Siamo nella serie delle piante sparite, inaugurata con il post del 7/6/12; casualmente, anche la segnalazione di oggi riguarda una Araucaria. oltre che un grande rampicante.
Tutto nasce da una e-mail, con la quale Claudia, amica del blog, mi segnala che il riferimento del post di ieri al rampicante invadente di via Satta (post del 7/7/11) non è aggiornato, dato che il rampicante non c'è più. Sono andato a vedere, ed è sparito tutto, rampicante, Araucaria retrostante e quant'altro; tutto spianato, sicuramente per la realizzazione di un nuovo fabbricato.
Che dire? Naturalmente mi rammarico per la perdita definitiva di un angolo di verde, comunque bello come dimostrano le foto del post citato, e mi chiedo se si sia almeno provato a salvare l'Araucaria per restituirle una nuova vita; peraltro, trattandosi di un'area di terreno di grande pregio commerciale, non posso immaginare che la si potesse lasciare tale e quale, nel suo stato di "bel degrado verde", solo per soddisfare l'occhio di qualche passante!
Ci accontenteremo del ricordo, ma spero di non dover fare troppi post di questo tenore!
Post in evidenza
I Giardini Pubblici, fra luci ed ombre
I Giardini Pubblici sono il parco urbano forse più noto della città, dove intere generazioni di cagliaritani sono cresciute correndo e gioc...

lunedì 30 luglio 2012
domenica 29 luglio 2012
La villa in verde
Non so in realtà se il fabbricato che vi presento oggi sia una villa o un condominio, ma so sicuramente che è in verde; dirò di più, è ricoperto dal verde, avvolto con il verde, imbozzolato nel verde.
Guardate la foto a destra, e ditemi se sto esagerando: a malapena si riconosce che dietro i muri di Vite canadese ci sono muri di mattoni!
Devo dire che è molto raro incontrare a Cagliari situazioni di questo tipo: io conosco le pareti di via Satta, di cui vi ho parlato (post del 7/7/11), e ricordo una situazione analoga a questa all'inizio di via Milano, che mi pare però non esista più; non conosco nient'altro di simile.
Deve essere comunque un bell'impegno, in termini di controllo e manutenzione, riuscire a godersi questo rampicante evitando di finire soffocati e ritrovarsi con le sue ventose fin dentro il letto; mi viene da sorridere immaginando, se si tratta di un condominio, le liti per decidere quando, dove e come tagliare!
Ecco a sinistra un'altra fotografia, che riprende il prospetto anteriore e consente di capire meglio la forma del fabbricato: bisogna dire che, a parte ogni altra considerazione, il connubio realizzato è proprio bello, anche perchè il rampicante si accompagna con molte altre piante sia nel giardino che sui terrazzi.
Ho già detto che questo peculiare fabbricato si trova a Cagliari, ma dove? Scommetto che ben pochi di voi avranno saputo posizionarlo, ed allora ve lo dico io: si trova in via Bainsizza, vicino a Tuvixeddu, nella zona detta Colle dei Punici. Sicuramente fuori mano, non lo si incontra se non volendoci andare.
Guardate la foto a destra, e ditemi se sto esagerando: a malapena si riconosce che dietro i muri di Vite canadese ci sono muri di mattoni!
Devo dire che è molto raro incontrare a Cagliari situazioni di questo tipo: io conosco le pareti di via Satta, di cui vi ho parlato (post del 7/7/11), e ricordo una situazione analoga a questa all'inizio di via Milano, che mi pare però non esista più; non conosco nient'altro di simile.
Deve essere comunque un bell'impegno, in termini di controllo e manutenzione, riuscire a godersi questo rampicante evitando di finire soffocati e ritrovarsi con le sue ventose fin dentro il letto; mi viene da sorridere immaginando, se si tratta di un condominio, le liti per decidere quando, dove e come tagliare!

Ho già detto che questo peculiare fabbricato si trova a Cagliari, ma dove? Scommetto che ben pochi di voi avranno saputo posizionarlo, ed allora ve lo dico io: si trova in via Bainsizza, vicino a Tuvixeddu, nella zona detta Colle dei Punici. Sicuramente fuori mano, non lo si incontra se non volendoci andare.
mercoledì 25 luglio 2012
Piazza Trento, e la ex-Rotatoria
Ho già parlato del giardino alberato, che abbellisce la confluenza fra viale Trento e viale Trieste, nel post dedicato alle vivaci discussioni correlate alla volontà di far nascere, al posto del giardino, una rotatoria (post del 9/3/11). Tale volontà è, per fortuna, rientrata, ed il giardino ha ripreso la sua missione ordinaria, dopo essersi velocemente curato alcune ferite provocate dai pionieri del taglio.
Questo giardino merita una seconda puntata perchè possiede alberi veramente notevoli, come mi è stato segnalato anche da alcuni gentili lettori, fra cui Stefano e Pierpaolo che ringrazio.
Cominciamo allora con una vista d'insieme: si nota innanzitutto che il giardino manca di armonia, nel senso che le piante sono affastellate e rimandano una qualche idea di disordine.
Espresso questo giudizio negativo, per onestà di cronaca, vediamo invece la bellezza delle singole piante e dello splendido ombreggiamento prodotto.
Il giardino è contornato da Ficus retusa, fra cui gli enormi esemplari sul viale Trento; invece quello che ho fotografato qui sotto a sinistra, piccolo e buffo ma con il tronco massiccio, è quello che, nudo, nel citato post gridava la sua rabbia al cielo.
Sul fronte che affaccia sul viale S.Avendrace ci sono alcuni Ippocastani, grandi ma sofferenti per il caldo (post 1/11/10) e degli splendidi esemplari di Ginkgo biloba, che completano gli esemplari presenti in viale Trento, ma questi sono molto più alti.
All'interno troneggia il grande ombrello di un Carrubo, veramente generoso, ed alcune Magnolie, di cui vediamo sotto un particolare, che evidenzia una infruttescenza e le belle lucide foglie.
C'è pure un Cedro, però molto sofferente e che dovrebbe essere curato o forse eliminato, una Jacaranda ed addirittura un piccolo Ficus carica.
Qualcuno avrebbe dovuto spiegare, fra quelli che si affannavano a propugnare la realizzazione della rotatoria, come si sarebbero recuperate tutte queste piante, al di là dei soliti Ficus retusa: forse si sarebbe dovuto dire chiaramente, contrariamente a quanto fu detto, che la gran parte di questi alberi, fra quelli di maggior valore, sarebbe stata perduta. Non dimentichiamoci di questi aspetti, se dovesse essere ripresa l'idea della rotatoria.
Infine, un suggerimento: se siete in zona a godervi questi alberi, date uno sguardo anche ai Ficus magnolioides nell'adiacente piazza parcheggio-mercatino: sono veramente meravigliosi!
Questo giardino merita una seconda puntata perchè possiede alberi veramente notevoli, come mi è stato segnalato anche da alcuni gentili lettori, fra cui Stefano e Pierpaolo che ringrazio.
Cominciamo allora con una vista d'insieme: si nota innanzitutto che il giardino manca di armonia, nel senso che le piante sono affastellate e rimandano una qualche idea di disordine.
Espresso questo giudizio negativo, per onestà di cronaca, vediamo invece la bellezza delle singole piante e dello splendido ombreggiamento prodotto.
Il giardino è contornato da Ficus retusa, fra cui gli enormi esemplari sul viale Trento; invece quello che ho fotografato qui sotto a sinistra, piccolo e buffo ma con il tronco massiccio, è quello che, nudo, nel citato post gridava la sua rabbia al cielo.
Sul fronte che affaccia sul viale S.Avendrace ci sono alcuni Ippocastani, grandi ma sofferenti per il caldo (post 1/11/10) e degli splendidi esemplari di Ginkgo biloba, che completano gli esemplari presenti in viale Trento, ma questi sono molto più alti.
All'interno troneggia il grande ombrello di un Carrubo, veramente generoso, ed alcune Magnolie, di cui vediamo sotto un particolare, che evidenzia una infruttescenza e le belle lucide foglie.
C'è pure un Cedro, però molto sofferente e che dovrebbe essere curato o forse eliminato, una Jacaranda ed addirittura un piccolo Ficus carica.
Qualcuno avrebbe dovuto spiegare, fra quelli che si affannavano a propugnare la realizzazione della rotatoria, come si sarebbero recuperate tutte queste piante, al di là dei soliti Ficus retusa: forse si sarebbe dovuto dire chiaramente, contrariamente a quanto fu detto, che la gran parte di questi alberi, fra quelli di maggior valore, sarebbe stata perduta. Non dimentichiamoci di questi aspetti, se dovesse essere ripresa l'idea della rotatoria.
Infine, un suggerimento: se siete in zona a godervi questi alberi, date uno sguardo anche ai Ficus magnolioides nell'adiacente piazza parcheggio-mercatino: sono veramente meravigliosi!
venerdì 20 luglio 2012
Le manutenzioni sui Ficus Retusa
Mi scrive Margherita, che ringrazio per la gentilezza ed i complimenti, per chiedermi un giudizio sulla recentissima potatura dei Ficus retusa di via Pacinotti, con riferimento soprattutto alla scelta di tempo, e sull'ingabbiamento nelle reti di plastica. Su quest'ultimo aspetto Margherita è particolarmente critica, arrivando a definire questa pratica "esteticamente e moralmente terribile".
L'argomento è stato affrontato dal blog in più occasioni, sia perchè il Ficus retusa è l'albero d'alto fusto più presente a Cagliari nel verde pubblico, sia per la manutenzione che quest'albero richiede per il contenimento della sua esuberanza e di quella dei suoi abitanti in penne e piume.
Ho ripassato la storia dei post che trattano di questo albero, con una ricerca della parola "retusa", ed ho trovato più di venti citazioni, di cui almeno 4 (9/3/11, 18/6/11, 19/7/11, 27/4/12) affrontano gli argomenti taglio e ingabbimento. In particolare, giusto un anno fa, affrontavo le capitozzature in viale Trieste, con perfetto parallelismo con la situazione attuale in via Pacinotti.
Io non ho mai preso una posizione netta, pro o contro questi interventi: in estrema sintesi, per chi non avesse voglia di leggere tutte le mie elucubrazioni, io non condivido, e non mi sembrano costruttive, le battaglie estremiste di chi non toccherebbe una pianta che una (vedasi l'esempio della eterna guerra di piazza Garibaldi) o di chi ritiene che l'unica soluzione sia eliminare i Ficus retusa dalla città (lettera di un lettore all'Unione Sarda).
Le soluzioni non possono che essere di compromesso, e da valutare volta per volta, soppesando attentamente costi e benefici anche nel medio periodo.
Per quanto riguarda il periodo più adatto per procedere al taglio radicale, detto che di aspetti tecnici so poco, io non credo che sia l'estate il periodo giusto, ma più probabilmente l'autunno inoltrato; questo, fra l'altro, eviterebbe di dover rinunciare al riparo ed all'ombra, che in questa stagione sono la cosa più bella che questi alberi offrono.
Temo, e qui concordo pienamente con Margherita, che la scelta del periodo di intervento da parte del Comune prescinda completamente dalle esigenze degli alberi ed in qualche caso, purtroppo, anche dei cittadini, ma risponda a sequenze e priorità, diciamo così, burocratiche. Per converso, come ho già scritto, i Retusa ed i Ficus in genere sono piante robustissime, è veramente difficile che deperiscano o addirittura muoiano per una potatura sbagliata; è chiaro che i decisori del Comune approfittano di questa robustezza!
Infine, la questione delle gabbie anti-storno: fino a qualche tempo fa, ero come Margherita di parere contrario al loro uso, anche perchè diventavano un ricettacolo di foglie morte che si accumulano all'interno, con effetti estetici negativi ma anche sporcizia e pericoli di tipo igienico.
Oggi modifico, almeno in parte, il mio giudizio, alla luce di ciò che ho visto in piazza Yenne, e che vi rappresento qui sotto.
Come si vede gli alberi di piazza Yenne, tutti dotati della rete, hanno ripreso un aspetto gradevole, con i nuovi getti di rami e foglie che attraversano e mascherano le reti alla vista, mantenendo la funzione antistorno. Infatti gli spazi sotto le piante sono puliti, e gli storni probabilmente non apprezzano di non poter penetrare nel folto interno del fogliame, ed abbandonano il campo.
Naturalmente non sono tutte rose e fiori, dato che l'estetica dal basso ne risente comunque, come si vede nella foto a destra. Comunque, tutto sommato, in questo caso l'intervento mi sembra abbastanza azzeccato, a dimostrazione che non c'è risposta univoca al problema.
L'argomento è stato affrontato dal blog in più occasioni, sia perchè il Ficus retusa è l'albero d'alto fusto più presente a Cagliari nel verde pubblico, sia per la manutenzione che quest'albero richiede per il contenimento della sua esuberanza e di quella dei suoi abitanti in penne e piume.
Ho ripassato la storia dei post che trattano di questo albero, con una ricerca della parola "retusa", ed ho trovato più di venti citazioni, di cui almeno 4 (9/3/11, 18/6/11, 19/7/11, 27/4/12) affrontano gli argomenti taglio e ingabbimento. In particolare, giusto un anno fa, affrontavo le capitozzature in viale Trieste, con perfetto parallelismo con la situazione attuale in via Pacinotti.
Io non ho mai preso una posizione netta, pro o contro questi interventi: in estrema sintesi, per chi non avesse voglia di leggere tutte le mie elucubrazioni, io non condivido, e non mi sembrano costruttive, le battaglie estremiste di chi non toccherebbe una pianta che una (vedasi l'esempio della eterna guerra di piazza Garibaldi) o di chi ritiene che l'unica soluzione sia eliminare i Ficus retusa dalla città (lettera di un lettore all'Unione Sarda).
Le soluzioni non possono che essere di compromesso, e da valutare volta per volta, soppesando attentamente costi e benefici anche nel medio periodo.
Per quanto riguarda il periodo più adatto per procedere al taglio radicale, detto che di aspetti tecnici so poco, io non credo che sia l'estate il periodo giusto, ma più probabilmente l'autunno inoltrato; questo, fra l'altro, eviterebbe di dover rinunciare al riparo ed all'ombra, che in questa stagione sono la cosa più bella che questi alberi offrono.
Temo, e qui concordo pienamente con Margherita, che la scelta del periodo di intervento da parte del Comune prescinda completamente dalle esigenze degli alberi ed in qualche caso, purtroppo, anche dei cittadini, ma risponda a sequenze e priorità, diciamo così, burocratiche. Per converso, come ho già scritto, i Retusa ed i Ficus in genere sono piante robustissime, è veramente difficile che deperiscano o addirittura muoiano per una potatura sbagliata; è chiaro che i decisori del Comune approfittano di questa robustezza!
Infine, la questione delle gabbie anti-storno: fino a qualche tempo fa, ero come Margherita di parere contrario al loro uso, anche perchè diventavano un ricettacolo di foglie morte che si accumulano all'interno, con effetti estetici negativi ma anche sporcizia e pericoli di tipo igienico.
Oggi modifico, almeno in parte, il mio giudizio, alla luce di ciò che ho visto in piazza Yenne, e che vi rappresento qui sotto.
Come si vede gli alberi di piazza Yenne, tutti dotati della rete, hanno ripreso un aspetto gradevole, con i nuovi getti di rami e foglie che attraversano e mascherano le reti alla vista, mantenendo la funzione antistorno. Infatti gli spazi sotto le piante sono puliti, e gli storni probabilmente non apprezzano di non poter penetrare nel folto interno del fogliame, ed abbandonano il campo.
Naturalmente non sono tutte rose e fiori, dato che l'estetica dal basso ne risente comunque, come si vede nella foto a destra. Comunque, tutto sommato, in questo caso l'intervento mi sembra abbastanza azzeccato, a dimostrazione che non c'è risposta univoca al problema.
sabato 14 luglio 2012
I saldi di fine (seconda) stagione
Il titolo di questo post è ripreso pari pari da quello di un anno fa (post del 18/7/11), perchè mi piace mostrarvi anche quest'anno le foto di alcune fioriture di alberi che si attardano fino a luglio, prima di terminare questa fase così importante del loro ciclo annuale.
Ecco allora la Parkinsonia aculeata di via Sarpi, di cui vi ho già parlato (post del 12/11/10 ed altri); in realtà non è una ma sono alcuni alberi, che sovrappongono le loro chiome, formando un muro gradevolissimo punteggiato di migliaia di fiorellini gialli.
E guardate la Albizzia julibrissin (post del 22/12/10 ed altri) che ho scoperto nell'ultima traversa di via Machiavelli, vicino a dove questa via finisce, incrociando l'asse mediano: che marea di piumini mette in mostra!
Sono così tanti questi fiorellini ed hanno un aspetto così soffice che, ripresi dal basso con il teleobiettivo, sembrano quasi formare un materasso, come si vede dalla foto a sinistra.
Ecco allora la Parkinsonia aculeata di via Sarpi, di cui vi ho già parlato (post del 12/11/10 ed altri); in realtà non è una ma sono alcuni alberi, che sovrappongono le loro chiome, formando un muro gradevolissimo punteggiato di migliaia di fiorellini gialli.
E guardate la Albizzia julibrissin (post del 22/12/10 ed altri) che ho scoperto nell'ultima traversa di via Machiavelli, vicino a dove questa via finisce, incrociando l'asse mediano: che marea di piumini mette in mostra!
Sono così tanti questi fiorellini ed hanno un aspetto così soffice che, ripresi dal basso con il teleobiettivo, sembrano quasi formare un materasso, come si vede dalla foto a sinistra.
martedì 10 luglio 2012
Piazza Salento
Lo stimolo a parlare di questa piazza arriva da Pierpaolo, affezionato lettore e buon conoscitore degli alberi, che mi segnala, appunto in questa piazza, un albero a lui sconosciuto. Cominciamo con inquadrare questo angolo di città.
La piazza Salento, e le zone limitrofe, costituiscono la "parte vuota" del complesso immobiliare "L'Anfiteatro" che ha sostituito, mi pare negli anni 70 del secolo scorso, il birrificio Ichnusa, produttivo in via Bacaredda fino alla seconda metà degli anni 60. Gli attuali accessi alla piazza sono da via Piceno e da via Romagna.
La piazza non ha dunque grandi aperture sulla strada, ma rimane un po' ingabbiata in mezzo agli edifici, e questo non contribuisce a dare aria e visibilità all'insieme; in più, nella parte alta ha più l'aspetto di cortile che di piazza, con tanto di macchine parcheggiate sotto le piante. Per converso possiede alcune belle piante, che vale la pena di citare. Ecco sotto due scorci che restituiscono l'insieme, visto da via Romagna.

Ho notato una Palma delle Canarie, un Carrubo, un Olivo, una Chorisia, una Parkinsonia, cespugli di Pitosforo e di Bougainvillea, ma, particolarmente notevoli, un grande cespuglio di Melograno che troneggia al centro del giardino ed un esemplare enorme, per i nostri standard, di Bagolaro, verso lo sbocco di via Piceno.
Infine, veniamo alla pianta segnalata da Pierpaolo, se ho capito le sue indicazioni.
Più che un albero, si tratta di un cespuglione, caratterizzato da foglie lunghe e strette con la pagina inferiore di colore grigio nettamente distinto dal verde della pagina superiore. Questa caratteristica fornisce all'insieme un aspetto cangiante, devo dire abbastanza affascinante.
E' una pianta che nemmeno io conoscevo, ed ho provato l'identificazione attraverso un rametto che mi sono portato a casa: azzardo che potrebbe trattarsi di una Buddleia davidii, di cui il maestro Vannelli aveva citato diversi esemplari in città.
Questa pianta, se è lei, ha una splendida fioritura in primavera, per cui, se qualche lettore di buona volontà non mi fornirà indicazioni più precise prima, dovremo aspettare l'anno venturo per confermare o meno l'ipotesi formulata.
La piazza Salento, e le zone limitrofe, costituiscono la "parte vuota" del complesso immobiliare "L'Anfiteatro" che ha sostituito, mi pare negli anni 70 del secolo scorso, il birrificio Ichnusa, produttivo in via Bacaredda fino alla seconda metà degli anni 60. Gli attuali accessi alla piazza sono da via Piceno e da via Romagna.
La piazza non ha dunque grandi aperture sulla strada, ma rimane un po' ingabbiata in mezzo agli edifici, e questo non contribuisce a dare aria e visibilità all'insieme; in più, nella parte alta ha più l'aspetto di cortile che di piazza, con tanto di macchine parcheggiate sotto le piante. Per converso possiede alcune belle piante, che vale la pena di citare. Ecco sotto due scorci che restituiscono l'insieme, visto da via Romagna.


Infine, veniamo alla pianta segnalata da Pierpaolo, se ho capito le sue indicazioni.
Più che un albero, si tratta di un cespuglione, caratterizzato da foglie lunghe e strette con la pagina inferiore di colore grigio nettamente distinto dal verde della pagina superiore. Questa caratteristica fornisce all'insieme un aspetto cangiante, devo dire abbastanza affascinante.
E' una pianta che nemmeno io conoscevo, ed ho provato l'identificazione attraverso un rametto che mi sono portato a casa: azzardo che potrebbe trattarsi di una Buddleia davidii, di cui il maestro Vannelli aveva citato diversi esemplari in città.
Questa pianta, se è lei, ha una splendida fioritura in primavera, per cui, se qualche lettore di buona volontà non mi fornirà indicazioni più precise prima, dovremo aspettare l'anno venturo per confermare o meno l'ipotesi formulata.
venerdì 6 luglio 2012
Ailanthus, l'invincibile
Protagonista di un film di fantascienza (fra l'altro con un nome fortemente assonante con l'immortale Highlander), ecco come possiamo rappresentare l'Ailanthus altissima, già etichettato come abusivo vegetale (post del 23/11/10 e del 4/7/11).
Ne riparlo oggi perchè questo è il periodo dell'anno in cui l'Ailanto acquisisce la massima evidenza, ed in certi casi è anche bello, carico di frutti: non può sfuggire a chi dedichi un minimo di attenzione agli alberi cittadini.
Ecco un mazzo di semi alati in trasparenza, nella foto a destra, che affollano a migliaia ogni singola pianta.
La quantità di semi (samare), e le ampie ali che li inglobano in posizione baricentrica, sono solo uno dei mezzi, ed il più onesto, che questo albero utilizza per vincere la gara della riproduzione.
I mezzi più "disonesti", e che gli hanno guadagnato l'epiteto di abusivo vegetale, sono la enorme produzione di polloni infestanti, che soffocano qualsiasi altra pianta che volesse intromettersi nella zona che l'Ailanto sta colonizzando, ed addirittura le armi chimiche; pare infatti che il nostro sparga tossine nel terreno attraverso le radici, per stroncare sul nascere ogni concorrenza. Infine, è dotato di elevate protezioni passive, dato che resiste all'attacco di tutti i parassiti e solo qualche fungo lo colpisce.
Insomma, l'Ailanto è un vero invincibile cattivo, a meno che non se ne sfruttino le caratteristiche, in zone marginali o con tendenza allo sgretolamento, proprio per ottenere una veloce colonizzazione del terreno interessato.
Ne riparlo oggi perchè questo è il periodo dell'anno in cui l'Ailanto acquisisce la massima evidenza, ed in certi casi è anche bello, carico di frutti: non può sfuggire a chi dedichi un minimo di attenzione agli alberi cittadini.
Ecco un mazzo di semi alati in trasparenza, nella foto a destra, che affollano a migliaia ogni singola pianta.
La quantità di semi (samare), e le ampie ali che li inglobano in posizione baricentrica, sono solo uno dei mezzi, ed il più onesto, che questo albero utilizza per vincere la gara della riproduzione.
I mezzi più "disonesti", e che gli hanno guadagnato l'epiteto di abusivo vegetale, sono la enorme produzione di polloni infestanti, che soffocano qualsiasi altra pianta che volesse intromettersi nella zona che l'Ailanto sta colonizzando, ed addirittura le armi chimiche; pare infatti che il nostro sparga tossine nel terreno attraverso le radici, per stroncare sul nascere ogni concorrenza. Infine, è dotato di elevate protezioni passive, dato che resiste all'attacco di tutti i parassiti e solo qualche fungo lo colpisce.
Insomma, l'Ailanto è un vero invincibile cattivo, a meno che non se ne sfruttino le caratteristiche, in zone marginali o con tendenza allo sgretolamento, proprio per ottenere una veloce colonizzazione del terreno interessato.
lunedì 2 luglio 2012
L'Oleandro fiorito ed il benessere

Siamo così abituati alla loro presenza, ed alla bellezza della loro fioritura, che spesso non li vediamo neanche più, come se non ci fossero: ecco, queste note vogliono essere un invito a guardare ed apprezzare consapevolmente gli Oleandri, per massimizzare la "quantità" di serenità e benessere indotta dalla loro vista.
E' uno spettacolo gratuito, è dappertutto, dura molte settimane, è sempre uguale ma è anche sempre diverso, se valutiamo gli accostamenti di sfumature, dal bianco al rosa al rosso, che si alternano sui singoli alberelli o nelle spalliere degli esemplari a cespuglio addossati gli uni agli altri, secondo il calcolo di accorti giardinieri o la casualità della natura: insomma una meraviglia, ed uno splendido biglietto da visita per la Cagliari nostra e per quella turistica che vogliamo.
Vediamo ora qualche indicazione specifica, fra le mille che si potrebbero fornire: naturalmente, e chi mi segue sa che ho una predilezione per questa strada, via Boccaccio (post del 30/10/10) è un trionfo di fiori, per gli Oleandri ad alberello. Guardate le foto qui sotto; in quella di destra spicca anche una bella Araucaria.

Per le spalliere me ne vengono in mente due splendide, una sull'asse mediano in corrispondenza del confine con il nuovo parco di Genneruxi, purtroppo ed inspiegabilmente ancora chiuso, ed una in viale Marconi, più o meno dirimpetto alla ex-Toseroni; una delizia per gli occhi, anche se passando in auto gli occhi non ci si possono soffermare!
Ma, come dicevo all'inizio, è inutile fornire troppe indicazioni: lo spettacolo è dovunque, è gratis ed è per tutti, vero esempio di democrazia arborea!
venerdì 29 giugno 2012
La scommessa per uno spiazzo rinnovato
E' sicuramente una scommessa quella che il Comune di Cagliari ha fatto per rinnovare lo sterrato fra via Fleming (parallela all'asse mediano, già via Sa Perda Bianca) e via Darwin, davanti all'Hotel Caesar's: infatti per prima volta in città viene sperimentata, su una superficie adibita a parcheggio auto, la tecnica dei prati armati (il cosiddetto, con brutto termine tecnico, parcheggio inerbito).
Questa tecnica vuole unire la bellezza del prato alla utilità del parcheggio, ed essendo costosa si giustifica solo in situazioni nelle quali il parcheggio non è sempre pieno, come risulta per lo spiazzo oggetto della nostra attenzione.
Ecco lo spiazzo fotografato domenica scorsa: come si vede il colore dominante del prato armato è il giallo, ma speriamo che sia solo un problema di acclimatazione. Occorre che i tecnici del verde urbano seguano
con molta attenzione questa fase di avvio, sia per verificare se a Cagliari
l'esperimento potrà essere ripetuto, sia per evitare il grosso spreco di denaro correlato ad un eventuale fallimento.

Se si riuscirà a vincere questa scommessa, lo spiazzo diventerà una realtà veramente gradevole: sono stati piantumati alberi e cespugli (Lecci, Pitosfori, Piracanta, Oleandri ) ma, soprattutto, sono stati

reimpiantati i preesistenti esemplari di Chorisia insignis/speciosa, cioè di alberi prediletti e più volte oggetto di attenzione nel blog (a partire dal 31/10/10).
Questi alberi si trovano lungo la direttrice dell'asse mediano; nella foto a sinistra, oltre ad uno degli esemplari di Chorisia citati, si nota il prato che, in questa parte non parcheggiabile, ha un aspetto ed una consistenza dignitosi.
Ecco ancora a destra la staccionata stile western e le Chorisie, che nel giro di poco tempo ci rallegreranno con i loro splendidi fiori, come già faceva una di loro quando questo spiazzo era un brutto sterrato. Comunque, per chi non si accontentasse di queste Chorisie, suggerisco quattro passi lungo via Darwin fino alla retrostante piazza Garau, dove troneggia un esemplare strepitoso.
Uno dei lati dello spiazzo si affaccia sul circolo bocciofilo, con una bella cornice di verde misto di cespugli ed alberi, ed un altro sul citato hotel, il cui muro di cinta è abbellito da una spalliera di Bougainvillea glabra (post 3/8/11).
In conclusione, ribadisco l'invito ai nostri amministratori del verde pubblico (che purtroppo potrebbe essere esteso a tutti gli amministratori di cosa pubblica italiani): ricordatevi che non basta fare, poi bisogna gestire!
Questa tecnica vuole unire la bellezza del prato alla utilità del parcheggio, ed essendo costosa si giustifica solo in situazioni nelle quali il parcheggio non è sempre pieno, come risulta per lo spiazzo oggetto della nostra attenzione.
Ecco lo spiazzo fotografato domenica scorsa: come si vede il colore dominante del prato armato è il giallo, ma speriamo che sia solo un problema di acclimatazione. Occorre che i tecnici del verde urbano seguano
con molta attenzione questa fase di avvio, sia per verificare se a Cagliari
l'esperimento potrà essere ripetuto, sia per evitare il grosso spreco di denaro correlato ad un eventuale fallimento.

Se si riuscirà a vincere questa scommessa, lo spiazzo diventerà una realtà veramente gradevole: sono stati piantumati alberi e cespugli (Lecci, Pitosfori, Piracanta, Oleandri ) ma, soprattutto, sono stati

reimpiantati i preesistenti esemplari di Chorisia insignis/speciosa, cioè di alberi prediletti e più volte oggetto di attenzione nel blog (a partire dal 31/10/10).
Questi alberi si trovano lungo la direttrice dell'asse mediano; nella foto a sinistra, oltre ad uno degli esemplari di Chorisia citati, si nota il prato che, in questa parte non parcheggiabile, ha un aspetto ed una consistenza dignitosi.
Ecco ancora a destra la staccionata stile western e le Chorisie, che nel giro di poco tempo ci rallegreranno con i loro splendidi fiori, come già faceva una di loro quando questo spiazzo era un brutto sterrato. Comunque, per chi non si accontentasse di queste Chorisie, suggerisco quattro passi lungo via Darwin fino alla retrostante piazza Garau, dove troneggia un esemplare strepitoso.
Uno dei lati dello spiazzo si affaccia sul circolo bocciofilo, con una bella cornice di verde misto di cespugli ed alberi, ed un altro sul citato hotel, il cui muro di cinta è abbellito da una spalliera di Bougainvillea glabra (post 3/8/11).
In conclusione, ribadisco l'invito ai nostri amministratori del verde pubblico (che purtroppo potrebbe essere esteso a tutti gli amministratori di cosa pubblica italiani): ricordatevi che non basta fare, poi bisogna gestire!
lunedì 25 giugno 2012
Il Libanese ha fratelli?
Mi scrive Pierpaolo, con riferimento al post di probabile individuazione del Cedro del Libano a Cagliari (post del 23/5/12), per segnalarmi la probabile presenza di altri esemplari in un giardinetto pubblico di via S.Maria Chiara, angolo via dei Tigli.
Come ho già affermato, la distinzione fra una specie e l'altra dei Cedri (e per fortuna che le specie sono solo 3!) non è per niente semplice; non a caso nella frase precedente ho usato per due volte l'aggettivo "probabile".
Fatta questa doverosa premessa, non mi sottraggo dal tentare il riconoscimento. Innanzitutto, ecco gli esemplari segnalati da Pierpaolo.
Sono 3 belle piante (quella di sinistra un po' soffocata da un invadente Pino ), ma non mi sembrano Cedri del Libano, quanto piuttosto Cedri dell'Himalaya, Cedrus Deodara (post del 20/12/10).
Questi ultimi hanno infatti gli aghi più lunghi e cedevoli di quelli delle altre specie, come si vede dalla foto sotto:
gli aghi sembrano quasi "pettinabili", mentre nei Cedri del Libano e dell'Atlante sono dritti e rigidi.
Inoltre gli alberi del giardinetto di via S.M. Chiara sono slanciati ed a punta, mentre il Cedro del Libano tende ad assumere una forma larga e piatta.
Infine, mi sembra difficile che i giardinieri del Comune abbiano potuto mettere a dimora Cedri del Libano in uno spazio così relativamente ristretto, data la nota attitudine di questa specie ad occupare con gli anni spazi enormi.
Ringrazio Pierpaolo per la segnalazione e per averci fatto conoscere queste belle piante ma temo che per ora, almeno per le mie capacità di discernimento, il Libanese del post di maggio resti figlio unico.
Come ho già affermato, la distinzione fra una specie e l'altra dei Cedri (e per fortuna che le specie sono solo 3!) non è per niente semplice; non a caso nella frase precedente ho usato per due volte l'aggettivo "probabile".
Fatta questa doverosa premessa, non mi sottraggo dal tentare il riconoscimento. Innanzitutto, ecco gli esemplari segnalati da Pierpaolo.
Sono 3 belle piante (quella di sinistra un po' soffocata da un invadente Pino ), ma non mi sembrano Cedri del Libano, quanto piuttosto Cedri dell'Himalaya, Cedrus Deodara (post del 20/12/10).
Questi ultimi hanno infatti gli aghi più lunghi e cedevoli di quelli delle altre specie, come si vede dalla foto sotto:

Inoltre gli alberi del giardinetto di via S.M. Chiara sono slanciati ed a punta, mentre il Cedro del Libano tende ad assumere una forma larga e piatta.
Infine, mi sembra difficile che i giardinieri del Comune abbiano potuto mettere a dimora Cedri del Libano in uno spazio così relativamente ristretto, data la nota attitudine di questa specie ad occupare con gli anni spazi enormi.
Ringrazio Pierpaolo per la segnalazione e per averci fatto conoscere queste belle piante ma temo che per ora, almeno per le mie capacità di discernimento, il Libanese del post di maggio resti figlio unico.
martedì 19 giugno 2012
I fiori di montagna, a giugno
Come ogni tanto ci capita, facciamo una scappata fuori città, e parliamo di fiori di montagna. Io so pochissimo di cespugli e piante da fiore, come ho già avuto modo di dire, ma quando mi imbatto in bei fiori mi sembra giusto presentarveli.
Eccoci allora nel Gennargentu, Barbagia di Belvì, comune di Aritzo, complesso demaniale di Alase: bellissimi luoghi di montagna, dove fra l'altro scorre il Flumendosa. Il mese ideale per i fiori di montagna da queste parti è maggio, ma quest'anno siamo un po' in ritardo: ecco alcune cose che ho trovato.
Non credevo ai miei occhi quando le ho viste, dato che non mi risulta che il Lilium candidum cresca spontaneamente, ma evidentemente mi devo ricredere: infatti queste piantine si trovavano (e si troveranno ancora, spero!) su un piccolo costone roccioso, in una zona assolutamente isolata rispetto a qualsiasi presenza umana stanziale.
Ed ecco un fiore più comune, ma nemmeno poi tanto, dato che si trova a più di mille metri di quota: il fiore di un Cisto, per il quale non mi azzardo a proporre il nome scientifico. Faccio solo notare la bellezza dei petali stropicciati, caratteristici dei fiori di queste piante.
Infine, un primo piano di una Digitalis purpurea, pianta poco comune, ma numerosa in alcune zone vocate, come il Gennargentu.
Purtroppo la foto non è tutta bene a fuoco, ma basta per ammirare il fiore a campanule con la splendida maculatura interna: quale insetto potrebbe mai resistere ad una simile attrattiva?
Eccoci allora nel Gennargentu, Barbagia di Belvì, comune di Aritzo, complesso demaniale di Alase: bellissimi luoghi di montagna, dove fra l'altro scorre il Flumendosa. Il mese ideale per i fiori di montagna da queste parti è maggio, ma quest'anno siamo un po' in ritardo: ecco alcune cose che ho trovato.
Non credevo ai miei occhi quando le ho viste, dato che non mi risulta che il Lilium candidum cresca spontaneamente, ma evidentemente mi devo ricredere: infatti queste piantine si trovavano (e si troveranno ancora, spero!) su un piccolo costone roccioso, in una zona assolutamente isolata rispetto a qualsiasi presenza umana stanziale.
Ed ecco un fiore più comune, ma nemmeno poi tanto, dato che si trova a più di mille metri di quota: il fiore di un Cisto, per il quale non mi azzardo a proporre il nome scientifico. Faccio solo notare la bellezza dei petali stropicciati, caratteristici dei fiori di queste piante.
Infine, un primo piano di una Digitalis purpurea, pianta poco comune, ma numerosa in alcune zone vocate, come il Gennargentu.
Purtroppo la foto non è tutta bene a fuoco, ma basta per ammirare il fiore a campanule con la splendida maculatura interna: quale insetto potrebbe mai resistere ad una simile attrattiva?
domenica 17 giugno 2012
L'Albero di Fuoco a Cagliari
Mi scrive Michele, formulando la proposta di portare nel verde urbano cagliaritano la Delonix regia, comunemente nota in Italia come Albero di fuoco o, in altri paesi, come Flamboyant tree.
Michele, che ringrazio anche per i complimenti al blog, fa un parallelo con la Jacaranda mimosaefolia (post 30/10/10), ricordando giustamente che questo splendido albero era sconosciuto a Cagliari fino alla fine del 1800, e si è così bene acclimatato da avere oggi pacificamente (e profumatamente!) invaso la città.
Devo dire in tutta sincerità che non conoscevo, fino al ricevimento della mail di Michele, la Delonix regia, o meglio lo confondevo con un altro albero, il Brachychiton acerifolius, noto come Albero fiamma, presente all’Orto Botanico e del quale ho parlato nel blog (post del 7/6/11).
Allora, sono andato a vedere su Internet la Delonix regia e sembra adatta alla nostra città; oltre alla splendida fioritura ha anche una bella foglia e, contrariamente al citato albero fiamma dell’Orto Botanico che si fa pregare per fiorire, pare fiorisca regolarmente ed a lungo, durante la stagione estiva.
La Delonix appartiene alla stessa famiglia del Siliquastro e della Cesalpinia, presenti e ben apprezzate in città per la loro fioritura.
Detto questo, veniamo ai punti dolenti: una nuova specie arborea, per poter essere considerata acclimatata e quindi immessa nel verde pubblico o predisposta per la cessione ai privati, ha bisogno di lunghi periodi di attenzioni e cure da parte degli specialisti, nei luoghi deputati come i vivai forestali o l’Orto Botanico.
Ecco, queste cose si sostengono solo se ci sono soldi, dedizione e un forte stimolo dei cittadini, tutte cose che in questi anni mi pare che scarseggino.
Ecco perché, come nota giustamente Michele, le piantine di Delonix allevate nella “nursery” dell’Orto Botanico giacciono assieme a tante altre in stato di abbandono.
In conclusione, e ragionando su quello che manca, io lavoro nel mio piccolo sullo stimolo dei cittadini, sul resto ………….
venerdì 15 giugno 2012
Un altro fuggitivo
A più riprese abbiamo parlato delle piante scappate di casa, altrimenti dette fuggitive, fino dal post che inquadrava il popolo dei Ficus (post del 3/11/10, caposaldo del blog), con riferimento al Ficus benjamina, per poi proseguire con il Ficus elastica, le Schefflere e la Monstera deliciosa.
Queste piante, ed altre che dimentico, hanno a volte una doppia vita, in quanto nascono come piante d'appartamento ma vengono trasferite dai proprietari sulla piena terra, dove spesso danno luogo ad exploit strepitosi.
Ed oggi ne ho beccato un altro, di fuggitivo: si tratta di un Ficus benjamina variegata, che vegeta in un condominio di via Stoccolma, vicino all'edicola.
Guardate che bel portamento, e che dimensione ha raggiunto, tanto da poter essere definito un albero: altro che piantina d'appartamento!
E' bene che nessuno dica a questo Ficus che normalmente le specie variegate, ed in genere tutte le piante derivanti da ibridazioni, sono più delicate e deperiscono facilmente!
Queste piante, ed altre che dimentico, hanno a volte una doppia vita, in quanto nascono come piante d'appartamento ma vengono trasferite dai proprietari sulla piena terra, dove spesso danno luogo ad exploit strepitosi.
Ed oggi ne ho beccato un altro, di fuggitivo: si tratta di un Ficus benjamina variegata, che vegeta in un condominio di via Stoccolma, vicino all'edicola.
Guardate che bel portamento, e che dimensione ha raggiunto, tanto da poter essere definito un albero: altro che piantina d'appartamento!
E' bene che nessuno dica a questo Ficus che normalmente le specie variegate, ed in genere tutte le piante derivanti da ibridazioni, sono più delicate e deperiscono facilmente!
martedì 12 giugno 2012
L'Ontàno
L'Ontano, Alnus glutinosa, è un albero non raro in Sardegna, ma non è certo un albero di città. E' un albero di campagna, limitatamente a luoghi con caratteristiche molto precise, e cioè lungo fiumi, ruscelli, gole percorse dall'acqua.
L'Ontano viene infatti definito un albero tipico della vegetazione riparia, e lungo le rive può crescere in centinaia di esemplari segnando, se osservato dall'alto, il corso di un ruscello o l'incavo di una valle umida.
Per quanto detto non troviamo questo albero a Cagliari, ma in zone dell'interno ricche d'acqua, per esempio sui monti del Gennargentu, dato che si trova bene fino ad alta quota, almeno per i nostri parametri.
L'esemplare che vi presento è un anziano e maestoso Ontano che ho incontrato nelle campagne di Aritzo, notoriamennte ricche di una grande quantità di fontane; il nostro fa infatti da cornice ad una fontana.
L'Ontano è riconoscibile, oltre che per la sua predilezione per determinati luoghi, facilmente individuabili, pure per la presenza delle infruttescenze a forma di piccole pigne di 2-3 centimetri, che rimangono sulla pianta anche da secche, nonchè per le foglie leggermente appiccicose al tatto (da cui il nome glutinosa).
Infine una curiosità: l'Ontano appartiene alla stessa famiglia della Betulla, che però non è presente in Sardegna.
L'Ontano viene infatti definito un albero tipico della vegetazione riparia, e lungo le rive può crescere in centinaia di esemplari segnando, se osservato dall'alto, il corso di un ruscello o l'incavo di una valle umida.
Per quanto detto non troviamo questo albero a Cagliari, ma in zone dell'interno ricche d'acqua, per esempio sui monti del Gennargentu, dato che si trova bene fino ad alta quota, almeno per i nostri parametri.
L'esemplare che vi presento è un anziano e maestoso Ontano che ho incontrato nelle campagne di Aritzo, notoriamennte ricche di una grande quantità di fontane; il nostro fa infatti da cornice ad una fontana.
L'Ontano è riconoscibile, oltre che per la sua predilezione per determinati luoghi, facilmente individuabili, pure per la presenza delle infruttescenze a forma di piccole pigne di 2-3 centimetri, che rimangono sulla pianta anche da secche, nonchè per le foglie leggermente appiccicose al tatto (da cui il nome glutinosa).
Infine una curiosità: l'Ontano appartiene alla stessa famiglia della Betulla, che però non è presente in Sardegna.
giovedì 7 giugno 2012
Oggi ci siamo, domani chissà.....
Sì, il titolo non è propriamente ottimistico, ma è quello che mi è venuto in mente per rappresentare la storiella che vi voglio raccontare oggi; la quale storiella non riguarda gli esseri umani ma ovviamente gli alberi ( comunque, siete autorizzati a fare i debiti scongiuri).
C'era una volta un albero, e precisamente un esemplare di Araucaria Excelsa, tanto gradevole alla vista che era stato da me utilizzato come rappresentante della categoria per un post dedicato appunto alla signora Araucaria (post del 17/12/10). Ecco qui sotto la foto del post citato.
Vantavo la sua eleganza, e la capacità di adattarsi allo spazio angusto del condominio semplicemente curvandosi leggermente rispetto alla verticale.
Allora, vuoi che la curvatura rispetto alla verticale sia pericolosamente aumentata, vuoi che i condomini si siano stufati di ammirare e fare ammirare questa bella pianta, un bel giorno.... puff!, e la bella pianta è sparita, come si vede dalla foto sotto, scattata alcuni giorni fa.
Il titolare dell'edicola in basso a destra nelle foto mi ha detto che proprio l'assetto non verticale è stato il problema che ha fatto assumere la decisione drastica al condominio.
Ora, io non sono in grado di intervenire nelle scelte altrui, tanto meno in quelle di un condominio, ma è possibile che non ci fosse un'altra soluzione al problema? Detto che tutti conosciamo piante che vivono splendidamente, senza costituire alcun pericolo, piegate anche molto di più della nostra Araucaria, non si poteva intervenire sostenendo il tronco alla parete di prospetto del palazzo?
Un appello agli amministratori di condominio: prima di fare intervenire la motosega, provate a ragionare con i condomini e valutare soluzioni meno traumatiche, e soprattutto meno definitive!
C'era una volta un albero, e precisamente un esemplare di Araucaria Excelsa, tanto gradevole alla vista che era stato da me utilizzato come rappresentante della categoria per un post dedicato appunto alla signora Araucaria (post del 17/12/10). Ecco qui sotto la foto del post citato.
Vantavo la sua eleganza, e la capacità di adattarsi allo spazio angusto del condominio semplicemente curvandosi leggermente rispetto alla verticale.
Allora, vuoi che la curvatura rispetto alla verticale sia pericolosamente aumentata, vuoi che i condomini si siano stufati di ammirare e fare ammirare questa bella pianta, un bel giorno.... puff!, e la bella pianta è sparita, come si vede dalla foto sotto, scattata alcuni giorni fa.
Il titolare dell'edicola in basso a destra nelle foto mi ha detto che proprio l'assetto non verticale è stato il problema che ha fatto assumere la decisione drastica al condominio.
Ora, io non sono in grado di intervenire nelle scelte altrui, tanto meno in quelle di un condominio, ma è possibile che non ci fosse un'altra soluzione al problema? Detto che tutti conosciamo piante che vivono splendidamente, senza costituire alcun pericolo, piegate anche molto di più della nostra Araucaria, non si poteva intervenire sostenendo il tronco alla parete di prospetto del palazzo?
Un appello agli amministratori di condominio: prima di fare intervenire la motosega, provate a ragionare con i condomini e valutare soluzioni meno traumatiche, e soprattutto meno definitive!
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