Oggi il cesto dei post propone...

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Le piante che scappano di casa

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venerdì 24 novembre 2017

Il bouquet della Cycas sposa

Una coppia di Cycas revoluta (post 9/7/13 ed altri), chiamiamoli  con nome spagnolo Cica e Cico, decide di convolare a giuste nozze.


Eccoli nella foto di prammatica, scattata nell'aiuola di piazzetta Mafalda di Savoia in Castello, prima di recarsi al Duomo per la cerimonia.

Cica si riconosce perché espone un bellissimo bouquet, di frutti anziché di fiori, colore arancio, mentre Cico, vergognoso, si tiene un po' a distanza e non espone più il suo grosso Strobilo (foto nel post del 6/8/13), che si è seccato "dopo l'uso".

Comunque una bella coppia, non c'è che dire!


Ecco a destra un dettaglio del fascinoso bouquet della sposa, formato dalle false foglie interne che riuniscono e trattengono le drupe arancio.

In realtà, per rimanere nello scherzo, ci sarebbe un problemino: la sposa è già stata fecondata, gli ovuli si sono trasformati in drupe pronte a dare vita a tante nuove piantine. Ma questo, per fortuna, non è più un problema per la morale corrente, e Cica può portare orgogliosa il suo meraviglioso bouquet carico di numerosi potenziali discendenti. 

martedì 21 novembre 2017

Albero, arbusto o mostro biforme?

La prima distinzione che viene fatta, per distinguere una albero da un arbusto, è che l'albero ha un unico tronco, massiccio, che ramifica solo da una certa altezza in poi, mentre gli arbusti ramificano da terra con molti rami sottili.

E' una distinzione efficace anche se un po' grossolana, e che si presta a molte eccezioni; di una di queste vi voglio parlare oggi, e cioè degli alberi che si trasformano in arbusti, almeno dal punto di vista del tronco, diventando una sorta di mostro, come il centauro o l'ircocervo nel campo animale.

Questo avviene per molte specie di alberi, quando sono tagliati a ceppaia, cioè ridotti al solo tronco, subito sopra il livello del terreno: questi alberi "rinascono" mediante l'emissione di una pluralità di  polloni, appunto rami che partono dal terreno, avendo però la consistenza e spesso la capacità di riproporre l'albero in tutte le sue caratteristiche.

Esiste su questa materia una tecnica di governo dei boschi, la ceduazione, ampiamente utilizzata; essa è basata appunto sul taglio a ceppaia e sulla ricrescita pollonifera, i cosiddetti ricacci.
Ma non è di questo che parleremo: vi voglio invece presentare alcuni esemplari arborei che hanno messo in atto questa tecnica probabilmente contro il parere degli umani, che intendevano con il taglio radicale semplicemente eliminare l'albero.




Cominciamo con un Olivastro, Olea europea oleaster, che si trova in un villaggio turistico di Santa Margherita; taglio drastico a livello del terreno, dove vediamo l'erbetta, e ricrescita di quattro polloni, oggi tronchi a tutti gli effetti, che hanno riprodotto nei decenni una bellissima chioma unitaria, carica tra l'altro di olivelle nere.




 
E questa? Questa è l'Acacia saligna della Calata dei Trinitari che vi ho recentemente presentato (post del 17/10/17), mettendo in evidenza la furia cieca con la quale ha ricacciato, per non farsi uccidere; ha quasi riconquistato il suo ruolo di albero, anche se le chiome sono bassottine e disordinate.






Infine, un Ficus retusa,  albero che per ricacciare non è secondo a nessuno: anche questo si trova in Calata dei Trinitari, a Su Siccu, ed anche questo è stato già ospite del blog (post del 3/11/10).

Questo Ficus è stato piuttosto ordinato, ed ha rigettato dalla ceppaia in maniera simmetrica, tanto che la chioma non è assolutamente distinguibile da quella prodotta da un albero a tronco unico.

Se confrontate questa fotografia con quella del 2010, ripresa agli albori del blog, potete notare anche la crescita avvenuta.




Insomma, questi alberi/arbusti saranno forse dei mostri botanici, ma hanno spesso una loro gradevolezza, anche se non rispettano tutte le regole.

giovedì 16 novembre 2017

Il pomo delle dune

Ricordate il Pomo di Sodoma, il simpatico arbusto delle Solanacee che produce abbondanti pomodorini gialli, tesi e lucidi? Ve lo avevo presentato due anni fa (post del 12/3/15), in una collina antistante il mare di Geremeas.

Infatti il Solanum sodomaeum o linnaeanum, questo il suo nome scientifico, si trova soprattutto vicino alle coste, e predilige il terreno sabbioso.

E su terreno sabbioso si trova appunto l'esemplare che vi presento oggi, nell'affascinante e selvaggio retrospiaggia di Feraxi, dove vive anche il Giglietto selvatico (post del 6/11/17).

Un nome importante con rimandi biblici, quello di Pomo di Sodoma, per un arbusto invero molto umile, che però si fregia del bel pomodorino giallo, e che ama vivere in posti incontaminati e magari in mezzo alle dune, come l'esemplare odierno.



A destra un primo piano dei pomi, sorretti da un calice spinoso simile a quello dei pomodori o delle melanzane, con i quali d'altronde condivide la famiglia, quella delle Solanacee.

Peccato solo che questi pomi non solo non siano eduli, ma siano addirittura tossici; d'altro canto, non si può avere tutto, accontentiamoci della bellezza, dei pomi e del contesto!

domenica 12 novembre 2017

A proposito di sparizioni

Sì, a proposito di sparizioni di alberi, ed alla brutta abitudine di abbatterli senza porsi troppi scrupoli, anzi spesso nessuno, leggo che l'ex sede dell'ETFAS in viale Poetto è in fase di ristrutturazione per diventare un centro commerciale.

Ecco, non vorrei che i 4 piccoli e rari Eucalyptus camaldulensis, di cui 2 dal fiore rosso, facessero (o avessero già fatto?) la fine dei 4 Schinus molle dell'ex mobilificio Cao, di cui abbiamo parlato nell'ultimo post del 10 novembre.

A sinistra, per confermare che non stiamo parlando dei soliti, "banali", grandi ed invadenti Eucaliptus, per i quali l'abbattimento potrebbe anche essere giustificato, ecco un'altra foto dei fiorellini rossi, che si aggiunge a quella che avevo pubblicato a settembre (post del 10/9/17).

Insomma, qui abbiamo 4 alberi piccoletti e molto gradevoli, che non danno fastidio ma anzi abbelliscono il terreno nel quale vivono; possiamo sperare che vengano lasciati stare, per essere ammirati da chi transita verso il Poetto?   

venerdì 10 novembre 2017

Oggi ci siamo, domani......Un'altra sparizione multipla

Ricordate la mia rubrichetta, intesa come insieme di post del medesimo argomento, dedicata agli alberi cittadini che scompaiono all'improvviso per mano dell'uomo, senza motivazione apparente?

Se avete voglia di fare una carrellata, basta che cerchiate "oggi ci siamo" per vedere richiamata una serie di post dedicata a queste sparizioni. Sparizioni quasi sempre colpevolmente passate sotto silenzio, solo qualche volta portate all'attenzione dell'opinione pubblica, ma sempre a posteriori, "a babbo morto".

Anche la sparizione di oggi, pure se di grande impatto, viene portata a conoscenza del pubblico a cose fatte; parliamo degli Schinus molle di via Bacaredda, già viventi con le loro bellissime chiome nel giardino del mobilificio Marino Cao, quasi di fronte al mercato.


Per i pochi di voi che non ricordassero l'eleganza dello Schinus molle, ecco un giovane esemplare del Parco della Musica; in alternativa, avete naturalmente una gamma di post nei quali ho trattato questa pianta.

Ecco, succede che 4 splendidi esemplari di questa essenza,  con molti decenni di vita alle spalle, che vivevano subito dietro il muro del mobilificio, attenuandone la bruttezza, sono spariti, affidati alle "sapienti mani" delle motoseghe. Sogniamo per un attimo che al posto del brutto muro ci potesse essere una bella cancellata, che mostrasse i vecchi Schinus in tutta la loro bellezza; ma è solo un sogno, appunto.


La realtà è quello che resta del terreno, come si vede a destra, mentre si ripulisce in gran fretta per lasciare il posto ad un noto parco di divertimenti.

Questa volta la notizia ha avuto una buona eco sulla stampa, e si è ragionato sugli ex-alberi, dando voce alle varie parti in causa.

Ma è tutta aria fritta, se non vengono definite, e ogni volta solo promesse, regole certe per evitare misfatti.

Dicono i responsabili del taglio: erano alberi vecchi e pericolanti, ringraziateci perché evitiamo incidenti; abbiamo consultato un esperto, ci ha detto che erano da tagliare; non erano vincolati, in fin dei conti erano in proprietà privata, la proprietà stessa ci ha detto di toglierli ......... tutte motivazioni che possono essere vere, ma anche no.

Bla, bla, bla, tutte le motivazioni sono parole al vento, buone solo per riempire pagine di giornale, se non possono essere verificate e passate al vaglio di una parte terza. Allora, perché non si stabilisce che il parere dell'esperto di parte privata debba essere sottoposto ad un esperto di parte pubblica (per esempio  i botanici del Comune), prima di poter procedere all'abbattimento?

Suvvia, è chiaro che per il privato che deve spianare un terreno gli alberi sono spesso un impiccio, ed è anche comprensibile se pensiamo ai tempi che  la burocrazia può impiegare per fornire una risposta; è questo il vero motivo per cui il privato spesso si affretta a tagliare gli alberi, prima che sorgano questioni; le questioni saranno affrontate eventualmente dopo, intanto i lavori potranno andare avanti.

Tutto qui: bisogna mettere una regola, eliminare la burocrazia, ed il problema è risolto.

lunedì 6 novembre 2017

Il Giglio di mare perpetua la specie

Vi ricordate il Giglietto di mare del quale vi ho parlato nell'agosto scorso (post del 18/8/17) ?  Questo meraviglioso fiorellino bianco, dal nome impegnativo di Pancratium maritimum, è abbastanza comune da noi in Sardegna, contrariamente ad altre regioni italiane dove l'antropizzazione selvaggia lo ha distrutto, insieme alle dune ed alla vegetazione costiera, sacrificate al cemento.

Noi invece le dune le abbiamo ancora, per fortuna; pensiamo a Porto Pino nella costa occidentale o alla zona di Capo Ferrato nella costa orientale, che è quella dove vi porto oggi.

Ecco, per capire dove siamo, l'inizio della grande spiaggia di Feraxi, con sullo sfondo Capo Ferrato, ed in primo piano una piccola duna, dove comincia la zona nella quale la sabbia è colonizzata fra l'altro da Tamerici, Ginepri e, appunto, Gigli di mare.

Naturalmente la nostra bulbosa ha terminato la fioritura, per ammirare la quale vi rimando al post citato (e poco più a sud di qua, a Cala Pira), e si sta occupando adesso di perpetuare la specie.





Ecco a destra che le capsule, i frutti del Giglio, cominciano ad aprirsi mostrando i semi neri, attualmente in fase di rilascio.




Quest'altra piantina invece è più avanti con il lavoro, i semi sono tutti in mostra e molti, data la estrema leggerezza, sono sparsi sul terreno, in attesa che il vento, o il mare, li trasportino a germinare lontano.

I semi, compattati nella singola capsula globosa, sono in realtà tanti, simili a spezzature di liquirizia, ed hanno forme diverse, in funzione della necessità di stare dentro la capsula occupando tutto lo spazio disponibile.

Insomma un altro prodigio della Natura, al quale si aggiunge il fatto che il vero seme è contenuto dentro l'involucro a forma di pezzetto di liquirizia; ma questo involucro, contrariamente alla liquirizia, ha una consistenza spugnosa e leggera.

In questo modo, in aggiunta al lavoro del vento, ogni seme può galleggiare, essendo prelevato dal mare in occasione di mareggiate, e venire disseminato anche lontanissimo dalla pianta che lo ha generato; che meraviglia!

martedì 31 ottobre 2017

La Schefflera fiorita

Parliamo della Schefflera actinophylla, una delle piante da me inserite a suo tempo fra quelle che "scappano di casa" (post del 3/4/11), e cugina della più nota S. arboricola, tuttora molto utilizzata come resistente e bella pianta da interno, che non disdegna anche lei di crescere, e bene, anche all'esterno.

Ma, fra le due, la prima è ancora legata alle sue origini di albero della foresta tropicale australiana per cui, se piantata all'esterno in condizioni favorevoli, è in grado di crescere e raggiungere dimensioni assolutamente incompatibili con la vita d'appartamento.

Ecco allora i due bellissimi esemplari di Schefflera actinophylla del condominio che si trova all'inizio di via Genneruxi, proprio quelli che vi avevo già presentato nel post del 2011.

Oggi c'è una bella novità: la pianta di sinistra è fiorita, e si intravedono i grappoli di fiori rossi che si dipartono a raggiera dal ramo.



Ecco a destra un primo piano della fioritura; credo che per Cagliari sia un fatto eccezionale, meritevole di attenzione.

Sarà certamente dovuto anche alla bravura di chi cura questo giardino condominiale (che vanta anche uno splendido Olivo sul fronte di via San Benedetto),  ma di fatto queste piante stanno dimostrando di poter vivere bene nella nostra città; penso quindi che i nostri amministratori del verde pubblico potrebbero valutare l'inserimento di questa specie di Schefflera in qualche strada o piazza.

Certo, se questa pianta prendesse piede in città bisognerebbe anche trovarle un nome comune, perché quello scientifico è oggettivamente ostico; in qualche testo trovo proposto Albero ombrello, traduzione letterale del nome comune inglese, ma in Italia credo che questo nome sia molto poco conosciuto.

Ma, tornando alla ipotesi di vedere quest'albero sulle nostre strade, vi propongo questa fotografia:

non è forse gradevole questo esemplare in piena fioritura?

La fotografia è della fine di ottobre del 2013 e non è scattata in Italia, ma in Spagna, a Malaga; mi era stata inviata da Marco, che ringrazio, assieme ad altre, e dimostra la perfetta adattabilità dell'Albero ombrello al contesto urbano.

Certo, Malaga è, geograficamente, un paio di paralleli più in basso di Cagliari, ma la tropicalizzazione (purtroppo) avanza, come dimostra il post odierno, tanto vale utilizzarne gli aspetti positivi! 

giovedì 26 ottobre 2017

L'Araucaria e la nuvola rosa


Lo sappiamo che il nostro autunno è la stagione propizia per godere di spunti di cielo meravigliosi, soprattutto all'alba ed al tramonto.

Quindi io, approfittando della Araucaria e del suo vizio di andare a cercare il cielo, ho catturato una soffice nuvola rosa dell'alba, alla quale la signora sembra chiedere un passaggio per salire ancora più in alto.

Avrà ottenuto il passaggio il nostro albero? Non credo, dato anche il profilo arcigno della testa nuvolosa, sopracciglia e mento prominenti, che sembra poco propensa a condividere il suo viaggio; resta comunque la bellezza dello spettacolo.

Se poi volete raffrontare il rosa dell'alba con quello del tramonto, tendente al rosso, vi rimando all'apposito post (post del 5/2/15), sempre con l'accompagnamento della signora Araucaria. 


sabato 21 ottobre 2017

Datura o Brugmansia, comunque una bella fioritura

Ottobre e novembre sono i mesi autunnali nei quali esplode la fioritura, che certamente non passa inosservata, della Datura arborea, arbusto ben presente nel blog.

Questo grosso arbusto, tipicamente da giardino ma oggi anche da terrazzo nelle varietà colorate proposte dai vivaisti, si riempie ad ottobre di "trombette vergognose", come le avevo definite nel lontano 2011 (post del 22/11/11)  per evidenziare la caratteristica dei fiori di essere rivolti verso il basso, e di mostrarsi aperti più di notte che di giorno.




Ecco, per capirci, come si presentano in questi giorni due esemplari condominiali, uno a trombe bianche ed uno gialle, rispettivamente in via Leoncavallo ed in via dei Conversi (post 8/10/15





Come accennavo, il colore bianco dei fiori è di gran lunga il più comune per gli esemplari più anziani, quello giallo piuttosto raro.  Gli altri colori, rosa, rosso, blu, screziato, sono destinati alle ibridazioni più recenti, soprattutto da terrazzo.

Ricordo che la bellezza di questi fiori, anche se non si fanno "guardare negli occhi", è stata eternata in un quadro valutato molti milioni di dollari (post del 17/11/16). 

Una questione che può creare confusione, nell'indicare questi arbusti, è il nome del genere. Datura o Brugmansia? Ho fatto qualche ricerca, ed ho scoperto che mentre tutte le specie fino a qualche anno fa appartenevano al genere Datura, della grande famiglia delle Solanacee, successivamente è stato lasciato il nome Datura alle specie annuali ed erbacee (come la famigerata e selvatica Datura stramonium, vedi post citato del 2011), mentre alle specie arbustive è stato assegnato il genere Brugmansia.

Pare però che questa distinzione sia poco convincente, e soprattutto si presti a confusione, tanto che su Internet si trovano le indicazioni più fantasiose per distinguere i due generi, dalla posizione dei fiori (a testa in giù, a 45 gradi ..., a testa in su ....) fino alla loro maggiore o minore apertura notturna.

Io continuerò ad usare il nome di Datura arborea, per lasciare l'aggancio con lo Stramonio, Datura stramonium, pianta pericolosa ed abbastanza presente nelle nostre campagne, nota anche con il bellissimo nome dialettale di Ischida babau. Datura o Brugmansia che sia, comunque, un arbusto molto affascinante, quando fiorisce.

martedì 17 ottobre 2017

Una Acacia che si ripropone, a modo suo

Visto che parliamo di Acacie, oggi vi presento un esemplare piuttosto peculiare. Si tratta di una Acacia saligna, forse la più comune ma anche la meno gradevole fra quelle che siamo abituati a riconoscere (post del 9/1/11).

L'Acacia saligna ha un ruolo, soprattutto in campagna, come frangivento e stabilizzatore del terreno, ma non la coltiveremmo nel nostro giardino, anche perché è invadente, assume forme poco aggraziate e si fa apprezzare solo nel momento della fioritura di marzo. Infatti a Cagliari non la si vede quasi più.

Ma l'esemplare di oggi merita la nostra attenzione, perché è uno di quegli alberi che sanno rinascere da zero, come per esempio aveva fatto la Fitolacca dioica di via Sauro (post del 12/2/12).

Questo albero, che sia trova fra la Calata dei Trinitari e via Caboto a Su Siccu, era stato ridotto a ceppaia; ma non si è rassegnato a morire, ed ha cominciato a gettare polloni in tutte le direzioni, a casaccio, come si vede dalla foto a sinistra.

Possiamo quasi immaginare la furia con cui si è messo all'opera per riguadagnare il suo spazio, e possiamo dire che ci è riuscito in pieno.


Ecco come si presenta la nostra Acacia vista dall'esterno: non ha un tronco, non va verso l'alto, non ha una chioma ma un insieme di chiome disordinate, con assetto arbustivo.

Però, se confrontiamo il suo aspetto con lo squallore del terreno che la circonda, siamo quasi quasi portati a rivalutarla, rendendo onore alla sua voglia di vivere ed al macchione di verde che è riuscita a produrre.


giovedì 12 ottobre 2017

L'Acacia fiorita, adesso?

E niente, non ci sono più regole. I periodi di fioritura degli alberi, fino a qualche anno fa abbastanza ben definibili, adesso sono molto più sfumati, ed a volte proprio anomali.

Guardate questa piccola Acacia dealbata, che vive nello slargo/giardinetto di via Lione, a Genneruxi; va bene che la dealbata è la prima a fiorire, ma parliamo di febbraio (post del 18/2/16), non di ottobre!

O è molto in anticipo, o è molto in ritardo; o, semplicemente, ha deciso che c'erano le condizioni giuste, ed ha prodotto qualche fiore.

 
Certo, non è una grande fioritura, però c'è, e ci consente di apprezzare i legumi che si stanno seccando in contemporanea presenza con i capolini esplosi, ed altri che si stanno preparando ad esplodere, come si vede dalla foto a destra.

Non dovremmo più meravigliarci, visto quello che sta succedendo con i cambiamenti climatici in atto e la progressiva tropicalizzazione delle nostre regioni mediterranee; io però non ci riesco, mi meraviglio e mi preoccupo per questi segnali di cambiamento, piccoli ma significativi.

Detto questo, la fioritura è sempre una cosa meravigliosa, anche se fuori tempo, quindi ce la godiamo!

lunedì 9 ottobre 2017

Gli Ornielli al Brotzu

Orniello è il nome comune del Fraxinus ornus, una delle due specie di Frassino abbastanza presenti in Sardegna (l'altra è l'angustifolia ), soprattutto nella Sardegna centro-settentrionale.

Molto più raro nel sud Sardegna, e per mia conoscenza praticamente assente a Cagliari, almeno fino ad alcuni giorni fa.

Infatti l'unica traccia di questo albero, nel blog, la troviamo in un post di cinque anni fa (post del 15/10/12)  dedicato al foliage nel Goceano, nel quale vantavo la bellezza di un filare di Frassini della Foresta Burgos.


Oggi invece ci liberiamo di questa assenza cagliaritana, e diamo il benvenuto ad alcuni Ornielli che vegetano in una zona parcheggio/giardino  dell'ospedale Brotzu, nella parte a sinistra rispetto all'ingresso principale.

Questi parcheggi, che insistono nelle zone più "interne" dell'ospedale, sono molto più gradevoli del grande piazzale di ingresso, perché comprendono zone abbastanza ampie di verde, e molti alberi di pregio e di età, come avevo già fatto notare (post del 15/2/17).


 
Tornando agli Ornielli, l'elemento caratterizzante, soprattutto in questo periodo, sono i frutti, lunghe samare raggruppate ed ampiamente alate che contengono i semi oblunghi, che come si vede dalla foto a destra iniziano a rosseggiare.

Trattandosi di albero spogliante, più avanti nell'autunno dovrebbero colorarsi di rosso e giallo anche le foglie, e dare una bella immagine di sé.

I Frassini di questa specie hanno anche altri due elementi caratterizzanti, che li rendono conosciuti anche a chi non si occupa di alberi: la produzione della manna, la dolce linfa utilizzata per usi alimentari, per la quale vengono ancora coltivate molte piante in Sicilia e Calabria,  e la credenza mitologica che un paletto di Frassino sia l'unica arma utile per uccidere i vampiri.
Questa credenza è sostenuta dal fatto che l'Orniello ha legno elastico, compatto e resistente, ma anche facilmente lavorabile.  

In conclusione, possiamo affermare che i parcheggi del Brotzu, osservati dal punto di vista degli alberi presenti, hanno molto da dire, se naturalmente si ha il tempo e se lo spirito, dato il luogo e le circostanze che ci portano spesso all'ospedale, ci consente di farlo. 

mercoledì 4 ottobre 2017

E la Thevetia, imperterrita, continua a fiorire

Ricordate la Thevetia peruviana, detta Oleandro giallo per la parentela e la somiglianza con il nostro comune arbusto dalla bella fioritura?

Quanto l'Oleandro è comune, tanto la Thevetia è rara a Cagliari, tanto è vero che io conosco solo l'arbusto di via Cettigne, che vi ho presentato alcuni anni fa (post del 14/7/14, e del  14/10/14 ).

Purtroppo questo arbusto l'anno scorso è stato "rapato a zero"; naturalmente si è ripreso bene, essendo una pianta robustissima, ma non ha ancora ricominciato a fiorire.

Però io ho in terrazzo una "figlia" di questo arbusto, nata da seme e che vi avevo presentato l'anno scorso (post del 13/8/16). Ebbene, a dimostrazione della sua generosità, la Thevetia casalinga ha cominciato a fiorire a giugno ed ancora non intende smettere, proprio come nei paesi di origine.

Ecco una foto dove si vede una campanella già aperta e, in basso, alcuni altri fiori pronti a sbocciare.

Insomma, facile da coltivare, generosa, bella fioritura, elegante fogliame sottile e lucido: perché la Thevetia a Cagliari è così rara? L'unica ragione che vedo è la velenosità, che le ha procurato il nomignolo di albero dei suicidi.

Ma, a parte che molte morti attribuite a questa pianta non sono di aspiranti suicidi ma di maldestri utilizzatori dei suoi effetti allucinogeni, la tossicità è simile a quella dell'Oleandro.

Inoltre i semi, che sono la parte di gran lunga più tossica, pare che siano amarissimi; pertanto è difficile pensare che un bambino, che dovesse malauguratamente metterne in bocca uno, non lo sputi immediatamente, disgustato.
 Allora, perché l'Oleandro si e la Thevetia no?

lunedì 2 ottobre 2017

Una interessante miglioria del verde pubblico

Ne ho già visto alcune installate, e spero che l'iniziativa abbia seguito, perché sembra una  cosa non molto costosa e di buon impatto estetico.

Sto parlando della realizzazione di aiuole con elementi di polietilene curvabili, che si inseriscono all'interno di zone a prato, incorniciando corridoi o svariate figure geometriche chiuse destinate a contenere fioriture.



Per capirci, ecco gli inserimenti realizzati nel prato della rotatoria fra via Dei Conversi e via Dell'Abbazia; le fioriture spezzano la monotonia (e spesso la poca consistenza) del prato con i colori dei fiori, ed i bordi conficcati nel terreno aiutano a tenere separati fiori e prato.

Ritengo che gli elementi consentano anche l'inserimento di irrigatori, e comunque possa essere utilizzato il sistema preesistente.



Ancora più evidenti gli inserimenti effettuati in via Scano, in un tratto della scarpata della chiesa e lungo il marciapiede; la foto mette in evidenza il valore aggiunto del giallo delle piantine di Lantana camara, che a breve faranno praticamente scomparire il bordo di plastica, per lasciare solo alla vista il "serpente" fiorito.

Insomma una buona idea, sempre che venga assicurato il minimo di cure aggiuntive che queste realizzazioni richiedono, e che il senso civico dei cittadini ne impedisca il veloce degrado o la trasformazione in depositi di spazzatura. 

venerdì 29 settembre 2017

Il re dei Tassi sardi

Credo di non offendere nessun Tasso, Taxus baccata,  fra i tanti esemplari ultracentenari che vivono nelle zone interne della nostra isola, se attribuisco il titolo di re al Tasso di Badde Salighes, in comune di Bolotana.


E' un esemplare probabilmente millenario, con il tronco cavo e barbuto della circonferenza di 7,50 metri, come si deduce dalla fotografia e dall'abbraccio delle due ragazze.


Ringrazio Ilaria che mi ha inviato la foto, e noto con piacere che il vecchio re è ancora in gamba, rispetto a quando l'avevo fotografato io (post del 26/8/11); d'altra parte, che cosa sono sei anni rispetto alle centinaia vissuti dal sovrano?



Non dovranno quindi offendersi gli esemplari del bosco di  Sos Nibberos (post del 22/10/12), né l'enorme solitario esemplare del Supramonte di Urzulei  (post 11/5/16), solo per citare alcune di queste meravigliose creature ataviche che accompagnano la nostra breve esistenza; il loro fratello di Badde Salighes ha dimensioni del tronco che rendono l'attributo di re dei Tassi sardi difficilmente contestabile!     







lunedì 25 settembre 2017

Piccola storia della Sterculia in fuga



Riassunto delle puntate precedenti:  3 giovani esemplari di Sterculia diversifolia, forse polloni di ricrescita da una vecchia ceppaia, se la dovevano vedere, in via Cavalcanti, con l'invadenza  di un gruppo di Ficus retusa.  Non potendo fuggire via, hanno intrapreso l'unica strada possibile, scappare verso l'alto. Successivamente, la potatura dei Ficus le ha rese  uniche protagoniste della piazzetta, come si vede dalla foto tratta dal post di allora (post del 15/11/14).  









Passano quasi 2 anni (post e foto del 19/6/16), e  le sorelle sono state ridotte ad un solo esemplare; quest'ultimo è diventato ancora più slanciato, per mettere la massima distanza fra sé e le chiome dei Ficus, che nel mentre si stavano riprendendo alla loro maniera.
 


Ed oggi?  Oggi la Sterculia, per quanto costretta ad una crescita anomala, con tronco sottile e nudo in basso, appare ben piazzata nella sua posizione vittoriosa, con la chioma che è andata a prendersi il sole molto al di sopra dei Ficus.

Questi ultimi intanto non hanno perso tempo ed hanno rimesso chiome possenti, che sono tornate ad essere, in questi giorni, rifugio di centinaia di storni.






I fastidiosi uccelli, prima scacciati con l'utilizzo delle reti (post del 1/8/14), poi con l'eliminazione delle chiome, oggi tornano ad essere il terrore di chi passa o staziona lì sotto.

E il domani che cosa ci riserva? Lo scopriremo alla prossima puntata!  

giovedì 21 settembre 2017

La Bella di notte, umile ma mirabile

La Bella di notte è un arbusto conosciutissimo, forse anche per il suo nome comune fortemente evocativo. Certamente meno noto, o praticamente sconosciuto,  è il nome scientifico, Mirabilis jalapa. 


Sono piante molto comuni e semi spontanee, molto facili da coltivare ed a volte con tendenza a divenire infestanti; qui a sinistra vediamo un arbusto in un giardino condominiale di via Palestrina.

La Mirabilis ha un fiore imbutiforme profumato, che si apre di notte per la gioia delle falene, e la caratteristica del tutto peculiare di poter avere fiori di diverso colore sulla stessa pianta.

Questa caratteristica, che probabilmente le ha guadagnato il nome di Mirabilis, ha fatto sì che all'inizio del secolo scorso la Bella di notte venisse utilizzata per gli studi di genetica ed ibridazione delle piante.


Nel caso del nostro arbusto, i fiori sono rosa e bianchi, come si vede anche nel primo piano a destra, dove i fiori bianchi si devono ancora schiudere (la foto è stata ripresa all'imbrunire).

Insomma, una volta di più si dimostra che non dobbiamo sottovalutare le piante cosiddette "povere", che magari non vengono vendute nei vivai, perché spesso sono quelle che ci sanno stupire.


giovedì 14 settembre 2017

La piccola Chorisia del Poetto

Anche il Poetto, patria di Lagunarie, Araucarie, Tamerici, Eucaliptus, ha la sua Chorisia insignis.

E' piccolina e seminascosta, ma molto graziosa, ben panciuta e, soprattutto, splendidamente fiorita.


Si trova in via Vulcano, dirimpetto al Lido, in piena zona di intasamento di auto parcheggiate, come si può notare dalla foto; è una zona poco visibile, e devo ringraziare Filippo per avermi segnalato questo gioiellino.



La fioritura è in corso, e vale la pena di andarla a godere anche perché i fiori sono ad altezza d'uomo ed hanno colori diversi, con l'interno dei petali che varia dal bianco al giallo; le due foto sottostanti danno conto di questa diversità di colori, originata probabilmente da ibridazione.










Un godimento per gli occhi, anche in mezzo alle lamiere!










domenica 10 settembre 2017

Eucalyptus dal fiore rosso, ma davvero?

Alzi la mano chi di voi conosce l'Eucalyptus con i fiori rossi: pochi davvero, io credo, di fronte ad una maggioranza schiacciante  di inconsapevoli, dubbiosi o addirittura negazionisti (ma quando mai, l'avrai confuso con un Callistemon!)

Io facevo parte, fino a ieri, della schiera degli inconsapevoli, ma da oggi non più: esistono eccome, e li abbiamo anche a Cagliari!

E non sono neppure difficili da trovare, se è vero che due esemplari si trovano nello slargo abbandonato subito dopo la rotatoria dove si prosegue il viale Campioni d'Italia (già viale Poetto) o ci si immette nel viale San Bartolomeo; nella foto l'Eucalyptus rosso è proprio al centro della biforcazione fra i due viali.

Siamo dunque in un luogo abbandonato, anche se in posizione perfettamente visibile: si tratta del terreno della ex sede dell'ETFAS, oggi di proprietà della Regione ed in rovina da moltissimi anni.
Evidentemente l'abbandono e la mancanza di acqua non hanno scoraggiato il gruppetto di 4 Eucalyptus camaldulensis  (due con i fiori bianchi e due rossi) che occupano la prima parte di questo slargo.

Come notiamo dalla foto di gruppo a destra, i 4 appaiono piuttosto in buona salute, anche se sono piccoletti (e questo non è un certo per noi un difetto, con riferimento all'estetica degli Eucalyptus).

Il Camaldulensis è, contrariamente a quanto si potrebbe pensare vedendo questi esemplari, la specie più comune qui da noi (post del 14/1/11), anche se di norma ha i fiori giallastri ed un'altezza molto maggiore.


Guardate invece quanto sono gradevoli questi fiorellini rossi, che esplodono con decine e decine di stami dal ricettacolo legnoso dotato di un coperchio a forma di rostro, che dà il nome comune alla specie, Eucalipto rostrato. 

Insomma questi esemplari peculiari,  forse frutto di ibrido date le differenze rispetto agli esemplari standard, ci fanno un po' riappacificare con un albero oggetto di molto fastidio e contumelie,  un po' per la sua invadenza, un po' per le piantumazioni scriteriate  effettuate nel secolo scorso a scapito di specie autoctone.

mercoledì 6 settembre 2017

Un altro splendido giardino verticale; ed il nostro?

Il post odierno prende spunto dalla lettura di un recente articolo di stampa, che, parlando del CaixaForum di Madrid,  metteva in risalto la bellezza del giardino verticale realizzato dal botanico francese Patrick Blanc.

Ecco una fotografia, scaricata da Internet,  che presenta il centro culturale ricavato da una vecchia centrale elettrica ed a fianco la splendida parete giardino di 460 metri quadri, con una altezza di 24 metri.

Io vi ho già presentato il sig. Blanc, inventore del giardino verticale ed artefice di tante realizzazioni (post del 15/8/11), quando ho parlato per la prima volta del nostro piccolo giardino verticale, in piazza Maxia.

Mi piace tornare ogni tanto su questo argomento, e sul nostro giardinetto verticale (post del 28/5/15  e del 7/7/16), per cercare di capire perché la nostra realizzazione cagliaritana non riesce a decollare, e necessita di interventi con frequenza troppo elevata.

Va detto infatti che queste realizzazioni sono molto costose, ma proprio per questo assicurano poi costi di mantenimento modesti, ed autonomia vegetativa per tanti anni: perché a Cagliari non è così?
Una possibile ragione è il clima, e le temperature troppo elevate; ma non mi risulta che a Madrid ci sia fresco d'estate, e la nostra maggiore umidità dovrebbe andare semmai a vantaggio del benessere di un giardino verticale. E allora?

Di fatto il nostro è in condizioni che definirei discrete, non di più: abbastanza ricco di specie e di fioriture, ma ogni tanto con zone nude, come affette da "alopecia"; qualche zona sofferente e lavori in corso inspiegabili, come si vede dalla foto.

Insomma, un lavoro riuscito a metà, che richiede un susseguirsi di interventi per evitare il degrado; non esattamente quanto previsto per la gestione di questi giardini, se ben realizzati.

Allora, ipotizzo, la poca altezza del nostro giardino ha consentito una realizzazione in economia, scaricando sui costi di gestione i minori costi di impianto, o non è vero quello che sostiene il sig. Blanc, che in un giardino ben realizzato i costi di gestione sono modestissimi? O veramente Cagliari ha un clima infernale, e questo è il massimo che si poteva ottenere?

Sarebbe bello che i nostri amministratori del verde pubblico fornissero un onesto resoconto di questa installazione, a vantaggio di quei progettisti e committenti privati che volessero realizzare pareti verdi verticali in nuovi fabbricati, creando valore aggiunto per tutta la città.

sabato 2 settembre 2017

L'estate dei Tigli cagliaritani

Il Tiglio, Tilia vulgaris,  è uno splendido albero purtroppo poco adatto alla nostra città, come abbiamo affermato fin dagli albori del blog (post del 1/11/10).  Troppo calda la nostra estate, l'irraggiamento estivo brucia le foglie e rende l'albero color ruggine.




Ecco come si presenta oggi il filare di Tigli sulla strada che porta dal viale Marconi a Selargius: gli alberi sembrano malati, sono soltanto cotti dal sole.



  A destra un singolo esemplare; il colore sembrerebbe quasi un vezzo, se non fosse che l'albero sta soffrendo, ed attende con impazienza l'autunno per poter finalmente perdere queste foglie già morte anticipatamente.

Ma, avevamo anche detto, non sono tutti in queste condizioni i nostri Tigli; stanno un po' meglio quelli di via Del Sole (post 29/7/14)  e stanno molto meglio quelli del viale di accesso al parco di Terramaini (post del 16/5/12).

 

Eccone uno, che ho fotografato alcuni giorni fa: direi che le condizioni sono nettamente diverse, o no?

Naturalmente, le dimensioni restano quelle di alberelli, il tronco gracile e l'altezza modesta, niente a che vedere con gli esemplari del nord Italia o delle grandi città europee, Parigi, Londra o Berlino, che ha dedicato ai Tigli un viale secolare (vedi ultimo post citato).

Ma non è nemmeno sempre vero che stentino a crescere a Cagliari; ho scovato un esemplare privato che smentisce questa mia affermazione. Si trova in un giardino di via Giusti , eccolo qui sotto.


Un esemplare di tutto rispetto, bello e con una altezza che supera abbondantemente i tre piani della palazzina che lo ospita nel suo giardino; credo di poter dire che questo è il Tiglio più grande che ci sia a Cagliari.

Insomma, pur confermando che il Tiglio non è un albero molto adatto al nostro clima, possiamo però affermare che con la giusta esposizione, il terreno adatto e l'aiuto di un innaffiamento regolare, è in grado di offrire le sue bellezze anche da noi.

In definitiva: no alle alberature stradali, sì a esemplari curati in parchi e zone limitrofe.

martedì 29 agosto 2017

Ficus elastica: se lo lasciamo fare.......

Abbiamo parlato più volte del Ficus elastica, della sua bellezza e della sua forza, unite spesso a dimensioni ragguardevoli ed a possibili problemi di assetto del terreno circostante il tronco, data l'invadenza e la prepotenza delle radici.

E' un albero molto presente a Cagliari, dove è arrivato come pianta d'appartamento, per poi "scappare di casa"  e dimostrare le sue capacità di crescita ed il suo benessere in piena terra.

Abbiamo classificato molti esemplari cagliaritani di Ficus elastica, da quello enorme di Largo Gennari (post del 23/7/14)  a quelli alti e "spaccaringhiere" di via Bandello  (post 18/4/16), a quello pio ed ombreggiante della chiesa di S.Agostino (post del 5/8/14).

Insomma ce n'è per tutti i gusti, ed oggi ve ne presento un altro, che si caratterizza per la potenza delle radici; si trova in fondo a via Costantinopoli, dopo l'incrocio con via Zagabria a Genneruxi, ed è un esemplare pubblico molto grande, e quindi molto bisognoso di sostegno.

Come si vede dalla foto, e mi scuso per la presenza del cassonetto, il tronco vero e proprio è circondato ed assistito nel suo ruolo da una miriade di radici aeree e colonnari, come è tipico di questa ed altre specie di Ficus (fra tutte il magnolioides e lo strangolatore).

 
Qui vediamo invece l'intrico delle radici a terra, che sembrano i capelli della mitica Medusa.

Si può dedurre dalle foto che questo esemplare è stato lasciato crescere con relativa libertà, anche se costretto nell'ambito di un'aiuola (che peraltro ha provveduto a spaccare in più punti), ed è per questo piuttosto peculiare; infatti molto spesso le radici aeree del Ficus vengono tagliate, così come quelle orizzontali, dai giardinieri che ne tengono a bada l'invadenza.

I Ficus di norma non si scompongono, e sopportano cesoie e motoseghe anche brutali, mantenendo la loro chioma ed il loro benessere.



Però il Ficus lasciato crescere a suo piacimento ha un fascino tutto particolare, evidenziato dall'apparato di radici colonnari del nostro esemplare, e cioè un fascino di natura incontaminata, con i suoi tempi ed i suoi modi non piegati alla volontà prevaricatrice di noi umani; ogni tanto è bello apprezzare queste caratteristiche anche in piena città.

giovedì 24 agosto 2017

I sigari all'Oncologico

E' un accostamento decisamente incongruo, quello fra i sigari e l'Ospedale Oncologico Businco, a meno che non voglia dare una avvertenza sui legami fra il fumo e le possibili conseguenze tumorali.

Niente di tutto questo, per fortuna, anche se è vero che in questo periodo l'Oncologico, e precisamente il giardinetto antistante l'ingresso che mette in connessione questo ospedale con il Microcitemico, è pieno di sigari, che a centinaia pendono dagli alberi.

Parliamo infatti di Catalpa bignonioides, l'albero dei sigari, che occupano in buon numero il citato giardinetto. Sappiamo infatti che in estate, dopo la splendida fioritura primaverile (post 29/5/11), la Catalpa si riempie di lunghe e strette capsule che pendono per mesi sulla pianta, senza aprirsi né cadere.




Ecco uno degli esemplari di Catalpa che mostra i sigari pendenti. Si vede anche uno spazio di prato ben tenuto.

Il giardinetto, che come detto collega l'Oncologico con il Microcitemico, è piccolo, condivide purtroppo gli spazi con parcheggi per auto, ma è ben tenuto, e le Catalpe fanno la loro bella figura, almeno d'estate.

In quest'altro esemplare sottostante ripreso più da vicino i sigari si vedono nettamente, e si intravede anche una panchina sistemata per riposare all'ombra.


Oltre alle Catalpe ci sono grandi Ligustri, Cipressi ed un enorme Pioppo bianco degno di nota; due Lecci in buone condizioni vivono proprio davanti all'ingresso principale del nosocomio, e lo abbelliscono.

Purtroppo lo spazio verde è poco e sacrificato, come oramai per tutti i luoghi di cura; ne abbiamo già parlato (post del 15/2/17), e non voglio fare l'elenco dei giardini degli ospedali cagliaritani, e delle loro condizioni di carenza. Qui almeno, e forse proprio per la piccolezza, il giardino appare ben curato, e questi alberi possono restituire un po' di serenità a chi magari si trova in circostanze della vita sfavorevoli.