Oggi il cesto dei post propone...

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Le piante che scappano di casa

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giovedì 2 febbraio 2017

Le etichette, quanta fatica!

Le etichette di riconoscimento degli alberi, un piccolo intervento che darebbe un grande valore aggiunto all'interesse per le piante, apportando cultura e civiltà.

Ne abbiamo parlato in più occasioni (p.es. post del 6/12/11), lamentando la esiguità dei luoghi caratterizzati storicamente dalle etichette (Orto Botanico e Parco dell'Autonomia Regionale), ma gioendo per i segnali positivi, come quello del parco Vannelli o del Circu de Soli di Mulinu Becciu (post 8/3/16).
La situazione però resta stagnante, ed anche nel parco Vannelli, dopo l'inaugurazione e le prime etichette, non è seguito il completamento, né la sistemazione di alcune etichette sbagliate.

Insomma, la nuova pratica non decolla, o per lo meno decolla solo sulle cose nuove, mentre non decolla come miglioramento di quelle esistenti, per lo meno con un piano di etichettatura degli alberi nei parchi.

Tante città sono più avanti di noi, per esempio Barcellona (post 5/9/11), ed oggi ne cito un'altra, dall'altra parte del mondo: si tratta di Nelson, in Nuova Zelanda, per la quale ho ricevuto alcune fotografie da Randi, che ringrazio.

Ecco due etichette, relative ad una Metrosideros robusta, albero molto comune nell'isola, e a una Sequoiadendron giganteum: piccole ma efficaci, indicano che quell'albero fa parte del patrimonio comune, e che quindi deve essere massimamente rispettato.

Come si vede, non c'è bisogno di grandi cose, bastano piccole etichette di facile realizzazione affisse con un chiodo, se solo lo si vuole fare.

 E l'etichetta può essere ancora più semplice, come quella che vediamo a sinistra, che pure è un poco scassata: un pezzo di plastica, il nome scientifico e quello comune, la provenienza.

Come si nota, si bada alla sostanza, l'importante e trasmettere l'informazione.

Faccio notare una curiosità: il nome scientifico Cupressus sempervirens è uguale in tutto il mondo, mentre il nostro nome italiano, Cipresso comune, in Nuova Zelanda diventa Cipresso italiano, forse per la quantità di questi Cipressi in regioni italiane molto note nel mondo, come la Toscana.
In definitiva segnalo, una volta di più, l'opportunità di usare il nome scientifico, per essere certi di non sbagliare albero: usiamolo, a cominciare dalle etichette!