I Platani, come abbiamo detto più volte (post del 1/11/10 ed altri successivi), sono rari nella nostra città, nonostante siano fra gli alberi più comuni in tutte le città europee; proprio perchè sono rari, mi piace segnalare quelli che riesco via via ad individuare.
Finora avevo segnalato l'esemplare dei giardinetti di Genneruxi e quelli, molto più grandi ma in prorpietà privata, lungo via Tempio: oggi vi presento alcuni giovani esemplari in ottima forma che si trovano in via Mameli, all'angolo con via Carloforte.
Sono anch'essi in una proprietà privata ma aggettanti sul marciapiede, quindi perfettamente godibili anche da vicino.
Dovrebbero essere esemplari di Platano comune, nomi scientifici Platanus acerifolia o hybrida.
Il nome italiano, comune, rimanda alla facilità di incontrarne sulla propria strada (escludendo Cagliari!), mentre i secondi nomi scientifici richiamano la somiglianza della foglia con quella di un Acero (che guarda caso si chiama Acer platanoides , che furbizia!), o il fatto che questo albero è proprio un ibrido di altre due specie di Platani.
Ecco a destra un'altra immagine che mostra la bella foglia palmata.
Post in evidenza
Gli orci rossi della Sterculia
E' la primavera, lo so. Non dovremmo meravigliarci delle fioriture primaverili e del loro presentarsi improvviso ed esplosivo, una speci...
lunedì 28 maggio 2012
venerdì 25 maggio 2012
Le Magnolie in fiore
La Magnolia grandiflora è stata oggetto della nostra attenzione all'inizio della vita di questo blog (post del 8/11/10) con riferimento specifico a via Copernico, forse la strada della città con la più alta concentrazione di questo bell'albero.
Infatti la Magnolia è abbastanza rara in città, probabilmente a causa del fatto che soffre i nostri terreni calcarei, che danno luogo alla clorosi ferrica; questo problema determina infatti l'ingiallimento delle foglie, il deperimento della pianta e perfino la morte.
Sono tornato in via Copernico, per fotografare la splendida fioritura delle Magnolie, e devo dire che ho notato segni di sofferenza e di ingiallimento delle foglie in molti alberi; spero che chi ne ha la competenza effettui gli interventi di recupero per conservare la gradevole peculiarità di questa strada e dei suoi abitanti verdi.
Ecco a sinistra un fiore in boccio, con i grandi petali bianchi ancora chiusi a palla; come dicevo, si nota una parte delle foglie colpite dalla clorosi.
Nella foto sotto ho ripreso un gruppo di fiori, fra cui uno sbocciato; purtroppo non sono riuscito a trovare in tutta la strada un fiore ben aperto dal quale ottenere una fotografia degna di essere pubblicata.
Temo che anche i fiori soffrano per la clorosi, o forse i petali sono così grandi e delicati che il nostro vento li scompiglia e li strappa; quale che sia la ragione, non sono in grado di mostrarvi un fiore nella sua bellezza, e devo rimandarvi alle immagini di Internet.
Le macchie bianche dei fiori, sia in boccio che aperti, sono comunque molto belle e meritano una passeggiata in loco, da ripetere più avanti quando matureranno le infruttescenze/pigne cariche di semi rossi.
Infatti la Magnolia è abbastanza rara in città, probabilmente a causa del fatto che soffre i nostri terreni calcarei, che danno luogo alla clorosi ferrica; questo problema determina infatti l'ingiallimento delle foglie, il deperimento della pianta e perfino la morte.
Sono tornato in via Copernico, per fotografare la splendida fioritura delle Magnolie, e devo dire che ho notato segni di sofferenza e di ingiallimento delle foglie in molti alberi; spero che chi ne ha la competenza effettui gli interventi di recupero per conservare la gradevole peculiarità di questa strada e dei suoi abitanti verdi.
Ecco a sinistra un fiore in boccio, con i grandi petali bianchi ancora chiusi a palla; come dicevo, si nota una parte delle foglie colpite dalla clorosi.
Nella foto sotto ho ripreso un gruppo di fiori, fra cui uno sbocciato; purtroppo non sono riuscito a trovare in tutta la strada un fiore ben aperto dal quale ottenere una fotografia degna di essere pubblicata.
Temo che anche i fiori soffrano per la clorosi, o forse i petali sono così grandi e delicati che il nostro vento li scompiglia e li strappa; quale che sia la ragione, non sono in grado di mostrarvi un fiore nella sua bellezza, e devo rimandarvi alle immagini di Internet.
Le macchie bianche dei fiori, sia in boccio che aperti, sono comunque molto belle e meritano una passeggiata in loco, da ripetere più avanti quando matureranno le infruttescenze/pigne cariche di semi rossi.
mercoledì 23 maggio 2012
E' lui il Libanese?
Potrebbe essere un brano di un affascinante spy story, il titolo del post di oggi: in realtà è la domanda che mi sono posto guardando non un uomo ma un albero, che vi presento qui sotto.
Sicuramente è un Cedro, questa bella pianta che si trova in una proprietà privata all'inizio di via Mercalli, poco dopo l'incrocio con via Galvani; è poco oltre i binari della linea metro-tram.
Il quesito è se questo Cedro sia un Cedrus Libani, e sarebbe il primo da me individuato a Cagliari. Infatti quando abbiamo parlato di Cedri (post del 20/12/10 e del 12/12/11), abbiamo considerato che sono piante non comuni in città, dato che il nostro clima non è particolarmente adatto alle loro esigenze, e che in particolare il Cedro del Libano ha anche la caratteristica (negativa per gli spazi cittadini) di occupare superfici molto vaste.
E' una pianta maestosa, ed i rami dei palchi inferiori che si dipartono, a volte per metri e metri, in orizzontale dal tronco prima di salire (assetto a candelabro), ne determinano la grande occupazione di spazio, al di là delle ragguardevoli altezze che raggiunge.
A questo proposito, guardate la curiosa foto a destra: certifica appunto l'andamento orizzontale di un grosso ramo che apparteneva al più grande e famoso Cedro del Libano della Sardegna, quello del Parco di Laconi (post del 5/1/12 e altri), alto più di 25 metri.
Tornando dunque al nostro esemplare di via Mercalli, anche senza essermi potuto avvicinare è proprio l'assetto di insieme, la lunghezza dei rami e l'apice piatto, che mi fanno pensare che si tratti di questa specie di Cedro.
Allora, se non mi sbaglio nell'individuazione, porgo il benvenuto in città al Cedro del Libano.
Sicuramente è un Cedro, questa bella pianta che si trova in una proprietà privata all'inizio di via Mercalli, poco dopo l'incrocio con via Galvani; è poco oltre i binari della linea metro-tram.
Il quesito è se questo Cedro sia un Cedrus Libani, e sarebbe il primo da me individuato a Cagliari. Infatti quando abbiamo parlato di Cedri (post del 20/12/10 e del 12/12/11), abbiamo considerato che sono piante non comuni in città, dato che il nostro clima non è particolarmente adatto alle loro esigenze, e che in particolare il Cedro del Libano ha anche la caratteristica (negativa per gli spazi cittadini) di occupare superfici molto vaste.
E' una pianta maestosa, ed i rami dei palchi inferiori che si dipartono, a volte per metri e metri, in orizzontale dal tronco prima di salire (assetto a candelabro), ne determinano la grande occupazione di spazio, al di là delle ragguardevoli altezze che raggiunge.
A questo proposito, guardate la curiosa foto a destra: certifica appunto l'andamento orizzontale di un grosso ramo che apparteneva al più grande e famoso Cedro del Libano della Sardegna, quello del Parco di Laconi (post del 5/1/12 e altri), alto più di 25 metri.
Tornando dunque al nostro esemplare di via Mercalli, anche senza essermi potuto avvicinare è proprio l'assetto di insieme, la lunghezza dei rami e l'apice piatto, che mi fanno pensare che si tratti di questa specie di Cedro.
Allora, se non mi sbaglio nell'individuazione, porgo il benvenuto in città al Cedro del Libano.
mercoledì 16 maggio 2012
Una seconda opportunità per il Tiglio
Il titolo di questo post nasce dal fatto che ho citato questo albero come inadatto alla nostra città (post del 1/11/10), e lo ho poi completamente trascurato. Recentemente ho notato in città degli altri Tigli rispetto a quelli indicati nel post del novembre 2010, ed ho deciso di dare a questi alberi cagliaritani una seconda opportunità, più che altro in termini di auspicio.
Non riesco infatti a rassegnarmi al fatto che queste piante meravigliose, che vegetano splendidamente in tutte le città d'Europa (a Berlino hanno addirittura un viale dedicato, Unter den Linden, nato nel secolo diciassettesimo), abbiano un esito così poco attraente nella nostra città.
Allora, la nuova opportunità riguarda un filare di Tigli, Tilia vulgaris o Tilia europaea (l'individuazione puntuale è difficile, essendo questi alberi molto ibridati), giovani e sani, che si trovano lungo il viale che conduce al parco di Terramaini, più volte citato nel nostro blog.
Ecco un esemplare:
Si intravvede, anche in questa foto di insieme, il verde più chiaro delle brattee, foglie modificate di cui vi ho parlato in altra occasione (post del 3/8/11), che costituiscono la vera peculiarità di tutti i Tigli.
Le brattee di questi alberi sono infatti molto evidenti, chiare, lisce ed allungate, molto diverse dalle foglie che sono larghe e seghettate. Dalla brattea si dirama l'infiorescenza che le rimane attaccata; quando è il momento, la brattea si stacca dall'albero ed i semi sfruttano il sostegno della membrana alata che li sostiene per essere dispersi in un raggio maggiore di territorio, aumentando così la possibilità di riproduzione.
Nel particolare della foto a destra notiamo meglio le brattee e gli ombrellini penduli dei fiori, nonchè le belle foglie seghettate.
Riusciranno questi giovani esemplari a darci maggiori soddisfazioni dei più anziani fratelli già citati, resistendo alla nostra calura dei mesi estivi?
Io spero tanto di sì, Cagliari merita la bellezza di questi alberi anche durante tutta la stagione estiva.
Non riesco infatti a rassegnarmi al fatto che queste piante meravigliose, che vegetano splendidamente in tutte le città d'Europa (a Berlino hanno addirittura un viale dedicato, Unter den Linden, nato nel secolo diciassettesimo), abbiano un esito così poco attraente nella nostra città.
Allora, la nuova opportunità riguarda un filare di Tigli, Tilia vulgaris o Tilia europaea (l'individuazione puntuale è difficile, essendo questi alberi molto ibridati), giovani e sani, che si trovano lungo il viale che conduce al parco di Terramaini, più volte citato nel nostro blog.
Ecco un esemplare:
Si intravvede, anche in questa foto di insieme, il verde più chiaro delle brattee, foglie modificate di cui vi ho parlato in altra occasione (post del 3/8/11), che costituiscono la vera peculiarità di tutti i Tigli.
Le brattee di questi alberi sono infatti molto evidenti, chiare, lisce ed allungate, molto diverse dalle foglie che sono larghe e seghettate. Dalla brattea si dirama l'infiorescenza che le rimane attaccata; quando è il momento, la brattea si stacca dall'albero ed i semi sfruttano il sostegno della membrana alata che li sostiene per essere dispersi in un raggio maggiore di territorio, aumentando così la possibilità di riproduzione.
Nel particolare della foto a destra notiamo meglio le brattee e gli ombrellini penduli dei fiori, nonchè le belle foglie seghettate.
Riusciranno questi giovani esemplari a darci maggiori soddisfazioni dei più anziani fratelli già citati, resistendo alla nostra calura dei mesi estivi?
Io spero tanto di sì, Cagliari merita la bellezza di questi alberi anche durante tutta la stagione estiva.
domenica 13 maggio 2012
Sicomoro, chi era costui?
Sicomoro, un nome bello e musicale, per un albero. Si, ma quale albero? Io avevo, fino a qualche giorno fa, alcune convinzioni in merito, e qualche vaga reminiscenza scolastica.
Le convinzioni, che il nome indicasse un Acero, e lo indicasse per gli inglesi ed i paesi anglofoni, che lo chiamano “Sycamore”; le reminiscenze, che il nome indicasse un albero citato nella Bibbia.
L’altro giorno ho sentito nominare il Sicomoro in una trasmissione radiofonica, mi sono tornate in mente le mie poche e confuse conoscenze, ho deciso di vederci chiaro, ed eccomi qua a raccontarvi che cosa ho scoperto.
La confusione è assolutamente giustificata, perché ci troviamo di fronte ad uno di quei casi, purtroppo non rarissimi, nei quali lo stesso nome viene attribuito ad alberi assolutamente diversi. E’ il nostro caso, che riguarda il Ficus sycomorus (famiglia Moracee) e l’Acer pseudoplatanus (famiglia Aceracee), noti ambedue come Sicomori, ma che non hanno fra loro alcuna parentela botanica.
Il Ficus sycomorus è un albero molto simile al nostro comune Fico (post del 28/4/12), ed è diffuso soprattutto nell’Africa tropicale e nella Penisola Arabica. E’ citato nelle Scritture Ebraiche, ed in quelle Egizie; esiste tuttora un famoso Sicomoro a Gerico, di cui trovate molte foto in Internet. Non so però se questo albero si trovi in Sardegna.
L’Acer pseudoplatanus, da non confondere con il platanoides e cioè con l’Acero riccio (post del 17/2/12), ha il nome italiano di Acero di monte, ed è il comunissimo Sicomoro per gli inglesi e gli americani.
E’ un albero che può raggiungere dimensioni enormi, fino a 40 metri di altezza; è molto citato in letteratura ed anche nelle canzoni (ricordo per esempio una bella canzone dei Mamas & Papas, molto sentita negli anni ’60 del secolo scorso) essendo un albero molto presente sia per la quantità che per l’ingombro.
Anche questo Acero non so se sia presente da noi; volendolo identificare attraverso le disamare (post 26/4/11), le sue formano un angolo di circa 90°.
In definitiva spero di aver fatto un po’ di chiarezza, e non ingenerato ulteriore confusione!
sabato 12 maggio 2012
I fiori dell'Olivo
Sono piccoli, e assolutamente insignificanti se presi singolarmente, con il loro minuscolo calice ed i quattro petali biancastri; però forniscono una bella immagine di insieme, con la loro enorme quantità ed il loro colore che sovrasta quasi il verde delle foglie, conferendo una sorta di aspetto "brizzolato" alla pianta.
Poi, scusate se è poco, appartengono all'Olivo, uno dei capisaldi del verde mediterraneo (post del 22/12/11)!
Ed allora eccoli, i fiorellini dell'Olivo che esplodono in questo periodo.
Come si vede, i fiorellini sono riuniti in infiorescenze a pannocchia (racemi) che spuntano
dall'ascella delle foglie; quando sono chiusi hanno un simpatico aspetto di pallina.
Queste foto sono di giovani piante del parco di Terramaini, anche se è poco importante il luogo di origine per l'obiettivo che questo post si propone; sono tanti gli Olivi da visionare in città, e vi ricordo fra i tanti gli esemplari del giardino davanti alla chiesa di via Scano (post citato), o l'esemplare ai piedi della scalinata di Bonaria (post del 11/3/12). Se poi volete esagerare c'è sempre lo splendido bosco S'Ortu Mannu (post del 16/1/12).
Poi, scusate se è poco, appartengono all'Olivo, uno dei capisaldi del verde mediterraneo (post del 22/12/11)!
Ed allora eccoli, i fiorellini dell'Olivo che esplodono in questo periodo.
Come si vede, i fiorellini sono riuniti in infiorescenze a pannocchia (racemi) che spuntanodall'ascella delle foglie; quando sono chiusi hanno un simpatico aspetto di pallina.
Queste foto sono di giovani piante del parco di Terramaini, anche se è poco importante il luogo di origine per l'obiettivo che questo post si propone; sono tanti gli Olivi da visionare in città, e vi ricordo fra i tanti gli esemplari del giardino davanti alla chiesa di via Scano (post citato), o l'esemplare ai piedi della scalinata di Bonaria (post del 11/3/12). Se poi volete esagerare c'è sempre lo splendido bosco S'Ortu Mannu (post del 16/1/12).
martedì 8 maggio 2012
La Melaleuca fiorita
Ricordate la Melaleuca, Melaleuca armillaris? Ne abbiamo parlato all'inizio di quest'anno (post del 23/1/12), vi ho presentato due esemplari e ne ho fotografato uno, vantando la sua bella chioma densa.
Recentemente, vedendo la bellissima fioritura della "cuginetta" Callistemon, con la quale la Melaleuca condivide l'appartenenza alla famiglia delle Myrtacee (post del 19/11/10 ed evidenza nella home page in questi giorni), ho pensato di fotografarne la fioritura, ed eccomi qua.
Il fiore a sinistra (in realtà una spiga di tanti fiori) appartiene all'esemplare di via Sanna Randaccio; come si vede, la forma a scovolino è molto simile alla spiga del Callistemon, che però è più grossa e di colore rosso.
In realtà quelli che vediamo ed apprezziamo sono gli stami del gruppo di fiorellini che compongono la spiga; gli stami, saldati in gruppetti, superano di molto in lunghezza i petali, facendoli praticamente scomparire alla vista.
Ecco a destra un'altra bella immagine di "gruppo" dello stesso alberello condominiale.
Per avere una più ampia immagine di insieme sono andato a vedere la Melaleuca di via Firenze, che troneggia nella piccola e simpatica aiuola di fronte al distributore di benzina, al quale l'aiuola appartiene. Eccola qui sotto.
Il Gestore mi ha riferito con orgoglio che la piantina era stata regalata al distributore dai benemeriti forestali di Decimomannu (presumo alla fine degli anni '70 del secolo scorso), e che molti automobilisti ne chiedono il nome, che lui però non ricorda mai; spero che dopo la mia visita qualcosa cambi!
Recentemente, vedendo la bellissima fioritura della "cuginetta" Callistemon, con la quale la Melaleuca condivide l'appartenenza alla famiglia delle Myrtacee (post del 19/11/10 ed evidenza nella home page in questi giorni), ho pensato di fotografarne la fioritura, ed eccomi qua.
Il fiore a sinistra (in realtà una spiga di tanti fiori) appartiene all'esemplare di via Sanna Randaccio; come si vede, la forma a scovolino è molto simile alla spiga del Callistemon, che però è più grossa e di colore rosso.
In realtà quelli che vediamo ed apprezziamo sono gli stami del gruppo di fiorellini che compongono la spiga; gli stami, saldati in gruppetti, superano di molto in lunghezza i petali, facendoli praticamente scomparire alla vista.
Ecco a destra un'altra bella immagine di "gruppo" dello stesso alberello condominiale.
Per avere una più ampia immagine di insieme sono andato a vedere la Melaleuca di via Firenze, che troneggia nella piccola e simpatica aiuola di fronte al distributore di benzina, al quale l'aiuola appartiene. Eccola qui sotto.
Il Gestore mi ha riferito con orgoglio che la piantina era stata regalata al distributore dai benemeriti forestali di Decimomannu (presumo alla fine degli anni '70 del secolo scorso), e che molti automobilisti ne chiedono il nome, che lui però non ricorda mai; spero che dopo la mia visita qualcosa cambi!
mercoledì 2 maggio 2012
I terrazzamenti del Cimitero
Il Cimitero di Bonaria è per me uno dei posti più affascinanti della città, per il verde e non solo. Ne abbiamo parlato più volte, sia con riferimento a piante particolari quali l'Acero giapponese (post del 26/4/11) e l'Albero del destino (post del 24/11/10 ed altri), sia per le piante tipiche di questo luogo, le Palme ed i Cipressi.
Oggi vi voglio parlare dei terrazzamenti del Cimitero, ossia delle balze che conducono, avendo fiato e sprezzo del pericolo, dalla parte bassa alla parte alta.
Bisogna avere fiato, perchè i gradini sono alti ed il dislivello non è poco, e sprezzo del pericolo perchè il degrado domina tutta la zona, con crolli di intonaci e lapidi che ingombrano il passaggio.
Infatti le salite ed i vari terrazzamenti sono transennati per indicare la situazione di pericolo, ma il passaggio non è fisicamente impedito nè potrebbe esserlo, dato che la zona comprende ancora molte tombe. Credo che, un po' all'italiana, il messaggio sia: se volete passare, fatelo, ma a vostro rischio e pericolo.
Comunque, sia per le transenne sia perchè è più comodo utilizzare la strada che conduce alla parte alta, queste terrazze non vengono praticamente percorse dai visitatori, e sono di fatto ad uso esclusivo delle piante e dei gabbiani.
La pianta dominante è in questo periodo la Bocca di leone (post 22/3/12), ma non mancano anche alberi, quali Robinie e Fichi; i gabbiani poi, in questo periodo di cova, sono particolarmente irritati dalla presenza di umani, che vengono attaccati con versi minacciosi e discese in picchiata, senza per fortuna arrivare allo scontro fisico.
Insomma, una zona del Cimitero che, se per il degrado costituisce una vergogna per Cagliari, per un altro verso, che è quello che ci interessa in questa sede, è di estremo fascino, e percorrendola sembra quasi che la Natura si stia riappropriando di questa collina, mangiando o ricoprendo i manufatti dell'uomo.
Infine, se durante la salita ci dovesse cogliere la tristezza, o avessimo bisogno di riposare, basta voltarsi indietro e godere del meraviglioso profilo della città alta, per recuperare fiato e pensieri positivi.
Oggi vi voglio parlare dei terrazzamenti del Cimitero, ossia delle balze che conducono, avendo fiato e sprezzo del pericolo, dalla parte bassa alla parte alta.
Bisogna avere fiato, perchè i gradini sono alti ed il dislivello non è poco, e sprezzo del pericolo perchè il degrado domina tutta la zona, con crolli di intonaci e lapidi che ingombrano il passaggio.
Infatti le salite ed i vari terrazzamenti sono transennati per indicare la situazione di pericolo, ma il passaggio non è fisicamente impedito nè potrebbe esserlo, dato che la zona comprende ancora molte tombe. Credo che, un po' all'italiana, il messaggio sia: se volete passare, fatelo, ma a vostro rischio e pericolo.
Comunque, sia per le transenne sia perchè è più comodo utilizzare la strada che conduce alla parte alta, queste terrazze non vengono praticamente percorse dai visitatori, e sono di fatto ad uso esclusivo delle piante e dei gabbiani.
La pianta dominante è in questo periodo la Bocca di leone (post 22/3/12), ma non mancano anche alberi, quali Robinie e Fichi; i gabbiani poi, in questo periodo di cova, sono particolarmente irritati dalla presenza di umani, che vengono attaccati con versi minacciosi e discese in picchiata, senza per fortuna arrivare allo scontro fisico.
Insomma, una zona del Cimitero che, se per il degrado costituisce una vergogna per Cagliari, per un altro verso, che è quello che ci interessa in questa sede, è di estremo fascino, e percorrendola sembra quasi che la Natura si stia riappropriando di questa collina, mangiando o ricoprendo i manufatti dell'uomo.Infine, se durante la salita ci dovesse cogliere la tristezza, o avessimo bisogno di riposare, basta voltarsi indietro e godere del meraviglioso profilo della città alta, per recuperare fiato e pensieri positivi.
sabato 28 aprile 2012
Il Fico alla Fiera
E basta con i Ficus! direte voi che avete magari appena letto il post precedente sui Ficus retusa. In realtà il presente post ha un contenuto ed un tono completamente diverso da quello precedente, anche se ambedue si riferiscono ad alberi appartenenti alla stessa famiglia, quella delle Moracee, famiglia da me definita popolo la prima volta che ne ho parlato (post del 3/11/10).
Voglio parlarvi del Fico per antonomasia, il Ficus carica, l'unico che ha il privilegio di venire identificato in maniera univoca con il nome italiano, almeno nel parlar comune, mentre tutti gli altri vengono indicati con il nome Ficus, con la relativa possibile confusione se non si precisa anche la specie ( si veda quanto detto al riguardo nell'ultima parte della pagina sulla grammatica degli alberi).
Due ragioni mi spingono a parlare del Fico, una nobile ed una plebea: ho trascurato questa specie fino ad ora, ed ho visto un esemplare bello e sano alla Fiera.
Comincio dalla ragione plebea, che vi presento a sinistra, nel pieno del suo sforzo di preparazione dei falsi frutti.
Per fare della facile ironia, potrei dire che questo alberetto è una delle cose più belle della Fiera di quest'anno; è posizionato vicino allo stand degli alimentari, e merita uno sguardo non distratto da parte del visitatore.
Aggiungo, ad onore del vero, che ho trovato ben curate tutte le piante della Fiera, dalle palme vicine all'ingresso principale ai vari pini, ma questo Fico ha qualcosa in più.
Veniamo ora alla ragione nobile: il Ficus carica è una pianta, originaria del medio-oriente, citata più volte nella Bibbia, con un posto importante nella storia e nelle leggende, che cresce spontanea nella nostra Isola, di grande robustezza e rusticità; abbastanza per meritare il nostro massimo rispetto.
In città è ormai poco presente, sia perchè è spesso il residuato di vecchie coltivazioni agrarie spazzate via dall'urbanizzazione, sia perchè per essere una bella pianta (come quella della Fiera) ha bisogno di essere seguita con cure e trattamenti.
Il suo elemento più significativo è naturalmente il frutto, sia per la sua squisitezza sia perchè non è propriamente un frutto, ma l'evoluzione dell'infiorescenza a forma di fiasco (in certe regioni i fichi si chiamano infatti Fioroni), tecnicamente detta Siconio. Quest'ultima è quella che mangiamo, quando matura trasformandosi in infruttescenza, e che contiene all'interno i frutti (acheni), in pratica i semi.
Mi fermo qui, ma ci tenevo a rendere onore a quest'albero (fin qui colpevolmente trascurato), che è parte della nostra cultura di isolani del Mediterraneo.
Voglio parlarvi del Fico per antonomasia, il Ficus carica, l'unico che ha il privilegio di venire identificato in maniera univoca con il nome italiano, almeno nel parlar comune, mentre tutti gli altri vengono indicati con il nome Ficus, con la relativa possibile confusione se non si precisa anche la specie ( si veda quanto detto al riguardo nell'ultima parte della pagina sulla grammatica degli alberi).
Due ragioni mi spingono a parlare del Fico, una nobile ed una plebea: ho trascurato questa specie fino ad ora, ed ho visto un esemplare bello e sano alla Fiera.
Comincio dalla ragione plebea, che vi presento a sinistra, nel pieno del suo sforzo di preparazione dei falsi frutti.
Per fare della facile ironia, potrei dire che questo alberetto è una delle cose più belle della Fiera di quest'anno; è posizionato vicino allo stand degli alimentari, e merita uno sguardo non distratto da parte del visitatore.
Aggiungo, ad onore del vero, che ho trovato ben curate tutte le piante della Fiera, dalle palme vicine all'ingresso principale ai vari pini, ma questo Fico ha qualcosa in più.
Veniamo ora alla ragione nobile: il Ficus carica è una pianta, originaria del medio-oriente, citata più volte nella Bibbia, con un posto importante nella storia e nelle leggende, che cresce spontanea nella nostra Isola, di grande robustezza e rusticità; abbastanza per meritare il nostro massimo rispetto.
In città è ormai poco presente, sia perchè è spesso il residuato di vecchie coltivazioni agrarie spazzate via dall'urbanizzazione, sia perchè per essere una bella pianta (come quella della Fiera) ha bisogno di essere seguita con cure e trattamenti.
Il suo elemento più significativo è naturalmente il frutto, sia per la sua squisitezza sia perchè non è propriamente un frutto, ma l'evoluzione dell'infiorescenza a forma di fiasco (in certe regioni i fichi si chiamano infatti Fioroni), tecnicamente detta Siconio. Quest'ultima è quella che mangiamo, quando matura trasformandosi in infruttescenza, e che contiene all'interno i frutti (acheni), in pratica i semi.
Mi fermo qui, ma ci tenevo a rendere onore a quest'albero (fin qui colpevolmente trascurato), che è parte della nostra cultura di isolani del Mediterraneo.
venerdì 27 aprile 2012
Ficus Retusa: si o no?
Il Ficus retusa ha occupato molto spazio nel Blog: la ricerca con la parola "retusa" ha estratto ben 16 citazioni, dai tempi della sua presentazione (post del 3/11/10) ad oggi.
Abbiamo citato la presenza di questi alberi, forse i più frequenti nel verde pubblico della città, da Sant'Avendrace a Pirri, da piazza Giovanni XXIII al Parco della Musica, da piazza del Carmine a Villanova.
Allora, che altro c'è da dire? Forse qualcosa c'è, dato che la cronaca continua a proporre spunti, legati soprattutto all'invadenza di questi alberi, sia nella parte aerea che in quella sotterranea, per non dire dell'invadenza dei loro abitanti preferiti, gli storni.
Ecco una soluzione all'invadenza aerea ed agli storni, adottata attualmente in una parte di viale Trieste: potatura radicale ed ingabbiamento delle fronde.
Il risultato estetico lo lascio valutare a voi, anche se la foto è un po' cattivella, dato che mette a raffronto una sorta di enorme spaventapasseri con l'eleganza del prospetto dei palazzi retrostanti.
Il risultato che si voleva ottenere, un freno all'invadenza aerea ed agli storni, è stato raggiunto, ma il costo è alto, sia in euro che, appunto, in valenza estetica. La sensazione sgradevole che lasciano queste operazioni è quella della provvisorietà, e per di più molto costosa. Deduco altresì che, con questi chiari di luna, le casse comunali difficilmente potranno reggere molti interventi, e per di più ripetuti negli anni, di questo genere.
Potremmo fare tanti altri esempi di situazioni di disagio per la popolazione cagliaritana legate alla presenza in città di questi alberi (e parliamo di centinaia di esemplari), ma non mi sembra il caso, dato che il problema è chiaro: sono le soluzioni che sono oscure!
Che fare? Fra gli estremi di chi vorrebbe semplicemente eliminare tutti i Ficus retusa dalla città (!), soluzione proposta recentemente da un cittadino sulla stampa locale, e di chi vorrebbe che non si toccasse nemmeno una foglia dei Ficus di piazza Garibaldi, esiste tutta una gamma di soluzioni intermedie, quale quella che vi ho presentato. Forse il problema è proprio questo: quale soluzione scegliere ed in quale caso, come ottenere la condivisione della cittadinanza, come reperire le risorse, come inquadrare il singolo intervento in un piano integrato pluriennale..........
Io mi auguro soltanto che un piano integrato ci sia o venga predisposto, onde evitare gli interventi in emergenza, che non sono quasi mai soddisfacenti.
Abbiamo citato la presenza di questi alberi, forse i più frequenti nel verde pubblico della città, da Sant'Avendrace a Pirri, da piazza Giovanni XXIII al Parco della Musica, da piazza del Carmine a Villanova.
Allora, che altro c'è da dire? Forse qualcosa c'è, dato che la cronaca continua a proporre spunti, legati soprattutto all'invadenza di questi alberi, sia nella parte aerea che in quella sotterranea, per non dire dell'invadenza dei loro abitanti preferiti, gli storni.
Ecco una soluzione all'invadenza aerea ed agli storni, adottata attualmente in una parte di viale Trieste: potatura radicale ed ingabbiamento delle fronde.Il risultato estetico lo lascio valutare a voi, anche se la foto è un po' cattivella, dato che mette a raffronto una sorta di enorme spaventapasseri con l'eleganza del prospetto dei palazzi retrostanti.
Il risultato che si voleva ottenere, un freno all'invadenza aerea ed agli storni, è stato raggiunto, ma il costo è alto, sia in euro che, appunto, in valenza estetica. La sensazione sgradevole che lasciano queste operazioni è quella della provvisorietà, e per di più molto costosa. Deduco altresì che, con questi chiari di luna, le casse comunali difficilmente potranno reggere molti interventi, e per di più ripetuti negli anni, di questo genere.
Potremmo fare tanti altri esempi di situazioni di disagio per la popolazione cagliaritana legate alla presenza in città di questi alberi (e parliamo di centinaia di esemplari), ma non mi sembra il caso, dato che il problema è chiaro: sono le soluzioni che sono oscure!
Che fare? Fra gli estremi di chi vorrebbe semplicemente eliminare tutti i Ficus retusa dalla città (!), soluzione proposta recentemente da un cittadino sulla stampa locale, e di chi vorrebbe che non si toccasse nemmeno una foglia dei Ficus di piazza Garibaldi, esiste tutta una gamma di soluzioni intermedie, quale quella che vi ho presentato. Forse il problema è proprio questo: quale soluzione scegliere ed in quale caso, come ottenere la condivisione della cittadinanza, come reperire le risorse, come inquadrare il singolo intervento in un piano integrato pluriennale..........
Io mi auguro soltanto che un piano integrato ci sia o venga predisposto, onde evitare gli interventi in emergenza, che non sono quasi mai soddisfacenti.
lunedì 23 aprile 2012
I fiori della Paulonia
In un post dell'autunno scorso (post del 20/10/11) vi avevo presentato la Paulownia tomentosa di via Santa Gilla, albero rarissimo nella nostra Regione e forse unico a Cagliari. Mi ero altresì ripromesso di aspettarlo al varco per la fioritura, ed eccomi qui.
Come vedete, la nostra Paulonia non ha tradito, e presenta in questi giorni le sue meravigliose pannocchie cariche di fiori tubulosi di colore violetto chiaro, picchiettati all'interno di blu.
La bellezza dei fiori merita un altro primo piano, ed eccolo qui a sinistra.
Purtroppo alla bellezza dei fiori non corrisponde un aspetto congruente della pianta nel suo insieme; anzi il nostro albero è abbastanza sgraziato, oltre ad apparire in cattive condizioni, come si vede dalla foto sotto.
Dato che mi risulta che questa pianta sia molto usata nel nord Italia a scopo ornamentale, penso che si potrebbe intervenire per migliorare questo esemplare, magari eliminando l'edera che lo soffoca ed operando una ragionevole potatura.
Non vado oltre con i suggerimenti, non ne capisco e non vorrei dire stupidaggini, ritengo solo che un esemplare così raro meriterebbe qualche attenzione.
Concludo con una curiosità: la Paulonia appartiene alla famiglia delle Scrophulariacee, che include migliaia di specie anche molto conosciute come la Digitale, il Verbasco, la Russelia, la Bocca di Leone (post del 22/3/12); piante che sono tutte erbacee, al più arbustive. Un ulteriore elemento di rarità per questa pianta, che un'erba non lo è sicuramente.
Come vedete, la nostra Paulonia non ha tradito, e presenta in questi giorni le sue meravigliose pannocchie cariche di fiori tubulosi di colore violetto chiaro, picchiettati all'interno di blu.
La bellezza dei fiori merita un altro primo piano, ed eccolo qui a sinistra.
Purtroppo alla bellezza dei fiori non corrisponde un aspetto congruente della pianta nel suo insieme; anzi il nostro albero è abbastanza sgraziato, oltre ad apparire in cattive condizioni, come si vede dalla foto sotto.
Dato che mi risulta che questa pianta sia molto usata nel nord Italia a scopo ornamentale, penso che si potrebbe intervenire per migliorare questo esemplare, magari eliminando l'edera che lo soffoca ed operando una ragionevole potatura.
Non vado oltre con i suggerimenti, non ne capisco e non vorrei dire stupidaggini, ritengo solo che un esemplare così raro meriterebbe qualche attenzione.
Concludo con una curiosità: la Paulonia appartiene alla famiglia delle Scrophulariacee, che include migliaia di specie anche molto conosciute come la Digitale, il Verbasco, la Russelia, la Bocca di Leone (post del 22/3/12); piante che sono tutte erbacee, al più arbustive. Un ulteriore elemento di rarità per questa pianta, che un'erba non lo è sicuramente.
domenica 22 aprile 2012
Gli Olmi, ed una straordinaria coincidenza
Parlando degli alberi non adatti o non presenti a Cagliari, nell'ormai lontano dicembre 2010 (post del 23/12/10 e precedente del 1 novembre), citavo fra gli altri l'Olmo, ed auspicavo che qualche vostra segnalazione mi consentisse di censire anche questa importante essenza in città.
Per una straordinaria coincidenza, stasera ho ricevuto una segnalazione della presenza di Olmi in viale Marconi da parte di Matteo, dopo che in mattinata avevo "scovato" e fotografato un Olmo del quale vi parlerò.
Do doverosamente la precedenza alla mail di Matteo, che ringrazio molto per i complimenti e per l'attenzione con la quale dimostra di seguire il blog, nonchè per la segnalazione: ho consultato in merito quanto scrive il Maestro Vannelli, e quelli di viale Marconi sono effettivamente Olmi, dichiarati in cattive condizioni già dagli anni 80.
Dovrebbero essere Ulmus montana, Olmo montano, mescolati con Ulmus minor, Olmo campestre.
Ho anche scoperto, attraverso questo approfondimento, due motivi della rarità di questi alberi in città: una malattia determinata da un fungo, la grafiosi, che ne determina spesso la morte repentina, e l'invadenza dell'apparato radicale, che ha suggerito a molte amministrazioni comunali (fra cui evidentemente Cagliari) di abbandonare l'utilizzo di tale pianta, un tempo piuttosto diffusa. A questo aggiungiamo che il nostro clima impedisce agli Olmi di mostrare lo splendido vestito giallo autunnale, godibile invece nelle zone montane.
Detto tutto questo, vediamo adesso la mia scoperta odierna:
si tratta di un bell'esemplare piuttosto anziano, forse di Olmo campestre, che si trova in una proprietà privata e che aggetta sulla strada all'incrocio fra via Tempio e via Bosa.
L'alto muro di cinta e la ristrettezza degli spazi ne impedisce purtroppo la vista completa e l'esame delle foglie, ma gli ammassi dei frutti prodotti in questi giorni, che si ammucchiano sulle stradine citate, rendono l'identificazione immediata.
Nel particolare della fotografia a destra vediamo appunto i frutti, leggerissime samare alate di colore bruno chiaro con il seme al centro, pronte ad essere rilasciate dall'albero ed affidate al vento.
In conclusione, vi segnalo un'altra curiosa coincidenza: l'Olmo di questo post si trova nello stesso giardino nel quale avevo individuato a suo tempo alcuni grandi Platani (post del 26/12/10).
Per una straordinaria coincidenza, stasera ho ricevuto una segnalazione della presenza di Olmi in viale Marconi da parte di Matteo, dopo che in mattinata avevo "scovato" e fotografato un Olmo del quale vi parlerò.
Do doverosamente la precedenza alla mail di Matteo, che ringrazio molto per i complimenti e per l'attenzione con la quale dimostra di seguire il blog, nonchè per la segnalazione: ho consultato in merito quanto scrive il Maestro Vannelli, e quelli di viale Marconi sono effettivamente Olmi, dichiarati in cattive condizioni già dagli anni 80.
Dovrebbero essere Ulmus montana, Olmo montano, mescolati con Ulmus minor, Olmo campestre.
Ho anche scoperto, attraverso questo approfondimento, due motivi della rarità di questi alberi in città: una malattia determinata da un fungo, la grafiosi, che ne determina spesso la morte repentina, e l'invadenza dell'apparato radicale, che ha suggerito a molte amministrazioni comunali (fra cui evidentemente Cagliari) di abbandonare l'utilizzo di tale pianta, un tempo piuttosto diffusa. A questo aggiungiamo che il nostro clima impedisce agli Olmi di mostrare lo splendido vestito giallo autunnale, godibile invece nelle zone montane.
Detto tutto questo, vediamo adesso la mia scoperta odierna:
si tratta di un bell'esemplare piuttosto anziano, forse di Olmo campestre, che si trova in una proprietà privata e che aggetta sulla strada all'incrocio fra via Tempio e via Bosa.
L'alto muro di cinta e la ristrettezza degli spazi ne impedisce purtroppo la vista completa e l'esame delle foglie, ma gli ammassi dei frutti prodotti in questi giorni, che si ammucchiano sulle stradine citate, rendono l'identificazione immediata.
Nel particolare della fotografia a destra vediamo appunto i frutti, leggerissime samare alate di colore bruno chiaro con il seme al centro, pronte ad essere rilasciate dall'albero ed affidate al vento.
In conclusione, vi segnalo un'altra curiosa coincidenza: l'Olmo di questo post si trova nello stesso giardino nel quale avevo individuato a suo tempo alcuni grandi Platani (post del 26/12/10).
venerdì 20 aprile 2012
Un mistero buffo
Vi è mai capitato di assistere ad una pioggia, improvvisa e copiosa, di germogli da un grande Ippocastano ad inizio primavera? A me è capitato, e vi assicuro che i primi attimi di questa misteriosa caduta mi hanno lasciato stupefatto. I ciuffi di foglioline cadevano a terra, senza motivo apparente, da quell'albero sotto il quale stavo transitando.
Solo guardando in alto, con attenzione, si poteva scoprire la causa di tale scempio: una coppia di Parrocchetti aveva deciso di banchettare con i germogli, e lo faceva saltando con frenesia da un ramo all'altro, tagliando ogni germoglio alla base con il becco e lasciando cadere quello che non era di interesse alimentare.
Ecco a sinistra uno dei due divoratori in azione, in cima al povero albero.
L'episodio non si è svolto a Cagliari, ma nella spianata dell'Ippodromo ad Istanbul: tuttavia si sarebbe potuto tranquillamente svolgere anche da noi, dato che abbiamo sia gli Ippocastani (post 1/11/10 ed altri), sia i Parrocchetti, oramai in diverse colonie.
Una delle colonie di questi simpatici e voraci uccelli, per esempio, staziona spesso nella zona del parco di Monte Claro: speriamo che non imparino dai cugini turchi ad ingollare i germogli dei nostri alberi!
Solo guardando in alto, con attenzione, si poteva scoprire la causa di tale scempio: una coppia di Parrocchetti aveva deciso di banchettare con i germogli, e lo faceva saltando con frenesia da un ramo all'altro, tagliando ogni germoglio alla base con il becco e lasciando cadere quello che non era di interesse alimentare.
Ecco a sinistra uno dei due divoratori in azione, in cima al povero albero.
L'episodio non si è svolto a Cagliari, ma nella spianata dell'Ippodromo ad Istanbul: tuttavia si sarebbe potuto tranquillamente svolgere anche da noi, dato che abbiamo sia gli Ippocastani (post 1/11/10 ed altri), sia i Parrocchetti, oramai in diverse colonie.
Una delle colonie di questi simpatici e voraci uccelli, per esempio, staziona spesso nella zona del parco di Monte Claro: speriamo che non imparino dai cugini turchi ad ingollare i germogli dei nostri alberi!
martedì 17 aprile 2012
I Gelsi dell'ex Istituto Agrario
Mi piace chiamare ancora Istituto Agrario il luogo dove andiamo oggi, anche se tale Istituto non è più lì ormai da diversi decenni; mi piace perchè ci aiuta ad andare indietro nel tempo, e parlare di alberi che facevano parte di quella realtà.
Allora, dobbiamo immaginare che per entrare all'Agrario, passando da via Bacaredda, si doveva percorrere il lungo doppio filare di Ficus Retusa che oggi ornano la strada di servizio del parcheggio a pagamento (vedi post del 15/5/11). Percorso questo lungo viale si sfociava nel bello spiazzo, cuore di quello che oggi rimane del complesso di villa Muscas, e che ospita il Centro della Cultura Contadina, mentre allora era la sede della Presidenza della scuola. Pensate che la scuola arrivò a comprendere 20 ettari di terreno per le sue attività.
Dallo spiazzo si può accedere al cortile posteriore, che si affaccia sul Parco della Musica ed è a questo collegato, anche se il passaggio è tuttora chiuso.
E finalmente scopriamo l'oggetto del nostro post, cioè i 3 vecchi Gelsi, Morus alba (post del 21/4/11), che credo siano i più anziani in città, probabilmente ultracentenari. Nella foto a sinistra sono ripresi, attraverso le grate, dal
parco, mentre la foto a destra è ripresa dal cortile posteriore di villa Muscas. Si possono notare le rugosità dei vecchi tronchi contorti ed i nuovi rami cresciuti in maniera disordinata; le piante saranno a breve ripulite e potate, per restituire loro la dignità che meritano.
Mi piace immaginare come queste piante, tanti anni fa, saranno state utilizzate dai tecnici dell'Agrario per effettuare esperimenti di bachicoltura, e definire modalità di allevamento da trasferire agli agricoltori.
Mi sembra che questi tre Gelsi stiano proprio bene nell'ambito di un museo della Cultura contadina, potendo vantare, rispetto a macchinari, arnesi ed oggetti ivi conservati, qualcosa in più: sono vivi!
Allora, dobbiamo immaginare che per entrare all'Agrario, passando da via Bacaredda, si doveva percorrere il lungo doppio filare di Ficus Retusa che oggi ornano la strada di servizio del parcheggio a pagamento (vedi post del 15/5/11). Percorso questo lungo viale si sfociava nel bello spiazzo, cuore di quello che oggi rimane del complesso di villa Muscas, e che ospita il Centro della Cultura Contadina, mentre allora era la sede della Presidenza della scuola. Pensate che la scuola arrivò a comprendere 20 ettari di terreno per le sue attività.
Dallo spiazzo si può accedere al cortile posteriore, che si affaccia sul Parco della Musica ed è a questo collegato, anche se il passaggio è tuttora chiuso.
E finalmente scopriamo l'oggetto del nostro post, cioè i 3 vecchi Gelsi, Morus alba (post del 21/4/11), che credo siano i più anziani in città, probabilmente ultracentenari. Nella foto a sinistra sono ripresi, attraverso le grate, dal
parco, mentre la foto a destra è ripresa dal cortile posteriore di villa Muscas. Si possono notare le rugosità dei vecchi tronchi contorti ed i nuovi rami cresciuti in maniera disordinata; le piante saranno a breve ripulite e potate, per restituire loro la dignità che meritano.
Mi piace immaginare come queste piante, tanti anni fa, saranno state utilizzate dai tecnici dell'Agrario per effettuare esperimenti di bachicoltura, e definire modalità di allevamento da trasferire agli agricoltori.
Mi sembra che questi tre Gelsi stiano proprio bene nell'ambito di un museo della Cultura contadina, potendo vantare, rispetto a macchinari, arnesi ed oggetti ivi conservati, qualcosa in più: sono vivi!
venerdì 13 aprile 2012
I Pioppi del Parco in fiore
Parliamo del Parco della Musica (post del 15/5/11) e del bel filare di Pioppi bianchi, Populus alba, che possiamo considerare come facenti parte del parco, anche se formalmente appartengono alla scuola; ve li avevo presentati e fotografati nel post citato, già con il fogliame completamente sviluppato.
Oggi ve li presento nella fase della fioritura, come si vede nella foto a destra;
quelle che sembrano foglie sono infatti infiorescenze, dato che questa pianta ha la caratteristica che la fioritura avviene prima dell'emissione delle foglie.
I fiori sono abbastanza insignificanti, e sono portati appunto in infiorescenze cilindriche dette amenti, una sorta di serpentelli attaccati ai rami, come si vede nel particolare delle foto sotto.

Nella foto di destra si notano anche le prime foglioline, di colore rossastro.
Fra un mese o poco più avremo poi, dalle infiorescenze trasformate in infruttescenze, la liberazione dei semi piumosi, già fotografati in altro post (post 1/5/11)
Oggi ve li presento nella fase della fioritura, come si vede nella foto a destra; quelle che sembrano foglie sono infatti infiorescenze, dato che questa pianta ha la caratteristica che la fioritura avviene prima dell'emissione delle foglie.
I fiori sono abbastanza insignificanti, e sono portati appunto in infiorescenze cilindriche dette amenti, una sorta di serpentelli attaccati ai rami, come si vede nel particolare delle foto sotto.

Nella foto di destra si notano anche le prime foglioline, di colore rossastro.
Fra un mese o poco più avremo poi, dalle infiorescenze trasformate in infruttescenze, la liberazione dei semi piumosi, già fotografati in altro post (post 1/5/11)
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