Oggi il cesto dei post propone...

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Alberi rari in città

giovedì 14 settembre 2017

La piccola Chorisia del Poetto

Anche il Poetto, patria di Lagunarie, Araucarie, Tamerici, Eucaliptus, ha la sua Chorisia insignis.

E' piccolina e seminascosta, ma molto graziosa, ben panciuta e, soprattutto, splendidamente fiorita.


Si trova in via Vulcano, dirimpetto al Lido, in piena zona di intasamento di auto parcheggiate, come si può notare dalla foto; è una zona poco visibile, e devo ringraziare Filippo per avermi segnalato questo gioiellino.



La fioritura è in corso, e vale la pena di andarla a godere anche perché i fiori sono ad altezza d'uomo ed hanno colori diversi, con l'interno dei petali che varia dal bianco al giallo; le due foto sottostanti danno conto di questa diversità di colori, originata probabilmente da ibridazione.










Un godimento per gli occhi, anche in mezzo alle lamiere!










domenica 10 settembre 2017

Eucalyptus dal fiore rosso, ma davvero?

Alzi la mano chi di voi conosce l'Eucalyptus con i fiori rossi: pochi davvero, io credo, di fronte ad una maggioranza schiacciante  di inconsapevoli, dubbiosi o addirittura negazionisti (ma quando mai, l'avrai confuso con un Callistemon!)

Io facevo parte, fino a ieri, della schiera degli inconsapevoli, ma da oggi non più: esistono eccome, e li abbiamo anche a Cagliari!

E non sono neppure difficili da trovare, se è vero che due esemplari si trovano nello slargo abbandonato subito dopo la rotatoria dove si prosegue il viale Campioni d'Italia (già viale Poetto) o ci si immette nel viale San Bartolomeo; nella foto l'Eucalyptus rosso è proprio al centro della biforcazione fra i due viali.

Siamo dunque in un luogo abbandonato, anche se in posizione perfettamente visibile: si tratta del terreno della ex sede dell'ETFAS, oggi di proprietà della Regione ed in rovina da moltissimi anni.
Evidentemente l'abbandono e la mancanza di acqua non hanno scoraggiato il gruppetto di 4 Eucalyptus camaldulensis  (due con i fiori bianchi e due rossi) che occupano la prima parte di questo slargo.

Come notiamo dalla foto di gruppo a destra, i 4 appaiono piuttosto in buona salute, anche se sono piccoletti (e questo non è un certo per noi un difetto, con riferimento all'estetica degli Eucalyptus).

Il Camaldulensis è, contrariamente a quanto si potrebbe pensare vedendo questi esemplari, la specie più comune qui da noi (post del 14/1/11), anche se di norma ha i fiori giallastri ed un'altezza molto maggiore.


Guardate invece quanto sono gradevoli questi fiorellini rossi, che esplodono con decine e decine di stami dal ricettacolo legnoso dotato di un coperchio a forma di rostro, che dà il nome comune alla specie, Eucalipto rostrato. 

Insomma questi esemplari peculiari,  forse frutto di ibrido date le differenze rispetto agli esemplari standard, ci fanno un po' riappacificare con un albero oggetto di molto fastidio e contumelie,  un po' per la sua invadenza, un po' per le piantumazioni scriteriate  effettuate nel secolo scorso a scapito di specie autoctone.

mercoledì 6 settembre 2017

Un altro splendido giardino verticale; ed il nostro?

Il post odierno prende spunto dalla lettura di un recente articolo di stampa, che, parlando del CaixaForum di Madrid,  metteva in risalto la bellezza del giardino verticale realizzato dal botanico francese Patrick Blanc.

Ecco una fotografia, scaricata da Internet,  che presenta il centro culturale ricavato da una vecchia centrale elettrica ed a fianco la splendida parete giardino di 460 metri quadri, con una altezza di 24 metri.

Io vi ho già presentato il sig. Blanc, inventore del giardino verticale ed artefice di tante realizzazioni (post del 15/8/11), quando ho parlato per la prima volta del nostro piccolo giardino verticale, in piazza Maxia.

Mi piace tornare ogni tanto su questo argomento, e sul nostro giardinetto verticale (post del 28/5/15  e del 7/7/16), per cercare di capire perché la nostra realizzazione cagliaritana non riesce a decollare, e necessita di interventi con frequenza troppo elevata.

Va detto infatti che queste realizzazioni sono molto costose, ma proprio per questo assicurano poi costi di mantenimento modesti, ed autonomia vegetativa per tanti anni: perché a Cagliari non è così?
Una possibile ragione è il clima, e le temperature troppo elevate; ma non mi risulta che a Madrid ci sia fresco d'estate, e la nostra maggiore umidità dovrebbe andare semmai a vantaggio del benessere di un giardino verticale. E allora?

Di fatto il nostro è in condizioni che definirei discrete, non di più: abbastanza ricco di specie e di fioriture, ma ogni tanto con zone nude, come affette da "alopecia"; qualche zona sofferente e lavori in corso inspiegabili, come si vede dalla foto.

Insomma, un lavoro riuscito a metà, che richiede un susseguirsi di interventi per evitare il degrado; non esattamente quanto previsto per la gestione di questi giardini, se ben realizzati.

Allora, ipotizzo, la poca altezza del nostro giardino ha consentito una realizzazione in economia, scaricando sui costi di gestione i minori costi di impianto, o non è vero quello che sostiene il sig. Blanc, che in un giardino ben realizzato i costi di gestione sono modestissimi? O veramente Cagliari ha un clima infernale, e questo è il massimo che si poteva ottenere?

Sarebbe bello che i nostri amministratori del verde pubblico fornissero un onesto resoconto di questa installazione, a vantaggio di quei progettisti e committenti privati che volessero realizzare pareti verdi verticali in nuovi fabbricati, creando valore aggiunto per tutta la città.

sabato 2 settembre 2017

L'estate dei Tigli cagliaritani

Il Tiglio, Tilia vulgaris,  è uno splendido albero purtroppo poco adatto alla nostra città, come abbiamo affermato fin dagli albori del blog (post del 1/11/10).  Troppo calda la nostra estate, l'irraggiamento estivo brucia le foglie e rende l'albero color ruggine.




Ecco come si presenta oggi il filare di Tigli sulla strada che porta dal viale Marconi a Selargius: gli alberi sembrano malati, sono soltanto cotti dal sole.



  A destra un singolo esemplare; il colore sembrerebbe quasi un vezzo, se non fosse che l'albero sta soffrendo, ed attende con impazienza l'autunno per poter finalmente perdere queste foglie già morte anticipatamente.

Ma, avevamo anche detto, non sono tutti in queste condizioni i nostri Tigli; stanno un po' meglio quelli di via Del Sole (post 29/7/14)  e stanno molto meglio quelli del viale di accesso al parco di Terramaini (post del 16/5/12).

 

Eccone uno, che ho fotografato alcuni giorni fa: direi che le condizioni sono nettamente diverse, o no?

Naturalmente, le dimensioni restano quelle di alberelli, il tronco gracile e l'altezza modesta, niente a che vedere con gli esemplari del nord Italia o delle grandi città europee, Parigi, Londra o Berlino, che ha dedicato ai Tigli un viale secolare (vedi ultimo post citato).

Ma non è nemmeno sempre vero che stentino a crescere a Cagliari; ho scovato un esemplare privato che smentisce questa mia affermazione. Si trova in un giardino di via Giusti , eccolo qui sotto.


Un esemplare di tutto rispetto, bello e con una altezza che supera abbondantemente i tre piani della palazzina che lo ospita nel suo giardino; credo di poter dire che questo è il Tiglio più grande che ci sia a Cagliari.

Insomma, pur confermando che il Tiglio non è un albero molto adatto al nostro clima, possiamo però affermare che con la giusta esposizione, il terreno adatto e l'aiuto di un innaffiamento regolare, è in grado di offrire le sue bellezze anche da noi.

In definitiva: no alle alberature stradali, sì a esemplari curati in parchi e zone limitrofe.

martedì 29 agosto 2017

Ficus elastica: se lo lasciamo fare.......

Abbiamo parlato più volte del Ficus elastica, della sua bellezza e della sua forza, unite spesso a dimensioni ragguardevoli ed a possibili problemi di assetto del terreno circostante il tronco, data l'invadenza e la prepotenza delle radici.

E' un albero molto presente a Cagliari, dove è arrivato come pianta d'appartamento, per poi "scappare di casa"  e dimostrare le sue capacità di crescita ed il suo benessere in piena terra.

Abbiamo classificato molti esemplari cagliaritani di Ficus elastica, da quello enorme di Largo Gennari (post del 23/7/14)  a quelli alti e "spaccaringhiere" di via Bandello  (post 18/4/16), a quello pio ed ombreggiante della chiesa di S.Agostino (post del 5/8/14).

Insomma ce n'è per tutti i gusti, ed oggi ve ne presento un altro, che si caratterizza per la potenza delle radici; si trova in fondo a via Costantinopoli, dopo l'incrocio con via Zagabria a Genneruxi, ed è un esemplare pubblico molto grande, e quindi molto bisognoso di sostegno.

Come si vede dalla foto, e mi scuso per la presenza del cassonetto, il tronco vero e proprio è circondato ed assistito nel suo ruolo da una miriade di radici aeree e colonnari, come è tipico di questa ed altre specie di Ficus (fra tutte il magnolioides e lo strangolatore).

 
Qui vediamo invece l'intrico delle radici a terra, che sembrano i capelli della mitica Medusa.

Si può dedurre dalle foto che questo esemplare è stato lasciato crescere con relativa libertà, anche se costretto nell'ambito di un'aiuola (che peraltro ha provveduto a spaccare in più punti), ed è per questo piuttosto peculiare; infatti molto spesso le radici aeree del Ficus vengono tagliate, così come quelle orizzontali, dai giardinieri che ne tengono a bada l'invadenza.

I Ficus di norma non si scompongono, e sopportano cesoie e motoseghe anche brutali, mantenendo la loro chioma ed il loro benessere.



Però il Ficus lasciato crescere a suo piacimento ha un fascino tutto particolare, evidenziato dall'apparato di radici colonnari del nostro esemplare, e cioè un fascino di natura incontaminata, con i suoi tempi ed i suoi modi non piegati alla volontà prevaricatrice di noi umani; ogni tanto è bello apprezzare queste caratteristiche anche in piena città.

giovedì 24 agosto 2017

I sigari all'Oncologico

E' un accostamento decisamente incongruo, quello fra i sigari e l'Ospedale Oncologico Businco, a meno che non voglia dare una avvertenza sui legami fra il fumo e le possibili conseguenze tumorali.

Niente di tutto questo, per fortuna, anche se è vero che in questo periodo l'Oncologico, e precisamente il giardinetto antistante l'ingresso che mette in connessione questo ospedale con il Microcitemico, è pieno di sigari, che a centinaia pendono dagli alberi.

Parliamo infatti di Catalpa bignonioides, l'albero dei sigari, che occupano in buon numero il citato giardinetto. Sappiamo infatti che in estate, dopo la splendida fioritura primaverile (post 29/5/11), la Catalpa si riempie di lunghe e strette capsule che pendono per mesi sulla pianta, senza aprirsi né cadere.




Ecco uno degli esemplari di Catalpa che mostra i sigari pendenti. Si vede anche uno spazio di prato ben tenuto.

Il giardinetto, che come detto collega l'Oncologico con il Microcitemico, è piccolo, condivide purtroppo gli spazi con parcheggi per auto, ma è ben tenuto, e le Catalpe fanno la loro bella figura, almeno d'estate.

In quest'altro esemplare sottostante ripreso più da vicino i sigari si vedono nettamente, e si intravede anche una panchina sistemata per riposare all'ombra.


Oltre alle Catalpe ci sono grandi Ligustri, Cipressi ed un enorme Pioppo bianco degno di nota; due Lecci in buone condizioni vivono proprio davanti all'ingresso principale del nosocomio, e lo abbelliscono.

Purtroppo lo spazio verde è poco e sacrificato, come oramai per tutti i luoghi di cura; ne abbiamo già parlato (post del 15/2/17), e non voglio fare l'elenco dei giardini degli ospedali cagliaritani, e delle loro condizioni di carenza. Qui almeno, e forse proprio per la piccolezza, il giardino appare ben curato, e questi alberi possono restituire un po' di serenità a chi magari si trova in circostanze della vita sfavorevoli.


martedì 22 agosto 2017

Le Jacarande di via Pessina si riprendono bene, ma.....

Alla fine di gennaio di quest'anno, le Jacarande di via Pessina hanno subito un brutale trattamento di capitozzatura, come si vede dalla foto sotto.


La cosa, come spesso accade, ha generato proteste, per i tempi e per i modi, a cui si è data più o meno questa risposta: si riprenderanno , e saranno presto più belle di prima.

Effettivamente, lo sappiamo, la Jacaranda mimosaefolia
è pianta molto robusta, che sopporta bene anche trattamenti brutali, si lascia facilmente trapiantare (vedasi rotatoria di piazza San Benedetto, per esempio), riprende a fiorire come se niente fosse.

Insomma, una pianta che ha deciso che a Cagliari si vive bene, e pazienza per i maltrattamenti.

In effetti, le Jacarande di via Pessina, come anche quelle di via Dante, si sono riprese, come certificano le foto sottostanti, scattate questi giorni.

E allora, tutto bene? Beh, non proprio. Gli alberi hanno assunto strane forme, e non si possono certo definire eleganti, almeno allo stato attuale. Alcuni sembrano dei pennelloni, hanno nuovi getti in posizioni anomale, oppure sembrano alla ricerca disperata di una nuova simmetria.  Insomma manca loro la grazia fornita originariamente dalla natura.

In compenso hanno ripreso subito a fiorire, dimostrando una volta di più la loro robustezza; addirittura fioriscono in anticipo rispetto alla seconda fioritura di ottobre (post 3/10/14 ed altri).
Insomma, la Jacaranda ce la mette tutta per compiacerci e coprire i nostri errori, però non dobbiamo esagerare! Un pochino di maggiore cura nel taglio, simmetria delle branche lasciate nude, qualche ciuffetto di foglie e rami secondari lasciato in vita in posizioni strategiche.......  




venerdì 18 agosto 2017

Il meraviglioso Giglietto di mare, noi lo abbiamo!

Agosto, quando una bella percentuale di noi passa le sue giornate al mare, sulle nostre splendide spiagge, è il mese giusto per parlare del Giglietto di mare, dall'impegnativo nome scientifico di Pancratium maritimum. 


Eccone qua un gruppetto, in piena fioritura. Mi da l'occasione di parlare di questi graziosi fiori da spiaggia un recente articolo di Paolo Pejrone, architetto del verde e valente paesaggista, che ho già citato in passato (post del 17/6/17) .

Dunque il giglietto, come ci racconta Pejrone, è una bulbosa che produce semi lucidi e neri, avvolti da un leggero strato simile a sughero che li fa galleggiare. La disseminazione sfrutta il mare, le onde e le correnti, e questa specie si perpetua di spiaggia in spiaggia, naturalmente dove ci sono le condizioni, e dove la sabbia forma dune che vengono colonizzate da questa ed altre specie che noi sardi conosciamo bene, per esempio il Ginepro.

Ecco a destra un piccolo campo di Pancrazi, nel punto in cui la sabbia lascia via via spazio alla terra, ma ancora domina con il suo biancore, accompagnata da alghe, "patate di mare" e appunto giglietti.

Pensate che Pejrone afferma che i giglietti sono diventati sempre più rari nei nostri litorali, anzi salvo poche eccezioni praticamente sono scomparsi. Bene, ho il grande piacere di smentirlo, per lo meno per quanto riguarda la nostra Isola; almeno per adesso, e salvo rigurgiti di strane leggi sulla inedificabilità assoluta entro 3oo metri dal mare, noi di questi giglietti ne abbiamo tanti!


Pejrone racconta ancora il mito della nascita di questi gigli: sarebbero gocce del latte di Era, sovrana dell'Olimpo, che formarono in cielo la Via Lattea ed in terra, appunto, i gigli di mare, come quello del primo piano qui a sinistra.

Belle immagini, che ci convincono ancora di più a rispettare questi fiori ed a non raccoglierli, ma ammirarli nel loro ambiente naturale.

Ricordo altresì  che questi fiori, per non farsi mancare niente in termini di bellezza, hanno anche un cugino che vive in campagna, il Pancratium Illyricum (post 11/5/16).

Ma, vi chiederete voi, dove vivono i fiorellini che ho pubblicato? Sono nella spiaggia di Cala Pira, nella nostra splendida costa sud orientale, oltre Villasimius. Parliamo di una spiaggia ben conosciuta, molto frequentata ed abbastanza antropizzata,  dato che è sede anche di un villaggio di seconde case.
Bene, questo significa che la convivenza fra l'uomo e la natura è ancora possibile, senza che l'uomo debba per forza distruggere il fragile ecosistema che dà luogo alla bellezza che vi ho presentato. Ringrazio il mio omonimo Mario che mi ha inviato le foto, riprese alcuni giorni fa, e mi auguro di andare presto, quando sarà un po' scemata la folla, a toccare con mano, anzi no, a godere con gli occhi!
  
  

lunedì 14 agosto 2017

La nuova via Roma e la ex-passeggiata alberata

E' argomento del giorno a Cagliari, e non poteva essere diversamente. La pedonalizzazione di via Roma, per ora provvisoria, non poteva non suscitare forti apprezzamenti ed altrettanto forti critiche.

Io mi limito a dire che come esperimento è senz'altro utile, anche appunto per confrontare le opinioni e studiare soluzioni alternative e migliorie. Una cosa è certa: bisogna proteggere la strada, oltre ad abbellirla e dotarla degli elementi tipici del decoro urbano. Non si può pensare di lasciare senza protezione dal sole il basolato, che scaccia ogni presenza umana fino al tramonto!

Fra l'altro non si possono ovviamente piantare alberi, e quelli in vaso sarebbero comunque piccoli oltre che costosi. E veniamo allora al dunque: gli alberi ci sono, e tanti, anche se leggermente spostati rispetto alla carreggiata automobilistica, e sono quelli della ex-passeggiata.  Abbiamo Palme delle Canarie, sotto trattamento costante per il punteruolo rosso, Siliquastri, Oleandri, Palme nane.

Purtroppo il trattamento riservato a questa porzione fondamentale nella complessiva larghezza della via Roma, eseguito come provvisorio tanti anni fa ma ancora perdurante, è per me una ferita aperta e sanguinante: porzione trasformata in parcheggio! Ne avevo parlato nel 2011 (post del  14/2/11) e ripreso in successive occasioni: una situazione veramente insostenibile, dal mio punto di vista.

Per capirci, di questo stiamo parlando, oggi: persone sedute su panchine che si affacciano su carrozzerie di auto, aiuole sporche e maleodoranti, le cementine ricoperte d'asfalto, alberi sofferenti per mancanza d'acqua e  con sintomi di soffocamento.

Allora, credo che il problema sia quello del parcheggio per gli abitanti del quartiere Marina: ma andava affrontato e risolto prima di questo esperimento monco! I parcheggi riservati dovevano essere ricavati in zona porto, e la passeggiata doveva essere recuperata ed unificata con la carreggiata automobilistica: allora sì che sarebbe stata una bella spianata alberata, almeno in parte, e da subito utilizzabile!

Poi, magari con l'aiuto di ristoratori e commercianti del quartiere, si sarebbero potute studiare soluzioni di collegamento fra l'interno del quartiere medesimo, dove tavoli ed arredi sono oggi soffocati, e l'esterno, fino alla zona alberata. Utopia? Forse, ma un giretto a Londra nelle zone recuperate lungo il Tamigi, i London docklands, sarebbe servito a dare qualche buona idea.




Ma ci rendiamo conto di che cosa stiamo lasciando da anni a dare ombra alle auto parcheggiate?
Ed il turista, in arrivo via mare o di passaggio via terra, che osserva prima la zona alberata dedicata al parcheggio delle auto e con le panchine incastrate fra una carrozzeria ed un'altra, e poi transita sulla carreggiata priva di auto ma anche di verde e di ombra, che cosa pensa di questa sistemazione? Come minimo, e se è particolarmente educato, che questo è il mondo alla rovescia!

domenica 13 agosto 2017

Il Fico selvatico, nobile popolano

Il Ficus carica, in italiano Fico selvatico, Caprifico, o semplicemente Fico,  è in effetti l'unico componente della grande famiglia delle Moracee  che ha il diritto di essere riconosciuto attraverso il solo primo nome.

Se ci pensiamo un attimo, infatti, noi diciamo Fico e intendiamo questo, e solo questo, albero, mentre per tutti gli altri dobbiamo precisare (p.es. Fico d'India) o utilizzare il nome scientifico (Ficus benjamina, elastica, magnolioides, rubiginosa ........).

E' giusto così, per uno degli alberi più noti al mondo, carico di storia e di leggende, citatissimo nella Bibbia, con un grande utilizzo medico, sia nella medicina alta che in quella popolare. In Sardegna poi gli usi che la medicina popolare ha fatto del Fico sono innumerevoli, e si mescolavano con credenze delle più strane ed affascinanti.

Una pianta selvatica, popolare e popolana, comunissima ed infestante, sulla quale sono stati scritti libri e la cui esistenza è intrecciata con la storia di molti popoli.

Ed i Fichi a Cagliari? Negli ultimi decenni gli esemplari grandi si sono ridotti moltissimo, per effetto dell'urbanizzazione e della caratteristica di "sporcare per terra" con lattice ed infruttescenze, ma anche per la paura della sue grandi doti di colonizzatore spaccasassi (post del 13/8/12, 10/5/15,  8/4/15 ....).

Ma, per fortuna, molti vecchi gloriosi esemplari sono rimasti, spesso inglobati in luoghi come parchi e giardini, e riportati alla loro nobiltà dal luogo e dalle cure dei giardinieri. Ve ne presento alcuni.

 


Il vecchissimo Fico dell'EXMA, cliente fisso del bar all'ingresso, che ospita anche Radio X.
Non è in condizioni splendide, ma comunque in salute e carico di infruttescenze, i siconi.

Approfitto per ricordare che il nome infruttescenza è dovuto al fatto che i veri frutti sono i semini, i piccoli grani posti nella parte carnosa interna.



E qui a destra siamo all'Orto dei Cappuccini, nella parte alta; due begli esemplari, in buona forma, invitano a godere dell'ombra e del profumo, se siamo disposti a sopportare il rischio di un fico maturo in testa!

Con riferimento a questo luogo, vi rimando ad un'altra foto (post del 4/6/16 )  con la foto di un bellissimo tronco di Fico bitorzoluto.


E qui a sinistra, dove siamo? Siamo al Giardino Vannelli e questo bell'esemplare, in forma un po' arbustiva, è in ottime condizioni e carico di fichi.

Non so se i Fichi che vi ho presentato siano fertili, ed i loro frutti eduli; so che le procedure seguite per rendere fertili gli alberi selvatici sono di grande fascino, e di difficile esecuzione. Basti pensare che il lavoro in natura è svolto da un piccolissimo insetto, che deve poter entrare ed uscire dall'apertura inferiore del siconio per introdurre il polline che feconda i fiori.
Può darsi che qualcosa sia stato fatto all'Orto dei Cappuccini, dove mi risulta che i prodotti delle piante presenti, e dell'orto, siano offerti al pubblico a titolo gratuito. Una iniziativa encomiabile.

domenica 6 agosto 2017

Il Giardino Vannelli e le Lagerstroemie

Mi scuso se parlo per due post di seguito del medesimo albero, la Lagerstroemia indica o Mirto crespo,  ma devo correggere un giudizio un po' troppo critico sui nostri amministratori del verde e sul posizionamento di questi alberelli dalla bellissima fioritura agostana, e quindi attualmente alla ribalta: infatti al Giardino Vannelli di via Giudice Mariano (post del 1/2/16), precisamente nell'ampio prato antistante l'ingresso, ho visto due gruppetti da 3 di questi alberelli, in fioritura, anche bianca.



Certo, sono piccoli anche loro come quelli stradali, ma questi sono di recente impianto e con le innaffiature e la cura "da parco" potranno crescere e dare soddisfazioni ai tanti frequentatori di questo ottimo spazio verde.






Ecco a destra un primo piano che mette in evidenza i petali stropicciati ed il fascino di questi "cuscinetti" di fiori.
All'interno del giardino, lungo la staccionata, un altro esemplare in forma di arbusto con i fiori rosa.
Da notare il tronco liscio e sottile di questi alberelli, quasi in forma di canna.



Detto questo, e stemperate così le critiche precedenti, non posso esimermi da due considerazioni su quello che ho visto all'interno del Giardino Vannelli. Nelle zone laterali, attorno alle 20, era in funzione il sistema di innaffiamento, che impediva di fatto il passaggio in queste zone: forse un invito  a lasciare il parco, adottando un orario incongruo proprio nell'ora più piacevole in piena estate?

Ed ancora: si potrebbe predisporre un cartello all'ingresso per ricordare ai frequentatori, anche per il rispetto dovuto alle piante oltre che agli umani, di tenere i cani a guinzaglio, come peraltro credo sia obbligatorio per legge in un luogo pubblico? Forse aiuterebbe a risvegliare la coscienza civile "sopita" di alcuni nostri concittadini!  

giovedì 3 agosto 2017

La Lagerstroemia fra alti e bassi

La Lagerstroemia indica, alberello del quale abbiamo parlato nel 2011 (post del 25/7/11) , poi nel 2014 e nel 2015, è una pianta che mi  mette in difficoltà; anonima per gran parte dell'anno,  a crescita lenta, con un nome impossibile, mi viene voglia di lasciarla perdere, visti anche gli esemplari stradali cagliaritani (viale Bonaria in stato comatoso, in via Dante scomparsi.....).



Però poi vedo gli esemplari del distributore ex Agip all'inizio di viale Marconi, come quello ripreso qui a lato, che si erge al di sopra del Pitosforo, e ci ripenso.
Se questi alberelli sono in grado di fiorire, in una postazione non certo favorevole come questa, per tutto agosto, quando le altre fioriture di alberi in giro per la città sono praticamente esaurite ( a parte la pazza e splendida Jacaranda, che ha esemplari fioriti praticamente tutto l'anno), perché lasciarli andare?
Perché lasciare vivacchiare esemplari come quello in foto, ripreso in viale Bonaria che certamente non è una strada da non degnare di attenzione, con quel tronco così sottile e la chioma spelacchiata?

Come ho già proposto, se non si riesce a dare loro le cure di cui necessitano, perché non spostare questi esemplari in parchi cittadini (ammesso che sia tecnicamente possibile), dove per esempio a Terramaini ho visto esemplari in ottime condizioni (post del 31/8/13). Sarebbe veramente un peccato privarci di questa splendida e durevole fioritura riccia!

A proposito, e per finire positivamente, almeno per quanto riguarda il nome comune,  della cui assenza mi ero lamentato, ne ho scoperto non uno ma due: Mirto crespo (con riferimento ai petali ed all'ordine botanico di appartenenza, le Myrtales) e Lillà delle Indie, per la somiglianza del fiore e la provenienza.

sabato 29 luglio 2017

Gli Aceri londinesi

Ogni tanto è bene parlare di questa grande famiglia di alberi, caratterizzata da specie con foglie meravigliose e frutti belli e speciali, le disamare.

Purtroppo, come già detto, sono alberi rari a Cagliari, anche se ne abbiamo scovato un certo numero.
In sintesi vi ricordo l'Acero negundo (post del 17/5/11  29/10/16 ), l'Acero giapponese  (post del 26/4/11 e del 17/5/11 già citato), l'Acero saccarino  e l'Acero campestre di Monte Urpinu (post del 25/9/15  e del 20/6/13 ). E non dimentichiamo l'Acero minore, ammirato nelle zone interne della Sardegna (post 29/10/14 ); certamente dimentico qualche post, ma non vi voglio togliere il piacere di "frugare" nel blog, se ne avete voglia. 

Se sono rari da noi, gli Aceri sono invece molto comuni nelle zone a clima continentale, sia in Italia che all'estero; per esempio Londra, dove sono stato di recente, ne accoglie in grande quantità, sia nei parchi che come alberature stradali. Vi presento alcuni esemplari londinesi, sperando così di facilitarvi il riconoscimento, dovunque doveste incontrare qualche albero appartenente alla famiglia.


Ecco un particolare di Acero platanoide che vive ai Kensington Gardens, dove notiamo sia la foglia che le disamare bianche ad ali larghe.

E' una delle specie più note e con la foglia più elegante, a cinque lobi con margine appuntito; assomiglia molto a quella rappresentata nella bandiera canadese (che per la precisione è di un Acer saccharum, quello dello sciroppo ).





Questo è invece un Acero campestre in Holland Park, sempre con bella foglia lobata ma soprattutto con bellissime disamare rosa, un piacere da ammirare.





Sempre all'interno di Holland Park, in uno splendido giardino giapponese donato a Londra come ringraziamento per l'aiuto fornito in occasione del terribile disastro di Fukushima, vediamo alcuni esemplari di Acero giapponese, caratterizzati dal fogliame rosso.



L'Acero, come spero che si deduca anche da queste foto, è un albero che merita attenzione ed apprezzamento. Spero che chiunque di voi abbia occasione, durante le ferie di agosto, di riconoscere Aceri sul suo cammino, dedichi loro uno sguardo di interesse.

sabato 22 luglio 2017

La grande gemma nascosta

Oggi abbiamo un nuovo ingresso nel già vasto mondo degli alberi cagliaritani, ed è un ingresso trionfale, per la bellezza della pianta e della sua attuale fioritura, nonché per la rarità dell'albero in questione,  forse unico esemplare cagliaritano.

Si tratta di un albero appartenente alla grande famiglia delle Leguminose, oggi Fabacee, di origine australiana:
un Peltophorum pterocarpum, che si trova nel giardino della scuola elementare di via Is Guadazzonis.

E' stata una scoperta abbastanza casuale, e della quale devo ringraziare Alessandro, che mi ha segnalato quest'albero, che altrimenti non avrei probabilmente mai notato. Infatti, nonostante la dimensione della pianta (intorno ai dieci metri di altezza), è una gemma nascosta, visibile solo percorrendo a piedi il giardino che dall'ultimo tratto di via Cagna sfocia in via Is Guadazzonis. Una bella passeggiata, che consente di ammirare diverse piante, oltre alla rara e grande gemma Peltoforo (nome molto brutto, ma non ho trovato su internet un nome italiano, mentre si sprecano i nomi inglesi).



E, se si passa di lì, la fioritura non può non attrarre lo sguardo, con il colore giallo luminoso delle infiorescenze, racemi che producono grandi quantità di fiorellini, come si può notare dal tappeto ai piedi dell'albero.



Ed ancora, la elegante lunga foglia bipennata, che assomiglia molto a quella dell'Acacia dealbata (post 9/1/11  ed altri ), non per nulla appartenente alla stessa famiglia.




Per terminare le immagini in bellezza, un primo piano dei fiorellini con i petali stropicciati e le antere colore arancio, che emanano un gradevole profumo.

Purtroppo tutta questa bellezza non è normalmente accessibile, trovandosi l'albero all'interno della scuola: io devo ringraziare il dirigente scolastico ed il personale in loco che mi hanno consentito di realizzare le immagini  qui presentate, dandomi anche alcune indicazioni utili per effettuare il riconoscimento. Percorrendo questi giardini, di scuole come di ospedali cagliaritani, stringe il cuore vedere lo stato di forzato abbandono nel quale oggi sono lasciati, data la carenza ormai cronica di fondi; per fortuna che c'è qualche "gemma" che resiste, a dispetto dell'abbandono, e si presenta come avete visto!

lunedì 17 luglio 2017

Le gemme dell'Orto

Eh no, non parliamo né di peperoni né di zucchine, che pure sono a buon diritto gemme dell'orto, soprattutto in questo periodo; parliamo invece di gemme dell'orto con la "O" maiuscola, l'Orto Botanico cagliaritano.

Ogni tanto ne dobbiamo parlare, di questo posto unico della nostra città, ricordandoci che ogni volta che lo visitiamo facciamo nuove scoperte, fosse anche la cinquantesima volta che ci andiamo: la varietà delle piante presenti, e la varietà del loro modo di presentarsi nei vari periodi dell'anno fanno questo miracolo, se solo ci  abituiamo a coglierlo.


Allora, ecco alcune gemme tratte dall'Orto del luglio 2017. Cominciamo con una foto "puntuta" che richiama lo sfondo del blog: la corteccia di uno degli esemplari di Chorisia insignis, creatura prediletta del blog.
Preciso che la Chorisia è nominata oggi Ceiba speciosa, ma, come ho detto altre volte, io sono rimasto affezionato al nome storico.


Un Fior di Loto, Nelumbo nucifera, ripreso nella vasca dedicata a questa splendida pianta, dove il fiore, la foglia ed il frutto sono contemporaneamente godibili in questo periodo, e fanno appunto di questa vasca uno dei gioielli dell'Orto.





Ed ecco una Ninfea, Nimphaea alba, che fa bella mostra di sé nella vasca centrale, dove vivono anche gli enormi "pesci rossi" che sembrano tonni.





Infine, ultimo ma non ultimo, la bellezza ed eleganza di un fiore di pianta succulenta ed esattamente, come ho rilevato dall'apposito cartellino, un Trichocereus macrogonus, sito nel triangolo in pendenza dedicato alle succulente; questo comparto è secondo me una delle cose più belle del nostro Orto Botanico.

mercoledì 12 luglio 2017

La Farnia e gli inglesi

La Farnia, Quercus robur, è forse l'albero inglese per antonomasia, e certamente quello del quale gli inglesi hanno fatto il maggiore utilizzo nei secoli scorsi, disboscando intere foreste per farne legna da costruzione, carbone, navi, botti e tanti altri manufatti.

Questa quercia è stata così importante nello sviluppo della Gran Bretagna da meritarsi il nome comune di English oak, utilizzato in tutto il Commonwealth.

Ma naturalmente l'importanza della Farnia travalica e di molto il suo rapporto con l'Inghilterra, dato che questo albero, sviluppatosi milioni di anni prima della nascita dell'uomo, ha colonizzato gli enormi spazi del nord America, dell'Europa e dell'Asia fino all'estremo oriente; e l'uomo ha imparato a convivere da sempre con questo compagno di strada, cibandosi fra l'altro delle sue ghiande.


Ecco allora un bell'esemplare di Farnia fotografato a Londra, all'interno del Regent's park, inserito in uno splendido prato verde.

In realtà nei parchi londinesi le Farnie sono meno di quanto si potrebbe pensare, forse proprio per le attività di disboscamento protratte nei secoli, e per la crescita molto lenta di questi alberi; è molto più facile trovare Aceri, Tigli ed altre specie. Naturalmente la situazione è molto più rosea nelle campagne, essendo anche venute meno le necessità di utilizzo del legno ed essendo ormai regolamentati in maniera stringente gli abbattimenti.

Insomma la Farnia è un caposaldo del mondo vegetale, splendido esemplare vivente da milioni di anni del quale è opportuno ogni tanto parlare, anche se, purtroppo, non è praticamente presente in Sardegna.


Ma in Sardegna abbiamo, a farci compagnia ed a non farci rimpiangere la mancanza, la sorella Quercus pubescens, la nostra meravigliosa Roverella. Anche da noi, purtroppo, si è proceduto nel passato a disboscamenti massicci, ed ogni tanto il fuoco se ne porta via qualcuna, ma ne rimangono comunque tante, almeno in certe zone.

E a Cagliari? Rare le Roverelle, rarissime le Farnie. Ne abbiamo parlato più volte, con riferimento in particolare all'esemplare di Farnia dell'EXMA' (post del 2/8/13 , 24/4/14 , 23/10/14  ), che costituisce a buon diritto un albero caratteristico e peculiare della nostra città.

lunedì 10 luglio 2017

La Sterculia della piazzetta

O è in anticipo lei, la Sterculia bidwillii di piazzetta S.Domenico, o sono in ritardo io; di fatto quest'anno sta già sfiorendo, come vediamo dalla foto sotto.

Però mi dispiaceva non ricordarvi della sua esistenza, ed eccoci qua.

Il bellissimo fiore/orcio rosa carico di quest'albero merita una visita, anche solo per assistere al suo distacco dal ramo o raccogliere un esemplare caduto ed esaminarlo da vicino, o ancora portarsene a casa alcuni ed ammirarli mentre galleggiano in una coppa riempita d'acqua.

E poi è bella la piazza, che infatti avevamo già notato nel 2010 (post del 11/12/10) e sono belli gli altri alberi che la adornano, dai Ficus retusa alle Washingtonie.



Se vogliamo cambiare colore, ecco lo smagliante giallo di un Hibiscus in fioritura, che contribuisce a fare bella e varia la piazzetta.

Se poi abbiamo voglia di fare due passi, ci aspettano via Sulis e via Piccioni. per ammirare altro bel verde.

giovedì 6 luglio 2017

Le gemelle succulente

Come ogni anno in questo periodo, e per un tempo abbastanza esteso, le gemelle succulente di via San Mauro sono fiorite, e meritano di essere ammirate.

Parliamo dei due esemplari di una simpatica e curiosa pianta grassa, il Pachipodium lamerei o Palma del Madagascar, che si affacciano e si fanno vedere dai balconcini del primo piano di una casa in via San Mauro, nel quartiere di Villanova. Ve le avevo già presentate (post del 16/11/10 e del 24/8/14 ), ma meritano di essere riproposte, dato che sono veramente simpatiche.

 Eccole qui, con il buffo tronco spinoso e grosso nella parte bassa, ed i ciuffetti di foglie in cima, accompagnati da fiori per l'esemplare di destra.

La presenza delle foglie solo in cima al tronco è la caratteristica che ha fatto attribuire a queste piante il nome comune di Palma, mentre il Madagascar è il loro paese di origine.


A destra un primo piano della bella fioritura bianca, molto longeva; faccio notare infatti che la fioritura del 2014 era della fine di agosto.

Queste succulente sono presenti all'Orto Botanico, nel bellissimo comparto dedicato alle succulente; per il resto in città sono molto rare, anche se, quando sistemate nel posto giusto, sono decisamente decorative.

Un'ultima notazione: l'ingrossamento del tronco, come in altre specie, è funzionale all'immagazzinamento di acqua per resistere a lunghi periodi di siccità.

domenica 2 luglio 2017

Le Carisse fiorite in Tenuta

Oggi vi porto in un bellissimo resort nelle campagne galluresi che, fra le tante qualità di interesse per il turista, ne ha una che a me piace particolarmente: predilige, fra le piante inserite che si aggiungono alla splendida natura, gli arbusti della Carissa macrocarpa.

Ecco una immagine d'insieme: sulla bellezza del luogo non mi soffermo, ma faccio notare in basso un grande arbusto di Carissa, in piena fioritura. E' uno dei tanti esemplari sparsi per la tenuta, più o meno grandi ma tutti in splendide condizioni.

Insomma, un arbusto prediletto dai titolari del resort, che ricambia questa loro scelta  con la bella fioritura profumata, ma anche con i frutti rossi, la foglia coriacea e le eleganti spine bifide.

Naturalmente non è necessario andare fino in Gallura per ammirare questo arbusto, anche se sarebbe certamente una gita gratificante: abbiamo identificato esemplari cagliaritani, soprattutto quelli di S.Elia (post del 10/10/14 , 22/8/15) ma pure in centro città (post del 15/3/16), anche se a Cagliari resta un arbusto raro. Sarà per la sciocca paura delle spine (post del 6/2/17 ed altri) che ha preso i nostri amministratori del verde?



Ma dico, come possiamo negarci la bellezza di questa fioritura? E dei frutti rossi lucidi, fotografati nei post citati, da cui è tratto il nome comune di Prugna del Natal (dal nome della regione sudafricana di origine)?





Insomma, vogliamo vedere questa fioritura più spesso, in giro per Cagliari ed i suoi parchi; fra l'altro, secondo le usanze delle piante tropicali, la fioritura e la fruttificazione avvengono episodicamente, più volte all'anno: cosa vogliamo di più?