Magari tenendolo coperto dalla mascherina, ma si può ricominciare a mettere il naso fuori di casa anche per esigenze che non siano di stretta necessità.
E allora, per festeggiare questa prudente e parziale liberazione dal confinamento, che cosa c'è di meglio di una botta di allegria trasmessa da quanto sotto rappresentato?
Si tratta di una bellissima spalliera di Bignonia tweediana , rampicante trattato nel blog già dal 2011 (post del 26/5/11), quando ne avevo vantato le capacità di arrampicatore; la spalliera in foto si trova alla fine di via Vidal, adorna la recinzione di una proprietà privata ma può essere goduta in pieno dalla strada.
Le capacità di arrampicatore derivano dalla presenza di "rampini" a forma di unghia di gatto, da cui il nome comune che mi è servito per il titolo del post. In realtà poi il nome comune è tratto a sua volta da altri nomi scientifici con i quali è classificata questa pianta, quali Macfadyena unguis-cati, o ancora Dolichandra unguis-cati.
Noi continueremo a chiamare Bignonie questo gruppo di piante accomunate da una splendida fioritura (post del 2/5/17); in particolare la tweediana la troviamo anche in via Nazario Sauro ed in piazzetta Regina Margherita (post del 11/5/15).
E concludiamo con un primissimo piano di un fiore della spalliera di via Vidal, che mette in evidenza la forma particolare ed asimmetrica della campanula dal colore giallo brillante, tanto brillante che è difficile riuscire a fotografarla bene (bisognerebbe effettuare il bilanciamento del bianco, ma questa è un'altra storia).
Post in evidenza
La nostra amica Thevetia di Genneruxi
E' una nostra amica, la Thevetia peruviana di via Cettigne, a Genneruxi, perché l'abbiamo adottata come esemplare pubblico di rifer...
giovedì 30 aprile 2020
domenica 26 aprile 2020
Una nuova Eritrina, effetto collaterale del Coronavirus
Non è appropriato collegare ad una tragedia come il coronavirus la scoperta da parte mia di un nuovo, bellissimo esemplare di Erythrina caffra nel pieno della fioritura, ma è quello che è accaduto.
Ecco, tanto per capire di che cosa stiamo parlando, un primo piano della produzione in corso di questo esemplare: un grappolo di fiori del colore del corallo (coral tree è appunto il nome comune inglese), stretti in gruppo, che si offrono con il loro vessillo, che è il petalo più grande di ogni fiore, ribaltato per esporre gli stami.
E allora, dove si trova questo miracolo della natura? Si trova in una via che non ha nome, perché fa parte dello svincolo mai aperto fra Genneruxi e l'Asse di scorrimento; nasce al curvone di incrocio fra via Galvani e via Cettigne e muore poco dopo in un cul de sac.
Ma, proprio arrivando al cul de sac, ecco la sorpresa. E' una Eritrina abbastanza grande, anche se non grande come gli esemplari cagliaritani più noti trattati dal blog (fra gli altri post 31/3/11, 6/5/17) cioè quelli del Corso Vittorio Emanuele e di via De Gioannis, ai quali possiamo aggiungere per bellezza quelli di monte Claro e dell'Orto Botanico.
Però questa Eritrina dispersa nello svincolo ha un vantaggio rispetto alle sorelle cagliaritane più note: i suoi fiori sono anche ad altezza d'uomo, e come tali perfettamente godibili da vicino, come dimostra anche la foto di sopra.
Ecco dunque l'effetto collaterale del coronavirus: sono finito lì casualmente, cercando strade poco battute nelle quali cominciare a sperimentare una camminata un poco più ampia rispetto al giro dell'isolato ripetuto "x" volte. A conferma che anche le grandi tragedie possono offrire piccole opportunità, come quella di effettuare una scoperta esaltante.
Ecco, tanto per capire di che cosa stiamo parlando, un primo piano della produzione in corso di questo esemplare: un grappolo di fiori del colore del corallo (coral tree è appunto il nome comune inglese), stretti in gruppo, che si offrono con il loro vessillo, che è il petalo più grande di ogni fiore, ribaltato per esporre gli stami.
E allora, dove si trova questo miracolo della natura? Si trova in una via che non ha nome, perché fa parte dello svincolo mai aperto fra Genneruxi e l'Asse di scorrimento; nasce al curvone di incrocio fra via Galvani e via Cettigne e muore poco dopo in un cul de sac.
Ma, proprio arrivando al cul de sac, ecco la sorpresa. E' una Eritrina abbastanza grande, anche se non grande come gli esemplari cagliaritani più noti trattati dal blog (fra gli altri post 31/3/11, 6/5/17) cioè quelli del Corso Vittorio Emanuele e di via De Gioannis, ai quali possiamo aggiungere per bellezza quelli di monte Claro e dell'Orto Botanico.
Però questa Eritrina dispersa nello svincolo ha un vantaggio rispetto alle sorelle cagliaritane più note: i suoi fiori sono anche ad altezza d'uomo, e come tali perfettamente godibili da vicino, come dimostra anche la foto di sopra.
Ecco dunque l'effetto collaterale del coronavirus: sono finito lì casualmente, cercando strade poco battute nelle quali cominciare a sperimentare una camminata un poco più ampia rispetto al giro dell'isolato ripetuto "x" volte. A conferma che anche le grandi tragedie possono offrire piccole opportunità, come quella di effettuare una scoperta esaltante.
lunedì 20 aprile 2020
Il Salice piangente, e le vittime del Coronavirus
Che cosa c'è di più appropriato, nello spirito verde del blog, che ricordare le tante migliaia di morti da Coronavirus attraverso un Salice piangente che si specchia sul fiume, accarezzando le acque placide con i suoi rami pendenti?
Ho colto al volo l'opportunità che mi offre questa fotografia, inviatami da Maria Antonietta che ringrazio, di uno splendido esemplare di Salix babylonica, questo il nome scientifico del nostro piangente.
La foto è stata ripresa lungo il fiume Sile, nella Marca Trevigiana; è uno degli innumerevoli splendidi alberi che adornano le sue rive, protetti nell'omonimo parco naturale.
Cagliari ha avuto nel passato molti Salici, soprattutto in giardini privati, che poi sono andati progressivamente scomparendo, date le caratteristiche di quest'albero: è infatti, naturalmente, un albero che ha bisogno di molta acqua, e sa andarsela a cercare, con radici robustissime che non si fermano quasi davanti a niente. Inoltre è abbastanza soggetto ad attacchi parassitari, che ne peggiorano decisamente l'estetica.
A me viene in mente in questo momento un solo esemplare cagliaritano, in via Mercalli a fianco del concessionario Toyota; e naturalmente i più grandi di noi ricordano con qualche rimpianto i Salici del laghetto di piazza Matteotti, prima dei lunghi anni di triste abbandono.
Insomma il Salice non è un albero cittadino, tanto meno adatto alla nostra città; è un albero ideale da fiume, lago o ruscello, dove può esprimere al meglio il suo pianto, anche per i poveri morti della tragedia che stiamo vivendo.
giovedì 16 aprile 2020
Il Gelso ai tempi del Coronavirus
Diciamo subito che la presenza del Gelso, Morus alba e Morus nigra, in questa serie di post da Coronavirus, non è certo data dalla bellezza della sua fioritura di aprile, ma è dovuta al rispetto ed all'affetto che questo albero ispira, come residuo di un'epoca passata, quella in cui in Sardegna si praticava la bachicoltura, e quasi tutti i poderi agricoli avevano piante di Gelso.
Oggi il Gelso in città è piuttosto raro, anche perché ha la "simpatica" abitudine di sporcare molto il terreno sottostante con i suoi frutti, macchiandolo e rendendolo scivoloso; questo è ininfluente in un terreno nudo, ma in un terreno pavimentato o asfaltato .....


Ecco allora la fioritura di due Gelsi, ripresa rispettivamente in via Tuveri, a fianco al market (aprile 2011) e nel parco di Villa Clara, nel 2014. Come vedete, una fioritura insignificante, costituita da infiorescenze, e precisamente "pignette" femminili ed amenti cilindrici maschili riuniti nella stessa pianta (pianta monoica).
Dicevamo che la fioritura non è bella, ma la pianta nel suo insieme assume un aspetto gradevole via via che si riempie di foglie in questo periodo, fino a diventare proprio un bell'albero nei mesi estivi, quando produce fra l'altro i frutti eduli.

Ecco un esemplare ripreso e postato nel giugno 2013 al parco di Monte Urpinu.
Voglio ricordare inoltre gli esemplari ultracentenari di villa Muscas, fotografati e postati nell'aprile 2012, e qualche altro esemplare lungo i binari del metrotram; questi ultimi Gelsi sono apprezzabili percorrendo a piedi il sentiero pedonale, parallelo ai binari, che da via Oslo si allontana in direzione della fermata Genneruxi.
domenica 12 aprile 2020
La Robinia ai tempi del Coronavirus
Siamo sempre nel filone del confinamento del quale vi ho parlato di recente (post 2/4/20, primi 4 capoversi), e comunque calati nelle forti limitazioni al godimento diretto della primavera verde cagliaritana.
Oggi vi presento la Robinia pseudoacacia, un albero di non grande valenza estetica, se non quando fiorisce, appunto in aprile. In questo mese infatti questa Leguminosa si ammanta dei bellissimi grappoli bianchi, che in alcuni esemplari sono tanto numerosi da farli sembrare un allegro chierichetto con la sopraveste bianca.
Una Robinia piuttosto ben messa, della quale vi ho parlato nell'aprile del 2015 e del 2017, è questa della quale vediamo un particolare a sinistra; questo esemplare vive all'incrocio fra via Galvani e via Tel Aviv, a Genneruxi. Alle sue spalle, nello slargo di via Tel Aviv, ci sono diversi altri esemplari, molto più anziani e che poco hanno da offrire ormai allo sguardo del cultore del verde.

Ecco un altro particolare, che mette in evidenza anche la foglia composta, simile a quella di alcune specie di Acacia e che ha dato luogo al suo nome scientifico "pseudoacacia" ed alla confusione del miele.
Infatti la Robinia ha il grande privilegio di essere pianta prediletta dalle api, che trasformano il profumo dei suoi fiori in un apprezzatissimo miele, detto appunto erroneamente "miele di acacia"

Infine, come abbiamo già visto per la Tamerice e l'Ippocastano, anche la Robinia ha la sua specie a fiori rosa, la Robinia hispida.
Molto rara da noi, io conosco solo gli esemplari che vegetano in uno slargo di via Santa Maria Chiara, da cui è tratta la fotografia a fianco, estratta da un post dell'aprile 2014.
Oltre ai luoghi di cui ho parlato in precedenza, la Robinia (che non è molto comune in città) offre vecchi esemplari in fondo a via Cagna, ed è presente in alcuni parchi cittadini e nei giardini degli ospedali Santissima Trinità e Binaghi. Chi vive nel raggio di camminata consentita dal coronavirus vada a godersi i delicati e profumati racemi della Robinia, è un piacevole valore aggiunto.
Oggi vi presento la Robinia pseudoacacia, un albero di non grande valenza estetica, se non quando fiorisce, appunto in aprile. In questo mese infatti questa Leguminosa si ammanta dei bellissimi grappoli bianchi, che in alcuni esemplari sono tanto numerosi da farli sembrare un allegro chierichetto con la sopraveste bianca.

Ecco un altro particolare, che mette in evidenza anche la foglia composta, simile a quella di alcune specie di Acacia e che ha dato luogo al suo nome scientifico "pseudoacacia" ed alla confusione del miele.
Infatti la Robinia ha il grande privilegio di essere pianta prediletta dalle api, che trasformano il profumo dei suoi fiori in un apprezzatissimo miele, detto appunto erroneamente "miele di acacia"

Infine, come abbiamo già visto per la Tamerice e l'Ippocastano, anche la Robinia ha la sua specie a fiori rosa, la Robinia hispida.
Molto rara da noi, io conosco solo gli esemplari che vegetano in uno slargo di via Santa Maria Chiara, da cui è tratta la fotografia a fianco, estratta da un post dell'aprile 2014.
Oltre ai luoghi di cui ho parlato in precedenza, la Robinia (che non è molto comune in città) offre vecchi esemplari in fondo a via Cagna, ed è presente in alcuni parchi cittadini e nei giardini degli ospedali Santissima Trinità e Binaghi. Chi vive nel raggio di camminata consentita dal coronavirus vada a godersi i delicati e profumati racemi della Robinia, è un piacevole valore aggiunto.
martedì 7 aprile 2020
L'Ippocastano ai tempi del Coronavirus
Mi dispiace molto non poter andare a controllare ed ammirare la fioritura degli Ippocastani, Aesculus Hippocastanus, in via Castiglione; il mio raggio d'azione mi impedisce di arrivare fin lì, e gli Ippocastani sono praticamente presenti solo in quella via ed all'inizio di via Sarpi.
L'Ippocastano è un albero non adatto al clima di Cagliari, da noi fa troppo caldo; questi alberi da noi crescono poco, e a mezza estate hanno già le grandi foglie bruciate dal sole (post 1/11/10).
Cionondimeno, o forse proprio per la loro rarità cagliaritana, meritano di essere apprezzati, soprattutto durante il mese di aprile.
Guardate questo esemplare all'inizio di via Sarpi, che di solito è il pioniere della fioritura dei filari di via Castiglione, fotografato nel 2011.
Sembra grande, ma è solo l'effetto della ripresa dal basso; ha una altezza che consente di ammirare bene le splendide infiorescenze a pannocchia, orgogliosamente erette.
I fiorellini sono bianchi, con punti di colore giallo/rosa che ne accrescono il fascino.

Ed il fascino diventa meraviglia se i fiori sono rosa; pochi alberi, rarità nella rarità di via Castiglione, che ci offrono questa meraviglia, qui fotografata nel 2016.
Si tratta di una specie proveniente dagli USA, Aesculus pavia, utilizzata per ottenere ibridi di colore rosso o anche giallo.
Questi ibridi, oltre a soddisfare il senso estetico, sono stati sviluppati anche per contrastare la presenza di alcuni parassiti.

I piccoli Ippocastani dai fiori rosa danno il meglio di sé quando sono raggruppati; se poi sono inseriti in un contesto come quello in foto, ripreso a Parigi nel maggio del 2014, beh allora....
Insomma, cari amici che abitate in via Castiglione e zone limitrofe, sfruttate il vostro raggio d'azione consentito dal coronavirus per le attività motorie per andarvi a godere la fioritura degli Ippocastani, sia bianchi che rosa!
L'Ippocastano è un albero non adatto al clima di Cagliari, da noi fa troppo caldo; questi alberi da noi crescono poco, e a mezza estate hanno già le grandi foglie bruciate dal sole (post 1/11/10).
Cionondimeno, o forse proprio per la loro rarità cagliaritana, meritano di essere apprezzati, soprattutto durante il mese di aprile.
Guardate questo esemplare all'inizio di via Sarpi, che di solito è il pioniere della fioritura dei filari di via Castiglione, fotografato nel 2011.Sembra grande, ma è solo l'effetto della ripresa dal basso; ha una altezza che consente di ammirare bene le splendide infiorescenze a pannocchia, orgogliosamente erette.
I fiorellini sono bianchi, con punti di colore giallo/rosa che ne accrescono il fascino.

Ed il fascino diventa meraviglia se i fiori sono rosa; pochi alberi, rarità nella rarità di via Castiglione, che ci offrono questa meraviglia, qui fotografata nel 2016.
Si tratta di una specie proveniente dagli USA, Aesculus pavia, utilizzata per ottenere ibridi di colore rosso o anche giallo.
Questi ibridi, oltre a soddisfare il senso estetico, sono stati sviluppati anche per contrastare la presenza di alcuni parassiti.

I piccoli Ippocastani dai fiori rosa danno il meglio di sé quando sono raggruppati; se poi sono inseriti in un contesto come quello in foto, ripreso a Parigi nel maggio del 2014, beh allora....
Insomma, cari amici che abitate in via Castiglione e zone limitrofe, sfruttate il vostro raggio d'azione consentito dal coronavirus per le attività motorie per andarvi a godere la fioritura degli Ippocastani, sia bianchi che rosa!
giovedì 2 aprile 2020
La Tamerice ai tempi del Coronavirus
Che cosa c'entra la Tamarix gallica, nome comune Tamerice, con il Covid 19, nome comune Coronavirus, il terribile virus che sta stravolgendo la nostra vita?
Nulla, per fortuna, non c'è nessuna attinenza fra il virus e la Tamerice, e più in generale fra il virus e le piante; se un legame vogliamo trovare, è di opposizione, nel senso che aprile è il mese della rinascita arborea e delle fioriture primaverili, mentre aprile 2020 verrà ricordato come mese della morte di tanti esseri umani e del gravissimo stress al quale è sottoposta l'intera società, a livello mondiale.Intanto gli alberi fioriscono, e naturalmente anche quelli cagliaritani, portando un po' di risarcimento alle pene di questo periodo; ma ogni fioritura può essere attualmente goduta, in costanza dello stretto confinamento al quale siamo tenuti, solo da chi ha la ventura di avere alberi fioriti vicino a casa, da ammirare in occasione delle brevi camminate consentite o, per i più fortunati, anche dalla finestra.
Fatte queste elucubrazioni, che vi prometto di non riproporre nei prossimi post, ho pensato, essendo anch'io ovviamente confinato a casa e non potendo dunque andare a caccia di nuovi spunti, di recuperare dal grande cesto dei post qualche pianta trattata nell'aprile degli anni scorsi durante il suo periodo di fioritura, e riproporvi fotografie e posizionamento cittadino; in questo modo chi si troverà quella pianta, o un'altra della stessa specie, nel raggio d'azione della sua sgambata giornaliera, potrà riconoscerla ed ammirarla; per gli altri si tratterà, spero, di una piccola carrellata di ripasso.
Ecco allora una delle Tamerici che vivono davanti al palazzo della Regione, in viale Trento, fotografata nell'aprile del 2011; un vero e proprio albero, con molti decenni di vita alle spalle, così come le sorelle che le stanno attorno.Ricordo che le Tamerici hanno caratteristiche assolutamente peculiari, con le foglioline squamiformi protette dalla perdita d'acqua e ghiandole che consentono di essudare il sale, caratteristiche che giustificano la loro vita in condizioni molto difficili per le piante, quali quelle delle nostre coste sabbiose.

Tornando agli esemplari cagliaritani "in cattività", questa è una splendida fioritura rosa di aprile 2014 di una Tamerice del parco di Monte Claro (attualmente chiuso, mi dispiace), che vi ripresento per evidenziare l'alternativa della fioritura rosa.

E l'immagine di questo splendido alberello fiorito, di un rosa diverso dal precedente, è dell'aprile 2015; l'alberello si trova all'interno del circolo bocciofilo di via Darwin, e spero che sia sopravvissuto al disgraziato incendio del settembre 2019.

Questo è il filare di Tamerici della via del Sale, all'interno del parco delle Saline, ripreso e postato in edizione invernale nel gennaio di quest'anno; spero che almeno gli abitanti di Medau Su Cramu se lo possano godere fiorito in questo periodo.
Ricordo infine i tanti esemplari di Tamerice nello spartitraffico della via Lungo Saline, al Poetto, alternati a Lagunarie ed Oleandri.
venerdì 27 marzo 2020
Vecchi tronchi di Carrubo
Il Carrubo, Ceratonia siliqua, è una vecchia conoscenza del blog, dato che lo ho presentato ormai nel lontano 2010 (post 2/12/10), e l'aggettivo splendido che gli avevo attribuito dichiarava già da allora il mio apprezzamento per questo albero.
Un albero sempreverde originario del bacino del mediterraneo orientale, coltivato da 4000 anni, endemico nella nostra isola e ben presente anche in città, dove abbiamo molti esemplari notevoli e caratterizzanti, a cominciare dal campione di piazza Garibaldi.
Una pianta piena di pregi, il Carrubo: ne abbiamo parlato più volte, e fra i pregi spicca la bellezza del tronco, che negli esemplari più anziani si presenta spesso in forma di tortiglione, fortemente avvitato su se stesso (post del 11/3/12).
Allora, approfittando del recente alleggerimento delle chiome effettuato per proteggerli dai topi e dai danni da loro provocati (post del 9/4/16), possiamo apprezzare al meglio gli esemplari di piazza Islanda, che oramai si possono definire anziani, alcuni dei quali presentano la caratteristica dell'avvitamento.
Questo è l'esemplare che guarda via Stoccolma, forse il più grande, amico di generazioni di studenti delle vicine scuole.

Facendo il giro della piazza, ecco altri due Carrubi che fanno a gara a chi si attorciglia meglio su se stesso.
Se facciamo il confronto fra questi tronchi e quello del post precedente, appartenente al Pioppo che vive nella stessa piazza, possiamo notare le notevoli differenze; fra queste, certamente la tortuosità e la superficie rugosa dei Carrubi rendono più difficile, se non impossibile, il lavoro di eventuali intagliatori!
Un albero sempreverde originario del bacino del mediterraneo orientale, coltivato da 4000 anni, endemico nella nostra isola e ben presente anche in città, dove abbiamo molti esemplari notevoli e caratterizzanti, a cominciare dal campione di piazza Garibaldi.
Una pianta piena di pregi, il Carrubo: ne abbiamo parlato più volte, e fra i pregi spicca la bellezza del tronco, che negli esemplari più anziani si presenta spesso in forma di tortiglione, fortemente avvitato su se stesso (post del 11/3/12).
Allora, approfittando del recente alleggerimento delle chiome effettuato per proteggerli dai topi e dai danni da loro provocati (post del 9/4/16), possiamo apprezzare al meglio gli esemplari di piazza Islanda, che oramai si possono definire anziani, alcuni dei quali presentano la caratteristica dell'avvitamento.
Questo è l'esemplare che guarda via Stoccolma, forse il più grande, amico di generazioni di studenti delle vicine scuole.

Facendo il giro della piazza, ecco altri due Carrubi che fanno a gara a chi si attorciglia meglio su se stesso.
Se facciamo il confronto fra questi tronchi e quello del post precedente, appartenente al Pioppo che vive nella stessa piazza, possiamo notare le notevoli differenze; fra queste, certamente la tortuosità e la superficie rugosa dei Carrubi rendono più difficile, se non impossibile, il lavoro di eventuali intagliatori!
venerdì 20 marzo 2020
Vecchio Pioppo paziente e giovani studenti incisori
Oggi vi propongo un breve racconto, che ha come personaggi il vecchio Pioppo bianco di piazza Islanda, a Genneruxi, ed un numero imprecisato di studenti delle adiacenti scuole medie. Questi ultimi, nel corso di diversi anni, hanno pensato bene di incidere il loro pensiero sulla corteccia chiara del tronco, confidando sulla pazienza del vecchio albero e sulla pochezza del danno arrecato.
Eccoli qui i segni lasciati dagli studenti/studentesse: si va dagli apprezzamenti fisici, Luca BONO, Riccardo BONO, ai segni di disprezzo, tipo Aldo gay, e via con simili basiche espressioni del pensiero.
E gli anni sono passati, il Pioppo è cresciuto e questi segni si trovano oggi a qualche metro di altezza. Inoltre il Pioppo ha messo in atto anche una forma di difesa passiva dalle scritte, sviluppando una corteccia basale scura e rugosa, in pratica non utilizzabile per le incisioni.
La foto primaverile qui a destra (di alcuni anni fa), consente di apprezzare la dimensione dell'albero e di riconoscere la corteccia scura alla base del tronco fino a circa 1,5 metri di altezza.
Insomma il vecchio Pioppo sembra aver perdonato i ragazzini per le loro incisioni, dato che ha provveduto a conservarle portandole in alto, ma ha nel contempo provveduto a proteggere meglio il suo tronco ad altezza di braccio umano e coltellino.
Eccoli qui i segni lasciati dagli studenti/studentesse: si va dagli apprezzamenti fisici, Luca BONO, Riccardo BONO, ai segni di disprezzo, tipo Aldo gay, e via con simili basiche espressioni del pensiero.
E gli anni sono passati, il Pioppo è cresciuto e questi segni si trovano oggi a qualche metro di altezza. Inoltre il Pioppo ha messo in atto anche una forma di difesa passiva dalle scritte, sviluppando una corteccia basale scura e rugosa, in pratica non utilizzabile per le incisioni.
La foto primaverile qui a destra (di alcuni anni fa), consente di apprezzare la dimensione dell'albero e di riconoscere la corteccia scura alla base del tronco fino a circa 1,5 metri di altezza.
Insomma il vecchio Pioppo sembra aver perdonato i ragazzini per le loro incisioni, dato che ha provveduto a conservarle portandole in alto, ma ha nel contempo provveduto a proteggere meglio il suo tronco ad altezza di braccio umano e coltellino.
martedì 17 marzo 2020
La fioritura del Biancospino
Il Biancospino, Crataegus monogyna, è un arbusto spontaneo molto comune nelle nostre campagne, ed invece piuttosto raro in città, per motivi poco comprensibili date le sue molteplici virtù non solo estetiche.
Ho presentato questo arbusto molti anni fa (post del 13/4/11), nel periodo di piena, splendida fioritura, e poi lo ho riproposto per vantare la bellezza dei piccoli pomi rossi, che allietano la vista durante il periodo autunno-inverno (post del 27/1/14 e del 15/10/15).
Mi accorgo che, a conferma di quanto dicevo sulla sua rarità cittadina, ho sempre fotografato le stesse piante, cioè quelle al confine della scuola materna di Genneruxi, lungo i binari del metrotram.
Ed anche la foto di oggi, che certifica l'inizio della fioritura precoce di quest'anno, in presenza di un piccolo frutto rosso dell'anno scorso, appartiene ad uno di quegli arbusti.
C'è da chiedersi se la presenza di ramoscelli spinosi (le brocche care al poeta Pascoli ed al suo Valentino) sia ragione sufficiente per non far apprezzare questo arbusto e la sua delicatissima ed abbondante fioritura bianca.
E, come dicevamo, non è solo la fioritura ad essere apprezzabile, ma anche la fruttificazione, la robustezza di questa pianta, il fatto che costituisca rifugio molto amato dagli uccellini, le notevoli virtù medicinali.
Come se non bastasse, il Biancospino costituisce un ottimo portainnesto per alberi da frutto della sua stessa famiglia, quella delle Rosaceae, per cui dalla sua robustezza possono derivare anche mele e pere.
Insomma un arbusto di grande interesse il Biancospino, che ci piacerebbe vedere di più in giro.
Ho presentato questo arbusto molti anni fa (post del 13/4/11), nel periodo di piena, splendida fioritura, e poi lo ho riproposto per vantare la bellezza dei piccoli pomi rossi, che allietano la vista durante il periodo autunno-inverno (post del 27/1/14 e del 15/10/15).
Mi accorgo che, a conferma di quanto dicevo sulla sua rarità cittadina, ho sempre fotografato le stesse piante, cioè quelle al confine della scuola materna di Genneruxi, lungo i binari del metrotram.
Ed anche la foto di oggi, che certifica l'inizio della fioritura precoce di quest'anno, in presenza di un piccolo frutto rosso dell'anno scorso, appartiene ad uno di quegli arbusti.
C'è da chiedersi se la presenza di ramoscelli spinosi (le brocche care al poeta Pascoli ed al suo Valentino) sia ragione sufficiente per non far apprezzare questo arbusto e la sua delicatissima ed abbondante fioritura bianca.
E, come dicevamo, non è solo la fioritura ad essere apprezzabile, ma anche la fruttificazione, la robustezza di questa pianta, il fatto che costituisca rifugio molto amato dagli uccellini, le notevoli virtù medicinali.
Come se non bastasse, il Biancospino costituisce un ottimo portainnesto per alberi da frutto della sua stessa famiglia, quella delle Rosaceae, per cui dalla sua robustezza possono derivare anche mele e pere.
Insomma un arbusto di grande interesse il Biancospino, che ci piacerebbe vedere di più in giro.
mercoledì 11 marzo 2020
La nostra Peonia, Arrosa de monti
Oggi andiamo nelle splendide zone interne della Sardegna, per ammirare una gemma della flora nostrana: la Peonia, Paeonia morisii.
E' una pianta piuttosto famosa, di cui siamo orgogliosi, ma anche abbastanza rara ed endemica solo in limitate zone montuose. Fiorisce in aprile, ma quest'anno, come tante altre specie, ha deciso di anticipare.
Ecco un fiore che sboccia , in una foto che ho rubato all'amico Renato, grande camminatore delle nostre campagne.
Questa piantina è stata fotografata nelle campagne di Gairo Taquisara, appunto un tacco calcareo di Ogliastra con meravigliosi e scenografici sentieri, spesso con vista su Perda Liana.
E proprio nella zona di Perda Liana, ma diversi anni fa, avevo fotografato questo esemplare, ancora fiorito nei primi giorni di maggio.
Come si vede, i fiori delle due piante in foto hanno colori piuttosto diversi, uno porpora e l'altro rosa chiaro, come da caratteristica tipica di questa pianta.
La nostra Peonia era in passato utilizzata come pianta medicinale (anche se i semi sono tossici) e con poteri magici, dato che poteva tenere lontani spiriti e demoni.
Insomma, come dicevamo, una pianta che oltre che bella ci rende orgogliosi di averla fra le nostre montagne.
E' una pianta piuttosto famosa, di cui siamo orgogliosi, ma anche abbastanza rara ed endemica solo in limitate zone montuose. Fiorisce in aprile, ma quest'anno, come tante altre specie, ha deciso di anticipare.
Ecco un fiore che sboccia , in una foto che ho rubato all'amico Renato, grande camminatore delle nostre campagne.
Questa piantina è stata fotografata nelle campagne di Gairo Taquisara, appunto un tacco calcareo di Ogliastra con meravigliosi e scenografici sentieri, spesso con vista su Perda Liana.
E proprio nella zona di Perda Liana, ma diversi anni fa, avevo fotografato questo esemplare, ancora fiorito nei primi giorni di maggio.
Come si vede, i fiori delle due piante in foto hanno colori piuttosto diversi, uno porpora e l'altro rosa chiaro, come da caratteristica tipica di questa pianta.
La nostra Peonia era in passato utilizzata come pianta medicinale (anche se i semi sono tossici) e con poteri magici, dato che poteva tenere lontani spiriti e demoni.
Insomma, come dicevamo, una pianta che oltre che bella ci rende orgogliosi di averla fra le nostre montagne.
sabato 7 marzo 2020
La Crassula in fiore
Oggi vi presento una pianta succulenta, o grassa come si usa dire per l'aspetto che normalmente hanno le foglie di queste piante. Il termine più preciso di succulenta si riferisce invece alla capacità di trattenere i liquidi, per utilizzarli poi alla bisogna, soprattutto nelle zone aride.
Le piante succulente sono poco trattate nel blog, perché rappresentano un mondo particolare che richiede competenze specifiche, che io non ho: però non ho mancato di presentarvi piante comuni da noi, come l'Agave americana, o particolarmente interessanti, come l'Agave attenuata, la Beaucarnea recurvata o anche il Pachipodium lamerei.
Quella di oggi appartiene al gruppo delle succulente comuni, e probabilmente non l'avrei neppure notata se non mi fossi imbattuto in un grande arbusto fiorito, che vedete a fianco.
Si tratta di una Crassula ovata, nota con il nome comune di Albero di giada, che ho incontrato nel parco CIPLA, quello di via Dei Donoratico (post del 30/9/11), la cui parte anteriore ha preso recentemente il nome di parco Lions (post del 12/3/18).
Non è un parco molto frequentato ma ha degli scorci gradevoli, qualche notevole pianta di alto fusto (Ficus retusa, Cipressi, Fitolacca...) e poi consente simpatici incontri, come quello odierno della Crassula.
La Crassula ovata ha una gradevole ed abbondante fioritura, tanti fiorellini bianco-rosa stellati riuniti in infiorescenze, come si vede nel primo piano a destra.
Questa pianta succulenta è molto resistente e si accontenta veramente di poco; questo però significa che spesso viene posizionata in vaso in luoghi oggettivamente difficili, come gli androni dei palazzi senza alcuna luce, ed abbandonata a se stessa o maltrattata, tanto da finire per vivacchiare brutta e malata ed essere vissuta come pianta di scarto.
Bene, adesso sappiamo che non sempre è così, può essere una pianta gradevole e dare delle buone soddisfazioni estetiche, pur rimanendo una pianta rustica e di poche pretese.
Le piante succulente sono poco trattate nel blog, perché rappresentano un mondo particolare che richiede competenze specifiche, che io non ho: però non ho mancato di presentarvi piante comuni da noi, come l'Agave americana, o particolarmente interessanti, come l'Agave attenuata, la Beaucarnea recurvata o anche il Pachipodium lamerei.
Quella di oggi appartiene al gruppo delle succulente comuni, e probabilmente non l'avrei neppure notata se non mi fossi imbattuto in un grande arbusto fiorito, che vedete a fianco.
Si tratta di una Crassula ovata, nota con il nome comune di Albero di giada, che ho incontrato nel parco CIPLA, quello di via Dei Donoratico (post del 30/9/11), la cui parte anteriore ha preso recentemente il nome di parco Lions (post del 12/3/18).
Non è un parco molto frequentato ma ha degli scorci gradevoli, qualche notevole pianta di alto fusto (Ficus retusa, Cipressi, Fitolacca...) e poi consente simpatici incontri, come quello odierno della Crassula.
La Crassula ovata ha una gradevole ed abbondante fioritura, tanti fiorellini bianco-rosa stellati riuniti in infiorescenze, come si vede nel primo piano a destra.
Questa pianta succulenta è molto resistente e si accontenta veramente di poco; questo però significa che spesso viene posizionata in vaso in luoghi oggettivamente difficili, come gli androni dei palazzi senza alcuna luce, ed abbandonata a se stessa o maltrattata, tanto da finire per vivacchiare brutta e malata ed essere vissuta come pianta di scarto.
Bene, adesso sappiamo che non sempre è così, può essere una pianta gradevole e dare delle buone soddisfazioni estetiche, pur rimanendo una pianta rustica e di poche pretese.
martedì 3 marzo 2020
Che simpatico il Pungitopo!
In questi giorni i topi sono stati sulla bocca di tutti, citati quasi sempre a sproposito. Io li richiamo invece in maniera appropriata, per lo meno per la missione del blog, come componente del nome comune del Ruscus aculeatus, detto appunto Pungitopo per l'antico uso di circondare con i loro steli i recipienti contenenti le provviste alimentari, al fine di dissuadere dall'assalto con gli apici acuminati i topi .
Oggi i fusti eretti del Pungitopo sono utilizzati come pianta ornamentale, o come fiori recisi come decoro, soprattutto durante il periodo natalizio. E' infatti in questo periodo che maturano le bacche, sferiche e rosse, di grande effetto estetico.
Ecco una bacca che si affaccia fra le foglie di questo esemplare, ripreso in campagna nella zona del lago Omodeo.
A prescindere dalla valenza estetica, il Ruscus aculeatus
possiede caratteristiche piuttosto curiose, che vale la pena di citare. Infatti quelle che appaiono foglie spinose sono in realtà fusti modificati, detti cladodi, che svolgono la funzione clorofilliana, simili in questo alle pale del Fico d'India.
Inoltre il fiore prima, la bacca poi, nascono in mezzo alla simil-foglia, e sembrano perle rosse miracolosamente cadute e trattenute al centro della foglia.
Insomma, ulteriori elementi di fascino che ci spingono ad utilizzare i Pungitopo per realizzare decorazioni in vaso; va ricordato al riguardo, per correttezza, che l'arbusto spontaneo è specie arborea protetta, e non deve essere estirpato dal sottobosco nel quale cresce.
Oggi i fusti eretti del Pungitopo sono utilizzati come pianta ornamentale, o come fiori recisi come decoro, soprattutto durante il periodo natalizio. E' infatti in questo periodo che maturano le bacche, sferiche e rosse, di grande effetto estetico.
Ecco una bacca che si affaccia fra le foglie di questo esemplare, ripreso in campagna nella zona del lago Omodeo.
A prescindere dalla valenza estetica, il Ruscus aculeatus
possiede caratteristiche piuttosto curiose, che vale la pena di citare. Infatti quelle che appaiono foglie spinose sono in realtà fusti modificati, detti cladodi, che svolgono la funzione clorofilliana, simili in questo alle pale del Fico d'India.
Inoltre il fiore prima, la bacca poi, nascono in mezzo alla simil-foglia, e sembrano perle rosse miracolosamente cadute e trattenute al centro della foglia.
Insomma, ulteriori elementi di fascino che ci spingono ad utilizzare i Pungitopo per realizzare decorazioni in vaso; va ricordato al riguardo, per correttezza, che l'arbusto spontaneo è specie arborea protetta, e non deve essere estirpato dal sottobosco nel quale cresce.
mercoledì 26 febbraio 2020
La pineta di Su Siccu, ridotta nel numero e rinata nella qualità
Ho fatto di recente una passeggiata a Su Siccu, percorso pedonale sistemato non tanti anni fa ma ormai un classico per i cagliaritani, compreso fra il molo di Bonaria ed il molo Ichnusa.
Un percorso veramente piacevole, che consente di apprezzare una volta di più la bellezza del nostro mare, in una zona un tempo molto degradata ed oggi pienamente recuperata. Ma io ho apprezzato non solo il mare ma anche la pineta, che si estende da via Caboto fino al liceo Alberti.
Qui il recupero è stato veramente eclatante, almeno per i cagliaritani un po' "datati" come me, che ricordano lo stato pietoso nel quale versava la pineta, sporca, con il terreno duro come la pietra, gli alberi rinsecchiti pronti per l'eliminazione e, non da ultimo, una fama di frequentazione non certo positiva.
Io stesso, agli albori del blog (post del 10/12/10), dichiaravo smantellato l'insediamento di Pinus pinea di viale Colombo, dopo decenni di "sopravvivenza stentata e malaticcia".
Bene, oggi ho il piacere di smentire completamente le mie asserzioni di 10 anni fa, e segnalare che i Pini sono in ottime condizioni, compatibilmente con la posizione e la vicinanza del traffico automobilistico.
La fotografia qui a fianco dà conto di quanto detto; chioma densa di colore verde carico, seccume della parte inferiore non dominante, prato decente tutto attorno.
La riduzione del numero di esemplari, con l'eliminazione di tutti quelli in condizioni critiche, ha sicuramente contribuito alla ripresa, unitamente agli altri interventi sul terreno; va dunque dato atto alla amministrazione del verde pubblico di aver perseguito ed ottenuto la rinascita di questo sito.
E a proposito di Pini e del post del 2010, aggiungo una curiosità: in quello stesso post parlavo dell'impianto pubblico di Pinus pinea in via Verdi; lì l'esito è stato opposto rispetto a Su Siccu, dato che dopo la caduta di un grosso esemplare (post del 9/5/13) e l'evidente pericolosità degli altri, si è proceduto all'eliminazione totale di quell'impianto, sostituito con alberi di arance, Citrus aurantium.
Un percorso veramente piacevole, che consente di apprezzare una volta di più la bellezza del nostro mare, in una zona un tempo molto degradata ed oggi pienamente recuperata. Ma io ho apprezzato non solo il mare ma anche la pineta, che si estende da via Caboto fino al liceo Alberti.
Qui il recupero è stato veramente eclatante, almeno per i cagliaritani un po' "datati" come me, che ricordano lo stato pietoso nel quale versava la pineta, sporca, con il terreno duro come la pietra, gli alberi rinsecchiti pronti per l'eliminazione e, non da ultimo, una fama di frequentazione non certo positiva.
Io stesso, agli albori del blog (post del 10/12/10), dichiaravo smantellato l'insediamento di Pinus pinea di viale Colombo, dopo decenni di "sopravvivenza stentata e malaticcia".
Bene, oggi ho il piacere di smentire completamente le mie asserzioni di 10 anni fa, e segnalare che i Pini sono in ottime condizioni, compatibilmente con la posizione e la vicinanza del traffico automobilistico.
La fotografia qui a fianco dà conto di quanto detto; chioma densa di colore verde carico, seccume della parte inferiore non dominante, prato decente tutto attorno.
La riduzione del numero di esemplari, con l'eliminazione di tutti quelli in condizioni critiche, ha sicuramente contribuito alla ripresa, unitamente agli altri interventi sul terreno; va dunque dato atto alla amministrazione del verde pubblico di aver perseguito ed ottenuto la rinascita di questo sito.
E a proposito di Pini e del post del 2010, aggiungo una curiosità: in quello stesso post parlavo dell'impianto pubblico di Pinus pinea in via Verdi; lì l'esito è stato opposto rispetto a Su Siccu, dato che dopo la caduta di un grosso esemplare (post del 9/5/13) e l'evidente pericolosità degli altri, si è proceduto all'eliminazione totale di quell'impianto, sostituito con alberi di arance, Citrus aurantium.
venerdì 21 febbraio 2020
I ricchi ed i poveri, fra inverno e primavera
Nessuna preoccupazione, non sono cascami del recente Festival di Sanremo quelli che mi animano oggi, ma il confronto fra due fioriture, una tipicamente invernale, l'altra che anticipa la primavera.
Cominciamo dai fiori ricchi, quelli delle Camelie. Un genere di piante arbustive che comprende moltissime specie, caratterizzate da fiori bellissimi e ricchi di petali dai colori sgargianti, di grande effetto. Un fiore ricco anche perché citato in letteratura, addirittura già dal titolo del romanzo di Dumas "La signora delle camelie".
Eccolo qua il fiore ricco: si tratta di una particolare specie di Camelia, la Camelia sasanqua che, oltre a produrre fiori belli come le tante sorelle, ha la peculiarità di fiorire d'inverno.
Infatti l'unica altra volta in cui ho citato questa fioritura eravamo, come adesso, in febbraio, e la fioritura era quasi alla fine (post del 22/2/13).
Leggo che la coltivazione di questa Camelia è piuttosto difficile, ma l'arbusto che ho fotografato si trova nei giardini Sgaravatti sulla statale per Pula, luogo che è garanzia del saper fare nel campo della coltivazione di piante e fiori per arredare giardini.
Saper fare e saper proporre, dato che anche una passeggiata solo per guardare è un piacere per gli occhi.
Non aggiungo altro sulle camelie perché non è il mio campo, ma naturalmente Internet è ricco di informazioni, per chi volesse approfondire.
E i fiori poveri? Beh, per quelli non abbiamo bisogno di andare in vivaio, ma ci basta affacciarci in qualsiasi ambiente di campagna: parliamo dell'Asfodelo, Asphodelus ramosus, comunissimo arbusto primaverile. Lo ho definito povero perché è una pianta erbacea spontanea, che predilige luoghi degradati, ai margini dei boschi o delle coltivazioni.
Quest'anno, forse a causa dei cambiamenti climatici in corso, la sua fioritura è in netto anticipo; pensate che i precedenti post in cui ho parlato di questa erbacea fiorita sono di aprile e maggio (post del 20/4/15 e del 4/5/18 ).
Invece, come vedete dalla foto ripresa nelle campagne di Pula, la sua fioritura sta già esplodendo, senza nemmeno aspettare la completa crescita dello scapo, il lungo asse fiorifero caratteristico della specie.
E proprio dalla lavorazione delle fibre dello scapo i nostri nonni, poveri di mezzi ma ricchi di manualità, producevano i tipici canestri, le corbulas, sia per uso domestico che per incrementare i miseri introiti delle lavorazioni agricole.
Quindi certamente un fiore povero, quello dell'Asfodelo, ma non privo di fascino e delicatezza, ed anche lui citato in letteratura da più scrittori.
Cominciamo dai fiori ricchi, quelli delle Camelie. Un genere di piante arbustive che comprende moltissime specie, caratterizzate da fiori bellissimi e ricchi di petali dai colori sgargianti, di grande effetto. Un fiore ricco anche perché citato in letteratura, addirittura già dal titolo del romanzo di Dumas "La signora delle camelie".
Eccolo qua il fiore ricco: si tratta di una particolare specie di Camelia, la Camelia sasanqua che, oltre a produrre fiori belli come le tante sorelle, ha la peculiarità di fiorire d'inverno.
Infatti l'unica altra volta in cui ho citato questa fioritura eravamo, come adesso, in febbraio, e la fioritura era quasi alla fine (post del 22/2/13).
Leggo che la coltivazione di questa Camelia è piuttosto difficile, ma l'arbusto che ho fotografato si trova nei giardini Sgaravatti sulla statale per Pula, luogo che è garanzia del saper fare nel campo della coltivazione di piante e fiori per arredare giardini.
Saper fare e saper proporre, dato che anche una passeggiata solo per guardare è un piacere per gli occhi.
Non aggiungo altro sulle camelie perché non è il mio campo, ma naturalmente Internet è ricco di informazioni, per chi volesse approfondire.
E i fiori poveri? Beh, per quelli non abbiamo bisogno di andare in vivaio, ma ci basta affacciarci in qualsiasi ambiente di campagna: parliamo dell'Asfodelo, Asphodelus ramosus, comunissimo arbusto primaverile. Lo ho definito povero perché è una pianta erbacea spontanea, che predilige luoghi degradati, ai margini dei boschi o delle coltivazioni.
Quest'anno, forse a causa dei cambiamenti climatici in corso, la sua fioritura è in netto anticipo; pensate che i precedenti post in cui ho parlato di questa erbacea fiorita sono di aprile e maggio (post del 20/4/15 e del 4/5/18 ).
Invece, come vedete dalla foto ripresa nelle campagne di Pula, la sua fioritura sta già esplodendo, senza nemmeno aspettare la completa crescita dello scapo, il lungo asse fiorifero caratteristico della specie.
E proprio dalla lavorazione delle fibre dello scapo i nostri nonni, poveri di mezzi ma ricchi di manualità, producevano i tipici canestri, le corbulas, sia per uso domestico che per incrementare i miseri introiti delle lavorazioni agricole.
Quindi certamente un fiore povero, quello dell'Asfodelo, ma non privo di fascino e delicatezza, ed anche lui citato in letteratura da più scrittori.
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