Oggi il cesto dei post propone...

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Le piante che scappano di casa

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giovedì 17 gennaio 2013

Un'occasione sprecata: terzo tempo

Non so più che titolo inventare per parlare del giardino pensile fra via Manzoni e via Carducci, già affrontato in due precedenti occasioni (post del 12/4/11 e del 18/9/11), e che costituisce sicuramente una occasione sprecata, che ormai rasenta lo scandalo.

Questa volta lo stimolo nasce da un trafiletto dell'Unione Sarda, che segnala, nel giornale di ieri, che la piazza sopraelevata è chiusa da mesi, e che gli abitanti di S.Benedetto chiedono la riapertura almeno del passaggio pedonale che collega le due vie.

Io non sono d'accordo: la piazza va riaperta tutta al più presto, non solo i passaggi pedonali: la riapertura di un solo camminamento costituirebbe la scusa per lasciare il resto chiuso chissà per quanto altro tempo! E' da riaprire al più presto nella sua interezza e funzione, magari con qualche miglioria (alberi, magari in tinozze, gazebo, tende......) fra quelle che avevo proposto nei miei  precedenti interventi, sopra citati: è possibile che un quartiere come S.Benedetto non abbia diritto a vivere questo spazio in maniera compiuta, e per tutte le stagioni?

Sento già la critica, peraltro purtroppo vera: sono stati gli atti vandalici a costringere l'amministrazione alla chiusura. Vecchia questione, a cui però si può ovviare, almeno in parte: telecamere, frequenza dei cittadini durante tutta la giornata, affidamento di supervisione e segnalazione anomalie a qualche cittadino volenteroso del quartiere, oltre alla chiusura notturna; in caso contrario rischiamo di avvitarci nella spirale del degrado!

Aggiungo anche un'altra idea: trasformare una parte della piazza, anche piccola, in orto urbano, di cui si sente tanto parlare da parte di alcuni amministratori del verde pubblico: l'affidamento a gruppi di cittadini di porzioni di terra coltivabile costituirebbe un elemento in più per sviluppare il sentimento di appartenenza della cittadinanza a queste piazze.

Esortazione finale: vogliamo evitare che questo giardino pensile, nato male da "cattivo sentire", di  rabbia e di ripicca, finisca peggio?  Allora forza, occorre che i cittadini, soprattutto quelli del quartiere, facciano risentire la loro voce, forte e chiara!