Oggi il cesto dei post propone...

Oggi il cesto dei post propone... Alberi in fiore, seconda serie

post del 18 luglio 2011 - Acacia Horrida
post del 3 maggio 2011 - Bauhinia
post del 10 ottobre 2012 - Chorisia
post del 17 giugno 2011 - Erythrina
post del 8 aprile 2011, Ippocastano

lunedì 21 gennaio 2019

Il Cipresso dell'Arizona a Monte Urpinu

Nella lunga storia del blog abbiamo fatto nascere, e seguito dal lontano 2010, la famiglia delle Cupressacee, composta dal Cupressus sempervirens, Cipresso comune, dal Cupressus cashmeriana,  Cipresso del Cashmere e, per completezza, dallo splendido fratellastro Taxodium disticum, Cipresso calvo.

Mentre vi rimando agli svariati post dedicati alle specie precedenti, vi voglio presentare un nuovo membro della famiglia, il Cupressus arizonica , alcuni esemplari del quale fanno bella mostra di sé nel bel giardino basso di Monte Urpinu, proprio al confine con via Garavetti.

Ecco che cosa mi ha spinto a parlarne oggi: guardate la foto sottostante.


Che cosa è? A prima vista sembra un alveare dove centinaia di api indaffarate fanno il loro mestiere, ed invece sono le strutture riproduttive maschili di un Cipresso dell'Arizona di monte Urpinu.

Queste strutture riproduttive, i coni, si preparano e rilasciare, a fine inverno, il polline (microspore), che andrà ad incontrare le macrospore contenute negli organi riproduttivi femminili (galbuli o piccole pigne tondeggianti).



Ed eccoli i Cipressi che danno luogo a questa strana, attuale "fioritura". All'apparenza sembrano del tutto normali, ma se ci avviciniamo ad osservare scopriamo i dettagli della macrofotografia di sopra.

Molto elegante la articolazione dei rametti, di colore verde perché ricoperti dalle microfoglioline a squame strettamente addossate, che assicurano la funzione clorofilliana.
Questi ramuli hanno sezione circolare e, al termine di tantissimi di loro, ecco spuntare questa sorta di cappellino conico con le spore gialle che cominciano a gonfiarsi.

Insomma possiamo concludere che anche i Cipressi, che spesso consideriamo "noiosi", poco attraenti, buoni al più per i cimiteri, belli solo se visti in filare, hanno invece molto da offrire alla nostra attenzione ed ammirazione, se solo ci soffermiamo un attimo ad osservarli.