Oggi il cesto dei post propone...

Oggi il cesto dei post propone... Alberi in fiore, seconda serie

post del 18 luglio 2011 - Acacia Horrida
post del 3 maggio 2011 - Bauhinia
post del 10 ottobre 2012 - Chorisia
post del 17 giugno 2011 - Erythrina
post del 8 aprile 2011, Ippocastano

sabato 26 settembre 2020

Scilla, messaggera dell'autunno

Come l'allodola, per il più grande poeta inglese, è la messaggera del mattino, così possiamo considerare (si parva licet ... ) la Scilla come messaggera dell'autunno, almeno dalle nostre parti.

In effetti la Scilla marittima, nome scientifico Charybdis maritima, era considerata dai nostri antenati, che conoscevano e rispettavano i ritmi della Natura, un indicatore preciso della fine dell'estate e dell'inizio dell'autunno, con la sua bellissima fioritura.


E la fioritura di questa piantina è di grande evidenza, non fosse per altro che perché è l'unica cosa appariscente, come possiamo notare dalla fotografia, ripresa nelle campagne di Santa Margherita di Pula. Quello che si vede è un sottile fusto, lo scapo, che si erge liscio da terra per molte decine di centimetri, fino a molto oltre un metro, e poi esplode in una bellissima infiorescenza bianca.

Avevamo già parlato di questa strana pianta erbacea (post del 5/9/16) per un esemplare casalingo ottenuto  da bulbo, dato che la Scilla è una bulbosa, appartenente alla sterminata famiglia delle Liliacee. 

Alle Liliacee appartengono specie che, contrariamente alla nostra Scilla, sono conosciutissime, basti citare l'aglio e la cipolla, l'asparago o l'asfodelo; comunque una famiglia dalla vita molto complicata, alla quale i botanici dedicano approfondite ricerche, e che vede molte specie talvolta cambiare allocazione.

Ma torniamo alla nostra strana piantina, la Scilla, attualmente in piena fioritura; ecco un dettaglio dell'infiorescenza, con i bei fiorellini già in parte esplosi.

La stranezza di questa fioritura è che noi vediamo solo il fiore: non esistono foglie, che nasceranno molto più avanti, e non si vede il bulbo, anche se molto grosso, perché quasi completamente sottoterra.

La Scilla marittima è comune nella nostra isola, soprattutto lungo i litorali; vicino a Cagliari, basta andare lungo la S.S. 195 in questo periodo per notare i lunghi scapi fioriti, quasi al bordo della strada.

Un'ultima notazione: il bulbo, detto anche cipollone marino, è urticante, quindi attenzione nel maneggiarlo.

domenica 20 settembre 2020

Che bella chioma!

 Eh no, purtroppo non ci riferiamo ai lunghi e setosi capelli di una ragazza, nemmeno a quelli della regina Berenice, divenuti poi una costellazione secondo la mitologia greca; molto più modestamente ci riferiamo alla chioma di un albero, e precisamente ad uno dei due Ficus rubiginosa  che fanno da sentinella allo stabilimento balneare del Lido, albero già oggetto della nostra attenzione ai primordi del blog (post del 3/11/10). 




Ecco una immagine del 2010, che si affianca a quella pubblicata nel post citato, e che già mette in evidenza la bellezza della chioma.



Ed ecco una immagine odierna: il diametro della chioma è aumentato ed anche la sua compattezza, soprattutto se la si osserva non dal basso ma da pari a pari, salendo al primo piano dello stabilimento.


Questo dettaglio a sinistra mette in evidenza la densità dell'apparato fogliare, veramente impenetrabile; non so se nemmeno gli storni riescano a fare il loro nido in questa compattezza, o preferiscano i più comodi Ficus retusa.



Infine, una foto dal dettaglio ancora più spinto evidenzia la produzione in corso dei piccoli siconi, come si chiamano tecnicamente i frutti di tutta la famiglia dei Ficus. Una ulteriore dimostrazione dello stato di salute di quest'albero, nonostante la qualità del terreno sottostante non sia certamente ottimale.

Insomma, abbiamo celebrato i dieci anni da quando vi ho presentato questo particolare albero, e più in generale la sua specie che, ricordo, è molto ben rappresentata al parco di Terramaini (post del 13/2/14 e del   11/3/19, fra gli altri)



     

martedì 15 settembre 2020

Le ragioni del sì e del no (...all'abbattimento dei Pini)

 Ho creduto di dover precisare, con l'inserimento fra parentesi nel titolo, che qui non parliamo del referendum di domenica prossima, argomento gettonatissimo in questi giorni sui giornali e sui social media.

Parliamo invece dell'abbattimento o meno dei Pini d'Aleppo di viale Buoncammino e delle strade limitrofe, in particolare del sottostante e parallelo viale Giussani.

Però, a pensarci, i due argomenti hanno un importante punto in comune: in ambedue i casi, se mettiamo da parte i pregiudizi e l'appartenenza ad una fazione politica, ci sono ragioni del sì e del no altrettanto valide.

E allora? Io vedo solo due strade: o si prende posizione appoggiandosi alla fazione di appartenenza, o, con maggiore fatica e spirito di autonomia, si esaminano le ragioni e si decide.

Usciamo allora dal parallelo politico, che potrebbe condurci chissà dove, e parliamo dei Pini d'Aleppo.

Un Pino così, per esempio, non ha senso salvarlo, ammesso che sia tecnicamente possibile.

Ha sicuramente perso molte radici, ha sollevato l'asfalto ed il terreno sottostante, è opportuno eliminarlo. Qui siamo nella terrazza finale del viale Buoncammino verso piazza D'Armi, che oggi si chiama piazza Marongiu Pernis.


Qui siamo invece in viale Giussani, dove è stato effettuato il grosso dell'intervento di eliminazione dei vecchi Pini; attualmente il lavoro è fermo per l'intervento della Sovrintendenza.

Anche questo intervento ha valide ragioni per il sì all'abbattimento, dati gli spazi praticamente inesistenti nei quali erano confinati gli alberi, per non dire degli spazi  pedonali, oltre alla vecchiaia ed alle probabili malattie.


Tutt'altro discorso occorre fare per il viale Buoncammino, forse la passeggiata più bella e cara ai cagliaritani da varie generazioni: qui le ragioni del no, a cominciare dall'attaccamento dei cagliaritani, devono assolutamente avere il loro peso, a costo di esaminare puntigliosamente, albero per albero, che cosa si può fare per salvarlo.

Forse bisognerà allargare le singole aiuole, sollevare la sede stradale, sostenere i tronchi piegati, insomma mettere in atto tutte le azioni opportune per salvare la maggiore quantità possibile di questi Pini. 

Sarà un percorso lungo ed anche costoso, ma questo è uno dei casi nei quali la politica deve assumersi la responsabilità di certe scelte, senza basarsi esclusivamente sul parere dei tecnici, ed astenendosi dall'usarlo come paravento o motivo di urgenza che non ammette il confronto fra le ragioni del sì e del no. 

Avevo già accennato a questo problema nei  precedenti post dedicati ai lavori del viale Buoncammino  (post del 16/2/15  e del 19/10/15), dove paventavo la perdita di diversi esemplari: ebbene, temo che ci sarà, ma in questa passeggiata dovrà essere ragionata pianta per pianta.

Infine, anche per stemperare la tensione di queste scelte, concludo con una proposta provocatoria.
 
Vi ricordate il "Pino coricato" (post del 19/10/15), di cui vedete una immagine a destra?  Invece che destinarlo a sicura ed immediata eliminazione, come viene immediato pensare, perché non lo si lascia vivere trasformandolo in un gioco per i bambini, magari nell'ambito di un più vasto percorso ludico formativo, potendo questo Pino offrire anche una bella chioma, viva, a portata di occhi, mani e fantasia di bambino?

Si potrebbe fare con poca spesa ed un poco di immaginazione, e consentirebbe anche di superare l'attuale utilizzo dell'albero come deposito di panni stesi e di rifiuti vari da parte delle persone attualmente accampate in questi spazi ed in quelli degli adiacenti attrezzi ginnici.
Certo, è una provocazione, però, a volte .....


 

domenica 13 settembre 2020

Altri due begli esemplari di Thevetia peruviana

Ne abbiamo parlato di recente, della Thevetia peruviana e del raro esemplare pubblico di Genneruxi (post del 19/8/20). Ma ne parliamo ancora, e volentieri, perché vi voglio presentare due nuovi begli alberelli di questa specie, che vivono in spazi privati ma sono perfettamente visibili dalla strada.

E ringrazio Alberto per avermi segnalato queste Thevetiae, che ci consentono di costituire un piccolo drappello con la nostra amica di Genneruxi.

Ecco il nuovo esemplare che si trova in via Bolzano, di fronte all'ingresso della Fiera in viale Diaz; abbastanza alto, come si nota dal confronto con la recinzione del condominio nel quale vive.

E' fiorita ed ho notato anche qualche frutto, peculiare nella sua conformazione (post del 14/10/14).






E questo a destra è l'altro esemplare, in una delle foto inviatemi da Alberto; si trova in via Pasteur, di fronte al market, ed attualmente, rispetto alla fotografia, risulta un poco soffocato dalle piante adiacenti.



Meno visibile del primo, quindi, ma con una peculiarità in più: è una varietà con i fiori di uno splendido color pesca, come si vede dalla foto a sinistra.

Comunque sia, diamo il benvenuto nel blog a questi due gradevoli alberelli.


 


  

martedì 8 settembre 2020

S.Gregorio ed i Glicini, un connubio perfetto

 Abbiamo già parlato di S.Gregorio, il piccolo borgo collinare immerso nel verde sulla vecchia S.S. 125, creato ed abitato dai nostri bisnonni per la villeggiatura estiva (post del 19/9/14).  

Oggi il borgo è molto poco abitato ed un poco decadente, ma mantiene inalterato il fascino del silenzio fra le vecchie proprietà, il  fascino di scorci molto piacevoli, e soprattutto quello del verde in tutti i periodi dell'anno.

Fra le tante piante che vivono nel borgo, e partecipano in maniera essenziale a definirne la bellezza, un ruolo primario è ricoperto dal Glicine, la Wisteria sinensis. La presenza di questi rampicanti è veramente notevole, in termini di quantità ed impatto estetico; quasi non c'è stradello, parete o cancello che non sia nobilitato dal Glicine, che qui sembra trovarsi veramente bene.

Ecco a sinistra un esempio fra i tanti: in piena vegetazione estiva, con addirittura un gruppetto di fiori, ed una cascata di legumi che produrranno i semi piatti, neri e lucidi.

Ho avuto modo di vivere e di raccontare qui una storia di riproduzione di questo rampicante (post del 18/7/16   e del 13/8/16), sempre con inizio a S.Gregorio, a conferma del connubio fra rampicante e luogo.

Naturalmente il momento più bello del Glicine è quello della fioritura, ma io ritengo che questo non sia da meno; ci si aspetterebbe, passeggiando per le viuzze, di trovare all'improvviso pittori intenti ad eternare, con cavalletto e tavolozza, i tanti scorci che stimolano la fantasia ed il senso estetico. 

Sì, quando il caldo feroce comincia a cedere, una passeggiata fra i Glicini di S.Gregorio è decisamente rilassante ed appagante.   

giovedì 3 settembre 2020

Alla farfalla piacciono le more

 Le more di rovo, Rubus fruticosus (post del 7/8/11), sono uno squisito frutto che la natura ci propone in questo periodo, fra la fine di agosto e l'inizio di settembre. I frutti grandi e maturi prediligono le zone collinari e montuose, per cui nel cagliaritano non sono facili da trovare, ed inoltre, pur essendo questi arbusti molto rustici, risentono anche loro della siccità.

In definitiva, senza farla lunga, anche quest'anno sarà una annata grama, almeno nelle nostre zone. Ma non per tutti: c'è un animaletto che si gode la produzione, per quanto modesta, ed è una farfalla, la Ninfa del Corbezzolo.

Ecco un esemplare, che sta finendo di succhiare il nettare di una drupa matura.

Questa farfalla dai bellissimi colori, soprattutto nella parte ventrale, ha il nome scientifico di Charaxes jasius  e la ho già presentata fotografandola sempre nella stessa zona di quella odierna, cioè nelle campagne di Burcei (post del 17/8/15).

E' fondamentale la presenza delle piante di Corbezzolo, Arbutus unedo, dato che questo lepidottero utilizza le foglie del Corbezzolo per deporre le uova e per la crescita del bruco, che le foglie se le mangia con avidità. 

E intanto, mentre mettono in funzione il loro complesso e meraviglioso ciclo riproduttivo,  le farfalle adulte si godono il nettare zuccherino delle more e, immagino, di qualsiasi frutto maturo si trovi nei dintorni.

Al riguardo è corretto dire, come ho già osservato nel post citato, che questo insetto non è certo amico delle piante che frequenta, e soprattutto del Corbezzolo, ed immagino che sia considerato molto nocivo dai coltivatori di alberi da frutto; cionondimeno, come si fa a non ammirarlo?  



sabato 29 agosto 2020

La pacchia delle Jacarande

In uno dei tanti post che ho dedicato alla Jacaranda mimosaefolia, onnipresente e bella compagna di strada cagliaritana, avevo rovesciato un comune modo di dire pessimista, invitando tutti a prepararsi al meglio, e cioè ad ammirare la fioritura autunnale di questo albero (post del 11/9/14).  

 Ed oggi, seguendo lo stesso principio, tolgo la locuzione "è finita", che normalmente accompagna la pacchia, da quella che stanno vivendo le Jacarande, verdissime e cariche di foglie, incuranti del feroce caldo estivo che intristisce tanti altri alberi (pensiamo ai Lecci, agli Olmi, agli Ippocastani, ai Tigli, alle Catalpe....).


Ecco un esempio che rappresenta bene la pacchia estiva di questi alberi: un esemplare veramente grande per la specie, che vegeta in via Firenze, una delle tante strade cagliaritane dedicate alla Jacaranda. 

Un grumo di verde compatto, di forma sferica, che si gode il sole della calda  mattina di fine agosto.

E non è solo via Firenze, naturalmente: via Milano, via Dante, largo Carlo Felice ed altre decine di strade cagliaritane godono di questa situazione, è raro vedere una Jacaranda deperita in questa stagione. Addirittura molti esemplari fioriscono anche adesso, senza aspettare ottobre!



 Uno dei motivi per cui queste piante reggono tanto bene il caldo può essere la forma della foglia, composta e bipennata, con tantissime piccole foglioline. Una suddivisione così spinta della foglia probabilmente facilita il trasporto della linfa rispetto alle foglie a lamina singola, come quelle degli alberi citati in precedenza per la loro sofferenza estiva.

Sia come sia, e certamente anche per la sua origine tropicale, la Jacaranda è in agosto un piacere per la vista; da non dimenticare poi il suo contributo alla limitazione del calore assorbito da asfalto e pareti dei palazzi, e l'assorbimento di CO2 che questi alberi assicurano. 

sabato 22 agosto 2020

Piccoli animali all'Orto Botanico

 L'Orto Botanico ha riaperto, evviva! Dopo mesi e mesi di chiusura per il lockdown, ed i successivi necessari adeguamenti  legati alle norme di sicurezza anti-Covid, ha riaperto questa settimana. 

Forse si poteva riuscire a riaprirlo un po' prima, ma va bene così, in tempo per soddisfare i turisti che hanno ripreso ad arrivare, e che lo apprezzano tantissimo, ed i cagliaritani, che lo apprezzano meno di quanto meriterebbe.

Naturalmente ci sono andato, e ho trovato il nostro Orto in ottime condizioni, sia per quanto riguarda la struttura che gli alberi. Il fascino immutato, anzi forse accresciuto. Un luogo magico, che non disvela immediatamente tutte le sue bellezze, ma chiede al visitatore impegno ed attenzione per scoprirle. Insomma ci vuole un po'  di spirito pionieristico, che sarà ripagato abbondantemente, lasciando la sensazione che noi, proprio noi, siamo quelli che per primi percorriamo determinati spazi o scopriamo certi scorci o certe piante. 

I protagonisti sono naturalmente gli alberi, ma non di alberi vi voglio parlare oggi: ne abbiamo parlato tante volte, ed una semplice ricerca nel blog vi consentirà di riconoscere i Fior di Loto, le Ninfee, le Sterculie, i Ficus, le Monstere, le Araucarie, i Papiri, i Tassi, i Cipressi calvi, e via così. Inoltre durante le visite sarete aiutati dalle etichette (non tutte facilmente riferibili alla pianta corretta, purtroppo, dato il sovrapporsi di più piante) che potrete anche fotografare per successivi approfondimenti nel blog o nei vari siti Internet.

Invece oggi vi presento un paio di animali, che ho fotografato durante la visita: sì perché una delle caratteristiche positive del nostro Orto è che la Natura è per quanto possibile lasciata libera di esprimersi in tutte le sue forme, non troppo intralciata o forzata per adeguarsi ai nostri desideri. Le fotografie che vi offro confermano l'assunto.



Ecco una ranocchia che riposa serenamente su un ramo di una Torreya californica, albero che ha una spiccata somiglianza con il nostro Tasso, Taxus baccata; infatti appartengono alla stessa famiglia, quella delle Taxacee   





  

E a destra una lucertola prende il sole del mattino, sopra quella che sembra una roccia ma che in realtà è il vecchio tronco di una pianta succulenta, e precisamente un Cereus hidmannianus.


Se volete completare il bestiario potete ripassare un post di qualche anno fa (post del 14/8/15) , nel quale fra fiori e frutti avevo inserito la fotografia di un uccellino, poco spaventato dalla mia presenza.

Insomma, una visita periodica all'Orto Botanico è un bel modo per estraniarsi dalla città, pur rimanendo in città.

mercoledì 19 agosto 2020

La nostra amica Thevetia di Genneruxi

 E' una nostra amica, la Thevetia peruviana di via Cettigne, a Genneruxi, perché l'abbiamo adottata come esemplare pubblico di riferimento cagliaritano; di fatto è uno dei rari esemplari pubblici, è molto ben visibile, ha una bella forma a palla, quindi merita di esserci amica.

L'ho presentata al blog nel 2014 (post del 14/7/14    e del 14/10/14) , mettendo in evidenza rispettivamente la bellezza dei fiori e dei frutti, e ne ho ancora parlato relativamente al mio esemplare in vaso, nato proprio da un seme recuperato in via Cettigne.



Ed eccola qua fotografata oggi, in piena forma dopo essere stata brutalmente capitozzata alcuni anni fa; la fioritura non è molto abbondante, ma comunque la Thevetia fa la sua figura con le lunghe e affusolate foglie lucide e l'assetto sferico.

Ricordo che questo arbusto è noto anche con il nome comune di Oleandro giallo, del quale è parente ed altrettanto velenoso, ma molto, molto meno comune nel verde pubblico. 

Ed è parente anche del Frangipani, del quale, guarda caso, abbiamo parlato nel post precedente.


Ecco un'altra immagine, ripresa dall'interno del porticato, che ci da conto della dimensione e facilita la comprensione del posizionamento nella strada.

Tornando alla velenosità come possibile causa del mancato uso nel verde pubblico della Thevetia, così come del Frangipani, non si capisce allora l'abbondanza dell'Oleandro. Rinnovo dunque ai gestori del verde pubblico l'invito a diversificare gli arbusti che vengono via via piantati negli appositi spazi.



venerdì 14 agosto 2020

Il fiore estivo della Plumeria

 La Plumeria rubra, Frangipani, è un arbusto/alberello molto gradevole alla vista, e soprattutto portatore estivo di splendidi fiori dotati di un dolce profumo.

Poco presente a Cagliari, soprattutto nel settore pubblico, ma credo piuttosto noto ed amorevolmente coltivato in giardini privati. E in un giardino condominiale avevo fotografato l'unico esemplare cagliaritano che vi ho presentato (post 8/9/16), mentre un altro l'avevo fotografato a Pula (post del 30/5/18). Poi più niente, data la dichiarata ed inspiegabile rarità.


E per questo che non mi sono fatto scappare un nuovo arbusto di Plumeria, che ho incontrato casualmente l'altro giorno.


Siamo in via Mascagni, piccola e gradevole via nel quartiere dei compositori dietro via Palestrina; l'arbusto in questione è in una proprietà privata, ma perfettamente godibile dalla strada. I bei fiori rosa con il cuore giallo sono in alto, non raggiungibili per godere del profumo; però si può approfittare di quelli caduti, che mantengono a lungo sia l'aspetto di porcellana che il profumo, dolce ed inebriante.

La Plumeria è a foglia caduca, e tarda a mettere le nuove foglie, fino a giugno; però poi esplode in gran fretta, prima con la foliazione poi con la fioritura, che è anche piuttosto durevole.

Nel post citato vi raccontavo una possibile origine del curioso nome comune Frangipani, nobile famiglia di profumieri del XII secolo; ho trovato anche un'altra possibile origine, quella che fa riferimento alla densità e colore della linfa bianca che la Plumeria produce; questa linfa richiama l'aspetto di un budino detto appunto, per motivi comprensibili, frangipane. 

L'area geografica di origine di questo alberello è l'America centrale con il suo clima tropicale, e sembra trovarsi abbastanza bene da noi; non si capisce pertanto la presenza così modesta, date le sue doti.

      

lunedì 10 agosto 2020

Povero Libano, patria storica dei Cedri!

E' proprio un paese martoriato il Libano, colpito dalla recente mostruosa esplosione e sempre in mezzo alla - o a rischio di - guerra civile. Un paese piccolo, molto più piccolo di quanto spesso si immagini (meno della metà della superficie della Sardegna!), ma colpito da una quantità innumerevole di disgrazie, con una appartenenza religiosa estremamente diversificata ed un miscuglio inestricabile fra l'aspetto confessionale e la rappresentanza politica dei cittadini. E poi, economia disastrata ed estremo divario fra ricchi e poveri, c'è bisogno di dire altro?

No, non c'è bisogno, anche perché non è questa la sede e non sarei comunque capace di sviluppare una analisi politica, che si trova peraltro su molti giornali; voglio parlare invece del Cedro del Libano, Cedrus Libani, meraviglioso albero che prende il nome da questo piccolo Stato.

Bandiera del Libano, da Internet
Bandiera del Libano, da Internet

In effetti il Libano è uno dei pochi Stati che si fregiano di una specie arborea nella loro bandiera; mi vengono in mente il Canada e il Belize, mentre molti altri Stati hanno un albero come emblema, anche se non presente nella bandiera (penso alla Betulla per la Russia, il Ciliegio ed il Ginkgo per il Giappone, il Fico strangolatore per l'India etc.).

Purtroppo il Cedro del Libano si è estremamente ridotto nel numero, secolo dopo secolo, anche nel paese che gli dà il nome; oggi dell'immensa foresta di Cedri che ricopriva la catena montuosa libanese rimane solo una enclave nella foresta dei Cedri di Dio, patrimonio dell'umanità dell'Unesco; alberi anche enormi, oggi finalmente rigorosamente protetti.


Comunque, alberi che crescono bene in quota ed hanno bisogno di grandi spazi, quindi praticamente assenti a Cagliari; anche se qualche esemplare lo abbiamo trovato, per esempio in via Mercalli, riportato insieme ad una buffa foto del glorioso esemplare del parco di Laconi (post 23/5/12). Quest'ultimo è ripreso anche nella foto qui a destra; qualche esemplare in più abbiamo in città per le altre specie di Cedro, quello dell'Atlante e quello Himalaiano (post del 20/12/10).


Resta il fatto che per godere pienamente di queste meraviglie della natura, della loro grandezza e della potenza che emanano, bisogna attraversare il mare ed andare nei parchi del centro nord Italia, o addirittura di altre nazioni come Francia ed Inghilterra. 

Ecco di seguito tre esemplari da me fotografati negli anni scorsi.


    


Un grande campione fotografato nel 2015 nel parco della provincia, a Treviso; come si vede, è il contesto di verde e gli ampi spazi che consentono a questo albero di mostrarsi in tutta la sua bellezza.





E questo è un Cedro in un giardino pubblico di Stresa, sul lago Maggiore, fotografato nel 2014; anche qui conta il contesto, in questo caso di siepi, fontane e vialetti.



Infine, questa meraviglia fotografata nell'ottobre 2019 nel parco di Castle Howard, a nord-est di York, in Inghilterra.

Il Cedro sembra quasi levitare su un prato rasato in maniera impeccabile, mentre si intravede sullo sfondo la residenza nobiliare del '700 fulcro dello splendido parco, sempre per parlare dell'importanza del contesto.





Insomma, spero di aver dato un piccolo contributo confermativo della bellezza del Cedro del Libano, e dedico questo post a quel povero paese del Medio Oriente, augurandogli di uscire presto dalla tragedia nella quale è precipitato.

sabato 8 agosto 2020

Il vecchio e glorioso Olmo di Monte Urpinu

Questo post è una logica prosecuzione del precedente del 2 agosto, nel quale mi impegnavo ripresentare a breve il vecchio Olmo di Monte Urpinu, nostra storica conoscenza (post del 14/9/12,  21/3/13,  8/4/14,  oltre ad ulteriori citazioni).

Sono stato stimolato ad intervenire anche da un articoletto di questi giorni sulla stampa locale, che parla di Olmi malati a Sarroch, che dovranno essere abbattuti. Insomma, sembra che la grafiosi (post del 22/4/12 ) colpisca soprattutto con il caldo estivo, spesso aggravando una situazione già parzialmente compromessa, come forse è successo anche per gli esemplari del parco Vannelli.


Torniamo allora sull'esemplare di Monte Urpinu, vivo e vitale nonostante anche lui mostri qualche segno di malattia. Ma io sono sicuro che i bravi giardinieri del parco, così come lo hanno curato fino ad ora, continueranno a farlo, per assicurargli ancora lunga vita. 



Ecco una immagine d'insieme, che dimostra la buona salute e la grandezza di quest'Olmo, mentre nella fotina a destra vedete le foglie basse, attaccate dal fungo, e l'effetto di picchiettatura provocato.






D'altra parte, stiamo parlando di un vecchio e glorioso esemplare, che ha già vinto tante battaglie e superato indenne anche gravi ferite, come dimostra quest'altra foto con il rugoso tronco bucato, dal quale ci aspettiamo di vedere comparire da un momento all'altro un picchio o altro uccello arboricolo.

Evviva il nostro vecchio campione, speriamo che accompagni la nostra e le prossime generazioni ancora per tanti tanti anni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

domenica 2 agosto 2020

Che cosa succede agli Olmi del parco Vannelli?

Sappiamo che gli Olmi sono una specie arborea bellissima, anche se purtroppo non molto adatta alla nostra città.
Aggiungiamo a questa mancanza di adattamento cittadino che gli Olmi sono alberi con apparato radicale piuttosto invadente, e che sono spesso oggetto di attacchi da parte di un fungo, che ne determina il deperimento, bloccando la circolazione della linfa (malattia detta grafiosi).

Ecco perché gli Olmi, Ulmus campestris e Ulmus montana, non sono più una essenza arborea comune in città; quelli di viale Elmas sono quasi tutti morti, quelli di viale Marconi sopravvivono a stento, mentre resistono ancora il bellissimo esemplare di Monte Urpinu (post del 14/9/12 ed altri) e quelli del parco Vannelli.



Anzi no, quelli del parco Vannelli non resistono più: ecco in che  condizioni sono adesso, in piena stagione vegetativa, completamente spogli, quasi un foliage fuori stagione.

Di questi gloriosi esemplari io avevo fotografato il vero foliage, ma eravamo in gennaio (post del 16/1/19)! 

Insomma, non ci resta che consolarci con l'Olmo di Monte Urpinu, portabandiera di un drappello sempre più ristretto di esemplari; ve lo riproporrò a breve.
   


martedì 28 luglio 2020

I batuffoli della Chorisia

La Chorisia insignis, nome storico che si affianca al più recente Ceiba speciosa , offre continuamente spunti per la nostra attenzione ed ammirazione, colti negli svariati post che le abbiamo dedicato: sia il tronco spinoso e spesso rigonfio, siano i meravigliosi fiori, siano le foglie composte, siano i frutti capsulari, buffi ed a forma di pera, sia la lanugine che abbraccia e protegge i semi, in attesa di affidarli al vento. 


Oggi ci concentriamo proprio sui frutti, o meglio su quello che resta dopo che le pareti della "pera" si sono aperte e sono cadute a terra: i batuffoli di cotone, che restano ancora appesi al sostegno legnoso del frutto, e vengono lentamente rilasciati con il loro prezioso contenuto.

Ci dà l'occasione di ammirare questo spettacolo uno degli esemplari del Parco della Musica, che vediamo nella foto a sinistra con sullo sfondo la torre del T hotel.

Vi avevo già presentato questo spettacolo nel 2011 (post del 28/6/11) , con foto riferite ai gloriosi esemplari di via Sabotino ed a quelli di via Curie; oggi aggiungiamo nel paniere anche questo del Parco, meritevole per la sua generosità nella produzione di fiori e frutti.






I batuffoli cotonosi sono morbidissimi, tanto che questi alberi hanno fra gli altri il nome comune di Falso Kapok (Ceiba pentandra), cioè  dell'albero la cui lanugine veniva/viene utilizzata per la produzione di cuscini.

Se vi capita di toccare la peluria, che in questi giorni si distacca dall'albero in piccoli fiocchi, vi renderete conto di quanto sia soffice, come si evince anche dalla foto a destra; inoltre i semini scuri possiedono grande facilità di attecchimento, per chi volesse cimentarsi.

lunedì 20 luglio 2020

La sistemazione di piazza Matteotti, mah....

Prima di tutto, sgombriamo il campo dagli equivoci: la sistemazione di piazza Matteotti appena terminata (sistemazione per la messa in sicurezza provvisoria, questa la dizione ufficiale completa), è un'opera meritoria, dopo anni di abbandono e vergogna per la città.

In un post del 2018 avevo definito, benevolmente, la piazza trasandata (post del 12/4/18), poi nei mesi successivi la cosa era ulteriormente peggiorata, fino alla chiusura. Una vergogna, dicevo, alla quale si è posto rimedio, e di questo va dato atto alla attuale amministrazione della nostra città.

Detto questo, il lavoro che è stato fatto presenta una serie di criticità, dal mio punto di vista di appassionato di alberi, che della valorizzazione verde di piazza Matteotti si è occupato già dal 2011 (post del 24/9/11 e del 26/9/11).

Parlavo allora della necessità di recuperare il senso dello stare nella piazza, allora come oggi prevaricato dal senso del passare.  Invitare le persone a sostare nella piazza e godersi quegli splendidi alberi,  creando percorsi separati per chi doveva solo attraversarla, diversi da quelli dedicati a chi voleva gustarla dall'interno, invitando cittadini e turisti a farlo.

Nel post del 26 settembre del 2011 arrivavo a proporre, in uno slancio di fantasia progettuale, un percorso aereo per superare la piazza in fretta, lasciando lo spazio interno ai pedoni stanziali, e comode panchine per gustare il trascorrere del tempo all'ombra dei Ficus secolari.

Oggi la situazione è quella che si coglie dalla foto a fianco: una spianata di sassolini bianchi, nessuna panchina, ed evidentemente nessuna volontà di facilitare l'accesso pedonale.

Insomma la piazza è stata racchiusa con una recinzione metallica, per fortuna bassa e non offensiva, ma comunque tale da circoscrivere gli spazi in una sorta di acquario.

Sono stati realizzati marciapiedi all'esterno della recinzione ed un corridoio di attraversamento:  senz'altro utili e gradevoli, ma che in tutta evidenza privilegiano chi deve attraversare, andare oltre, trascurando chi vorrebbe fermarsi.

Esattamente il contrario di quanto auspicato non tanto da me, ma da persone di valore di ieri quali Siro Vannelli nel suo libro sul verde di cagliari, e di oggi, quali Tiziano Fratus nel suo libro "I Giganti Silenziosi".

Naturalmente niente di irreparabile, se c'è la volontà; basta (ri)mettere un po' di panchine, e fare come nei parchi cittadini: aprire la recinzione durante le ore del giorno, e chiudere la notte, onde evitare presenze indesiderate ed atti di vandalismo.



C'è poi la questione dei sassolini, che tutto ricoprono: il prof. Bacchetta, responsabile dell'Orto Botanico ha già criticato questa scelta da un punto di vista tecnico. Io mi permetto una aggiunta di tipo estetico: le radici tabulari dei Ficus magnolioides/macrophilla sono una delle cose più belle di questi giganti verdi, e noi le andiamo a nascondere quasi completamente!





Infine, segnalo un errore (o uno scambio di lapidi) nell'individuazione del nome di uno dei Ficus, e precisamente quello all'angolo fra la stazione delle corriere e la stazione ferroviaria: quello non è un Ficus macrophilla, come indicato nella lapide, ma un Ficus bellengeri o bellingeri o watkinsiana  (post 23/10/11)
Un meraviglioso esemplare di una specie rara per Cagliari, con le foglie più  acute e lanceolate del macrophilla; questo è probabilmente l'esemplare più grande della città, anche se di età molto inferiore ai cugini, dato che forse risale "solo" alla metà del secolo scorso; un altro esemplare, ma non così bello, lo troviamo all'Orto Botanico.

Insomma, io spero che la piazza sia recuperata anche per starci dentro, e non solo per essere guardata da fuori.

giovedì 16 luglio 2020

I tricocchi dell'Euforbia esplodono

Abbiamo già parlato di questa interessante succulenta, la Euphorbia candelabrum, piuttosto presente in città e che si fa notare per le dimensioni ragguardevoli che riesce a raggiungere.

Una pianta che può diventare imponente, ed affascinante nello svilupparsi dei suoi rami a forma di candelabro, soprattutto quando ha lo spazio per crescere in maniera armoniosa. Inoltre gli esemplari adulti presentano una fioritura ed una fruttificazione peculiari, con frutti legnosi a tre lobi, detti tricocchi, caratteristici di molte euforbiacee.

Vi avevo presentato i tricocchi dell'Euforbia alcuni anni fa (post del 30/4/16), dopo aver presentato la pianta ed i fiorellini  (post 3/3/16); oggi vi presento la terza fase, quella dello spargimento dei semi.




Ecco l'esemplare di via Leoncavallo, ripreso alcuni giorni fa, quando è cominciata la "esplosione" dei frutti: succede infatti che, quando arrivano le condizioni giuste di maturazione legate a data, temperatura, umidità atmosferica, i fruttini letteralmente scoppiano, separando i tre lobi legnosi e lanciando lontano i semi, a fini riproduttivi.



Ecco a destra una immagine ravvicinata dei frutti, nella quale si può notare la forma caratteristica, che facilita la dispersione del contenuto quando le tensioni interne determinano l'esplosione.

Ho avuto modo di assistere ad alcune di queste esplosioni, uno schiocco secco improvviso a cui segue la caduta delle parti legnose e la dispersione dei semi.

Uno dei tanti affascinanti spettacoli che la Natura ci offre, per chi la sa osservare. 

venerdì 10 luglio 2020

Non ti scordar di me

Non so da dove derivi il nome comune della Myosotis, erba annuale dal bellissimo fiorellino azzurro; su Internet ci sono diverse spiegazioni, tutte piuttosto fantasiose, romantiche ed incerte, ma certamente riconducibili alla tenerezza che suscita questo fiore di inizio estate.

E' una piantina che viene coltivata, ma che cresce anche spontanea con il giusto clima, che purtroppo non è  quello sardo, anche se è cugina della Borragine, che invece è molto comune da noi.

Quello che è certo è che questi fiorellini, e segnatamente la specie Myosotis alpestris, si trovano in abbondanza nei prati alpini, dove ho fotografato quelli che vi propongo oggi.


Siamo in Alto Adige, nella Valle Aurina, ed in questo periodo queste splendide macchie di celeste, insieme a quelle rosse del Rododendro, sono abbondanti in tantissimi prati.

Come sapete, questo blog non si occupa normalmente di piante erbacee, per scelta e per incompetenza mia; ma oggi non ho saputo resistere, credo che questi fiori meritino uno strappo alla regola.


lunedì 6 luglio 2020

Lo Spino di Giuda solitario

Lo Spino di Giuda è uno degli alberi che, seguendo la tradizione cristiana, ha preso il nome comune dal tradimento più famoso citato nel Vangelo, appunto quello di Giuda. E il riferimento alle spine è dovuto al fatto che questo albero, dal nome scientifico Gleditsia triacanthos, è dotato di robuste spine, spesso riunite in gruppi di tre (da cui triacanthos).



La Gleditsia è un albero non molto comune a Cagliari, ma ben rappresentato in posti caratteristici, fra cui i Giardini Pubblici che vantano l'esemplare più antico in città e citato già ai primordi del blog (post 13/11/10), e l'esemplare per me più bello che vegeta in piazza delle Muse a Mulinu Becciu, trattato più volte dal blog (post del 18/8/13   e 5/2/12, fra gli altri).

Eccolo a sinistra, elegante e solitario, con la sua lunga foglia composta ed i frutti, quest'anno non in grande quantità e qui poco evidenti.




Ma ci sono eccome, i frutti, e li vediamo nella foto da vicino qui a destra, dove notiamo anche il bel colore estivo ambrato, che virerà progressivamente verso il marrone scuro.

Insomma una pianta gradevole e ben posizionata, che merita ogni tanto una visita, magari a completamento di una visita al non lontano Circu de Soli, di cui abbiamo parlato nel post precedente.

sabato 27 giugno 2020

L'Albero dei tulipani, e l'omonimo cugino africano

Ricordate l'Albero dei tulipani, Liriodendron tulipifera?



Ecco qua uno dei quattro giovani esemplari che vegetano, e bene, al Circu de Soli di Mulinu Becciu (post 8/3/1620/5/17).

Il Circu de Soli è una bella realizzazione della nostra amministrazione pubblica del verde, bella anche se offuscata da problemi di trascuratezza nella manutenzione dei cartelli segnalatori (post del 12/2/19 e del 4/1/20).

Ma, lasciando perdere oggi il problema della manutenzione, questa piccola realtà è ricca di specie arboree rare in città, fra le quali spicca appunto l'Albero dei tulipani.

Il Liriodendro ha due eccezionali caratteristiche: la forma della bella foglia a quattro lobi, come si vede nella foto a destra, che è praticamente unica fra gli alberi con foglia a lamina, e che lo rende facilmente riconoscibile; ed il fiore simile al tulipano, che ho fotografato in un parco di Londra (post del 24/6/17).

I nostri 4 esemplari del Circu de Soli sono forse troppo giovani per fiorire, ma sono certo che lo faranno, ed anche a Cagliari potremo godere di questa bellezza; intanto, dato che pare sia abbastanza presente in parchi e giardini delle città europee ed italiane (io per esempio ho visto esemplari enormi a Merano), in occasione di un viaggio potrete facilmente riconoscerlo dalla foglia e godervi la sua bellezza e la sua fioritura, se è il periodo.

Ma, tornando alla nostra città, per ora non potremo godere della bellezza della fioritura dell'omonimo Albero dei tulipani africano, che non mi risulta sia presente a Cagliari.

Ma è così bello che ve lo presento, anche se con una fotografia ripresa da Internet: si tratta della Spathodea campanulata , che proviene ed è comune nella fascia tropicale e subtropicale dell'Africa occidentale.

In realtà, anche se li ho definiti cugini e portano lo stesso nome comune, i nostri due campioni odierni non sono per niente parenti: il Liriodendro appartiene alla famiglia delle Magnoliacee, la Spathodea a quella delle Bignoniacee. Ed anche il fiore è molto diverso, e sinceramente il nome comune mi sembra molto più appropriato per il "nostro" che per quello africano.

Insomma, ci troviamo in uno dei tanti casi in cui il nome comune può non essere sufficiente per la precisa identificazione di un albero; comunque due alberi dei tulipani veramente notevoli, che speriamo presto di vedere entrambi fioriti nella nostra città.

domenica 21 giugno 2020

Il giardinetto roccioso e la Parkinsonia, bella e invadente

La Parkinsonia aculeata è un piccolo albero, o spesso un grande arbusto, molto trattato nel blog, perché ben presente in città e perché dotato di una chioma di foglioline pendule molto affascinante e di una fioritura gialla bellissima.

Fra i tanti, citiamo l'esemplare storico del giardino di viale Bonaria (post 3/7/11) e gli alberelli del giardinetto roccioso della fine di via Della Pineta, molto visibili ed inseriti in un contesto veramente gradevole (post 19/6/15).

Infatti, come si nota anche dalla foto, le Parkinsonie e le altre piante sono inserite in un terreno poco modificato rispetto alla conformazione rocciosa esistente; una realizzazione rara in città, ma senz'altro originale e piacevole.

Questo giardinetto è piccolo, si estende infatti dalla chiesa di San Pio X all'incrocio con via Cagna, ma gode di grande visibilità e credo che sia noto, almeno di sfuggita, alla gran parte dei cagliaritani.

Ecco uno degli esemplari ripreso da vicino, in una foto che consente di apprezzare l'assetto arbustivo, forse originario o forse derivante da precedenti potature radicali.

Ed è per questo che il secondo attributo dato alla Parkinsonia nel titolo del post è quello di essere invadente, o meglio invasiva.  Infatti quest'albero, dove viene introdotto a scopo ornamentale (avendone tutti i requisiti!), tende ad occupare il territorio, anche magari "rubando" l'habitat di altre specie. Insomma si comporta un po' come l'Ailanto, delle cui caratteristiche "predatorie" abbiamo parlato più volte.

Ecco infatti un gruppo di "figlietti"  che si stanno organizzando per occupare gli spazi disponibili, anche in mezzo alle rocce del giardinetto.

Con questo non voglio certo sminuire la bellezza di questa specie arborea, ma sottolineare che ha bisogno spesso di interventi di contenimento o di parziale eradicazione, come ben sanno i giardinieri della amministrazione comunale.

Comunque possiamo dire che, almeno entro certi limiti,  il lavoro di manutenzione aggiuntivo è ben ripagato, e certamente lo è per il nostro giardinetto odierno!


giovedì 18 giugno 2020

Una novità per lo squallido giardino pensile

Una occasione sprecata: così avevo definito  nel lontano 2011 (post del 12/4/11)  il giardino che aveva sostituito, in fase di realizzazione, un piano del parcheggio auto fra via Manzoni e via Carducci.

La modifica era stata fatta "a furore di popolo", ma gli esiti erano apparsi piuttosto modesti; uno spazio che io avevo da subito definito squallido, ed un'occasione sprecata per realizzare in una zona affamata di verde in centro città un bel giardino con alberi ed ombreggiature.

Varie vicissitudini, fra cui una prolungata chiusura, ma è rimasto sempre una occasione sprecata, come da me confermato in altre occasioni (post 18/9/11, 17/1/13,  22/12/14 )


E veniamo ad oggi: come documentato dalla foto, il "giardino" è sempre squallido, troppo pavimento e pochissimo verde, sia al centro che al perimetro della struttura.

Però c'è una novità, che almeno fornisce una motivazione ad una parte dello spazio: è stata realizzata un'area cani, sfogo per gli amici a quattro zampe della zona.

Ne prendiamo atto, senza che questo modifichi il giudizio d'insieme su uno spazio che chiamare giardino è semplicemente offensivo. 

 

giovedì 11 giugno 2020

Il Cappero fiorito: roccia calcarea, sole, allegria

Il titolo del post odierno esprime in estrema sintesi quello che serve al cespuglio di  Capparis spinosa per crescere spontaneamente sulle pareti e donarci, fra l'altro, l'allegria della sua fioritura.

E' un vero godimento passeggiare nel giusto contesto, per esempio in Castello, ed avere davanti agli occhi le piante di Cappero abbarbicate o ricadenti, con la bella foglia ovale e carnosa e picchiettate, qua e là, dai fiorellini con petali bianchi e lunghi stami filamentosi dal colore violetto.

Ecco una piantina ripresa vicino all'ingresso dei Giardini Pubblici.

Notiamo il fiorellino esploso, ma anche i fiori non sbocciati, i bottoni fiorali,  che potrebbero dare luogo alla meraviglia del cappero mangereccio, grande compagno della gastronomia nostrana.

E' abbastanza straordinario notare come questa piantina si sia adattata a vivere in ambienti poverissimi di acqua, anche se naturalmente le piantine coltivate vengono irrigate per ottenere maggiore sviluppo e periodi di fioritura più estesi.

Noi, in questa sede, ci limitiamo a godere della vista del Cappero, non strappiamo i boccioli e lasciamo la parte gastronomica alle coltivazioni specializzate. 

venerdì 5 giugno 2020

E i fiori, in piazzetta Maxia?

Parliamo del giardino verticale, naturalmente, giunto ormai al compimento del decimo anno di età; io ne ho parlato per la prima volta nel 2011 (post 15/8/11), ed era già in piedi da molti mesi.

Una rarità per Cagliari, a cui venne affidato un ruolo essenziale, cioè quello di far dimenticare ai cagliaritani la bruttezza dei muraglioni costruiti nell'ambito del rifacimento della piazza Maxia.

Un ruolo difficile da interpretare, ma che è stato in qualche modo sostenuto dal giardino in questione, fra alti e bassi nelle attività di gestione e manutenzione, di cui abbiamo dato conto.

E oggi? Oggi siamo in uno dei momenti più bassi, purtroppo.



La fotografia lo abbellisce rispetto alla realtà, riprendendolo di infilata; in realtà ci sono diversi "buchi", che mostrano miseri sacchetti vuoti, decisamente brutti.


Inoltre, non c'è un fiore che uno! Non dico la quantità di fioriture di quando era stato rimpolpato (post del 28/5/15), ma almeno qualcuna sarebbe necessaria per rinfrancare lo spirito, dopo quello che abbiamo passato i mesi scorsi!

   




Per fortuna che ci sono i Mirabolani con la loro splendida fioritura di marzo (post 5/3/14 fra gli altri) ed il gradevole colore ruggine delle foglie, che ci consolano parzialmente!