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Il fascino verde di via Stretta

Già al naturale è una stradina di grande fascino, la via Stretta di Castello, incastonata dietro il bastione di S.Croce, in prosecuzione di ...

sabato 9 luglio 2022

Un'alternativa verde al Poetto

Come ho fatto diverse volte gli anni scorsi, anche quest'anno voglio offrirvi qualche fotografia interessante scattata all'Orto Botanico, dove spesso torno per godere del paesaggio sempre uguale e sempre diverso offerto dagli alberi e dagli arbusti, nonché della atmosfera meditativa e decadente che il nostro Orto sa offrire. 

Può essere un suggerimento per interrompere ogni tanto la frequenza del pur meraviglioso nostro Poetto, con il suo enorme carico antropico estivo ed i problemi correlati. 



Tuffiamoci allora, invece che fra le onde, in mezzo al verde.

Un Fiore di Loto, Nelumbo nucifera, perde i grandi e pesanti petali ma non perde il fascino, tanto più se lo si ammira nel contesto delle enormi foglie circolari che riempiono la vasca dedicata a questi splendidi fiori.

Da notare anche il frutto, che contiene i semi, con la sua spiccata somiglianza con il soffione di una doccia.



E non poteva mancare una Ninfea, Nimphaea alba, cugina del Fior di Loto ma con il fiore molto più piccolo e che rimane a galleggiare sull'acqua. Le Ninfee crescono abbondanti nel vascone centrale, dove condividono lo specchio d'acqua con gli enormi pesci rossi, delizia dei bambini.

Dicevo che il fiore della Ninfea è  molto più piccolo del Fiore di Loto, ma la Ninfea si prende la sua rivincita con la foglia della specie Ninfea gigante, Victoria amazonica, che può raggiungere i 3 metri di diametro (post del 23/7/11)!  





E ancora, lo splendido fiore di una pianta succulenta, fra le tante presenti all'Orto, e precisamente un Cereus hildmannianus, una specie di Cactus proveniente dal Sudamerica, che offre in questo periodo una copiosa fioritura.



Ma non ci sono solo fiori da ammirare, ma tante, tante altre cose: per esempio  una mostruosa base di tronco di Fitolacca dioica, che ricorda il piede di un animale preistorico (vedi fra gli altri il post del 29/7/21).

Insomma, non manca certo la varietà e le piante da osservare anche a lungo, in questa oasi di pace e bellezza; certo, se il visitatore disponesse di qualche seduta più comoda delle attuali panchine..........  

mercoledì 29 giugno 2022

La splendida forma della Matriarca di Stampace, la Sophora di Sant'Efisio

 Ho voluto riunire due titoli che ho dedicato in passato ad un albero particolare, la vecchissima Sophora japonica che vive a due passi dalla chiesetta di Sant'Efisio (post del 16/2/13  e del 1/5/18), per ripresentarvi questo meraviglioso esemplare nel pieno del rigoglio estivo.

Come si vede dalla foto, l'albero, pur con circa un secolo e mezzo di vita alle spalle, è tuttora in splendida forma, e si prepara alla fioritura dorata  di luglio.

La Sophora japonica è un albero piuttosto comune a Cagliari, che vi avevo presentato già nel 2010 per poi riproporlo in momenti successivi; ricordo velocemente i filari di via Cugia e via Carboni Boy, piazza Repubblica, i parchi, i giardini Pubblici.....

Insomma un bell'esercito di esemplari cagliaritani per il nostro albero dal baccello strozzato, ma nessuno con i titoli della Matriarca, sia per l'età che per la posizione nel cuore di uno dei quartieri storici della città. 

Non posso che ribadire quanto sarebbe bello un segno di affetto e di rispetto per quest'albero da parte degli Stampacini, se d'intesa con il Comune si facessero carico di questa creatura verde, valorizzandola e presentandola ai visitatori per quello che è, una perla rara.



E, a proposito di farsi carico, mi rivolgo agli amministratori del verde pubblico affinché verifichino la situazione del tronco, che in diversi punti appare malconcio e bucato, e quindi a rischio di infiltrazioni fungine o di parassiti. Forse è solo vecchiaia, ma un controllo ogni tanto, seguito dalle eventuali riparazioni, non guasterebbe, anche se dovrebbe bastare la protezione del Santo lì vicino!



giovedì 23 giugno 2022

La Fitolacca triste nel parco

 Sembra un controsenso parlare di una Fitolacca dioica triste, dato che se c'è un albero allegro, nel suo disordine, esuberanza e invadenza, questo è la Fitolacca: pensiamo ai tanti esemplari cagliaritani che vi ho presentato negli anni, da quelli di Castello a quelli della passeggiata di Terrapieno, da quello di Marina Piccola a quello di viale Trieste, a quelli di via De Gioannis e così via elencando; veramente difficile definirli tristi. 

Ma quello che vedete qui a sinistra, pure un albero bello ed imponente, possiamo definirlo triste, dato che è stato abbandonato dai bambini che gli facevano compagnia tutti i giorni.

Avete capito di quale albero si tratta? E', anzi era, la mascotte dell'area giochi del parco CIPLA, ora Giovanni Paolo II, in via Dei Donoratico.

E' successo che questa area giochi è stata smantellata, rimanendo per mesi una discarica a cielo aperto; ora è stata parzialmente ripulita, ma i segni dell'abbandono restano, a partire dal manto erboso artificiale che ho volutamente lasciato in vista nella fotografia.

Quando vi avevo parlato di questo albero, nell'ambito della presentazione del Parco CIPLA (post del 30/9/11), gli avevo dedicato una affettuosa foto che dimostrava la cura (forse un po' kitsch, ma non importa) con la quale i titolari del parco trattavano la Fitolacca; questo trattamento, unito all'allegria dei giovanissimi frequentatori dei gonfiabili, contribuiva all'allegria dell'albero. Ora tutto questo non c'è più, e non è dato sapere se sarà ripristinato.  

lunedì 20 giugno 2022

Fioriture estive: una nuova Albizzia ed alcune ben conosciute Sterculie

 Le fioriture arboree di inizio estate (almeno dal punto di vista astronomico, per Cagliari è già piena estate!) hanno fra gli attori principali la Albizzia julibrissin e la Sterculia diversifolia (oggi Brachychiton populneus).

Vi presento oggi un nuovo esemplare di Albizzia, che si aggiunge a quelli dei quali abbiamo parlato in passato (post del 28/6/15 e del 13/6/21, solo per citare un paio di riferimenti).


Si tratta di un albero giovane, non molto alto ma con una grande chioma, che vegeta nello spazio pubblico alla fine delle vie Fracastoro e Fleming, e di fronte alla rotatoria di cui abbiamo parlato tanti anni fa (post 31/1/11), vantandone le qualità. In realtà molte qualità oggi sono state perse, il terreno è brullo e ghiaioso, ci sono diverse piante morte e lasciate lì ad essiccarsi.

Insomma un giardinetto oggi piuttosto degradato, ma che vanta la nostra Albizzia odierna in ottima forma ed in piena fioritura.

Faccio notare la sproporzione fra la dimensione del tronco e l'ampiezza della chioma, una caratteristica di questa leguminosa che contribuisce a renderle normalmente piuttosto breve la vita, per cui alcuni esemplari che vi ho presentato in passato potrebbero non esistere più (per esempio mi risulta che quello di via Tel Aviv sia morto). 

Comunque, siccome è un bell'albero, con bella foglia e bellissimi fiori, godiamocelo fino a quando ci fa compagnia.

E veniamo alle "ben conosciute" Sterculie, cioè quelle di Genneruxi, sia i due grandi esemplari alla fine di via Stoccolma che quelli in prosecuzione, nel corridoio di collegamento con via Zagabria. 

Ne ho parlato tante di quelle volte che non vi annoio ulteriormente (un solo rimando, post del 2/6/20); vi presento solo una foto,  che mostra il tappeto di "orcetti" rossi alla base di una delle due Sterculie, ormai a fine fioritura.

La foto si potrebbe intitolare

"Meditazione sulla caducità dell'esistenza" ,

ipotizzando che i due anziani signori, mentre osservano cadere gli ultimi fiori, formulino pensieri malinconici.

Chissà, forse invece si raccontano barzellette e ridono a crepapelle! 


   

  

lunedì 13 giugno 2022

Alberi della Toscana

Un titolo che racchiude un mondo, quello di una regione italiana fra le più ricche di verde, e la bellezza con la quale il verde toscano si presenta alla nostra ammirazione. Si potrebbero scrivere libri su libri, e presentare migliaia di immagini; io, molto più modestamente, voglio presentarvi alcune immagini commentate, tratte da un recente viaggio in questa splendida regione.


Volterra, un Ficus carica insiste a voler vivere in un sito non certamente fertile per lui, almeno per quello che si vede; però è sano e forte, e contribuisce molto al fascino della nuda parete alla quale si appoggia.

D'altra parte anche noi sardi conosciamo molto bene la ostinazione di queste piante, ed anzi spesso ne facilitiamo la crescita anche in posizioni impossibili.



 

In contrasto netto, a destra un enorme Liriodendron tulipifera, l'Albero dei tulipani, si erge maestoso a fianco di un sentiero del Giardino di Boboli a Firenze.

Vi ho parlato più volte di questo splendido albero, presentando esemplari fuori Sardegna, ma anche esemplari cagliaritani, per esempio al "Circu de Soli" (post del 4/5/21).



Tornando al Liriodendro di Boboli, merita di essere ammirato anche il piede mostruoso che lo tiene ancorato a terra. Da questa foto si può apprezzare anche la bellissima e peculiare foglia.  




Infine, nel giardino di un bel resort in provincia di Siena, un gruppetto di Tigli, Tilia europaea,  fa da confine al prato sul quale si delineano le ombre serali di slanciati e onnipresenti Cipressi.

Ai Tigli cagliaritani, anche se certo non grandi come questi, abbiamo dedicato ampi spazi nel blog, per esempio a quelli che ornano il viale che conduce al parco di Terramaini (post del 16/5/12).

giovedì 9 giugno 2022

Il vegliardo e la sua primavera

Il vegliardo che vi porto all'attenzione odierna è un glorioso albero, che vanta una età di tutto rispetto: quasi 200 anni,  da quando un ammiraglio inglese lo regalò, in forma di esile piantina, alla città di Cagliari. 


Eccolo oggi, il vegliardo, anzi la vegliarda: si tratta della Prosopis torquata del Parco della Rimembranza, detta anche la pianta dell'ammiraglio in virtù della sua storia, che vi avevo raccontato ai primordi di vita del blog (post del 10/11/10).

Come si vede il suo tronco biforcuto è veramente maestoso, scuro, scavato e contorto, a dimostrare gli anni che si porta appresso; però questa leguminosa è tuttora capace di produrre, in un tenero e meraviglioso contrasto, le sue foglioline composte e, in primavera avanzata, le spighe  cariche di fiorellini gialli.


Eccole qui a destra le foglie ed i fiori, a dimostrare la persistente vitalità della vegliarda.

La parte destra del tronco è sostenuta, come si conviene alla sua vecchiaia, da una gabbia di tubi metallici, che si intravede nella prima foto; non è un sostegno molto valido esteticamente, ma ci accontentiamo, purché la aiuti a restare in vita!

Ed a suo tempo, alla fine dell'estate, questo meraviglioso essere vivente sarà ancora capace di produrre i piccoli ed eleganti legumi falciformi, per i quali vi rimando ad un altro vecchio post (post del 31/8/11).

Insomma, una vera gloria cagliaritana, che merita rispetto e riconoscenza per il suo farci ancora compagnia. Forse meriterebbe anche un percorso di visita dedicato ed un cartello con la sua storia.    

  

lunedì 30 maggio 2022

La primavera della Quercia inglese

 La primavera, con l'esplosione di nuova vita nel mondo vegetale, è l'occasione propizia per parlarvi di nuovo, fra le mille possibilità offerte dalla Natura, della Quercia inglese, altro nome comune della Farnia, la Quercus robur.

E la Farnia merita di essere scelta per l'enorme importanza che questa specie arborea ha avuto ed ha nel suo rapporto con gli umani, per la sua presenza in una grande parte del mondo, per il suo essere sulla Terra da milioni di anni (post del 12/7/17, fra gli altri).

Insomma un caposaldo vegetale, anche se in Sardegna è quasi inesistente, ma ottimamente rappresentata  dalla sua cugina Roverella, Quercus pubescens, di cui abbiamo parlato tante volte, e con la quale si assomigliano moltissimo.

E allora eccola, una Quercia inglese in terra di Sardegna, comune di Pula, che ci presenta le sue nuove tenere foglioline e le piccole ghiande.

E' un albero che vi ho già presentato, nell'autunno di qualche anno fa (post del 9/10/19), post che vi invito a riguardare per vedere quanto grandi diventeranno le piccole ghiande nell'arco di qualche mese! E pensare che questo albero è nato da una ghianda, portata dallo Yorkshire!

Se volete invece andare a vedere una Farnia pubblica in città vi ricordo l'esemplare dell'EXMA' (post del 1/6/11 e 24/4/14 , fra gli altri).

In conclusione, onore a tutte le Querce, inglesi o meno che siano!





giovedì 19 maggio 2022

Tenerife patria del Drago, e non solo

L'arcipelago delle Canarie è universalmente noto, fra l'altro, per la quantità di specie arboree endemiche, molte delle quali hanno il riferimento all'arcipelago nel proprio nome. Pensiamo alla Palma delle Canarie, al Pino delle Canarie, all'Euforbia delle Canarie, tutte piante presenti anche a Cagliari ed ampiamente trattate nel blog.

E poi c'è lei, la Dracaena draco, Sangue di drago, forse la più significativa fra le specie endemiche di queste isole ed in particolare di Tenerife, di cui è simbolo vegetale. Qui vivono gli esemplari più vecchi al mondo di questa specie arborea, alcuni addirittura millenari.



Io non vi presento esemplari millenari, che possono essere facilmente trovati su internet, ma esemplari di tutti i giorni, che si possono incontrare a Tenerife durante una passeggiata, o ai bordi di una piscina.

Ringrazio Sara, che trovandosi in vacanza a Tenerife mi ha inviato queste foto.



Esemplari comuni, dunque, ma che sono già molto più grandi, e soprattutto più alti, degli esemplari cagliaritani.

Ricordo che Cagliari dispone ormai, stante anche la progressiva tropicalizzazione del clima, di molti esemplari di Dracena sangue di drago, che vi ho presentato in più occasioni (post del 10/6/11 , 25/1/18,   23/9/21 ed altri) e che colpiscono per la loro "simpatia" arborea e le particolarità relative al tronco, alla crescita, alla resina rossastra.


Ma non è solo il Drago, come recita il titolo del post, il simbolo arboreo di quest'isola: c'è ne è anche un altro, che adesso vi presento.


Eccolo qui: a qualcuno dei lettori ricorda qualcosa?  A parte il colore, la spiga fiorita è molto simile a quella di un arbusto che vi ho presentato nel 2011 (post del 20/3/11) , l'Echium fastuosum .

Infatti questo a fianco è un cugino, il cui nome scientifico è Echium wildpretii . I due cugini appartengono alla famiglia delle Boraginacee, quella della nostra bella e comune Borragine.

Questa pianta ha il simpatico nome comune di Viperina rossa di Tenerife; vive su terreni siccitosi e sassosi, non teme il caldo ed il vento, infatti si trova bene sulle alture di questa isola vulcanica.


 

venerdì 13 maggio 2022

Gli alberi monumentali d'Italia, e l'orgoglio nostrano

 E' dal 1977 che si parla in Italia di alberi monumentali nel territorio nazionale, censiti per la prima volta nel 1982 in un migliaio di esemplari, ed andati via via crescendo fino a raggiungere attualmente la cifra di circa 4000. 

Merito dovuto in buona parte all'interesse dei cittadini ed alle loro segnalazioni, che dai Comuni passano poi alle Regioni ed  infine al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali,  che ne formalizza l'appartenenza all'elenco ufficiale e ne determina la tutela, con tutte le sue norme.

L'argomento viene affrontato dalla stampa (parte delle informazioni odierne le ho tratte da un articolo su "la Repubblica" del 9 maggio scorso) e da molti studiosi ed appassionati, fra i quali Tiziano Fratus, già citato nel blog (post del 8/7/18 e del 20/7/20), che in uno dei suoi ultimi libri tratta proprio l'argomento degli alberi millenari d'Italia.

Per fare alcuni esempi, tratti dall'articolo citato, possiamo dire che l'albero italiano più alto risulta essere un Platano a Cernobbio, di 59 metri, mentre una Sequoia in provincia di Bolzano raggiunge i 58 metri; le chiome più ampie appartengono a Ficus magnolioides siciliani (vedasi post citato del 2018). E per quanto riguarda l'età?

Qui entra in campo l'orgoglio nostrano, perché l'albero italiano più vecchio risulta essere sardo, e precisamente "S'Ozzastru" di Luras (post del 22/12/11 e del 5/1/17 ) con 4000 anni alle spalle. E non finisce qui,  perché la Sardegna vanta il primato della Regione con il maggior numero di alberi monumentali, ed esattamente 410, distaccando la seconda regione, il Friuli, che ne ha 344. E, guarda caso, le specie più diffuse fra i monumenti sono le Roverelle, Quercus pubescens , ed i Lecci, Quercus ilex ,le nostre amate Querce sarde insieme con le Sughere.


E Cagliari, direte voi?  Non si difende male pur non vantando record, se può presentare chiome dell'ampiezza del Ficus magnolioides della Darsena, ritratto qui a destra e pluritrattato nel blog assieme ai fratelli in giro per la città, o l'altezza di 40 metri della "Signora Araucaria" (post 4/2/11 ed altri).

Insomma, anche se la bellezza degli alberi non si misura solo in metri, che anzi spesso sono controproducenti, il fatto di ragionare di monumenti e metterli in fila anche per le loro dimensioni ci aiuta ad amarli e rispettarli.      

sabato 7 maggio 2022

I Callistemon in piazza, per Sant'Efisio e dintorni

E' quasi una ricorrenza annuale, quella che festeggiamo nel blog in omaggio agli Scovolini, nomignolo con il quale sono noti i Callistemon citrinus, arbusti piuttosto comuni in città che ci riempiono gli occhi in questo periodo con la loro fioritura.

Ma per il blog la ricorrenza è speciale, perché lega questi arbusti ad una piazza, e precisamente alla Piazza del Carmine. E questo per una serie di motivi: prima di tutto la piazza del Carmine è una delle poche vere piazze di Cagliari, notoriamente carente di questi spazi di aggregazione; poi perché è in pieno centro storico della città, ed è bella e regolare nella forma; ed ancora, ma non certo per ultimo, perché qui si festeggiano la festa della Liberazione, il 25 aprile, la festa del Lavoro, il primo maggio, e la festa di Sant'Efisio, con momenti di incontro e di attività di gruppo che vanno dal 30 aprile al 4 maggio, giorno del ritorno notturno del Santo da Nora. Per non dire dei momenti di aggregazione periodica per i mercatini, in giorni festivi o nel periodo natalizio

E ancora, in ragione della nostra missione, questa piazza ci piace perché è ricca di verde, ed in questo periodo anche di rosso, quando appunto i Callistemon raggiungono l'apice della loro fioritura.

Eccola qua allora la piazza, qui fotografata il 30 aprile, tirata a lucido per Sant'Efisio.

Ho parlato della piazza e del suo verde ai primordi del blog (post del 10/2/11) ed a quel post vi rimando per ricordarvi le principali piante presenti, fra alberi ed arbusti; aggiungerò a quelle soltanto una serie di piantine di Aceri giapponesi (post del 28/4/19), piantumate da qualche anno ma per le quali il giudizio è sospeso. 

E finalmente i Callistemon, che ho collegato alla piazza tante volte, e vi rimando ad una veloce ricerca per averne conto; sono loro il vero legame della piazza con il blog!

Eccolo qua, uno dei Callistemon pronto per la festa, con il suo carico di spighe rosse pendule.

Devo dire che quest'anno sono meno splendenti del solito, i colori meno brillanti e le dimensioni inferiori ad altri anni; ma insomma, non possiamo lamentarci, sono esseri viventi ed è giusto che si presentino diversamente di anno in anno. Sono non di meno bellissimi!

Comunque chi volesse godere del colore rosso fuoco di queste spighe può recarsi al giardino Vannelli (del quale ho parlato nell'ultimo post in termini critici, ma non per colpa delle piante!) ed avrà ampia soddisfazione!
 

martedì 3 maggio 2022

Un minimo di attenzione al Parco Vannelli, per favore!

Questo post ricalca, anche nel titolo, quello di sei mesi fa (post del 5/11/21) che chiedeva maggiore attenzione nella cura del parco dedicato al grande botanico Vannelli, gestore capo del verde cittadino negli anni 80 del secolo scorso.

Naturalmente la richiesta riguarda tutti i parchi cittadini, quale più quale meno, ma in particolare quelli più piccoli e più facili da gestire, soprattutto se sono posizionati in zone povere di verde su terreno libero, come è il caso del quartiere Fonsarda (ma anche del Circu de Soli, per fare un altro esempio trattato nel blog).

Se poi parliamo di un parchetto intitolato al Vannelli, al quale io sono particolarmente affezionato, e che può vantare alberi anche molto anziani, che vantano decenni di vita già prima della istituzione del parco, la richiesta è ancora più netta e pressante.

E veniamo al dunque: sei mesi fa avevo notato la mancanza di alcune etichette identificative (di cui questo parco vanta una delle poche esperienze cagliaritane) e, peggio ancora, la non corrispondenza di altre al nome delle piante alle quali erano affiancate.

Credete che le cose siano state sistemate in questi sei mesi? Vi fornisco tre esempi eclatanti che dimostrano il contrario.



Ecco un Arecastro, Syagrus romanzoffianum, spacciato per una Palma da datteri, Phoenix dactilifera.



E questa è una anziana Dracena sangue di drago, Dracaena draco, della quale vi ho parlato tante volte a partire dai vecchissimi esemplari dell'Orto Botanico; questo esemplare sfoggia la targa, pietosamente poggiata al tronco, addirittura di Oleandro! 


Infine, ultimo esempio, un rarissimo esemplare di Mahonia japonica (post del 31/12/18), che espone il cartello dell'Arecastro di cui sopra; e questo è rimasto tale e quale dalla mia citata visita di sei mesi fa, nella quale esponevo proprio questo caso.  




Allora, cari amministratori del verde cagliaritano: assodato che un cartello sbagliato aggiunge al danno di nessun cartello la beffa dell'errore pervicacemente reiterato e non corretto, volete rispondere, a noi cagliaritani a cui piacerebbe conoscere il nome (corretto!) delle piante che incontrano per strada, o almeno quando passeggiano per parchi e giardini, dicevo volete rispondere a questa semplice domanda:

"Quanto costa, in termini economici e di impegno organizzativo, inviare ogni 15 gg un giardiniere esperto a controllare la correttezza dei cartelli e sistemare, sostituire o inserire quelli assenti, o ammalorati o soprattutto quelli sbagliati?"

Non c'é valida giustificazione al non agire, né vale dire che è l'inciviltà dei visitatori che provoca simili danni: all'inciviltà si pone rimedio, magari con delle telecamere; e comunque, come ben sappiamo, inciviltà trascurata richiama altra inciviltà, in una spirale di degrado progressivo. 

La amara conclusione, sempre la solita, è che è facile fare, con i bei ritorni di popolarità (Cagliari capitale europea del verde 2024????); difficile manutenere, senza ritorni di popolarità, almeno immediati. E allora una proposta: non si inauguri più niente di nuovo per un paio di anni, e ci si dedichi, con la opportuna pubblicità, alla manutenzione dell'esistente. E' così difficile? Io sono sicuro che i cagliaritani apprezzerebbero, magari spostando di qualche anno la volontà di diventare Capitale Europea del verde.





 

martedì 26 aprile 2022

Abbiamo i Canfori in città!

Il carattere entusiastico del titolo odierno ha bisogno di una spiegazione, che vi fornisco, premettendo una breve descrizione del Canforo.

Il Canforo, o Albero della Canfora, o Canfora, nome scientifico Cinnamomum camphora , è un bellissimo e grande albero originario dell'estremo oriente, spesso utilizzato nei parchi per le sue caratteristiche decorative d'insieme, la bella foglia coriacea, le bacche scure, il particolare profumo.

E' invece molto raro vederlo in città, forse per la crescita molto lenta, forse per la supposta invadenza delle sue radici. Io ho parlato del Canforo una sola volta (post del 2/7/16), presentando l'enorme esemplare che vive nell'Orto Botanico di Pisa. In quella occasione avevo utilizzato il nome Canfora, al femminile; oggi gli preferisco il nome maschile, non per questioni sessiste (!) ma per evitare di ridurre il nome a quello di un mero "produttore di canfora", l'olio essenziale estratto dalle foglie e dai trucioli. La canfora è un prodotto di grande interesse, per carità (cura vari disturbi di salute, oltre ad essere un efficace ma desueto antitarme), ma questo albero merita ben di più!

Finita la digressione, torniamo al titolo entusiastico: deriva dalla conclusione del post citato, che dichiarava la probabile assenza di quest'albero nella nostra Isola, e la speranza di essere smentito: ebbene, mi smentisco io stesso, comunicando che abbiamo in città alcuni esemplari, almeno quelli che vivono nel bel giardinetto fra il culmine del viale Regina Elena e la via Badas (S'Avanzada), detto anche giardino Badas.




Eccolo qua, il più grande degli esemplari (forse costituito da due esemplari affiancati), fotografato dallo stradello pedonale che costituisce uno dei lati del giardino.

Si nota, nella luce serale, il colore verde vivo delle foglie, lucide, coriacee ed aromatiche, di forma e dimensioni simili a quelle del Ficus benjamina.

Nella foto particolare a destra possiamo apprezzare le foglie, che presentano caratteristiche nervature, ed i racemi fiorali, che si preparano appunto ad esporre i fiorellini color crema.

Insomma il Canforo è una essenza sempreverde assolutamente interessante, e mi complimento con chi a suo tempo ha valutato il suo inserimento nel novero del verde pubblico cittadino, uscendo dai soliti Ficus, Schinus, Celtis, Jacaranda e le altre specie più "gettonate".  

martedì 19 aprile 2022

Il Giglio mare e monti

E no, non sto parlando di un ristoratore con poca fantasia che offre piatti di pesce e carne, ma della meravigliosa piantina delle Amarillidacee che si presenta in due versioni, quella marina e quella montana: il Giglio stellato (o Pancrazio, o Giglio marino di Sardegna).

Più precisamente, riferendoci ai nomi scientifici, parliamo di Pancratium maritimum per la specie che vive sui litorali sabbiosi, e di Pancratium illyricum per la specie che vive in quota.

Vi ho già presentato questo fiore selvatico, endemico della nostra Isola, oltre che della Corsica e dell'arcipelago toscano, con riferimento particolare al Giglietto di mare (post del 12/8/17 , 6/11/17 ,  20/8/21 ).  Vi ho raccontato, fra l'altro, l'affascinante modalità attraverso la quale questa bulbosa perpetua la specie, sfruttando la vicinanza del mare con le sue correnti.




Oggi invece vi presento un esemplare montano (per il quale ringrazio Stefano, che mi ha inviato l'immagine); un Pancratium illyricum, cresciuto in una sassaia, in zona di Dorgali.  Un affascinante contrasto fra la durezza del terreno e la tenerezza e delicatezza dei fiori, evidentemente solo apparente, a fronte di una grande rusticità e capacità di adattamento.


Avevo infatti già fotografato un esemplare montano di Pancrazio, piccolo ed orgoglioso fiorellino in mezzo ai giganti del Supramonte di Urzulei (post del 11/5/16). 

Insomma, possiamo ben dire che ci troviamo di fronte ad una delle tante gemme naturali della Sardegna, da ammirare e proteggere!

 



venerdì 15 aprile 2022

Il Boccione, o la bellezza degli ultimi

Chi mi segue sa che ogni tanto vado fuori dal seminato, cioè mi occupo di verde non costituito da alberi, prima missione del blog, e nemmeno da arbusti, ma da piante erbacee, spesso spontanee; e questo avviene, di norma, in primavera, quando la Natura produce quantità e varietà immense di fiorellini, normalmente trascurati dal nostro sguardo. Sarà anche perché la loro altezza da terra è quasi sempre minima, ma il loro destino è normalmente quello di essere calpestati, ed al più apprezzati quando si presentano in grandi distese.

E sbagliamo, perché spesso la bellezza di questi "ultimi" merita grande attenzione e genera spunti di notevole interesse.

Un esempio, uno solo dato che non è il mio campo, ve lo voglio proporre: il Boccione maggiore.


Ecco un esemplare di Boccione, il cui nome scientifico, da scioglilingua, è Urospermum dalechampii. 

Un fiorellino qualsiasi, comunissimo dovunque in campagna ma anche nei centri abitati (questo lo ho fotografato nelle campagne intorno a Pula), da cui promana bellezza pur nella sua apparente semplicità. 

In realtà la sua struttura non è affatto semplice, trattandosi di una infiorescenza a capolino, costituita da decine o centinaia di piccolissimi fiorellini, ognuno dei quali ha un petalo (detto ligula) di forma rettangolare, dentellato e maculato di nero in cima.

Questa sommariamente descritta è  la struttura normale della famiglia delle Asteracee, di cui i rappresentanti tipici sono le Margherite, con la differenza che queste ultime hanno due tipi di fiori (post del 4/3/15), mentre il Boccione possiede tutti fiori ligulati.

Basta allora con le tecnicalità, godiamoci questa bellezza degli ultimi, ed utilizziamola come auspicio per tempi migliori; buona Pasqua a tutti i lettori!  


venerdì 8 aprile 2022

Il Corso pedonale ed il suo verde

Parlo del Corso Vittorio Emanuele II, chiamato  semplicemente "Corso", sia per familiarità, sia perché nella nostra città non si presta a fraintendimenti, dato che è l'unica strada denominata corso.

Il Corso, dicevamo, da quando è stato trasformato in pedonale nella prima parte, è diventato molto più gradevole da percorrere in passeggiata o per usufruire delle attività commerciali, soprattutto della grande varietà di locali per mangiare anche all'aperto.

Insomma un posto molto apprezzato dai cagliaritani e dai turisti,  con il grande valore aggiunto di una buona quantità di verde, almeno nella prima tratta.

Ecco allora un piccolo estratto del verde del Corso.


Qui vediamo uno degli esemplari di Sophora japonica, ancora in riposo invernale; non riposa certo l'edera che si è appropriata  del suo tronco e dei rami principali, occupandolo con il colore verde carico delle sue foglie.

Non credo che l'albero sia felice della invadenza dell'ospite, che potrebbe arrivare a soffocarlo; però devo dire che questo rampicante è molto gradevole, sano e con le foglie screziate di bianco, e non mi sentirei di auspicarne l'eliminazione. Speriamo che le due piante riescano a convivere in pace.



E questi a destra? Sono i frutti, raggruppati in infiorescenze ad ombrello, di una Fatsia japonica, conosciuta anche col nome di Aralia come pianta da appartamento. Questo secondo nome è giustificato dalla sua appartenenza alla famiglia delle Araliaceae, a cui appartiene anche l'edera, il cui frutto infatti assomiglia molto a questo.

Ci sono diversi begli arbusti di Fatsia lungo il Corso, nelle aiuole che separano la parte di strada accostata ai palazzi rispetto alla parte centrale; è un arbusto di cui vi ho già parlato, sempre con riferimento al Corso (post del 23/1/16 e del 24/12/17), e che fa veramente una bella figura, anche con le grandi foglie lobate.


 


Infine un bel mazzo di Strelitzie, la Strelitzia reginae, con le sue grandi foglie che abbelliscono l'aiuola ed alcuni fiori con il gambo a becco ed i colori sgargianti, da cui è derivato il nomignolo di Uccello del Paradiso.

Anche delle Strelitzie abbiamo già parlato (post del 2/4/16), citandole però come fiore domestico reciso, mentre qui hanno il ruolo più importante di pianta da giardino.  




Insomma, teniamoci caro il nostro Corso, anche per il suo verde, e partecipiamo a tenerlo pulito!