Mulinu Becciu, il quartiere più a nord di Cagliari, e forse il più grande, è praticamente sconosciuto ai cagliaritani che non ci abitano, che frequentano al più le sue principali arterie di snodo per il traffico automobilistico.
E invece questo quartiere meriterebbe attenzione e conoscenza "pedonale" delle sue strade, almeno per quanto riguarda il verde: infatti, forse per la sua destinazione agricola fino agli anni '70 del secolo scorso e gli ampi spazi che lo contraddistinguono, è in grado di offrire una ampia varietà di alberi, anche notevoli per dimensioni ed età, oltre naturalmente a parchi e giardini di più recente realizzazione.
Abbiamo presentato nel blog alcuni scorci di questo quartiere, da piazza delle Muse (p.es. post del 18/8/13) al giardino Circu del Soli (post 8/3/16 ed altri) fino al piccolo parco lungo la via Brotzu (post del 16/5/17), ma è semplicemente passeggiando nelle sue strade che si incontrano notevoli esemplari arborei, dai tanti Pini di varie specie a Sterculie, Carrubi e Cedri dell'Atlante che svettano nei giardini condominiali.
Ed è appunto passeggiando che ho incrociato, in uno slargo di via Tiepolo, un gruppo di grandi Melie azedarach, di cui vediamo un esemplare qui a sinistra.
La Melia, albero molto conosciuto e pluritrattato nel blog, è nel periodo del riposo invernale, ha perso tutte le foglie ma non i frutti dell'anno scorso, e questo le consente di mostrarsi carica delle sole palline giallo ocra, i grani di rosario che rimarranno sulla pianta fino alla nascita delle nuove foglie.
E questo slargo, di fatto una piazza contenuta fra via Tiepolo e via Sini, a due passi dall'incrocio con la vecchia 131, ospita diverse Melie, tutte molto grandi e ramificate fin dalla base, forse in conseguenza di vecchie potature drastiche.
Quindi una piazza caratterizzata dalle Melie, ma che contiene anche altri alberi; per esempio, come dimostrato da quest'altra buffa foto, i frutti di Melia fanno da sfondo a quelli di una Chorisia.
Stessa situazione, rappresentata dai vecchi frutti pendenti in attesa di cadere, o di aprirsi e rilasciare i semi; la scena è però molto diversa, fra le centinaia di piccole drupe che si fanno compagnia, e le grandi pere che sembrano godere della loro solitudine: diversità della Natura a confronto!
Post in evidenza
Quanto è bella la Plumeria fiorita!
E' proprio bella la Plumeria rubra quando fiorisce, nel pieno dell'estate cagliaritana, con i suoi fiori bianchi di porcellana, che...
domenica 24 febbraio 2019
La sorpresa delle grandi Melie a Mulinu Becciu
lunedì 18 febbraio 2019
Era proprio necessario quel trattamento?
Eccolo qua, il trattamento di cui parlo nel titolo del post odierno: la capitozzatura dello splendido Olivo (o dovrei dire ex-splendido?) del bel condominio di via San Benedetto, che si affacciava su una strada certamente non prodiga di verde, e che quindi apprezzava molto questo albero ben godibile da tutti.
Un giardino bello e ben tenuto, quello di cui parliamo, che si estende fra via San Benedetto e via Genneruxi, sul cui fronte si trovano fra l'altro due grandi ed eleganti Schefflere (post del 31/10/17).
Ma il fiore all'occhiello era lui, il vecchio Olivo qui trapiantato e che si era adattato benissimo, diventando grande e frondoso: non ho fotografie da mostrarvi, ma un giro su Google maps darà ragione a quanto dico.
Allora, che bisogno c'era di effettuare un trattamento siffatto, quando tutti gli esperti ritengono che la capitozzatura sia una cattiva pratica (per es. post del 15/3/18) ?
Fra l'altro l'Olivo non è una specie a crescita veloce, non è certamente un Ficus retusa, per cui il recupero della sua dignità di albero avverrà, se avverrà, fra molto, troppo tempo.
Non mi risulta che fosse malato, non aveva radici pericolose per le palazzine circostanti, non portava via la luce alle abitazioni, e allora?
Un giardino bello e ben tenuto, quello di cui parliamo, che si estende fra via San Benedetto e via Genneruxi, sul cui fronte si trovano fra l'altro due grandi ed eleganti Schefflere (post del 31/10/17).
Ma il fiore all'occhiello era lui, il vecchio Olivo qui trapiantato e che si era adattato benissimo, diventando grande e frondoso: non ho fotografie da mostrarvi, ma un giro su Google maps darà ragione a quanto dico.
Allora, che bisogno c'era di effettuare un trattamento siffatto, quando tutti gli esperti ritengono che la capitozzatura sia una cattiva pratica (per es. post del 15/3/18) ?
Fra l'altro l'Olivo non è una specie a crescita veloce, non è certamente un Ficus retusa, per cui il recupero della sua dignità di albero avverrà, se avverrà, fra molto, troppo tempo.
Non mi risulta che fosse malato, non aveva radici pericolose per le palazzine circostanti, non portava via la luce alle abitazioni, e allora?
martedì 12 febbraio 2019
Il Circu se Soli e le piccole manutenzioni
Torno oggi su un tema mai abbastanza dibattuto: la mancanza di manutenzione, anche modesta, nei giardini e parchi pubblici. Non parlo della gestione ordinaria, cioè innaffiamento, pulitura, piccole potature eccetera, nei dei grandi interventi straordinari, ma proprio di manutenzione, tesa a mantenere le qualità del giardino fornite alla popolazione con l'inaugurazione.
Per esemplificare, parliamo del Circu de Soli, l'interessantissima realizzazione di 3 anni fa ( primo post del 8/3/16 ), da me definita "concentrato di buone idee ed essenze arboree di pregio".
Fra le buone idee, la cartellonistica per l'identificazione delle specie arboree: ecco il degrado della situazione odierna

A sinistra, un particolare del grande cartello dedicato alla presentazione del giardino, e delle specie arboree presenti.
Ebbene, gli agenti atmosferici hanno scolorito completamente il nome di diversi alberi. Domanda: è così difficile programmare una sostituzione periodica di questi cartelli, tecnicamente facilissima? Il cartello di destra, che rappresenta il particolare di una zona del giardino, è quasi completamente strappato, ma sicuramente anche lui potrebbe essere facilmente sostituito.
E' inutile che mi dilunghi, credo che si colga quello che voglio dire.
Allora, per toglierci l'amaro dalla bocca vi presento io una essenza arborea di pregio del Circu, qui a sinistra: una Paulownia tomentosa, albero estremamente raro a Cagliari e del quale io conosco solo il vecchio e glorioso esemplare di via Santa Gilla, del quale ho parlato più volte (ultimo post 27/4/17) .
Auguriamoci dunque che la giovane Paulonia sia capace di prendere il testimone dalla vecchia sorella, alla quale auguriamo peraltro ancora lunga vita, offrendoci anche lei la splendida fioritura primaverile.
Ed auguriamoci anche che gli amministratori del verde ci mettano in condizione di riconoscere questa e le altre essenze, ripristinando la cartellonistica, e magari completandola con i cartelli a fianco delle singole piante!
Per esemplificare, parliamo del Circu de Soli, l'interessantissima realizzazione di 3 anni fa ( primo post del 8/3/16 ), da me definita "concentrato di buone idee ed essenze arboree di pregio".
Fra le buone idee, la cartellonistica per l'identificazione delle specie arboree: ecco il degrado della situazione odierna

A sinistra, un particolare del grande cartello dedicato alla presentazione del giardino, e delle specie arboree presenti.Ebbene, gli agenti atmosferici hanno scolorito completamente il nome di diversi alberi. Domanda: è così difficile programmare una sostituzione periodica di questi cartelli, tecnicamente facilissima? Il cartello di destra, che rappresenta il particolare di una zona del giardino, è quasi completamente strappato, ma sicuramente anche lui potrebbe essere facilmente sostituito.
E' inutile che mi dilunghi, credo che si colga quello che voglio dire.
Allora, per toglierci l'amaro dalla bocca vi presento io una essenza arborea di pregio del Circu, qui a sinistra: una Paulownia tomentosa, albero estremamente raro a Cagliari e del quale io conosco solo il vecchio e glorioso esemplare di via Santa Gilla, del quale ho parlato più volte (ultimo post 27/4/17) .
Auguriamoci dunque che la giovane Paulonia sia capace di prendere il testimone dalla vecchia sorella, alla quale auguriamo peraltro ancora lunga vita, offrendoci anche lei la splendida fioritura primaverile.
Ed auguriamoci anche che gli amministratori del verde ci mettano in condizione di riconoscere questa e le altre essenze, ripristinando la cartellonistica, e magari completandola con i cartelli a fianco delle singole piante!
mercoledì 6 febbraio 2019
Il grande Ficus del boulevard
Questo è un post di riparazione nei confronti dei Ficus retusa, e dei trattamenti a volte brutali ai quali vengono sottoposti, anche se per esigenze giustificate, come nell'ultimo post del 28 gennaio; in quel post vi ho mostrato alcuni esemplari, chioma azzerata e radici all'aria, pronti per essere portati via.
E questa è la riparazione: una immagine del Ficus retusa enorme che vive nei giardini fra via Oslo e via Stoccolma, nella zona già definita Boulevard dei Bagolari (post 3/9/15 ed altri).
Un albero fin qui lasciato libero di crescere come gli aggrada, e che finora non ha dato fastidio a nessuno; non è una cosa facile da vedere in città, data la stranota invadenza di questi alberi ed i correlati interventi di contenimento.
Non è la prima volta che compio azioni di riparazione, dopo aver biasimato operazioni brutali (p.es. post del 15/3/18); mi sembra corretto, soprattutto nei confronti degli alberi, e del modo in cui vengono spesso maltrattati.
E a proposito del boulevard e del post citato, segnalo con piacere che sembrano attecchire i nuovi alberelli che in parte integrano questa zona di verde, ed in parte sostituiscono i Bagolari persi per malattia. Non so identificare di che alberi si tratti, data la loro giovane età, ma so per certo che ci sono esemplari di Davidia involucrata, a leggere le etichette.
La Davidia involucrata è un albero molto bello e molto raro in città (post del 5/7/13); se sarà assicurata la necessaria irrigazione estiva potrà darci grandi soddisfazioni, vedremo!
E questa è la riparazione: una immagine del Ficus retusa enorme che vive nei giardini fra via Oslo e via Stoccolma, nella zona già definita Boulevard dei Bagolari (post 3/9/15 ed altri).
Un albero fin qui lasciato libero di crescere come gli aggrada, e che finora non ha dato fastidio a nessuno; non è una cosa facile da vedere in città, data la stranota invadenza di questi alberi ed i correlati interventi di contenimento.
Non è la prima volta che compio azioni di riparazione, dopo aver biasimato operazioni brutali (p.es. post del 15/3/18); mi sembra corretto, soprattutto nei confronti degli alberi, e del modo in cui vengono spesso maltrattati.
E a proposito del boulevard e del post citato, segnalo con piacere che sembrano attecchire i nuovi alberelli che in parte integrano questa zona di verde, ed in parte sostituiscono i Bagolari persi per malattia. Non so identificare di che alberi si tratti, data la loro giovane età, ma so per certo che ci sono esemplari di Davidia involucrata, a leggere le etichette.
La Davidia involucrata è un albero molto bello e molto raro in città (post del 5/7/13); se sarà assicurata la necessaria irrigazione estiva potrà darci grandi soddisfazioni, vedremo!
lunedì 28 gennaio 2019
Un altro trasferimento di Ficus retusa
E' facile che il Ficus retusa faccia notizia, essendo l'albero più comune in città: sia quando i suoi piccoli frutti si spiaccicano per terra con le piogge autunnali, sia quando le radici decidono di farsi vedere fuori terra con la loro prepotenza, sia quando gli storni colonizzano le chiome con tutte le conseguenze del caso, sia quando la invadenza delle fronde determina situazioni di conflitto con le abitazioni....
Insomma, è facile che si parli di questi alberi, data la loro presenza quasi asfissiante, anche nei luoghi più conosciuti: pensiamo a piazza Garibaldi, piazza Yenne, viale Trieste, viale Merello, piazza del Carmine etc, etc.
Ed oggi, ecco un'altra occasione, legata ancora ad un altro problema oltre a quelli citati: il trasferimento da un sito ad un altro.
Eccoci qua, in corrispondenza della rotatoria fra via dei Conversi e via dell'Abbazia: siamo nel pieno dei lavori di espianto.
Mi scuso per la qualità della foto, presa al volo; si vedono comunque due esemplari di Ficus retusa (in realtà c'è anche l'Araucaria della rotatoria, che però oggi è intrusa) che vengono sollevati con il loro pane radicale per essere poi trasportati a nuova dimora.
Anzi l'esemplare di sinistra, parzialmente nascosto dall'Araucaria, è coricato in attesa, mentre quello di destra è in fase di caricamento sul camion; come si vede sono stati pesantemente capitozzati per facilitare le manovre di trasloco.
Credo che le motivazioni di questa operazione siano da ricercare nel previsto raddoppio del binario del metrotram, che richiede spazi non altrimenti disponibili; comunque il Comune assicura che i Ficus saranno tenuti in vita, per essere poi riposizionati, non so se qui stesso o in altra sede.
Ci sono precedenti operazioni del genere, fra le quali forse la più nota è quella da via Amat, liberata per poter costruire il parcheggio sotterraneo, al parco CIPLA, oggi Lions, di via dei Donoratico. Un'operazione di molti anni fa, andata a buon fine (post del 12/3/18), insieme a tante altre.
E penso che dovremo abituarci a questo tipo di operazioni, data l'esuberanza di questi Ficus; d'altra parte, come ho già considerato in passato (post del 5/10/13), abbiamo voluto la bicicletta..., con quel che segue.
Insomma, è facile che si parli di questi alberi, data la loro presenza quasi asfissiante, anche nei luoghi più conosciuti: pensiamo a piazza Garibaldi, piazza Yenne, viale Trieste, viale Merello, piazza del Carmine etc, etc.
Ed oggi, ecco un'altra occasione, legata ancora ad un altro problema oltre a quelli citati: il trasferimento da un sito ad un altro.
Eccoci qua, in corrispondenza della rotatoria fra via dei Conversi e via dell'Abbazia: siamo nel pieno dei lavori di espianto.
Mi scuso per la qualità della foto, presa al volo; si vedono comunque due esemplari di Ficus retusa (in realtà c'è anche l'Araucaria della rotatoria, che però oggi è intrusa) che vengono sollevati con il loro pane radicale per essere poi trasportati a nuova dimora.
Anzi l'esemplare di sinistra, parzialmente nascosto dall'Araucaria, è coricato in attesa, mentre quello di destra è in fase di caricamento sul camion; come si vede sono stati pesantemente capitozzati per facilitare le manovre di trasloco.
Credo che le motivazioni di questa operazione siano da ricercare nel previsto raddoppio del binario del metrotram, che richiede spazi non altrimenti disponibili; comunque il Comune assicura che i Ficus saranno tenuti in vita, per essere poi riposizionati, non so se qui stesso o in altra sede.
Ci sono precedenti operazioni del genere, fra le quali forse la più nota è quella da via Amat, liberata per poter costruire il parcheggio sotterraneo, al parco CIPLA, oggi Lions, di via dei Donoratico. Un'operazione di molti anni fa, andata a buon fine (post del 12/3/18), insieme a tante altre.
E penso che dovremo abituarci a questo tipo di operazioni, data l'esuberanza di questi Ficus; d'altra parte, come ho già considerato in passato (post del 5/10/13), abbiamo voluto la bicicletta..., con quel che segue.
lunedì 21 gennaio 2019
Il Cipresso dell'Arizona a Monte Urpinu
Nella lunga storia del blog abbiamo fatto nascere, e seguito dal lontano 2010, la famiglia delle Cupressacee, composta dal Cupressus sempervirens, Cipresso comune, dal Cupressus cashmeriana, Cipresso del Cashmere e, per completezza, dallo splendido fratellastro Taxodium disticum, Cipresso calvo.
Mentre vi rimando agli svariati post dedicati alle specie precedenti, vi voglio presentare un nuovo membro della famiglia, il Cupressus arizonica , alcuni esemplari del quale fanno bella mostra di sé nel bel giardino basso di Monte Urpinu, proprio al confine con via Garavetti.
Ecco che cosa mi ha spinto a parlarne oggi: guardate la foto sottostante.
Che cosa è? A prima vista sembra un alveare dove centinaia di api indaffarate fanno il loro mestiere, ed invece sono le strutture riproduttive maschili di un Cipresso dell'Arizona di monte Urpinu.
Queste strutture riproduttive, i coni, si preparano e rilasciare, a fine inverno, il polline (microspore), che andrà ad incontrare le macrospore contenute negli organi riproduttivi femminili (galbuli o piccole pigne tondeggianti).
Ed eccoli i Cipressi che danno luogo a questa strana, attuale "fioritura". All'apparenza sembrano del tutto normali, ma se ci avviciniamo ad osservare scopriamo i dettagli della macrofotografia di sopra.
Molto elegante la articolazione dei rametti, di colore verde perché ricoperti dalle microfoglioline a squame strettamente addossate, che assicurano la funzione clorofilliana.
Questi ramuli hanno sezione circolare e, al termine di tantissimi di loro, ecco spuntare questa sorta di cappellino conico con le spore gialle che cominciano a gonfiarsi.
Insomma possiamo concludere che anche i Cipressi, che spesso consideriamo "noiosi", poco attraenti, buoni al più per i cimiteri, belli solo se visti in filare, hanno invece molto da offrire alla nostra attenzione ed ammirazione, se solo ci soffermiamo un attimo ad osservarli.
Mentre vi rimando agli svariati post dedicati alle specie precedenti, vi voglio presentare un nuovo membro della famiglia, il Cupressus arizonica , alcuni esemplari del quale fanno bella mostra di sé nel bel giardino basso di Monte Urpinu, proprio al confine con via Garavetti.
Ecco che cosa mi ha spinto a parlarne oggi: guardate la foto sottostante.
Che cosa è? A prima vista sembra un alveare dove centinaia di api indaffarate fanno il loro mestiere, ed invece sono le strutture riproduttive maschili di un Cipresso dell'Arizona di monte Urpinu.
Queste strutture riproduttive, i coni, si preparano e rilasciare, a fine inverno, il polline (microspore), che andrà ad incontrare le macrospore contenute negli organi riproduttivi femminili (galbuli o piccole pigne tondeggianti).
Ed eccoli i Cipressi che danno luogo a questa strana, attuale "fioritura". All'apparenza sembrano del tutto normali, ma se ci avviciniamo ad osservare scopriamo i dettagli della macrofotografia di sopra.
Molto elegante la articolazione dei rametti, di colore verde perché ricoperti dalle microfoglioline a squame strettamente addossate, che assicurano la funzione clorofilliana.
Questi ramuli hanno sezione circolare e, al termine di tantissimi di loro, ecco spuntare questa sorta di cappellino conico con le spore gialle che cominciano a gonfiarsi.
Insomma possiamo concludere che anche i Cipressi, che spesso consideriamo "noiosi", poco attraenti, buoni al più per i cimiteri, belli solo se visti in filare, hanno invece molto da offrire alla nostra attenzione ed ammirazione, se solo ci soffermiamo un attimo ad osservarli.
mercoledì 16 gennaio 2019
Altre gemme del giardino Vannelli
Questo post si congiunge idealmente a quello che chiudeva il 2018 (post del 31/12/18), dedicato ad una gemma preziosa e rara come la Mahonia; il post terminava con un auspicio per una più ampia ricognizione alle importanti piante di questo giardino, e siamo qui per soddisfare quell'auspicio.
Ecco il foliage degli Olmi, forse l'unica specie spogliante presente nel parco; sappiamo quanto possa essere bello questo albero, Ulmus minor, e mi riferisco in particolare all'esemplare di Monte Urpinu (post del 8/4/14 ed altri).
Non mi ricordo se questi del Vannelli siano altrettanto belli in versione "vestita", e per questo li controlleremo fra qualche mese; intanto ci godiamo il tappeto di foglie nelle varie sfumature di marrone.
E queste le riconoscete? sono le buffe ramificazioni a salsiccia della Dracena draco (post 11/11/14 ed altri) che vive nel parco.
Non è grandissima, dovrebbe avere una trentina d'anni se è vero che ramifica ogni 10, ma essendo ad altezza d'uomo può essere apprezzata in tutte le sue parti.
Ed ecco una grande Yucca gloriosa (o forse Yucca elephantipes) , che avevo già fotografato (post del 1/2/16) in occasione dell'apertura del giardino.
E, per concludere in bellezza, il primo piano di uno splendido fiore di Metrosideros excelsa (post del 4/12/14 ed altri).
A questa specie arborea abbiamo dedicato diverso spazio nel blog perché è un arbusto/albero veramente interessante, robustissimo e con una fioritura strepitosa.
In realtà, l'arbusto fotografato non risiede nel giardino Vannelli ma appena all'esterno, in via Capula; mi scuserete questa piccola forzatura, ma penso che sia ampiamente giustificata dalla bellezza di questo bouquet di stami rossi.
Ecco il foliage degli Olmi, forse l'unica specie spogliante presente nel parco; sappiamo quanto possa essere bello questo albero, Ulmus minor, e mi riferisco in particolare all'esemplare di Monte Urpinu (post del 8/4/14 ed altri).
Non mi ricordo se questi del Vannelli siano altrettanto belli in versione "vestita", e per questo li controlleremo fra qualche mese; intanto ci godiamo il tappeto di foglie nelle varie sfumature di marrone.
E queste le riconoscete? sono le buffe ramificazioni a salsiccia della Dracena draco (post 11/11/14 ed altri) che vive nel parco.
Non è grandissima, dovrebbe avere una trentina d'anni se è vero che ramifica ogni 10, ma essendo ad altezza d'uomo può essere apprezzata in tutte le sue parti.
Ed ecco una grande Yucca gloriosa (o forse Yucca elephantipes) , che avevo già fotografato (post del 1/2/16) in occasione dell'apertura del giardino.
E, per concludere in bellezza, il primo piano di uno splendido fiore di Metrosideros excelsa (post del 4/12/14 ed altri).
A questa specie arborea abbiamo dedicato diverso spazio nel blog perché è un arbusto/albero veramente interessante, robustissimo e con una fioritura strepitosa.
In realtà, l'arbusto fotografato non risiede nel giardino Vannelli ma appena all'esterno, in via Capula; mi scuserete questa piccola forzatura, ma penso che sia ampiamente giustificata dalla bellezza di questo bouquet di stami rossi.
martedì 8 gennaio 2019
Il Grande Fratello nudo
Oggi torniamo sul luogo del misfatto, ovvero nello slargo di via Tel Aviv a Genneruxi, dove vivevano fino a qualche anno fa due splendidi esemplari di Pioppo bianco, Populus alba, un maschio ed una femmina.
Nel post nel quale li avevo eternati (post del 1/5/11) erano stati definiti i Grandi Fratelli, con riferimento scherzoso al "reality show"; poi uno è morto di morte violenta, cioè è stato abbattuto (post 4/5/14), e ne è rimasto uno solo. Temevo che anche per lui fosse arrivata la fine, invece per fortuna è tuttora vivo e vegeto, anche se attualmente in riposo invernale.
Eccolo qua a sinistra questo scheletro, il grande fratello nudo che mostra al cielo i rami spogli.
Pensate di quante migliaia di foglie si è liberato nel giro di poche settimane, da quando è arrivato un po' di freddo: e, se guardate in basso a destra, notate emblematicamente il triciclo del Comune e l'operatore che dovrà procedere, immagino per l'ennesima volta, a ramazzare foglie morte.
Certo per l'operatore non un lavoro piacevole, anche se molto migliore rispetto alla ramazza delle scorie lasciate dagli umani del sabato sera; per noi resta la bellezza dello scheletro, con i pregi ed i difetti degli alberi a foglia caduca.
A fronte dei disagi legati alla pulizia, infatti, pensiamo ai vantaggi del lasciar passare la luce quando ce ne è più bisogno, e poi schermarla quando il sole diventa troppo.
Poi consideriamo la bellezza intrinseca dello scheletro, da me più volte evocata (p.es. post del 7/1/14) e, naturalmente, il fascino ed il mistero di come l'albero interpreta le stagioni, e ci restituisce per ciascuna un modo di apparire diverso.
Insomma, per me i pregi superano i difetti, almeno per gli alberi che si sanno spogliare, ed il Pioppo è uno di questi; lunga vita, dunque, al Grande Fratello Pioppo di via Tel Aviv!
Nel post nel quale li avevo eternati (post del 1/5/11) erano stati definiti i Grandi Fratelli, con riferimento scherzoso al "reality show"; poi uno è morto di morte violenta, cioè è stato abbattuto (post 4/5/14), e ne è rimasto uno solo. Temevo che anche per lui fosse arrivata la fine, invece per fortuna è tuttora vivo e vegeto, anche se attualmente in riposo invernale.
Eccolo qua a sinistra questo scheletro, il grande fratello nudo che mostra al cielo i rami spogli.
Pensate di quante migliaia di foglie si è liberato nel giro di poche settimane, da quando è arrivato un po' di freddo: e, se guardate in basso a destra, notate emblematicamente il triciclo del Comune e l'operatore che dovrà procedere, immagino per l'ennesima volta, a ramazzare foglie morte.
Certo per l'operatore non un lavoro piacevole, anche se molto migliore rispetto alla ramazza delle scorie lasciate dagli umani del sabato sera; per noi resta la bellezza dello scheletro, con i pregi ed i difetti degli alberi a foglia caduca.
A fronte dei disagi legati alla pulizia, infatti, pensiamo ai vantaggi del lasciar passare la luce quando ce ne è più bisogno, e poi schermarla quando il sole diventa troppo.
Poi consideriamo la bellezza intrinseca dello scheletro, da me più volte evocata (p.es. post del 7/1/14) e, naturalmente, il fascino ed il mistero di come l'albero interpreta le stagioni, e ci restituisce per ciascuna un modo di apparire diverso.
Insomma, per me i pregi superano i difetti, almeno per gli alberi che si sanno spogliare, ed il Pioppo è uno di questi; lunga vita, dunque, al Grande Fratello Pioppo di via Tel Aviv!
lunedì 31 dicembre 2018
La Mahonia, gemma del Giardino Vannelli
Una passeggiata nel giardino di via Giudice Mariano, intitolato al grande botanico Vannelli, è sempre piacevole; piccolo e molto godibile, dentro la città ma con piante importanti, anziane e da ammirare una per una, questo è uno scrigno di bellezze arboree, come lo avevo definito alla sua apertura (post del 1/2/2016).
Oggi vi presento una gemma di questo scrigno, un arbusto del quale non ho mai parlato: la Mahonia x media charity, appartenente alla famiglia delle Berberidaceae.
Ha iniziato la sua fioritura invernale, una miriade di fiorellini gialli su lunghe spighe, appariscenti e molto gradevoli.
Devo dire che non sono certo del nome che vi ho proposto, che è quello di uno dei tanti ibridi realizzati per uso commerciale, ma mi sembra abbastanza rassomigliante alle caratteristiche proposte dai vivaisti.
Un arbusto assolutamente non comune in città, anzi lo definirei senz'altro raro, e per questo tanto più apprezzabile.
E l'apprezzamento non si limita ai fiori; guardate l'eleganza delle foglie composte che vediamo nella foto a destra, dotate di spine che le fanno assomigliare a quelle dell'Agrifoglio (post 8/9/2012).
Un arbusto da ammirare, dunque, e da usare come stimolo per una ricognizione più ampia di questo giardino.
Oggi vi presento una gemma di questo scrigno, un arbusto del quale non ho mai parlato: la Mahonia x media charity, appartenente alla famiglia delle Berberidaceae.
Ha iniziato la sua fioritura invernale, una miriade di fiorellini gialli su lunghe spighe, appariscenti e molto gradevoli.
Devo dire che non sono certo del nome che vi ho proposto, che è quello di uno dei tanti ibridi realizzati per uso commerciale, ma mi sembra abbastanza rassomigliante alle caratteristiche proposte dai vivaisti.
Un arbusto assolutamente non comune in città, anzi lo definirei senz'altro raro, e per questo tanto più apprezzabile.
E l'apprezzamento non si limita ai fiori; guardate l'eleganza delle foglie composte che vediamo nella foto a destra, dotate di spine che le fanno assomigliare a quelle dell'Agrifoglio (post 8/9/2012).
Un arbusto da ammirare, dunque, e da usare come stimolo per una ricognizione più ampia di questo giardino.
martedì 25 dicembre 2018
Panorami cagliaritani
Uno sguardo rasserenante, che guarda lontano: questo ci vuole per chi arranca dopo l'abbuffata della vigilia e/o in preparazione della abbuffata del pranzo di Natale.
Allora, con intento di aiuto alla digestione, vi propongo due immagini di panorami cagliaritani, verso ovest e verso est, ripresi quando il sole è dall'altra parte.
Qui siamo a Buoncammino, nella affascinante piazzetta Cannas, e guardiamo ad ovest verso i monti di Capoterra; con noi ammirano il panorama i fiori della Yucca gloriosa e quelli della Aloe arborescens.
Fioriture tipiche di questo periodo, che abbelliscono molte aiuole pubbliche cittadine.
E qui siamo dall'altra parte, guardando da Genneruxi verso nordest.
E' quasi notte, il sole si è buttato dall'altra parte cedendo lo scettro del cielo alla luna, ma ancora riesce ad illuminare di rosa pallido le creste dei monti di Sinnai, evidenziando i dentini dei Sette Fratelli.
Non sono riuscito ad inquadrare un albero nell'immagine, mi perdonerete, ma mi è piaciuto l'accostamento natalizio e con il solstizio d'inverno delle foto ed ho deciso di condividerlo con voi.
Auguri a tutti.
Allora, con intento di aiuto alla digestione, vi propongo due immagini di panorami cagliaritani, verso ovest e verso est, ripresi quando il sole è dall'altra parte.
Qui siamo a Buoncammino, nella affascinante piazzetta Cannas, e guardiamo ad ovest verso i monti di Capoterra; con noi ammirano il panorama i fiori della Yucca gloriosa e quelli della Aloe arborescens.
Fioriture tipiche di questo periodo, che abbelliscono molte aiuole pubbliche cittadine.
E qui siamo dall'altra parte, guardando da Genneruxi verso nordest.
E' quasi notte, il sole si è buttato dall'altra parte cedendo lo scettro del cielo alla luna, ma ancora riesce ad illuminare di rosa pallido le creste dei monti di Sinnai, evidenziando i dentini dei Sette Fratelli.
Non sono riuscito ad inquadrare un albero nell'immagine, mi perdonerete, ma mi è piaciuto l'accostamento natalizio e con il solstizio d'inverno delle foto ed ho deciso di condividerlo con voi.
Auguri a tutti.
giovedì 20 dicembre 2018
Il giardino degradato dell'ospedale Binaghi
I giardini degli ospedali sono un punto dolente del verde cagliaritano, lo sappiamo: grandi spazi, all'origine belle realizzazioni verdi, un tempo fiore all'occhiello della città (Villa Clara, Santissima Trinità, ospedale Binaghi ..), progressivamente abbandonate nella gestione ed oggi spesso incolte, cariche di erbacce, impraticabili.
Ne abbiamo parlato, con qualche dettaglio, in occasione di un post dedicato ai Pini dell'ospedale Binaghi (post del 30/12/2014) e vi rimando alle considerazioni fatte in quella sede: oggi fornisco un piccolo resoconto fotografico aggiornato, a distanza di 4 anni, che dimostra l'assunto, e cioè il progressivo degrado.
Ecco una prima immagine, per fortuna abbellita dal verde del terreno, conseguenza delle piogge di quest'anno: vediamo un Cactus in primo piano, più avanti una Yucca, Pini sullo sfondo. Si nota comunque il disordine.
Altro scorcio, sulla strada per uscire: fusti di Phoenix morte, vecchi Cipressi, Pini d'Aleppo.
Ed infine, una Robinia ed in fondo un'altra pianta grassa, molto grande e forse anche piuttosto rara.
Sullo sfondo, il grande fabbricato centrale.
Insomma, un guazzabuglio di verde confuso ed intricato, con anche piante di pregio non godibili.
Il tutto inserito in un parcheggio selvaggio e soffocante di auto.
Anche l'interno lascia a desiderare per molti aspetti, che non è qui il caso di approfondire: dirò solo che quando sono salito io i due ascensori per il pubblico erano fuori uso, e nessun cartello segnalava la situazione. Le persone aspettavano inutilmente davanti alle cabine, prima di rendersi conto di dover affrontare le scale a piedi.
Ma, c'è sempre un ma anche nelle realtà degradate, e lo vediamo dalle foto sottostanti.
Nella sala di attesa del reparto di diabetologia vive un Ficus lyrata o pandurata, una bella pianta d'appartamento con grandi foglie, il cui aspetto ha dato origine al nome scientifico, per la somiglianza con lo strumento musicale dell'antica Grecia.
Fotografia brutta e controluce, ma mi interessava mettere in evidenza una cosa: qualcuno ha meritoriamente attaccato al vaso l'etichetta con il nome della pianta, che bello!
E, per riparare alla bruttura della foto precedente, ecco un'altra immagine un po' più decente del Ficus lyrata; in una sala d'aspetto di un ospedale pubblico trovare una bella pianta, curata e con l'indicazione del nome, è una cosa più unica che rara, non credete?
Ne abbiamo parlato, con qualche dettaglio, in occasione di un post dedicato ai Pini dell'ospedale Binaghi (post del 30/12/2014) e vi rimando alle considerazioni fatte in quella sede: oggi fornisco un piccolo resoconto fotografico aggiornato, a distanza di 4 anni, che dimostra l'assunto, e cioè il progressivo degrado.
Ecco una prima immagine, per fortuna abbellita dal verde del terreno, conseguenza delle piogge di quest'anno: vediamo un Cactus in primo piano, più avanti una Yucca, Pini sullo sfondo. Si nota comunque il disordine.
Altro scorcio, sulla strada per uscire: fusti di Phoenix morte, vecchi Cipressi, Pini d'Aleppo.
Ed infine, una Robinia ed in fondo un'altra pianta grassa, molto grande e forse anche piuttosto rara.
Sullo sfondo, il grande fabbricato centrale.
Insomma, un guazzabuglio di verde confuso ed intricato, con anche piante di pregio non godibili.
Il tutto inserito in un parcheggio selvaggio e soffocante di auto.
Anche l'interno lascia a desiderare per molti aspetti, che non è qui il caso di approfondire: dirò solo che quando sono salito io i due ascensori per il pubblico erano fuori uso, e nessun cartello segnalava la situazione. Le persone aspettavano inutilmente davanti alle cabine, prima di rendersi conto di dover affrontare le scale a piedi.
Ma, c'è sempre un ma anche nelle realtà degradate, e lo vediamo dalle foto sottostanti.
Nella sala di attesa del reparto di diabetologia vive un Ficus lyrata o pandurata, una bella pianta d'appartamento con grandi foglie, il cui aspetto ha dato origine al nome scientifico, per la somiglianza con lo strumento musicale dell'antica Grecia.
Fotografia brutta e controluce, ma mi interessava mettere in evidenza una cosa: qualcuno ha meritoriamente attaccato al vaso l'etichetta con il nome della pianta, che bello!
E, per riparare alla bruttura della foto precedente, ecco un'altra immagine un po' più decente del Ficus lyrata; in una sala d'aspetto di un ospedale pubblico trovare una bella pianta, curata e con l'indicazione del nome, è una cosa più unica che rara, non credete?
giovedì 13 dicembre 2018
Le Araucarie fra i palazzi
L'Araucaria excelsa è un albero molto trattato dal blog, perché è una pianta bella ed elegante, è piuttosto comune nella nostra città, ed è rappresentato dall'albero forse più alto di Cagliari, quello di via Giardini.
Le prime Araucarie hanno fatto la loro comparsa in città già dalla fine del secolo diciannovesimo, con esemplari pubblici nei posti più significativi della città, da piazza Matteotti alla Darsena ed al Bastione di Saint Remy; esemplari che oramai non esistono più, perché morti per malattia o colpiti dai bombardamenti, come quello del Bastione. Queste Araucarie sono però rimaste nella memoria storica e nell'affetto dei cagliaritani, anche attraverso fotografie e cartoline, e così nel secondo dopoguerra molti concittadini hanno iniziato a piantare esemplari privati nei loro giardini o negli spazi condominiali.
Possiamo dire che la città si è ripresa dalla guerra, ed è cresciuta sia nel numero che nell'altezza dei palazzi, insieme alle sue Araucarie, che oggi sono presenti in posti dove non ci si aspetterebbe di trovarle.
Ecco perché oggi vi presento una breve carrellata di Araucarie costrette fra i palazzi, o quasi addossate a facciate; non sempre un bel vivere per loro, anche se molti esemplari si sono saputi adattare.
Ecco un esemplare in via Verdi, pieno centro nel quartiere di San Benedetto: la parte bassa praticamente priva di rami, resiste con il pennacchio dove può respirare e prendere luce.
A due passi dalla precedente eccone un'altra in via Verdi, molto più grande e dotata di rami e foglie, ma anch'essa priva dei rami inferiori; in questo caso i rami sono stati probabilmente tagliati per dare aria e luce al fabbricato retrostante.
E questa, poverina? Si trova in via Cattaneo, traversa di via Sarpi, e non è nemmeno troppo vicina al palazzo retrostante; probabilmente è malata. E' uno di quei casi in cui anch'io, contrario all'abbattimento degli alberi se non come ultima istanza, prenderei in considerazione l'eliminazione.
Ma allora, tutte le Araucarie vicino ai palazzi soffrono, perdono i rami e si imbruttiscono? Assolutamente no, e ne ho già dato prova presentando alberi splendidi, magari eliminati per l'insipienza degli umani (post del 17/12/10 ), o tuttora in ottima forma, come quello di Sant'Elia (post del 31/1/18).
E ne aggiungo un altro, per concludere, qui a destra: questo si trova all'interno di un cortile in via Pessina, ed è bellissimo e tutto sano.
Ha solo deciso, per non trovarsi troppo vicino alla parete del palazzo e soffrire il caldo estivo, di piegarsi leggermente a sinistra, e proseguire poi ad andare verso il cielo.
Le prime Araucarie hanno fatto la loro comparsa in città già dalla fine del secolo diciannovesimo, con esemplari pubblici nei posti più significativi della città, da piazza Matteotti alla Darsena ed al Bastione di Saint Remy; esemplari che oramai non esistono più, perché morti per malattia o colpiti dai bombardamenti, come quello del Bastione. Queste Araucarie sono però rimaste nella memoria storica e nell'affetto dei cagliaritani, anche attraverso fotografie e cartoline, e così nel secondo dopoguerra molti concittadini hanno iniziato a piantare esemplari privati nei loro giardini o negli spazi condominiali.
Possiamo dire che la città si è ripresa dalla guerra, ed è cresciuta sia nel numero che nell'altezza dei palazzi, insieme alle sue Araucarie, che oggi sono presenti in posti dove non ci si aspetterebbe di trovarle.
Ecco perché oggi vi presento una breve carrellata di Araucarie costrette fra i palazzi, o quasi addossate a facciate; non sempre un bel vivere per loro, anche se molti esemplari si sono saputi adattare.
Ecco un esemplare in via Verdi, pieno centro nel quartiere di San Benedetto: la parte bassa praticamente priva di rami, resiste con il pennacchio dove può respirare e prendere luce.
A due passi dalla precedente eccone un'altra in via Verdi, molto più grande e dotata di rami e foglie, ma anch'essa priva dei rami inferiori; in questo caso i rami sono stati probabilmente tagliati per dare aria e luce al fabbricato retrostante.
E questa, poverina? Si trova in via Cattaneo, traversa di via Sarpi, e non è nemmeno troppo vicina al palazzo retrostante; probabilmente è malata. E' uno di quei casi in cui anch'io, contrario all'abbattimento degli alberi se non come ultima istanza, prenderei in considerazione l'eliminazione.
Ma allora, tutte le Araucarie vicino ai palazzi soffrono, perdono i rami e si imbruttiscono? Assolutamente no, e ne ho già dato prova presentando alberi splendidi, magari eliminati per l'insipienza degli umani (post del 17/12/10 ), o tuttora in ottima forma, come quello di Sant'Elia (post del 31/1/18).
E ne aggiungo un altro, per concludere, qui a destra: questo si trova all'interno di un cortile in via Pessina, ed è bellissimo e tutto sano.
Ha solo deciso, per non trovarsi troppo vicino alla parete del palazzo e soffrire il caldo estivo, di piegarsi leggermente a sinistra, e proseguire poi ad andare verso il cielo.
giovedì 6 dicembre 2018
Le palline dorate al Lazzaretto
Questo post è quasi l'ideale prosecuzione di quanto scrivevo nel 2014 (post del 25/9/14), quando il Comune stava per terminare i lavori di riqualificazione dei piazzali antistanti il Lazzaretto; in quell'occasione lodavo la scelta della Melia azedarach, albero fra i miei prediletti e pluritrattato nel blog, per abbellire l'area parcheggio, e chiudevo ipotizzando il bell'effetto che avrebbero fatto le Melie nel giro di qualche anno.
Ebbene, il bell'effetto è realtà: le tante Melie oggi, spogliate delle foglie, sono cariche dei loro frutti, e certamente abbelliscono il parcheggio.
In realtà io speravo che nel giro di 4 anni, tanti ne sono passati, questi alberi sarebbero cresciuti un poco di più, ma già così vanno bene, e costituiscono un bel colpo d'occhio.
Godiamoci dunque le drupe natalizie delle Melie, palline gialle se non proprio dorate, che rimarranno solitarie sulle piante fino a marzo, in attesa della nascita delle nuove foglie primaverili.
Ebbene, il bell'effetto è realtà: le tante Melie oggi, spogliate delle foglie, sono cariche dei loro frutti, e certamente abbelliscono il parcheggio.
In realtà io speravo che nel giro di 4 anni, tanti ne sono passati, questi alberi sarebbero cresciuti un poco di più, ma già così vanno bene, e costituiscono un bel colpo d'occhio.
Godiamoci dunque le drupe natalizie delle Melie, palline gialle se non proprio dorate, che rimarranno solitarie sulle piante fino a marzo, in attesa della nascita delle nuove foglie primaverili.
mercoledì 28 novembre 2018
Un giardino verticale nell'ingresso
Abbiamo parlato diverse volte del giardino verticale, avendo un importante riferimento cittadino nelle pareti attrezzate di piazza Maxia, realizzate ormai quasi dieci anni fa per rimarginare la ferita del rifacimento di quella piazza e delle conseguenti polemiche.
Abbiamo vissuto assieme le sue stagioni, i momenti di crisi e le fasi di "rimpolpamento" (post del 28/5/15); una realizzazione che, fra alti e bassi, possiamo comunque ritenere positiva, e che speravamo prendesse piede anche nell'edilizia privata.
In realtà non ho visto realizzazioni, complice il nostro clima, una giusta dose di diffidenza, i costi di impianto, la crisi finanziaria; fino a qualche tempo fa, quando ho visto e fotografato questo.
Siamo nella centralissima piazza Repubblica, e questo a sinistra è l'ingresso della farmacia: qui, nella parete, in occasione della ristrutturazione dei locali, è stata realizzata una aiuola verticale, ricca di piantine tipiche degli ambienti umidi, come Felci e Capelvenere.
Una realizzazione molto gradevole, che può usufruire di una buona esposizione solare: complimenti ai proprietari, che invece che sfruttare lo spazio per una vetrina pubblicitaria, hanno preferito abbellire in questo modo l'ingresso della loro farmacia.
Abbiamo vissuto assieme le sue stagioni, i momenti di crisi e le fasi di "rimpolpamento" (post del 28/5/15); una realizzazione che, fra alti e bassi, possiamo comunque ritenere positiva, e che speravamo prendesse piede anche nell'edilizia privata.
In realtà non ho visto realizzazioni, complice il nostro clima, una giusta dose di diffidenza, i costi di impianto, la crisi finanziaria; fino a qualche tempo fa, quando ho visto e fotografato questo.
Siamo nella centralissima piazza Repubblica, e questo a sinistra è l'ingresso della farmacia: qui, nella parete, in occasione della ristrutturazione dei locali, è stata realizzata una aiuola verticale, ricca di piantine tipiche degli ambienti umidi, come Felci e Capelvenere.
Una realizzazione molto gradevole, che può usufruire di una buona esposizione solare: complimenti ai proprietari, che invece che sfruttare lo spazio per una vetrina pubblicitaria, hanno preferito abbellire in questo modo l'ingresso della loro farmacia.
giovedì 22 novembre 2018
Il fiore cangiante colpisce ancora
Sono un profondo ammiratore del cimitero di Bonaria, come dimostra la quantità di post che gli ho dedicato negli anni. Grande fascino d'insieme, eleganti statue che sorvegliano le sepolture, adornandole, tanto verde ben tenuto (a parte le scalinate, come da post recente del 3/10/18 ).
Quest'anno poi, con le insistenti piogge che hanno accompagnato l'autunno, ulteriore valore aggiunto del verde brillante dei prati che abbracciano le sepolture.
Ecco il grande spiazzo verde proprio subito dopo l'ingresso, con lo sfondo verde cupo del filare di Cipressi comuni.
Ma oltre al verde, proprio al centro della fotografia, intravediamo una picchiettatura di colore: che cosa è?
Si tratta del raro esemplare di Hibiscus mutabilis, del quale vi ho parlato due anni fa (post del 6/11/16), che ancora ci allieta con la sua fioritura cangiante, colpendo la fantasia del viandante.
Ecco a destra un bellissimo e delicato fiore bianco sbocciato stamattina, che diventerà prima rosa carico e poi cupo nell'arco della giornata, e così, appassito, si presenterà domattina, come i fratelli che si vedono a sinistra della foto.
Purtroppo questa bellezza non è accompagnata da altrettanta bellezza delle foglie, che anzi si presentano provate dall'avanzare dell'autunno; ma la fioritura, questa fioritura, fa passare in secondo piano tutto il resto.
Quest'anno poi, con le insistenti piogge che hanno accompagnato l'autunno, ulteriore valore aggiunto del verde brillante dei prati che abbracciano le sepolture.
Ecco il grande spiazzo verde proprio subito dopo l'ingresso, con lo sfondo verde cupo del filare di Cipressi comuni.
Ma oltre al verde, proprio al centro della fotografia, intravediamo una picchiettatura di colore: che cosa è?
Si tratta del raro esemplare di Hibiscus mutabilis, del quale vi ho parlato due anni fa (post del 6/11/16), che ancora ci allieta con la sua fioritura cangiante, colpendo la fantasia del viandante.
Ecco a destra un bellissimo e delicato fiore bianco sbocciato stamattina, che diventerà prima rosa carico e poi cupo nell'arco della giornata, e così, appassito, si presenterà domattina, come i fratelli che si vedono a sinistra della foto.
Purtroppo questa bellezza non è accompagnata da altrettanta bellezza delle foglie, che anzi si presentano provate dall'avanzare dell'autunno; ma la fioritura, questa fioritura, fa passare in secondo piano tutto il resto.
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