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I Giardini Pubblici, fra luci ed ombre

 I Giardini Pubblici sono il parco urbano forse più noto della città, dove intere generazioni di cagliaritani sono cresciute correndo e gioc...

giovedì 29 aprile 2021

Le Bauhinie giovinette fioriscono

 Possiamo forse ipotizzare un cambio della guardia, fra gli anziani esemplari di Bauhinia variegata della fine di viale Colombo e le sorelle giovinette di via De Gioannis (post del 20/5/19). Infatti, come avevamo già notato qualche anno fa (post del 1/8/16) i due esemplari di viale Colombo sono andati progressivamente degradando, per vecchiaia o per incuria, e forse ci abbandoneranno. 


  Invece le due giovinette di via De Gioannis, qui a sinistra l'esemplare con i fiori bianchi, appaiono decisamente in buona forma; sono ancora piccole, ma cresceranno.

Purtroppo, come abbiamo già notato, lo sfasamento temporale fra fioritura ed emissione delle nuove foglie non consente di godere appieno della bellezza di questi alberi, che si apprezza con l'apparato fogliare sviluppato solo in estate e fino ad autunno inoltrato (post del 17/10/19 e del 3/12/10). Non si può avere tutto, godiamoceli come due momenti di diversa bellezza!


 Ed ecco l'esemplare dal fiore rosa, la cui bellezza è come detto offuscata dalle vecchie foglie ancora presenti.

Ricordo che le foglie hanno un aspetto peculiare, essendo costituite da due lobi con apice inciso, ed i due lobi si muovono, aprendosi e chiudendosi a libro a seconda della luce che li colpisce.

Insomma un albero molto interessante, questa Fabacea nota anche come Albero delle Orchidee, che troviamo anche al Circu de Soli di Mulinu Becciu e sicuramente in altre recenti piantumazioni pubbliche, dato il rinnovato interesse che i nostri amministratori del verde pubblico gli hanno dimostrato.

E comunque ricordiamo, se andiamo a trovare le giovinette, che in  questo periodo a pochi metri abbiamo un'altra splendida fioritura, della grande e gloriosa Erythrina caffra (post del 31/3/11), che da sola "merita il viaggio". Se poi vogliamo completare l'uscita, possiamo spingerci fino a piazza Maxia, ed ammirare i Mirabolani a foglia rossa, prima che il troppo caldo li faccia soffrire.   

sabato 24 aprile 2021

Noi festeggiamo il 25 aprile ed il 1° maggio, e voi?

Noi no, purtroppo, non possiamo celebrare né la festa laica né quella religiosa. Dovremo accontentarci tuttalpiù di qualche passeggiata più o meno solitaria per ammirarvi, quest'anno come l'anno scorso!

Questo potrebbe essere un ideale colloquio fra i "noi" del titolo e tutti noi umani che apprezziamo il verde cittadino. 

Avete capito chi è che ci interpella? Ma sì, sono i Callistemon citrinus  di piazza del Carmine, in questa fine di aprile nel pieno della loro meravigliosa fioritura.

Eccolo qua, uno dei grandi esemplari, carico di fiori e dei loro lunghi stami rossi.

Ho parlato tante volte di questi grandi arbusti, a volte enormi, come quelli di via Dante di fianco all'UPIM, ed in particolare ho parlato di quelli di piazza del Carmine, e della loro partecipazione alle feste di cui al titolo (post del 27/4/13  e del 2/5/15, fra gli altri).



E' una festa per gli occhi, anche se non possiamo condividere questa festa come avremmo fatto con le ricorrenze citate. Gli scovolini bianchi dello scorso post, insieme a quelli rossi di questo, sono a nostra disposizione per curare il nostro fastidio per il perdurante confinamento.

Pazienza, accontentiamoci!


domenica 18 aprile 2021

La cascata di scovolini

A proposito di esplosione di fioriture primaverili, come quella che vi ho presentato nel post precedente, ve ne offro un'altra, anch'essa veramente bella: è  la cascata di scovolini bianchi che riempie la grande e vetusta Melaleuca armillaris che vegeta nella parte bassa del parco di Monte Urpinu.


Il termine di alberello, che ho attribuito a questa pianta quando la ho presentata (post del 23/1/12), appare per questo esemplare inappropriato, dato che ci troviamo di fronte ad un vero e proprio albero.

Sono migliaia e migliaia di stami quelli che, raccolti nelle spighe che raggruppano i  fiorellini, emergono ad abbellire un albero già di per sé gradevole, con le sue foglioline fitte fitte ed una chioma che sembra quasi una capigliatura, come si apprezza nelle foto del post citato. 



Qui a destra, invece, un primo piano degli scovolini, che ricordano molto quelli del Callistemon, che però sono rossi e più grandi.

Ricordo ancora, per chi volesse farsi un giretto ad ammirare questa pianta, che questa parte del parco racchiude anche altre bellezze e rarità, quali il Sakura, ciliegio giapponese, e poco più in là il grande Olmo ed il Cipresso calvo, per non dire dell'Acero saccarino, tutti già trattati più volte nel blog, a che potete scoprire effettuando una veloce ricerca.  

Insomma questa parte del parco, non mi stanco di ripeterlo, è veramente meritevole di visite ripetute ed attente.

giovedì 15 aprile 2021

Che meraviglia quel Ligustro fiorito!

Quindi non un Ligustro qualsiasi, ma quel Ligustro: uno specifico arbusto che si trova in via Pacioli, traversa di viale Marconi. Ve lo presento qui sotto. 

Guardate l'esplosione di pannocchie fiorite che ricoprono questo arbustone: migliaia e migliaia di fiorellini bianchi e leggermente profumati, un piacere per la vista e non solo.

Questa fioritura meravigliosa è in netto anticipo rispetto al periodo canonico del Ligustrum lucidum (post del 13/7/13); o questa è una pianta ibrida, o il Ligustro si è organizzato per una doppia fioritura, o il cambio delle stagioni.... come che sia, è uno spettacolo da non perdere.
Noto fra l'altro che il nostro soggetto è appoggiato, quasi compenetrato, con un altrettanto grande e bello esemplare di Schefflera arboricola, che vi avevo presentato qualche anno fa (post del 25/8/19): ma che concime usano i giardinieri di questo condominio?   


mercoledì 7 aprile 2021

La giovanissima Chorisia, figlia di ...

 No, non le conto più le volte che ho parlato della Chorisia insignis, alias Ceiba speciosa, da quando nel lontano 2010 ho cominciato a pubblicare questo blog: un numero veramente significativo di volte, dal 2010 (post 31/10/10)  al 2020 (post del 28/7/20), per un albero che merita sicuramente tanta attenzione.

E proprio dal post del 2020 voglio partire, per dedicare alla Chorisia un altro capitolo della sua storia infinita, dato che la piantina che vi presento oggi ha un rapporto speciale con quella presentata nel 2020.


 Ecco il tenero virgulto di oggi, in vaso nel terrazzo di casa mia: sarà alta forse 40 cm questa piantina, ma le foglie composte sono inconfondibili, ed il piccolo tronco di meno di un centimetro di diametro presenta già le sue spinette alla base.

Ed il rapporto di questa pianta con quella del 2020, che vive al Parco della Musica, è davvero molto speciale, dato che questa è sua figlia, nata da un seme avvolto nella lanugine che avevo raccolto in quella occasione.

Avevo scritto che i semini della Chorisia posseggono grande facilità di attecchimento, ed oggi lo posso confermare, con la testimonianza di questa piantina che si erge piena di vita, e per il momento resiste all'attacco primaverile della malefica cocciniglia, per l'orgoglio del suo padre adottivo. 

sabato 3 aprile 2021

La farfalla di Pasqua

Né uovo né colomba, ché sarebbero troppo banali, ma una farfalla è quella con cui vi faccio gli auguri di Pasqua; e precisamente una Orchide farfalla (dal nome scientifico originariamente attribuito da Linneo), che ho fotografato nelle campagne di Pula, a Santa Margherita.


Il nome scientifico attuale di questo fiorellino, nome impegnativo ma più bello del nome italiano, è Anacamptis papilionacea grandiflora, varietà che pare cresca solo in Sicilia e Sardegna.

Vi avevo già presentato questo bellissimo fiorellino nel 2012 (post del 10/4/12), insieme ad altri due rappresentanti dell'affascinante mondo selvatico dei campi in primavera.

Bellissimo l'accostamento di colori in questo esemplare (i colori sono piuttosto variabili) fra il rosa carico dei petali ed il celestino del labello, il petalo modificato che funge da richiamo per gli insetti impollinatori.


Insomma un minuscolo ma meraviglioso spettacolo, questi fiorellini spontanei! 


sabato 27 marzo 2021

Almeno i cani ne godono, della spianata sopraelevata

 E no, non c'è niente da fare: il cosiddetto giardino pensile, fra le vie Manzoni e Carducci, non rientra fra le aree "verdi" della città destinate ad una riqualificazione: squallido era e squallido rimane, a parte la buona idea del suo parziale utilizzo come area cani.

Un'occasione sprecata, l'avevo definita nel 2011, quando questo grande spiazzo, da alcuni anni in qua intitolato a Pier Paolo Pasolini, aveva preso il posto, a furore di popolo, di un ulteriore piano parcheggio. 

Ne ho parlato diverse volte, perché ogni volta che ci passo mi assale la rabbia e mi viene voglia di scriverne (post del 12/4/11, 18/9/1117/1/13, 22/12/14, 18/6/20  ), e per fortuna che non abito nei dintorni, sennò avrei fatto una lagna settimanale!

Ma vi sembra che questo sia il massimo che si è riusciti a produrre per un quartiere affamato di verde come quello di San Benedetto, a cominciare dalle decine e decine di appartamenti che si affacciano sullo spiazzo?
Abbiamo detto nel titolo che i cani ne godono; e gli umani, compresi quelli che accompagnano i cani? Nemmeno uno straccio di ombra, un minimo di abbellimento, un abbozzo di terza dimensione?

Non voglio ripetermi sulle cose che si potrebbero fare per migliorare questa situazione, tutto quello che mi viene in mente lo ho già detto nei post precedenti; aggiungo solo un attributo a questo luogo squallido, e cioè desolato. 


domenica 21 marzo 2021

Gli Ulivi e i Tulipani, a Turri

Un accostamento a dir poco strano, quello fra Ulivi e Tulipani; accostamento che diventa straordinario se ci aggiungiamo il paesino di Turri, piccolo e sconosciuto comune della Marmilla, nella provincia del Medio Campidano.

Eppure, sappiamo che a volte gli accostamenti più incredibili danno luogo a bellissime realtà, e questo è uno di quei casi: il piccolo comune sconosciuto, dotato però di meravigliosi ed ultracentenari Ulivi, decide alcuni anni fa di impiantare un vivaio di tulipani, e lo fa diventare una sorta di mostra mercato, con un'area espositiva ed un'altra area dove il pubblico può scegliere e raccogliere in autonomia queste meravigliose fioriture.


Nella foto vediamo uno scorcio dell'area espositiva in primo piano, e sullo sfondo la collina in cima alla quale sono organizzati i filari per la raccolta autonoma; le due zone sono collegate da uno stradello che consente di ammirare alcuni dei meravigliosi Ulivi che abitano il comune di Turri.



Ecco, sulla cima della collina, i filari con i tulipani multicolori, e le persone che li colgono sistemandoli, con il loro bulbo, negli appositi cestini; i fiori saranno acquisiti, ad un modesto prezzo unitario, e potranno abbellire la casa di ogni visitatore.


Ed ecco i possenti ed affascinanti tronchi di due dei patriarchi che abitano nel paese di Turri; la scritta sul tronco indica il proprietario dell'albero. 

Pare infatti, secondo la tradizione, che la proprietà fosse stata originariamente attribuita dai Pisani alla famiglia che si fosse presa cura, innestandoli,  degli Olivastri presenti su questi terreni. 

Una storia intrigante ed interessante, che ricorda quella di S'Ortu Mannu a Villamassargia (post del 16/1/12); anche lì Ulivi pluricentenari, appartenenti a famiglie indicate con apposite targhette sui tronchi (suggerimento per il sindaco di Turri, per sostituire le scritte con la vernice, che la bellezza di questi tronchi non merita!).

Belle storie, che riguardano vecchissimi e meravigliosi alberi; qui a Turri, la peculiarità degli estremi che si toccano, Ulivi "eterni" e fiori bellissimi ma destinati di norma ad una vita di qualche giorno in vaso.

Insomma, questa iniziativa "Tulipani in Sardegna" è veramente lodevole, e merita apprezzamento e successo. 

    
 

   

lunedì 15 marzo 2021

I Pini di Buoncammino

I Pini di viale Giussani, strada sottostante e parallela al viale Buoncammino, sono stati sostituiti con altri giovani esemplari della medesima specie, Pinus halepensis.

La sostituzione è avvenuta in seguito all'abbattimento degli esemplari ritenuti pericolanti e pericolosi, che erano stati eliminati nel settembre dello scorso anno, con un intervento che aveva suscitato molto clamore e molte critiche, compreso un blocco lavori ordinato dalla Sovrintendenza.

Ne avevamo parlato nel blog (post del 15/9/20) allargando il discorso a tutta la zona, e provando ad analizzare le ragioni dell'abbattimento e della conservazione senza pregiudizi.


Adesso che la sostituzione dei 10 Pini è stata effettuata, come si vede dalla foto a sinistra, possiamo formulare qualche ulteriore considerazione.

L'intervento è stato di tipo meramente conservativo, nel senso che è stato limitato alla sostituzione della singola pianta, senza per esempio ripristinare il perimetro di contenimento; l'effetto è abbastanza sgradevole, ma può darsi che i lavori debbano essere ancora completati.

D'altronde, come abbiamo detto nel post citato, gli spazi sono quelli che sono, non certamente adeguati ad alberi destinati negli anni a crescere in altezza di molti metri, spesso perdendo l'assetto verticale, e dotandosi di radici possenti e superficiali.



E allora, perché si è insistito con i Pini d'Aleppo? Beh, prima di tutto perché il viale è costituito da questi Pini, dei quali permangono molti esemplari; lo si nota da questa foto, dove il nuovo esemplare appena si intravede rispetto al nonno che gli sta alle spalle. Inoltre, l'utilizzo di altre essenze avrebbe creato un miscuglio, di discutibile valenza estetica.

Pare che anche la Sovrintendenza abbia dato indicazioni molto precise al riguardo, e non si può darle torto; inoltre, prima che i nuovi esemplari diano problemi passeranno molti anni. 



Insomma, parliamoci chiaro: sappiamo tutti che la dimensione di questo marciapiede è assolutamente non compatibile con Pini d'Aleppo anziani, che lo occupano quasi completamente, come si vede da quest'altra foto; peraltro, e meno di adottare soluzioni drastiche che nessuno vuole, ci conviene convivere con qualche problema di transito pedonale, e tenerci questa bella alberata di Pini, giovani o anziani che siano.

Per il viale Buoncammino le valutazioni da farsi sono abbastanza diverse, e vi rimando se volete al post citato; spero che l'amministrazione del verde pubblico cittadino si farà carico del problema in maniera adeguata, e che la parte politica saprà raccordare le esigenze tecniche con quelle della storia cittadina di questo bellissimo viale. 

 


 

 


martedì 9 marzo 2021

Le bellezze di piazza Maxia

Ne abbiamo parlato ripetutamente, di questa piazza situata in posizione strategica, dove via Scano termina fra via Pessina e via Della Pineta; a partire dal 2011 (post del 15/8/11), a sito fresco di rifacimento e polemiche, e poi negli anni successivi, molte altre volte.

Abbiamo  concentrato la nostra attenzione sul giardino verticale, sui suoi momenti  di alta o bassa valenza estetica, e sui Mirabolani, che abbiamo seguito nella loro crescita.


Diventati grandi, questi alberi sono usciti dal "fosso", e si fanno ammirare da tutte le prospettive.

E quest'anno i Mirabolani, Prunus cerasifera var. Pissardii,  hanno anche loro anticipato lo spettacolo della fioritura, che sta in questi giorni terminando, lasciando lo spazio alle giovani foglioline color ruggine, belle anche loro.  

Insomma, ormai che siamo lontani dalle polemiche per la sistemazione di questa piazza, possiamo concentrarci sulle sue bellezze, a cominciare dallo spettacolo unico dalla fioritura dei Pruni. 

lunedì 1 marzo 2021

L'Erica, ed i primi segnali di ripresa

 L'Erica arborea è un arbusto endemico delle nostre campagne, ed uno fra i principali rappresentanti della macchia mediterranea, in compagnia del Corbezzolo, del  Mirto, del Cisto, del Lentisco, del Ginepro, della Palma nana, della Ginestra e di tanti altri. E partecipa attivamente, oltre che alla bellezza delle nostre coste, anche al tipico "profumo di Sardegna", che si sviluppa intenso quando il sole è più caldo, ma che già si comincia ad apprezzare.

Le fioriture della macchia cominciano a prepararsi con i primi segnali di ripresa, ed anzi per l'Erica possiamo dire che quest'anno i segnali sono già diventati vere e proprie esplosioni.


Direi che la fotografia a sinistra, ripresa nelle campagne della costa sud occidentale, fra Pula e Teulada, dica tutto.

Le migliaia di campanelle bianche, profumate e ricadenti nelle loro infiorescenze a grappolo ricche di fascino, ci parlano di primavera.

E, rispetto alla volta precedente in cui avevo presentato l'Erica fiorita (post del 29/3/13) siamo decisamente in anticipo, circa un mese. D'altra parte, mentre le fioriture precoci sono pericolose per le piante coltivate che temono i ritorni dell'inverno e le gelate di marzo, le piante della macchia spontanea, e l'Erica in particolare, sono così robuste da reggere qualsiasi contraccolpo invernale.

Ricordo una particolarità molto interessante di questa pianta, e cioè la formazione, in una percentuale di esemplari, di un rizoma che si sviluppa fra le radici e che è così duro e resistente alla combustione (alto contenuto in silice) da essere utilizzato per la produzione di pipe pregiate.

I rizomi hanno la forma di rigonfiamenti ovoidali e sono chiamati ciocchi, in sardo cozzina. Ricordo una vecchia espressione dei contadini, destinata a chi mancava di elasticità mentale: "Sesi unu arrogu 'e cozzina!", penso riferito alla resistenza incontrata dal piccone per eliminare i rizomi durante le attività di dissodamento del terreno. 

Questo ci dà anche una idea della difficoltà di lavorazione di questi ciocchi, che richiedono mani abili ed esperte, e tanta pazienza da parte degli artigiani che si dedicano alla produzione di pipe: quanto lavoro per passare da una cozzina ad una pregiata pipa di radica con le venature nella dovuta evidenza!

Leggo che per gli artigiani del nord Italia i ciocchi più pregiati sono quelli provenienti dalla Sardegna; spero che la cavatura e l'esportazione siano fatte con i dovuti permessi e seguendo le previste procedure.    

lunedì 22 febbraio 2021

Il Ginepro, re del nostro mare e dei nostri monti

Il titolo del post è sicuramente magniloquente, ma non credo molto lontano dal vero, se pensiamo allo stretto rapporto di bellezza che lega il Ginepro con la sabbia e gli scogli delle nostre coste, ma anche con gli anfratti ed i tacchi delle nostre alture.

Per convincersi basta sfogliare le prime pagine del libro "Attaccati alle radici" di Spanu e Caravano, che dedicano storie avvincenti ed immagini straordinarie ad alberi della Sardegna, e per primi ai Ginepri. E sfogliando questo libro mi è venuta voglia di rivedere i post che abbiamo dedicato ai Ginepri nel nostro blog, a partire dal 2011, e proporvi i link se avete voglia di fare un giro per immagini e racconti (post del  15/11/11,  29/11/13,  3/1/14,   21/1/14,  11/5/16 ).

Ricordiamo che i Ginepri appartengono essenzialmente a 3 specie, due più "marine" ed una più "montana": il Ginepro coccolone dai grossi frutti  ed il Ginepro fenicio con le squame al posto degli aghi sembrano preferire il mare, il Ginepro rosso con il colore del tronco più marcato sembra preferire la montagna; è una distinzione molto semplificata, ma spero che aiuti.


I Ginepri possono essere profondamente diversi fra loro, con posture che vanno dal prostrato raso terra al maestoso e possente, alto molti metri; ma, se mi posso permettere un controsenso, sono comunque belli, anche se sono brutti e storti.



E sono belli anche se sono in prigione, come questo vecchio esemplare, residuo di tante altre presenze in zona, ora solitario e racchiuso dietro la recinzione del Forte Village, ma comunque ad un passo dal mare ed apprezzabile dalla spiaggia. Tiene duro, con la sua proverbiale resistenza; e tanto ci basta.

 

lunedì 15 febbraio 2021

Allineati e coperti!

L'espressione militaresca "allineati e coperti!",  di solito utilizzata dal comandante di un gruppo di soldati, è quella che mi è venuta in mente scorgendo casualmente un folto gruppo di piantine allineate appunto sopra una grondaia di via Scarlatti, traversa di via Palestrina.

La grondaia, accumulando detriti vari di origine organica, ha preparato un letto adeguato per la crescita di queste piantine, come avevo già segnalato in una precedente occasione (post 20/3/14).

Naturalmente non conosco il nome di queste piantine, ma credo che questa informazione non rivesta alcun interesse; ho solo voluto proporvi una foto curiosa, che dimostra una volta di più la capacità degli organismi vegetali di sfruttare qualsiasi opportunità per moltiplicarsi.

Non conosciamo il nome delle piantine, ma sappiamo per certo che conquistando quello spazio una cosa la hanno ottenuta: hanno trasformato la grondaia da manufatto per convogliare acqua piovana a nursery!


giovedì 11 febbraio 2021

L'enorme Ficus nascosto in centro città

E' difficile pensare che un Ficus magnolioides, o macrophilla, specie se con tanti decenni di vita alle spalle, possa nascondersi alla vista in città. Pensiamo soltanto a quelli della Darsena, o di piazza Matteotti, ma anche di piazza Trento o dell'Orto Botanico, tutti trattati e fotografati dal blog: basta passare in zona, ed è impossibile non vederli.

Non così per l'esemplare che vi presento oggi: bisogna proprio volerlo scoprire.

E allora, riconoscete dove siamo?  L'enorme Ficus (forse affiancato da un fratello), si accompagna nella fotografia con un Cipresso comune, sulla sinistra, e sulla destra con una Euphorbia candelabrum, un grande esemplare che sembra veramente minuscolo sotto la chioma del Ficus.

Per aiutarvi vi dico che la gran parte dei cagliaritani frequenta la zona per rifornirsi di generi alimentari: indovinato?
Ve lo dico io: siamo in via Bacaredda, quasi di fronte al mercato di San Benedetto, nella zona dove insisteva il notissimo mobilificio di Marino Cao. Il Ficus è piuttosto lontano dalla strada, dato che sembra far parte del giardino di una villa che si affaccia in via San Giovanni, ed è confinante con la Villa Vivaldi Pasqua (post del 29/5/13). Tutt'attorno si estende il grande terreno per il quale dopo alterne vicissitudini (ci era stato installato anche un parco giochi), non si conosce ancora la destinazione.

Io spero che questa zona possa diventare di uso pubblico, e che si possa arrivare ad ammirare da vicino e magari toccare questo enorme Ficus nascosto, cosa che recentemente ci è stata proibita per i fratelli di piazza Matteotti (post 20/7/20), rinchiusi momentaneamente (?) in una sorta di acquario, e pertanto inavvicinabili.   
 


giovedì 4 febbraio 2021

La storica famiglia nella rotonda

 Merita di essere riproposta, la storica famiglia di Palme che vi avevo proposto alcuni anni fa (post del 14/5/15). E lo merita perché si tratta di un insieme veramente peculiare, probabilmente unico nel panorama del verde cittadino.

Eccola qua, l'intera famiglia che vive stretta stretta all'interno della piccola rotonda che caratterizza questa zona del porto, compresa fra il molo Ichnusa ed il molo Capitaneria.

Avevo classificato queste Palme, nel post citato, come Washingtonia robusta; oggi tenderei a riclassificarle come Washingtonia filifera, tenuto conto dell'altezza e del diametro del fusto.

Peraltro, come ho considerato anche recentemente (post del 21/1/21), la classificazione delle Palme non è sempre cosa semplice, e  gli ibridi la complicano ulteriormente.


Rimando chi volesse un confronto visivo ai precedenti post in cui ho presentato la specie "robusta" (via Don bosco, via San Saturnino...), ed aggiungo questo nuovo esemplare che vi presento oggi, in via Mercalli. Non dovrebbero esserci ulteriori dubbi.


Ma torniamo alla storica famiglia del porto: come è possibile che tanti esemplari adulti, sicuramente più di 10, stiano tutti nella stessa aiuola? Non è stato sicuramente un giardiniere a piantarli tutti, ma penso che il capostipite si sia organizzato da solo, riproducendosi nel corso dei decenni, ed i vari membri si siano via via adattati al poco spazio disponibile.

Quello che è certo è che le Washingtonie filifere non temono l'acqua salmastra, come dimostrano anche i giovani esemplari lungo la passeggiata di Su Siccu, cresciuti in mezzo ai massi frangiflutti (vedi post del 27/3/17).

In conclusione, credo che questa storica famiglia di Palme meriti la nostra attenzione e simpatia; suggerisco altresì ai manutentori del verde una periodica ripulitura dalle foglie morte, per mantenere intatto il fascino di questa storica famiglia.