Il tema delle migrazioni è sempre in primo piano, soprattutto con riferimento, per noi sardi, a quelle provenienti dall'Africa; per fortuna in questa sede non parliamo del tema delicatissimo di esseri umani migranti, ma di una migrazione vegetale.
Vi presento infatti un arbusto, comunissimo in Sud Africa, regione dalla quale proviene, ma che si trova molto bene da noi; l'Eriocephalus africanus, qui fotografato nella bella piazza Pizzorno, nel quartiere di Monte Mixi.
Come vedete, ha una elevata somiglianza con il nostro comune Rosmarino (post del 23/4/15, per esempio), del quale peraltro non è nemmeno lontano parente; con lui sarebbe facile confonderlo se non fosse per i fiori, che sono completamente diversi come forma e colore, avendo i petali colore bianco candido.
Nomi comuni di questo arbusto, nella sua regione di origine, sono Arbusto di neve, per come riempie completamente la pianta di fiorellini bianchi, o anche Rosmarino selvatico, per la somiglianza di cui si diceva.
In realtà da noi è molto raro, ed io non sarei stato assolutamente in grado di riconoscerlo se non mi avesse aiutato Mashia, che ringrazio; nella piazza Pizzorno è stato intelligentemente accostato con il fratello mediterraneo, il Rosmarino, e formano veramente un bella coppia.
La fioritura dell'Eriocefalo, appartenente alla grande famiglia delle Asteracee (Pratolina, Gerbera, Crisantemo .....), è invernale, ed infatti gli esemplari che ho fotografato erano tutti fioriti.
Ecco a destra un primo piano di questa gradevolissima fioritura, formata da corimbi di fiorellini marrone circondati da petali bianchi; notiamo dalla foto anche la fogliolina simile a quella del Rosmarino, anche se la foglia di Eriocefalo è grassottella e opaca.
Altro punto in comune con il Rosmarino, il fatto di appartenere al gruppo delle specie aromatiche, e di essere utilizzato per scopi medicali e gastronomici.
Insomma, saranno diversi i fiori, ma sicuramente stanno bene assieme, il Mediterraneo ed il sud Africano!
Post in evidenza
Che nostalgia per le Palme di Terrapieno!
Terrapieno, la nostra bellissima passeggiata lungo il viale Regina Elena, è uno dei luoghi cagliaritani dove il crollo delle Palme delle Can...
giovedì 4 gennaio 2018
Un nuovo arbusto africano
venerdì 29 dicembre 2017
La critica tecnica e la ragione pratica
Voglio esprimere il mio giudizio, da appassionato del verde di Cagliari, sul contenuto di un articolo pubblicato oggi, con grande evidenza, sull'Unione Sarda, nel quale si dice, a cominciare dai titoli, che il verde cagliaritano e la sua gestione sono da bocciare.
Il tutto nasce dall'intervista fatta ad un valente tecnico dell'Orto Botanico, che esprime giudizi molto netti sull'errato utilizzo e manutenzione di determinate specie arboree cagliaritane.
Giudizi ampiamente condivisibili in termini tecnico/teorici, ma che diventano ingenerosi oltre che poco praticabili nella nettezza del giudizio complessivo che se ne trae, almeno per come l'articolo è titolato e montato.
Se si ragiona sulla realtà cittadina, che può vantare a detta di tutti una quantità e qualità di verde che fa invidia alla grande parte delle città italiane, i giudizi devono essere più sfumati, e separare nettamente i nuovi impianti da quelli esistenti. Per dirlo in altro modo, riprendendo le parole del titolo, è fondamentale l'esercizio della critica tecnica, ma sono altrettanto importanti le ragioni della pratica quotidiana.
E' condivisibile la critica per l'impianto di nuovi Pini, Ficus o Jacarande, ma vogliamo provare ad immaginare il Largo Carlo Felice senza le Jacarande? O l'eliminazione totale dei Ficus retusa in tutta la città?
L'unica proposta che mi sento di condividere in pieno riguarda la guerra immediata all'Ailanto, pianta infestante e distruttrice, come più volte segnalato dal blog (post 6/7/12, 21/7/13 ed altri).
Per il resto, la soluzione è e resta una sola, quella di sempre, delle 3 "c": conoscenza, competenza e collaborazione. Da un lato, la necessaria maggiore consapevolezza dei cagliaritani nei riguardi del verde pubblico, che consenta a noi fruitori del verde di distinguere il valore e le criticità delle diverse specie arboree e delle diverse situazioni, e di intervenire, come opinione pubblica, nel modo giusto; dall'altro, per le entità competenti coinvolte (nella fattispecie, tecnici comunali del verde urbano e tecnici dell'Orto Botanico), tavoli per scambio di opinioni, negoziazione fra le diverse esigenze e stesura di piani d'azione condivisi, per quanto possibile.
Cercare la condivisione, dunque, sia per interventi nel breve periodo ma anche, attività a mia conoscenza mai compiuta, nella definizione di linee d'azione per gli anni futuri (per la progressiva sostituzione di specie arboree inadatte con altre, per esempio).
Non dimentichiamo mai che non parliamo di muri da abbattere e ricostruire, ma di esseri viventi che accompagnano la nostra esistenza, e che hanno impiegato anni o decenni per diventare come sono oggi.
L'alternativa è quella di assistere, come spesso avviene sui più svariati argomenti, a guerre fra schieramenti definiti a priori, che si alimentano attraverso i media, TV e giornali, e dove la discussione costruttiva non è di casa. Il nostro enorme patrimonio verde non merita questo.
Sarebbe bello non dover assistere più né ad incatenamenti umani per una Jacaranda da spostare, né a capitozzature selvagge di Ficus retusa (ma, a questo riguardo, mi pare che i tecnici comunali abbiano aggiustato il tiro, nella recente campagna di protezione dagli storni).
E' un approccio "cerchiobottista", lo so, ma ritengo che non ci sia altra strada.
Il tutto nasce dall'intervista fatta ad un valente tecnico dell'Orto Botanico, che esprime giudizi molto netti sull'errato utilizzo e manutenzione di determinate specie arboree cagliaritane.
Giudizi ampiamente condivisibili in termini tecnico/teorici, ma che diventano ingenerosi oltre che poco praticabili nella nettezza del giudizio complessivo che se ne trae, almeno per come l'articolo è titolato e montato.
Se si ragiona sulla realtà cittadina, che può vantare a detta di tutti una quantità e qualità di verde che fa invidia alla grande parte delle città italiane, i giudizi devono essere più sfumati, e separare nettamente i nuovi impianti da quelli esistenti. Per dirlo in altro modo, riprendendo le parole del titolo, è fondamentale l'esercizio della critica tecnica, ma sono altrettanto importanti le ragioni della pratica quotidiana.
E' condivisibile la critica per l'impianto di nuovi Pini, Ficus o Jacarande, ma vogliamo provare ad immaginare il Largo Carlo Felice senza le Jacarande? O l'eliminazione totale dei Ficus retusa in tutta la città?
L'unica proposta che mi sento di condividere in pieno riguarda la guerra immediata all'Ailanto, pianta infestante e distruttrice, come più volte segnalato dal blog (post 6/7/12, 21/7/13 ed altri).
Per il resto, la soluzione è e resta una sola, quella di sempre, delle 3 "c": conoscenza, competenza e collaborazione. Da un lato, la necessaria maggiore consapevolezza dei cagliaritani nei riguardi del verde pubblico, che consenta a noi fruitori del verde di distinguere il valore e le criticità delle diverse specie arboree e delle diverse situazioni, e di intervenire, come opinione pubblica, nel modo giusto; dall'altro, per le entità competenti coinvolte (nella fattispecie, tecnici comunali del verde urbano e tecnici dell'Orto Botanico), tavoli per scambio di opinioni, negoziazione fra le diverse esigenze e stesura di piani d'azione condivisi, per quanto possibile.
Cercare la condivisione, dunque, sia per interventi nel breve periodo ma anche, attività a mia conoscenza mai compiuta, nella definizione di linee d'azione per gli anni futuri (per la progressiva sostituzione di specie arboree inadatte con altre, per esempio).
Non dimentichiamo mai che non parliamo di muri da abbattere e ricostruire, ma di esseri viventi che accompagnano la nostra esistenza, e che hanno impiegato anni o decenni per diventare come sono oggi.
L'alternativa è quella di assistere, come spesso avviene sui più svariati argomenti, a guerre fra schieramenti definiti a priori, che si alimentano attraverso i media, TV e giornali, e dove la discussione costruttiva non è di casa. Il nostro enorme patrimonio verde non merita questo.
Sarebbe bello non dover assistere più né ad incatenamenti umani per una Jacaranda da spostare, né a capitozzature selvagge di Ficus retusa (ma, a questo riguardo, mi pare che i tecnici comunali abbiano aggiustato il tiro, nella recente campagna di protezione dagli storni).
E' un approccio "cerchiobottista", lo so, ma ritengo che non ci sia altra strada.
domenica 24 dicembre 2017
E, girando per i mercatini di Natale, .....
....Concediamoci ogni tanto una distrazione verde. E' un buon esercizio, quello di distogliere lo sguardo dalle merci esposte in bella vista nelle ammiccanti casette, e passare al campo lungo, per usare un termine cinematografico.
Ecco, mentre percorriamo il bellissimo Corso Vittorio Emanuele pedonalizzato e ricco delle casette natalizie, lo sguardo lungo ci fa apprezzare l'insieme, che termina, in lontananza, con il Bastione del Balice, dove svetta la Washingtonia filifera che rappresenta uno dei simboli verdi cagliaritani, oggetto di migliaia di fotografie turistiche (post del 28/11/10).
A proposito del Bastione in oggetto, anche se a Natale bisogna essere buoni, non mi posso trattenere dal segnalare l'incomprensibile ed offensivo utilizzo di un posto così bello e scenografico come parcheggio del Rettorato. Basta passarci in un giorno feriale qualsiasi, magari insieme a qualche scandalizzato turista, per capire di che cosa sto parlando.
Ma torniamo a noi: anche senza usare il campo lungo, possiamo ammirare, dietro le casette, le Aralie o Fatsie, Fatsia japonica, che espongono i loro bene auguranti ombrelli fioriti.
Quando avevo presentato l'anno scorso le Fatsie del Corso (post del 23/1/16), le avevo accluse nel novero delle piante che scappano di casa, che magari molti di noi hanno in salotto.
E' vero, dato che sono state inizialmente importate e vendute come piante d'appartamento, per la bellezza delle loro grandi foglie palmate; però al chiuso non fioriscono, e quindi la distrazione che ci concediamo qui rispetto agli ultimi acquisti natalizi è motivata dalla peculiarità della fioritura.
Ecco, mentre percorriamo il bellissimo Corso Vittorio Emanuele pedonalizzato e ricco delle casette natalizie, lo sguardo lungo ci fa apprezzare l'insieme, che termina, in lontananza, con il Bastione del Balice, dove svetta la Washingtonia filifera che rappresenta uno dei simboli verdi cagliaritani, oggetto di migliaia di fotografie turistiche (post del 28/11/10).
A proposito del Bastione in oggetto, anche se a Natale bisogna essere buoni, non mi posso trattenere dal segnalare l'incomprensibile ed offensivo utilizzo di un posto così bello e scenografico come parcheggio del Rettorato. Basta passarci in un giorno feriale qualsiasi, magari insieme a qualche scandalizzato turista, per capire di che cosa sto parlando.
Ma torniamo a noi: anche senza usare il campo lungo, possiamo ammirare, dietro le casette, le Aralie o Fatsie, Fatsia japonica, che espongono i loro bene auguranti ombrelli fioriti.
Quando avevo presentato l'anno scorso le Fatsie del Corso (post del 23/1/16), le avevo accluse nel novero delle piante che scappano di casa, che magari molti di noi hanno in salotto.
E' vero, dato che sono state inizialmente importate e vendute come piante d'appartamento, per la bellezza delle loro grandi foglie palmate; però al chiuso non fioriscono, e quindi la distrazione che ci concediamo qui rispetto agli ultimi acquisti natalizi è motivata dalla peculiarità della fioritura.
martedì 19 dicembre 2017
Ed anche le Roverelle, con i loro tempi lunghi, si spogliano
La Roverella, Quercus pubescens, è come sappiamo uno degli alberi più significativi della nostra Isola, simbolo della natura selvatica che tanto amiamo.
Non è un albero cittadino, e infatti a Cagliari la Roverella è una rarità (post del 24/4/14), ma predilige la campagna, dove si trova bene sia con singoli esemplari, spesso splendidi patriarchi (post del 7/1/14), che in gruppetti anche in forma arbustiva, essendo un albero polimorfo.
E' un albero spogliante, contrariamente al Leccio ed alla Sughera, ma ha i suoi tempi: così come è lenta a crescere (ma è programmata per poter vivere secoli!), la Roverella è lenta anche nel perdere le foglie. Si predispone a spogliarsi, le foglie perdono la clorofilla ed assumono un bel colore marrone chiaro, però non cadono.
E la Roverella rimane così a lungo, in un'estenuante foliage, fino a che il vento, o la pioggia, o la neve in quota, non aiutano a compiere il processo. E' comunque uno spettacolo affascinate, soprattutto nei posti giusti; uno di questi, che io prediligo, sono le campagne intorno al lago dell'Alto Flumendosa (post del 26/11/14 oltre a quello di gennaio dello stesso anno, già citato).
E ci torno periodicamente, in questi magici luoghi; ecco un piccolo reportage di quello che ho trovato nei giorni scorsi.
Dai tetti di Villanova Strisaili si vede la distesa delle chiome verdi e gialle, ed in primo piano due esemplari di Querce di paese.
Verso la diga di Bau Muggeris, il marrone è compatto, ma le foglie resistono sui rami.
Dallo stradello che porta alla diga si colgono immagini come questa; qui il giallo marroncino domina, per questo gruppo di giovani piante nate sicuramente dalle ghiande cadute dagli esemplari più anziani.
In questa zona troviamo soprattutto il bosco basso, anche se ogni tanto si può apprezzare un esemplare secolare che sovrasta gli altri; risalendo più a nord gli esemplari isolati diventano più frequenti, e si dirada il bosco.
Queste zone hanno comunque un fascino straordinario: sembra che il tempo si sia fermato, e non è un modo di dire. Tutto resta come era decine di anni fa, le poche iniziative per lo sviluppo turistico si fermano, certamente non si riesce a fare squadra. Non è questa la sede per disquisire sul mancato sviluppo delle nostre zone interne; resta la meraviglia, anche un po' egoistica, per la bellezza che questi luoghi, proprio perché isolati ed immobili, trasmettono a chiunque la voglia cogliere.
Una bellezza "sospesa", nella quale le Roverelle, e la loro lentezza, rivestono un ruolo importante.
Non è un albero cittadino, e infatti a Cagliari la Roverella è una rarità (post del 24/4/14), ma predilige la campagna, dove si trova bene sia con singoli esemplari, spesso splendidi patriarchi (post del 7/1/14), che in gruppetti anche in forma arbustiva, essendo un albero polimorfo.
E' un albero spogliante, contrariamente al Leccio ed alla Sughera, ma ha i suoi tempi: così come è lenta a crescere (ma è programmata per poter vivere secoli!), la Roverella è lenta anche nel perdere le foglie. Si predispone a spogliarsi, le foglie perdono la clorofilla ed assumono un bel colore marrone chiaro, però non cadono.
E la Roverella rimane così a lungo, in un'estenuante foliage, fino a che il vento, o la pioggia, o la neve in quota, non aiutano a compiere il processo. E' comunque uno spettacolo affascinate, soprattutto nei posti giusti; uno di questi, che io prediligo, sono le campagne intorno al lago dell'Alto Flumendosa (post del 26/11/14 oltre a quello di gennaio dello stesso anno, già citato).
E ci torno periodicamente, in questi magici luoghi; ecco un piccolo reportage di quello che ho trovato nei giorni scorsi.
Dai tetti di Villanova Strisaili si vede la distesa delle chiome verdi e gialle, ed in primo piano due esemplari di Querce di paese.
Verso la diga di Bau Muggeris, il marrone è compatto, ma le foglie resistono sui rami.
Dallo stradello che porta alla diga si colgono immagini come questa; qui il giallo marroncino domina, per questo gruppo di giovani piante nate sicuramente dalle ghiande cadute dagli esemplari più anziani.
In questa zona troviamo soprattutto il bosco basso, anche se ogni tanto si può apprezzare un esemplare secolare che sovrasta gli altri; risalendo più a nord gli esemplari isolati diventano più frequenti, e si dirada il bosco.
Queste zone hanno comunque un fascino straordinario: sembra che il tempo si sia fermato, e non è un modo di dire. Tutto resta come era decine di anni fa, le poche iniziative per lo sviluppo turistico si fermano, certamente non si riesce a fare squadra. Non è questa la sede per disquisire sul mancato sviluppo delle nostre zone interne; resta la meraviglia, anche un po' egoistica, per la bellezza che questi luoghi, proprio perché isolati ed immobili, trasmettono a chiunque la voglia cogliere.
Una bellezza "sospesa", nella quale le Roverelle, e la loro lentezza, rivestono un ruolo importante.
venerdì 15 dicembre 2017
Che elegante l'Araucaria spinosa di Villanova Strisaili!
L'Araucaria spinosa, o Araucaria del Cile, nome scientifico Araucaria araucana, è veramente un albero elegante, come se non più della sua comune cugina Araucaria excelsa, ben nota a noi cagliaritani.
Io non conosco esemplari cagliaritani di questo albero, e credo che ben pochi ce ne siano in tutta la Sardegna; ma proprio per questo sono affezionato ad un esemplare che si trova a Villanova Strisaili, paesino a 850 metri s.l.m., piccolo e poco significativo, ma posto al centro di una zona meravigliosa, fra Ogliastra e Barbagia, da un punto di vista del paesaggio e degli alberi.
Zona ricca di Querce, dovunque Lecci e Roverelle a profusione; ma allora, che cosa centra una Araucaria araucana?
In realtà è capitata in questo paese per caso qualche decennio fa, come regalo al proprietario della casa in cui vegeta, arrivando piccola piantina da Ivrea. Il proprietario, dopo una prova senza successo a Tortolì, decise di provarla a Villanova, in quota, e quello a sinistra è il risultato odierno.
La avevo già presentata (post 30/12/11), e ve la ripropongo oggi, cresciuta in altezza ma sempre sana, elegante ed affascinante.
Guardate lo strobilo rossastro, con le scaglie spinose pronte ad aprirsi per rilasciare i semi; la spinosità è d'altra parte l'elemento chiave di quest'albero, dato che di piccole di piccole spine è pieno anche il tronco, per non dire delle foglie a scaglie triangolari che ricoprono i rami con andamento elicoidale.
Insomma oggi non ho resistito, dopo la visita periodica che faccio in queste zone meravigliose alle quali sono legato da bellissimi ricordi dell'infanzia, a dare la precedenza ad un albero "alieno"; mi farò perdonare a breve dalle nostre Roverelle, prometto!
Io non conosco esemplari cagliaritani di questo albero, e credo che ben pochi ce ne siano in tutta la Sardegna; ma proprio per questo sono affezionato ad un esemplare che si trova a Villanova Strisaili, paesino a 850 metri s.l.m., piccolo e poco significativo, ma posto al centro di una zona meravigliosa, fra Ogliastra e Barbagia, da un punto di vista del paesaggio e degli alberi.
Zona ricca di Querce, dovunque Lecci e Roverelle a profusione; ma allora, che cosa centra una Araucaria araucana?
In realtà è capitata in questo paese per caso qualche decennio fa, come regalo al proprietario della casa in cui vegeta, arrivando piccola piantina da Ivrea. Il proprietario, dopo una prova senza successo a Tortolì, decise di provarla a Villanova, in quota, e quello a sinistra è il risultato odierno.
La avevo già presentata (post 30/12/11), e ve la ripropongo oggi, cresciuta in altezza ma sempre sana, elegante ed affascinante.
Guardate lo strobilo rossastro, con le scaglie spinose pronte ad aprirsi per rilasciare i semi; la spinosità è d'altra parte l'elemento chiave di quest'albero, dato che di piccole di piccole spine è pieno anche il tronco, per non dire delle foglie a scaglie triangolari che ricoprono i rami con andamento elicoidale.
Insomma oggi non ho resistito, dopo la visita periodica che faccio in queste zone meravigliose alle quali sono legato da bellissimi ricordi dell'infanzia, a dare la precedenza ad un albero "alieno"; mi farò perdonare a breve dalle nostre Roverelle, prometto!
sabato 9 dicembre 2017
Troppo spoglia la passeggiata del Bastione!
La terrazza del Bastione di S.Remy, recentemente rinnovata, soffre per la mancanza di piante: la situazione è drammatica, dopo la morte di alcune Palme, penso a causa del punteruolo rosso.
Ecco come si presenta oggi la terrazza: una Washingtonia filifera, una Palma da datteri in condizioni precarie, 5 o 6 bassi arbusti di Olivo, di cui si intravede un esemplare a sinistra della foto. Mi sembra veramente molto poco, quasi una miseria, per questo bellissimo e grande spazio!
Certo che non era così nel passato, anche recente; guardate la foto a destra relativa ad alcuni anni fa, pescata da Internet fra le tantissime presenti, e che offre una inquadratura molto simile alla mia: molte più Palme, ma anche un secondo gruppo di Olivi, oggi scomparso.
Per non parlare di situazioni più lontane nel tempo, che vedevano la presenza, oltre alle Palme, di Querce, Pini d'Aleppo, e, prima delle distruzioni della guerra, una grande Araucaria, orgoglio dei cagliaritani di allora.
Insomma, urge un intervento di "rimpolpamento", intanto ripristinando gli alberi al centro dei circoli di panchine metalliche (perché non Schinus molle?), poi sistemando qualche bel vascone con arbusti e fioriture. Direi che questa terrazza lo merita.
Ecco come si presenta oggi la terrazza: una Washingtonia filifera, una Palma da datteri in condizioni precarie, 5 o 6 bassi arbusti di Olivo, di cui si intravede un esemplare a sinistra della foto. Mi sembra veramente molto poco, quasi una miseria, per questo bellissimo e grande spazio!
![]() |
| Scaricata da Internet, foto storiche del Bastione |
Certo che non era così nel passato, anche recente; guardate la foto a destra relativa ad alcuni anni fa, pescata da Internet fra le tantissime presenti, e che offre una inquadratura molto simile alla mia: molte più Palme, ma anche un secondo gruppo di Olivi, oggi scomparso.
Per non parlare di situazioni più lontane nel tempo, che vedevano la presenza, oltre alle Palme, di Querce, Pini d'Aleppo, e, prima delle distruzioni della guerra, una grande Araucaria, orgoglio dei cagliaritani di allora.
Insomma, urge un intervento di "rimpolpamento", intanto ripristinando gli alberi al centro dei circoli di panchine metalliche (perché non Schinus molle?), poi sistemando qualche bel vascone con arbusti e fioriture. Direi che questa terrazza lo merita.
martedì 5 dicembre 2017
Non è una Stella, ma una Spina, eppure sono sorelle
Si avvicina il Natale e, come ogni anno, ricompare presso i fioristi la Stella di Natale, Euphorbia pulcherrima, una delle piante simbolo di questa ricorrenza, a partire dal nome comune.
E con questo vi ho dato un elemento risolutivo dell'indovinello che costituisce il titolo del post. Anzi due, perché ho detto che una delle sorelle si chiama Stella, e che dichiara con il suo nome Euforbia di appartenere alla stessa famiglia della sorella Spina, anche lei una Euphorbiacea.
E l'indovinello è risolto, perché la seconda sorella è la Euphorbia milii, detta comunemente Spina di Cristo.
Questa Euforbia è una pianta piuttosto comune a Cagliari, anche se meno di quanto fosse qualche decennio fa; è di aspetto gradevole, fiorisce per molti mesi all'anno, inverno compreso come si vede, e i fiori hanno normalmente un bel colore rosso, simile a quello dei fiori della sorella Stella.
E' una pianta semi succulenta, nel senso che il tronco, dotato di robuste ed acuminate spine, è succulento, mentre le foglie non lo sono; è un arbusto molto fungibile, dato che con il nostro clima si presta a vivere sia all'interno che all'esterno, se non fa troppo freddo.
La parte più gradevole, per la forma e per il colore, sono i fiori, o meglio le brattee rosse (ma esistono anche di altri colori) che circondano i fiori; questi ultimi si trovano al centro, piccoli ed insignificanti. In questo la Spina di Cristo assomiglia alla sorella Stella, anche lei con fiori piccoli e brattee grandi e belle, ed anche a tante altre specie della famiglia, per esempio la nostra selvatica Euphorbia dendroides (post del 18/3/12). Con quest'ultima, se ci fate caso, i fiori e le brattee sono anche piuttosto simili, a parte il colore, a dimostrazione della parentela.
E con questo vi ho dato un elemento risolutivo dell'indovinello che costituisce il titolo del post. Anzi due, perché ho detto che una delle sorelle si chiama Stella, e che dichiara con il suo nome Euforbia di appartenere alla stessa famiglia della sorella Spina, anche lei una Euphorbiacea.
E l'indovinello è risolto, perché la seconda sorella è la Euphorbia milii, detta comunemente Spina di Cristo.
Questa Euforbia è una pianta piuttosto comune a Cagliari, anche se meno di quanto fosse qualche decennio fa; è di aspetto gradevole, fiorisce per molti mesi all'anno, inverno compreso come si vede, e i fiori hanno normalmente un bel colore rosso, simile a quello dei fiori della sorella Stella.
E' una pianta semi succulenta, nel senso che il tronco, dotato di robuste ed acuminate spine, è succulento, mentre le foglie non lo sono; è un arbusto molto fungibile, dato che con il nostro clima si presta a vivere sia all'interno che all'esterno, se non fa troppo freddo.
La parte più gradevole, per la forma e per il colore, sono i fiori, o meglio le brattee rosse (ma esistono anche di altri colori) che circondano i fiori; questi ultimi si trovano al centro, piccoli ed insignificanti. In questo la Spina di Cristo assomiglia alla sorella Stella, anche lei con fiori piccoli e brattee grandi e belle, ed anche a tante altre specie della famiglia, per esempio la nostra selvatica Euphorbia dendroides (post del 18/3/12). Con quest'ultima, se ci fate caso, i fiori e le brattee sono anche piuttosto simili, a parte il colore, a dimostrazione della parentela.
sabato 2 dicembre 2017
Arriva il freddo, e finalmente.... si spogliano!
Eh sì, sembra un controsenso, ma sappiamo che molti alberi si proteggono in questo modo, liberandosi dalle foglie e dal rischio che il freddo possa uccidere l'intera pianta penetrando nelle parti vitali attraverso le foglie.
A Cagliari le specie di alberi spoglianti non sono molte, ed anche quelle che si spogliano lo fanno malvolentieri, traccheggiano, resistono, fino a che finalmente, quando le temperature scendono sotto i dieci gradi, come in questi giorni, procedono con qualche celerità.
E quindi assistiamo alla pioggia di foglie, per esempio per i Bagolari del viale Regina Margherita o di Buoncammino, o per i Pioppi lungo l'asse mediano, tanto per citare alberi presenti in buon numero; però è bello scoprire anche alberi singoli, o in gruppetti, che fanno il loro dovere.
Abbiamo dedicato molti post a questa attività, e richiamo al riguardo alcuni link (post del 31/10/11, 15/10/12, 6/11/12, 10/12/13 ).
Poi ci sono i semispoglianti ed i ritardatari, come le Jacarande, che ancora sono in splendida forma e rimandano il lavoro a gennaio, e nemmeno tutte lo faranno.
Ma, naturalmente, le vedette del foliage cagliaritano, che meritano l'utilizzo del sofisticato termine inglese per indicare il loro percorso di perdita delle foglie, sono loro, i Ginkgo biloba:
ecco qui i due esemplari di piazza Trento, per esempio, con le belle foglie di colore giallo canarino che persistono sulla pianta, in mostra prima di scendere a terra con eleganza; suggerisco anche di ammirare il filare di viale Trento, o i grandi esemplari di piazza Repubblica.
Insomma, come ho scritto altre volte, da noi bisogna sapersi accontentare, sia per la quantità che per la qualità del foliage, nonché per la sua distribuzione temporale.
Nel nord Italia, senza bisogno di andare a cercare i paesi nordici, la spoliazione è già finita da un pezzo; qui a destra, estremizzando ma non troppo, ecco un boschetto di Faggi sul Cansiglio, in Veneto, che comincia ad ingiallire, e non siamo nemmeno tanto in quota.
Sapete quale è la data della fotografia? E' il 2 settembre, esattamente 3 mesi prima della data odierna!
A Cagliari le specie di alberi spoglianti non sono molte, ed anche quelle che si spogliano lo fanno malvolentieri, traccheggiano, resistono, fino a che finalmente, quando le temperature scendono sotto i dieci gradi, come in questi giorni, procedono con qualche celerità.
E quindi assistiamo alla pioggia di foglie, per esempio per i Bagolari del viale Regina Margherita o di Buoncammino, o per i Pioppi lungo l'asse mediano, tanto per citare alberi presenti in buon numero; però è bello scoprire anche alberi singoli, o in gruppetti, che fanno il loro dovere.
Abbiamo dedicato molti post a questa attività, e richiamo al riguardo alcuni link (post del 31/10/11, 15/10/12, 6/11/12, 10/12/13 ).
Poi ci sono i semispoglianti ed i ritardatari, come le Jacarande, che ancora sono in splendida forma e rimandano il lavoro a gennaio, e nemmeno tutte lo faranno.
Ma, naturalmente, le vedette del foliage cagliaritano, che meritano l'utilizzo del sofisticato termine inglese per indicare il loro percorso di perdita delle foglie, sono loro, i Ginkgo biloba:
ecco qui i due esemplari di piazza Trento, per esempio, con le belle foglie di colore giallo canarino che persistono sulla pianta, in mostra prima di scendere a terra con eleganza; suggerisco anche di ammirare il filare di viale Trento, o i grandi esemplari di piazza Repubblica.
Insomma, come ho scritto altre volte, da noi bisogna sapersi accontentare, sia per la quantità che per la qualità del foliage, nonché per la sua distribuzione temporale.
Nel nord Italia, senza bisogno di andare a cercare i paesi nordici, la spoliazione è già finita da un pezzo; qui a destra, estremizzando ma non troppo, ecco un boschetto di Faggi sul Cansiglio, in Veneto, che comincia ad ingiallire, e non siamo nemmeno tanto in quota.
Sapete quale è la data della fotografia? E' il 2 settembre, esattamente 3 mesi prima della data odierna!
martedì 28 novembre 2017
Cure per la Vecchia Signora
La vecchia signora del titolo è l'Araucaria excelsa di Villanova, che conosciamo piuttosto bene per averla trattata più volte nel blog. D'altra parte è uno degli alberi più significativi della città, e la sua ultracentenaria presenza ha sempre affascinato cagliaritani e turisti, soprattutto quelli che transitano lungo il Terrapieno.
Sappiamo che questa Araucaria è vecchia e malata, e lo abbiamo segnalato prima nel 2011 (post del 4/2/11), poi nel 2015 (post del 15/7/15); oggi torniamo sull'argomento con una bella notizia, cioè che c'è stato l'auspicato intervento di manutenzione straordinaria.
Ho ricevuto la segnalazione dei lavori in corso da Isabella, che ringrazio, e sono andato a vedere: questa a sinistra è la situazione a lavori conclusi.
Certo, se confrontiamo la sua silhouette con quella fotografata cinque anni fa (post del 21/8/12), il confronto è impietoso: mancano molti rami, soprattutto in basso, e molti dei rami rimasti hanno perso grandi quantità di aghi.
Insomma, per farla breve ed usando un efficace termine cagliaritano senza volerle mancare di rispetto, la vecchia signora è "spinniata", ma noi le vogliamo bene anche così, e ben venga tutto ciò che le può allungare l'esistenza!
In quest'altra fotografia di dettaglio si vedono i moncherini di alcuni dei rami potati, con il mastice verde cicatrizzante che eviterà la penetrazione di funghi e parassiti.
Si vedono anche le corde, probabilmente lasciate per futuri interventi. E' stato un lavoro sicuramente complesso e mi sembra ben fatto, data la posizione e l'altezza dell'albero, condotto con metodi e strumenti da arrampicata.
Non so dire se l'intervento sia stato effettuato a cura del Comune, dato che l'albero era stato dichiarato esemplare monumentale (vedi post del 2011 citato) ancorché in proprietà privata, o, come ho letto, da associazioni private riunite per sostenere lo sforzo finanziario non indifferente.
L'importante comunque, per noi cagliaritani, è che l'albero sia stato curato: non ho idea quanto ancora potrà vivere, data l'età e gli acciacchi, ma intanto gli è stata evitata una morte ingloriosa ed accelerata, che certamente non avrebbe meritato.
Sappiamo che questa Araucaria è vecchia e malata, e lo abbiamo segnalato prima nel 2011 (post del 4/2/11), poi nel 2015 (post del 15/7/15); oggi torniamo sull'argomento con una bella notizia, cioè che c'è stato l'auspicato intervento di manutenzione straordinaria.
Ho ricevuto la segnalazione dei lavori in corso da Isabella, che ringrazio, e sono andato a vedere: questa a sinistra è la situazione a lavori conclusi.
Certo, se confrontiamo la sua silhouette con quella fotografata cinque anni fa (post del 21/8/12), il confronto è impietoso: mancano molti rami, soprattutto in basso, e molti dei rami rimasti hanno perso grandi quantità di aghi.
Insomma, per farla breve ed usando un efficace termine cagliaritano senza volerle mancare di rispetto, la vecchia signora è "spinniata", ma noi le vogliamo bene anche così, e ben venga tutto ciò che le può allungare l'esistenza!
In quest'altra fotografia di dettaglio si vedono i moncherini di alcuni dei rami potati, con il mastice verde cicatrizzante che eviterà la penetrazione di funghi e parassiti.
Si vedono anche le corde, probabilmente lasciate per futuri interventi. E' stato un lavoro sicuramente complesso e mi sembra ben fatto, data la posizione e l'altezza dell'albero, condotto con metodi e strumenti da arrampicata.
Non so dire se l'intervento sia stato effettuato a cura del Comune, dato che l'albero era stato dichiarato esemplare monumentale (vedi post del 2011 citato) ancorché in proprietà privata, o, come ho letto, da associazioni private riunite per sostenere lo sforzo finanziario non indifferente.
L'importante comunque, per noi cagliaritani, è che l'albero sia stato curato: non ho idea quanto ancora potrà vivere, data l'età e gli acciacchi, ma intanto gli è stata evitata una morte ingloriosa ed accelerata, che certamente non avrebbe meritato.
venerdì 24 novembre 2017
Il bouquet della Cycas sposa
Una coppia di Cycas revoluta (post 9/7/13 ed altri), chiamiamoli con nome spagnolo Cica e Cico, decide di convolare a giuste nozze.
Eccoli nella foto di prammatica, scattata nell'aiuola di piazzetta Mafalda di Savoia in Castello, prima di recarsi al Duomo per la cerimonia.
Cica si riconosce perché espone un bellissimo bouquet, di frutti anziché di fiori, colore arancio, mentre Cico, vergognoso, si tiene un po' a distanza e non espone più il suo grosso Strobilo (foto nel post del 6/8/13), che si è seccato "dopo l'uso".
Comunque una bella coppia, non c'è che dire!
Ecco a destra un dettaglio del fascinoso bouquet della sposa, formato dalle false foglie interne che riuniscono e trattengono le drupe arancio.
In realtà, per rimanere nello scherzo, ci sarebbe un problemino: la sposa è già stata fecondata, gli ovuli si sono trasformati in drupe pronte a dare vita a tante nuove piantine. Ma questo, per fortuna, non è più un problema per la morale corrente, e Cica può portare orgogliosa il suo meraviglioso bouquet carico di numerosi potenziali discendenti.
Eccoli nella foto di prammatica, scattata nell'aiuola di piazzetta Mafalda di Savoia in Castello, prima di recarsi al Duomo per la cerimonia.
Cica si riconosce perché espone un bellissimo bouquet, di frutti anziché di fiori, colore arancio, mentre Cico, vergognoso, si tiene un po' a distanza e non espone più il suo grosso Strobilo (foto nel post del 6/8/13), che si è seccato "dopo l'uso".
Comunque una bella coppia, non c'è che dire!
Ecco a destra un dettaglio del fascinoso bouquet della sposa, formato dalle false foglie interne che riuniscono e trattengono le drupe arancio.
In realtà, per rimanere nello scherzo, ci sarebbe un problemino: la sposa è già stata fecondata, gli ovuli si sono trasformati in drupe pronte a dare vita a tante nuove piantine. Ma questo, per fortuna, non è più un problema per la morale corrente, e Cica può portare orgogliosa il suo meraviglioso bouquet carico di numerosi potenziali discendenti.
martedì 21 novembre 2017
Albero, arbusto o mostro biforme?
La prima distinzione che viene fatta, per distinguere una albero da un arbusto, è che l'albero ha un unico tronco, massiccio, che ramifica solo da una certa altezza in poi, mentre gli arbusti ramificano da terra con molti rami sottili.
E' una distinzione efficace anche se un po' grossolana, e che si presta a molte eccezioni; di una di queste vi voglio parlare oggi, e cioè degli alberi che si trasformano in arbusti, almeno dal punto di vista del tronco, diventando una sorta di mostro, come il centauro o l'ircocervo nel campo animale.
Questo avviene per molte specie di alberi, quando sono tagliati a ceppaia, cioè ridotti al solo tronco, subito sopra il livello del terreno: questi alberi "rinascono" mediante l'emissione di una pluralità di polloni, appunto rami che partono dal terreno, avendo però la consistenza e spesso la capacità di riproporre l'albero in tutte le sue caratteristiche.
Esiste su questa materia una tecnica di governo dei boschi, la ceduazione, ampiamente utilizzata; essa è basata appunto sul taglio a ceppaia e sulla ricrescita pollonifera, i cosiddetti ricacci.
Ma non è di questo che parleremo: vi voglio invece presentare alcuni esemplari arborei che hanno messo in atto questa tecnica probabilmente contro il parere degli umani, che intendevano con il taglio radicale semplicemente eliminare l'albero.
Cominciamo con un Olivastro, Olea europea oleaster, che si trova in un villaggio turistico di Santa Margherita; taglio drastico a livello del terreno, dove vediamo l'erbetta, e ricrescita di quattro polloni, oggi tronchi a tutti gli effetti, che hanno riprodotto nei decenni una bellissima chioma unitaria, carica tra l'altro di olivelle nere.
E questa? Questa è l'Acacia saligna della Calata dei Trinitari che vi ho recentemente presentato (post del 17/10/17), mettendo in evidenza la furia cieca con la quale ha ricacciato, per non farsi uccidere; ha quasi riconquistato il suo ruolo di albero, anche se le chiome sono bassottine e disordinate.
Infine, un Ficus retusa, albero che per ricacciare non è secondo a nessuno: anche questo si trova in Calata dei Trinitari, a Su Siccu, ed anche questo è stato già ospite del blog (post del 3/11/10).
Questo Ficus è stato piuttosto ordinato, ed ha rigettato dalla ceppaia in maniera simmetrica, tanto che la chioma non è assolutamente distinguibile da quella prodotta da un albero a tronco unico.
Se confrontate questa fotografia con quella del 2010, ripresa agli albori del blog, potete notare anche la crescita avvenuta.
Insomma, questi alberi/arbusti saranno forse dei mostri botanici, ma hanno spesso una loro gradevolezza, anche se non rispettano tutte le regole.
E' una distinzione efficace anche se un po' grossolana, e che si presta a molte eccezioni; di una di queste vi voglio parlare oggi, e cioè degli alberi che si trasformano in arbusti, almeno dal punto di vista del tronco, diventando una sorta di mostro, come il centauro o l'ircocervo nel campo animale.
Questo avviene per molte specie di alberi, quando sono tagliati a ceppaia, cioè ridotti al solo tronco, subito sopra il livello del terreno: questi alberi "rinascono" mediante l'emissione di una pluralità di polloni, appunto rami che partono dal terreno, avendo però la consistenza e spesso la capacità di riproporre l'albero in tutte le sue caratteristiche.
Esiste su questa materia una tecnica di governo dei boschi, la ceduazione, ampiamente utilizzata; essa è basata appunto sul taglio a ceppaia e sulla ricrescita pollonifera, i cosiddetti ricacci.
Ma non è di questo che parleremo: vi voglio invece presentare alcuni esemplari arborei che hanno messo in atto questa tecnica probabilmente contro il parere degli umani, che intendevano con il taglio radicale semplicemente eliminare l'albero.
Cominciamo con un Olivastro, Olea europea oleaster, che si trova in un villaggio turistico di Santa Margherita; taglio drastico a livello del terreno, dove vediamo l'erbetta, e ricrescita di quattro polloni, oggi tronchi a tutti gli effetti, che hanno riprodotto nei decenni una bellissima chioma unitaria, carica tra l'altro di olivelle nere.
E questa? Questa è l'Acacia saligna della Calata dei Trinitari che vi ho recentemente presentato (post del 17/10/17), mettendo in evidenza la furia cieca con la quale ha ricacciato, per non farsi uccidere; ha quasi riconquistato il suo ruolo di albero, anche se le chiome sono bassottine e disordinate.
Infine, un Ficus retusa, albero che per ricacciare non è secondo a nessuno: anche questo si trova in Calata dei Trinitari, a Su Siccu, ed anche questo è stato già ospite del blog (post del 3/11/10).
Questo Ficus è stato piuttosto ordinato, ed ha rigettato dalla ceppaia in maniera simmetrica, tanto che la chioma non è assolutamente distinguibile da quella prodotta da un albero a tronco unico.
Se confrontate questa fotografia con quella del 2010, ripresa agli albori del blog, potete notare anche la crescita avvenuta.
Insomma, questi alberi/arbusti saranno forse dei mostri botanici, ma hanno spesso una loro gradevolezza, anche se non rispettano tutte le regole.
giovedì 16 novembre 2017
Il pomo delle dune
Ricordate il Pomo di Sodoma, il simpatico arbusto delle Solanacee che produce abbondanti pomodorini gialli, tesi e lucidi? Ve lo avevo presentato due anni fa (post del 12/3/15), in una collina antistante il mare di Geremeas.
Infatti il Solanum sodomaeum o linnaeanum, questo il suo nome scientifico, si trova soprattutto vicino alle coste, e predilige il terreno sabbioso.
E su terreno sabbioso si trova appunto l'esemplare che vi presento oggi, nell'affascinante e selvaggio retrospiaggia di Feraxi, dove vive anche il Giglietto selvatico (post del 6/11/17).
Un nome importante con rimandi biblici, quello di Pomo di Sodoma, per un arbusto invero molto umile, che però si fregia del bel pomodorino giallo, e che ama vivere in posti incontaminati e magari in mezzo alle dune, come l'esemplare odierno.
A destra un primo piano dei pomi, sorretti da un calice spinoso simile a quello dei pomodori o delle melanzane, con i quali d'altronde condivide la famiglia, quella delle Solanacee.
Peccato solo che questi pomi non solo non siano eduli, ma siano addirittura tossici; d'altro canto, non si può avere tutto, accontentiamoci della bellezza, dei pomi e del contesto!
Infatti il Solanum sodomaeum o linnaeanum, questo il suo nome scientifico, si trova soprattutto vicino alle coste, e predilige il terreno sabbioso.
E su terreno sabbioso si trova appunto l'esemplare che vi presento oggi, nell'affascinante e selvaggio retrospiaggia di Feraxi, dove vive anche il Giglietto selvatico (post del 6/11/17).
Un nome importante con rimandi biblici, quello di Pomo di Sodoma, per un arbusto invero molto umile, che però si fregia del bel pomodorino giallo, e che ama vivere in posti incontaminati e magari in mezzo alle dune, come l'esemplare odierno.
A destra un primo piano dei pomi, sorretti da un calice spinoso simile a quello dei pomodori o delle melanzane, con i quali d'altronde condivide la famiglia, quella delle Solanacee.
Peccato solo che questi pomi non solo non siano eduli, ma siano addirittura tossici; d'altro canto, non si può avere tutto, accontentiamoci della bellezza, dei pomi e del contesto!
domenica 12 novembre 2017
A proposito di sparizioni
Sì, a proposito di sparizioni di alberi, ed alla brutta abitudine di abbatterli senza porsi troppi scrupoli, anzi spesso nessuno, leggo che l'ex sede dell'ETFAS in viale Poetto è in fase di ristrutturazione per diventare un centro commerciale.
Ecco, non vorrei che i 4 piccoli e rari Eucalyptus camaldulensis, di cui 2 dal fiore rosso, facessero (o avessero già fatto?) la fine dei 4 Schinus molle dell'ex mobilificio Cao, di cui abbiamo parlato nell'ultimo post del 10 novembre.
A sinistra, per confermare che non stiamo parlando dei soliti, "banali", grandi ed invadenti Eucaliptus, per i quali l'abbattimento potrebbe anche essere giustificato, ecco un'altra foto dei fiorellini rossi, che si aggiunge a quella che avevo pubblicato a settembre (post del 10/9/17).
Insomma, qui abbiamo 4 alberi piccoletti e molto gradevoli, che non danno fastidio ma anzi abbelliscono il terreno nel quale vivono; possiamo sperare che vengano lasciati stare, per essere ammirati da chi transita verso il Poetto?
Ecco, non vorrei che i 4 piccoli e rari Eucalyptus camaldulensis, di cui 2 dal fiore rosso, facessero (o avessero già fatto?) la fine dei 4 Schinus molle dell'ex mobilificio Cao, di cui abbiamo parlato nell'ultimo post del 10 novembre.
A sinistra, per confermare che non stiamo parlando dei soliti, "banali", grandi ed invadenti Eucaliptus, per i quali l'abbattimento potrebbe anche essere giustificato, ecco un'altra foto dei fiorellini rossi, che si aggiunge a quella che avevo pubblicato a settembre (post del 10/9/17).
Insomma, qui abbiamo 4 alberi piccoletti e molto gradevoli, che non danno fastidio ma anzi abbelliscono il terreno nel quale vivono; possiamo sperare che vengano lasciati stare, per essere ammirati da chi transita verso il Poetto?
venerdì 10 novembre 2017
Oggi ci siamo, domani......Un'altra sparizione multipla
Ricordate la mia rubrichetta, intesa come insieme di post del medesimo argomento, dedicata agli alberi cittadini che scompaiono all'improvviso per mano dell'uomo, senza motivazione apparente?
Se avete voglia di fare una carrellata, basta che cerchiate "oggi ci siamo" per vedere richiamata una serie di post dedicata a queste sparizioni. Sparizioni quasi sempre colpevolmente passate sotto silenzio, solo qualche volta portate all'attenzione dell'opinione pubblica, ma sempre a posteriori, "a babbo morto".
Anche la sparizione di oggi, pure se di grande impatto, viene portata a conoscenza del pubblico a cose fatte; parliamo degli Schinus molle di via Bacaredda, già viventi con le loro bellissime chiome nel giardino del mobilificio Marino Cao, quasi di fronte al mercato.
Per i pochi di voi che non ricordassero l'eleganza dello Schinus molle, ecco un giovane esemplare del Parco della Musica; in alternativa, avete naturalmente una gamma di post nei quali ho trattato questa pianta.
Ecco, succede che 4 splendidi esemplari di questa essenza, con molti decenni di vita alle spalle, che vivevano subito dietro il muro del mobilificio, attenuandone la bruttezza, sono spariti, affidati alle "sapienti mani" delle motoseghe. Sogniamo per un attimo che al posto del brutto muro ci potesse essere una bella cancellata, che mostrasse i vecchi Schinus in tutta la loro bellezza; ma è solo un sogno, appunto.
La realtà è quello che resta del terreno, come si vede a destra, mentre si ripulisce in gran fretta per lasciare il posto ad un noto parco di divertimenti.
Questa volta la notizia ha avuto una buona eco sulla stampa, e si è ragionato sugli ex-alberi, dando voce alle varie parti in causa.
Ma è tutta aria fritta, se non vengono definite, e ogni volta solo promesse, regole certe per evitare misfatti.
Dicono i responsabili del taglio: erano alberi vecchi e pericolanti, ringraziateci perché evitiamo incidenti; abbiamo consultato un esperto, ci ha detto che erano da tagliare; non erano vincolati, in fin dei conti erano in proprietà privata, la proprietà stessa ci ha detto di toglierli ......... tutte motivazioni che possono essere vere, ma anche no.
Bla, bla, bla, tutte le motivazioni sono parole al vento, buone solo per riempire pagine di giornale, se non possono essere verificate e passate al vaglio di una parte terza. Allora, perché non si stabilisce che il parere dell'esperto di parte privata debba essere sottoposto ad un esperto di parte pubblica (per esempio i botanici del Comune), prima di poter procedere all'abbattimento?
Suvvia, è chiaro che per il privato che deve spianare un terreno gli alberi sono spesso un impiccio, ed è anche comprensibile se pensiamo ai tempi che la burocrazia può impiegare per fornire una risposta; è questo il vero motivo per cui il privato spesso si affretta a tagliare gli alberi, prima che sorgano questioni; le questioni saranno affrontate eventualmente dopo, intanto i lavori potranno andare avanti.
Tutto qui: bisogna mettere una regola, eliminare la burocrazia, ed il problema è risolto.
Se avete voglia di fare una carrellata, basta che cerchiate "oggi ci siamo" per vedere richiamata una serie di post dedicata a queste sparizioni. Sparizioni quasi sempre colpevolmente passate sotto silenzio, solo qualche volta portate all'attenzione dell'opinione pubblica, ma sempre a posteriori, "a babbo morto".
Anche la sparizione di oggi, pure se di grande impatto, viene portata a conoscenza del pubblico a cose fatte; parliamo degli Schinus molle di via Bacaredda, già viventi con le loro bellissime chiome nel giardino del mobilificio Marino Cao, quasi di fronte al mercato.
Per i pochi di voi che non ricordassero l'eleganza dello Schinus molle, ecco un giovane esemplare del Parco della Musica; in alternativa, avete naturalmente una gamma di post nei quali ho trattato questa pianta.
Ecco, succede che 4 splendidi esemplari di questa essenza, con molti decenni di vita alle spalle, che vivevano subito dietro il muro del mobilificio, attenuandone la bruttezza, sono spariti, affidati alle "sapienti mani" delle motoseghe. Sogniamo per un attimo che al posto del brutto muro ci potesse essere una bella cancellata, che mostrasse i vecchi Schinus in tutta la loro bellezza; ma è solo un sogno, appunto.
La realtà è quello che resta del terreno, come si vede a destra, mentre si ripulisce in gran fretta per lasciare il posto ad un noto parco di divertimenti.
Questa volta la notizia ha avuto una buona eco sulla stampa, e si è ragionato sugli ex-alberi, dando voce alle varie parti in causa.
Ma è tutta aria fritta, se non vengono definite, e ogni volta solo promesse, regole certe per evitare misfatti.
Dicono i responsabili del taglio: erano alberi vecchi e pericolanti, ringraziateci perché evitiamo incidenti; abbiamo consultato un esperto, ci ha detto che erano da tagliare; non erano vincolati, in fin dei conti erano in proprietà privata, la proprietà stessa ci ha detto di toglierli ......... tutte motivazioni che possono essere vere, ma anche no.
Bla, bla, bla, tutte le motivazioni sono parole al vento, buone solo per riempire pagine di giornale, se non possono essere verificate e passate al vaglio di una parte terza. Allora, perché non si stabilisce che il parere dell'esperto di parte privata debba essere sottoposto ad un esperto di parte pubblica (per esempio i botanici del Comune), prima di poter procedere all'abbattimento?
Suvvia, è chiaro che per il privato che deve spianare un terreno gli alberi sono spesso un impiccio, ed è anche comprensibile se pensiamo ai tempi che la burocrazia può impiegare per fornire una risposta; è questo il vero motivo per cui il privato spesso si affretta a tagliare gli alberi, prima che sorgano questioni; le questioni saranno affrontate eventualmente dopo, intanto i lavori potranno andare avanti.
Tutto qui: bisogna mettere una regola, eliminare la burocrazia, ed il problema è risolto.
lunedì 6 novembre 2017
Il Giglio di mare perpetua la specie
Vi ricordate il Giglietto di mare del quale vi ho parlato nell'agosto scorso (post del 18/8/17) ? Questo meraviglioso fiorellino bianco, dal nome impegnativo di Pancratium maritimum, è abbastanza comune da noi in Sardegna, contrariamente ad altre regioni italiane dove l'antropizzazione selvaggia lo ha distrutto, insieme alle dune ed alla vegetazione costiera, sacrificate al cemento.
Noi invece le dune le abbiamo ancora, per fortuna; pensiamo a Porto Pino nella costa occidentale o alla zona di Capo Ferrato nella costa orientale, che è quella dove vi porto oggi.
Ecco, per capire dove siamo, l'inizio della grande spiaggia di Feraxi, con sullo sfondo Capo Ferrato, ed in primo piano una piccola duna, dove comincia la zona nella quale la sabbia è colonizzata fra l'altro da Tamerici, Ginepri e, appunto, Gigli di mare.
Naturalmente la nostra bulbosa ha terminato la fioritura, per ammirare la quale vi rimando al post citato (e poco più a sud di qua, a Cala Pira), e si sta occupando adesso di perpetuare la specie.
Ecco a destra che le capsule, i frutti del Giglio, cominciano ad aprirsi mostrando i semi neri, attualmente in fase di rilascio.
Quest'altra piantina invece è più avanti con il lavoro, i semi sono tutti in mostra e molti, data la estrema leggerezza, sono sparsi sul terreno, in attesa che il vento, o il mare, li trasportino a germinare lontano.
I semi, compattati nella singola capsula globosa, sono in realtà tanti, simili a spezzature di liquirizia, ed hanno forme diverse, in funzione della necessità di stare dentro la capsula occupando tutto lo spazio disponibile.
Insomma un altro prodigio della Natura, al quale si aggiunge il fatto che il vero seme è contenuto dentro l'involucro a forma di pezzetto di liquirizia; ma questo involucro, contrariamente alla liquirizia, ha una consistenza spugnosa e leggera.
In questo modo, in aggiunta al lavoro del vento, ogni seme può galleggiare, essendo prelevato dal mare in occasione di mareggiate, e venire disseminato anche lontanissimo dalla pianta che lo ha generato; che meraviglia!
Noi invece le dune le abbiamo ancora, per fortuna; pensiamo a Porto Pino nella costa occidentale o alla zona di Capo Ferrato nella costa orientale, che è quella dove vi porto oggi.
Ecco, per capire dove siamo, l'inizio della grande spiaggia di Feraxi, con sullo sfondo Capo Ferrato, ed in primo piano una piccola duna, dove comincia la zona nella quale la sabbia è colonizzata fra l'altro da Tamerici, Ginepri e, appunto, Gigli di mare.
Naturalmente la nostra bulbosa ha terminato la fioritura, per ammirare la quale vi rimando al post citato (e poco più a sud di qua, a Cala Pira), e si sta occupando adesso di perpetuare la specie.
Ecco a destra che le capsule, i frutti del Giglio, cominciano ad aprirsi mostrando i semi neri, attualmente in fase di rilascio.
Quest'altra piantina invece è più avanti con il lavoro, i semi sono tutti in mostra e molti, data la estrema leggerezza, sono sparsi sul terreno, in attesa che il vento, o il mare, li trasportino a germinare lontano.
I semi, compattati nella singola capsula globosa, sono in realtà tanti, simili a spezzature di liquirizia, ed hanno forme diverse, in funzione della necessità di stare dentro la capsula occupando tutto lo spazio disponibile.
Insomma un altro prodigio della Natura, al quale si aggiunge il fatto che il vero seme è contenuto dentro l'involucro a forma di pezzetto di liquirizia; ma questo involucro, contrariamente alla liquirizia, ha una consistenza spugnosa e leggera.
In questo modo, in aggiunta al lavoro del vento, ogni seme può galleggiare, essendo prelevato dal mare in occasione di mareggiate, e venire disseminato anche lontanissimo dalla pianta che lo ha generato; che meraviglia!
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