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Quanto è bella la Plumeria fiorita!

 E' proprio bella la Plumeria rubra quando fiorisce, nel pieno dell'estate cagliaritana, con i suoi fiori bianchi di porcellana, che...

domenica 25 novembre 2012

Il Nespolo in fiore


Come sapete, non amo parlare degli alberi da frutto, a meno che non posseggano qualità che li fanno notare a prescindere dalla edibilità del frutto; mi riferisco per esempio al Mandorlo (post del 28/2/12) ed al suo splendido fiore, o al Kaki (post del 8/10/12) , con il suo bell'aspetto d'insieme e la valenza estetica del suo frutto.

Pertanto non dovrei parlare del Nespolo il quale, ancorchè sia una pianta comunissima in città, non mi pare che abbia talenti da offrire: ha spesso un aspetto opaco, trasandato e non curato (con la scusa che tanto è robusto ...), è normalmente relegato nei posti meno belli dei giardini condominiali o privati,  e non mi risulta che i proprietari lo coltivino per consumarne i frutti. Insomma, proprio un reietto della famiglia arborea! 

Però, una qualità la possiede: fiorisce adesso, quando la concorrenza è pochissima. Questo fatto, unito al sole limpido di questi giorni ed all'atmosfera prenatalizia che ci induce ad essere buoni, mi ha convinto a portarlo a bordo, ed eccolo qua.
 




Si notano le infiorescenze a pannocchia e le grandi foglie, molto segnate e pelose nella pagina inferiore (tomentose).

Come dicevo, il Nespolo è così comune in città che non è importante nemmeno focalizzare un determinato esemplare; comunque quello fotografato si trova in una traversa di via Palestrina.

Mi pare che dalle foto traspaia che questo è  il periodo dell'anno in cui quest'alberello ha il migliore aspetto; poi, essendo sempreverde, può servire per dare colore all'inverno spoglio di un paese montano, come dicevo nell'unica mia precedente citazione del nostro, ripreso peraltro in compagnia di un Kaki (post del 10/1/12).

Poscritto: a me le nespole di giardino piacciono, anche se sono piccole e tutte semi!


martedì 20 novembre 2012

Lo scrigno dell'Eucalyptus

Lo so, l'Eucalyptus non è una pianta amata, nemmeno da me, sia per sue caratteristiche che per la piantumazione scriteriata che ne è stata fatta in Sardegna nella metà del secolo scorso. Ne abbiamo già parlato diffusamente (post del 14/1/11), e non c'è molto da aggiungere: è un albero che può essere accettato in campagna, in filari frangivento o con boschetti dedicati, ma perde assolutamente ogni confronto con le nostre specie autoctone, quali il Carrubo o il Leccio.

Però L'Eucalyptus non è una brutta pianta, e può anche essere affascinante; di questo vi voglio parlare oggi.
Mi sono imbattuto in gruppi di Eucalyptus, per la precisione Eucalyptus globulus, alle pendici del monte Linas, in comune di Villacidro, nel bellissimo bosco che si percorre seguendo il torrente Leni. E' un bosco essenzialmente costituito da Lecci, però inframmezzato da grandi spiazzi occupati appunto da Eucalyptus.

Sono esemplari enormi, almeno per i nostri parametri; ecco a sinistra un esemplare a tre tronchi, caratterizzati da un bel colore biondo e circondati per terra dalle strisce di corteccia arrotondate; come si vede il terreno circostante è privo di ogni altra vegetazione, data l'invadenza caratteristica di questi alberi.
 A destra, la foto dello stesso esemplare ripreso dal basso rende giustizia alla sua altezza, che sarà forse di una ventina di metri. Insomma questi alberi, pur non raggiungendo le enormi altezze del paese d'origine, l'Australia, anche da noi si difendono bene, ed infatti un esemplare di Eucalyptus partecipa alla gara del più grande albero a Cagliari (post del 5/9/12).


Ma, direte voi, che cosa c'entra in tutto questo lo scrigno del titolo? Ecco, la pazienza viene premiata dalla foto sotto.

Ho definito scrigno lo splendido ricettacolo legnoso del fiore di questa pianta, qui ancora chiuso; per fiorire perde la parte di sopra, il coperchio o opercolo, e dallo scrigno si affacciano i ciuffi di stami.
Naturalmente la fotografia è stata preparata, con un ricettacolo raccolto da terra ed appoggiato al tronco per fornirgli contrasto di colore; non avrei peraltro potuto fare altrimenti, non avendo io doti scimmiesche di arrampicata. Non è affascinante? Sembra un  fanale di carrozza dell'ottocento, un calice del Santo Graal o quello che la fantasia suggerisce, questa meravigliosa costruzione della natura.


 Ed ecco alcuni fiori ancora attaccati ad un rametto, che ci mostrano la particolarità di essere all'incrocio fra rametto e foglia (ascellari), e di non avere picciolo (sessili).



Concludendo, vedete che anche un albero antipatico e invadente può riservare piacevoli sorprese?


  



 

 

giovedì 15 novembre 2012

Aperta campagna, o no?






Un bellissimo esemplare di Olivo, Olea europaea sativa (post del 22/12/11 ed altri), nobilita la campagna con la sua chioma espansa e compatta, baciato dal sole al centro di un prato rinfrescato dalle recenti piogge.

La descrizione precedente, nella sua pomposità forzata che vuole indurre una visione bucolica e lontana da ogni affanno cittadino, contiene un piccolo ma fondamentale errore: l'Olivo non è in campagna ma in piena città, a venti metri da via Vidal, all'interno del parco di Monte Urpinu.

Ho già avuto modo, in alcune precedenti occasioni, di vantare il nuovo corso del nostro parco storico (cito fra gli altri il post  del 27/9/12), soprattutto nelle zone di via Garavetti ed appunto di via Vidal; questa foto ne è una ulteriore conferma, e pazienza se il prato è alimentato dall'innaffiamento artificiale oltre che dalle recenti piogge.

Faccio notare la particolarità di questo esemplare di Olivo, costituito da 6 o 7 tronchi, probabilmente ricacci da una vecchia ceppaia; ci racconta di una precedente esistenza, forse troncata dall'uomo o forse dal fulmine; pensiamo a come la Natura ha saputo riprendersi il suo spazio aereo, e di quale dimensione e bellezza, partendo dal solo apparato radicale! 

lunedì 12 novembre 2012

Un piacevole camminamento

Non si può definirlo proprio un giardino, quello che vi voglio presentare oggi, ma piuttosto un largo camminamento pubblico sistemato a verde, fra la fine di via Caboni e via Ravenna.

E' una sistemazione molto recente, che probabilmente il Comune ha deciso di eseguire per completare gli spazi pubblici di contorno agli eleganti palazzi recentemente costruiti appunto alla fine di via Caboni.

Ecco a sinistra l'ingresso su via Caboni, con il prato ben curato ed il marciapiede contornato da piantine di Lavanda, forse Lavandula pedunculata.  Sulla sinistra nella foto, fra la Palma delle Canarie e la Palma Alexandra (post del 28/11/10 e del 29/1/11) si intravvede la testata terminale dei palazzi.



A destra invece l'ingresso da via Ravenna; faccio notare a sinistra uno scorcio di una Sophora japonica, poi un grande Pino d'Aleppo e, sullo sfondo la scarpata che costituisce il confine retrostante dei palazzi, anch'essa rifinita con piantumazione di Ulivi ed altre essenze.




  Ed infine, una fotografia dello slargo interno ai due camminamenti, che si estende anche molto a destra della immagine qui ripresa. Come si può apprezzare, è molto interessante l'accostamento del verde con la roccia calcarea, e più in generale con il contorno di verde che si inerpica fino alla Casa provinciale delle suore, sul piccolo colle dirimpetto a quello di Bonaria.

Insomma, può essere una passeggiata nuova, diversa dai soliti parchi o giardini pubblici nei quali andiamo a sgranchirci le gambe o ad accompagnare cani e bambini; mi piace presentare questi posti perchè Cagliari ha molti di questi angoli rilassanti, e può essere una esperienza piacevole, conoscendoli, cambiare continuamente i propri luoghi di passeggio.

Fra l'altro, essendo questa realizzazione molto recente, è ancora molto linda e ben curata: come sarà fra qualche anno? Non siamo autorizzati ad essere ottimisti; l'unica salvezza è la frequentazione da parte di molte persone, interessate a godersi il luogo ed a preservarlo come bene di tutti.

mercoledì 7 novembre 2012

Ligustro o Viburno?

Mi scrive Carlo, che ringrazio, per pormi il quesito di cui al titolo del post, riguardante un albero di cui acclude alcune foto.

Devo dire che distinguere le piante di questi due generi, rappresentati essenzialmente dal Ligustrum lucidum  e dal Viburnum tinus, come ho già detto nei post nei quali ho parlato di loro (post del 26/12/11 e del 6/3/11), non è facile, almeno per noi non specialisti: hanno un aspetto d'insieme spesso simile, foglia dello stesso tipo, frutto dello stesso tipo, insomma un guaio se non siamo in periodo di fioritura!

Comunque, non mi sono tirato indietro, ed ho approfondito l'argomento. Intanto, ecco una foto mandatami da Carlo che riprende i frutti e le foglie. E procediamo con l'analisi.

Intanto le bacche della pianta all'esame non sono ancora completamente mature, perchè il colore non è nero, e questo è un indizio: infatti nel Ligustro le bacche, con il nostro clima, sono ancora verdi (quelle della foto sono più avanti nella maturazione, perchè la pianta si trova nel nord Italia); maturano compiutamente a dicembre, mentre quelle del Viburno sono già mature da un mesetto.

Secondo indizio: l'albero di cui parla Carlo è alto una decina di metri, e questa altezza può essere raggiunta dal Ligustro, mentre il Viburno non supera i 3 metri.

Terzo indizio: le bacche del Ligustro sono sferiche, e quelle della pianta in foto lo sono, mentre quelle del Viburno sono leggermente ovoidali e terminano quasi a punta. 

Quarto indizio, che avevo già segnalato nel post del 26 dicembre dell'anno scorso, le foglie del Ligustro sono più lisce, ed i lembi tendono ad orientarsi verso l'alto, e quelle in foto così appaiono; le foglie del Viburno sono più rugose ed hanno le nervature in evidenza.

E infine, Carlo mi segnala che le foglie del suo albero hanno delle piccolissime stipole all'attaccatura delle foglie, e questa è una caratteristica del Ligustro, non del Viburno.

Mi pare che ce ne sia abbastanza per sciogliere ogni dubbio: anche il tribunale più scalcagnato, di fronte a questi indizi, riconoscerebbe il colpevole: è lui, il Ligustro!

E, d'ora in poi, nessuno dica più, io per primo, che queste due piante sono uguali!




martedì 6 novembre 2012

L'umile, e meraviglioso, Foliage

Riprendo un argomento già affrontato anche recentemente (post del 15/10/12) perchè il tema è affascinante, e presenta spunti di interesse continui, anche per noi che il vero foliage non ce lo "possiamo permettere".

Abbiamo già detto che la realtà citttadina, le principali essenze presenti a Cagliari, il clima con il suo lento passaggio dal caldo al freddo, impediscono le splendide viste d'insieme che il  foliage può determinare, con la presenza contemporanea di tutta la gamma dei caldi colori dell'autunno, dal giallo all'arancio, al rosso ed al marrone.

Su questo fenomeno si è detto e scritto di tutto e di più; i colori dell'autunno hanno ispirato poeti e pittori, e non sarò certo io ad aggiungere nuovi elementi. Rammento soltanto, per chi fosse interessato agli aspetti tecnici del fenomeno, il link che ho inserito nel post del 15 ottobre; per il resto, le riviste, Internet, i libri possono soddisfare qualsiasi esigenza.

Però, anche noi sappiamo offrire qualcosa, per esempio con il meraviglioso giallo che sanno produrre i Ginkgo biloba (post del 9/12/10), per il quale dobbiamo ancora aspettare, o con lo strepitoso rosso delle foglie dell'umile e comunissima Vite canadese, come si vede dalla foto sotto.


Insomma, se le sappiamo guardare, anche le nostre piante ci offrono belle emozioni cromatiche!

venerdì 2 novembre 2012

Alla ricerca della Melabrina

A proposito di grandi alberi, vi racconto di una passeggiata per incontrare Sa Melabrina, nome con cui è nota la Roverella, Quercus pubescens, più grande della Sardegna (8 metri di circonferenza alla base), immersa come una regina in uno splendido bosco di Lecci ed appunto Roverelle, nel Goceano in zona Foresta Burgos.

Melo selvatico, in sardo Melabrina
Il nome di Sa Melabrina attribuito alla pianta trae origine dal nome della località nella quale si trova il patriarca in questione, mentre in senso letterale significa melo selvatico, alberello del quale si trovano molti esemplari in zona: eccone a sinistra uno ripreso a Foresta Burgos.


 
 Tornando al bosco di Querce,  è veramente bellissimo e selvaggio, e gli alberi notevoli si susseguono in quantità: ecco qui sotto due esemplari.


Le fotografie sono scattate un po' di tempo fa, quando permaneva il periodo siccitoso; penso che adesso il bosco sia ancora più godibile.

Non sono più tanti, nella nostra Isola, i boschi grandi e pressocchè incontaminati come questo; tanto più mi fa rabbia la trascuratezza nella quale vengono lasciati i relativi segnali turistici. Alcuni segnali li ho trovati per terra, divelti, altri completamente scoloriti ed illeggibili; allora non è un luogo comune quando si dice che non sappiamo (o non vogliamo?) valorizzare le nostre bellezze paesaggistiche!

Quale che sia la ragione, forse anche per le mie mediocri doti da esploratore, non ho trovato la Melabrina, ma vi assicuro che questo non toglie soddisfazione ad una passeggiata in questo bosco.

In conclusione, ed in mancanza della regina, vi propongo due ghiande a raffronto, di Roverella e di Leccio; per quanto concerne

la Melabrina, il non averla trovata costituirà ottima scusa per una ulteriore passeggiata.

lunedì 29 ottobre 2012

La Schefflera del terzo tipo

Abbiamo già parlato della Schefflera come di una pianta che "scappa di casa", con riferimento in particolare alla notissima Schefflera arboricola, compagna di salotto ma anche, sempre più spesso, di giardino.

Il post a cui mi riferisco (post del 3/4/11)  era in realtà dedicato soprattutto ad un'altra specie di Schefflera, la Schefflera actinophylla, più grande e meglio predisposta per la vita all'aria aperta.

Ebbene, oggi vi voglio presentare un terzo tipo di Schefflera presente in città, ancora più propensa alla vita esterna e con le foglie ancora più grandi: la Schefflera veitchii.


Ecco un esemplare, in verità non molto appariscente, dell'Orto botanico; non è bellissimo, ma mi è servito per identificarne compiutamente un altro, cittadino e molto più bello, che si trova nel viale Poetto, in un giardino privato proprio di fronte alla caserma Villasanta.



Ecco qui sotto la Schefflera di cui parliamo.

Come si vede questo è un vero alberello, ed è forse l'esemplare più grande della città; l'avevo individuato già da molto come genere, appunto Schefflera, ma mi mancava la specie; ora, con la partecipazione dell'Orto botanico (ah, l'importanza delle etichette!), l'identificazione è completa.

Aggiungo, per curiosità , che le Schefflere classificate sono più di 500, per cui essere arrivati a 3 non è proprio il massimo, ma noi ci sappiamo accontentare.

venerdì 26 ottobre 2012

Scorci d'autunno all'Orto Botanico

Lo stentato autunno cagliaritano di quest'anno: molto sole, poca pioggia, niente freddo. E le piante si comportano di conseguenza: perdono qualche foglia senza convinzione, si decolorano ma anche no, chi può fiorisce, alcune per la seconda o terza volta nell'anno.

 Allora, una piacevole passeggiata all'Orto botanico può servire a dare conto della situazione.

E comincio, un po' provocatoriamente, con due bruchi che banchettano su un cavolo: siamo nella zona detta "orto dei semplici", dedicata alle piante officinali, in disarmo sia per la stagione sia, penso, per carenza di budget.
Non so dire se questo banchetto sia voluto, tollerato, o semplicemente ignorato dagli addetti: io me ne preoccuperei, data la nota invadenza di questi animaletti.
 


Per recuperare, ecco allora due fiori: uno di pianta grassa, fra quelle che vivono nella apposita serra, ed uno di un cappero nomade: non so per la pianta grassa, ma per il cappero è evidentemente ancora estate, dato che la fioritura si conclude normalmente molto prima della fine di ottobre.










Adesso solleviamo lo sguardo e, come d'incanto, ci sembra di trovarci in mezzo ad una foresta Cambogiana: mancano solo le scimmie!


Insomma, di spunti di interesse, per uno sguardo curioso, il nostro Orto botanico è pieno; peccato che ormai faccia orari  da ufficio ministeriale (vedi anche la conclusione del post 5/9/12 ) e la cura lasci un po' a desiderare. Ribadisco una banalità, e mi scuserete, ma un posto come questo è sempre diverso, per quante siano le volte che ci andiamo: dovrebbe essere un fiore all'occhiello della città, oggetto di visite periodiche dei cittadini, oltre che, come già è, un sito apprezzatissimo dai turisti.


E finisco, per dare piena soddisfazione al titolo, con una immagine decisamente autunnale: sembra il cappello stropicciato di una abat-jour della nonna, ma è in realtà una foglia di Fior di Loto (post del 23/7/11).


lunedì 22 ottobre 2012

Il bosco di Sos Nibberos

Andiamo anche oggi fuori città, ma siamo giustificati sia dalla bellezza che dal fatto che questa specie arborea non si trova a Cagliari, ed in generale al livello del mare.

Vi parlo di un bosco, forse unico in Sardegna e non solo, costituito quasi esclusivamente da una sola specie arborea e cioè il Tasso, Taxus baccata (post del 26/8/11): si tratta del bosco di Sos Nibberos in comune di Bono, area di grande interesse naturalistico.


I motivi di interesse sono diversi:

il Tasso, in quanto Conifera proveniente da lontane epoche geologiche, pianta di lentissimo accrescimento e lunghissima vita, è di per se stesso una rarità da ammirare;

un bosco di Tassi è quasi un controsenso, dato che questi alberi sono normalmente solitari o al più raccolti in piccoli gruppi: qui siamo di fronte a diversi ettari di Tassi;

gli esemplari, tutti targati e controllati, sono spesso pluricentenari, ed alcuni probabilmente millenari.

Per converso, va detto per onestà, le piante viste da dentro il bosco non sono belle, perchè la vicinanza e la competizione per la luce le ha fatte crescere in altezza, ed alla base sono spoglie e non esiste sottobosco; resta il fatto che camminare in questo bosco è di estremo fascino, ed i tronchi sono bellissimi, come si può vedere.

Aggiungo, come curiosità, che il tronco dei Tassi assomiglia a quello del Ginepro rosso (post del 15/11/11), e questo potrebbe aver determinato da parte dei nostri progenitori la confusione del nome: Nibberos sono infatti i Ginepri (Zinnibiri nel nostro dialetto del sud).


Mi accorgo però che le foto sono cupe, richiamano le foreste di Harry Potter; ma Sos Nibberos  non è solo così, e ve lo dimostro in chiusura.


Guardate la delicatezza dei rametti con i semi circondati dalla bacca rossa, l'arillo, con la polpa carnosa e dolce, unica parte della pianta non velenosa.

Gli uccelli, ghiotti di queste bacche, inghiottono il tutto, utilizzano la polpa e rifanno tale e quale il seme velenoso, contribuendo così alla diffusione della specie arborea.


venerdì 19 ottobre 2012

L'albero più grande: due nuovi concorrenti

Mi riferisco alla terza categoria di grandi alberi cittadini, come individuata nel post del 5/9/12; quella categoria cioè che comprende, semplificando, gli alberi "notevoli" come dimensioni, che non hanno ambizioni di massima altezza o larghezza, ma che si accontentano di farsi, appunto, notare.

Ecco allora il primo, che si fa sicuramente notare, non fosse altro che per la posizione, aperta e solitaria:



è una Fitolacca dioica, nostra vecchia conoscenza (post del 31/10/10 ed altri successivi) che domina lo sterrato di Marina Piccola.
E' impossibile non notare ed apprezzare questo grande albero, percorrendo il viale Poetto verso il mare, soprattutto in questo periodo che lo sterrato è vuoto; d'estate, quando lo sterrato si riempie di auto di bagnanti, la vista è molto meno gradevole, ma la Fitolacca non se ne cura ed offre generosamente il suo riparo ai più mattinieri fruitori del parcheggio.

Il secondo concorrente di oggi è una Casuarina cunninghamiana che si trova nel piccolo parco a valle della clinica Macciotta di via Porcell. La Casuarina, come abbiamo avuto modo di dire (post del 31/12/10), è un albero di origine australiana molto strano: sembra una conifera ma delle conifere non è nemmeno lontano parente; non ha foglie ne aghi, ma rametti che sembrano piccole canne, ed i rametti terminano con una sorta di codino che ricorda quello di un serpente a sonagli.

Insomma una pianta molto interessante da un punto di vista botanico, quasi sconosciuta in campo nazionale ma abbastanza presente a Cagliari; l'esemplare più grande (in realtà sono due che si fanno concorrenza in altezza) della città si trova appunto nella clinica Macciotta, anche se per ammirarlo bisogna entrare nel "fosso" della ex-clinica Aresu (oggi Facoltà di Lingue e dintorni).

 Ecco a sinistra una vista d'insieme delle grandi  Casuarine accompagnate da uno Schinus molle, ed a destra l'esemplare più grande. Sarà alto una ventina di metri, che per Cagliari è una misura assolutamente ragguardevole.
Faccio notare che il colore giallastro-bruno non è dovuto a secchezza, ma anzi alla fioritura in corso, che rende in questo periodo l'albero "femmina" di aspetto molto diverso dall'albero "maschio", come si nota nella foto a sinistra.

Il fosso della ex clinica Aresu merita una visita, sia per le piante (oltre a quelle citate si fanno notare una grande Robinia ed una Fitolacca seminascosta con un "piede" enorme) che per la suggestione del luogo,  che consente fra l'altro di ammirare da una prospettiva inusuale la sommità di Buoncammino e la torre di S.Pancrazio.

lunedì 15 ottobre 2012

Il Foliage nel Goceano

Abbiamo parlato del Foliage in un precedente post scritto più o meno negli stessi giorni di un anno fa (post del 31/10/11), ma l'argomento era stato già affrontato due anni fa citando la difficile arte di spogliarsi (post del 9/12/10), arte che riconoscevo in quella sede allo splendido giallo dei Ginkgo biloba.

Ambedue i post erano comunque permeati dal rammarico di non avere il clima adatto al pieno godimento di questo spettacolo di colori; anche per questo sono orgoglioso di aver trovato qualcosa anche quest'anno, ancorchè fuori città, e di presentarvela.

Una delle famiglie più interessate al fenomeno è quella degli Aceri; in Sardegna abbiamo come pianta spontanea, ed anche piuttosto rara, solo l'Acero minore, che già dal nome si caratterizza come adatto alle nostre terre, essendo il più piccolo della famiglia. Si chiama anche trilobo, con riferimento alla caratteristica forma della foglia, come si vede nella foto sotto, mentre il nome scientifico è Acer monospessulanum.

In questo periodo, come molti suoi fratelli, l'acero trilobo comincia a cambiare colore, e mentre molte foglie sono ancora verdi come quelle di sinistra, altre sono già diventate rosse, come quelle della foto sotto,    

che come si vede riguardano un arbusto. Non si creda però che, per quanto "minore", questo tipo di Acero non sappia crescere: per rendercene conto basta guardare l'esemplare di sotto.





Questo vecchio esemplare, come gli altri delle foto precedenti, si trova nel Goceano, nelle splendide zone comprese fra Badde Salighes e Foresta Burgos.






Invece proprio a Foresta Burgos, all'interno del centro di allevamento militare di cavalli, si trova il secondo albero oggetto della nostra attenzione odierna per il Foliage, in quanto splendidamente cangiante in giallo vivo.
Parliamo di un filare di Frassini, precisamente Fraxinus ornus, detto anche comunemente Orniello.



Anche in questo caso, come vedete, non tutti gli alberi trascolorano contemporaneamente, e si passa dal tutto giallo al tutto ancora verde, attraverso una gamma di colori intermedi; comunque uno spettacolo meraviglioso.


 
 Per chi volesse approfondire l'argomento, suggerisco questo link

mercoledì 10 ottobre 2012

I fiori bianchi della Chorisia

Lo sapete, non fosse altro che per lo sfondo del blog, che la Chorisia insignis è uno degli alberi che preferisco, ed anche questa volta non ho saputo resistere alla fioritura degli esemplari di via Sabotino/Trincea dei Razzi (post del 26/11/10 ed altri). Pertanto, non pago di avervela segnalata nell' "evidenza", vi voglio presentare due foto di una di quelle piante fiorite.

La scusa, per non sembrare ripetitivo, è che questa volta vi presento l'esemplare dai fiori bianchi, l'unico che io ricordi a Cagliari. Eccolo qui sotto, in tutto il suo splendore.

 

Ed ecco a destra un particolare dei fiori; nella foto si può notare un ulteriore elemento di bellezza, costituito dal bocciolo sferico e lucido, dal quale si prepara ad esplodere il fiore.

Che altro dire: se io fossi la signora che abita al secondo piano di via Trincea dei Razzi, proprio di fronte a questo esemplare, metterei un cartello di invito per i passanti, per goderne a pagamento la vista dalla mia finestra: un bel modo per arrotondare gli introiti mensili!

lunedì 8 ottobre 2012

L'albero che non ti aspetti

Mi ci sono imbattuto per caso, in uno dei miei giri a caccia di novità, ed è stata una piacevole sorpresa, anche perchè il Kaki, Diospyros kaki, è assolutamente raro in città, almeno per quanto ne so io.

Eccolo qua a sinistra, il Kaki con i frutti che cominciano ad arrossare, ma ancora pienamente fogliato, in versione estiva: proprio una pianta di gradevole aspetto, che vive in un condominio in via Col D'Echele, traversa di via Is Maglias.

Vi avevo già presentato il Kaki, in versione invernale (post del 10/1/12), ed in quella sede avevo vantato la valenza estetica delle bacche sferiche colore arancio appese sulla pianta completamente priva delle foglie.

Mi chiedo, e spero di ricordarmi di verificare a suo tempo, se la pianta cagliaritana saprà spogliarsi bene come sa fare la sorella di Sadali, ed in generale fanno tutte quelle che si trovano in quota; se così fosse, non capisco perchè questa specie sia così rara a Cagliari, data l'assoluta valenza come pianta ornamenale, sia d'estate che d'inverno. Fra l'altro il Kaki ha anche una bella foglia ovoidale, lucida e scura.

Nel particolare della foto a destra vediamo i frutti, dal verde all'arancio; non credo comunque che questi kaki, anche se dovessero arrivare a maturazione piena, potrebbero avere interesse alimentare, dato che i frutti commestibili provengono ormai tutti da piante trattate per la produzione di frutti senza semi, non fecondati   (tecnica della cosiddetta partenocarpia).


Comunque, in questa sede l'aspetto della commestibilità ci interessa poco, l'aspetto estetico basta ed avanza!

martedì 2 ottobre 2012

Le Agavi in Sella

Oggi parliamo di una pianta, l'Agave americana, conosciutissima ma poco amata, anzi spesso proprio disprezzata. Di fatto questo cespuglio di origine messicana non è bello, è spinoso, è spesso invadente, insomma non ha qualità (a meno di essere distillatori di Tequila!).

Però, escludendo pure il suo uso in giardini domestici, l'Agave può essere affascinante in un contesto di spazio libero, soprattutto quando "erige" il fusto della sua infiorescenza a pannocchia, che diventa alta anche diversi metri.  L'infiorescenza si fa apprezzare per altezza e per conformazione, e diventa l'unica parte significativa della pianta; resta in piedi per diversi mesi, mente la pianta generatrice lentamente muore, per lasciare il posto ai nuovi germogli basali.

Quindi una pianta che dà il meglio se inserita in un opportuno scenario: quale scenario migliore, allora, della Sella del Diavolo, luogo simbolico ed icona della nostra città?


Eccole allora, in una serie che vista dal basso di Marina Piccola sembra composta da piante allineate sul crinale; in realtà sono sparse in tutta la zona, come si vede dalla foto sotto che ne cattura molte vicino alla Sella.



La foto è stata scattata qualche anno fa, quando la zona era percorribile dai visitatori, due dei quali si vedono piuttosto interessati a ciò che li circonda; a questo proposito, mi sembra incredibile che oggi si voglia impedire l'accesso alla zona, a causa dei pericoli per crolli e smottamenti.

Io non contesto la presenza dei pericoli, ma parto da una constatazione di fatto: non saranno mai completamente eliminabili, ed allora dobbiamo impedire per sempre l'accesso a questo luogo meraviglioso, che fra l'altro fa parte della nostra cagliaritanità?  Segnalateli, i pericoli più evidenti, e che ognuno si assuma le proprie responsabilità!

E passi per le Agavi, che in fin dei conti possono essere godute, per fare un esempio, anche dalla passeggiata di Viale Regina Elena: ma si sta  pensando di impedire per sempre il godimento di un panorama come questo??