Oggi il cesto dei post propone...

Oggi il cesto dei post propone... Alberi rari in città

post del 23 giugno 2011 - Aberia caffra
post del 27 settembre 2012 - Acer saccharinum
post del 11 agosto 2011 - Clerodendrum trichotomum
post del 25 gennaio 2011 - Ficus religiosa
post del 20 ottobre 2011 - Paulownia tomentosa

lunedì 26 febbraio 2018

Volpi o cigni al Vannelli?

No, né volpi né cigni, ma piante dal nome comune di Coda di volpe o Collo di cigno; così è spesso indicata l'Agave attenuata, e la ragione di questi nomi appare immediatamente comprensibile non appena si osservi la spettacolare infiorescenza di questa succulenta.


Guardate la bellezza esposta da questi due esemplari del parco Vannelli, che avevo già fotografato in occasione dell'apertura del parco (post del 1/2/2016): un grande arco, lungo più di due metri, dove sono disposti centinaia di fiorellini tubulari, che si aprono progressivamente lungo la "proboscide", tanto per restare nei paragoni animali.




E vi avevo già presentato anche l'infiorescenza di un esemplare sito nel settore succulente dell'Orto Botanico (post del 18/3/14); d'altra parte come è possibile non essere attratti da un simile spettacolo?

In quest'altra foto, ripresa da dietro, si vedono gli esemplari di Agave fioriti, più uno senza infiorescenza, prostrati per il peso della rosetta fogliare. Anche l'infiorescenza d'altronde, che pare cresca piuttosto in fretta,  deve la sua forma al peso.

Come sappiamo, le Agavi muoiono dopo la produzione dell'infiorescenza e la conseguente distribuzione dei semi (bulbilli) che assicurerà la prosecuzione della specie: speriamo che l'esemplare residuo ci assicuri la ripetizione dello spettacolo nel prossimo futuro!




E comunque queste piante prima di morire avranno soddisfatto, oltre che la vista dei cagliaritani che frequentano il parco Vannelli, anche le esigenze di centinaia di api che, come si vede, si accalcano per procurarsi il bottino.   
   

giovedì 22 febbraio 2018

Il racconto dei tronchi

Gli alberi ci parlano, anche se sono silenziosi. E quanto più sono anziani o segnati, tanto più hanno da dirci. Ci raccontano la loro storia con la forma, la postura, le ramificazioni,  i disegni del tronco.

Dobbiamo solo fermarci a guardarli, toccarli, ascoltarli ed elaborare quello che sentiamo: saranno elaborazioni della nostra fantasia, in parte, ma non importa: avremo comunque instaurato un rapporto, e questo ci arricchirà.

E il tronco, una parte spesso trascurata nella nostra osservazione degli alberi, svolge invece un ruolo essenziale, tanto più quanto più è anziano il nostro momentaneo interlocutore.

Ecco i tronchi di tre alberi cagliaritani, fra i tanti meritevoli di attenzione, ai quali dedico poche parole: non serve di più.






Un Carrubo bucato, storto e contorto, vicino al Conservatorio di Musica di piazza Porrino; la Natura si sarà accanita contro di lui?








Un vecchio e malconcio Olivo, in via Quesada; avrà combattuto tante battaglie, presumibilmente con gli umani, eppure resiste.



Questo poderoso tronco appartiene ad uno dei Carrubi di piazza Islanda, e mostra il reticolo di gobbe, tipiche degli esemplari grandi ed anziani di questa specie, che hanno lo scopo probabile di irrobustire la struttura di sostegno della chioma.

Non sembra aver avuto problemi nella sua esistenza, né di fulmine né di maltrattamenti dell'uomo, ma al più dei bambini che frequentano la piazza: carezze per lui.










venerdì 16 febbraio 2018

La morte e la vita

Chiedo scusa per il titolo magniloquente, ma mi sembra efficace per commentare la fotografia che vi propongo oggi.

Che cosa c'è che rappresenti meglio la morte di queste vecchie carcasse di semi d'Acero, vecchie, strappate e macerate dagli agenti atmosferici, buttate dal vento in un angolo nascosto, che le ha fatte casualmente sfuggire alla ramazza?

Siamo a Torino, e questa foto me la ha mandata Marco, che ringrazio; non so nulla di più di quello che si vede dalla foto, e cioè una sorta di mummie vegetali finite addirittura sopra un pavimento di gomma a bolli, non esattamente uno sfondo degno di un seme, elemento anatomico nato per la riproduzione.

Eppure, eppure: queste carcasse, magari cadute dalla pianta anni fa, hanno deciso di provare comunque a fare il loro mestiere, assicurare la prosecuzione della specie per l'Acero che le ha generate. I semi, lo sappiamo, sono pazienti e non si spaventano certo per le avversità atmosferiche dell'inverno torinese; anzi i semi di Acero hanno bisogno del freddo per germinare.

Insomma, le prospettive di trasformarsi in piantine non sono certamente rosee, dato il contesto; ma chi ci impedisce di pensare che magari il vento possa ancora trasportare una di queste carcasse in un luogo adatto dove la radichetta embrionale, penetrando nel terreno ...... 

venerdì 9 febbraio 2018

Il Mandorlo che festeggia il Carnevale

Il Mandorlo, Prunus amygdalus, esplode in questo periodo nella sua meravigliosa fioritura, che non manca di meravigliarci ogni anno.

La sua presenza ormai rara in città non fa che accrescere il fascino di questa presenza relitta,  residuo della progressiva urbanizzazione avvenuta nel secolo scorso.

Abbiamo già segnalato alcuni esemplari cittadini (post del 28/2/12  e del 7/2/16 ), belli ma in pieno contesto urbanizzato, via Scirocco e via dei Conversi; oggi, su segnalazione di Claudia, che ringrazio,
abbiamo un esemplare in un contesto che gli rende pienamente merito, la via Giardini Pubblici, elegante sentiero pedonale che collega i Giardini con il viale Buoncammino.






Ecco il Mandorlo, che quasi si getta dalla scarpatina sul sentiero per farsi ammirare al meglio.







E siccome siamo in pieno Carnevale, il nostro festeggia a modo suo, riempiendo il sentiero degli splendidi coriandoli bianchi che produce a getto continuo.





Per rendere omaggio a cotanta bellezza, concludiamo con un primo piano della fioritura.

Se potete, andate a vedere questo Mandorlo ed i suoi coriandoli, è uno spettacolo che merita!

martedì 6 febbraio 2018

Un interessante connubio

Il connubio di cui parliamo oggi è quello fra piante aventi una funzione esclusivamente ornamentale e piante in grado di offrire i propri frutti al consumo dei cittadini.  L'unione fra due funzioni così diverse del giardino, quella estetica e quella commestibile, non è comunemente adottata, tanto meno in città, ma è esattamente quello che la nostra amministrazione comunale del verde sta cominciando a realizzare.

Il primo esempio importante è stato quello dell'Orto dei Cappuccini (post del 4/6/16), dove sono in produzione per il consumo agrumi e prodotti propriamente orticoli, quali fragole, melanzane, cetrioli, il tutto integrato con prati e meravigliosi alberi di grande valenza estetica.

E questa filosofia viene ripresa nel giardino fra  via Biasi e via Salvator Rosa, attualmente in fase di completamento.



Ecco uno scorcio che riprende, al di là della parte "vecchia" qui rappresentata da una siepe di Pitosforo e da un Carrubo, la parte nuova, con i filari di agrumi circondati da giovani Olivi.

Ed un'altra realizzazione che risponde a questa filosofia è stata avviata nel quartiere di Sant'Elia, nell'ambito del recupero verde che interessa tutto il quartiere.





Tornando a via Biasi, a destra un'altra immagine del  connubio, che fa già prevedere un insieme piuttosto gradevole, con le piante da frutto accentrate e, tutt'attorno, stradelli, prato, panchine, Carrubi e tante Palme nane.

Gli Olivi, che fanno parte delle nuove piantumazioni, possono rappresentare una sorta di trait d'union fra la funzione estetica e quella commestibile. 



Infine, ancora protette dalla rete di protezione del cantiere, le piantine di arance e limoni cominciano la loro nuova vita.

Naturalmente, poiché ogni medaglia ha il suo rovescio, le piante da frutto richiedono una manutenzione molto più assidua rispetto, per esempio, ad un Carrubo. Le piante da frutto sono soggette a diverse malattie che non solo le rendono improduttive di frutti eduli, ma che ne azzerano la valenza estetica, rendendole decisamente brutte.

Molti di voi ricorderanno le condizioni degli Aranci di via Pergolesi qualche anno fa (post del 10/9/11), condizioni poi parzialmente sanate, ed è esperienza comune incontrare questi alberi da frutto carichi non di frutti succosi ma di cocciniglia, con le foglie nere ed appiccicose.

Insomma, la solita raccomandazione finale agli amministratori del verde: bravi a fare, ma ancora più bravi  dovete essere a gestire ed a mantenere la qualità di quanto realizzato.