L'anno scorso nel periodo estivo (precisamente fra agosto ed ottobre), come forse ricorderanno i lettori più affezionati, avevo affrontato in maniera "leggera" il tema dell'individuazione dell'albero più grande della città, partendo dal più alto, proseguendo con il più largo e concludendo con l'unione delle due caratteristiche.
Con lo stesso spirito leggero presento oggi altri due concorrenti della terza categoria, cioè quella degli alberi definiti "notevoli" nel rapporto altezza/larghezza ma non solo (post del 19/10/12), cioè gli alberi meritevoli di una visita dedicata e di uno sguardo più attento del solito.
Il primo albero che vi voglio segnalare è, ancora, un Ficus retusa, non oggetto di periodiche potature e quindi cresciuto in campo libero.
Lo troviamo a Genneruxi, alla fine del boulevard dei Bagolari (post del 10/11/10); la sua peculiarità non è l'altezza, che anzi è piuttosto modesta, ma la larghezza, che è molto maggiore dell'altezza superando abbondantemente i 10 metri. Il tutto accompagnato da un diametro modesto del tronco, quasi esile rispetto allo sbraccio della chioma.
Se andate ad ammirarlo, però, attenzione, perchè in questo periodo le sue generose fronde sono iperabitate dagli storni, con quello che ne consegue.
Il secondo concorrente è un albero del quale abbiamo già parlato, anche se di sfuggita: l'esemplare di Erythrina caffra che si trova alla fine del Corso Vittorio Emanuele, di fronte alla chiesa dell'Annunziata e subito prima del viale Merello; io preferisco però indicare questo grande albero come il segnale dell'inizio della interessante zona alberata di viale Trento (post del 4/4/13).
Eccola nella foto a destra, inquadrata assieme al campanile della chiesa per facilitarne il posizionamento; è comunque molto ben visibile dalla strada, anche passando in macchina, almeno per quanto riguarda la chioma; infatti questa Eritrina si trova in una proprietà non accessibile, protetta da un muro che impedisce di andarci sotto.
Bisognerebbe chiedere ai proprietari del terreno di consentire il libero accesso per ammirare la pianta, considerata come bene comune, o almeno di trasformare il muro cieco in una inferriata. Utopia, ma mi piace pensare che possa accadere.
Ricordo che questa specie di Eritrina ha una foglia molto elegante, ma soprattutto un fioritura strepitosa nel mese di aprile/maggio (post del 13/5/13).
Il nostro esemplare credo che sia il più grande della città, oltretutto in buone condizioni di salute; entra dunque a buon diritto fra gli alberi notevoli.
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E' la primavera, lo so. Non dovremmo meravigliarci delle fioriture primaverili e del loro presentarsi improvviso ed esplosivo, una speci...
giovedì 12 settembre 2013
L'albero più grande: altri due concorrenti
giovedì 5 settembre 2013
Frutti d'estate
I frutti d'estate di cui parliamo in queste righe, e nel blog in generale, sono naturalmente quelli selvatici, di campagna, che ci piace inquadrare insieme con gli alberi che li producono; frutti che spesso non hanno interesse alimentare, ma sicuramente grande interesse botanico ed estetico.
Detto questo, oggi vi porto fuori città, a San Leonardo di Siete Fuentes, in comune di Santu Lussurgiu; è un piccolo borgo di montagna, che ha avuto notorietà nel passato come luogo di villeggiatura. Oggi è fuori moda, poco frequentato, ma conserva un certo fascino, per l'atmosfera decadente e la pace che ispira.
Poi, ed ecco il nostro precipuo interesse, San Leonardo è una località ricca di alberi, e fra questi alcune specie che certamente non è facile incontrare a Cagliari: cito Abeti, Larici, Castagni, Agrifogli, Tassi, Roverelle ed un'altra quercia piuttosto rara in Sardegna e mai citata nel blog, il Cerro (Quercus cerris), dalle grandi foglie oblunghe e multilobate.
Basterebbe l'elenco precedente per giustificare una passeggiata in questa località; se poi aggiungiamo in zona i cespugli di rovo, che producono grandi quantità dei gustosissimi frutti rossi, le more (post del 7/8/11), il quadro è completo.
Ecco allora le more, che con la loro invadenza stanno arrampicandosi su un giovane Castagno, che mostra orgoglioso i suoi frutti ancora immaturi;
ed ancora una Roverella, che oltre alle giovani ghiande presenta una galla rossa (post del 13/2/12), ed infine i frutti immaturi di un Agrifoglio.
A proposito di quest'ultima fotografia, vi faccio notare che si nota bene la caratteristica di eterofillia dell'Agrifoglio, cioè la presenza di foglie anche molto diverse sulla stessa pianta, ancorché il DNA sia il medesimo.
Detto questo, oggi vi porto fuori città, a San Leonardo di Siete Fuentes, in comune di Santu Lussurgiu; è un piccolo borgo di montagna, che ha avuto notorietà nel passato come luogo di villeggiatura. Oggi è fuori moda, poco frequentato, ma conserva un certo fascino, per l'atmosfera decadente e la pace che ispira.
Poi, ed ecco il nostro precipuo interesse, San Leonardo è una località ricca di alberi, e fra questi alcune specie che certamente non è facile incontrare a Cagliari: cito Abeti, Larici, Castagni, Agrifogli, Tassi, Roverelle ed un'altra quercia piuttosto rara in Sardegna e mai citata nel blog, il Cerro (Quercus cerris), dalle grandi foglie oblunghe e multilobate.
Basterebbe l'elenco precedente per giustificare una passeggiata in questa località; se poi aggiungiamo in zona i cespugli di rovo, che producono grandi quantità dei gustosissimi frutti rossi, le more (post del 7/8/11), il quadro è completo.
Ecco allora le more, che con la loro invadenza stanno arrampicandosi su un giovane Castagno, che mostra orgoglioso i suoi frutti ancora immaturi;
ed ancora una Roverella, che oltre alle giovani ghiande presenta una galla rossa (post del 13/2/12), ed infine i frutti immaturi di un Agrifoglio.A proposito di quest'ultima fotografia, vi faccio notare che si nota bene la caratteristica di eterofillia dell'Agrifoglio, cioè la presenza di foglie anche molto diverse sulla stessa pianta, ancorché il DNA sia il medesimo.
sabato 31 agosto 2013
Le stelle di Terramaini
Non mi riferisco ad una visita notturna al parco di Terramaini, che pure credo potrebbe essere affascinante, ma a una più prosaica ideale assegnazione di stelle al merito, alla maniera dei ristoranti, a questo luogo.
Infatti mi fa piacere confermare a Terramaini le stelle che idealmente gli ho assegnato (post 11/1/11) e che ho confermato in momenti successivi. Sappiamo infatti quanto sia difficile, in Italia, la gestione corrente delle belle cose che vengono realizzate; si parte bene, si investe tanto in ingegno e soldi per realizzazioni che ci onorano e riempiono di orgoglio, poi si abbandona l'opera, più o meno lentamente, ad un destino di trascuratezza e degrado.
Ebbene, questo non è successo al parco in questione, che è sempre molto gradevole, ben tenuto, amato e frequentato senza essere affollato; anche l'inserimento del parco giochi con i gonfiabili è stato fatto con discrezione. In più, la gran parte degli alberi sta crescendo bene e, al di là della valenza estetica, comincia a fornire angoli di ombra.
Ne dà conto, in maniera emblematica, la foto a sinistra, dove un bellissimo esemplare di Ficus rubiginosa (visibilmente cresciuto rispetto a 30 mesi fa, vedi foto nel post citato) offre riparo ad una mamma con bambino.
Anche i fiori fanno la loro parte, come si vede dalle foto sotto, relative a cespugli o alberelli già citati dal blog e richiamati in didascalia.
Unica pecca significativa del parco, comune peraltro a tutti i parchi cittadini, la mancanza completa di etichette o altre forme di segnalazione dei nomi delle piante; avevo notato un inizio di nuovo corso ai Giardini Pubblici nei mesi scorsi, ma temo che sia già finito. Come ho fatto ormai tante volte, non mi stanco di segnalarlo, e continuo ad insistere.
Infatti mi fa piacere confermare a Terramaini le stelle che idealmente gli ho assegnato (post 11/1/11) e che ho confermato in momenti successivi. Sappiamo infatti quanto sia difficile, in Italia, la gestione corrente delle belle cose che vengono realizzate; si parte bene, si investe tanto in ingegno e soldi per realizzazioni che ci onorano e riempiono di orgoglio, poi si abbandona l'opera, più o meno lentamente, ad un destino di trascuratezza e degrado.
Ebbene, questo non è successo al parco in questione, che è sempre molto gradevole, ben tenuto, amato e frequentato senza essere affollato; anche l'inserimento del parco giochi con i gonfiabili è stato fatto con discrezione. In più, la gran parte degli alberi sta crescendo bene e, al di là della valenza estetica, comincia a fornire angoli di ombra.
Ne dà conto, in maniera emblematica, la foto a sinistra, dove un bellissimo esemplare di Ficus rubiginosa (visibilmente cresciuto rispetto a 30 mesi fa, vedi foto nel post citato) offre riparo ad una mamma con bambino.
Anche i fiori fanno la loro parte, come si vede dalle foto sotto, relative a cespugli o alberelli già citati dal blog e richiamati in didascalia.
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| Lagerstroemia indica |
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| Russelia equisetiformis |
Unica pecca significativa del parco, comune peraltro a tutti i parchi cittadini, la mancanza completa di etichette o altre forme di segnalazione dei nomi delle piante; avevo notato un inizio di nuovo corso ai Giardini Pubblici nei mesi scorsi, ma temo che sia già finito. Come ho fatto ormai tante volte, non mi stanco di segnalarlo, e continuo ad insistere.
sabato 24 agosto 2013
Chi sta bene e chi sta male
..... e chi sta come gli par, avrebbe concluso Renato Rascel nel suo famosissimo motivo E' arrivata la bufera. Naturalmente non è di Rascel e delle sue spassose canzoni che vi voglio parlare, ma della salute degli alberi cittadini nel cuore dell'estate, dopo alcuni mesi di sole implacabile e mancanza di pioggia.
E' questo un argomento che mi sta a cuore, e che ho già affrontato in altre occasioni, anche da un punto di vista delle tecniche poste in atto dagli alberi per difendersi dal caldo (post del 22/8/11); oggi vi voglio fornire una piccola mappa di situazioni cittadine, esemplificando appunto, come dice il titolo, chi sta bene e chi sta male.
Per capirci, basta percorrere via Dante verso piazza Giovanni XXIII e via Castiglione da Piazza Giovanni verso Pirri: ecco un esempio degli alberi che troviamo.
Le Jacaranda mimosaefolia che abbelliscono via Dante, come l'esemplare della foto a sinistra, sono in condizioni splendide; hanno tardato ad uscire dall'inverno ma adesso non le ferma nessuno, tanto meno il caldo, e si cominciano a preparare per la seconda fioritura di ottobre.
Guardate invece il povero Ippocastano, Aesculus hippocastanum, della foto a destra, che anzi non è fra i peggiori di via Castiglione: triste ed abbattuto, con le foglie semibruciate dal sole ed orlate di marrone. E' offensivo nei confronti di un albero bello e nobile come l'Ippocastano.
Possiamo citare altri casi: fra chi sta bene, le Magnolie, per esempio quelle di via Copernico, che soffrono per altri motivi ma non per il caldo, i Ficus di tutte le specie a cominciare dagli onnipresenti Ficus retusa, naturalmente i Carrubi (p.es. piazza Garibaldi ma anche piazza Marco Polo e zone limitrofe) e gli Olivi (p.es la scarpata davanti alla chiesa di via Scano, ma anche davanti alla chiesa di Bonaria).
Fra chi sta male possiamo citare gli Olmi (per esempio in viale Marconi), i Tigli (sulla strada che conduce da viale Marconi a Selargius, ma anche su quella che porta agli ingressi del parco di Terramaini), gli Aranci di via Pergolesi, che con il caldo si ammalano e macchiano tutto il marciapiede (post del 10/9/11).
Termino con una precisazione, anche se deducibile dal testo: abbiamo trattato essenzialmente di alberi pubblici, di strada o di piazza, che sono quelli destinati purtroppo a soffrire di più la siccità, per mancanza di cure adeguate a cominciare dall'innaffiamento. E' chiaro che in un giardino privato anche un albero non adatto al nostro clima può vivere egregiamente (un esempio per tutti, i Cedri), anche se resta la forzatura alle leggi naturali.
E' questo un argomento che mi sta a cuore, e che ho già affrontato in altre occasioni, anche da un punto di vista delle tecniche poste in atto dagli alberi per difendersi dal caldo (post del 22/8/11); oggi vi voglio fornire una piccola mappa di situazioni cittadine, esemplificando appunto, come dice il titolo, chi sta bene e chi sta male.
Per capirci, basta percorrere via Dante verso piazza Giovanni XXIII e via Castiglione da Piazza Giovanni verso Pirri: ecco un esempio degli alberi che troviamo.
Le Jacaranda mimosaefolia che abbelliscono via Dante, come l'esemplare della foto a sinistra, sono in condizioni splendide; hanno tardato ad uscire dall'inverno ma adesso non le ferma nessuno, tanto meno il caldo, e si cominciano a preparare per la seconda fioritura di ottobre.
Guardate invece il povero Ippocastano, Aesculus hippocastanum, della foto a destra, che anzi non è fra i peggiori di via Castiglione: triste ed abbattuto, con le foglie semibruciate dal sole ed orlate di marrone. E' offensivo nei confronti di un albero bello e nobile come l'Ippocastano.
Possiamo citare altri casi: fra chi sta bene, le Magnolie, per esempio quelle di via Copernico, che soffrono per altri motivi ma non per il caldo, i Ficus di tutte le specie a cominciare dagli onnipresenti Ficus retusa, naturalmente i Carrubi (p.es. piazza Garibaldi ma anche piazza Marco Polo e zone limitrofe) e gli Olivi (p.es la scarpata davanti alla chiesa di via Scano, ma anche davanti alla chiesa di Bonaria).
Fra chi sta male possiamo citare gli Olmi (per esempio in viale Marconi), i Tigli (sulla strada che conduce da viale Marconi a Selargius, ma anche su quella che porta agli ingressi del parco di Terramaini), gli Aranci di via Pergolesi, che con il caldo si ammalano e macchiano tutto il marciapiede (post del 10/9/11).
Termino con una precisazione, anche se deducibile dal testo: abbiamo trattato essenzialmente di alberi pubblici, di strada o di piazza, che sono quelli destinati purtroppo a soffrire di più la siccità, per mancanza di cure adeguate a cominciare dall'innaffiamento. E' chiaro che in un giardino privato anche un albero non adatto al nostro clima può vivere egregiamente (un esempio per tutti, i Cedri), anche se resta la forzatura alle leggi naturali.
domenica 18 agosto 2013
La Gleditsia ed i suoi baccelli
La Gleditsia triacanthos, Spino di Giuda, è stato uno dei primi alberi ad essere classificato nel blog (post del 13/11/10); albero piuttosto raro in città, ma assolutamente riconoscibile per la presenza dei grossi baccelli/legumi/silique che lo contraddistinguono. E' parente sia della Robinia che del Carrubo.
Questo albero merita la nostra attenzione anche perchè un suo rappresentante, forse un ibrido, è un vecchio Patriarca che vive ai Giardini Pubblici, ultracentenario ma ancora in grado di fruttificare.
Ecco infatti alcuni baccelli della produzione 2013, ripresi nel luglio scorso; fra l'altro questo esemplare ha una circonferenza del tronco superiore ai due metri e mezzo, che per questa specie è assolutamente eccezionale.
Ho doverosamente ceduto il passo al Patriarca, ma oggi vi voglio ripresentare il bellissimo esemplare di piazza delle Muse, a Mulinu Becciu, già fotografato in versione invernale (post del 5/2/12).

Eccolo a destra nel rigoglio della versione estiva, carico di baccelli che hanno già perso l'originale colore verde per assumere il colore ambrato con sfumature arancio; i primi piani delle foto sotto consentono di apprezzarne i colori, in piacevole contrasto con il verde delle foglie composte, anch'esse molto gradevoli.
I baccelli, nelle prossime settimane e mesi, continueranno ad offrire il loro spettacolo appesi alla pianta,
mutando colore fino a diventare marrone scuro/bruno, per poi cadere, o rimanere appesi allo scheletro fino alla primavera prossima.
Curiosità: il nome italiano di questo albero, Spino di Giuda, fa ovvio riferimento religioso alle grosse spine presenti; invece il nome comune americano, da dove questo albero proviene, è Honey locust, e fa riferimento al gusto zuccherino del frutto.
Questo albero merita la nostra attenzione anche perchè un suo rappresentante, forse un ibrido, è un vecchio Patriarca che vive ai Giardini Pubblici, ultracentenario ma ancora in grado di fruttificare.
Ecco infatti alcuni baccelli della produzione 2013, ripresi nel luglio scorso; fra l'altro questo esemplare ha una circonferenza del tronco superiore ai due metri e mezzo, che per questa specie è assolutamente eccezionale.
Ho doverosamente ceduto il passo al Patriarca, ma oggi vi voglio ripresentare il bellissimo esemplare di piazza delle Muse, a Mulinu Becciu, già fotografato in versione invernale (post del 5/2/12).

Eccolo a destra nel rigoglio della versione estiva, carico di baccelli che hanno già perso l'originale colore verde per assumere il colore ambrato con sfumature arancio; i primi piani delle foto sotto consentono di apprezzarne i colori, in piacevole contrasto con il verde delle foglie composte, anch'esse molto gradevoli.
I baccelli, nelle prossime settimane e mesi, continueranno ad offrire il loro spettacolo appesi alla pianta,
mutando colore fino a diventare marrone scuro/bruno, per poi cadere, o rimanere appesi allo scheletro fino alla primavera prossima. Curiosità: il nome italiano di questo albero, Spino di Giuda, fa ovvio riferimento religioso alle grosse spine presenti; invece il nome comune americano, da dove questo albero proviene, è Honey locust, e fa riferimento al gusto zuccherino del frutto.
lunedì 12 agosto 2013
La Palma blu del Messico
Oggi vi presento una nuova Palma, comunemente nota come Palma blu del Messico, per il colore bluastro che assumono spesso le foglie e per la provenienza della specie.
Mi da l'occasione di parlare di quest'albero Marco, che ringrazio, che mi ha inviato la foto, colpito dalla splendida fioritura. Eccola qui sotto.
Marco ha ipotizzato che si tratti di una Washingtonia, data la somiglianza delle foglie, ma si tratta appunto di una Palma blu, nome scientifico Brahea armata, come ho potuto appurare chiedendo ai giardinieri di Sgaravatti, dove vegeta questo bellissimo esemplare.
Devo dire che l'impatto estetico di quest'albero è veramente notevole, con le infiorescenze arcuate costituite da innumerevoli fiorellini bianchi, ed un portamento d'insieme molto elegante; il particolare colore delle foglie, che varia dal grigio al blu, deriva da una pruina cerosa che le ricopre.
In quest'altra foto, ripresa più da vicino, le infiorescenze sembrano quasi delle cascate di ghiaccio che brillano al sole.
Naturalmente questo particolare esemplare risente in senso positivo dell'ambiente nel quale cresce e delle cure con le quali è seguito, ma credo che si possa affermare che la fioritura della Palma blu è una delle più belle che la famiglia delle Palme possa offrire.
Mi da l'occasione di parlare di quest'albero Marco, che ringrazio, che mi ha inviato la foto, colpito dalla splendida fioritura. Eccola qui sotto.
Marco ha ipotizzato che si tratti di una Washingtonia, data la somiglianza delle foglie, ma si tratta appunto di una Palma blu, nome scientifico Brahea armata, come ho potuto appurare chiedendo ai giardinieri di Sgaravatti, dove vegeta questo bellissimo esemplare.
Devo dire che l'impatto estetico di quest'albero è veramente notevole, con le infiorescenze arcuate costituite da innumerevoli fiorellini bianchi, ed un portamento d'insieme molto elegante; il particolare colore delle foglie, che varia dal grigio al blu, deriva da una pruina cerosa che le ricopre.
In quest'altra foto, ripresa più da vicino, le infiorescenze sembrano quasi delle cascate di ghiaccio che brillano al sole.
Naturalmente questo particolare esemplare risente in senso positivo dell'ambiente nel quale cresce e delle cure con le quali è seguito, ma credo che si possa affermare che la fioritura della Palma blu è una delle più belle che la famiglia delle Palme possa offrire.
martedì 6 agosto 2013
Il fossile vivente ed il suo ciclo riproduttivo
In un post pubblicato di recente (post del 9/7/13) ho presentato la Cycas revoluta, ed ho dedicato qualche spazio al suo interessantissimo apparato riproduttivo.
In particolare ho presentato in fotografia lo strobilo ancora chiuso di un esemplare maschio, promettendo che nel giro di qualche giorno si sarebbe allungato ed avrebbe aperto le squame, per affidare al vento il polline alla ricerca di esemplari femmina con i quali assicurare la riproduzione della specie.
Ecco allora, a sinistra, il completamento del processo: le squame sono aperte, il polline è uscito. Il ciclo è completato, almeno per il maschio, e lo strobilo può seccarsi.
In particolare ho presentato in fotografia lo strobilo ancora chiuso di un esemplare maschio, promettendo che nel giro di qualche giorno si sarebbe allungato ed avrebbe aperto le squame, per affidare al vento il polline alla ricerca di esemplari femmina con i quali assicurare la riproduzione della specie.
Ecco allora, a sinistra, il completamento del processo: le squame sono aperte, il polline è uscito. Il ciclo è completato, almeno per il maschio, e lo strobilo può seccarsi.
venerdì 2 agosto 2013
Mostra permanente all'EXMA'
Molti di noi conoscono l'EXMA', centro polivalente nel pieno centro di Cagliari, fra le vie S.Lucifero e Logudoro, un bellissimo spazio per esposizioni temporanee, mostre, convegni, laboratori didattici, rassegne di film come in questi giorni.
Uno spazio polifunzionale ed eclettico, che trae forza proprio dalla temporaneità delle sue mostre, che gli consentono di rinnovarsi continuamente. Cicli di vita che si misurano in mesi, spesso in giorni; ma c'è qualcosa in mostra permanente il cui ciclo di vita si misura in secoli, e che è di stretto interesse di questo blog: la Quercia dell'EXMA'.
Parliamo della Farnia, Quercus robur, che vi ho già presentato (post del 1/6/11), ma che merita una ripresa, non fosse altro che per la sua rarità, per Cagliari e non solo.
Come dicevo, quest'albero è probabilmente un esemplare unico a Cagliari ed uno dei pochi in Sardegna; la nostra Isola, come sappiamo, è invece dotata di innumerevoli esemplari della cugina Roverella (pure rara in città), Quercus pubescens, con cui la Farnia ha buona somiglianza.
C'è poi una terza specie di Quercia, che assomiglia molto alle due citate, con le quali compone uno splendido trittico: il Rovere, Quercus patraea, raro in Sardegna.
Tornando alla nostra Farnia in mostra permanente, ecco a destra un particolare, che mette in mostra le belle foglie a lobi arrotondati e le buone condizioni di salute.
Ed a proposito dell'EXMA', voglio concludere questo post con un curiosità legata all'utilizzo originario di questo luogo, cioè la macellazione dei bovini: vi offro una rara fotografia, fatta da me bambino negli anni 50 del secolo scorso, quando il macello era ancora in pieno esercizio.
Si tratta di una mandria di buoi al passaggio nel viale Colombo (lo spiazzo in primo piano è quello dove sorge attualmente il palazzo dell'Associazione Industriali), mentre veniva condotta appunto al macello di via Logudoro; gli animali, arrivati sulle proprie zampe, sarebbero usciti nel giro di qualche giorno in quarti e mezzene, per essere distribuiti al mercato del Largo Carlo Felice ed alle tante rivendite della città.
Uno spazio polifunzionale ed eclettico, che trae forza proprio dalla temporaneità delle sue mostre, che gli consentono di rinnovarsi continuamente. Cicli di vita che si misurano in mesi, spesso in giorni; ma c'è qualcosa in mostra permanente il cui ciclo di vita si misura in secoli, e che è di stretto interesse di questo blog: la Quercia dell'EXMA'.
Parliamo della Farnia, Quercus robur, che vi ho già presentato (post del 1/6/11), ma che merita una ripresa, non fosse altro che per la sua rarità, per Cagliari e non solo.
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| Quercus robur all'EXMA' |
Come dicevo, quest'albero è probabilmente un esemplare unico a Cagliari ed uno dei pochi in Sardegna; la nostra Isola, come sappiamo, è invece dotata di innumerevoli esemplari della cugina Roverella (pure rara in città), Quercus pubescens, con cui la Farnia ha buona somiglianza.
C'è poi una terza specie di Quercia, che assomiglia molto alle due citate, con le quali compone uno splendido trittico: il Rovere, Quercus patraea, raro in Sardegna.
Tornando alla nostra Farnia in mostra permanente, ecco a destra un particolare, che mette in mostra le belle foglie a lobi arrotondati e le buone condizioni di salute.
Ed a proposito dell'EXMA', voglio concludere questo post con un curiosità legata all'utilizzo originario di questo luogo, cioè la macellazione dei bovini: vi offro una rara fotografia, fatta da me bambino negli anni 50 del secolo scorso, quando il macello era ancora in pieno esercizio.
Si tratta di una mandria di buoi al passaggio nel viale Colombo (lo spiazzo in primo piano è quello dove sorge attualmente il palazzo dell'Associazione Industriali), mentre veniva condotta appunto al macello di via Logudoro; gli animali, arrivati sulle proprie zampe, sarebbero usciti nel giro di qualche giorno in quarti e mezzene, per essere distribuiti al mercato del Largo Carlo Felice ed alle tante rivendite della città.
domenica 28 luglio 2013
La muta del Ficus religiosa
Il Ficus religiosa è una pianta beniamina del blog, pur non essendo un Ficus beniamina (scusatemi la scemenzuola, ma non ho saputo resistere); ne abbiamo parlato più volte a partire dagli albori (post del 14/11/10) per una serie di validi motivi:
-che io sappia, Cagliari ha un solo esemplare pubblico di quest'albero, quello di via S.Lucifero, e questo è già di per sé un motivo di interesse;
-è un albero sacro per induisti e buddhisti, e comune presso i templi indiani;
-ha una foglia elegantissima, lucida e con il margine ondulato, apice acuminato e lungo picciolo che la fa dondolare al vento; le foglie più grandi, dopo essere state essiccate, spesso vengono dipinte, acquisendo così una nuova vita come elementi di arredo;
-l'esemplare cagliaritano è un albero molto grande per Cagliari, tanto è vero che lo ho inserito fra le piante notevoli della città (post 5/9/12).
Ce ne sarebbe abbastanza, ma oggi voglio aggiungere un altro elemento di interesse, quello riportato nel titolo e cioè la "muta" di questo Ficus.
Il termine muta è naturalmente improprio per l'uso botanico, essendo riferito al cambiamento dello strato superficiale della pelle di alcuni animali, ma mi è sembrato efficace per descrivere il fenomeno a cui è sottoposta una parte del fogliame di questo albero, quando arriva l'estate.
Le foglie si seccano e vengono sostituite da nuove foglioline che, nella prima fase di vita, assumono un bellissimo colore rossastro, come si vede dalle fotografie.
Il Ficus religiosa è noto, nei paesi dove è frequente incontrarlo, con una serie di nomi comuni, quali: albero di Bo, albero della Bodhi (illuminazione, riferito a Buddha), Pipal e tanti altri.
Pare che esista un esemplare vivente di albero di Bo presso il tempio di Mahavihara in Sri Lanka, piantato nel 288 prima di Cristo.
Tornando al nostro rappresentante di questa meravigliosa specie arborea, termino il post con un primo piano
del fogliame, dove si distinguono le foglie gialle che stanno per cadere, le foglie verdi ed i nuovi getti di foglie rosse; si distinguono anche i frutti, piccoli fichi verdi ed appaiati, che diventeranno rossi con la maturazione.
-che io sappia, Cagliari ha un solo esemplare pubblico di quest'albero, quello di via S.Lucifero, e questo è già di per sé un motivo di interesse;
-è un albero sacro per induisti e buddhisti, e comune presso i templi indiani;
-ha una foglia elegantissima, lucida e con il margine ondulato, apice acuminato e lungo picciolo che la fa dondolare al vento; le foglie più grandi, dopo essere state essiccate, spesso vengono dipinte, acquisendo così una nuova vita come elementi di arredo;
-l'esemplare cagliaritano è un albero molto grande per Cagliari, tanto è vero che lo ho inserito fra le piante notevoli della città (post 5/9/12).
Ce ne sarebbe abbastanza, ma oggi voglio aggiungere un altro elemento di interesse, quello riportato nel titolo e cioè la "muta" di questo Ficus.
Il termine muta è naturalmente improprio per l'uso botanico, essendo riferito al cambiamento dello strato superficiale della pelle di alcuni animali, ma mi è sembrato efficace per descrivere il fenomeno a cui è sottoposta una parte del fogliame di questo albero, quando arriva l'estate.
Le foglie si seccano e vengono sostituite da nuove foglioline che, nella prima fase di vita, assumono un bellissimo colore rossastro, come si vede dalle fotografie.
Il Ficus religiosa è noto, nei paesi dove è frequente incontrarlo, con una serie di nomi comuni, quali: albero di Bo, albero della Bodhi (illuminazione, riferito a Buddha), Pipal e tanti altri.
Pare che esista un esemplare vivente di albero di Bo presso il tempio di Mahavihara in Sri Lanka, piantato nel 288 prima di Cristo.
Tornando al nostro rappresentante di questa meravigliosa specie arborea, termino il post con un primo piano
del fogliame, dove si distinguono le foglie gialle che stanno per cadere, le foglie verdi ed i nuovi getti di foglie rosse; si distinguono anche i frutti, piccoli fichi verdi ed appaiati, che diventeranno rossi con la maturazione.
domenica 21 luglio 2013
Ailanthus, l'invincibile?
Voglio riprendere l'argomento dell'Ailanto e della sua espansione incontrollata, sulla base di un allarmante articolo che ho letto in Rete, di cui vi riporto una parte.
"Una pianta "aliena" - è il commento preoccupato della Spriano - è questo il nostro problema immediato. Con l'estensione delle sue radici, che possono prolungarsi in lunghezza e in profondità per decine di metri e dare origine a nuovi fusti della stessa pianta, finisce per soffocare la vegetazione autoctona circostante oltre a trovare il suo habitat persino all'interno dei muri. Basta spezzare o anche solo incidere la radice, perché prontamente dalla ferita nasca un nuovo fusto della pianta. Ciò rende estremamente difficile l'estirpazione e basta lasciare nel terreno anche una minima parte della radice, per permettere all'ailanto di rinascere. Andrebbe rimossa una enorme quantità di terreno per asportare completamente una radice che può prolungarsi anche per una trentina di metri. Nel nostro caso, posso dire senz'altro che l'ailanto è il vero pericolo della Cittadella.
Per fortuna la Cittadella di cui si parla non è quella cagliaritana ma quella della città di Alessandria, però naturalmente mi sono preoccupato per noi, avendo già notato l'invadenza dell'Ailanto nella nostra Cittadella (post del 13/8/12, nota in calce).
Ho deciso quindi di effettuare una visita di controllo e, sulla base degli esiti, ho scelto di assegnare a questo post il medesimo titolo di un post dello scorso anno, nel quale si parlava delle armi, oneste e non, usate dall'Ailanto per la conquista del territorio (post del 6/7/12); al titolo ho aggiunto però una nota positiva data dal punto interrogativo.
Infatti non sono più convinto che l'Ailanto sia invincibile, dato che in Cittadella ho trovato la situazione sotto controllo, e poche tracce dell'abusivo, come si vede dalla foto.
Devo dare atto ai giardinieri di aver fatto un buon lavoro, perchè ricordo bene che la situazione dell'anno scorso non era così tranquilla.
Non altrettanto buona, purtroppo, è la situazione ai Giardini Pubblici: ecco davanti all'ingresso un grande Ailanto
e la sua colonia di "figlietti" che prosperano indisturbati, andando sicuramente ad infastidire i bellissimi Cedro e Falso pepe che vivono a fianco e dei quali abbiamo parlato.
Ancora più invadente l'esemplare qui sotto fotografato all'interno dei Giardini che, come si vede, risulta proprio "ficcato in mezzo", come un ospite fastidioso ed indesiderato, fra i due bellissimi esemplari di Ficus rubiginosa.
Insomma, anche se Cagliari non è Alessandria, la battaglia per non essere sopraffatti dagli Ailanti non è mai vinta, e va combattuta giorno per giorno, almeno nei luoghi più frequentati e cari ai cagliaritani ed ai turisti.
"Una pianta "aliena" - è il commento preoccupato della Spriano - è questo il nostro problema immediato. Con l'estensione delle sue radici, che possono prolungarsi in lunghezza e in profondità per decine di metri e dare origine a nuovi fusti della stessa pianta, finisce per soffocare la vegetazione autoctona circostante oltre a trovare il suo habitat persino all'interno dei muri. Basta spezzare o anche solo incidere la radice, perché prontamente dalla ferita nasca un nuovo fusto della pianta. Ciò rende estremamente difficile l'estirpazione e basta lasciare nel terreno anche una minima parte della radice, per permettere all'ailanto di rinascere. Andrebbe rimossa una enorme quantità di terreno per asportare completamente una radice che può prolungarsi anche per una trentina di metri. Nel nostro caso, posso dire senz'altro che l'ailanto è il vero pericolo della Cittadella.
Per fortuna la Cittadella di cui si parla non è quella cagliaritana ma quella della città di Alessandria, però naturalmente mi sono preoccupato per noi, avendo già notato l'invadenza dell'Ailanto nella nostra Cittadella (post del 13/8/12, nota in calce).
Ho deciso quindi di effettuare una visita di controllo e, sulla base degli esiti, ho scelto di assegnare a questo post il medesimo titolo di un post dello scorso anno, nel quale si parlava delle armi, oneste e non, usate dall'Ailanto per la conquista del territorio (post del 6/7/12); al titolo ho aggiunto però una nota positiva data dal punto interrogativo.
Infatti non sono più convinto che l'Ailanto sia invincibile, dato che in Cittadella ho trovato la situazione sotto controllo, e poche tracce dell'abusivo, come si vede dalla foto.
Devo dare atto ai giardinieri di aver fatto un buon lavoro, perchè ricordo bene che la situazione dell'anno scorso non era così tranquilla.
Non altrettanto buona, purtroppo, è la situazione ai Giardini Pubblici: ecco davanti all'ingresso un grande Ailanto
e la sua colonia di "figlietti" che prosperano indisturbati, andando sicuramente ad infastidire i bellissimi Cedro e Falso pepe che vivono a fianco e dei quali abbiamo parlato.
Ancora più invadente l'esemplare qui sotto fotografato all'interno dei Giardini che, come si vede, risulta proprio "ficcato in mezzo", come un ospite fastidioso ed indesiderato, fra i due bellissimi esemplari di Ficus rubiginosa.
Insomma, anche se Cagliari non è Alessandria, la battaglia per non essere sopraffatti dagli Ailanti non è mai vinta, e va combattuta giorno per giorno, almeno nei luoghi più frequentati e cari ai cagliaritani ed ai turisti.
martedì 16 luglio 2013
Quando la Natura dà spettacolo
Oggi vi porto fuori città, anzi fuori Italia, e precisamente in un parco della città di Edimburgo, in Scozia.
L'occasione propizia per questo attimo di "vacanza" la fornisce Maria Antonietta, che ringrazio, che mi invia alcune belle foto, chiedendomi di individuare lo splendido soggetto fotografato.
Dedichiamo qualche secondo all'esame d'insieme: l'albero, in una splendida giornata di giugno, è inserito in uno scenario verde di contorno, come verde è il prato che lo circonda. Sullo sfondo si intravvedono dei ruderi, forse di una chiesa, ed alcune piccole persone in cammino sul sentiero, che con il suo curvare dà movimento all'immagine.
Ma il cuore dell'immagine è indubbiamente lui: maestoso ma non incombente, frondoso ma non troppo denso, con i rami più giovani leggermente inclinati quasi in posizione di riposo o di offerta al viandante ammirato. Il colore è verde pallido, anche a causa di innumerevoli macchie quasi bianche.
Completata la analisi visiva d'insieme, arriviamo al dunque: che albero è?
Ho fatto una analisi per quanto possibile accurata, utilizzando anche alcune altre foto di maggiore dettaglio, e sono arrivato alla conclusione, spero abbastanza vicina alla verità, che si tratti di un Olmo, e precisamente un Olmo inglese, Ulmus procera. Ancora più precisamente, dato il colore e la postura ricadente, potebbe trattarsi di Ulmus hollandica, uno degli innumerevoli ibridi dell'Olmo inglese.
Pare che la quantità di ibridi e di selezioni effettuate in Inghilterra nel secolo scorso siano stati la concausa della devastazione subita dagli Olmi in quel paese, colpiti dalla cosiddetta malattia dell'Olmo olandese, o grafiosi (post del 22/4/12). Questa terribile malattia ha fatto morire, solo in Gran Bretagna, più di 12 milioni di esemplari, di quello che era uno degli alberi simbolo del paesaggio inglese.
Tornando al nostro meraviglioso esemplare, che appare comunque sano, le macchie quasi bianche sono date dai frutti in maturazione, gruppi di samare alate che contengono i semi; nel giro i qualche settimana, le samare saranno diventate prima bionde poi brune, per poi cadere a formare un tappeto; non solo spettacolo, ma anche mutevole. Insomma, mi pare che il titolo sia meritato.
L'occasione propizia per questo attimo di "vacanza" la fornisce Maria Antonietta, che ringrazio, che mi invia alcune belle foto, chiedendomi di individuare lo splendido soggetto fotografato.
Dedichiamo qualche secondo all'esame d'insieme: l'albero, in una splendida giornata di giugno, è inserito in uno scenario verde di contorno, come verde è il prato che lo circonda. Sullo sfondo si intravvedono dei ruderi, forse di una chiesa, ed alcune piccole persone in cammino sul sentiero, che con il suo curvare dà movimento all'immagine.
Ma il cuore dell'immagine è indubbiamente lui: maestoso ma non incombente, frondoso ma non troppo denso, con i rami più giovani leggermente inclinati quasi in posizione di riposo o di offerta al viandante ammirato. Il colore è verde pallido, anche a causa di innumerevoli macchie quasi bianche.
Completata la analisi visiva d'insieme, arriviamo al dunque: che albero è?
Ho fatto una analisi per quanto possibile accurata, utilizzando anche alcune altre foto di maggiore dettaglio, e sono arrivato alla conclusione, spero abbastanza vicina alla verità, che si tratti di un Olmo, e precisamente un Olmo inglese, Ulmus procera. Ancora più precisamente, dato il colore e la postura ricadente, potebbe trattarsi di Ulmus hollandica, uno degli innumerevoli ibridi dell'Olmo inglese.
Pare che la quantità di ibridi e di selezioni effettuate in Inghilterra nel secolo scorso siano stati la concausa della devastazione subita dagli Olmi in quel paese, colpiti dalla cosiddetta malattia dell'Olmo olandese, o grafiosi (post del 22/4/12). Questa terribile malattia ha fatto morire, solo in Gran Bretagna, più di 12 milioni di esemplari, di quello che era uno degli alberi simbolo del paesaggio inglese.
Tornando al nostro meraviglioso esemplare, che appare comunque sano, le macchie quasi bianche sono date dai frutti in maturazione, gruppi di samare alate che contengono i semi; nel giro i qualche settimana, le samare saranno diventate prima bionde poi brune, per poi cadere a formare un tappeto; non solo spettacolo, ma anche mutevole. Insomma, mi pare che il titolo sia meritato.
sabato 13 luglio 2013
Il Ligustro in fiore
Fra i tanti alberi che fioriscono a Cagliari d'estate, e fino a luglio inoltrato, non avevo ancora parlato della fioritura del Ligustrum lucidum, il Ligustro (post del 26/12/11).
Avevo bensì parlato delle bacche che costituiscono la sua infruttescenza invernale e delle foglie, lisce e coriacee, quando ho fatto la comparazione con il Viburno (post del 7/11/12), ma non avevo ancora parlato dei fiori, e questo è il momento.
Ecco un bell'esemplare fiorito, ripreso qualche giorno fa in un condominio di via Giudice Torbeno; devo dire che la fioritura, oltre ad essere piacevole, emana anche un gradevole odore.
Come si vede, questa pianta raggiunge agevolmente dimensioni da albero, anche se spesso è trattata come un cespuglio; esistono in città anche esemplari molto più grandi di questo, soprattutto nel verde privato. Mi chiedo come mai, essendo una pianta che cresce anche spontaneamente con il nostro clima ed è certamente molto robusta e resistente, non si pensi ad utilizzarla per il verde pubblico, per esempio al posto degli Aranci; questi ultimi sono delicati e bisognosi di cure, che non sempre sono fornite puntualmente (si veda per esempio via Pergolesi, di cui abbiamo anche parlato nel blog).
Dico questo perchè mi pare invece che i nostri Amministratori del verde pubblico insistano con gli Aranci, per esempio per la sostituzione dei Pini di via Verdi recentemente estirpati (post del 9/5/13).
Tornando al Ligustro ed alla sua fioritura, ecco a destra un particolare delle pannocchie di fiorellini bianchi, che confermano l'aspetto caratteristico e piacevole.
Avevo bensì parlato delle bacche che costituiscono la sua infruttescenza invernale e delle foglie, lisce e coriacee, quando ho fatto la comparazione con il Viburno (post del 7/11/12), ma non avevo ancora parlato dei fiori, e questo è il momento.
Ecco un bell'esemplare fiorito, ripreso qualche giorno fa in un condominio di via Giudice Torbeno; devo dire che la fioritura, oltre ad essere piacevole, emana anche un gradevole odore.
Come si vede, questa pianta raggiunge agevolmente dimensioni da albero, anche se spesso è trattata come un cespuglio; esistono in città anche esemplari molto più grandi di questo, soprattutto nel verde privato. Mi chiedo come mai, essendo una pianta che cresce anche spontaneamente con il nostro clima ed è certamente molto robusta e resistente, non si pensi ad utilizzarla per il verde pubblico, per esempio al posto degli Aranci; questi ultimi sono delicati e bisognosi di cure, che non sempre sono fornite puntualmente (si veda per esempio via Pergolesi, di cui abbiamo anche parlato nel blog).
Dico questo perchè mi pare invece che i nostri Amministratori del verde pubblico insistano con gli Aranci, per esempio per la sostituzione dei Pini di via Verdi recentemente estirpati (post del 9/5/13).
Tornando al Ligustro ed alla sua fioritura, ecco a destra un particolare delle pannocchie di fiorellini bianchi, che confermano l'aspetto caratteristico e piacevole.
martedì 9 luglio 2013
Un elegante fossile vivente
Parliamo oggi della Cycas revoluta, pianta ingiustamente trascurata dal blog, dal quale è stata segnalata una sola volta, forzando per comodità il suo inserimento fra le Palme, alle quali non appartiene (post del 28/11/10).
La Cicas è invece una pianta che merita di essere meglio conosciuta, sia per le sue peculiarità, sia per il fatto che è abbastanza diffusa a Cagliari; inoltre appartiene alla ristretta cerchia di piante che da noi si trovano altrettanto bene nel verde pubblico ed in quello privato.
Vi presento subito un esemplare della Cittadella dei Musei, che ha una buona dotazione di queste piante; questa in particolare credo che sia piuttosto anziana e, cosa abbastanza strana per le Cicas, ha diversi "figli" che la circondano.
Dicevo delle peculiarità: la Cicas è una pianta antichissima, risalente al periodo Giurassico (150 milioni di anni fa); assomiglia alle Felci ed alle Palme, ma fa gruppo a sè (Cycadaceae); appartiene, assieme alle Conifere ed alle Felci, alla divisione delle Gimnosperme, le piante più antiche comparse sulla Terra, con le quali condivide la struttura riproduttiva poco evoluta, senza il fiore; contrariamente alla gran parte delle Gimnosperme la Cicas è una pianta dioica, cioè, semplificando, gli organi sessuali maschili e femminili sono portati da piante distinte.
Direi che, senza annoiarvi con ulteriori dettagli tecnici, questa pianta ha tutte le caratteristiche per incuriosirci, senza trascurare il fatto che è elegante e piuttosto resistente, anche se nulla può contro l'inciviltà degli umani (post del 10/2/11).
Ecco allora un maschio, con lo strobilo (struttura simile ad una pigna) costituito da centinaia di squame che contengono le sacche polliniche: nel giro di pochissimo tempo dalla condizione ripresa in foto lo strobilo si allunga, le squame si aprono e rilasciano il polline, affidandolo al vento.
La femmina, a destra un esemplare ripreso sempre alla Cittadella, ha degli ovuli (macrosporofilli) rossastri alla base di strutture a forma di fogliolina (mentre le vere nuove foglie sono quelle, erette, al centro dell'apparato); dopo la fecondazione l'ovulo si trasforma in una sorta di drupa rossa, ed è protetto da un tegumento molto duro (simile ad una grossa mandorla).
Chiedo scusa se mi sono un po' dilungato, ma il fascino che emanano queste piante, soprattutto in questo periodo, credo che meritasse due parole in più.
La Cicas è invece una pianta che merita di essere meglio conosciuta, sia per le sue peculiarità, sia per il fatto che è abbastanza diffusa a Cagliari; inoltre appartiene alla ristretta cerchia di piante che da noi si trovano altrettanto bene nel verde pubblico ed in quello privato.
Vi presento subito un esemplare della Cittadella dei Musei, che ha una buona dotazione di queste piante; questa in particolare credo che sia piuttosto anziana e, cosa abbastanza strana per le Cicas, ha diversi "figli" che la circondano.
Dicevo delle peculiarità: la Cicas è una pianta antichissima, risalente al periodo Giurassico (150 milioni di anni fa); assomiglia alle Felci ed alle Palme, ma fa gruppo a sè (Cycadaceae); appartiene, assieme alle Conifere ed alle Felci, alla divisione delle Gimnosperme, le piante più antiche comparse sulla Terra, con le quali condivide la struttura riproduttiva poco evoluta, senza il fiore; contrariamente alla gran parte delle Gimnosperme la Cicas è una pianta dioica, cioè, semplificando, gli organi sessuali maschili e femminili sono portati da piante distinte.
Direi che, senza annoiarvi con ulteriori dettagli tecnici, questa pianta ha tutte le caratteristiche per incuriosirci, senza trascurare il fatto che è elegante e piuttosto resistente, anche se nulla può contro l'inciviltà degli umani (post del 10/2/11).
Ecco allora un maschio, con lo strobilo (struttura simile ad una pigna) costituito da centinaia di squame che contengono le sacche polliniche: nel giro di pochissimo tempo dalla condizione ripresa in foto lo strobilo si allunga, le squame si aprono e rilasciano il polline, affidandolo al vento.
La femmina, a destra un esemplare ripreso sempre alla Cittadella, ha degli ovuli (macrosporofilli) rossastri alla base di strutture a forma di fogliolina (mentre le vere nuove foglie sono quelle, erette, al centro dell'apparato); dopo la fecondazione l'ovulo si trasforma in una sorta di drupa rossa, ed è protetto da un tegumento molto duro (simile ad una grossa mandorla).Chiedo scusa se mi sono un po' dilungato, ma il fascino che emanano queste piante, soprattutto in questo periodo, credo che meritasse due parole in più.
venerdì 5 luglio 2013
Davidia, chi era costei?
Mi scrive Sara, cagliaritana ma attualmente residente in Svezia, per chiedermi se sono al corrente dell'esistenza a Cagliari di esemplari della Davidia involucrata, da lei conosciuta ed ammirata appunto in Svezia.
Come forse si intuisce dal titolo manzoniano, non conoscevo proprio questo albero, tantomeno quindi conosco esemplari a Cagliari, sennò ne avrei certamente parlato. Si tratta infatti di un albero veramente peculiare, con una strepitosa fioritura primaverile. Per mostrarvelo, faccio una eccezione alle mie regole e presento una fotografia prelevata dal web, eccola qui.
I fiori sono riuniti in piccole infiorescenze e sono costituiti da piccole drupe brune molto poco appariscenti; forse proprio per questo sono circondati da due o tre grandi ed eleganti brattee, simili a quelle della nostrana Bougainvillea ma tanto, tanto più grandi.
La grandezza di queste brattee ha meritato alla Davidia il nome comune di Albero dei fazzoletti.
Per quanto riguarda la possibilità che quest'albero sia presente a Cagliari, il medesimo sito dal quale ho preso la foto ( Verde e paesaggio) dice di questa pianta che "soccomberà con certezza se il terreno diventerà molto asciutto durante i mesi estivi"; questo risponde al secondo quesito di Sara, cioè se la Davidia sia compatibile con il nostro clima. Naturalmente sono pronto a ricredermi se qualcuno mi segnalerà la presenza di esemplari sani in qualche giardino di città.
Ringrazio Sara per aver fatto conoscere al blog una nuova specie arborea.
Come forse si intuisce dal titolo manzoniano, non conoscevo proprio questo albero, tantomeno quindi conosco esemplari a Cagliari, sennò ne avrei certamente parlato. Si tratta infatti di un albero veramente peculiare, con una strepitosa fioritura primaverile. Per mostrarvelo, faccio una eccezione alle mie regole e presento una fotografia prelevata dal web, eccola qui.
I fiori sono riuniti in piccole infiorescenze e sono costituiti da piccole drupe brune molto poco appariscenti; forse proprio per questo sono circondati da due o tre grandi ed eleganti brattee, simili a quelle della nostrana Bougainvillea ma tanto, tanto più grandi.
La grandezza di queste brattee ha meritato alla Davidia il nome comune di Albero dei fazzoletti.
Per quanto riguarda la possibilità che quest'albero sia presente a Cagliari, il medesimo sito dal quale ho preso la foto ( Verde e paesaggio) dice di questa pianta che "soccomberà con certezza se il terreno diventerà molto asciutto durante i mesi estivi"; questo risponde al secondo quesito di Sara, cioè se la Davidia sia compatibile con il nostro clima. Naturalmente sono pronto a ricredermi se qualcuno mi segnalerà la presenza di esemplari sani in qualche giardino di città.
Ringrazio Sara per aver fatto conoscere al blog una nuova specie arborea.
martedì 2 luglio 2013
Quesiti, risposte e Giudici
Mi scrive Paolo, che ormai mi permetto di definire vecchia conoscenza del blog, per offrirmi delle puntuali segnalazioni e porgere alcuni quesiti. Rispondo qui alle cose che mi sembrano più interessanti per tutti i lettori.
Paolo mi chiede che albero sia questo bellissimo esemplare che si offre alla piena vista di tutti, ancorché sia in uno spazio condominiale, in via Dell'Abbazia. Ebbene, si tratta di un Cedro, molto probabilmente un Cedrus atlantica (post del 12/12/11 ed altri) nella varietà glauca, di grande valenza estetica.
Questi Cedri sono abbastanza presenti a Cagliari nel verde privato, dove possono essere curati e tenuti sotto controllo; infatti, come sappiamo, non amano molto il nostro clima ed il livello del mare.
Un altro quesito riguarda un albero di via Giudice Torbeno, di fronte al Parco della Musica.
Eccolo qui a destra: si tratta di una Casuarina cunninghamiana, albero strano e peculiare, e non solo per il nome.
Proprio per la sua stranezza è stato fra i primi ad essere esaminato nel blog (post del 31/12/10), e su quest'albero sono tornato più volte, fra l'altro per segnalare un esemplare enorme nel giardino della clinica Macciotta (a proposito, speriamo che la perdita di ruolo della clinica non provochi una decadenza ulteriore delle strutture e dell'affascinante giardino!).
E, visto che sono tornato nel quartiere dirimpettaio del Parco della Musica, quartiere dei Giudici (di 1000 anni fa, sia ben chiaro!), voglio ricordarvi che si tratta di un insieme di poche vie molto ricche di bellissimi alberi. Sto parlando di via Giudicessa Vera, via S.Vetrano, via Giudicessa Benedetta, dove si trovano esemplari veramente notevoli di Tipuana speciosa, Robinia pseudoacacia, Lagunaria patersonii, Acacia horrida, Juglans regia ed altre. Ne abbiamo trattato in diverse precedenti occasioni, alle quali vi rimando.
Curiosità: una motivazione della ricchezza di varietà arboree in questo quartiere è da collegare al rapporto privilegiato fra i primi destinatari, dipendenti regionali, ed i vivai forestali della Regione; è comunque una zona che vale la pena di percorrere con il naso in aria, magari come estensione di una passeggiata nel Parco.
Paolo mi chiede che albero sia questo bellissimo esemplare che si offre alla piena vista di tutti, ancorché sia in uno spazio condominiale, in via Dell'Abbazia. Ebbene, si tratta di un Cedro, molto probabilmente un Cedrus atlantica (post del 12/12/11 ed altri) nella varietà glauca, di grande valenza estetica.
Questi Cedri sono abbastanza presenti a Cagliari nel verde privato, dove possono essere curati e tenuti sotto controllo; infatti, come sappiamo, non amano molto il nostro clima ed il livello del mare.
Un altro quesito riguarda un albero di via Giudice Torbeno, di fronte al Parco della Musica.
Eccolo qui a destra: si tratta di una Casuarina cunninghamiana, albero strano e peculiare, e non solo per il nome.
Proprio per la sua stranezza è stato fra i primi ad essere esaminato nel blog (post del 31/12/10), e su quest'albero sono tornato più volte, fra l'altro per segnalare un esemplare enorme nel giardino della clinica Macciotta (a proposito, speriamo che la perdita di ruolo della clinica non provochi una decadenza ulteriore delle strutture e dell'affascinante giardino!).
E, visto che sono tornato nel quartiere dirimpettaio del Parco della Musica, quartiere dei Giudici (di 1000 anni fa, sia ben chiaro!), voglio ricordarvi che si tratta di un insieme di poche vie molto ricche di bellissimi alberi. Sto parlando di via Giudicessa Vera, via S.Vetrano, via Giudicessa Benedetta, dove si trovano esemplari veramente notevoli di Tipuana speciosa, Robinia pseudoacacia, Lagunaria patersonii, Acacia horrida, Juglans regia ed altre. Ne abbiamo trattato in diverse precedenti occasioni, alle quali vi rimando.
Curiosità: una motivazione della ricchezza di varietà arboree in questo quartiere è da collegare al rapporto privilegiato fra i primi destinatari, dipendenti regionali, ed i vivai forestali della Regione; è comunque una zona che vale la pena di percorrere con il naso in aria, magari come estensione di una passeggiata nel Parco.
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