Post in evidenza

Il fascino verde di via Stretta

Già al naturale è una stradina di grande fascino, la via Stretta di Castello, incastonata dietro il bastione di S.Croce, in prosecuzione di ...

venerdì 31 gennaio 2020

Scorci invernali (?) di campagna cittadina

Il punto interrogativo del titolo fa riferimento alla differenza fra come dovrebbe presentarsi la campagna in pieno inverno e come invece si presenta in questi giorni, almeno quest'anno.

Forse non c'è da rallegrarsi, dato il tema incombente dei cambiamenti climatici, ma in campagna sembra che stia esplodendo la primavera, come dimostrano le foto che vi presento. Per fortuna che alcune fioriture sono tipicamente invernali, sennò dovremmo veramente preoccuparci. Comunque ci consoliamo godendo di questa bellezza che sa offrire la nostra campagna, anche in piena città.

 


Pini d'Aleppo, Succiose (post del 25/3/11), Mandorlo in fiore, distesa di verde, primi asfodeli che addirittura tentano una fioritura (post del 4/5/18),  straccetti di nuvole di vapore che si sciolgono .



Distesa di verde, Pini, Carrubi, cespugli di Lentisco, sole mattutino.







Un Iris planifolia un po' ritardatario (post del 18/12/12), ma lo perdoniamo volentieri. 







Avete capito dove ho scattato queste foto di campagna cittadina?  Sul "cocuzzolo" della Cittadella della Salute, dove, terminati i padiglioni, la Cittadella si connette con la biblioteca provinciale della ex Villa Clara, e con il sottostante parco. A conferma che a volte basta veramente poco, anche in termini di distanza da casa, per godere la natura al meglio.

martedì 28 gennaio 2020

Ginkgo biloba, il segreto dell'immortalità

Esistono gli alberi immortali?  Sì, a leggere diverse ricerche pubblicate su riviste internazionali, che avrebbero dimostrato che, semplificando al massimo, alcune specie di alberi non sono "progettate per morire". Traggo lo spunto da un articolo pubblicato su "la Repubblica" il 23 gennaio scorso.

Una materia di grande fascino, che rende sempre attuale la scoperta di nuovi alberi plurimillenari in giro per il mondo. Naturalmente anche questi alberi scompaiono, ma per cause diverse dall'età, per esempio per crolli dovuti alla mole, alla siccità, al fulmine, come capitato non molti anni fa ad un Cipresso calvo in Florida (post del 26/1/12).

E, fra gli alberi immortali, c'è anche, anzi soprattutto, il Ginkgo biloba ,  fossile vivente e specie a noi ben nota e ben presente in città, pluritrattata nel blog.


Ecco gli esemplari di piazza Repubblica ormai completamente spogli, ma che già stanno gettando le nuove gemme; forse gli esemplari più rappresentativi della città, anche se sono dei ragazzini, con la loro ottantina di anni di età! Uno degli esemplari italiani più anziani si trova all'Orto botanico di Padova, e vanta circa 270 anni; tantissimi, ma sempre pochi, se è vero che questi alberi potrebbero tranquillamente superare i mille anni.

Ma insomma, quale è questo segreto?  Pare che il codice genetico del "procambio", una struttura di cellule fra corteccia e tronco, sia profondamente diverso da quello delle foglie, ed in questa struttura i geni dell'invecchiamento siano messi in condizione di non lavorare. Il ciclo vegetale si svolge regolarmente, seguendo le stagioni, ma la struttura del tronco e delle radici rimane sempre giovane.

Una sorta di miracolo vegetale, sperimentato sui Ginkgo ma che potrebbe riguardare anche le altre specie millenarie, quali il  Cipresso calvo (Taxodium distichum), il Ginepro californiano (Juniperus californica), le Sequoie, il Pino loricato, senza dimenticare i nostri Olivastri!





mercoledì 22 gennaio 2020

La Betulla e la signora dagli occhi azzurri

Il titolo è strano e intrigante, tanto più se lo riferiamo a quando sono accaduti i fatti, e cioè circa 5700 anni fa. Ci racconta infatti il domenicale del Sole 24 ore che una signora, vissuta appunto in quel lontano secolo, aveva deciso di farsi una gomma da masticare con un pezzo di corteccia di Betulla, Betula pendula.

Ebbene, questa gomma, trovata ai nostri giorni in un'isoletta danese ed affidata ai curiosi genetisti dell'università di Copenaghen, ha consentito di scoprire diverse cose su chi la aveva masticata. Era una donna, aveva gli occhi azzurri, ed aveva già mangiato anatra e nocciole prima di dedicarsi al dessert arboreo.

Una storia obiettivamente interessante, che consente una volta di più di confermare le cose eccezionali che si possono fare con l'analisi del DNA, addirittura partendo, come in questo caso, dai residui lasciati con la masticazione di una scorza d'albero!


E a me questa storia consente anche di presentarvi la Betulla che, non essendo presente in Sardegna, non era stata mai trattata nel blog.

Ecco a sinistra un grande esemplare, ripreso lo scorso autunno in un parco dello Yorkshire. E' un albero molto comune nel nord Europa, con tronco diritto e sottile e corteccia bianca e liscia.

Ha un assetto pendulo e foglie a punta sottilmente seghettate, con pagina inferiore più chiara. Il suo portamento elegante la fa apprezzare in parchi e giardini, dove la troviamo spesso nel nord Italia.

Tornando alla nostra signora di diversi millenni fa ed alla sua gomma americana, leggo in un testo specializzato che la corteccia della Betulla contiene sostanze oleose disinfettanti e balsamiche.

Vuoi vedere che la signora, che secondo il DNA soffriva anche di mal di denti, sapeva già come curarsi ciucciando la corteccia dopo il suo lauto pasto, altro che noi moderni con i nostri dentifrici e collutori!

giovedì 16 gennaio 2020

Le Tamerici del Parco

La nostra comune Tamerice, Tamarix gallica, è un arbusto/alberello che si trascina nel tempo una connotazione negativa, di pianta sgraziata e disordinata e spesso, ma non certo per colpa sua, ricettacolo di spazzatura umana intorno alle nostre meravigliose spiagge.

Abbiamo qui già dimostrato, credo, che questa connotazione negativa è spesso errata, un pregiudizio da superare, e che la Tamerice sa essere un alberello molto gradevole o addirittura bello, nel periodo di fioritura. Vi rimando per esempio agli esemplari del palazzo della Regione (post del 17/4/11), ai bellissimi esemplari dai fiori bianchi di Terramaini (post del 23/4/19), o all'albero solitario, di grande fascino, del Circolo bocciofilo (post del 16/4/15), sempre che sia sopravvissuto al disgraziato incendio che ha colpito il circolo nel settembre scorso. 



Fatta questa doverosa premessa, andiamo oggi ad apprezzare il lunghissimo filare di Tamerici che caratterizza la via del Sale, il sentiero che all'interno del parco delle Saline conduce all'idrovora del Rollone.

Questo sentiero è molto frequentato dai cagliaritani amanti delle passeggiate, a piedi o in bicicletta, e si snoda costeggiando il canale navigabile, a sinistra il quartiere di Medau su Cramu, a destra le caselle salanti e lo splendido panorama del Poetto.





Ecco appunto, dietro allo scheletro di una Tamerice in assetto invernale, lo sfondo della Sella e del litorale, sul quale si innalzano appena i profili delle Araucarie.

Speriamo che queste Tamerici, sia in forma di arbusto che di alberello, abbiano una buona riuscita, crescano e contribuiscano fra l'altro a fornire un riparo ai passeggiatori nella nostra lunghissima bella stagione.

giovedì 9 gennaio 2020

Bel verde e bel panorama della città



Capita, nelle prime ore di una bella mattinata invernale, di cogliere in una unica immagine una bella macchia di verde urbano ed una ampia vista del nostro panorama dal viale Buoncammino verso il mare.

Le fronde di un Ficus magnolioides in alto, alcuni fusti fiorali di Agave americana nello sfondo, verde brillante attorno ai gradini che scendono verso il Palazzo delle Scienze, tutto questo contribuisce ad esaltare questo scorcio di panorama della nostra bella città.

Mi piace condividere questa bellezza con voi, ed aiuta a bilanciare il precedente post dedicato alla bruttezza di una manutenzione non fatta.  

sabato 4 gennaio 2020

E allora, le piccole manutenzioni al Circu de Soli?

Una delle idee più belle realizzate a Cagliari nel comparto del verde pubblico è stata, nel 2016, il Circu de Soli a Mulinu Becciu (post del 8/3/16) , del quale abbiamo tessuto ampie lodi sia per la varietà di essenze anche rare, sia per gli ottimi cartelli di segnalazione e di aiuto all'identificazione delle specie arboree presenti.

Poi siamo passati alle critiche, a causa della mancanza di manutenzione della cartellonistica (post del 12/2/19).

Credete che sia successo qualcosa nel tempo trascorso? Ecco le foto scattate ieri.


Fogli semi strappati, scritte illeggibili perché cotte dal sole,
addirittura la tavola sinottica generale scomparsa; ed è passato quasi un anno da quando avevo rilevato il degrado.

Qui non è questione di spesa e di mancanza di budget, dato che stiamo parlando di cifre sicuramente modeste; è un problema di consolidata mentalità dei politici (quello che conta e porta voti sono le cose nuove fatte, non la loro manutenzione) e di burocrazia, che rende difficile il piccolo intervento quasi come una grande opera.

Però il cittadino non può, non deve farsene una ragione e rassegnarsi; guai se smette di protestare! E pensare che una delle ragioni poste a base di questa bella ed innovativa realizzazione era proprio quella di guidare il cittadino verso una migliore conoscenza e rispetto delle specie arboree e delle loro peculiarità: e allora, come si possono giustificare i nostri amministratori del verde?


mercoledì 1 gennaio 2020

La bellezza del plebeo

Il plebeo in questione è il Ricinus communis, appunto il comune Ricino, e l'attributo plebeo lo ho copiato da un precedente post (post del 22/11/16) nel quale mettevo in evidenza la bellezza che può assumere questo arbusto, nonostante il suo carattere infestante e la sua presenza in terreni incolti e periferici.

Ed è appunto la sua bellezza che mi spinge oggi a presentare un cespuglione di Ricino, che vive all'Orto dei Cappuccini.


Eccolo qua, addossato alla parete rocciosa che affianca l'ingresso superiore del parco, ingresso normalmente chiuso.

Come si vede, è molto fitto ed omogeneo con le sue grandi foglie palmate, e l'accostamento con la roccia calcarea lo valorizza.

E se lo guardiamo più da vicino possiamo apprezzarne anche le infiorescenze.



Alla base dell'infiorescenza notiamo i piccoli ed insignificanti fiori maschili, vicino alla giovane fogliolina.


E ho scritto alla base del'infiorescenza perché questa specie arborea, essendo monoica, ha la particolarità che i fiori maschili sono appunto alla base dell'infiorescenza, mentre nella parte terminale si trovano i fiori femminili, che daranno poi luogo alle capsule fruttifere.





Eccoli i fiori femminili in preparazione, di forma attualmente sferica e ricoperti di piccole spine. A maturazione completa assumeranno un colorito rossastro molto appariscente e gradevole, come si apprezza nella fotografia del post del 2016 citato.


E, più avanti, saranno molto belli da vedere anche i semi rossi e lucidi, liberati dall'apertura delle capsule spinose; da vedere ma, meglio, da non toccare, data la velenosità (post del 18/11/11)

domenica 29 dicembre 2019

Il fiore di muro in Castello, umile e allegro

Dedichiamo il post di oggi ad un piccolo fiorellino spontaneo che vi ho già presentato (post del 22/3/12 e del 15/4/17), presente soprattutto nel quartiere di Castello; si tratta dell'Antirrhinum majus, astruso nome scientifico per la conosciutissima Bocca di Leone.

Il quartiere di Castello è il suo quartiere di "elezione", data la forte presenza di vecchi muri e pareti rocciose, che costituiscono il suo habitat preferito; la sua allegra fioritura aiuta a dimenticare il legame di questo piccolo arbusto con il degrado urbano che spesso accompagna la sua presenza.

Ecco il primo piano di un fiorellino colto nella scarpata che collega il viale Buoncammino con il Palazzo delle Scienze; la strana forma del calice, con lobi diversi e "disordinati", gli conferisce un
aspetto mutevole a seconda di come lo si guarda.

Questa immagine, per esempio, a me sembra raffigurare un reverente animaletto a testa bassa, con le orecchie scese ed un buffo cappelletto in testa.

Possiamo dire che guardare con attenzione questi fiori sollecita la fantasia, e questo è un ulteriore elemento di valore per l'umile Bocca di Leone selvatica, e in definitiva anche per il bellissimo e trascurato quartiere che la ospita.


martedì 24 dicembre 2019

Natale sui prati di Monte Claro

Ecco un bel modo per distaccarsi piacevolmente dai riti mangerecci di questi giorni: andare per prati in campagna o, più semplicemente nei parchi cittadini, a "scarpinare".

E il parco di Monte Claro si presta particolarmente bene allo scopo, data la sua grande dimensione a l'abbondanza di prati che lo abbelliscono.




Qui a sinistra siamo all'Orto delle Palme del parco, zona già celebrata nel blog (post del 22/12/12), e si può apprezzare la bellezza del prato quest'anno, dopo la quantità di pioggia che ha fatto per tutto il mese di dicembre.

I prati così verdi sono un piacere al quale noi cagliaritani siamo poco abituati, per cui quando capita che l'acqua piovana aiuti a completare l'innaffiamento artificiale bisogna assolutamente approfittarne.


 



Ecco un altro scorcio di prato, qui accompagnato da un gruppetto di esemplari di Brahea armata, la affascinante Palma blu del Messico, che ostenta il suo bel colore grigio-azzurrino.



Ricordo che questa Palma, quando cresce in esemplari isolati, può superare i 10 metri di altezza, e presentare una fioritura strepitosa (post del 12/8/13); la sua presenza in mezzo al prato è particolarmente gradevole.


Infine, un altro bello spazio di prato alle spalle di un punto di relax, spazio contornato da alcune Washingtonie e da una Dracena draco, nostra vecchia conoscenza soprattutto per gli esemplari "monstre" dell'Orto Botanico e di viale Buoncammino (post del 10/6/11   e 11/11/14,   fra gli altri).

Insomma quest'anno possiamo fare finta di passeggiare in un parco londinese senza provare troppa invidia per i loro spazi verdi e senza muoverci dalla nostra città. E questo naturalmente non solo a Monte Claro, anche se le dimensioni di questo parco aiutano meglio a smaltire gli eccessi di cenoni quantitativamente e qualitativamente  sovradimensionati, e comunque a farci sentire meno in colpa, godendo nel contempo delle nostre bellezze verdi.

E allora..... vai con il cenone, e Buon Natale a tutti!

venerdì 20 dicembre 2019

Gli alberi della California in fiamme

E' la seconda volta che segnalo, purtroppo,  le migliaia di ettari di territorio bruciato dagli incendi in California, fra la fine dell'estate e l'autunno. L'avevo fatto nel 2016, con riferimento specifico alla Yucca californiana, lo Joshua tree (post del 28/7/16), e lo rifaccio oggi, complice una foto meravigliosa e terribile.

Ecco la foto, ripresa dall'inserto di scienze del quotidiano Repubblica.

Un tronco che brucia, il forte vento che strappa le braci, la bravura del fotografo, provocano l'effetto fuoco d'artificio tipo "bengala".

Una foto meravigliosa e terribile, dicevo, con un forte impatto emotivo legato alle sensazioni opposte che genera.


In effetti pare che la ricorrenza di incendi che mandano in fumo migliaia di ettari, anno dopo anno, nel grande stato americano, abbia fatto nascere gruppi di fotografi specializzati nello scattare le immagini più impressionanti di questi incendi, come quella che ho proposto.

La nascita addirittura di un nuovo lavoro, diventare specialisti nel riprendere la Natura che brucia, mette gli eventi californiani in primo piano nell'attenzione dei media, rispetto ad altri forse anche peggiori, come gli incendi australiani tuttora in corso. Per non parlare poi degli incendi della foresta amazzonica, causati dall'uomo in via diretta, e non come conseguenza estrema di comportamenti sbagliati proseguiti nei decenni; comunque situazioni che fanno nascere, speriamo in modo costante ed efficace, la grande voglia di cambiare il modo di comportarci nei confronti della Natura. 

sabato 14 dicembre 2019

La Sterculia che guarda tutti dall'alto in basso

Quella di oggi è un'altra puntata sulla Sterculia fuggitiva, cioè sull'unico esemplare di Sterculia diversifolia  che vive in via Cavalcanti, circondata da grandi ed ingombranti Ficus retusa.

Per le puntate precedenti vi rimando ai relativi post (15/11/14,  19/6/16 , 25/9/17 ), nei quali spero di aver fornito un piccolo esempio, a portata di mano ed occhi, della meravigliosa capacità di vivere, e di sopravvivere alle avversità, dei nostri verdi compagni di viaggio sulla Terra.

I Ficus, la cui invadenza viene contenuta con metodi a volte brutali, e che sono capaci di riprendersi sempre; la Sterculia, che ha reagito all'invadenza dei vicini schizzando verso l'alto a riguadagnare la luce.


Ed eccoci alla situazione attuale: i Ficus sono stati potati per l'ennesima volta, in maniera molto netta ma non brutale come in altri casi, e non tarderanno a riprendersi; la Sterculia che non si fida e continua a salire, rimpolpando le sue chiome e guardando i Ficus dall'alto in basso quasi con aria di sfida.

 


lunedì 9 dicembre 2019

Il Fico sicomoro

Abbiamo già parlato del Ficus sycomorus, stretto parente del nostro Fico, Ficus carica, ma non presente alla nostra latitudine.

E infatti ne abbiamo parlato solo a titolo di chiarimento, per cercare di superare la confusione ingenerata dal nome Sicomoro, attribuito contemporaneamente a due specie arboree senza alcuna parentela fra loro, appunto questo Fico da una parte e l'Acero di monte (soprattutto negli Stati Uniti) dall'altra (post del 13/5/12).

Oggi invece, grazie alla gentilezza di Wilma che ringrazio, vi presento in fotografia il Fico sicomoro, ad una latitudine che per lui comincia ad essere consona (anche se ancora troppo a nord), cioè quella dell'isola di Madeira, ad ovest del Marocco.

Guardate la peculiarità di questo albero, carico di  siconi, le infiorescenze carnose di cui ben conosciamo le cugine nostrane, commestibili e gustose dopo l'impollinazione e la maturazione.

I siconi dell'albero ripreso a sinistra, mi dice Wilma, sono durissimi; i motivi possono derivare dalla stagione, dalla latitudine ancora troppo alta, dalla mancata impollinazione.



Ecco a destra un particolare del tronco di questo Sicomoro, che ci mostra i fichi aggrappati al tronco.

A proposito dell'impollinazione dei siconi, rimando a quanto detto in un post dedicato al Ficus carica e ad alcuni esemplari cagliaritani (post del 13/8/17); un processo, quello che consente la maturazione dei frutti, di grande fascino, che richiede agli imenotteri preposti dalla Natura di incidere il siconio e trasportare il polline da un fiore all'altro.

Nel caso del Sicomoro, pare che nell'antico Egitto venisse praticata manualmente l'incisione del singolo frutto, per facilitare il processo; se mi posso permettere una battuta, va bene che la manodopera costava poco, ma che fatica! 



 

domenica 1 dicembre 2019

Richiamo per il Corbezzolo

I lettori più affezionati lo sanno, che ogni tanto mi capita di fare un richiamo, specie per le piante che si mettono in particolare evidenza in un determinato periodo dell'anno: l'ho fatto per la Chorisia, e la sua strepitosa fioritura di ottobre, l'ho fatto per la Dipladenia, e la sua generosa  fioritura di novembre, non posso non farlo per il Corbezzolo, Arbutus unedo, e la sua elegante fioritura di dicembre.

E il corbezzolo, come già precisato in precedenti post (p.es. post dal titolo bizzarro del 10/12/12) ha la peculiarità di proporre in esposizione il nostro tricolore nelle foglie, nei fiori e nei frutti.


Ecco qui allora il nostro modello di quest'anno, ripreso nelle campagne di Pula. Le copiose recenti piogge non sono riuscite a strappare  tutti i delicati fiorellini, piccoli orci bianchi con la pancia gonfia raccolti in grappoli penduli, che fanno da cornice alla bacca rossa e verrucosa.

Una curiosità: il nome "unedo" fu attribuito al Corbezzolo da Plinio il Vecchio, con la valutazione ingenerosa che dopo un assaggio del frutto passasse la voglia di mangiarne altri; valutazione che non mi risulta abbia riscontro pratico, anzi vale semmai il contrario, cioè il suggerimento di non esagerare!

Quindi gustiamo pure i corbezzoli, nelle campagne intorno alla città ma forse anche in qualche esemplare dei nostri parchi cittadini!

giovedì 28 novembre 2019

Manutenzioni al giardino dell'Ospedale Binaghi

Abbiamo parlato in più occasioni del verde degli ospedali, un tempo fiore all'occhiello della città ed ora sempre più degradato, in un processo probabilmente inarrestabile.

E' con piacere pertanto che segnalo una recente attività manutentiva nel giardino dell'ospedale Binaghi, come si vede dalla foto sottostante.




In un post dell'anno scorso (post del 20/12/18) i toni erano stati decisamente pessimistici, mentre oggi dovrei essere più ottimista, in relazione all'attività manutentiva, e volendo vedere il bicchiere mezzo pieno.

Volendo invece vedere il bicchiere mezzo vuoto, potrei notare che gli interventi riguardano solo un progressivo svuotamento del verde, con eliminazione di alberi ed arbusti malati o troppo invadenti,  che molto probabilmente non verranno sostituiti, e che porteranno progressivamente all'annullamento del giardino.




lunedì 25 novembre 2019

Una nuova, elegante, pianta grassa

In realtà non è proprio nuova, la pianta di cui parliamo oggi: ne abbiamo accennato in un vecchio post dedicato al Parco dell'Autonomia (post del 23/6/11), ma merita assolutamente una ripresa di attenzione, la Dasylirion serratifolium.


E merita di essere conosciuta per la sua eleganza, con le foglie lunghe e strette, parzialmente curvate verso il basso, dotate di margini spinosi; e soprattutto è apprezzabile quando è fiorita, come i due esemplari della foto che vivono a Sant'Elia, di fronte al Lazzaretto.

Le Dasylirion, questa specie e le specie sorelle, sono originarie del Messico, ma si trovano piuttosto bene in tutto il bacino del Mediterraneo; a Cagliari si stanno diffondendo negli ultimi anni, con risultati abbastanza buoni.

La crescita è lenta e la pianta rimane a lungo a livello del terreno, ma negli anni può sviluppare anche un tozzo fusto, che ne migliora l'estetica.





Ecco un particolare dell'infiorescenza, con fitte spighe di fiorellini che hanno l'aspetto di lombrichi intrecciati.

Per quanto riguarda la famiglia di appartenenza di questa pianta, la questione è complessa, e ci sono state nel tempo diverse attribuzioni; noi ci limitiamo a dire che la Dasylirion è parente della Yucca, dell'Agave e dell'Albero del Drago.