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I Giardini Pubblici, fra luci ed ombre

 I Giardini Pubblici sono il parco urbano forse più noto della città, dove intere generazioni di cagliaritani sono cresciute correndo e gioc...

sabato 30 marzo 2024

I Carrubi di piazza Islanda chiedono aiuto!

 Il Carrubo, Ceratonia siliqua, è una pianta notissima e ben presente in Sardegna allo stato naturale (anche se non è endemica dato che arriva dal Medio Oriente), ed a Cagliari proveniente dai vivai, utilizzata spesso dai gestori del verde pubblico per il decoro urbano. Basti pensare al bellissimo esemplare di piazza Garibaldi, che allieta con il suo giovane fratello il passeggiare dei cagliaritani in questa centralissima zona.

Ma anche ben presente in zone  più defilate, come per esempio in piazza Islanda, a Genneruxi. E proprio di questi Carrubi parliamo oggi, perché sono sofferenti e chiedono aiuto agli specialisti, affinché li curino ed assicurino la loro sopravvivenza.

Guardate questo bellissimo esemplare, che si affaccia su via Stoccolma, del quale abbiamo già parlato (post del 27/3/20). C'è qualcosa che non va nella sua chioma, vi pare? Molti rami secchi, privati delle foglie. Cosa gli sta succedendo? Io non sono un esperto, ma so che il Carrubo è un albero robustissimo, teme solo le gelate ed il ristagno idrico, e non è certo questo il caso.


Che si siano ripresentati i malefici topi,  che masticano la corteccia, bloccano l'apporto della linfa e provocano la morte dei rami? E' probabile, dati i precedenti (post del 9/4/16  e del 28/12/16).

Tutti gli esemplari di questa bella e frequentata piazza sono stati colpiti, chi più chi meno: guardate quest'altro esemplare, che si affaccia su via Costantinopoli, in che condizioni si trova!



Tanti rami completamente privati di foglie e di vita, che sembrano chiedere aiuto al cielo. Ma non è dal cielo che deve arrivare l'aiuto ma dalla solerzia dei nostri giardinieri comunali che, verificato che si tratti nuovamente dei topi, provvederanno di conseguenza con le opportune azioni per la ripresa di queste gloriose piante, che non meritano certo questo attacco da parte dei malefici topi!

Spero che questo post venga letto da qualche rappresentante del nostro verde pubblico, che abbia la volontà ed il potere di programmare un intervento, che venga posto in atto al più presto; direi che glielo dobbiamo, a questi meravigliosi compagni di strada! 


lunedì 25 marzo 2024

Chi vincerà il braccio di ferro?

 Iniziamo in maniera spiritosa questo post, per un  argomento che purtroppo spiritoso non è, perché concerne la (mancata) manutenzione dei beni architettonici della nostra città, a cominciare da quelli più amati da cagliaritani e turisti.

Il braccio di ferro del titolo, come si coglie facilmente dalla foto, riguarda un vecchio Pino d'Aleppo, Pinus halepensis, ed un tratto della bella balaustra che protegge dalla sottostante via San Saturnino.
Il Pino, e soprattutto questa specie di Pino, ama mettersi storto; così ha fatto questo esemplare, si è messo storto e spinge, con una azione lenta ma inesorabile. Non sarà domani né il mese prossimo, ma certamente vincerà lui, facendo crollare a terra il blocco di granito, sempre che non si intervenga prima per sistemare la faccenda in modo incruento per i contendenti.

E qui si innesta la parte non spiritosa dell'argomento, cioè la mancata manutenzione del Terrapieno. Sono tante le parti trascurate, dalle lastre del pavimento staccate alle scritte mai cancellate, dalle transenne eterne ai tratti di balaustra interamente crollati, e si potrebbe continuare a lungo. 
Normalmente si dice che ai politici piace inaugurare ma molto meno gestire, ma forse in questo caso non è del tutto vero: è così importante il Terrapieno che forse basterebbe un piano di intervento di medio termine ma ben organizzato in obiettivi parziali, correttamente presentato e seguito da risultati via via raggiunti e ben messi a conoscenza dei cittadini, per fornire l'agognato ritorno in termini di immagine, e magari di voti, per i nostri amministratori comunali. O sono troppo ottimista?



Non voglio comunque angustiarvi con altre immagini di degrado; chiunque, con una passeggiata in Terrapieno, comunque bellissima, può rendersi conto di persona della situazione.

E allora chiudiamo con una immagine di ripresa primaverile, dato che la Natura poco si preoccupa delle piccole miserie umane e continua a produrre la sua bellezza: ecco un gruppo di fusti fiorali di esemplari di Agave americana, che si preparano alla affascinante fioritura estiva (post del 20/7/15). Come dicevamo nel post citato, l'Agave si riscatta in questo periodo, con questa sorta di alberelli porta-fiori, dei suoi difetti e della antipatia con cui spesso è guardata; godiamoceli, dunque, questi alberelli, dopo aver guardato le bruttezze del degrado dei manufatti trascurati!  



domenica 10 marzo 2024

I meravigliosi Ficus (momentaneamente) recintati

 I Giardini Pubblici sono il parco urbano forse più noto della città, dove intere generazioni di cagliaritani sono cresciute correndo e giocando, apprezzando prati ed alberi secolari, frequentando la Galleria comunale d'arte. Uno dei simboli della città, come tale curato e manutenuto con particolare attenzione.

Anche il blog ne ha parlato tante volte, naturalmente con riferimento agli alberi, arbusti e fiori presenti;  l'ultima occasione (post del 18/1/24) è quando ho grandemente apprezzato l'inserimento di alcune etichette di riconoscimento, attribuite ad alcuni degli alberi più significativi presenti nel parco, fra cui naturalmente i due maestosi Ficus magnolioides/macrophilla. 

Ma non è delle etichette che vi parlo oggi, bensì della recinzione provvisoria in nastro plastico che cinge i Ficus lungo tutto il perimetro, come si vede dalla fotografia.

Pare che i lunghissimi rami abbiano qualche problema di tenuta, agli eventi atmosferici o al trattamento degli umani, per cui, visto anche il recente evento del grande fratello della Darsena (post del 16/5/23), si è correttamente proceduto ad isolare tutta l'area.  


In quest'altra foto, presa sempre dal lato del viale San Vincenzo, vediamo che si è proceduto all'inserimento di sostegni, che svolgono il ruolo normalmente svolto in natura dalle radici colonnari.

Tutto bene, quindi? Sì, purché finiti i lavori di messa in sicurezza (nonché inseriti gli opportuni cartelli di attenzione e se necessario impedito l'accesso a qualche piccola zona) questa area venga restituita alla fruizione dei cittadini, che possano continuare a godere, come concludevo nel post citato,  di queste meraviglie anche dall'interno. 

Insomma, per farla breve, spero che non si faccia qui quello che si è fatto in piazza Matteotti nel 2020 (post del 20/7/20), anno in cui la piazza è stata recintata e nessuno ha più potuto frequentarla all'interno (della futura sistemazione definitiva non so, mi auguro che si ripari a questo sgarbo!).

 

mercoledì 6 marzo 2024

Un enorme, elegante Cipresso cittadino

 Non ci capita spesso di imbatterci, mentre camminiamo nelle strade cittadine, in alberi molto grandi e normalmente solitari; non siamo preparati, contrariamente a quando andiamo per Parchi, e tanto più queste piante ci sorprendono.

Così è successo a me l'altra mattina, quando ho incontrato questo Cipresso "stradale".


Siamo in via Tommaseo, non lontano dal viale Marconi, e ai bordi di uno spazio condominiale si erge questo gigante, almeno per i nostri parametri; basta confrontarlo con l'altezza delle palazzine, o con le auto a bordo strada per rendersi conto della dimensione, che dovrebbe essere intorno ai 15 metri.

Dovrebbe trattarsi di un Cipresso dell'Arizona, Cupressus arizonica, albero del quale vi ho parlato qualche anno fa (post del 21/1/19)  con riferimento ad alcuni esemplari presenti a Monte Urpinu, al confine con via Garavetti.



In questa altra immagine vediamo il Cipresso nel suo insieme, e possiamo notare il portamento colonnare e la chioma conica compatta e ramificata fino dalla base del tronco.

Un esemplare veramente peculiare, tanto più se si considera che i Cipressi sono soggetti a diverse malattie, fra le quali il "Cancro del Cipresso", che ha fatto tantissime vittime anche in città.

Speriamo dunque che questo elegante esemplare di via Tommaseo sia destinato ancora ad una lunga e sana esistenza, e continui a sorprenderci quando passiamo da quelle parti!

lunedì 19 febbraio 2024

Gli alberi strangolatori, nei templi cambogiani

 Oggi vi porto molto lontano, e precisamente in Cambogia, nell'estremo est asiatico. Me ne dà l'occasione Stefano, che sta compiendo un viaggio di piacere appunto da quelle parti, e che mi ha mandato alcune fotografie, per le quali lo ringrazio.

Ci troviamo nel nord ovest della Cambogia, e precisamente ad Angkor Wat, un enorme tempio religioso, il più visitato del paese e patrimonio mondiale dell'Unesco.

E, naturalmente, non ci occupiamo del valore culturale e storico di questo sito, della civiltà Khmer e della sua architettura ma degli alberi che ci vivono, enormi e di grande impatto.

Eccone uno, che appare "spalmato" su un tempio in rovina, quasi come un animale preistorico.

A quali alberi ci troviamo di fronte? Devo dire che qui regna una buona dose di confusione; questi alberi hanno il nome comune di alberi strangolatori, per la loro attitudine di vivere a spese di altri alberi, ai quali si appoggiano fino a strangolarli, per poi crescere in autonomia.

Fra gli alberi strangolatori vengono in realtà annoverate diverse specie di alberi, compreso, pensate, il nostro Ficus magnolioides!  

Sicuramente fra gli alberi che vivono ad Angkor Wat ci sono dei Ficus, dal Ficus altissima al Ficus benghalensis al Ficus tinctoria , ma una pianta che vive sicuramente in mezzo a questi templi non è un Ficus, ma il Tetrameles nudiflora, di cui facciamo conoscenza oggi.


Ecco un altro esemplare di Tetrameles che, consapevole della forza con la quale è abbarbicato alla struttura del tempio, pur cadente, sale fino a forse 25 metri.

Naturalmente questi alberi non possono essere lasciati crescere come vogliono, ma sono curati da squadre di giardinieri acrobati, che evitano che queste meraviglie possano essere velocemente soffocate dalla natura e riportate alla condizione di quasi invisibilità, come questi gioielli in pietra vennero scoperti dagli occidentali, a metà dell'800. 
 

giovedì 15 febbraio 2024

Sono piegato, ma resisto

Abbiamo parlato più volte del Pino d'Aleppo, Pinus halepensis, sia per la grande quantità di esemplari presenti in città, sia per le sue caratteristiche peculiari, fra le quali la propensione a piegarsi o a crescere storto.  Se solo pensate al viale Diaz, o al viale Buoncammino, o alla via Borgo Sant'Elia, solo per citare alcuni esempi, sapete di che cosa stiamo parlando.

E naturalmente questa specie di Pino è presente nei parchi, ed in particolare nel parco di Monte Urpinu, dove questi alberi hanno fra l'altro un legame affettivo con generazioni di scolari, che ne hanno piantati a centinaia  in occasione della Festa degli Alberi, festa recentemente risorta anche se con altre forme.

E proprio un esemplare di Pino d'Aleppo del parco di Monte Urpinu è quello che vi presento in foto, alto e fortemente piegato, anche se ancora in piena forma vegetativa.

Nel caso specifico a piegarlo non è stata probabilmente, o non solo, la sua propensione, ma le raffiche di vento, che ogni tanto riescono ad abbattere questi alberi, sia che soffino da nord che da sud (post del 3/4/15  e del 24/1/17).

Insomma, i Pini d'Aleppo cagliaritani, ma naturalmente non solo loro, ogni tanto subiscono delle perdite; bisogna però dire che il Comune di Cagliari negli ultimi anni ha messo in pista interventi di riforestazione urbana, soprattutto nel nostro parco cittadino, che compensano ampiamente le perdite subite.

Proprio la zona nella  quale vive e pende il nostro esemplare odierno, settore sud, ho visto una nuova piantumazione, che risale forse a due anni fa; ottima iniziativa!

  



martedì 6 febbraio 2024

Uno squarcio di bellezza, nell'ordinarietà quotidiana

Andando a fare la spesa, nel market di via Pasteur, in un momento di grigia ordinarietà quotidiana, sulla rampa appare in questi giorni una massa di colore giallo intenso, che attrae irresistibilmente lo sguardo e mette di buon umore:  la fioritura invernale di una Acacia dealbata.


Eccolo qui l'esemplare di cui parliamo: un piccolo albero, bruttino, ficcato in mezzo al cemento; non meriterebbe alcuna citazione, se non fosse per la bellezza dei racemi di capolini giallo limone.

Questa specie di Acacia è la prima a fiorire da noi (post del 9/1/11), e sarà seguita a marzo dalla più comune Acacia saligna, e, in piena estate, dall'Acacia horrida. 

Abbiamo parlato più volte di questa fioritura (p.es. post del 9/2/14  e del 18/2/16), per la sua bellezza intrinseca e per il periodo dell'anno nel quale si offre al nostro sguardo; il suggerimento è quindi di andare a cercare e godersi questo giallo, anche se non necessariamente in connessione con la spesa al market!


martedì 30 gennaio 2024

Le succulente dell'Orto Botanico, e non solo

 Le piante grasse (meglio dette succulente), croce e delizia per chi non sia uno specialista della materia, o un appassionato di lungo corso dotato di appropriato giardino, sono comunque una famiglia di grande fascino, caratterizzata dall'adattamento alla vita quando il clima è arido.

Fusti ingrossati e carnosi, tessuti "succulenti", peluria protettiva, foglie trasformate in spine, minima superficie esposta al sole rispetto al volume interno, sono tutte caratteristiche che accompagnano questa famiglia di piante.

Ho parlato di croce e delizia con riferimento alla stragrande maggioranza di chi apprezza queste piante, ed io fra questi, ma che non è in grado di individuarle con precisione, non avendo studiato per bene le loro caratteristiche e gli elementi di distinzione fra le varie tipologie.

La mia ignoranza ha prodotto pochi post dedicati alle piante succulente; per fortuna che in città abbiamo lo splendido comparto delle succulente all'Orto Botanico (post del 18/3/14) che ci consente visite piacevoli e di grande impatto estetico; in una successiva occasione avevo presentato il giardino di un albergo di Pula (post del 14/10/16); per il resto, veloci incursioni (p.es post del 4/5/20) e poco più.

Allora oggi torniamo all'Orto Botanico, del quale vi propongo alcune fotografie con brevi commenti, che vogliono essere un invito per i lettori ad una visita in proprio, a godere dello spettacolo.


Ecco una famiglia di Echinocactus grusonii, che giustifica in pieno il termine familiare di piante grasse per indicarle.





Vista di insieme del comparto, che consente di mettere a raffronto i modi profondamente diversi di presentarsi delle varie tipologie: colonnare, sferica, a rosetta di foglie spinose ...




E guardate questa, della quale non conosco il nome per mancanza del cartellino: sembra un grande carciofo, ed è bellissima nella sua simmetria!


E ancora, il particolare di un fiore, in gennaio: le varie specie di piante succulente fioriscono in periodi diversi, per cui con opportune scelte si possono ottenere fioriture in tutti i periodi dell'anno.

Qui possiamo notare anche la peluria, che protegge il fusto dall'eccessivo calore del sole. 


Da tutto quanto detto si deduce che le succulente danno il loro meglio quando sono in gruppo ben assortito e quindi in spazi piuttosto ampi, e forse questo è il motivo per cui non sono molto comuni nei giardini cittadini, sia pubblici che privati; questo non significa che non ci siano, per esempio in giardini condominiali, come questa che vi presento.



Si trova in un giardino di piazza Svizzera, a Genneruxi, e si tratta di un grande esemplare di Kalanchoe beharensis, che si prepara a fiorire e che vi avevo già presentato (post del 17/12/16).

E non dimentichiamo, naturalmente, la Beaucarnea (già Nolina) recurvata, di cui abbiamo parlato diverse volte, caratterizzata da fusto ingrossato alla base.

Insomma, bisogna un po' cercarle, ma anche in giro per la città le piante grasse ci sono e si fanno apprezzare!

giovedì 18 gennaio 2024

Le prime etichette ai Giardini Pubblici, evviva!

I miei lettori sanno, almeno quelli più affezionati, quanto io tenga alle etichette di riconoscimento degli alberi, a cominciare da quelli più significativi. Ho sottolineato l'importanza di questo aspetto più volte, gioendo per i segnali positivi (post del 2/2/17)  e lamentandomi per l'assenza o l'incuria nella manutenzione delle etichette esistenti (11/11/22, fra gli altri).

Figuratevi quindi il mio compiacimento quando pochi giorni fa, nell'ultima mia visita, ho trovato alcune etichette inserite ai Giardini Pubblici, e devo dire anche ben fatte!

Ecco un esempio, relativo alla vecchia e gloriosa Gleditsia triacanthos, che vive a destra in fondo al viale, e che già era stata apprezzata e descritta dal grande Siro Vannelli. Oggi ricordato (oltre che per il parchetto del quartiere Fonsarda) da una targa proprio qui ai Giardini.

Questa Gleditsia è stata naturalmente oggetto della nostra attenzione, già ai primordi del blog (post del 13/11/10, poi ancora successivamente); riportavo alcune peculiarità di questo particolare esemplare, già notate del Vannelli (legume più corto,  foglioline più lunghe, assenza o quasi di spine .....), che ipotizzava si trattasse di un ibrido. Oggi forse l'ipotesi diventa una certezza, dato che il cartello la classifica con il nome Gleditsia triacanthos inermis Fassett, dove l'ultimo nome probabilmente si riferisce al botanico che ha certificato il nome del cultivar.

Mi sono dilungato e me ne scuso, ma questo dimostra l'interesse che può nascere dalla lettura di queste etichette, quando sono fatte bene.

Comunque le etichette non riguardano solo la Gleditsia ma anche i meravigliosi Ficus magnolioides ed un vecchio esemplare di Jacaranda mimosaefolia. E' un primo passo, e riguarda giustamente gli alberi più importanti, dichiarati esemplari monumentali; speriamo che si prosegua con tutte le piante, come all'Orto Botanico, magari con cartelli più semplici, anche targhette attaccate ai tronchi, purché sia!

Per non caratterizzare troppo come didascalico questo post, termino con alcune altre foto di piante dei Giardini Pubblici che, devo riconoscere, ho trovato ben curati ed ordinati; lo riconosco volentieri, dato che spesso non sono stato tenero nei giudizi attribuiti agli amministratori del verde pubblico.





Una foto curiosa, che riprende i frutti di una Palma, e precisamente una Brahea armata, di cui i giardini ospitano alcuni esemplari. Ricordo che uno splendido esemplare, citato nel blog, si trova nei giardini di Sgaravatti, sulla s.s. 195.



E questo, lo ricordate dai post che gli ho dedicato, è il vecchio Carrubo che era stato gravemente ferito dalla spinta della scultura metallica che si appoggiava su di lui e che, per fortuna, adesso riposa adagiata a terra.
Il Carrubo è sostenuto da una grossa struttura metallica che si intravede in foto; è comunque molto malmesso, bucato e vuoto all'interno. Però è vivo, e questo ci basta. 



Infine, l'enorme ammasso di fogliame dei due splendidi Ficus magnolioides/macrophilla; alberi godibilissimi non solo dall'esterno, ma anche dall'interno, dove si apprezzano fra luce ed ombra  le enormi branche prostrate e le mostruose radici tabulari. Un vero spettacolo!


   

lunedì 8 gennaio 2024

Il nuovo viale Buoncammino ed il suo verde

Voglio subito sgombrare il campo dagli equivoci: a me l'intervento di riqualificazione effettuato sul viale Buoncammino e sulle piazzette che in qualche modo gli appartengono, piace: è sobrio nei materiali e nelle geometrie arboree, ma non sono tempi nei quali ci si possa concedere dei lussi; è rispettoso delle specie arboree presenti; è generoso nella dotazione di panchine e nel dimensionamento delle aiuole, grandi anche per ospitare al meglio i vecchi Pini d'Aleppo ancora in grado di farci compagnia.

Certo, alcune scelte si prestano anche a critiche, delle quali vi parlerò con l'aiuto di alcune foto, ma, ripeto, nell'insieme mi sembra un intervento ben riuscito. 

   
Ecco la base del grande Ficus magnolioides (post del 8/7/15, fra gli altri). Qui, oltre alla bellezza del panorama sullo sfondo, notiamo gli spazi dedicati al grande albero ed un problema, che si ripresenta tale e quale nei lavori del 2023: la pacciamatura non ricopre più completamente il sottostante telo geotessile, lasciando una impressione negativa sull'insieme.







La foto a destra riprende il primo tratto del viale Buoncammino, anch'esso riqualificato nel 2015, con i filari dei Bagolari, Celtis australis, e le panchine in buon numero. Rimando ai post del 2015 che volesse saperne di più.




Qui incominciano i lavori del 2023; siamo nello slargo all'incrocio con via Anfiteatro; si notano i vecchi Pini d'Aleppo inseriti in grandi aiuole e, sullo sfondo, la siepe di Pitosforo che segue l'imbocco della medesima via.






Ecco ancora le grandi aiuole che contengono i vecchi Pini, opportunamente ripuliti; si nota la pavimentazione di due diverse tipologie.





Questo esemplare forse doveva essere sostituito; sembra comunque che ci sia già il sostituto pronto a prenderne il posto. Questo ci consente di dire che non hanno esagerato con le eliminazioni, come altre volte è capitato.



 Qui vediamo il Pino semi-coricato e quello proprio coricato (post del 19/10/15)  della piazzetta Marongiu Pernis, nello slargo finale del viale che guarda verso Is Mirrionis.

In questo caso, e con riferimento alle conclusioni del post del 2015 appena citato, mi fa piacere essere smentito; sostenevo che sarebbe stato eliminato, ed invece è ancora lì a dimostrarci che può essere bella anche la sua seconda vita orizzontale!

La principale critica che faccio a questo intervento riguarda il tipo di pacciamatura utilizzato, come si vede dalle foto: è un materiale troppo leggero, e temo che fra il nostro vento, i giochi di qualche cane lasciato libero o di qualche bambino indisciplinato, la inciviltà di qualche adulto maleducato, tutto questo farà sì che una parte di questo materiale sarà presto sparsa sulla passeggiata, con effetti peggiorativi sulla qualità della passeggiata medesima; inoltre verrà messo a nudo il sottostante telo geotessile, come già succede in qualche punto, e non è un bel vedere.

Insomma, al solito le conclusioni sono: per i gestori del verde pubblico, cura e ripresa dei pezzi di corteccia sparsi sul pavimento, fra gli altri interventi gestionali; per i frequentatori della passeggiata, educazione e mantenimento  dell'attuale decoro e pulizia. 

Cerchiamo di fare durare questo "stato di grazia" di un luogo bello ed amato da cagliaritani e turisti, attualmente pulito e privo di scritte e geroglifici vari, nonché di spazzatura gettata nelle aiuole, il più a lungo possibile! 



venerdì 29 dicembre 2023

Combattiamo il degrado al parco Vannelli !!!

Ci risiamo a parlare, possiamo dire per l'ennesima volta, del degrado inarrestabile del parco Vannelli, ormai connotato da sciatteria ed evidente poco interesse da chi dovrebbe curarlo e gestirlo al meglio.

E pensare che questa volta, alcuni giorni fa, ci sono andato animato da buone intenzioni, cioè riproporre la bellezza della fioritura della Mahonia japonica, evento che succede intorno alla fine d'anno.


Infatti avevo già proposto le spighe gialle di questa rara pianta alcuni anni fa (post del 31/12/18), quando ancora il piccolo parco poteva essere definito uno scrigno cittadino di bellezze (post del 1/2/16). 


Ed ecco qui a sinistra la fioritura di quest'anno, per fortuna ancora bella; purtroppo, una delle poche cose ancora belle, come mi sono potuto velocemente accorgere; quello che si nota, purtroppo, è il degrado e lo stato di progressivo abbandono, oltre al carente senso civico di molti cittadini. 

Allora, senza perdermi in chiacchiere, elenco alcune negatività:

1 - area didattica, prevista a destra entrando, completamente abbandonata e ridotta più o meno ad erbacce; 2 - vasca con piante acquatiche, asciutta ed abbandonata; 3 - diversi paletti con i nomi delle piante divelti e lasciati a terra; 4 - per i paletti ancora dritti, alcuni in posizione errata, da mesi o anni (post del 3/5/22, forse il più completo nella descrizione del degrado e nelle proposte); 5 -  diversi rifiuti accumulati, anche in mezzo agli arbusti   6 - evidente mancanza di cura delle piante, sia all'interno che nello spiazzo esterno al parco.

Riporto alcune foto, che non hanno bisogno di molti commenti al di là della didascalia di presentazione:




Laghetto, asciutto e degradato; piante di Papiro, Cyperus papyrus, moribonde



Paletti nominativi divelti ed abbandonati per terra, in una zona ormai priva di erba.





Schinus molle, nella piazza esterna, pericolante e pericoloso, che necessiterebbe di una urgente messa in sicurezza.




Ritengo tuttora pienamente valide le conclusioni alle quali pervenivo nel post citato del maggio 2022: per i politici, inaugurare sempre, manutenere poco e male!





venerdì 15 dicembre 2023

Speriamo che la Piracanta di Bonaria cresca in fretta!

La Piracanta, Pyracantha coccinea, è un arbusto da siepe piuttosto comune a Cagliari, che si mette in mostra in  questo periodo, dal tardo autunno a inizio inverno, quando si riempie di bacche rosse che mettono allegria, nella povertà di colori che caratterizza la stagione (post del 25/11/11).    

Ma l'interesse per gli arbusti di Piracanta che vi presento oggi non è per le bacche, ma per la crescita e la capacità di formare siepe compatta e coprente.



Sì, perché di questo c'è bisogno per la dignità del triangolo di terreno compreso fra via Ravenna e via Milano, che è stato recentemente sistemato dal  Comune: c'è bisogno che le piante ricoprano al più presto la brutta staccionata che è stata utilizzata per delimitare i diversi spazi di quest'area.

Opera meritoria in sé questo intervento, per sistemare un orribile sterrato utilizzato come disordinato parcheggio, ma la staccionata in legno più o meno grezzo, di colore chiaro, è un pugno in un occhio, senza tema di smentita!


E per chi ancora non fosse convinto dell'impatto negativo del manufatto, la foto a destra dovrebbe togliere ogni dubbio.

Possibile che per la sistemazione di uno spicchio di terreno adagiato in posizione strategica, fra la Basilica di Bonaria, la scenografica scalinata ed il retrostante meraviglioso parco omonimo, non si potesse spendere qualcosa di più per avere un risultato estetico migliore?

Piracanta, pensaci tu!
 


martedì 12 dicembre 2023

Panorami maestosi, nuova vita ma anche degrado, a San Michele

Il Parco di San Michele, con al centro l'omonimo Castello che svetta sul punto più alto, è stato oggetto della nostra attenzione già dal 2011 (post del 4/12/11); si caratterizza per l'enorme ampiezza, 24 ettari,  e per i maestosi panorami a 360 gradi, che vanno dal Campidano a Pirri, dal quartiere di Monreale al Golfo degli Angeli, dal mare del porto canale fino ai monti di Capoterra. 

Per quanto riguarda gli alberi ed il verde, possiamo dire che non ci sono molte specie arboree, ma soprattutto Lecci, Pini, Cipressi, macchia mediterranea e qualche bel Corbezzolo. Il verde è poco, a parte le due aree dove possono giocare i bambini e si possono praticare attività sportive di gruppo; inoltre, nella stagione delle piogge (non ancora quest'anno) diventa molto gradevole la zona più alta, che circonda il Castello e che si ricopre di verde naturale inframezzato da affioramenti di calcare.

Insomma, da un punto di vista botanico non ci sono spunti di grande interesse, se non quando il parco viene interessato da interventi di nuove piantumazioni, magari collegate alla Festa degli Alberi (post del 24/12/13).

Ed è uno di questi interventi, di recentissima esecuzione, che ha stimolato questo post, partendo da alcune foto che mi ha inviato Bruno, che ringrazio.


Ecco una parte delle nuove sistemazioni, che quest'anno interessano la parte bassa  che guarda verso est (si intravede un tratto di facciata posteriore dell'ospedale Brotzu).

Come si vede le piantine, che riguardano anche alberi di alto fusto, per esempio Carrubi, sono molto vicine, per cui possiamo ipotizzare che saranno utilizzate come vivaio, cioè destinate a venire via via trasferite dopo l'attecchimento. 

Comunque, ribadisco quanto già detto nel post del 2013 citato, una bella iniziativa, che immagino potrà anche ridare consistenza all'alberatura del costone ovest, che appare attualmente piuttosto degradata, con molte piante, soprattutto Pini, morte o "male in arnese".

E a proposito di degrado, non posso mancare di segnalare lo stato in cui versa il  percorso che sale all'ascensore che, fino quando ha funzionato, conduceva i visitatori fino alla cima del colle. L'ascensore è fermo ormai da anni, ma non basta: lungo il percorso altri manufatti sono stati distrutti, fino allo sconcio di quello che doveva essere l'archivio della soprintendenza.


L'immagine a destra parla da sola, con i resti degli infissi, spaccati e gettati a terra e nemmeno rimossi, ma lasciati alla pubblica vergogna. 

Il tutto completato da resti di materiali edili ed altri rifiuti, in uno stato di completo abbandono.



Ma, non volendo chiudere con immagini di degrado, ecco una delle piacevoli aree verdi di cui parlavo all'inizio, con panchine e bambini che giocano; faccio notare, per gli aspetti di nostro più specifico interesse, che lo spiazzo è reso più affascinante da diversi esemplari di vecchie  Tamerici . 


   

lunedì 4 dicembre 2023

Il parchetto del Banco, un'oasi piacevole e ben curata

Non è facile trovare, in pieno centro cittadino, ed a contatto con una strada trafficata come il viale Bonaria, una piccola oasi di verde ben curata, pulita con frequenza, ricca di specie arboree  di pregio: un posto raro, dunque, che merita di essere visitato e frequentato.

Parliamo, lo avrete capito, del parchetto del Banco di Sardegna, conosciuto con questo nome perché è praticamente incluso nel grande fabbricato della banca; in realtà il parchetto si chiama Giardini Pubblici di viale Bonaria, ed è di proprietà del Comune.



Ecco una vista d'insieme, che evidenzia la presenza dominante delle Palme, sia le Phoenix canariensis attentamente tenute sotto controllo e curate contro il punteruolo rosso, sia le Palme nane.




Un altro scorcio, abbellito da una scultura circondata da piantine di Russelia, e sullo sfondo una siepe di Pitosforo ed altre Palme.

Insomma, un bel vedere, che però non si ferma alle piante citate , ma si completa con una grande Casuarina cunninghamiana, una grande (nel suo genere) Parkinsonia aculeata e, regina del parco, la enorme Beaucarnea recurvata. 

Tutte le piante citate sono state già presentate nel blog, sia in questo parchetto che in altri siti, e vi invito ad effettuare una ricerca per avere altri dettagli; infine voglio ricordare anche due grandi cespugli, che abbelliscono la parte più interna del giardino che si appoggia al fabbricato, un Ficus pumila ed un Viburnum odoratissimum, anch'essi già trattati nel blog.



martedì 28 novembre 2023

Colori dell'autunno inglese

 Abbiamo detto e ribadito più volte che il Foliage non è un vanto del verde cagliaritano e, più in generale, di tutta la Sardegna: la latitudine, le temperature, le specie arboree non lo consentono, se non in maniera sporadica e limitata. 

Questo non significa che anche noi cagliaritani non possiamo godere di questo spettacolo, per quanto limitato, per esempio con i Ginkgo biloba  (post del 7/12/16, fra gli altri); quest'anno lo spettacolo sta cominciando adesso, e quindi possiamo ancora approfittarne.

Per stimolare la vostra voglia di Foliage, anche se solo cagliaritano con i Ginkgo o sardo, per esempio con i Frassini del Goceano o gli Aceri del Supramonte di Orgosolo, vi offro anche quest'anno alcune immagini dell'autunno inglese che, in quanto a colori e fascino, non teme confronti.

Siamo nel parco Harlow Carr Gardens di Harrogate, nello Yorkshire, uno dei parchi più belli della regione, che vi ho già presentato (post del 8/11/19  e  del 30/10/20) .

Una visione idilliaca, un laghetto immerso nel verde e due grandi alberi, una Farnia, Quercus robur, a sinistra, ed un Cipresso calvo, Taxodium distichum, a destra. Come si vede, il primo ancora resiste all'ingiallimento, complici i cambiamenti climatici (la foto è degli inizi di novembre), mentre il secondo ha già completamente cambiato colore. Ringrazio Marco, che anche quest'anno mi ha mandato alcune fotografie, fra cui questa.




E guardate la tenerezza di questo alberello rosso (che non ho saputo riconoscere, potrebbe essere un Oxydendrum arboreum, suggerimento che traggo da ricerche su Internet), isolato dai grandi alberi verdi ma, direi, contento di esserci!
 


Infine, ad ulteriore dimostrazione del fatto che sull'amore e la cura del verde gli inglesi sono imbattibili,  nella foto qui a sinistra vediamo che anche le piantine acquatiche, forse anche spontanee, sono state dotate degli appositi cartellini di riconoscimento, naturalmente con il nome scientifico in latino.

Su questo fronte, purtroppo, noi italiani e sardi in particolare siamo lontani anni luce dalla civiltà inglese; noi però continueremo a batterci perché le cose cambino.