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Gli orci rossi della Sterculia

E' la primavera, lo so. Non dovremmo meravigliarci delle fioriture primaverili e del loro presentarsi improvviso ed esplosivo, una speci...

sabato 27 giugno 2026

L'albero di Bignonia gialla fiorito

 La Campsis (Bignonia) radicans flava è una pianta rampicante caratterizzata, come da attributo flava, dalla fioritura gialla di grande fascino.

E' una pianta rampicante, dicevamo, ma che se non trova appigli non disdegna di reggersi in autonomia, come l'esemplare odierno, che è un vero e proprio albero.


Eccolo qua, l'esemplare che merita di essere chiamato albero, almeno come altezza.

Dove si trova? Molti di voi avranno riconosciuto la strada, soprattutto i frequentatori del mercato nel nuovo sito o quelli del Teatro Lirico: siamo in via S.Alenixedda, nel giardino della ex scuola agraria.

Questa Bignonia è un esemplare storico, del quale abbiamo già parlato diverse volte (p.es. post del 7/12/10, ma anche 30/5/14, o 2/5/17); dai post citati si può cogliere anche la bellezza degli altri colori, che accompagnano la tarda primavera e la prima estate.



  

Ecco a destra alcuni fiori , che ci fanno cogliere la vivacità del giallo di queste simpatiche trombette.

Ed altrettanto bello è il colore dei fiori di un'altra specie di Bignonia, la Bignonia tweediana, fotografata fra l'altro nel post del 2017 citato.

Termino sciogliendo una curiosità, che avrà colto sicuramente alcuni di voi: da dove origina lo strano nome di questa strada, che è anche il nome di una piccola ed affascinante chiesetta romanica? Alenixedda è il diminutivo sardo di Elena, santa alla quale è dedicata la chiesetta ed il quartiere con l'omonima strada.


 

venerdì 19 giugno 2026

Il tappeto rosso

 No, non ci riferiamo al tappeto rosso, red carpet,  degli Oscar, e tantomeno a quello steso da Trump per accogliere Putin in  Alaska, ma ad una tappeto rosso naturale e prodotto da un albero, come si confà al nostro blog.

Eccolo qui, il bellissimo tappeto rosso. Chi lo produce e dove si trova, sono le domande che sorgono spontanee, ma che dovrebbero avere già una risposta per i più assidui lettori del blog: questo tappeto è prodotto da una Sterculia diversifolia, attualmente riclassificata in Brachychiton populneus, che si trova fra via Stoccolma e via Berna, a Genneruxi.

Ne abbiamo parlato tante volte, delle due sorellone di Genneruxi (p.es. post del 26/5/16,  2/6/2024/1/26), ma la bellezza di questa fioritura e di questo tappeto ci induce a parlarne ancora.



Ed ecco a destra la "macchina" che provvede alla continua produzione del tappeto, quando i piccoli orci decidono di cadere e distribuirsi per terra.

Ricordo che le sorelle sono due, e che la produzione è sfalsata di un paio di settimane; ricordo altresì che i tanti esemplari sparsi per la città sono in grado di produrre anche tappeti gialli o verdognoli, per tutti i gusti, ma comunque sempre bellissimi!  


lunedì 8 giugno 2026

La spalliera dei Capperi fioriti

 L'attrazione è fatale, non posso resistere: quando passo di fronte ad una spalliera di Capperi fioriti, Capparis spinosa, mi fermo ad ammirarli e, magari, a fotografarli.



Ed eccola, la spalliera odierna: si trova in via Fiume, ed è una delle tante che abbelliscono in questi giorni gli strapiombi di Castello, quartiere cagliaritano di elezione di questa bellissima piantina arrampicatrice.

Naturalmente abbiamo parlato tante volte del Cappero, ne cito solo alcune (post del 24/5/15, 4/7/1611/6/20); ho addirittura usato il nome sardo Tappara, o la triade Calcare, Sole, Allegria, per celebrare i Capperi di Castello!

 



Spero che anche le centinaia di turisti che frequentano questi giorni il quartiere, magari stimolati dai loro accompagnatori, siano attratti e godano, fra le altre cose che offre il luogo, di questa vista, magari mettendo a fuoco la delicatezza del singolo fiorellino, come nella foto qui di seguito: un vero piacere!

domenica 31 maggio 2026

Il Cactus con la coroncina di fiori

 Oggi vi presento una nuova pianta grassa, o meglio succulenta: la Mamillaria spinosissima, appartenente alla grande famiglia delle cactacee. Presentare piante grasse è una cosa che non faccio quasi mai, anche se mi piacciono molto, perché appartengono ad un mondo che conosco molto poco.

Ma, ogni tanto, mi piace trasgredire, soprattutto quando è il periodo di fioritura, dato che i fiori delle piante succulente sono normalmente bellissimi, e le fioriture sono spesso rare.



Se poi la fioritura assume l'aspetto di una coroncina posta all'apice del tronco, come è tipico di questa specie, diventa irresistibile, come nel caso della Mamillaria qui a sinistra, ripresa in un vaso del mio terrazzo.

Come si intuisce dalla foto, questa pianta ha un fusto colonnare, alto una quindicina di centimetri, e la sua fioritura dura diversi giorni, e può anche ripetersi più volte nell'arco dell'anno.

Devo aggiungere, a scanso di equivoci, che la pianta grassa è affascinante anche in assenza di fioritura, per la forma e per la livrea spinosa, oltre che per il modo nel quale il bravo coltivatore dispone in vaso piantine di diversa specie.





Per apprezzare anche la livrea spinosa, ecco una immagine appartenente ad altre Mamillarie, che vivono nello stesso vaso ma che sono fiorite una quindicina di giorni fa, dandosi il cambio con l'esemplare precedente e mantenendo così più a lungo la possibilità di ammirare la fioritura.

Faccio infine notare l'altra succulenta che appare in basso a destra in foto, con altri strani fiorellini lunghi e sottili. E questo è solo un assaggio di un mondo meraviglioso, se saputo osservare!


martedì 19 maggio 2026

L'enorme e meraviglioso Tasso torinese

 Oggi andiamo fuori Sardegna, e precisamente a Torino, città ricca di verde, di alberi enormi e di grande impatto. Ci sono stato trasportato, quasi di forza, da una immagine che mi ha inviato Stefano, che ringrazio; eccola qui sotto.

L'enorme Tasso, Taxus baccata, si trova nei giardini barocchi della Villa della Regina a Torino, residenza reale Sabauda e meta turistica molto frequentata.

Un esemplare magnifico, e certamente secolare, che è stato trattato recentemente con una potatura di contenimento, operazione che i Tassi sopportano molto bene, e che gli ha dato questo assetto conico di grande fascino.

E noi sardi conosciamo molto bene il Tasso, pianta autoctona della nostra isola, che però predilige le zone fresche e quindi non è praticamente presente a Cagliari, ma appunto nell'interno dell'isola ed in quota. Vi rimando al riguardo ad alcuni dei post dedicati ai Tassi nella realtà isolana (post 11/5/16,   29/9/1722/10/1226/8/11 ), per dimostrare con orgoglio che anche noi abbiamo da dire la nostra sui Tassi, fra singoli esemplari millenari e boschi a loro dedicati. 

Insomma il Tasso è un albero capace di assumere le più diverse fattezze, dalla siepe ad altezza d'uomo alla mostruosità del tronco da 7,50 metri di circonferenza dell'esemplare nostrano di Badde Salighes,  fino ad altezze inusitate per noi ma non per lo splendido esemplare odierno. 
 

martedì 5 maggio 2026

E intanto, in via Roma, la Gleditsia del bosco orizzontale..........

 ..... Cresce, e mostra orgogliosa le sue infiorescenze e le sue belle foglie composte. 


Ecco, ho voluto rappresentare la situazione attuale del bosco orizzontale di via Roma con un primo piano di una Gleditsia triacanthos, che mi pare rappresenti bene la voglia di vita che si respira nella passeggiata in questi giorni.

Questa essenza, dal nome comune di Spino di Giuda, è presente nel blog fino dalle sue origini (post del 13/11/10, e poi tanti altri), ed è caratterizzata dai lunghi legumi, che forse si svilupperanno già questa estate sugli esemplari di via Roma.

Ma naturalmente non sono solo le Gleditsie a godere dell'aria primaverile nel bosco orizzontale, ma anche le Melie, le Jacarande, i Siliquastri, i Lecci (post del 8/2/25   e del 7/8/25). Ho citato per ultimi i Lecci, perché sono quelli che ancora mi lasciano qualche dubbio sulla loro riuscita.

Alcuni esemplari appaiono sofferenti, forse malati, anche se la crescita lenta non consente di esprimere giudizi definitivi; certo è che vanno seguiti attentamente, se non si vuole che degradino come avvenuto per gli esemplari in aiuola di altre vie cittadine. 

Ma comunque, nell'insieme, con i suoi alberi e le sue aiuole ricche di verde arbustivo profumato, la strada è bella; se poi pensiamo a come era solo una decina di anni fa (post del 14/8/17   ed altri), possiamo essere orgogliosi, pur non dimenticando le critiche.

Naturalmente e come sempre, ma soprattutto qui, la bellezza dipende anche dai manutentori del verde e dal senso civico dei frequentatori, non scordiamolo mai!  

mercoledì 29 aprile 2026

L'Iris primaverile

 

Non si può rimanere indifferenti alla bellezza di questo fiorellino, anche se molto piccolo, in genere pochi centimetri da terra, e di vita brevissima, non più di mezza giornata.

Si tratta di un Iris, dal nome scientifico impronunciabile di Moraea sisyrinchium, una bulbosa che cresce in questo periodo nei terreni liberi vicino al mare.

Ve lo avevo già presentato (post del 19/4/18), ma il fascino di questa fugace bulbacea merita una ripresa, eternata da questa foto di alcuni giorni fa, nei terreni ghiaiosi appena a monte di una spiaggia di Santa Margherita.

Il nome comune è Giaggiolo, che identifica però decine di specie, ivi compreso l'Iris planifolia invernale, anch'esso oggetto della nostra attenzione in alcune occasioni. 

Noi ci accontentiamo di aver individuato due specie;  lasciamo il resto agli specialisti, e ci limitiamo ad ammirare questi meravigliosi piccoli prodotti della Natura.

martedì 21 aprile 2026

Ricordiamoci di ammirare la fioritura degli Ippocastani cagliaritani!

 Ho presentato già diverse volte la fioritura degli Ippocastani, Aesculus hippocastanus, ed in particolare di quelli di via Castiglione, che ne ospita molti esemplari; ma questo non mi esime dal riportarli alla ribalta ancora una volta, data la peculiarità e la bellezza di questa fioritura.

Ecco allora un bell'esemplare, con ampia e simmetrica chioma, che espone le splendide infiorescenze bianche che sembrano candeline appese ai rami.

Un albero che ho già presentato più volte, dicevo, da una lato segnalando la poca adattabilità al nostro clima, che lo fa crescere poco e lo fa soffrire e deperire per il caldo, dall'altra appunto la fioritura, tanto più godibile per la altezza non troppo elevata dei nostri alberi.

Ricordo anche che di questa essenza esiste una specie con i fiori rosa, Aesculus pavia, con pannocchie ancora più belle, e di cui esiste almeno un esemplare, sempre in via Castiglione; vi rimando ai precedenti post per ulteriori notizie e foto, ecco alcuni link (post del 8/4/1127/4/16, 7/5/20 ). 

Ma, come sempre, il suggerimento è recarsi a goderli di persona, nell'ambito di una passeggiata che può comprendere anche i Callistemon citrinus con i loro spazzolini rossi, nel parchetto proprio all'inizio della via.

domenica 12 aprile 2026

Si poteva salvare questo Schinus?

 Sì, secondo me si poteva salvare il grande Schinus molle che viveva nel piazzale di fronte al parco Vannelli, fra via Giudice Chiano e via Giudice Mariano: bisognava solo intervenire per tempo per proteggerlo adeguatamente o, una volta verificatosi il parziale sradicamento, intervenire con il raddrizzamento e con un sostegno adeguato al peso della chioma. Purtroppo non è stata fatta né l'una cosa né l'altra, e l'albero è finito nelle grinfie della motosega.


Ecco una foto scattata a febbraio di quest'anno, dopo che il parziale sradicamento era avvenuto: il tronco era sorretto da un sostegno assolutamente inadeguato, ed in questa fase si doveva intervenire con il raddrizzamento (previa eventuale sfoltitura della chioma) e l'inserimento di un sostegno adeguato.

Ma, in realtà, era già mancato l'intervento preventivo di protezione, che avrebbe evitato questa situazione; purtroppo gli Schinus molle, a fronte di una crescita generosa nella quantità di rami e veloce nel tempo (si pensi per esempio agli esemplari  della piazza prospiciente  via dei Giudicati), hanno la caratteristica di avere un tronco sottile in relazione alla chioma, e quindi possono essere a rischio in ragione dell'esposizione al vento, soprattutto al maestrale. Ma questo i nostri giardinieri comunali lo sanno bene.

Tornando al nostro esemplare del parco Vannelli, non essendoci stata la protezione preventiva si doveva intervenire con il raddrizzamento ed il sostegno adeguato.


E invece questa a destra è la situazione odierna, dopo l'intervento della motosega.

Si può obiettare: l'intervento di salvataggio sarebbe costato molto di più, e l'esito sarebbe stato incerto; lo so, ma comunque secondo me si doveva tentare.
Si può solo sperare che per il futuro si lavori di più sugli interventi di protezione preventivi, almeno per gli esemplari più esposti.



sabato 4 aprile 2026

Passeggiata primaverile all'inizio di Terrapieno

 E sottolineo primaverile, dato che finalmente, con due settimane di ritardo e tante piogge, la primavera si è manifestata, e con lei il cielo limpido e la voglia di uscire a passeggio: e allora, che cosa c'è di meglio di una passeggiata verde a Terrapieno?

Cominciamo dal Giardino sotto le Mura e da quello che per me, assieme alla grande Fitolacca dioica alla base dell'ascensore, ne costituisce l'albero più rappresentativo: il vecchissimo Carrubo, Ceratonia siliqua, che si presenta alla nostra ammirazione con il bastone della vecchiaia che sorregge il glorioso tronco, avvitato, vuoto e spigoloso.


 



Ecco una immagine d'insieme che ce lo mostra piegato, ma con la chioma ancora in forma, e nella foto sotto un dettaglio del tronco con i segni dell'età.

                                             
                                              

Un albero che merita di essere ammirato con calma, magari seduti su una delle panchine che lo affiancano.




Qui siamo dirimpetto al Giardino sotto le Mura, in piazza Endrich, appunto all'inizio di Terrapieno. 
Si vede, contornato dalle fronde del grande Ficus magnolioides, il globo di un lampione, dal quale spunta, che cosa? una Felce, che non ha trovato di meglio per sistemarsi che un pertugio fra il globo e la struttura di sostegno.
Una foto buffa, che dimostra ancora una volta che non esiste niente che possa fermare un seme che ha deciso di germinare! Ringrazio Maria Bonaria, che mi ha segnalato questa situazione. 



E queste qui a destra, sempre in piazza Endrich e con lo sfondo del filare di Ficus retusa,  sono alcune delle Washingtonie che sostituiscono le precedenti Phoenix uccise dal malefico punteruolo rosso, come a suo tempo segnalato (post del 11/10/15). 

Come si vede, e senza nemmeno passeggiare molto, abbiamo trovato alcuni spunti di interesse sul verde di questa bellissima parte della città; basta fermarsi, guardare ed apprezzare!   

domenica 22 marzo 2026

Un arbusto di origine australiana, dalla bellissima fioritura

 Quando presento un arbusto sono sempre a disagio, perché le mie conoscenze riguardano soprattutto gli alberi, e per riconoscere e descrivere un arbusto, dopo averlo visto e fotografato in città, devo spesso ricorrere ai testi specialistici o ad Internet.

E così ho fatto oggi, per l'arbusto che vi presento: la Grevillea johnsonii


Eccolo qui, nel pieno della sua fioritura di fine inverno. E' un arbusto di origine australiana, come tutte le piante di questa famiglia, a cominciare dalla Grevillea robusta, pluritrattata nel blog, per proseguire con la Grevillea rosmarinifolia (post del 6/1/21).

E' una grande famiglia, quella delle Proteaceae, a cui appartengono le  Grevillee, famiglia che comprende piante molto diverse,  dai piccoli arbusti ai grandi alberi; diverse ma spesso con fiori piuttosto simili, raccolti in forma di spazzolini, con petali avvolti su se stessi e con lunghi stami in evidenza, a formare un insieme molto piacevole.

Le foglie dell'arbusto che vi presento oggi sono molto lunghe e sottili, tanto da somigliare ad aghi di Pino.

Questo elegante arbusto fiorito, insieme ad alcuni altri esemplari, si trova in via Piero della Francesca, all'ingresso del Centro commerciale; sicuramente vale la pena andare ad ammirarlo, e magari procurarselo per il proprio giardino o terrazzo.

sabato 14 marzo 2026

Gli Olivi, ed un giardino bucolico

 L'Olivo, Olea europaea sativa, rappresenta, con i suoi cugini Olivastro e Fillirea, un caposaldo della flora sarda (post del 22/12/11), al quale ci sentiamo affezionati, sia per gli esemplari cittadini (vedi p.es. post del 11/3/12  o del 15/11/12), che per gli innumerevoli esemplari delle nostre campagne; un albero che ci accompagna lungo la nostra esistenza, tramandatoci dai nostri avi e che, si spera, lasceremo in eredità ai nostri discendenti.

Fatta questa premessa, mi sembra doveroso presentare una scoperta recente; un giardino pubblico di Olivi rigogliosi, in un contesto bucolico di prato verde, complici le piogge che ci hanno accompagnato questo inverno.

L'immagine fotografica è caratterizzata, sullo sfondo, da una semplice ed elegante torre campanaria, che fornisce ulteriore valore al contorno di alberi.

Dove si trova questo bel giardino? Non è facile riconoscere il luogo, per chi non frequenta l'hinterland cagliaritano, anche se la torre potrebbe aiutare: ci troviamo a Settimo San Pietro, ed il campanile appartiene alla parrocchiale del paese, appunto San Pietro Apostolo, risalente al quindicesimo secolo. 
  

giovedì 5 marzo 2026

Un'altra orecchia d'elefante

 In realtà il nome comune di orecchia di elefante viene attribuito in maniera indifferenziata ad una intera famiglia di piante succulente, le crassulacee, appunto caratterizzate dalle  grandi, grasse e caratteristiche foglie verdi, qualche volta bordate di rosso o arancio, come la specie che vi presento oggi.

Ecco perché il titolo del post odierno parla di un'altra orecchia di elefante, dato che la prima la avevo presentata una decina di anni fa (post del 17/12/16).     


Ed eccolo qui il bell'esemplare che si prepara a fiorire: si tratta della Kalanchoe tetraphylla, anch'essa proveniente dal Madagascar come quella del post citato (Kalanchoe beharensis).

Come si vede, anche se i fiori non sono ancora sbocciati, il fogliame ha un aspetto molto gradevole ed ornamentale, che giustifica una buona diffusione, sia in giardino che in terrazzo.

L'esemplare fotografato si trova lungo il perimetro esterno della terrazza del ristorante della società sportiva Rari Nantes, ma esemplari della famiglia vivono naturalmente anche nello splendido comparto dell'Orto Botanico dedicato alle succulente  (post del 30/1/24, ed altri). 




lunedì 23 febbraio 2026

Una nuova Palma, nel povero parco Vannelli

 Cominciamo con il giustificare l'attributo di "povero": il parco Vannelli  di via Giudice Chiano continua a soffrire di un degrado progressivo, del quale ho più volte parlato (p.es. vedi post del 3/5/22), purtroppo inutilmente.

L'erba alta non tagliata, i rami caduti non portati via, lo spesso e soffocante tappeto di aghi sotto al grande esemplare di Pinus pinea, per non dire dei cartelli erroneamente posizionati o abbandonati per terra, sono solo alcuni degli aspetti di degrado da me recentemente rilevati, a conferma di una perdurante mancanza di manutenzione che si trascina negli anni.

Mi sono stancato di parlarne e mi fermo qui con la critica; per fortuna che le piante presenti, anche non comuni, continuano ad esercitare il loro fascino ed a giustificare una visita.

Ed allora oggi vi presento una pianta nuova per il blog, che vedete nella foto sottostante.


Si tratta della Palma del Mekong, grande fiume del sud est asiatico del quale questa palma è originaria; il nome scientifico Phoenix roebelenii, é spesso italianizzato in  Palma robellina, o ancora Palma da datteri  nana o pigmea.

Assomiglia molto, almeno come foglia, alla comune Palma da datteri,  solo che è molto più piccola, non superando i 2-3 metri di altezza.

Al Parco sono presenti due esemplari, ed in questo caso il cartello corretto è ancora presente, per chi la volesse apprezzare.

Trovo che sia un alberello molto simpatico, con il tronco sottile e le belle foglie pennate, che può trovare una ottima sistemazione in un giardino anche piccolo o in una terrazza di dimensione adeguata.

sabato 14 febbraio 2026

Pieno inverno, tanta pioggia, ma la Aloe arborescens....

 ......se ne fa un baffo, per concludere il non detto del titolo.

Riprendiamo identicamente il titolo del post precedente, dedicato alla Acacia dealbata, per attribuirlo anche alla pianta odierna, l'Aloe arborescens, dato che le condizioni meteorologiche sono le stesse, cioè una schifezza, e la voglia, quella di fiorire comunque in questo periodo dell'anno, è la medesima.

Anzi, possiamo considerare che per la Aloe la voglia di fiorire è anche maggiore, tanto che, oltre che in questo periodo di elezione, fiorisce spesso in altri momenti, come per esempio in primavera avanzata (post del 4/5/19).

Ecco allora un esemplare di Aloe arborescens che espone un racemo fiorito, e ne prepara un altro, circondata da altri esemplari che preparano anch'essi la fioritura.

E non ci troviamo in un giardino ben curato o in un parco, ma nel parcheggio-sterrato, purtroppo in condizioni penose, dell'Ospedale Binaghi di via Is Guadazzonis.

Peraltro questa specie di Aloe è ricchissima di proprietà benefiche (antiossidanti, antimicotiche, antiinfiammatorie....), tanto da essere definita pianta medicinale, ed essere oggetto di coltivazione per la produzione dei suoi derivati; ha quindi tutti i diritti di crescere in questi spazi!

Ma a noi interessano soprattutto gli aspetti estetici, e per questi la ho presentata altre volte (post del 18/2/14,  del 5/2/22  , fra gli altri), per il suo aspetto veramente gradevole. 


    

domenica 1 febbraio 2026

Pieno inverno, tanta pioggia, ma la Acacia dealbata.....

......se ne fa un baffo, per concludere il non detto del titolo. 

Eh sì, perché l'Acacia dealbata ha la meravigliosa abitudine di fiorire a gennaio, almeno con il nostro clima.

Eccolo qui, l'esemplare che ho "catturato" quest'anno; si trova in via Giusti, traversa di via Castiglione.

Le foglie piumose ed i racemi carichi di capolini color giallo limone non possono non attirare lo sguardo e l'ammirazione dei passanti, tanto più in questo periodo, grigio per definizione!

Già dal 2011 (post del 9/1/11) avevo classificato le tre principali specie di Mimosa presenti sul nostro territorio, e definito il periodo di fioritura di ciascuna, dato che per questi alberi la fioritura rappresenta una vera e propria trasfigurazione; 



passano da una condizione di oggettiva mediocrità estetica a questa condizione di splendore, che ripaga dell'attesa!

Ricordo che l'aspetto cotonoso delle infiorescenze è determinato dalla grande quantità di stami che si sviluppano tutt'attorno al capolino sferico; la loro bellezza è rafforzata da quella della foglia composta, formata da decine di foglioline piccolissime e anch'esse piumose.


sabato 24 gennaio 2026

Le grandi Sterculie e l'apparato radicale strabordante

 Parliamo oggi di un albero molto conosciuto ed apprezzato dal blog, la Sterculia diversifolia (attualmente riclassificata  in Brachychiton populneus), qui identificato dal lontanissimo 2010 (post del 1/11/10), e successivamente riproposto in tante occasioni e per tanti esemplari sparsi in giro per la città.

E non parliamo di un esemplare qualsiasi fra i tanti, ma delle due "sorellone" di Genneruxi, erette a simbolo di questa specie arborea nell'ambito cittadino (post del 2/6/20, fra gli altri).

Due grandi alberi affiancati, che con le loro enormi chiome sempreverdi sono in grado di riparare dal caldo estivo ma anche dalla pioggia invernale chiunque stazioni nel giardinetto sottostante, dotato di panchine. La posizione è strategica, fra la fine di via Stoccolma e via Berna, ed oltre che da sotto se ne può godere la vista anche da lontano.


Insomma, tutto molto bello, se non fosse che la dimensione di queste due sorelle richiede un apparato radicale adeguato, e le conseguenze sono quelle che si notano dalla foto qui a fianco.

Il dissesto degli spazi pubblici cittadini è elevato, e presenta priorità certamente maggiori di questa; voglio però sperare che anche a questa sia dedicata la giusta attenzione, eliminando i pericoli connessi al dissesto della pavimentazione con una adeguata aiuola rialzata, che salvaguardi questi due bellissimi alberi oltre che, naturalmente, la sicurezza di chi transita o staziona a godere delle due grandi sorelle. 
    

mercoledì 14 gennaio 2026

Piccoli Schinus crescono

Non è originale il titolo di oggi, dato che lo avevo già utilizzato per le Tipuane del Parco della Musica (post del 2/10/13), ma mi pare che si attagli particolarmente agli alberi di cui vi parlo oggi, cioè il lungo filare di Schinus molle che vegeta e cresce nella Calata dei Trinitari, a Su Siccu. Lo Schinus molle, o Falso pepe, è un albero che conosciamo praticamente dalle origini del blog (post del 29/11/10), primo post seguito poi da tantissimi  altri, che lo hanno classificato come un albero oramai importante nel verde cittadino, molto gradevole alla vista e che vanta esemplari notevoli in giro per la città.

Dicevo di questo filare, vicino al mare; sono tanti, sono belli ed ormai grandi, e crescono veramente in fretta, tanto che i giardinieri devono spesso intervenire per tagliare i rami cadenti, e consentire il passaggio delle persone sotto le fitte chiome.



Ecco il particolare di un esemplare che prepara una delle diverse fioriture annuali, dalle pannocchie ascellari che predispone in grande quantità. E' piacevole passare sotto questi alberi e farsi accarezzare dai rami cadenti, e sentire il leggero odore pungente che emana il fogliame. 

In modo simile risulta "peposo" il sapore delle piccole drupe rossastre (post del 8/12/10), che venivano usate come succedaneo del pepe, e tuttora pare abbiano un utilizzo gastronomico di nicchia.

Insomma, un albero interessante, che richiede un'unica precauzione importante, e cioè quella di sorreggere il tronco con robusti tutori, soprattutto per gli esemplari giovani, data la compattezza della chioma ed il fatto di essere sempreverde.

giovedì 1 gennaio 2026

Auguri di buon Anno 2026

 Non sono abituato agli eccessi, ma anche la mancanza completa di un riferimento alle feste in corso, ed in particolare al passaggio al nuovo anno, mi è sembrata una inadempienza, nei confronti degli affezionati lettori di questo blog.

E allora oggi cerco di rimediare, avendo trovato su Internet un filmato che fa al caso nostro, perché riguarda la "finta" morte di un albero e la sua resurrezione, appena la stagione lo consente. Si parte dunque da uno scheletro e dal simbolismo della prossima fine. Il finto scheletro, che per me è invece un elemento di grande fascino, come sanno i frequentatori del blog (post del 5/2/12 e del 26/11/14, per esempio) è funzionale a rappresentare la morte del 2025; si arriva poi alla rinascita, ed all'ottimismo che dobbiamo avere per l'anno che nasce, nonostante i segnali negativi che accompagnano questa nascita.

Tanti auguri a tutti i lettori!


Per chi non riuscisse ad aprire il video da qui, fornisco qui sotto l'indirizzo Web

https://www.facebook.com/watch/?v=887493360326940