Post in evidenza

Che nostalgia per le Palme di Terrapieno!

Terrapieno, la nostra bellissima passeggiata lungo il viale Regina Elena, è uno dei luoghi cagliaritani dove il crollo delle Palme delle Can...

martedì 31 gennaio 2012

Un'oasi verde poco conosciuta

L'oasi verde a cui mi riferisco è quella che fa da contorno ai campi sportivi ex Enel, situati alla fine di una traversa di via Mercalli, che costeggia il sovrastante asse mediano con il suo traffico.

Non so nemmeno bene che nome abbia oggi quest'oasi; so che è nata negli anni '60 del secolo scorso, come circolo ricreativo Enel, in sostituzione dell'antico e dismesso circolo SES di Santa Gilla, dando continuità ad una rimarchevole attenzione che la società elettrica ha sempre avuto per il tennis a Cagliari. E' stato per lunghi anni un circolo privato dell'Enel, poi abbandonato e quasi distrutto, e dopo varie vicissitudini ceduto all'ARCA, associazione per le attività ricreative del gruppo, che lo ha riportato a nuova vita.

Oggi funziona regolarmente per il tennis, altri sport ed attività culturali e, soprattutto, ha due caratteristiche che interessano il nostro blog: l'ingresso è libero a tutti i cittadini, ed è stata restituita piena dignità all'oasi di verde delle origini. Infatti all'epoca della sua costituzione i dirigenti dell'Enel di allora (ne ricordo uno per tutti, l'ing. Pirola) avevano posto molta attenzione alla piantumazione di alberi, cespugli e siepi varie nel sito, per cui oggi ci ritroviamo questo bello spazio verde, pienamente godibile.

Cito in ordine sparso alcune delle specie che ho riconosciuto nella mia visita odierna, tutte già trattate nel blog: Cedrus deodara, Casuarina cunninghamiana, Callistemon citrinus, Melaleuca armillaris, oltre ai più comuni Cipressi, Pini, Palme.





Guardate la dimensione della Melaleuca a destra, la più grande che io conosca a Cagliari.






A sinistra, un altro scorcio con in primo piano un grosso Echinocactus grusonii in vaso e sullo sfondo i tronchi di molti Pini d'Aleppo.




 Infine, il particolare di una Casuarina cunninghamiana,
con i suoi affascinanti ramuli pendenti dotati di nodi, ed i piccoli frutti rossastri che si intravvedono fra i ramuli.

giovedì 26 gennaio 2012

Storie parallele di patriarchi morti

Capisco che il titolo è poco rassicurante, ma riguarda due alberi molto vecchi, per i quali la morte si può tramutare in un atto d'amore per la natura e per la vita; questo atto d'amore sarà posto in essere da uomini che, almeno per gli alberi di cui parliamo, non hanno responsabilità nella loro scomparsa.
 
Partiamo, per rispetto dell'età, dal più anziano: aveva circa 3600 anni il Taxodium Distichum, Cipresso di palude o Cipresso calvo, che è morto in Florida alcune settimane fa. E' stato colpito da un fulmine, ed ucciso dal conseguente incendio sviluppatosi nel tronco cavo, che lo ha lentamente corroso dall'interno.

Il Senatore, questo era il nome proprio che aveva il patriarca verde,  rivivrà però attraverso la clonazione, che consentirà di preservare e diffondere le sue caratteristiche genetiche.

Il secondo patriarca era un orgoglio nostrano, di Orroli: aveva "solo" un migliaio di anni, ed è stato abbattuto dal maestrale all'inizio di gennaio; era una splendida Roverella, Quercus Pubescens, e si chiamava Sa Matta de Arrolli, così, semplicemente: l'albero di Orroli, nient'altro.

Questo patriarca, nelle intenzioni delle popolazioni locali, rivivrà in se stesso come scultura-monumento, una volta liberato, attraverso l'intervento di specialisti restauratori, dai naturali processi di degenerazione. Mi sembra anche questo un bel modo di vivere una nuova vita, attraverso lo sguardo ed il ricordo di chi lo vorrà ammirare.

Termino con una indicazione per vedere esemplari viventi degli alberi protagonisti di questo post: per le Roverelle non avete ovviamente problemi, e le abbiamo trattate in più occasioni anche nel blog, mentre il Cipresso calvo non si trova qui da noi. Per fortuna però abbiamo un bellissimo esemplare all'Orto Botanico:


ecco un particolare di foglie e frutti, nella foto a destra, che ci consente di chiudere il post, iniziato con la morte, con una immagine di vita.

mercoledì 25 gennaio 2012

La bella Melia ha fatto colpo

Mi scrive Enrico, cagliaritano emigrato nel nord Italia, che mi chiede di identificare un albero che ha fotografato in via Amat, lato liceo Dettori, in uno dei suoi rientri a Cagliari.

Egregio Enrico, questo è per me un invito a nozze! Infatti la pianta che ti ha colpito, di cui pubblico la tua foto a fianco, è una delle mie preferite, e cioè una Melia Azedarach, da me definita umile e generosa: qui è fotografata con il vestito invernale, ma se frughi nel blog attraverso la ricerca la troverai immortalata anche con il vestito autunnale e con quello primaverile.
Mi fa piacere che tu mi abbia dato l'occasione per ricordare ancora questo albero.

lunedì 23 gennaio 2012

La rara Melaleuca

Ecco un'altra pianta che merita l'aggettivo di "rara": è la Melaleuca Armillaris, di origini austaliane, presente in Sardegna solo dagli anni '70 del secolo scorso, e tuttora molto poco conosciuta.

La Melaleuca è un alberello appartenente alla famiglia delle Myrtacee, così come il Callistemon (post del 19/11/10), con il quale infatti condivide l'infiorescenza piuttosto buffa costituita da una spiga che sembra uno scovolino. La Melaleuca ha però l'infiorescenza bianca, mentre quella del Callistemon è normalmente rossa, ed ha le foglioline molto più piccole, quasi aghiformi.

Ecco a destra un bell'esemplare che si trova in un giardino condominiale di via Sanna Randaccio, qui ripreso con le "chiome" svolazzanti per il forte vento. Come si vede è un alberello sempreverde di aspetto molto gradevole, chioma densa ed ampia, ottimo per giardini condominiali; fra l'altro, e non guasta, ha un bel nome musicale.

La sua rarità in Italia è certificata dalla quasi completa assenza nelle schede dei libri specializzati; qui da noi è arrivata, come certifica Vannelli nel suo libro sul verde di Cagliari, per mano di un emigrante sardo, di rientro dall'Australia.

Ecco nella foto a sinistra un particolare che mostra la  fogliolina alternata, su rametti sottili che hanno la particolarità di essere quasi bianchi.

Un altro bell'esemplare di Melaleuca si trova nello slargo di via Firenze, e precisamente nell'aiuola del distributore di benzina.

venerdì 20 gennaio 2012

Una proposta per valorizzare gli alberi

Spesso, quando vado a visitare un sito archeologico o culturale in giro per la Sardegna, mi sorprendo a distrarmi dalle spiegazioni dei ragazzi che curano il sito, anche se questi ragazzi, ed accade sempre più spesso, si dimostrano preparati ed entusiasti. Il fatto è che i siti di cui parlo sono spesso immersi in una natura meravigliosa, e la gran parte di noi quando fa una visita unisce al piacere culturale quello della gita.

L'ultima volta che ho fatto queste considerazioni è stato quando ho visitato il nuraghe Adoni, in comune di Villanovatulo, che ho già citato (post del 5/1/12). Questo nuraghe, per me che ne capisco poco, non è particolarmente eccitante, ma come ho detto è immerso in uno splendido parco naturale, ricco di Lecci e Roverelle. Ecco qui sotto a sinistra una coppia che si presenta lungo la strada per il nuraghe:









E che dire della splendida Roverella, già completamente spoglia perchè più esposta al vento, che si erge proprio a fianco delle mura del nuraghe?

E ancora, per parlare di cespugli, guardate i frutti di questa vecchia Edera, Hedera Elix, che vegeta sul nuraghe: sono frutti di una pianta con molti decenni di vita; non è facile vederne di così grossi, e tantomeno a Cagliari, dove normalmente l'Edera nemmeno fiorisce.




E infine, guardate l'allegria dei frutti di questa pianticella, che si trova all'inizio della salita verso il nuraghe: si tratta di Fusaggine, Evonymus Europaeus, detta anche Berretta del Prete per la forma della capsula a quattro lobi.




Ad ognuno di voi, ritengo, verrà in mente qualche sito, sia nuraghe, o tomba dei giganti, o Domus de Janas, castello o altro, caratterizzato per la bellezza della natura oltre che del sito che lo ha reso famoso, ed allora mi chiedo: perchè non unire i due aspetti, che si rafforzano a vicenda, quello archeologico e quello naturalistico?
Basterebbe un piccolo corso di formazione per i ragazzi delle cooperative che si occupano del sito, l'ausilio di qualche mappa con l'indicazione dei principali alberi o arbusti, ed il gioco è fatto! Aumento dei visitatori, maggiore soddisfazione per la visita, un ricordo che forse si incide meglio nella memoria di ciascuno di noi. 

giovedì 19 gennaio 2012

L'Alloro, una pianta nobile?

Nobile lo è per definizione, anzi per denominazione e mitologia, l'Alloro, Laurus Nobilis. Gli antichi Greci lo consideravano sacro, e la corona di Alloro era il simbolo di vittoria e di gloria.

Noi moderni, molto più prosaicamente, lo teniamo in grande considerazione per i suoi utilizzi gastronomici e per l'inconfondibile profumo della foglia che, per esempio, si accompagna in Sardegna con le anguille allo spiedo.

Allora, vi chiederete, perchè il punto interrogativo nel titolo? Il fatto è che io, nell'ambito della missione del blog, stavo cercando qualche bella pianta di Alloro residente nella nostra città, per presentarvela, e non sono riuscito a trovarne: tristi bordure oggetto di potature selvagge, alberi poco dignitosi e spesso assaliti dalla cocciniglia, questo è quello che ho trovato.

Anche ai Giardini Pubblici, dove sapevo esserci qualche buon esemplare, ho trovato solo quello ripreso a destra, che sembra piuttosto un insieme di polloni di una vecchia pianta tagliata, altro che buon esemplare!

Con il verde privato non mi è andata meglio, anche se sicuramente i begli esemplari, come quelli che si trovano nei libri o su Internet, con la bella foglia coriacea ed ovalizzata, esistono anche da noi; io purtroppo non li ho trovati.




Ecco comunque, a sinistra, un esemplare grande ed abbastanza sano ripreso in un giardino condominiale di via Tel Aviv, a Genneruxi.

Insomma, sono rimasto un po' deluso dalla mancata corrispondenza fra la gloria del nome e dell'idea e la mediocrità della realtà; spero di ricevere segnalazioni, magari di piante ricche di bacche nere e lucide, per ribaltare questo giudizio non positivo.

lunedì 16 gennaio 2012

Una scoperta esaltante

Si, è una scoperta esaltante quella che ho fatto ieri, tanto più in una zona non molto lontana da Cagliari: un bosco di splendidi Olivi pluricentenari vicino a Villamassargia, denominato S'Ortu Mannu e dichiarato monumento naturale.

Comincio subito con una immagine, per capire di che cosa stiamo parlando.


Ecco in tutto il suo splendore "Sa Reina", l'albero più grande, se non il più bello, del bosco:  ha un perimetro alla base di più di 15 metri, ed una età forse millenaria.  Ho detto <se non il più bello> perchè credo che sia impossibile scegliere il più bello fra le decine di esemplari  presenti, che rappresentano ognuno una splendida scultura naturale, uguale ma profondamente diversa da quella a fianco.
I piccoli o grandi anfratti, i contorcimenti, i ghirigori, i tortiglioni, gli umboni, le tortuosità che ognuna di queste piante si è costruita nei secoli sono un vero spettacolo, e non si finirebbe di guardarle fino a poterle distinguere una ad una.


Guardate i due esempi qui a fianco, fra i tanti che ho fotografato (pare ci siano tuttora circa 700 esemplari); credo fra l'altro che la ricchezza di particolari e l'alternarsi di pieni e vuoti faccia assumere a questi tronchi aspetti diversi a seconda dell'ora del giorno e della posizione del sole, che ieri purtroppo mancava. 


  L'ingresso a questo parco è libero; le piante sono distanziate, ed è piacevolissimo camminare in mezzo a loro; devo dunque correggere parzialmente quanto avevo affermato nel recente post nel quale ho parlato degli Olivi (post del 22/12/11). Dicevo che gli Olivi più belli li avevo visti in Puglia: beh, quelli sono sicuramente tanti di più, ma in quanto a bellezza gli olivi di Villamassargia non hanno nulla da invidiare a quelli di Cisternino.

Come curiosità, aggiungo che il parco è comunale, ma l'usufrutto delle singole piante è rimasto alle vecchie famiglie che un tempo possedevano i terreni: ogni pianta ha una targhetta numerata (che si intravvede nella pianta di destra in alto), che rimanda alla famiglia titolare del diritto di raccolta delle olive, e che si occupa della cura della pianta in usufrutto. 

Ancora non mi rendo conto come io, che pure mi interesso di alberi,  possa essere arrivato alla mia veneranda età senza conoscere nulla di questo posto, che avrei continuato ad ignorare se un amico, capitato peraltro casualmente a S'Ortu Mannu, non me lo avesse segnalato.
Questo ci dice, una volta di più, che la strada che noi sardi dobbiamo compiere per apprezzare e fare apprezzare le meraviglie naturalistiche che impreziosiscono la nostra isola (pare che l'impianto di questo uliveto possa risalire ad epoca Fenicia!) è ancora molto lunga e tortuosa, come il legno di cui stiamo parlando.

Ecco in conclusione un'altra foto; per bellissime fotografie di questi alberi vi suggerisco il sito del fotografo Dino Ignani: http://www.dinoignani.net/index.html

martedì 10 gennaio 2012

Come reagire alla spoliazione

Non è mia intenzione fornire suggerimenti  antidepressivi per i recenti provvedimenti del nostro governo, anche se, con un po' di buona volontà, la materia di cui parlerò può essere utilizzata come antidepressivo naturale.

Parliamo invece, naturalmente, degli alberi, e del fatto che molti di loro si spogliano durante l'inverno; al di là degli aspetti romantici e di bellezza di molti alberi nudi, è indubbio che la fase di riposo invernale può generare tristezza, soprattutto nel caso degli alberi che vivono con noi nelle nostre città e paesi.
 
Due tecniche adottate dagli uomini per tenersi vicino i colori durante la stagione invernale sono quella, ovvia, di  allevare alberi sempreverdi, magari che fioriscano in pieno inverno (il massimo!), oppure di sfruttare alberi spoglianti ma con frutti persistenti, che abbelliscano la pianta nuda.

Nella foto a destra vediamo le due tecniche poste in atto contemporaneamente:  ammiriamo la presenza di un albero di  Kaki  (Diospyros Kaki), con lo splendido effetto estetico delle bacche arancio appese, e due alberi del comunissimo Nespolo del Giappone (Eriobotrya Japonica), in piena fioritura.

A, dimenticavo: la foto è stata scattata a Sadali, 800 metri sul mare, alcuni giorni fa, con temperatura vicino a zero gradi.

giovedì 5 gennaio 2012

Folla o solitudine?

Il titolo di questo post, anche se richiama un quesito psicoanalitico da salotto televisivo, credo che rappresenti bene l’oggetto di alcune riflessioni che ho fatto sugli alberi, durante l’ultima visita veloce al Parco di Laconi, e che voglio condividere con voi.

Il parco di Laconi, oltre ad essere per me una mitica destinazione per gite domenicali con i genitori o infrasettimanali  con la scuola, è un luogo molto affascinante per gli appassionati del verde,  potendo vantare più di cento specie presenti, fra arboree, erbacee ed arbustive.

E’ quindi un concentrato di cultura “verde”; si percorrono, fra l’altro, viali dove la luce del sole non arriva quasi mai a lambire il suolo (in questo periodo meraviglioso tappeto di foglie sulle tinte dal giallo al marrone),  tale è la concentrazione di alberi di alto fusto che incombe.

Questa concentrazione, del tutto singolare per la nostra realtà isolana, è il fascino ma anche il limite di questo parco; infatti gli alberi, impegnati per decenni nella competizione con i vicini per godere  della migliore luce, sono cresciuti molto alti, ed hanno via via perso le ramificazioni inferiori. Come conseguenza di questo stato di cose, si finisce con il camminare in mezzo ai tronchi nudi, le foglie ed i frutti si intravvedono solo camminando con il naso all’insù, o guardando per terra. Ecco sotto uno scorcio:



Sul fronte opposto, quello della solitudine, una cospicua parte dei panorami sardi offre terreni aridi e spogli, o nei quali gli alberi spiccano solitari; questi alberi si ergono magici nella loro solitudine e nel loro ruolo di sentinelle del territorio, o magari di riparo per le greggi. Parliamo di piante che di solito non sono molto alte, ma che spesso si allargano a dismisura: così vediamo Lecci, Roverelle, Carrubi, Tassi e Filliree.

E’ un panorama tipico sardo e noi lo amiamo, ma quanta rabbia nel pensare che questi alberi sono spesso scampati all'abbattimento di preesistenti foreste, disboscate per insipienza umana, magari per farne carbone o traversine ferroviarie!

Per fortuna, la folla e la solitudine trovano ogni tanto la giusta sintesi in situazioni intermedie, dove gli alberi si susseguono ad una certa distanza, non si disturbano fra loro e lasciano vivere anche i cespugli e l’erba verde in mezzo a rocce affioranti; penso a certe sugherete, o a boschi di Roverelle come quello della foto sotto, che costituisce lo splendido parco naturale che circonda il nuraghe Adoni, già bello di suo, sito nel Comune di Villanovatulo.

venerdì 30 dicembre 2011

Un'altra Araucaria

Nel dicembre di un anno fa (post del 17/12/10) avevo parlato in maniera abbastanza diffusa della Araucaria Excelsa, albero che caratterizza in maniera significativa la nostra città, sia da un punto di vista paesaggistico che, vorrei dire, storico. Data la sua importanza, ed il mio personale apprezzamento, gli ho dedicato anche una seconda puntata, riferita al grande esemplare di Castello.

Nel post di dicembre avevo anche citato l'Araucaria del Cile, Araucaria Araucana, senza però poter proporre fotografie; infatti non conosco l'esistenza di esemplari cagliaritani, e non ne capisco il perchè, dato che questo è un  albero elegantissimo, come vedrete.

Vi presento infatti un esemplare, fotografato all'interno di un giardino alla periferia di Villanova Strisaili, che mi sembra si dichiari da solo.

Guardate la simmetria ed il portamento di questo alberello, che sembra essersi adattato allo standard dimensionale sardo: nei paesi di origine, Cile ed Argentina, raggiunge i 50 metri!  Nè si può dire che sia molto giovane, dato che è già dotato di strobili (coni femminili), che pare non compaiano prima dei 30 anni di vita; ecco qui sotto la dimostrazione.
Si intravvede il cono tondeggiante, sulla destra nella foto, di colore rossastro; si vedono bene qui anche le foglie, formate da squame triangolari sovrapposte una sull'altra (embricate è il termine tecnico), appuntite e spinose.




E, a dimostrazione della spinosità delle foglie e di quanto questa pianta sia suggestiva, ecco nel particolare a destra la cima di un rametto, da cui si nota anche l'inserimento delle foglioline con progressione a spirale.





Insomma, non è nè soffice nè comoda da accarezzare, ma qualche bell'esemplare di Monkey Puzzle ce lo meriteremmo anche a Cagliari!

lunedì 26 dicembre 2011

Il Ligustro

Vi presento oggi un altro arbusto-albero, cioè una pianta che può assumere la doppia veste a seconda di come viene fatto crescere: il Ligustro. Appartiene alla famiglia delle Oleaceae, ed è presente a Cagliari in 3 o 4 specie, la più nota delle quali è il Ligustrum Lucidum.

Elemento di riconoscimento tipico di questo arbusto sono i frutti, piccole bacche sferiche nere lungamente persistenti sulla pianta, presenti in abbondanza come si nota nel particolare della foto sotto.

Le piante che hanno attirato la mia attenzione, e che vi propongo qui, si  trovano a Genneruxi, nello slargo di via Lione, e non appartengono alla specie Lucidum, ma sono un gruppo di Ligustrum Ovalifolium, in una varietà in cui le foglie hanno il margine giallo.  



Come si vede dalla foto di insieme del gruppo, si tratta in questo caso di veri e propri alberi, sempreverdi e molto gradevoli: meriterebbero una maggiore diffusione, tenuto anche conto della profumata fioritura estiva, oltre che della resistenza all'inquinamento ed alla siccità.




Il Ligustro può essere, da noi non specialisti, confuso con il Viburno (post del 6/3/11) perchè, a parte il nome consonante che fa confusione di suo, le due piante hanno bacche abbastanza simili; per distinguere l'uno dall'altro, a parte il diverso periodo di fioritura, è utile esaminare la foglia, che nel Ligustro è più liscia e coriacea, ed ha la caratteristica dei lembi orientati verso l'alto, come se le foglie non fossero completamente aperte.

giovedì 22 dicembre 2011

Olivo, Olivastro e Fillirea

Ho voluto affiancare già nel titolo questi tre alberi, sia perchè appartengono alla stessa famiglia, quella delle Oleaceae, sia perchè sono estremamente rappresentativi della flora sarda.
Quando parliamo di Olivo ci riferiamo normalmente alla pianta coltivata, Olea europaea sativa; al di là delle coltivazioni per la produzione di olio ed olive da tavola, quest'albero ha anche una grande valenza ornamentale, soprattutto quando è ben curato.

A Cagliari l'Olivo era molto presente fino a qualche decennio fa come residuo di coltivazioni agrarie, per esempio alle falde di Monte Urpinu. I miei coetanei ricorderanno l'"Uliveto" per antonomasia, nella zona dove oggi è via Scano; ai più giovani consiglio di percorrere il giardino-scarpata davanti alla chiesa, ai lati della scalinata, dove vivono alcuni esemplari in ottimo stato di salute. Oggi ritroviamo spesso l'Olivo proposto come pianta ornamentale, singola o in piccoli gruppi. Ne abbiamo già parlato nel blog, e vi rimando ai relativi post (18/10/11, ma anche 23/1/11 ).

Devo dire però che gli Olivi più belli, con esemplari plurisecolari e maestosi nei loro tronchi contorti, li ho visti in Puglia; ecco a sinistra un gruppo di piante nella zona di Cisternino, in provincia di Brindisi.



L'Olivastro, o Oleastro, Olea Europea Oleaster, non è ovviamente una pianta cittadina, ma è comune in tutta la campagna sarda; Olivo ed Olivastro sono comunque oggetto di incroci, sia naturali che perseguiti dall'uomo, e danno luogo ad una serie grandissima di sottospecie.
L'Olivastro, essendo una pianta molto frugale, si adatta benissimo ai nostri terreni; essendo longeva e ad accrescimento lento, ha dato luogo ad esemplari strepitosi, noti agli appassionati anche al di fuori della Sardegna.


Cito solo, per non dilungarmi, gli esemplari di S.Maria Navarrese e  quelli millenari di Luras sul lago Liscia, uno dei quali è fotografato a destra; spero che la foto renda una minima idea, anche se naturalmente questi alberi meritano una visita, per un pieno apprezzamento.


   
E, parlando di flora tipica sarda, non possiamo dimenticare la Fillirea, nelle due specie Phillyrea Latifolia e Phillirea Angustifolia, comunissima nelle nostre campagne, specialmente la specie a foglia stretta. Ha soprattutto un assetto arbustivo, e si accompagna alle altre specie tipiche del nostro sottobosco, quali il Mirto, il Lentisco, il Cisto, il Corbezzolo e, appunto, l'Olivastro.
Per vedere begli esemplari di Fillirea (Arrideli in sardo) si può andare per esempio sul monte Linas, sopra Villacidro.

lunedì 19 dicembre 2011

Il parco dell'ex Vetreria di Pirri

Non è certo il più grande, nè il più bello, nè il più alberato fra i parchi della città, ma è comunque un gradevole giardino, che svolge fra l'altro un ruolo fondamentale di sfogo verde, immerso come è nel centro di Pirri, in una delle zone più intasate di auto di Cagliari e del circondario.

Il cuore del parco è costituito da un fabbricato della ex vetreria, completamente ristrutturato e adibito a mostre e manifestazioni culturali; elemento centrale della foto a sinistra è un bell'esemplare di Ficus Retusa, probabilmente una vecchia pianta trapiantata con buon esito.

Il parco è dotato di ampi prati verdi, ben tenuti, e di alcune zone a destinazione definita (parco giochi, zona cani, anfiteatro).



Nella foto a destra, vicino all'ingresso su via Italia, un  "cespuglione" di
Carrubo; sullo sfondo uno dei palazzi in costruzione attorno al perimetro del parco, che soffocherà purtroppo con la sua altezza la vista d'insieme.




Ecco a sinistra un altro punto di vista, che consente di apprezzare il prato, e dove si riconosce un Terebinto (post del 7/1/11) ed alcuni Lecci sulla sinistra.




Infine, vi presento uno dei due alberetti scultura che ci sono di fronte all'ingresso della palazzina: non li ho saputi riconoscere dal tronco e dai rami, dato che sono completamente spogli; so però che sono molto piacevoli alla vista anche così.

lunedì 12 dicembre 2011

I Cedri - Seconda puntata

A distanza di quasi un anno da quando ho parlato dei Cedri per la prima volta (post del 20/12/10), mi sembra doveroso dedicare un altro post a questo albero di grande fascino, anche se il clima e l'altitudine di Cagliari non sono quelli più adatti.

Per questo motivo i Cedri sono molto più presenti nel verde privato, dove la voglia di bellezza travalica spesso le scelte razionali, che nel verde pubblico.

Ecco un bell'esemplare che svetta in un condominio di via Canepa; dovrebbe trattarsi di un Cedro dell'Atlante, Cedrus Atlantica, che è la specie più comune in Sardegna, presente anche con esemplari molto grandi nelle zone collinose e montane, come vedremo.

Ho usato il condizionale per l'identificazione perchè, nonostante la migliore buona volontà, non riesco a distinguere con certezza questa specie da quella Himalayana, Cedrus Deodara, pure presente a Cagliari (Piazza Trento, ingresso Giardini Pubblici).

La terza specie più conosciuta di Cedro, quello del Libano Cedrus Libani, forse a Cagliari non è presente, anche perchè alle citate difficoltà di clima si aggiungono le caratteristiche di crescita, che portano questa specie ad occupare grandi superfici, per via dei rami che nei palchi inferiori assumono la forma a candelabro; infatti questa specie si trova bene soprattutto nei grandi parchi, dove si trovano esemplari strepitosi, da rimanere a bocca aperta.

Dopo questo breve excursus, torniamo al nostro esemplare cittadino di via
Canepa, del quale possiamo apprezzare anche i coni (la struttura riproduttiva, chiamata anche impropriamente fiore) maschili nella foto a sinistra, che ancora stanno liberando il polline.

I coni femminili, posti sullo stesso albero (il Cedro è infatti una pianta monoica) sono i classici strobili-pigne, erette ed a forma di barile; non sono riuscito a fotografarli nel nostro albero, perchè sono molto in alto.

Volendovi mostrare anche le pigne, ecco allora un altro esemplare che ci viene in aiuto: è un albero che si trova nella casermetta della forestale sul Monte Linas e, dato che lì siamo in quota e in spazio libero, è un esemplare molto più grande di quello cittadino.
 Guardate la bellezza di questo gruppo di pigne; se esaminiamo con attenzione la fotografia, oltre alle pigne chiuse possiamo individuare anche una pigna arrivata a maturità (più scura al centro della foto) e gli assi di sostegno, residuo di altre pigne che hanno già perso squame e semi.

giovedì 8 dicembre 2011

Un altro albero di Natale

Siamo oramai entrati in pieno nell’atmosfera natalizia, ed anch’io voglio dare il mio contributo, cercando però di stare in linea con lo spirito del blog e quindi, per usare una parola oggi molto di moda, in maniera sobria.

Non dirò quindi niente che possa sollecitare i consumi; questo compito lo lascio agli addobbi presenti nelle vie commerciali della nostra città, nei negozi e soprattutto nelle città mercato. In questi luoghi, a fronte di qualche buon risultato,  esplode   in molti casi purtroppo una fiera del finto, di cose luccicanti e di valenza estetica meno che mediocre.
 
Però fra gli addobbi delle vetrine, e spesso sono prorpio loro i più gradevoli ed allegri, spiccano i rami di Agrifoglio, una delle piante simbolo del nostro Natale, in uno con le omonime Stelle (post del 11/3/11) e naturalmente con Abeti e Pini da vestire a festa.

Allora, io vi presento “formalmente” l’Agrifoglio, Ilex Aquifolium, con un esemplare vivo e vegeto già vestito a festa da Madre Natura. Purtroppo questo splendido esemplare non è a Cagliari, dato che l'Agrifoglio necessita di altitudine e non sopporta la siccità estiva; si trova infatti a Villanova Strisaili, alle pendici del Gennargentu.

L'Agrifoglio (attenzione a non confonderlo con una Quercia, per via del nome Ilex; appartengono a famiglie diverse, anche se spesso splendidamente conviventi) si presenta in forma di albero o arbusto, o in forma intermedia come nel caso del nostro esemplare.

E' un albero sempreverde con belle foglie lucide e spinose (anche se a volte le foglie perdono questa caratteristica), un apprezzabile portamento d'insieme, ma soprattutto una fruttificazione strepitosa di fine estate che persiste per tutto l'inverno, rallegrando lo spirito di chiunque si imbatta in una di queste piante.

Ecco a sinistra un gruppo di piccole drupe rosso-scarlatte; l'aspetto è così gradevole che viene da consolarsi a pensare che gli addobbi di Agrifoglio sono quasi tutti "finti", sennò sarebbe un bel guaio per le nostre splendide campagne d'Ogliastra!

Per fortuna queste piante vengono facilmente coltivate, e si trovano nei vivai anche varietà con portamento e fogliame modificato, con effetti estetici veramente notevoli.