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Quanto è bella la Plumeria fiorita!

 E' proprio bella la Plumeria rubra quando fiorisce, nel pieno dell'estate cagliaritana, con i suoi fiori bianchi di porcellana, che...

sabato 2 gennaio 2021

Il Carrubo ai tempi del Coronavirus

 Nell'aprile dell'anno scorso, all'epoca del primo confinamento da Coronavirus, avevo pubblicato alcuni post retrospettivi, dedicati alle fioriture arboree primaverili.

Avevamo cominciato con la Tamerice (post del 2/4/20), e proseguito poi con l'Ippocastano, la Robinia, il Gelso, il Salice piangente.

Questi post mi sono venuti in mente adesso che siamo in un nuovo periodo di confinamento, che ci colpisce nel pieno delle festività di fine anno, e che richiede a tutti grandi doti di resistenza e pazienza, nella speranza che queste doti vengano premiate, con l'aiuto del vaccino, dalla fine dell'incubo pandemico.

E allora, quale albero meglio del Carrubo, Ceratonia siliqua, può rappresentare le doti citate?  E' un albero endemico nelle nostre campagne isolane, e ben presente anche in città, del quale abbiamo tessuto le lodi tante volte, a partire dal 2010 (post 2/12/10); è dotato di grande pazienza nell'aspettare che d'estate passi la siccità ed il caldo asfissiante, ha grande capacità di adattamento e resistenza all'inquinamento. 

Confido che un richiamo ad inizio anno, come per il vaccino, ci porti fortuna per superare gli attuali difficili frangenti.


Ecco l'esemplare di piazza Garibaldi, piccolo ma orgoglioso davanti al muro dei Ficus retusa che si stagliano sullo sfondo; appare ancora più piccolo essendo reduce da una recente potatura, non so quanto necessaria.

Si confronta, alla sua destra, con l'albero di Natale artificiale sistemato dall'amministrazione comunale; lascio a voi, magari dopo un controllo da vicino, le valutazioni sulla rispettiva valenza estetica.




E questo a destra, ripreso da vicino e dal basso, è il più grande fra i Carrubi presenti in piazza Islanda, a Genneruxi.

Lo ho già presentato in passato (fra gli altri, segnalo il post dedicato al racconto dei tronchi, 22/2/18), ma non mi stanco di apprezzarlo, con il suo tronco e le branche principali avvitate su se stesse per aumentare la resistenza agli eventi atmosferici; e resiste bene, e con grande pazienza, anche ai giochi irruenti dei ragazzi della vicina scuola media. 

Amici Carrubi, specialisti in silenziose battaglie vinte, aiutateci nella nostra e portateci fortuna! 
  
    

domenica 27 dicembre 2020

I Larici più antichi d'Europa, o no?

Oggi vi porto in Slovenia, paese veramente poco conosciuto anche se confinante con l'Italia, e precisamente con il Friuli-Venezia Giulia. 

E vi ci porto per due motivi, tra loro strettamente correlati: perché la Slovenia è riconosciuto come uno dei paesi più rispettosi dell'ambiente al mondo, e perché, in quest'ambito, nel suo territorio vivono i Larici citati (la Repubblica, 8 dicembre 2020) come i più antichi d'Europa. Siamo nella zona montana di Kranjska Gora, nelle alpi Giulie; nome forse noto per gli sport invernali ma, dal nostro punto di vista, appunto per la presenza di maestosi e millenari Larici.

Ecco di che cosa stiamo parlando, tradotto in immagini attraverso due fotografie tratte dal bel sito Internet alpinauta.com; maestosi alberi nella valle Mala Pisnica, contornati da altrettanto maestose montagne.

Il Larix decidua, praticamente assente nella nostra Isola, è tipico albero alpino ed appenninico, caratterizzato dagli aghi lunghi e penduli (in contrasto con quelli del cugino Abete), che cadono d'inverno (post del 10/10/11). 

Un albero che può avere vita lunghissima, come dimostrano i Larici millenari della val d'Ultimo in Alto Adige (post del 7/6/15).  

Ed allora, seguendo il titolo del post odierno, quali sono i Larici più vecchi, quelli di Mala Pisnica o quelli della val d'Ultimo? Potrei cavarmela, da politico, sostenendo che i nostri sono pochi ma più anziani, e quelli sloveni molti ma meno anziani; la verità è che non lo so, né tutto sommato mi interessa. Alberi più vecchi di mille anni, come quelli oggi a confronto, ci fanno comunque rimanere a bocca aperta per la meraviglia, dovunque essi si trovino.

giovedì 24 dicembre 2020

L'albero di Natale della nuova Zelanda abbellisce anche il nostro Natale

 Parliamo della Metrosideros excelsa, l'albero che riempie di fiori rossi il Natale neozelandese (post del 7/1/15); questa generosa pianta ha deciso che, in fin dei conti, un poco di rosso natalizio lo può concedere anche a noi, che pure abbiamo cominciato l'inverno.


E non ha tante pretese, per concederci la sua bella produzione rossa: le basta l'arbusto di una banale, ma ben tenuta e ricca di varietà, aiuola spartitraffico, e precisamente quella dell'incrocio semaforico fra il viale Cimitero ed il viale Bonaria.

Avevamo conosciuto questa specie arborea nel 2014, con gli alberelli del Lazzaretto e del Poetto (post del 4/12/14), e siamo arrivati ai grandi alberi, con l'esemplare di via Tempio (post del 24/7/16).

Insomma, abbiamo scoperto che questa pianta sa assumere le più svariate dimensioni, e sa fiorire nelle opposte stagioni; grandi capacità di adattamento, non c'è che dire!



Tornando all'esemplare odierno, vi propongo un'altra immagine, che mostra la presenza di tanti boccioli; per dire che questa fioritura non è un fatto casuale, ma che il nostro arbusto intende proseguire ancora a produrre i suoi meravigliosi mazzetti di stami rossi.

Insomma, quest'anno anche noi, sperando che i neozelandesi non si offendano, possiamo farci augurare il Buon Natale  dai fiori rossi della Metrosideros excelsa!

lunedì 14 dicembre 2020

L'Acero saccarino si spoglia

 E finalmente, potremmo aggiungere! Arrivati a metà dicembre, dopo qualche giornata di freddo, l'Acero saccarino di Monte Urpinu ha deciso di procedere con il suo foliage.

Ecco qua il nostro campione che ha quasi assunto il colore giallo per tutte le foglie, comprese quelle già cadute, che giacciono copiose a terra.

Sappiamo che gli Aceri sono fra gli alberi che meglio interpretano l'affascinante momento del foliage, insieme ai Ginkgo biloba per quanto riguarda Cagliari.

Questo Acero poi è una rarità cagliaritana, e lo abbiamo seguito sin da piccolo (post del 27/9/12,  25/9/15,  14/11/15,  23/4/18)  sia per la sua rarità, sia per il piacevole contesto nel quale è inserito.

Certo, il nostro foliage è piccola, piccolissima cosa rispetto agli spettacoli che offre, con uno sfasamento in anticipo di almeno due mesi, il nord Europa, per non dire il Canada; lo abbiamo detto tante volte, ma forse proprio per  la nostra rarità dobbiamo goderci questo piccolo spettacolo, sia per le specie citate ma anche per i Pioppi o i Tigli o le Roverelle.

Quindi, buone passeggiate di fine autunno, sperando che la pioggia decida di darci un poco di tregua!


martedì 8 dicembre 2020

Le Melie addobbate per Natale

L'addobbo non è molto ricco di palline, festoni e luci colorate;  anzi è proprio costituito da un unico tipo di pallina, per la quale in compenso la Natura, che si è preoccupata di predisporre l'addobbo, non ha lesinato sulla quantità: una piccola drupa dorata, lucida e brillante per la pioggia, appesa in migliaia di esemplari che connotano in questo periodo ogni esemplare di Melia azedarach.


Quello che vi presento è una sorta di albero di Natale orizzontale, per così dire, che si estende lungo tutto il lato del liceo Dettori che confina con la via Amat, costituito da molte Melie prive di foglie ma cariche di frutti. 

La Melia azedarach è uno degli alberi preferiti dal blog sin dall'origine (primo post del 2/11/10); trattata in seguito tante altre volte, in varie stagioni e luoghi, compresa via Amat (post del 25/1/12).

Questa fotografia, notturna ed un poco sfuocata causa pioggia, restituisce comunque il fascino di questo spettacolo, che la pioggia esalta e le luci artificiali illuminano in maniera adeguata (il che non avviene spesso!).   

Merita una passeggiata di apprezzamento. 

mercoledì 2 dicembre 2020

Il Ficus rampicante

 L'ultima volta che ho presentato un nuovo Ficus presente a Cagliari, l'elegante Ficus maclellandii, avevo titolato "Un altro Ficus, ancora!" (post del 15/10/18), per evidenziare la quantità di specie di questa famiglia presenti nella nostra città, al di là di quelle più conosciute.

Ebbene, oggi ne abbiamo ancora un altro, il Ficus rampicante, nome scientifico Ficus pumila.


Ecco un tratto della poderosa spalliera che copre una recinzione in via Curie, partendo dall'angolo con via Monselice.

Un "piccolo" Ficus, almeno così viene definito dalle pubblicazioni specializzate, e certamente lo è se confrontato con gli enormi alberi che conosciamo; non lo è affatto se lo confrontiamo, da arbusto quale è, con gli altri arbusti da siepe, anzi è un gigante in grado di ricoprire perfettamente, come in questo caso, una recinzione metallica.

Questo Ficus è dotato di radici avventizie nella parte bassa, con le quali si attacca e prende lo slancio verso l'alto; i rami più alti sono privi di radici avventizie, per cui questa pianta può essere utilizzata, in ambito domestico, anche come ricadente.





Pianta sempreverde, il Ficus pumila ha belle foglie ovali di verde intenso, e produce grossi frutti, attualmente presenti in quantità nell'esemplare di via Curie. I siconi, come si vede dalla foto, sono a forma di pera con umbone nella parte bassa, e sono caratterizzati da sfumature viola nel colore della buccia.

Insomma una pianta interessante, e stranamente rara a Cagliari, a meno che non pesi la giusta considerazione che i frutti cadendo possono sporcare i marciapiedi.


A proposito dei frutti, che in realtà sono infiorescenze che si trasformano in frutti solo dopo l'eventuale impollinazione, ecco a sinistra una sezione, che mostra l'aspetto peculiare del rivestimento interno a forma di uovo di colore marrone e con tutti i fiorellini accalcati nella parte bassa.

Questo Ficus raro di via Curie si va ad aggiungere ad altre peculiarità arboree di questa strada, dagli alberi della scuola elementare (post del 8/3/15)  a quelli del giardinetto all'angolo di via Cagna. Una grande ricchezza verde, impiantata negli anni 70/80 del secolo scorso, quando in zona viveva, guarda caso, il grande botanico Siro Vannelli.




 

giovedì 26 novembre 2020

I lavori a Su Siccu e gli alberi

 Sta per terminare la prima fase dei lavori di riqualificazione nella Calata dei Trinitari, il tratto di Su Siccu che comprende le società sportive (Lega Navale, Rari Nantes, Aquila, Canottieri); entro l'anno sarà ripristinato il traffico automobilistico, dopo qualche mese sarà inaugurata la passeggiata pedonale, in continuità con quella già esistente. Un altro bel passo per migliorare il rapporto della nostra città con il mare. 

I lavori vanno avanti da diversi mesi e sono stati molto impegnativi, con grandi scavi, sottoservizi, varie opere in calcestruzzo: e gli alberi, ci chiediamo, come escono da questi mesi di sconquassi?


Cominciamo da chi, almeno apparentemente, non ha sofferto per niente: gli esemplari di Pinus canariensis dell'Aquila, che vi ho già presentato (post 21/11/15), e che si stagliano alti e belli, ai margini della nuova spianata di cemento.
Forse avranno perso qualche radice, ma niente che li possa impensierire.


Un po' più preoccupante la situazione dei Ficus retusa, che si sono trovati in mezzo ad una tempesta di scavi, pozzetti, muri di cemento, riduzione significativa del loro pane radicale, come si nota dalla foto. 

Supereranno questa prova? Io credo di sì; la loro proverbiale resistenza e capacità di sopportare le peggiori sevizie, caratteristiche delle quali abbiamo più volte parlato, avranno ragione del terremoto al quale sono stati sottoposti. 

Sopravvivranno, regalandoci ancora la loro ombra; purtroppo la caduta dei piccoli frutti imbratterà prematuramente il nuovo basolato e gli arredi urbani in pietra bianca, a meno che non si sia pensato a come evitare il problema lasciando opportuni spazi liberi sotto le chiome.

L'unico Ficus che potrebbe essere, volutamente, sacrificato, è quello anarchico che ha deciso di crescere dalla parte del mare (post del 3/11/10 e del 21/11/17), e la cui presenza è probabilmente incompatibile con la realizzazione della passeggiata. Staremo a vedere, ma la perdita di un solo esemplare credo che potrebbe essere messa in conto senza disturbarci troppo. 




mercoledì 18 novembre 2020

L'esplosione gialla

 Chi passa in via Dei Conversi in questo periodo, a piedi, in bicicletta o anche in macchina, difficilmente non viene attratto da due alberi di colore giallo oro, che soprattutto di mattina risplendono luminosi. Siamo nel tratto basso della via, quello dove recentemente ho segnalato la probabile presenza di piante di Stramonio (post del 4/10/20).  

In realtà non sono alberi gialli, ma è la strepitosa fioritura di un arbusto rampicante molto comune anche se dal nome sconosciuto, il Senecio angulatus, che si è impadronito con la sua invadenza di due alberi, utilizzandoli come supporto di elevazione. 

Il nome Senecio indica un genere di piante che comprende centinaia di specie, essenzialmente arbustive e per questo non trattate nel blog, a parte una digressione per la Senecio cineraria (post del 24/5/11); oggi però non potevo non presentarvi questa attrazione.

Il Senecio rampicante,  dicevamo, è una pianta molto comune, e bisogna dire che non gode di grande fama: bruttina quando non è fiorita, invadente e fastidiosa, si infila dappertutto con i suoi rami e le sue foglie carnose, soffocando la vegetazione circostante; insomma, non ne avremmo certamente parlato se non ci fossimo imbattuti, in questa stagione nella quale le fioriture sono poche, in uno spettacolo come questo.

Ecco a destra un particolare della fioritura, con i fiorellini stellati a 5 petali riuniti in corimbi, per attirare meglio gli insetti impollinatori.

Si vedono anche i fusti succulenti violacei e le foglie grasse a margine dentato.

In definitiva, se non l'avete già apprezzato, vi suggerisco di passare in via Dei Conversi con il sole mattutino per apprezzare questo spettacolo; in questo caso il Senecio rampicante merita la nostra ammirazione. 

   
 

venerdì 13 novembre 2020

Autunno verde a Terramaini

Lo so, il verde non è il colore tipico dell'autunno, ma se fate un giro in questi giorni nel parco di Terramaini capite il perché del titolo di questo post. Sarà il freddo che non arriva, saranno le tante specie di alberi sempreverdi presenti,  sarà la composizione e la alternanza fra alberi e prati, ma il verde è il colore tuttora dominante.

Il parco è bello e ben tenuto, le persone ci vanno volentieri, gli alberi si trovano bene e lo dimostrano crescendo; basta scorrere le fotografie che accompagnano il primo dei tanti post dedicati a questo spazio (post del 11/1/11) per rendersene conto; giovani virgulti che fanno tenerezza se confrontati con la situazione odierna, come si può riscontrare con una piacevole passeggiata. Ad ulteriore conferma, ecco alcune foto attuali.


     


Prato e gruppetto di Washingtonia filifera.



Dal boschetto di Schinus molle si traguarda il grande prato.




Una Parkinsonia aculeata, fiorita!





Il viale dei Ficus rubiginosa, dal tronco liscio e sottile rispetto alla grande chioma semisferica.






Ed infine, ma giusto per volerlo trovare e per non dire che sto imbrogliando, il colore autunnale di un arbusto di Melograno.




sabato 7 novembre 2020

Un peculiare arbusto, il Rhus laevigata

E' sempre un piacere classificare una nuova pianta da aggiungere al mazzo di quelle inserite nel blog: oggi è successo, e sono qui a presentarla.

Si tratta del Rhus laevigata, un grosso arbusto del quale vediamo un esemplare rappresentativo, con molti decenni di vita, che si trova nel giardinetto di  via Anfiteatro, vicino al Palazzo delle Scienze.

Devo ringraziare Marella che mi ha segnalato questo esemplare e mi ha fatto riprendere una identificazione che già avevo in sospeso, da quando avevo notato un altro esemplare, allora per me sconosciuto, ai Giardini Pubblici.


La peculiarità di questo arbusto sono le foglie tripartite a 3 lobi lanceolati, con quello centrale più lungo degli altri due. 

Nella foto a destra si notano le foglie ed anche le piccole drupe, che ci indirizzano verso la famiglia di appartenenza: quella delle Anacardiacee, la stessa famiglia del nostro comune Lentisco e del pistacchio.

Sul nome di questo arbusto regna un po' di confusione anche nei testi specialistici, che lo classificano anche come Searsia laevigata; allo stesso modo l'arbusto in questione non possiede un nome comune univocamente individuato, anche se è spesso citato come Sommaco.


 Abbiamo parlato dell'esemplare di Rhus in via Anfiteatro e di quello dei Giardini Pubblici, ma questo arbusto/alberello si trova anche con alcuni esemplari all'Orto Botanico; nella foto a sinistra è ripreso uno di questi, che ci mostra un'altra peculiarità, oltre alla forma della foglia: la pluralità dei fusti che si dipartono dall'unico ceppo.

Questa è una caratteristica tipica degli arbusti, ma che qui si nota in maniera particolare, anche se non riguarda tutti gli esemplari.

Insomma un arbusto interessante, che vale la pena di conoscere e riconoscere. 
 

martedì 3 novembre 2020

Voi avete il balcone? Io no!

 Ma non per questo rinuncerò a coltivare i fiori, per il mio piacere e per quello di chi passa di sotto!


Questo è il pensiero di questa signora affacciata alla finestra, quando incontra gli sguardi stupiti ed ammirati di chi passeggia per strada.

Ecco, non ho resistito a proporvi questa immagine, da me scattata tanti anni fa a San Sebastian, nella Spagna del nord ovest, quando l'altro giorno sfogliavo un vecchio album di fotografie: mi pare che rappresenti bene che cosa si può ottenere con la risolutezza, per raggiungere i propri obiettivi, anche quando le condizioni al contorno consiglierebbero di lasciar perdere.

Ma possiamo inventare anche una storia attualizzata, consona ai tristi giorni che stiamo vivendo: la signora è stata bloccata in casa dal lockdown avendo superato, secondo qualcuno, l'età per considerarsi uguale agli altri esseri umani, ed ha reagito così.
 
Mi circondo di colori, verde, rosa, rosso e fucsia, per non pensare troppo alla cretineria di quei politici che mi vogliono tenere chiusa dentro. 


venerdì 30 ottobre 2020

Il foliage nello Yorkshire, quest'anno

 Sappiamo che la nostra Sardegna non è terra adatta al foliage, se non in determinate aree molto delimitate, per esempio nel Goceano o nelle Barbagie; d'altronde abbiamo già tante bellezze naturali, pretendere anche questa alla pari di paesi del nord Europa o del nord America sarebbe forse troppo.  

Se poi mettiamo a fuoco Cagliari, le cose sono ancora più difficili, e dobbiamo accontentarci di sprazzi di foliage, che vanno dalla vite canadese, adesso (post del 6/11/12), fino ai bellissimi Ginkgo, a dicembre (post 2/12/17), passando per i gradevoli ingiallimenti sporadici delle Melie, delle Sofore e di qualche altra essenza.

Insomma, data la premessa, per godere del vero foliage dobbiamo salire di latitudine, come ho fatto l'anno scorso (post 8/11/19 e del  20/11/19), e come sono in grado di ribadire quest'anno, grazie alla gentilezza di Erica e Marco, che ringrazio, che mi hanno inviato alcune fotografie scattate pochi giorni fa.




Qui siamo in un bosco vicino ad Harrogate, città dello Yorkshire; non ho certezze sugli alberi coinvolti nel foliage, potrebbero essere Farnie o Faggi. 




Qui siamo nell'Arboretum di Thorp Perrow, grande parco nel nord della regione, e l'albero che scolora è forse un Faggio.




Beh, almeno su questo non ci sono dubbi: è un giovane Acero giapponese, ancora vestito di un rosso incredibile mentre in terra comincia a formarsi lo splendido tappeto di foglie.




Certo, dal vivo è un'altra cosa, ma anche così qualche piccolo godimento lo si può provare, che dite?



domenica 25 ottobre 2020

L'Araucaria e la luna

 Non conto più le volte che ho parlato dell'Araucaria excelsa, uno degli alberi più caratteristici della nostra città, anche se non fra i più numerosi; la signora Araucaria, come l'avevo appellata agli albori del blog, nel 2010.

Il fatto che la signora Araucaria sia alta, e quindi più visibile delle altre specie arboree che popolano le nostre strade, piazze e giardini privati, fa sembrare questo albero più presente di quanto non sia effettivamente, e consentono di apprezzare al meglio la sua slanciata forma piramidale.

La bellezza e l'altezza, unite forse ad un poco di vanità, consentono all'Araucaria di essere utilizzata spesso come soggetto fotografico che si staglia isolato nel cielo, magari solo in compagnia di nuvole o di uccelli in volo.

L'alba ed il tramonto sono naturalmente i momenti migliori per cogliere al meglio questi alberi, ed anche io mi sono esercitato in tal senso (post del 14/1/18,  post del 26/10/17,  post del 5/2/15).

Mi mancava l'Araucaria di notte, e sono qui per sanare questa mancanza.

Eccola, questa vanitosa, che si fa addirittura illuminare da un quarto di luna che occhieggia da dietro i suoi palchi, e le fornisce una luce opalina che la circonda, esaltandone il profilo.

A destra, si allontana rispettosamente la nuvoletta che prima copriva l'immagine, mentre proprio sopra l'Araucaria, se guardiamo bene, si notano due stelline che completano la scena.

Signora Araucaria, grazie di esistere!



   

martedì 20 ottobre 2020

Una bella intesa fra pubblico e privato, a favore del verde

Parliamo della sistemazione a verde, con annessi giochi per bambini, di una parte della piazza Pizzorno, quartiere di Monte Mixi, nel tratto di fronte al viale Diaz; e ne parliamo perché questa sistemazione rappresenta una bella intesa fra pubblico e privato, di quelle senza secondi fini.

Si tratta di un privato che ha investito dei soldi, accordandosi con l'assessorato comunale competente, per un intervento sul verde pubblico, migliorando e completando questo giardinetto.


Un abbellimento offerto alla città, in cambio di un cartello di dedica che vediamo nella foto, di fianco al cancelletto di ingresso che si apre su via Monte Mixi.

A prescindere da questo la piazza Pizzorno, nella quale il giardinetto è inserito, costituisce una bella zona a verde della città, poco conosciuta dai non residenti in zona, ma meritevole di una visita.

Tutta la piazza è impostata attorno al bunker della seconda guerra mondiale, e si sviluppa anche sul tetto del bunker medesimo con un altro giardinetto molto piacevole, del quale vi ho parlato per segnalare la presenza di un interessante arbusto di origine africana, l'Eriocefalo (post del 4/1/18).



Tornando al giardinetto inferiore, ecco un'altra immagine che ci mostra, oltre ai giochi per bambini, alcuni begli esemplari di Palma nana, la nostra Chamaerops humilis, ed altre piante.

Salendo lungo il sentierino che corre parallelo alla via Monte Mixi, e che collega la parte bassa con quella alta, siamo ancora accompagnati dal verde, in una passeggiata che si conferma meritevole di essere conosciuta.



  

giovedì 15 ottobre 2020

Le Galle della Quercia inglese

 Le galle sono piccole costruzioni che le Querce realizzano fra i rami per ospitare le larve di una famiglia di insetti, i cinipidi; queste casette consentono agli insetti di compiere il loro ciclo vitale, ed alla Quercia di non essere danneggiata nel suo apparato fogliare. 

Abbiamo parlato di questa realizzazione della Natura in un post nel quale potete trovare qualche informazione  in più (post del 13/2/12); una storia affascinante, anche perché le galle hanno conformazioni  e colori diversi, a seconda della specie di Quercia e di insetti che devono utilizzare queste casette.

Guardate quanto è piacevole questa immagine, che riprende un terzetto di galle sferiche, di un bel colore rosso granato, sviluppate da una Quercia inglese, Quercus robur, nome comune Farnia.

Sappiamo che la Farnia è rarissima a Cagliari, e per fortuna abbiamo un bellissimo esemplare all'EXMA , del quale abbiamo parlato più volte.

Tornando al terzetto odierno, esso appartiene all'esemplare di Quercia inglese che vi ho già presentato, con le sue ghiande, l'anno scorso (post del 9/10/19). 

Ma naturalmente anche le altre Querce, e segnatamente le nostre Roverelle, Quercus pubescens, producono galle, e ne abbiamo presentato alcune sia nel post del 2012 citato che in un altro dell'anno successivo (post del 5/9/13 ), dove assumono forme diverse e sono dotate di piccole protuberanze morbide. 

Insomma, un aspetto della vita degli alberi sicuramente minuto, ma di grande interesse a volerlo osservare e conoscere.