostre foto "artistiche"? 

lunedì 8 gennaio 2018

Mentre l'inverno comincia......

Mentre l'inverno comincia, e sono passate nemmeno tre settimane dal solstizio,  comincia anche la primavera, almeno secondo quanto dichiarato dalle fioriture spontanee campestri come quella fotografata qui sotto.



Ci troviamo accanto ad un bordo stradale, in zona di Santa Margherita di Pula, e questo piccolo prato è ricoperto da Pratoline, o Margherite che dir si voglia, mentre a far da contorno spuntano alcune Acetoselle (post del 25/3/11).

Non credo che questo sia un segnale positivo per la Natura, che interpreta a modo suo le stranezze alle quali il clima ci sta  abituando, ma bisogna prenderne atto ed apprezzare la bellezza di questo spettacolo.

La Pratolina fa parte della famiglia delle Asteracee, una enorme famiglia di piante erbacee; non mi azzardo nemmeno a tentare una identificazione più precisa dei fiorellini fotografati.

 
Però, complice il primo piano a destra, qualcosa in più si può dire di questi comunissimi ma poco osservati fiorellini.

Intanto non è un fiore ma una infiorescenza, costituita da un unico capolino, a sua volta composto da decine o centinaia di fiorellini.

Ma non basta: i fiorellini sono di due tipi, quelli interni ermafroditi (apparati sessuali maschili e femminili), quelli esterni solo femminili, e sono loro che producono i petali, detti ligule (lingue), uno per ciascuno.

Se i fiori femminili sono disposti in un'unica circonferenza, come nel caso che stiamo osservando, i petali sono praticamente su un  piano (comodi per il mamanonmama dei ragazzini), sennò possono essere su più piani (Cardi, Crisantemi, Fiordalisi .......) fino a comporre una palla di petali (Dalia).

Insomma che si tratti di Camomilla, o di Bellis, o di Bellium o altro, è comunque un fiorellino da osservare, per coglierne ed apprezzarne le meravigliose complessità, altro che "caraganzu", normalmente inteso in senso dispregiativo!

giovedì 4 gennaio 2018

Un nuovo arbusto africano

Il tema delle migrazioni è sempre in primo piano, soprattutto con riferimento, per noi sardi, a quelle provenienti dall'Africa; per fortuna in questa sede non parliamo del tema delicatissimo di esseri umani migranti, ma di una migrazione vegetale.

Vi presento infatti un arbusto, comunissimo in Sud Africa, regione dalla quale proviene, ma che si trova molto bene da noi; l'Eriocephalus africanus, qui fotografato  nella bella piazza Pizzorno, nel quartiere di Monte Mixi.

Come vedete, ha una elevata somiglianza con il nostro comune Rosmarino (post del 23/4/15, per esempio), del quale peraltro non è nemmeno lontano parente; con lui sarebbe facile confonderlo se non fosse per i fiori, che sono completamente diversi come forma e colore, avendo i petali colore bianco candido.

Nomi comuni di questo arbusto, nella sua regione di origine, sono Arbusto di neve, per come riempie completamente la pianta di fiorellini bianchi, o anche Rosmarino selvatico, per la somiglianza di cui si diceva.

In realtà da noi è molto raro, ed io non sarei stato assolutamente in grado di riconoscerlo se non mi avesse aiutato Mashia, che ringrazio; nella piazza Pizzorno è stato intelligentemente accostato con il fratello mediterraneo, il Rosmarino, e formano veramente un bella coppia.

La fioritura dell'Eriocefalo, appartenente alla grande famiglia delle Asteracee (Pratolina, Gerbera, Crisantemo .....), è invernale, ed infatti gli esemplari che ho fotografato erano tutti fioriti.



Ecco a destra un primo piano di questa gradevolissima fioritura, formata da corimbi di fiorellini marrone circondati da petali bianchi; notiamo dalla foto anche la fogliolina simile a quella del Rosmarino, anche se la foglia di Eriocefalo è grassottella e opaca.

Altro punto in comune con il Rosmarino, il fatto di appartenere al gruppo delle specie aromatiche, e di essere utilizzato per scopi medicali e gastronomici.

Insomma, saranno diversi i fiori, ma sicuramente stanno bene assieme, il Mediterraneo ed il sud Africano! 

venerdì 29 dicembre 2017

La critica tecnica e la ragione pratica

Voglio esprimere il mio giudizio, da appassionato del verde di Cagliari, sul contenuto di un articolo pubblicato oggi, con grande evidenza, sull'Unione Sarda, nel quale si dice, a cominciare dai titoli, che il verde cagliaritano e la sua gestione sono da bocciare.

Il tutto nasce dall'intervista fatta ad un valente tecnico dell'Orto Botanico, che esprime giudizi molto netti sull'errato utilizzo e manutenzione di determinate specie arboree cagliaritane.

Giudizi ampiamente condivisibili in termini tecnico/teorici, ma che diventano ingenerosi oltre che poco praticabili nella nettezza del giudizio complessivo che se ne trae, almeno per come l'articolo è titolato e montato.

Se si ragiona sulla realtà cittadina, che può vantare a detta di tutti una quantità e qualità di verde che fa invidia alla grande parte delle città italiane, i giudizi devono essere più sfumati, e separare nettamente i nuovi impianti da quelli esistenti. Per dirlo in altro modo, riprendendo le parole del titolo, è fondamentale l'esercizio della critica tecnica, ma sono altrettanto importanti le ragioni della pratica quotidiana.

E' condivisibile la critica per l'impianto di nuovi Pini, Ficus o Jacarande, ma vogliamo provare ad immaginare il Largo Carlo Felice senza le Jacarande? O l'eliminazione totale dei Ficus retusa in tutta la città?

L'unica proposta che mi sento di condividere in pieno riguarda la guerra immediata all'Ailanto, pianta infestante e distruttrice, come più volte segnalato dal blog (post 6/7/1221/7/13  ed altri).

Per il resto, la soluzione è e resta una sola, quella di sempre, delle 3 "c": conoscenza, competenza e collaborazione. Da un lato, la necessaria maggiore consapevolezza dei cagliaritani  nei riguardi del verde pubblico, che  consenta a noi fruitori del verde di distinguere il valore e le criticità delle diverse specie arboree e delle diverse situazioni, e di intervenire, come opinione pubblica, nel modo giusto; dall'altro, per le entità competenti coinvolte (nella fattispecie, tecnici comunali del verde urbano e tecnici dell'Orto Botanico), tavoli per scambio di opinioni, negoziazione fra le diverse esigenze e stesura di piani d'azione condivisi, per quanto possibile.

Cercare la condivisione, dunque, sia per interventi nel breve periodo ma anche, attività a mia conoscenza mai compiuta, nella definizione di linee d'azione per gli anni futuri (per la progressiva sostituzione di specie arboree inadatte con altre, per esempio).

Non dimentichiamo mai che non parliamo di muri da abbattere e ricostruire, ma di esseri viventi che accompagnano la nostra esistenza, e che hanno impiegato anni o decenni per diventare come sono oggi. 

L'alternativa è quella di assistere, come spesso avviene sui più svariati argomenti, a guerre fra schieramenti definiti a priori, che si alimentano attraverso i media, TV e giornali, e dove la discussione costruttiva non è di casa. Il nostro enorme patrimonio verde non merita questo.

Sarebbe bello non dover assistere più né ad incatenamenti umani per una Jacaranda da spostare, né a capitozzature selvagge di Ficus retusa (ma, a questo riguardo, mi pare che i tecnici comunali abbiano aggiustato il tiro, nella recente campagna di protezione dagli storni).

E' un approccio "cerchiobottista", lo so, ma ritengo che non ci sia altra strada.

 

domenica 24 dicembre 2017

E, girando per i mercatini di Natale, .....

....Concediamoci ogni tanto una distrazione verde. E' un buon esercizio, quello di distogliere lo sguardo dalle merci esposte in bella vista nelle ammiccanti casette, e passare al campo lungo, per usare un termine cinematografico.


Ecco, mentre percorriamo il bellissimo Corso Vittorio Emanuele pedonalizzato e ricco delle casette natalizie, lo sguardo lungo ci fa apprezzare l'insieme, che termina, in lontananza, con il Bastione del Balice, dove svetta la Washingtonia filifera  che rappresenta uno dei simboli verdi cagliaritani, oggetto di migliaia di fotografie turistiche (post del 28/11/10).

A proposito del Bastione in oggetto, anche se a Natale bisogna essere buoni, non mi posso trattenere dal segnalare l'incomprensibile ed offensivo utilizzo di un posto così bello e scenografico come parcheggio del Rettorato. Basta passarci in un giorno feriale qualsiasi, magari insieme a qualche scandalizzato turista, per capire di che cosa sto parlando.

Ma torniamo a noi: anche senza usare il campo lungo, possiamo ammirare, dietro le casette, le Aralie o Fatsie, Fatsia japonica, che espongono i loro bene auguranti  ombrelli fioriti.

Quando avevo presentato l'anno scorso le Fatsie del Corso (post del 23/1/16), le avevo accluse nel novero delle piante che scappano di casa, che magari molti di noi hanno in salotto.
E' vero, dato che sono state inizialmente importate e vendute come piante d'appartamento, per la bellezza delle loro grandi foglie palmate; però al chiuso non fioriscono, e quindi la distrazione che ci concediamo qui  rispetto agli ultimi acquisti natalizi è motivata dalla peculiarità della fioritura.

martedì 19 dicembre 2017

Ed anche le Roverelle, con i loro tempi lunghi, si spogliano

La Roverella, Quercus pubescens, è come sappiamo uno degli alberi più significativi della nostra Isola, simbolo della natura selvatica che tanto amiamo.

Non è un albero cittadino, e infatti a Cagliari la Roverella è una rarità (post del 24/4/14), ma predilige la campagna, dove si trova bene sia con singoli esemplari, spesso splendidi patriarchi (post del 7/1/14), che in gruppetti anche in forma arbustiva, essendo un albero polimorfo.

E' un albero spogliante, contrariamente al Leccio ed alla Sughera, ma ha i suoi tempi: così come è lenta a crescere (ma è programmata per poter vivere secoli!), la Roverella è lenta anche nel perdere le foglie. Si predispone a spogliarsi, le foglie perdono la clorofilla ed assumono un bel colore marrone chiaro, però non cadono.

E la Roverella rimane così a lungo, in un'estenuante foliage, fino a che il vento, o la pioggia, o la neve in quota, non aiutano a compiere il processo. E' comunque uno spettacolo affascinate, soprattutto nei posti giusti; uno di questi, che io prediligo, sono le campagne intorno al lago dell'Alto Flumendosa (post del 26/11/14 oltre a quello di gennaio dello stesso anno, già citato).

E ci torno periodicamente, in questi magici luoghi; ecco un piccolo reportage di quello che ho trovato nei giorni scorsi.




Dai tetti di Villanova Strisaili si vede la distesa delle chiome verdi e gialle, ed in primo piano due esemplari di Querce di paese.







Verso la diga di Bau Muggeris, il marrone è compatto, ma le foglie resistono sui rami.




Dallo stradello che porta alla diga si colgono immagini come questa; qui il giallo marroncino domina, per questo gruppo di giovani piante nate sicuramente dalle ghiande cadute dagli esemplari più anziani.

In questa zona troviamo soprattutto il bosco basso, anche se ogni tanto si può apprezzare un esemplare secolare che sovrasta gli altri; risalendo più a nord gli esemplari isolati diventano più frequenti, e si dirada il bosco.

Queste zone hanno comunque un fascino straordinario: sembra che il tempo si sia fermato, e non è un modo di dire. Tutto resta come era decine di anni fa, le poche iniziative per lo sviluppo turistico si fermano, certamente non si riesce a fare squadra. Non è questa la sede per disquisire sul mancato sviluppo delle nostre zone interne; resta la meraviglia, anche un po' egoistica, per la bellezza che questi luoghi, proprio perché isolati ed immobili, trasmettono a chiunque la voglia cogliere.
Una bellezza "sospesa", nella quale le Roverelle, e la loro lentezza, rivestono un ruolo importante.



venerdì 15 dicembre 2017

Che elegante l'Araucaria spinosa di Villanova Strisaili!

L'Araucaria spinosa, o Araucaria del Cile, nome scientifico Araucaria araucana, è veramente un albero elegante, come se non più della sua comune cugina Araucaria excelsa, ben nota a noi cagliaritani.

Io non conosco esemplari cagliaritani di questo albero, e credo che ben pochi ce ne siano in tutta la Sardegna; ma proprio per questo sono affezionato ad un esemplare che si trova a Villanova Strisaili, paesino a 850 metri s.l.m., piccolo e poco significativo, ma posto al centro di una zona meravigliosa, fra Ogliastra e Barbagia, da un punto di vista del paesaggio e degli alberi.

Zona ricca di Querce, dovunque Lecci e Roverelle a profusione; ma allora, che cosa centra una Araucaria araucana?



In realtà è capitata in questo paese per caso qualche decennio fa, come regalo al proprietario della casa in cui vegeta, arrivando piccola piantina da Ivrea. Il  proprietario, dopo una prova senza successo a Tortolì, decise di provarla a Villanova, in quota, e quello a sinistra è il risultato odierno.

La avevo già presentata (post 30/12/11), e ve la ripropongo oggi, cresciuta in altezza ma sempre sana, elegante ed affascinante.


Guardate lo strobilo rossastro, con le scaglie spinose pronte ad aprirsi per rilasciare i semi; la spinosità è d'altra parte l'elemento chiave di quest'albero, dato che di piccole di piccole spine è pieno anche il tronco, per non dire delle foglie a scaglie triangolari che ricoprono i rami con andamento elicoidale.

Insomma oggi non ho resistito, dopo la visita periodica che faccio in queste zone meravigliose alle quali sono legato da bellissimi ricordi dell'infanzia, a dare la precedenza ad un albero "alieno"; mi farò perdonare a breve dalle nostre Roverelle, prometto!




sabato 9 dicembre 2017

Troppo spoglia la passeggiata del Bastione!

La terrazza del Bastione di S.Remy, recentemente rinnovata, soffre per la mancanza di piante: la situazione è drammatica, dopo la morte di alcune Palme, penso a causa del punteruolo rosso.

Ecco come si presenta oggi la terrazza: una Washingtonia filifera, una Palma da datteri in condizioni precarie, 5 o 6 bassi arbusti di Olivo, di cui si intravede un esemplare a sinistra della foto. Mi sembra veramente molto poco, quasi una miseria, per questo bellissimo e grande spazio!



Scaricata da Internet, foto storiche del Bastione





Certo che non era così nel passato, anche recente; guardate la foto a destra relativa ad alcuni anni fa, pescata da Internet fra le tantissime presenti, e che offre una inquadratura molto simile alla mia: molte più Palme, ma anche un secondo gruppo di Olivi, oggi scomparso.

Per non parlare di situazioni più lontane nel tempo, che vedevano la presenza, oltre alle Palme, di Querce, Pini d'Aleppo, e, prima delle distruzioni della guerra, una grande Araucaria, orgoglio dei cagliaritani di allora.

Insomma, urge un intervento di "rimpolpamento", intanto ripristinando gli alberi al centro dei circoli di panchine metalliche (perché non Schinus molle?), poi sistemando qualche bel vascone con arbusti e fioriture. Direi che questa terrazza lo merita.

martedì 5 dicembre 2017

Non è una Stella, ma una Spina, eppure sono sorelle

Si avvicina il Natale e, come ogni anno, ricompare presso i fioristi la Stella di Natale, Euphorbia pulcherrima,  una delle piante simbolo di questa ricorrenza, a partire dal nome comune.

E con questo vi ho dato un elemento risolutivo dell'indovinello che costituisce il titolo del post. Anzi due, perché ho detto che una delle sorelle si chiama Stella, e che dichiara con il suo nome Euforbia di appartenere alla stessa famiglia della sorella Spina, anche lei una Euphorbiacea.

E l'indovinello è risolto, perché la seconda sorella è la Euphorbia milii, detta comunemente Spina di Cristo.

Questa Euforbia è una pianta piuttosto comune a Cagliari, anche se meno di quanto fosse qualche decennio fa; è di aspetto gradevole, fiorisce per molti mesi all'anno, inverno compreso come si vede, e i fiori hanno normalmente un bel colore rosso, simile a quello dei fiori della sorella Stella.

E' una pianta semi succulenta, nel senso che il tronco, dotato di robuste ed acuminate spine, è succulento, mentre le foglie non lo sono; è un arbusto molto fungibile, dato che con il nostro clima si presta a vivere sia all'interno che all'esterno, se non fa troppo freddo.

La parte più gradevole, per la forma e per il colore, sono i fiori, o meglio le brattee rosse (ma esistono anche di altri colori) che circondano i fiori; questi ultimi si trovano al centro, piccoli ed insignificanti. In questo la Spina di Cristo assomiglia alla sorella Stella, anche lei con fiori piccoli e brattee grandi e belle, ed anche a tante altre specie della famiglia, per esempio la nostra selvatica Euphorbia dendroides (post del 18/3/12). Con quest'ultima, se ci fate caso, i fiori e le brattee sono anche piuttosto simili, a parte il colore, a dimostrazione della parentela.