Oggi il cesto dei post propone...

Oggi il cesto dei post propone... Alberi rari in città

post del 23 giugno 2011 - Aberia caffra
post del 27 settembre 2012 - Acer saccharinum
post del 11 agosto 2011 - Clerodendrum trichotomum
post del 25 gennaio 2011 - Ficus religiosa
post del 20 ottobre 2011 - Paulownia tomentosa

domenica 30 settembre 2018

Fine estate delle rarità di Monte Urpinu

Questo post è una ideale prosecuzione di quello della primavera corsa (post del 23/4/18), e vuole dare conto della crescita e del buono stato di salute, in attesa che inizi lo spoglio invernale, dei nostri rari amici verdi di Monte Urpinu basso.




Ecco l'Acero saccarino, Acer saccharinum, ormai un albero, che espone orgoglioso le sue fronde e la grande foglia pentalobata.

Abbiamo seguito la sua crescita dal 2012 (27/9/12 e poi 25/9/15),  all'inizio un po' stentata ma che ora procede bene; l'aspettiamo in autunno avanzato, quando perderà le foglie trascolorate, con begli effetti di foliage.




Ed ecco l'altra rarità, della quale abbiamo seguito la crescita in parallelo con l'Acero: l'elegante Taxodium distichum, il Cipresso di palude che vive, come si confà alla sua natura, con le radici a bagno del ruscelletto  che convoglia l'acqua di scarico dei serbatoi in cima al colle.

Questo nipotino dello splendido esemplare dell'Orto Botanico, più volte presentato nel nostro blog, ha oramai anche lui un ruolo autonomo, e si fa strada fra gli alberi che lo circondano.


La sua giovane età è segnalata dal verde chiaro delle eleganti foglioline, appiattite e quasi aghiformi,  inserite ordinatamente su due file opposte (in modo distico, da cui il nome) nei rametti.

Come si vede anche ad occhio nudo, da parte di non esperti, queste due rarità di Monte Urpinu non hanno nessun grado di parentela fra loro; l'unica cosa che le accomuna, in questa loro posizione cagliaritana, oltre alla vicinanza è la rarità, per cui mi fa piacere continuare a proporle assieme e seguire il loro sviluppo nel nostro bel parco cittadino.

martedì 25 settembre 2018

La meraviglia del bosco primigenio di Montes

"La foresta di Montes ospita una lecceta d'alto fusto plurisecolare unica nel bacino del Mediterraneo per estensione, fisionomia, caratteristiche ecologiche e paesaggistiche."

Questo è il modo in cui il sito di Sardegna Foreste descrive i Lecci di Montes, sul Supramonte di Orgosolo, nella premessa della scheda dedicata alle bellezze di questa zona, che comprendono anche il monte Novo San Giovanni, Funtana Bona e tanto altro.

Noi ci limitiamo qui ai Lecci che, in quantità enorme, si offrono alla vista ed al contatto con il visitatore, nella loro bellezza antica.

Ecco una immagine bucolica, con i cavalli al pascolo brado ed alcuni Lecci di sfondo.

Avevamo già parlato di questi Lecci, in una sorta di reportage fotografico della zona pubblicato alcuni anni fa (post del 29/10/14), ma ritornarci è un piacere, per me e spero anche per voi.

Tornando all'immagine, ed a questi spazi condivisi fra alberi ed animali, è molto bello da vedersi, ma non possiamo nasconderci che il pascolo risulta alquanto invadente nei confronti delle piante, non tanto per il pareggiamento delle chiome in alto, quanto per la brucatura dei nuovi germogli, che ritardano il rinnovamento del bosco e della vegetazione circostante.

A prescindere dalla citata criticità, a cui si potrebbe far fronte con un regolazione del numero di capi al pascolo brado, torniamo alla bellezza ed alla maestosità di Lecci come quelli qui a destra, dove si nota nettamente il pareggiamento delle chiome.

La quantità di Lecci domina di gran lunga questi bellissimi spazi, anche se troviamo ogni tanto esemplari di Roverella (Leccio = Quercus ilex; Roverella = Quercus pubescens), che però qui sembrano riconoscere il dominio dei fratelli, e sono meno imponenti di come si presentano in altre zone.




Infine, quasi a smentire ciò che dicevo sul sottobosco brucato dal pascolo, ecco una famiglia di mazze di tamburo, Macrolepiota procera, non prelevata né da quadrupedi né da bipedi, chissà perché.
 

giovedì 20 settembre 2018

Eugenia, un nuovo gradevolissimo arbusto

Oggi vi presento un alberello di grande fascino, inspiegabilmente assente nel nostro verde urbano. Si tratta della Eugenia myrtifolia o paniculata, originaria dell'Australia e, come dice il nome, parente del nostro Mirto.

Eccola qua a sinistra, fotografata carica di  bacche nel giardino di una bella locanda di Oliena.

La elegante foglia coriacea verde scuro completa la bellezza delle bacche, che sono anche commestibili; in più, in primavera, la Eugenia produce dei fiorellini color panna, di buona valenza estetica e con gli stami a ciuffo, simili appunto a quelli del Mirto.


In quest'altra foto, che riprende una porzione più ampia della Eugenia, si nota la quantità di bacche, ed il bel colore rossastro delle giovani foglioline.

Insomma, proprio una bella scoperta, anche se il vero nome scientifico, Syzygium paniculatum, è difficile e non le rende merito, e lo cito solo per completezza.

Più interessante, come curiosità, è sapere che la nostra Eugenia è stretta parente della pianta che produce i comuni chiodi di garofano (Syzygium aromaticum).

Insomma, benvenuta fra noi Eugenia myrtifolia, e speriamo di conoscere presto tue sorelle cagliaritane!

venerdì 14 settembre 2018

Quattro Palme e due Leoni

Il titolo del post odierno nasce dalla inquadratura della fotografia sottostante, che ha al centro dell'immagine la porta cinquecentesca di accesso sud al Castello, cioè la porta dei due Leoni.


Eccola qua, e le teste dei leoni sono quelle sopra l'arco, che nella foto appaiono come bugnature.

Ma, naturalmente, il nostro interesse per la foto riguarda le piante,  e nella fattispecie il fatto peculiare che l'immagine racchiude 4 specie diverse di Palme.

Partendo dalla più vicina, troviamo una Cycas revoluta, l'elegante fossile vivente (post del 9/7/13 e diversi altri) che si trova bene in città e che infatti è oramai molto presente.

In realtà, è opportuna la precisazione, la Cycas non è una Palma, ma una antichissima Gymnosperma, parente casomai del Ginkgo e delle conifere piuttosto che delle Palme; ma, data la somiglianza con le Palme, mi scuserete se la associo qui al quartetto.


Segue poi una Washingtonia filifera, al centro della aiuola spartitraffico di via Mazzini (spartitraffico?  ma quale traffico? via Mazzini è chiusa alle auto ormai da molti, troppi mesi, e gli abitanti di Castello sono costretti a fastidiosi e lunghi giri); la Washingtonia, dicevamo, con appesa la vestaglietta di foglie morte che, tutto sommato, non la imbruttisce.

Più in fondo, proprio allo spigolo della porta, si intravede una Chamaerops humilis, la nostra Palma nana o di San Pietro.

Infine, ancora più in fondo ed in alto sulla passeggiata del Bastione, notiamo una Phoenix dactilifera,
una delle poche piante che residuano al Bastione, dopo la moria delle Palme delle Canarie causata dal punteruolo rosso. Approfitto per ribadire quanto già espresso (post del 9/12/17), e cioè che la terrazza del Bastione necessita assolutamente di altre piante e fioriture.

venerdì 7 settembre 2018

La Maclura pomifera fa il suo dovere annuale

La Maclura pomifera, o albero dal pomo rugoso, è stata una delle prime piante che ho presentato nel blog (post del 30/10/10), soprattutto per mettere in evidenza il buffo frutto (in realtà un sorosio,  tipo di infruttescenza); la ho presentata anche successivamente, ma sempre mettendo in evidenza il frutto, e non presentando mai una pianta nel suo insieme.

Oggi voglio recuperare questa mancanza, dato che mi sembra che questa pianta ormai rara in città lo meriti.

Eccolo qui a sinistra, uno degli esemplari sul bordo della passeggiata di Terrapieno. E' uno degli alberelli che residuano di una siepe continua che era stata impiantata molti decenni fa, probabilmente per provare il suo adattamento al nostro clima come sostituto del Gelso, per l'allevamento dei bachi da seta.

Infatti la Maclura è stretto parente del Gelso, appartenendo alla stessa famiglia delle Moracee ma, contrariamente a quest'ultimo, non subisce l'attacco della cocciniglia, che invece stava distruggendo i Gelsi locali.

Il tentativo di sostituzione, a quanto risulta, non riuscì, anche perché nel mentre venne a cadere del tutto l'allevamento dei bachi da seta; ecco perché restano solo pochi esemplari, oltre naturalmente ad alcuni grossi alberi che si possono vedere sul sentiero principale dell'Orto Botanico.


Mi risulta anche che esistano alcuni residui di siepi in campagna, utilizzate come limite di proprietà per sfruttare come barriera le grosse spine.
Una pianta decisamente poco appariscente, se non fosse che continua a farsi apprezzare per la particolarità dei frutti, anche se non commestibili.


Eccoli allora alcuni frutti che occhieggiano nella folta chioma dell'esemplare fotografato in viale Regina Elena; sono come si vede un po' nascosti, ma forse resisteranno appesi fino alla perdita delle foglie, ed allora saranno sicuramente visibili.

Insomma una pianta del passato, che però ci racconta un pezzo della affascinante storia dell'allevamento dei bachi da seta, che aveva interessato anche il nostro glorioso Istituto Agrario (post del 17/4/12); merita quindi di essere ricordata, al di là del buffo pomo rugoso, che pure costituisce tuttora il suo elemento di attrazione.

sabato 1 settembre 2018

La Annona, albero da frutto tropicale, a Cagliari

La Annona cherimola, nome italiano, pochissimo noto, Cirimoia, è un albero originario dell'America del sud, dove il suo frutto è conosciutissimo e consumato come una prelibatezza, con un gusto fra ananas e mango.

In Europa è coltivato solo nella Spagna del sud e, in Italia, in Sicilia. Ne avevamo parlato nel blog nel 2011 (post del 22/5/11), quasi casualmente e su richiesta, senza riportare alcuna fotografia dato che a me non risultava presente a Cagliari.

Oggi aggiorno con piacere la mia posizione, e vi presento un esemplare cittadino di questo gradevole albero, segnalatomi da Paolo, che ringrazio.

Si tratta di un esemplare facilmente individuabile, se si riconosce la fotografia a lato: siamo alla fermata "Largo Gennari" del metrotram, e l'albero è quello sulla destra che sporge sul marciapiede.

E' un albero piuttosto grande, sicuramente con qualche decennio di vita alle spalle, ed attualmente espone i particolari frutti quasi sferici,  che sono caratterizzati da un reticolato di segni in rilievo, come cicatrici, che formano delle figure geometriche.

Ecco una foto ravvicinata dell'albero in questione: il frutto non è qui particolarmente evidente, in compenso si notano le ampie foglie costolute.


Non  mi risulta che i frutti di questo albero in particolare arrivino a piena maturazione, anche se ormai il nostro clima lo consente, magari con qualche accortezza o in qualche zona con il microclima giusto; mi risulta infatti che esista un coltivatore, credo nelle campagne di Uta o Capoterra, che produce e commercia, fra vari frutti tropicali, anche quelli dell'Annona.

Inoltre, ho visto che Sgaravatti ha messo in vendita, anche se credo per un periodo limitato, diverse qualità di alberi da frutto tropicale, compreso l'oggetto del nostro interesse odierno ; segno che stanno nascendo nuove possibilità di coltivazione di frutta esotica, dai gusti nuovi e profumati.

Concludo con una valutazione personale, forse un po' sciovinista: ottimi i mango, gli avocado, la papaya, il litchi e, appunto, la Annona; ma le nostre pesche di pasta gialla, o le nostre albicocche ben coltivate, tanto per citare due frutti nostrani, non temono alcun confronto!