Oggi il cesto dei post propone...

Oggi il cesto dei post propone...

Albizzia julibrissin, via Machiavelli
Catalpa bignonioides in fiore
Fiorellini di Parkinsonia aculeata
Sophora japonica, via Cugia
Sterculia diversifolia

venerdì 7 settembre 2018

La Maclura pomifera fa il suo dovere annuale

La Maclura pomifera, o albero dal pomo rugoso, è stata una delle prime piante che ho presentato nel blog (post del 30/10/10), soprattutto per mettere in evidenza il buffo frutto (in realtà un sorosio,  tipo di infruttescenza); la ho presentata anche successivamente, ma sempre mettendo in evidenza il frutto, e non presentando mai una pianta nel suo insieme.

Oggi voglio recuperare questa mancanza, dato che mi sembra che questa pianta ormai rara in città lo meriti.

Eccolo qui a sinistra, uno degli esemplari sul bordo della passeggiata di Terrapieno. E' uno degli alberelli che residuano di una siepe continua che era stata impiantata molti decenni fa, probabilmente per provare il suo adattamento al nostro clima come sostituto del Gelso, per l'allevamento dei bachi da seta.

Infatti la Maclura è stretto parente del Gelso, appartenendo alla stessa famiglia delle Moracee ma, contrariamente a quest'ultimo, non subisce l'attacco della cocciniglia, che invece stava distruggendo i Gelsi locali.

Il tentativo di sostituzione, a quanto risulta, non riuscì, anche perché nel mentre venne a cadere del tutto l'allevamento dei bachi da seta; ecco perché restano solo pochi esemplari, oltre naturalmente ad alcuni grossi alberi che si possono vedere sul sentiero principale dell'Orto Botanico.


Mi risulta anche che esistano alcuni residui di siepi in campagna, utilizzate come limite di proprietà per sfruttare come barriera le grosse spine.
Una pianta decisamente poco appariscente, se non fosse che continua a farsi apprezzare per la particolarità dei frutti, anche se non commestibili.


Eccoli allora alcuni frutti che occhieggiano nella folta chioma dell'esemplare fotografato in viale Regina Elena; sono come si vede un po' nascosti, ma forse resisteranno appesi fino alla perdita delle foglie, ed allora saranno sicuramente visibili.

Insomma una pianta del passato, che però ci racconta un pezzo della affascinante storia dell'allevamento dei bachi da seta, che aveva interessato anche il nostro glorioso Istituto Agrario (post del 17/4/12); merita quindi di essere ricordata, al di là del buffo pomo rugoso, che pure costituisce tuttora il suo elemento di attrazione.