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Quanto è bella la Plumeria fiorita!

 E' proprio bella la Plumeria rubra quando fiorisce, nel pieno dell'estate cagliaritana, con i suoi fiori bianchi di porcellana, che...

venerdì 18 marzo 2022

La vitalità delle Sterculie cagliaritane

La Sterculia diversifolia, albero ben presente nel verde pubblico cittadino, è stato spesso un apprezzato ospite del blog, fin dal lontano 2010 (post 1/11/10), quando avevo coniato per lei il nomignolo di "pianta dai frutti lampadario".

Un albero bello e da ammirare in ogni periodo dell'anno, di origine australiana ma perfettamente ambientato nel nostro clima, con l'unico difetto di un nome non piacevole, che fa riferimento all'odore dei fiori, peraltro non più riscontrabile negli esemplari moderni. Comunque comunico a chi volesse dimenticarsi di questo nome che i classificatori delle specie arboree gli sono venuti incontro,  riclassificando questi alberi nella famiglia delle Malvacee, nel genere Brachychiton. La nostra Sterculia diversifolia è stata pertanto rinominata Brachychiton populneus.

Ecco il grande esemplare del Terrapieno, un poco sotto e naturalmente dirimpetto alla vecchia sede dell'Unione Sarda.

Come ho detto nel titolo, la cosa che più colpisce di questi alberi è la vitalità: mediamente abbiamo alberi pubblici sempre di bell'aspetto, che non vengono neppure scalfiti dal nostro inverno e sono apprezzabili in ogni altra stagione.

Naturalmente il loro momento magico è la fioritura di fine primavera, che potete pregustare subito guardando le molte foto pubblicate nel blog.

Pensate che l'impegno energetico per la produzione della abbondantissima fioritura è tale per la pianta che proprio quello è il momento meno vitale per le foglie!

Gli esemplari forse più belli, o che comunque si fanno notare di più sono le grandi sorelle affiancate di Genneruxi (post del 2/6/20, fra gli altri).

Ma, è opportuno ricordare, la diversifolia non è l'unica specie presente a Cagliari, che anzi vanta bellissimi esemplari di Brachychiton discolor o Bidwillii. 


 

Ecco qui un esemplare cittadino molto rappresentativo di Brachychiton discolor   (alias Sterculia bidwillii) che si mostra con la sua estesa chioma dietro la croce stazionaria di piazzetta San Domenico: un bell'esemplare in una bella posizione, non c'è che dire! 

Ricordo che le foglie di questa specie sono abbastanza diverse da quelle della cugina diversifolia: in quest'ultima, dopo qualche cambiamento di forma giovanile (da cui il nome) si sistemano nella forma definitiva, ovali e con apice acuminato; nella discolor, invece, le foglie sono più grandi e decisamente lobate, in 3, 5 o 7 lobi, molto caratteristiche.





E, parlando di questa specie arborea, vi presento gli ultimi esemplari che ho scoperto, e che si aggiungono a quello appena citato ed a tanti altri, fra cui quelli del Parco Monte Claro: si tratta di tre esemplari che vegetano nel giardino dell'ospedale Binaghi, per la precisione nella zona del centro di terapia del dolore ed anti Covid.


Qui a destra, nella foto piccola, un particolare della ampia foglia lobata, tipica di questa specie; la foglia ha un bel colore verde scuro nella pagina superiore e molto più chiaro, perché ricoperto da una peluria biancastra, nella pagina inferiore.

Chiudo ricordando ancora un altro cugino dei nostri alberi odierni, e cioè il 
Brachychiton acerifolius o Albero fiamma, che fa bella mostra di sé all'Orto Botanico; ha la foglia incisa ancora più profondamente di quella del discolor, ed una fioritura così impegnativa per l'albero da essere prodotta ogni quattro anni.
     

giovedì 10 marzo 2022

In attesa che finisca l'inverno, la Chorisia.......

 La Chorisia insignis o Ceiba speciosa, se si preferisce il suo nome più recente, è come noto un albero spogliante, che riesce a liberarsi completamente delle vecchie foglie prima che finisca l'inverno.

E per fortuna, aggiungo io che sono un suo grande ammiratore, perché in questo modo può mostrarci al meglio le sue bellezze invernali, cioè i frutti pendenti e lo scheletro spinoso nel tronco e nelle branche.

Cominciamo dai frutti pendenti: eccoli qua, quelli di uno degli esemplari di via Trincea dei Razzi, dove vivono i più grandi esemplari cittadini.
 
Le grosse capsule si mostrano orgogliose, grandi, lisce e chiuse, in attesa dell'esplosione di inizio estate, che consentirà loro di spargere i semini avvolti dalla lanugine (post del 28/6/11).

Ricordo al riguardo che questo splendido albero ha fra gli altri il nome di Falso Kapok, essendo imparentato con il vero Kapok, la Ceiba pentandra, il cui cotone è utilizzato per produzioni di cuscini e sacchi a pelo. 

E passiamo alla seconda bellezza invernale, cioè le spine; non che non ci siano anche d'estate, ma è d'inverno, quando l'albero è nudo, che il loro fascino raggiunge il massimo.


E per apprezzare al meglio le spine suggerisco di ammirare l'esemplare solitario fra via Darwin e via Baccelli (post del 8/3/18), che secondo me è, dato anche il contesto, l'esemplare più bello della città.

Lo vedete qui a destra: è carico di spine, sul tronco e sui rami, che appaiono di un bel colore verde; purtroppo gli manca l'altra peculiarità dell'ingrossamento alla base (da cui i nomi comuni di Albero bottiglia e Palo borracho), forse perché è stato abituato da piccolo ad avere molta acqua, e quindi non ha avuto bisogno di costituire la riserva nel tronco.

Insomma, oggi abbiamo fatto un altro breve ed ennesimo viaggetto nel mondo di questa specie, da me prediletta; ma non sono certo il solo ad apprezzarla, se è vero che la Chorisia è addirittura venerata nell'isola di Cuba (post del 28/11/16)!  
 
  


sabato 5 marzo 2022

La piccola Magnolia, una fioritura che non si può ignorare

 Non si può fare finta di niente, anche se si è distratti, o concentrati su qualche problema: se si incontra una Magnolia soulangeana in questo periodo, il nostro sguardo e la nostra mente si volgono verso il meraviglioso spettacolo offerto dalla sua fioritura.


Eccolo qui un particolare di quello spettacolo, offerto dall'esemplare di via Baccelli, che vi ho già presentato (post del 28/3/11  e del 22/2/14).

Grandi fiori dai petali carnosi, simili a tulipani, che vengono prodotti in abbondante quantità da febbraio a tutto marzo. Il peso dei petali, unito al nostro vento, determina il veloce disfacimento di questi fiori, che per fortuna sono velocemente sostituiti da altri; comunque per terra si forma un bel tappeto di petali striati di rosa all'esterno, ma rigorosamente bianchi all'interno.

Si riconosce, dalle caratteristiche citate, la parentela della M. soulangeana o di Soulange (dal nome del giardiniere parigino che ottenne l'ibridazione all'inizio del diciannovesimo secolo) con la sorella maggiore, Magnolia grandiflora, molto presente anch'essa nella zona di via Baccelli, via Fracastoro, via Cagna, la cui fioritura è però spostata più avanti di due mesi.  

La vista d'insieme di questo alberello, che vi ho presentato nel citato post del 2014, non ve la ripresento oggi, perché è disturbata da una palina telefonica che toglie una parte significativa della bellezza dell'insieme; se fossimo in un altro paese, penso che l'amministrazione comunale potrebbe pensare di spostare il palo disturbante di qualche metro, per consentire il godimento pieno di questo spettacolo; pensiero ingenuo ed utopistico, mi rendo conto.

Comunque, per non chiudere il post senza  l'immagine di una piccola Magnolia nella sua interezza,  eccovi serviti.

Si tratta di un giovane esemplare, con splendidi fiori di tonalità più carica dell'esemplare presentato, tonalità che tende al rosso.

Qui ci troviamo a Tadasuni, il medesimo paesino del post precedente dedicato ad una Quercia, nel quale avevo già segnalato la presenza di diverse specie arboree.

La fotografia è purtroppo "sporcata" dai muretti in blocchi di calcestruzzo a vista, ma la bellezza dei fiori della piccola Magnolia ci fa perdonare, sicuramente più della palina, questo "sgarbo" visivo, .

Ricordo infine che chi volesse apprezzare un albero grande di questa specie di Magnolia può organizzare una passeggiata in via Galvani, vicino ai binari del metrotram (post del 22/2/16). 


    


lunedì 28 febbraio 2022

La Quercia e il barbecue

Sembra un accostamento azzardato, quello fra un albero ed uno strumento che normalmente utilizza gli alberi, sotto forma di carbone, per funzionare al meglio. E l'accostamento certamente non migliora se consideriamo che a volte un barbecue male utilizzato può provocare incendi boschivi.

Ma tutto questo non riguarda il post odierno, che anzi vuole presentare un caso specifico di rapporto ottimale fra un determinato albero, e precisamente una Roverella, Quercus pubescens, e l'utilizzo della cottura al barbecue quale punto di forza di una offerta di ristorazione.


Ed eccoli i due attori odierni: in primo piano la splendida Roverella secolare, attualmente ancora in fase di riposo invernale, e sullo sfondo il ristorante, preceduto da un bel patio con vista privilegiata sull'albero, del quale forse gode anche dell'ombra, nei mesi estivi.

Ci troviamo a Tadasuni, un paesino dell'Oristanese nei pressi dell'invaso del Tirso, circondato da una bella campagna e da siti archeologici di estremo interesse, quali le Domus de Janas di Prunittu.

Parlando di alberi, Tadasuni oltre alla Quercia qui eternata offre altri alberi interessanti, fra i quali diversi esemplari di Lagerstroemia indica  (post del 25/7/11, fra gli altri) in ottime condizioni (contrariamente agli esemplari cagliaritani), begli esemplari di Cycas revoluta ed altri.  

Parlando invece del ristorante, il "Brasia BBQ agricolo", già dal nome dichiara la sua predilezione per il barbecue (BBQ è la abbreviazione inglese, ormai in uso anche da noi) come metodo di cottura. E, devo dire per esperienza diretta, l'uso del barbecue e la qualità delle carni utilizzate sono veramente un valore aggiunto notevole di questo ristorante, oltre alla gentilezza del personale e, naturalmente,  all'attenzione per il benessere della Roverella (che peraltro fa parte di un piccolo e ben tenuto parco pubblico).

Torniamo allora, per concludere, alla nostra Quercia, che avevo eternato anche l'anno scorso nell'ambito di un post di più ampio respiro, dedicato ai diritti delle piante (post del 10/12/21): ho detto e fotografato che l'albero è in riposo, ma non è del tutto vero. Ai suoi piedi ci sono una grande quantità di ghiande, figlie della Roverella, che si affannano, proprio in questo periodo, per radicarsi al terreno e proseguire la specie. La Natura non si ferma mai, se non è costretta a farlo dall'uomo. 
 

domenica 20 febbraio 2022

Via Porcell, ed una nuova Euforbia

 Ho voluto inserire il nome della via nel titolo di questo post, perché mi pare che via Porcell sia una bellissima via, dal punto di vista paesaggistico, che meriti di essere percorsa da parte dei passeggiatori, sia per gli splendidi panorami che offre mentre si sale verso Buoncammino, sia per i tanti spunti offerti da alberi ed arbusti che si possono osservare.

Un tempo questa via era un viale alberato storico, adornato da grandi Pini d'Aleppo, citato in libri e mostre (post del 5/8/21). Oggi purtroppo di quel viale di pini sono rimasti, a reggere il testimone di un glorioso passato, due soli esemplari; e questi due grandi alberi non so quanto ancora resisteranno, se devo valutare il trattamento al quale sono stati sottoposti durante il recente rifacimento del manto stradale asfaltato.

Comunque percorrere questa via a piedi rimane una bella esperienza, soprattutto con i tepori primaverili; e, dopo aver goduto dei panorami verso il mare, si può volgere lo sguardo più vicino, ed ammirare appunto i Pini, gli enormi Ficus retusa, ed il giardino del quale vi parlo oggi.


Ecco uno scorcio del giardino roccioso, che incontriamo a sinistra salendo, in corrispondenza dell'ampia curva che ci condurrà all'incrocio con via Fiume.

E' un giardino bello e ben curato, frutto di una buona progettazione e dedicato soprattutto ad essenze che amano il terreno roccioso. Possiamo vedere nella foto una Crassula, che si affaccia in basso a sinistra nella foto, una Palma nana, un cespuglio di Aloe arborescens e, non visibili in foto, Yucche ed altre piante succulente.


   

Ma, tornando alla foto, che cosa è l'arbusto fiorito sullo sfondo? Zoomiamo allora sull'immagine, e lo vediamo troneggiare sul muro a secco che delimita il giardino: credo che si tratti di una Euforbia, e precisamente di una Euphorbia characias, con le grandi e vistose infiorescenze caratterizzate dal giallo vivo delle brattee che inglobano i fiorellini.

Sappiamo che le Euforbiacee sono una grande famiglia, che comprende molte specie erbacee anche infestanti: una per tutte, l'Euphorbia dendroides, comunissima nelle nostre campagne ed un tempo usata per la pesca di frodo (post del 10/3/15 , 18/3/12). Altra Euforbia piuttosto comune in città è la Euphorbia candelabrum, più volte presentata nel blog, per non dire della Euphorbia canariensis con il suo splendido ed enorme esemplare dell'Orto Botanico.

Mi fermo qui, per non annoiarvi, ma le Euforbiacee rappresentano veramente una enorme famiglia con tanti componenti degni di nota; oggi vi ho presentato un nuovo tassello, che si può facilmente ammirare in una nostra bella strada cittadina. 

giovedì 17 febbraio 2022

Il Carrubo molestato, ai Giardini Pubblici

 Breve riassunto delle puntate precedenti: il Comune di Cagliari acquista un prisma in acciaio e calcestruzzo che viene posizionato ai Giardini Pubblici, con uno degli angoli appoggiato ad un vecchio Carrubo. 

Il Carrubo sembra soffrire di questa situazione, il prisma probabilmente preme contro la pianta; io definisco la scultura un molestatore (post del 22/10/13), per la sensazione di violenza che la scultura trasmette nei confronti dell'incolpevole Carrubo.

Nel 2016 una seconda puntata (post del 19/8/16), nella quale il pessimismo prendeva il sopravvento, data la situazione precaria nella quale era stato ridotto l'albero, piegato e con le radici che cominciavano ad essere strappate; in quella occasione un brutto cavalletto metallico doveva sorreggere il prisma frenandone la spinta sull'albero.

Nel 2019 l'opera architettonica veniva tolta dalla posizione originaria ed adagiata a terra (post del 31/5/19), mentre il Carrubo veniva sostenuto da un misero puntone, assolutamente inadeguato alla bisogna.

Ed oggi? Beh, c'è qualche elemento di speranza  dato che l'albero piegato appare ora adeguatamente sostenuto.


E' stato realizzato un robusto sostegno, indice di una rinnovata attenzione verso la sopravvivenza di questo patriarca, che sembra aver apprezzato riprendendo vita e rinnovando la chioma.

Purtroppo il tronco e l'apparato radicale sono molto mal ridotti, anche perché ci si è messo di mezzo un fulmine, che ha percorso l'albero, forse con la complicità della scultura.

La quale scultura rimane minacciosamente ai piedi dell'albero, segno che la cosa potrà avere ancora ulteriori sviluppi, e non so quanto positivi, secondo alcune notizie riportate da Agenzie stampa su Internet.

Staremo a vedere, seguendo i tempi della nostra lenta burocrazia: secondo me il Carrubo e la scultura non devono più toccarsi, e se uno dei due deve spostarsi questo sicuramente non può essere il Carrubo! 



giovedì 10 febbraio 2022

La proboscide in giardino

 E' veramente spettacolare l'infiorescenza a forma di proboscide (o collo di cigno, o coda di volpe, i nomignoli abbondano) prodotta a fine inverno dall'Agave attenuata, succulenta che vi avevo presentato nel 2014 (post del 18/3/14), nel bellissimo settore dedicato alle succulente nel nostro Orto Botanico.



E allora ci rinfreschiamo la memoria con questo esemplare notturno, colto casualmente in un giardino condominiale di via Bacone, nel quartiere Monreale.

La luce del faretto che illumina l'aiuola mette in evidenza la parte di infiorescenza dove i fiorellini sono sbocciati, separandola dalla parte che deve ancora fiorire; la separazione è probabilmente accentuata dalla strozzatura creata dal cordino di sostegno.

Uno spettacolo affascinante, tanto più se teniamo conto che la pianta che produce l'infiorescenza, come in questo caso, è normalmente prostrata a terra; qui il fascino è poi completato dal retrostante esemplare di Dracena draco. 



Per avere altre immagini diurne di queste fioriture peculiari vi rimando ad un altro post (post del 26/2/18) relativo a due esemplari fioriti nel parco Vannelli; chissà se ce ne sono anche quest'anno! 


sabato 5 febbraio 2022

Il Bagolaro riposa, ma l'Aloe.....

 I Bagolari sono alberi abbastanza comuni in città e piuttosto noti ai lettori del blog; abbiamo parlato diverse volte di questa pianta spogliante, dal nome scientifico di Celtis australis e caratterizzata da radici robustissime, che si sanno fare strada anche in terreno  roccioso, tanto da meritare l'altro nome comune di Spaccasassi.



Il viale Buoncammino, a cui si riferisce la foto a fianco, è uno dei suoi luoghi di elezione, assieme al viale Regina Margherita.

Questi alberi nei giorni di febbraio sono completamente spogli (a parte, nel caso specifico, la Dracena "imboscata" fra le branche della prima biforcazione) ed il loro scheletro possiede una certa eleganza, con il colore grigio omogeneo e la forma abbastanza regolare. Le Jacarande che vediamo dall'altro lato del viale, volendo fare un confronto, in questo periodo essendo semi-spoglianti hanno un aspetto bruttino e per niente elegante.




Ecco un altro Bagolaro che mostra orgoglioso lo scheletro contro il cielo, per come appare ripreso da via Fiume poco prima che questa strada  sbocchi sul viale Buoncammino.

E qui c'è una altra particolarità, che colora la fotografia e ci fa godere dei contrasti che la Natura è in grado di offrire: sotto il Bagolaro uno dei tanti cespugli di Aloe arborescens della zona prepara l'esplosione delle infiorescenze rosse, che ci allieteranno per tutto il mese.
 

venerdì 28 gennaio 2022

Un'altra mascotte, al parco di Monte Claro

E' ormai significativo il numero di alberi cittadini da me definiti mascotte, in quanto esemplari peculiari del verde urbano che si fanno apprezzare, anche al di là della loro bellezza intrinseca, per il luogo nel quale vivono. 

Si va dall'enorme Ficus magnolioides della Darsena alla piccola Araucaria excelsa di Marina Piccola, dal Ficus elastica "originale" di piazza Costituzione al raro Platanus acerifolia di piazza Islanda, dal Carrubo di piazza Garibaldi alla Phitolacca dioica della zona giochi nel parco Cipla, ed altri ancora; li potete trovare, se avete voglia di saperne di più e magari andare a trovarli, con una appropriata ricerca nel blog.

Oggi aggiungiamo un'altra perla alla collana, presentando un Carrubo, Ceratonia siliqua, fra i tanti che abitano nel parco di Monte Claro.


E' anziano ed ha un bel tronco nodoso, ma questo non lo distingue da tantissimi altri; l'aspetto peculiare è la sua posizione, a guardia della interessante piazzetta della cappella di Santa Maria Chiara, slargo affascinante utilizzato come luogo di riunione e dove si tengono spettacoli estivi di musica o proiezione di film.

Un luogo interessante, dotato di panchine dove meditare e rilassarsi, e distribuire carezze ai gatti di una piccola colonia che si trova in zona.

Ricordo che i Carrubi, ai quali abbiamo dedicato tantissimi post, sono alberi endemici nella nostra isola ed in tutti i paesi che si affacciano sul mare mediterraneo, e sono carichi di storia e di pregi. Sono fra l'altro robustissimi e difficilmente attaccabili dai parassiti, anche se purtroppo possono subire attacchi da parte di topi (post del 9/4/16). 

Ma, tornando al nostro esemplare odierno ed ai gatti che condividono con lui quello spazio, penso proprio che i topi se ne staranno alla larga: questi gatti vengono accuditi ed alimentati, ma sono pur sempre gatti!    

sabato 22 gennaio 2022

Il Pino è brutto, ma il contorno.......

 


In realtà il Pino è decisamente brutto, un povero e sbilenco ciuffetto di aghi che a malapena si regge sospeso; ma mi serviva una scusa "verde" per condividere con voi una spiaggia meravigliosa ed uno splendido tramonto nostrano..... 

domenica 16 gennaio 2022

Il raro Kaki cittadino ed i suoi frutti invernali

 E' un albero molto raro in città il Kaki, Diospyros kaki, detto anche Diospiro, mentre è abbastanza presente nei paesi dell'interno, soprattutto in quelli in quota. E' questa differenza trova una spiegazione plausibile nel fatto che il periodo più bello di questa pianta è il pieno inverno, quando l'albero si spoglia e rimane nudo ma carico dei frutti sferici di colore arancio, che gli conferiscono un fascino irresistibile.

I frutti rimangono a lungo sulla pianta solo in presenza di temperature basse, riscontrabili in paesi dell'interno come Sadali o Gavoi (post del 10/1/12  e del 13/1/14), mentre le più alte temperature cittadine portano ad un più veloce deperimento.

Detto questo, anche in città il Kaki sa offrire un bello spettacolo, come avevamo visto nel periodo autunnale (post del 8/10/12), quando i frutti ancora verdi si accompagnano con le belle foglie. 

Rimaneva sospesa, per il Kaki cittadino, la verifica della resistenza sull'albero dei frutti maturi; oggi possiamo fare questa verifica, con un altro esemplare di questo alberello che ho incontrato i giorni scorsi, in via Tommaseo.


Devo dire che anche il Kaki cittadino se la cava bene, come dimostra la foto; complici i giorni di maestrale e di freddo, molti frutti invernali fanno la loro bella figura, anche se alcuni cominciano a mostrare segni di cedimento.

In definitiva possiamo dire che è apprezzabile anche a Cagliari il raro albero di Kaki, ma che per godere appieno del suo fascino invernale dobbiamo salire in quota.  

 

domenica 9 gennaio 2022

La piccola Araucaria mascotte di Marina Piccola

C'è una Araucaria excelsa a Marina Piccola, della quale vi ho parlato alcuni anni fa (post del 10/12/16): è l'unico esemplare del porticciolo, ma è anche l'avamposto della numerosa famiglia di suoi simili che abita da decenni il nostro splendido lungomare del Poetto, che proprio da Marina Piccola comincia.


Questa Araucaria non è alta, e non può vantare la simmetria dei rami e l'andamento piramidale tipico delle sue sorelle; e allora, perché ho deciso di assegnarle l'attributo di mascotte per tutta la comunità verde del porticciolo?

Innanzitutto è posizionata strategicamente all'ingresso del porticciolo, e poi è un esemplare femmina e carico di coni (i frutti, detti tecnicamente strobili), che mostra orgogliosamente ai passanti, ben visibili e non troppo in alto; insomma, è generosa e simpatica e quindi merita l'attributo, già peraltro da me assegnato in precedenza ad altre piante senza badare alla bellezza (p.es. il Ginkgo di piazza Giovanni XXIII, il Carrubo di piazza Garibaldi, il Ficus elastica di piazza Costituzione, il Platano di piazza Islanda, la Fitolacca del parco Cipla ........).

 

 
Ecco allora, fra i tanti presenti attualmente, uno strobilo del nostro campione, in posizione eretta in mezzo ai rametti con le foglie squamose; come si vede, anche i rametti hanno un assetto un poco disordinato, non propongono la simmetria tipica delle Araucarie.

Comunque, se volete apprezzare esemplari grandi e di bell'aspetto, e dato che la nostra mascotte odierna non è gelosa, vi rimando ai tanti trattati nel blog, anche sfruttando i vantaggi offerti dalla loro altezza (per es. post del 26/10/17,  5/2/15,  20/10/20 ), altezza che offre a chi guarda l'albero il valore aggiunto di cielo, nuvole, luna. 

 


  

sabato 1 gennaio 2022

Il Corbezzolo, fra mare e campagna

E' un arbusto molto comune in tutta la nostra Isola, il Corbezzolo, Arbutus unedo. Componente tipico della nostra macchia mediterranea, molto utilizzato dai nostri avi per svariati utilizzi, sia nella medicina popolare che per usi legati alle attività agricole (per esempio per il sostegno delle viti, data la robustezza dei suoi tronchi).

E naturalmente venivano e vengono tuttora utilizzati anche i suoi frutti rossi, appunto i corbezzoli, sia per essere gustati tali e quali, sia per produrre marmellate o liquori; e non piace solo agli umani, ma anche alle api che producono con il corbezzolo il prelibato miele amaro. E le sue foglie sono utilizzate anche da una specie di farfalla (post del 3/9/20) che ci cresce la sua prole.

E quindi dobbiamo ricordarlo ogni tanto, questo arbusto così comune e pure dotato di tanti pregi.

La presenza del Corbezzolo, dicevamo, è quasi ovunque, anche nei terreni vicino al mare, come nel caso della fotografia a fianco, ripresa a pochi metri da una splendida spiaggia di Santa Margherita di Pula.

Si vede un solo frutto in questa foto, per non distogliere l'attenzione dai bellissimi fiori, piccoli orci cerosi con la pancia gonfia, riuniti in gruppi e mollemente penzolanti a testa in giù.

Si potrebbe dire tanto di questo bellissimo arbusto, citando anche la sua resistenza al fuoco, la capacità di ricrescita ed il servizio di consolidamento dei terreni, ma non voglio annoiarvi e vi rimando ai post precedenti, compreso quello citato sopra.





Mi sembra però corretto, avendo parlato di una splendida spiaggia a pochi metri del Corbezzolo fotografato, rafforzare il giudizio con una fotografia di spiaggia e mare al tramonto.

Si conferma una volta di più  che il nostro inverno sa offrire grandi occasioni per apprezzare la natura anche a due passi dalla città, fra mare e campagna.


lunedì 27 dicembre 2021

I bouquet della Schefflera

La Schefflera arboricola è una delle piante da me definite "scappate di casa", una brigata che comprende, oltre alla suddetta, i Ficus elastica e benjamina, la Fatsia japonica, la Monstera deliciosa .... 

Tutte piante che sono nate e continuano ad essere vendute ed a vivere decorosamene come piante d'appartamento ma che sono state capaci, in climi sub tropicali come il nostro, di adattarsi a vivere anche all'esterno, dimostrando altresì capacità di sviluppo notevoli; basti pensare ai Ficus, che raggiungono dimensioni da albero con tronchi poderosi e chiome amplissime.

E hanno dimostrato non solo capacità di sviluppo dimensionali, ma anche di completamento del ciclo vitale, producendo fiori e frutti che invece sono rarissimi nella vita d'appartamento.

E questo succede soprattutto alla Schefflera, che in qualche caso di vita esterna non solo produce frutti, ma addirittura lo fa sia in estate che in inverno, in prossimità dei solstizi.

Ed ecco la dimostrazione dell'assunto, con la bella Schefflera di via Monteverdi, che vi ho già presentato in versione estiva (post del 15/7/18), qui invece ripresa alcuni giorni fa con i suoi bouquet invernali.

Ho definito bouquet le pannocchie di fruttini, in realtà piccole bacche accostate l'una all'altra, per l'accoppiamento di colori che le singole bacche presentano, a seconda del grado di maturazione, colori che vanno dal verde al giallo all'arancio al rosso, fino al nero.


 
Ed ecco il dettaglio di una pannocchia e di alcuni dei colori che i fruttini assumono; purtroppo nella fotografia i colori sono un poco impastati, ma posso assicurare che l'insieme è veramente gradevole, e ricorda appunto un bouquet da sposa.

Ricordo, per completezza, di aver già presentato un altro enorme esemplare cagliaritano, in via Pacioli (post del 25/8/19), ed uno in piena fruttificazione invernale nel paese di Collinas (post del 17/12/15).

Insomma, se avete una Schefflera in salotto che vi da poche soddisfazioni, sapete che potete offrirle una seconda opportunità, lasciandola scappare all'aperto!


lunedì 20 dicembre 2021

A volte anche in un centro commerciale, un Viburno.....

 Lo scopo per cui si va in un centro commerciale è quello di comprare, o di guardare le merci esposte, o di incontrare gli amici e passeggiare all'interno del centro medesimo.

Ma talvolta, e per fortuna aggiungo io, si può andare in un centro commerciale anche per guardare ed apprezzare non un oggetto fatto da mani o da macchine, ma un prodotto della natura.

E questo è quello che è capitato a me, al centro commerciale Le Vele, e precisamente nello spiazzo che collega la zona cinema multisala con la zona propriamente commerciale.

Sono stato colpito dalla bellezza delle grosse vasche cariche di piante, ed in particolare da alcuni arbusti in bella vista, che stanno per fiorire.

Eccone qua uno, che mostra orgoglioso i corimbi terminali rosei carichi di boccioli, che si preparano ad esplodere con la bella e vistosa fioritura invernale. 

Si tratta di un Viburnum tinus (post del 6/3/11) , Viburno o Lentaggine in italiano, Meliana in campidanese; è un arbusto dalle tante qualità, a cominciare dalla bellezza dei fiori, già gradevoli quando sono in boccio, come in foto.

E' poi una pianta che cresce spontanea nella nostra Sardegna, e le sue bacche blu metallico sono molto gradite dagli uccelli.

La fioritura ha una lunga durata, se è vero che comincia adesso e può andare avanti fino a marzo o ad aprile, come dimostrano le foto del post citato. I fiorellini sono bianchi, soffusi di rosa quando sbocciano, e vedere insieme, vicini, boccioli e fiori aperti, con le varie sfumature di colore, è un vero godimento per gli occhi.  

Insomma, il suggerimento è che ciascuno di noi, anche durante la caccia frenetica all'ultimo regalo di Natale, si lasci distrarre dalla bellezza naturale che, a volte, si può trovare anche nel perimetro di un centro commerciale.