Oggi il cesto dei post propone...

Oggi il cesto dei post propone... Alberi rari in città

post del 23 giugno 2011 - Aberia caffra
post del 27 settembre 2012 - Acer saccharinum
post del 11 agosto 2011 - Clerodendrum trichotomum
post del 25 gennaio 2011 - Ficus religiosa
post del 20 ottobre 2011 - Paulownia tomentosa

lunedì 31 agosto 2015

La vecchia Gleditsia carica di baccelli

Eccola qui a sinistra, la  Matriarca dei Giardini Pubblici, una Gleditsia triacanthos  nostra vecchia conoscenza (post del 13/11/10  e del 18/8/13).

Anche se la fotografia non le rende giustizia, la Gleditsia è attualmente carica di frutti, ed ho piacere di smentire me stesso quando nel 2010 la dichiaravo "un vecchio e grande albero ormai piuttosto malmesso"; vecchio e grande senz'altro, malmesso non direi proprio.

Oltre a tutti gli elementi di interesse tipici del genere Gleditsia, questo particolare esemplare racchiude un segreto, dato che l'identificazione della specie Triacanthos è arbitraria. Infatti da quest'ultima la differenziano una serie di caratteristiche, trascurabili per noi profani (per esempio legume più corto, semi più pesanti......), ma determinanti per gli specialisti.

Neppure il grande Vannelli aveva sciolto l'enigma, ed auspicava che qualche cittadino armato di buona volontà portasse dei reperti della nostra pianta ai Kew Gardens di Londra per scovare la soluzione. Chissà se qualcuno lo avrà fatto in questi decenni!

Io mi rivolgo, più modestamente ma neppure tanto, ai giovanissimi studenti dell'Istituto comprensivo "Ciusa", che hanno svolto nella prima parte di quest'anno (guidati dalla Fondazione Sesco per l'ambiente) un ottimo lavoro di ricerca sulle piante monumentali che ha riguardato i Giardini Pubblici, e non solo (Operazione Quadrifoglio):  ragazzi, ora che incomincia il nuovo anno scolastico, che ne dite di risolvere lo strano caso della Gleditsia dei Giardini Pubblici?


giovedì 27 agosto 2015

Eh, signora mia, non ci sono più le mezze stagioni!

Ecco, il titolo di questo post è tratto da un ideale colloquio fra due esemplari di Jacaranda mimosaefolia. Non due qualsiasi, fra le centinaia che, pur con il caldo feroce, espongono lo splendido fogliame piumoso, ma due soggetti appartenenti ad una serie particolare. Che cosa le contraddistingue?



Direi che è immediatamente evidente: le due Jacarande sono fiorite!

Ed è proprio vero che per loro non ci sono più le mezze stagioni, e precisamente quella compresa fra la prima fioritura che anticipa le foglie, a giugno, e la seconda autunnale, a fine ottobre, ancora più bella perché si avvarrà compiutamente del contrasto di colore fra foglie e fiori.

Infatti la maggioranza delle sorelle, in questi mesi estivi, ci fa godere la bellezza del fogliame e della sottostante ombra, ed ancora non si occupa della fioritura. Basta passare in via Dante per rendersene conto, le Jacarande attendono disciplinate di procedere alla fioritura autunnale, quando verrà il momento.

In realtà non è una stranezza, o un frusto luogo comune, quello di cui stanno parlando le due signore di sopra, ma è legato alla loro origine brasiliana e quindi al clima tropicale, nel quale le stagioni sono molto più sfumate, e la fioritura si protrae per molti mesi all'anno, senza interruzioni anche se in maniera meno evidente.

Se aggiungiamo a questo la giusta esposizione al sole e magari una copiosa innaffiatura, il gioco è fatto, la Jacaranda si convince a fiorire anche in agosto!

Per completezza di informazione, diciamo che i due alberi fotografati si trovano uno ai Giardini Pubblici, l'altro, che mostra anche le capsule colore marroncino chiaro, in piazza Repubblica; quindi sono anche un po' distanti per chiacchierare fra loro delle mezze stagioni, ma agli alberi è permesso questo ed altro!

lunedì 24 agosto 2015

Lungomare del Lazzaretto, una vita stentata

E' trascorso quasi un anno dall'inaugurazione di questo tratto di lungomare, e la realtà attuale è un po' diversa rispetto agli auspici formulati allora, sia dalle autorità inauguranti che anche dal blog (post del 25/9/14).

Il nostro punto di osservazione è naturalmente quello del verde; non è certo l'unico, ma credo che sia essenziale per valutare la qualità dei luoghi pubblici.



Allora, resistono abbastanza bene le bellissime aiuole del piazzale antistante l'ingresso del Lazzaretto; a parte le povere Palme delle Canarie, sia il maestoso Olivo che i vecchi Melograni, ripresi qui a sinistra, stanno bene e si offrono alla ammirazione dei visitatori, circondati da profumate erbe aromatiche, Santolina, Elicriso e Rosmarino.

Anche le Melie del piazzale parcheggio stanno abbastanza bene, per quanto la crescita sia inferiore al previsto.






 Non si può dire lo stesso per il lungomare, dove gli alberi, praticamente tutti, appaiono sofferenti: valga come esempio questo povero Carrubo, fra l'altro soffocato dalle erbacce nella sua aiuola.

Anche il filare di  Metrosideros excelsa, che si intravede sullo sfondo della foto, non sembra godere di buona salute; e pensare che sembravano destinate ad un "grande futuro", quando ve le ho presentate nel dicembre scorso (post del 4/12/14).



Insomma la sensazione d'insieme è quella che questo bellissimo spazio stia avendo una vita stentata, e le cause che io individuo sono:

  • il mancato completamento della passeggiata verso Su Siccu, che rende monco l'intervento e meno appetibile al pubblico il sito;
  • la mancanza del posto di ristoro funzionante sul lungomare, la cui struttura comincia fra l'altro a mostrare segni di degrado;
  • la carenza di manutenzione, per gli arredi e per le piante; 
  • la mancanza, ultimo ma non ultimo, di senso civico di molti cittadini, che lasciano rifiuti e degrado.  

La strada intrapresa per rivoluzionare il rapporto fra Cagliari ed il mare è molto lunga, ed è fatta di tanti passi; per esempio il "passo" della passeggiata di Su Siccu sembra ormai compiuto positivamente.
Non possiamo dire lo stesso per il "passo" del Lazzaretto, ma guai ad abbassare la guardia! Qualcosa bisogna pur fare per evitare che il circolo vizioso costituito da:
meno presenze = meno manutenzioni = più degrado = meno presenze ....... diventi irreversibile!



sabato 22 agosto 2015

Le bellezze della Carissa

E' veramente un bell'arbusto la Carissa macrocarpa, che vi ho presentato poco meno di un anno fa (post del 1/10/14), e che si trova in un buon numero di esemplari nello scenografico giardino di S.Elia, fronte Lazzaretto.

Eccola qui a sinistra, inserita insieme ad altri arbusti, soprattutto Lentisco ed Oleandri, a formare una affascinante barriera.

Infatti questo giardino, o almeno questa parte che guarda verso il mare accompagnando la strada, è fatto per essere guardato ma non attraversato (ma per salire al vecchio borgo di S.Elia ci sono le scalette).

Forse per questo motivo è stata scelta la Carissa, dato che la sua bellezza, oltre che dalle foglie, dai fiori e dai frutti, è data dalle bellissime spine acuminate, che suggeriscono di tenersi a debita distanza.


Eccole qui le spine, che fanno da cornice all'elegante fiore bianco a cinque o sei petali: sono lunghe, e si biforcano due volte prima di terminare con le punte acuminate.

Un'altra caratteristica interessante della Carissa è che, data la provenienza dalle regioni tropicali, la fioritura non ha un momento definito, ma è episodica, e la pianta presenta fiori sparsi per molti mesi all'anno, come dimostrano anche le foto del citato post dell'ottobre scorso.



Infine i frutti rossi, che si notano in quest'altro cespuglione: simili a prugne, partecipano anche loro alla bellezza d'insieme della Carissa macrocarpa , che proprio per questo, e per la regione Sudafricana di origine, ha il nome comune di Prugna del Natal.

Questi frutti, quando perfettamente maturi, sono definiti commestibili, o addirittura molto buoni; però la precisazione del "perfettamente", unita alla velenosità del resto della pianta (come il cugino Oleandro, del resto) ed alla presenza delle temibili spine, induce a lasciar perdere, almeno da parte dei non competenti.

Insomma,per questo giardino vale il "guardare e non toccare", ma forse proprio per questo, anche se è triste ammetterlo, appare così gradevole; comunque, data anche la rarità della Carissa, è dovuto un apprezzamento ai giardinieri  che se ne occupano.

lunedì 17 agosto 2015

Le more di rovo, e la meravigliosa fauna di contorno




Agosto è il mese delle more di rovo, cioè dello squisito frutto del Rubus fruticosus, arbusto di suo abbastanza brutto ed antipatico, come abbiamo già avuto modo di notare (post del 7/8/11), se non fosse per la lucida mora.

In realtà dovremmo parlare della fine di agosto/inizio settembre per avere la giusta maturazione delle more, come si nota anche dalla foto sopra: adesso molte drupe sono rosse, ed anche quelle nere non hanno ancora il giusto grado zuccherino.

Comunque un controllo è sempre piacevole farlo, anche se il bottino sarà necessariamente modesto; inoltre si possono fare incontri decisamente interessanti, come vi voglio mostrare anche se parliamo di fauna e non di flora. Guardate questo essere sottostante.


Si tratta di un ragno, con uno splendido addome a strisce gialle e marrone. Naturalmente, data la mia ignoranza, sono andato a documentarmi, ed ho scoperto che si tratta di una femmina di Argiope bruennichi, piuttosto comune nelle nostre campagne.

E' noto come ragno vespa, per evidenti ragioni di colore e, come spesso accade in natura, il maschio è molto più piccolo e brutto della femmina.

Questo ragno predispone una tela molto ampia, nella quale esercita il suo mestiere, intrappolare, avvolgere nel bozzolo e poi con comodo mangiare insetti catturati, come si vede dalla foto sotto.


Lo stesso ragno di prima, visto dall'altra parte, sta appunto "confezionando" quella che sembra una piccola vespa, e che costituirà un suo pasto successivo.

I ragni possono non piacere, addirittura fare schifo o ribrezzo, però dobbiamo ammettere che sono uno splendido prodotto della Natura.  A proposito, leggo che questo ragno è velenoso, ma solo un po': buono a sapersi.

E gli incontri non finiscono qui, perché ho fotografato anche una farfalla non molto appariscente, ma dai colori veramente belli.

Anche in questo caso, ho avuto naturalmente bisogno di documentarmi, ed ho scoperto che dovrebbe trattarsi di un esemplare di Charaxes jasius ,  nome comune Ninfa del corbezzolo.

Ed appunto di Corbezzolo sono le foglie che vediamo sullo sfondo, mentre la farfalla è poggiata su un rametto di rovo (di cui faccio notare, en passant, le spine ad uncino). E' un esemplare piccolo, e la foto non è bella, ma si nota la varietà di colori e le codine che caratterizzano le ali.

Questa farfalla vive esclusivamente dove si trova il Corbezzolo, dato che si nutre di foglie e frutti di questa pianta; quindi dovrebbe essere abbastanza comune in Sardegna, dove l'Arbutus unedo (post del 19/12/12) è di casa.

Ne consegue un problema di coscienza, per noi amanti delle piante, dato che questo lepidottero può essere considerato un parassita, da eliminare:  ma come si fa ad odiare queste ali e questi colori?

venerdì 14 agosto 2015

Gioiellini all'Orto Botanico

Abbiamo detto più volte che uno dei pregi delle piante è che, essendo vive, cambiano aspetto, consentendoci di scoprire qualcosa di nuovo ogni volta che le andiamo a trovare; questo vale tanto più quanto maggiore è la quantità e diversità delle piante, e raggiunge il massimo in un luogo come l'Orto Botanico.

Ecco allora una breve carrellata di cose piccole e belle, gioiellini come da titolo, che ho raccolto nella visita odierna all'Orto.

Questo a sinistra, che non è nemmeno tanto piccolo, è un frutto del Fior di Loto, Nelumbo nucifera, cioè quello che rimane dopo la splendida fioritura di luglio (post del 12/7/14).

I piccoli crateri sono i contenitori dei semi, che attualmente sono stati già dispersi.



Ma ci sono ancora fiori, sebbene pochi dato che la stagione è avanzata; ecco per esempio il fiore rosso di un Haageocereus, che si trova in una delle serre delle piante succulente.






E questo? Certo non è un fiore, però non possiamo negare che sia un gioiellino anche lui, e non ho resistito a proporlo.










Infine, guardate la delicatezza di questo fiore a coppetta circondato dalle bellissime nuove foglie trilobate; si tratta di un Brachychiton populneus.

Come ho già detto (post del 7/6/11),  il nome Brachychiton è quello che ha sostituito nella classificazione più recente il nome di Sterculia, che a noi è molto più familiare; infatti molti di voi avranno notato la somiglianza di questa coppetta con quella di una altra Sterculia, la Bidwillii, di cui questa di oggi è appunto stretta parente (si veda il post citato).


lunedì 10 agosto 2015

I frutti della Maclura, che palle!

Non è che siano fastidiosi o disturbino, questi frutti (a meno che non ci cadano in testa, ma è un caso raro!), è che sembrano proprio delle palle, da baseball o meglio ancora da tennis, visto il colore e la leggera peluria superficiale.

Stiamo parlando  della Maclura pomifera e del suo pomo rugoso, come più correttamente è stato definito questo simpatico frutto quando ne abbiamo parlato alle origini del blog (post del 30/10/10).
Quest'anno la fruttificazione degli esemplari di viale Regina Elena (post del 24/11/14) risulta anticipata e piuttosto copiosa, come vediamo dalla foto sotto.


Le piante di Maclura, che cominciano sopra le scalette di piazza Endrich, si trovano sulla scarpatina fra la passeggiata e la via San Saturnino, ed almeno due o tre esemplari sono dotati di una buona quantità di frutti.

Questi alberelli sono piuttosto sgraziati, tanto più adesso che hanno subito una recente potatura, operazione peraltro necessaria date le robuste ed acuminate spine di cui sono dotate; però l'aspetto di insieme non gradevole è ampiamente ripagato dalla simpatia del suo frutto, per cui spero che la Maclura mi perdonerà per il titolo un po' irridente!

venerdì 7 agosto 2015

L'anima verde delle rotatorie

Il titolo riprende il senso di un vecchio articolo (post del 31/1/11), che sosteneva appunto che anche le rotatorie, pur nel loro freddo ruolo di regolatrici del traffico, possono avere un'anima, e segnatamente un'anima verde.

Da allora molta acqua è passata sotto ai ponti, e auto attorno alle rotatorie, il numero delle quali è cresciuto in modo considerevole, e non più solo in zone periferiche ma anche in pieno centro.

Non è questa la sede per discutere del ruolo delle rotatorie, che ha visto e vede accesi dibattiti fra favorevoli e contrari; né tanto meno è la sede per discutere di aspetti tecnici quali le curvature e la corretta posizione del cerchio rispetto alla direzione delle strade da collegare, aspetti che pure sono stati oggetto di grandi critiche per alcune recenti realizzazioni cagliaritane. No, noi parliamo di arredo urbano, aspetto non secondario dato che una rotatoria ben arredata di prato e piante può fare la differenza fra uno sfregio ed un gradevole collegamento, rilassante anche per lo sguardo frettoloso dell'autombilista.

Possiamo affermare che, sul fronte dei giardinetti interni alle rotatorie, le cose sono molto, molto migliorate negli ultimi anni. Facciamo due esempi di rotatorie in pieno centro, molto conosciute.

Ecco piazza San Benedetto, dove il bordo della rotatoria  è completamente abbellito da una siepe di Lantana camara colore arancio, mentre all'interno vediamo due Jacarande  ottimamente trapiantate dall'ultimo tratto di via Dante (post del 20/9/11).

Si intravedono poi alcune Palme nane, mentre il resto è nascosto dall'altezza della bordura; questo è un aspetto negativo, dato che limita la vista delle altre piante e toglie profondità e spaziosità all'insieme.


Ecco a destra la rotatoria, molto più piccola della precedente, che collega la confluenza fra via Sonnino e via XX Settembre.

Qui le Lantane di colore giallo sono interrotte, non so se volutamente o meno, ma comunque lasciano vedere l'interno; si vedono bei cespugli di Rosmarino, alcuni alti arbusti di Hibiscus syriacus  ed altre essenze, che forse riempiono anche troppo. Comunque una bella macchia di verde, in una zona che di verde è piuttosto povera.
Da apprezzare in particolare il fatto che gli arbusti di Ibisco camuffano i pali per l'illuminazione.

Il giudizio è dunque abbastanza positivo, anche considerando altre rotatorie più recenti, per le quali la tendenza è quella di perseguire una maggiore sobrietà (prato, uno o due alberi e poco altro), che spesso le rende più affascinanti e meno costose per il mantenimento.

Naturalmente, e mi scuso per la banalità, parliamo comunque di un verde godibile solo con lo sguardo, mentre gli altri sensi stanno a riposo; un pedone questo verde non lo può toccare, non  può sentirne il profumo, non si può sedere sotto un albero a meditare, a meno di non penetrare nel recinto, a sprezzo della propria incolumità e del senso comune!

E comunque non è tanto una banalità evidenziare queste differenze, se ricordo certe affermazioni fatte a suo tempo a sostegno della prevista rotatoria di piazza Trento, poi per fortuna non realizzata (post del 9/3/11): che a nessuno venga in mente, per favore, di equiparare una rotatoria ad un giardino!

domenica 2 agosto 2015

Il Monumentale, fra rinascita e degrado

Sono andato a fare un giretto al Cimitero di Bonaria, come mi capita ogni tanto. La scusa di questa volta (in realtà non c'è bisogno di scuse,  ma insomma...) era andare a trovare il Clerodendro, per rivedere la sua fioritura (post del 11/8/11).




Lo ho trovato in ottima forma, come vedete, anche se la fioritura, quest'anno in leggero anticipo, sta già finendo, ed i fiorellini profumati simili al gelsomino stanno lasciando il posto alle lanterne rosee che si trasformeranno negli splendidi frutti di ottobre.


Infatti le piccole lanterne, che si vedono nella foto di destra, si apriranno formando un calice di cinque sepali rossi, che come uno scrigno mostrerà il seme blu lucido, meraviglia già immortalata (6/10/11).


Lasciato il Clerodendro, e così giustificata la visita botanica, ho dato uno sguardo ai lavori in corso che, come ho sintetizzato nel titolo, separano il cimitero fra la rinascita ed il degrado.

La rinascita riguarda tutta la parte piana, l'Orto delle Palme in forte ristrutturazione ma anche tutta la parte antistante l'ingresso, dove saranno ristrutturate le cappelle; il tutto è comunque tenuto abbastanza ordinato e pulito. Unico appunto per le piante all'ingresso, sia i Ficus che gli Aceri giapponesi, che mi sono sembrati sofferenti; spero che sia una cosa momentanea e non legata al pensionamento dello storico guardiano, che curava queste piante con amorevole attenzione.

Il degrado riguarda invece tutta la parte terrazzata, che è veramente abbandonata a se stessa.


Ecco come si presenta una delle gradonate che collegano i vari terrazzamenti, e consentono di salire dal piano alla cima del colle, alle cappelle ed alle bellezze della parte alta del cimitero.

Per deformazione professionale notiamo un Fico sulla destra e, più in alto, un Ailanto che si accinge ad occupare tutta la larghezza della scalinata. Sembra veramente che la natura si stia riappropriando di questi spazi, come, se mi consentite un paragone azzardato, la foresta tropicale nei templi cambogiani!





E le cose non vanno meglio, anzi!, sui terrazzamenti ancora carichi di tombe non trasferite; guardate la foto a destra, non c'è bisogno di aggiungere altro. Ai terrazzamenti è impedito l'accesso, per ovvi motivi di sicurezza.

Ora, io non conosco i piani di intervento del Comune, ma confido che anche questa zona sarà sottoposta ai necessari lavori di conservazione e salvaguardia, prima che le piante infestanti ed il degrado se ne approprino definitivamente.

Questa è decisamente la parte più bella del cimitero, con la solennità dei gradoni e la salita, terrazzo per terrazzo, che apre panorami via via più ampi e godibili sulla città; un fascino assolutamente unico, guai a lasciarlo decadere!